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Parlando con le cellule del tuo corpo

Ho scoperto che durante la comunicazione in uno stato meditativo cioe’ calmo e consapevole, ci sono tre punti fondamentali da raggiungere nella cooperazione con il corpo:

  • Avvicinarsi al corpo con compassione, consci del fatto che le cellule provano emozioni.
  • Creare fiducia coinvolgendo il tuo corpo in una conversazione mentale positiva in merito ai tuoi desideri che riguardano entrambi, per sconfiggere la malattia tramite la cooperazione.
  • Immergiti nella conversazione, elabora pensieri e parole che creino una sequenza di emozioni elevate e spontanee.

 

di Therese Wade

Le cellule stanno ascoltando  “Ogni singola parte del corpo è dotata di coscienza ed anima”

Questa frase rivoluzionaria, attribuita alle donne della medicina indigena, ha dato inizio al mio viaggio personale alla scoperta della straordinaria capacità di guarigione del corpo umano. Quando cominciai a considerare queste prospettive, soffrivo di un intenso dolore cronico. Ho deciso di includere nella mia routine di pratiche meditative questo concetto. Ho pensato: “Il mio corpo può sentirmi? Possiamo comunicare e cooperare per guarire da questa condizione?”

La strada verso la libertà

Quella notte tramite la meditazione raggiunsi un stato di profonda calma che mi permise di comunicare interiormente con il mio corpo, ero fiduciosa ma ignoravo quello che mi aspettava. Dopo un ora circa, successe qualcosa di incredibile.

I miei muscoli cominciarono a rispondere. Tendini e legamenti iniziarono ad allungarsi e a cicatrizzare i tessuti della pelle. I nervi iniziarono a scaldarsi e i muscoli del polpaccio iniziarono a distendersi indipendentemente dal mio controllo. Mentre avveniva questo cambiamento, uno dei miei polpacci precedentemente paralizzato da una condizione neuropatica, conosciuta come distrofia del riflesso simpatico, si risvegliò grazie a quelle che sembravano delle scosse elettriche lungo tutta l’area.

Il mio cuore ebbe un sussulto nel momento in cui realizzai che il cammino verso la libertà era finalmente iniziato.

Linee guida per una guarigione dinamica

Con un background di studi sull’agopuntura e medicina orientale, sapevo molto bene che la maggior parte dei disturbi erano di origine cronica e pensai come le implicazioni di questo fenomeno potessero essere utili alle altre persone che ne soffrivano. Mentre progredivo nella mia nuova condizione, elaborai anche un sistema d’insegnamento per i miei clienti e iniziai a concentrare la mia attenzione sulla terapia ipnotica.

Quando parlavo ai miei clienti, cercavo di spiegare come una meditazione regolare fosse necessaria ad allenare il cervello a raggiungere uno stato di onde alpha e theta, perché era proprio in questo stato che avveniva la comunicazione tra mente conscia e corpo fisico.

Ho scoperto che durante la comunicazione, ci sono tre punti fondamentali da raggiungere nella cooperazione con il corpo:

  • Avvicinarsi al corpo con compassione, consci del fatto che le cellule provano emozioni.
  • Creare fiducia coinvolgendo il tuo corpo in una conversazione mentale positiva in merito ai tuoi desideri che riguardano entrambi, per sconfiggere la malattia tramite la cooperazione.
  • Immergiti nella conversazione, elabora pensieri e parole che creino una sequenza di emozioni elevate e spontanee.

Secondo la mia esperienza, questa piccola guida è necessaria per ottenere una risposta dinamica dal corpo, favorendo così la guarigione.

Il potere dell’intenzione

Recentemente mi sono imbattuto in una serie di fattori, scoperti dal ricercatore Cleve Backster, che passò 36 anni della sua vita studiando la biocomunicazione nelle piante, negli animali e nelle cellule umane. Si riferisce a questi fattori come a delle vere intenzioni e atti spontanei.

Backster, un ex esperto di interrogatori nella CIA, racconta il preciso momento che lo condusse al suo vero lavoro in questo mondo, nel suo libro “Primary Percetion”.

Questo momento arrivò una mattina del febbraio 1966 quando decise di monitorare le attività della pianta di Dracena nel suo laboratorio, utilizzando una strumentazione simile alla macchina della verità (poligrafo).

Attaccò gli elettrodi alle piante e iniziò a pensare ai vari modi con cui avrebbe potuto stimolare l’attività elettrica della pianta. Negli umani questa attività è associata a delle emozioni molto intense.

Immaginò improvvisamente di bruciare le foglie attaccate agli elettrodi. Nel preciso istante in cui questa idea sfiorò la sua mente l’indicatore della macchina schizzò al massimo mostrando una reazione estrema da parte della pianta.

Stupefatto, prese una scatola di fiammiferi dalla sua scrivania pensando alla possibilità della pianta di rilevare la potenza dell’intenzione umana.

Le piante possono entrare in sintonia con le persone che se ne prendono cura?

Quando tornò con la scatola di fiammiferi, la pianta stava ancora mostrando lo stesso livello di reazione. Backster decise di “ritirare le minacce” e riportare i fiammiferi sulla scrivania.

In quel momento il grafico mostrò una lenta discesa dell’indicatore collegato riflettendo la condizione tranquilla della pianta.  Quando Backster provò a ripetere gli stessi risultati facendo finta di bruciare la pianta, non ci fu nessuna reazione. La pianta sembrava aver capito la differenza tra intenzione reale e artificiale.

Scoprì inoltre che le piante potevano sintonizzarsi con le intenzioni del proprietario, rispondendo sia alle emozioni positive che a quelle negative e addirittura mostrando risposte emozionali al ritorno del proprietario dopo una lunga assenza. Le scoperte del grafico mostrarono inoltre che le piante riuscivano a riconoscere le emozioni del proprietario rispetto a quelle di altre persone nelle vicinanze.

Sintomi di coscienza

Successivamente, Backster allargò la sua ricerca includendo i test sui sintomi di coscienza delle cellule umane.

Raccolse dei campioni di globuli bianchi del sangue di un donatore umano, conducendo dell’elettricità all’interno di una provetta, e registrò la reazione delle cellule nel momento in cui il donatore faceva esperienza di diversi stati emozionali. Scoprì che le emozioni spontanee riuscivano ad indurre una reazione elettrica nelle cellule.

Per esempio, se il donatore era forzato a provare un’emozione, le cellule non rispondevano. Ad ogni modo, quando lo stesso riceveva una chiamata dolorosa dalla sorella, le cellule reagivano modo significativo.

Backster notò anche che la distanza sembrava irrilevante durante questi esperimenti. Per esempio, un donatore lasciò le sue cellule nel laboratorio ma tenne un diario molto dettagliato di tutte le emozioni significative che provò durante il viaggio per raggiungere casa verso un altro stato, come sbagliare un’uscita sull’autostrada, aspettare in una lunga fila all’aeroporto, e il decollo dell’aereo.

Più tardi le sue informazioni vennero comparate a quelle registrate dal grafico e mostrarono una forte correlazione tra l’incidenza dell’evento stressante e la reazione elettrica delle sue cellule. Il grafico tornò a dei livelli di quiete quando il donatore arrivò a casa e andò a dormire.

Creatività e capacità di guarigione

Questi esperimenti furono condotti utilizzando una strumentazione in grado di tracciare e registrare le radiazioni elettromagnetiche, tipiche energie utilizzate per la trasmissione di informazioni. Le cellule si comportarono come se non ci fossero schemi, lasciando intendere che la comunicazione provenisse da un campo non ancora identificato dalla scienza convenzionale.

Alcuni scienziati credono che lo sviluppo della fisica quantistica possa aiutarci a comprendere il nucleo che trasmette le intenzioni emozionali tra gli esseri viventi.  L’intreccio quantico è un processo in cui due particelle che interagiscono, comunicano come se fossero connesse anche dopo essere state separate per chilometri.

Quando avviene un cambio energetico su una delle particelle (posizione, moto e rotazione), le altre particelle distanti cambiano allo stesso istante.

Il fenomeno scientifico e le ricerche di Cleve Backster, rimandano al concetto orientale di unicità di una natura direttamente collegata e interdipendente, un campo di energia universale pulsante che sostiene la vita attraverso l’evoluzione delle coscienze.

Le tecniche di meditazione possono connettere la mente con questo campo. L’energia del nucleo quindi viene concentrata sulla guarigione fisica tramite un intenzione chiara e conversazioni da cui scaturiscono emozioni spontanee in modo da sintonizzare corpo e mente.

Questo metodo che io chiamo ANTARA (parola sanscrita che significa “all’interno”), rende possibile sperimentare varie forme di guarigioni creative generate dall’alleanza tra mente e corpo attraverso questo campo di energia universale vivente.

 

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Aumento della fiducia nei confronti delle cure alternative per 12 milioni di italiani

In occasione della cerimonia che si è svolta in India presso l’Institute of Medical Sciences della Benares Hindu University, Institute of Medical Sciences il 18 e 19 febbraio 2017, è stato consegnato al neurologo italiano Dott. Antonio Morandi il prestigioso riconoscimento “IASTAM Zandu International Award 2017 for Excellence in Field of Ayurveda” al Dott. Antonio Morandi.

Il premio è stato assegnato nel corso degli anni alle personalità che si sono contraddistinte a livello internazionale nel campo della ricerca sull’Ayurveda, e per il 2017 è stato assegnato al Dott. Antonio Morandi, Direttore dell’Ayurvedic Point di Milano e Presidente della Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica: è la prima volta che l’Associazione Internazionale per lo Studio delle Medicine Tradizionali Asiatiche (IASTAM) assegna questo premio a un occidentale.

Il neurologo italiano Dott. Antonio Morandi – medico e docente di Ayurveda al Master in “Sistemi Sanitari, Medicine Tradizionali e Non Convenzionali” dell’Università di Milano-Bicocca, corso sostenuto nell’edizione 2016/2017 da GUNA, azienda leader in Italia nel settore della produzione e distribuzione di farmaci di origine biologico-naturale – in occasione della cerimonia indiana è stato anche relatore del convegno su “Translational Research Opportunity in Ayurveda”.

Inoltre il Dott. Morandi è stato relatore al “Simposio Nazionale sulle Medicine Tradizionali in Italia”, tenutosi in Senato il 29 settembre scorso presso il Senato della Repubblica: “Un’incredibile e inaspettato onore” – aveva dichiarato Morandi – “che conferma anche l’alta considerazione nella quale è tenuta nel mondo la scuola di Ayurveda italiana”. L’AMIOT si congratula con il Dott. Morandi per il riconoscimento ricevuto che risulta essere un’ulteriore conferma dell’alto profilo della carriera del neurologo e della crescente importanza che le Medicine Non Convenzionali assumono a livello internazionale.

I dati del Rapporto Italia 2017 di Eurispes sottolineano una crescita esponenziale che si allinea con i trend europei di diffusione delle MNC: l’aumento della fiducia nei confronti delle cure alternative è stato tale che se si fa un raffronto con i dati storici si scopre che in questi anni sono più che raddoppiati: oggi le scelgono infatti ben 12.861.000 di cittadini, mentre nel 2000 erano poco più di 6 milioni.
 
 
 
 
 
A cura di Filomena Fotia

http://www.meteoweb.eu/2017/02/il-neurologo-italiano-antonio-morandi-ha-ricevuto-il-prestigioso-riconoscimento-iastam-zandu-international-award-2017/858027/

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Quale potere hai sulla tua salute? Terapia Epigenetica per riprogrammare il tuo DNA

Quale potere hai sulla tua salute? Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che la nostra aspettativa di vita e le malattie di cui avremmo sofferto fossero scritte nel nostro DNA e che quindi non potevamo migliorare o peggiorare di molto quello che già era stabilito alla nascita.

 
L’epigenetica è quella scienza che si è sviluppata negli ultimi 15 anni che mostra che i geni del nostro DNA sono attivati e disattivati dall’ambiente. E’ l’ambiente quindi decide la nostra salute e per ambiente intendiamo

I cibi che mangiamo
L’attività fisica
I tipi di relazioni che abbiamo con le altre persone
I nostri pensieri
Le nostre credenze
Lo stress
Il nostro stato emotivo
La Società Americana per il Cancro ha pubblicato una statistica che afferma che il 60% dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Infatti solo il 5% dei cancri hanno a che vedere con l’ereditarietà e i geni, mentre il 95% dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni.

 
Contrariamente a quanto ci è stato insegnato, oggi la scienza dimostra che non siamo vittime dei nostri geni ma che è l’ambiente in cui decidiamo di vivere che ha un vero impatto sulla nostra vita e su quella degli altri. Le nostre credenze, emozioni e pensieri, oltre al cibo, possono quindi cambiare la nostra biologia. Abbiamo il potere di guarire noi stessi, aumentare i nostri sentimenti di autostima e migliorare il nostro stato emotivo.

Le cellule possono scegliere di leggere o non leggere il modello genetico in base ai segnali ricevuti dall’ambiente. Quindi avere un “programma di cancro” nel nostro DNA non significa automaticamente saremo destinati a contrarlo. Questa informazione genetica può essere disattivata se il nostro ambiente è tale da non attivarla e quindi ecco quanto enorme è il ruolo del cibo e dei pensieri, atteggiamenti e dalle percezioni!

 
Siamo noi a decidere la nostra salute
Quello che fino ad alcuni anni fa era “il dogma centrale” della biologia molecolare era che le informazioni biologiche vengono trasferite in sequenza e solo in una direzione (dal DNA all’RNA alle proteine). Questo dogma centrale conduceva a credere in un determinismo assoluto, che lascia assolutamente incapaci di fare qualsiasi cosa per la salute del corpo; è tutto guidato dal codice genetico con cui si è nati. Il problema principale con credere al mito che i geni controllano la vita è che si diventa vittima dell’ eredità genetica. Dal momento che non è possibile modificare i geni, significa in sostanza che la vita è predeterminata, e quindi si ha ben poco controllo sulla propria salute.

Per nostra fortuna gli scienziati hanno completamente distrutto questo dogma e provato che è falso. In realtà abbiamo un controllo enorme su come vengono espressi i tratti genetici, per esempio attraverso come si pensa, ciò che si mangia e le relazioni in cui si vive.

 
Nel 1990 è stato lanciato il Progetto Genoma Umano ed è stato completato nel 2003. La missione era quella di mappare tutti i geni umani e le loro interazioni, per averla come base per la cura di qualsiasi malattia. In realtà non solo hanno scoperto che il corpo umano è costituito da un numero molto minore di geni di quanto si stimava, ma hanno anche visto che questi geni non funzionano come previsto.

Già John Cairns, un biologo molecolare britannico nel 1988 aveva dimostrato che le nostre risposte all’ambiente determinano l’espressione dei nostri geni. Cairns prese un ceppo di batteri i cui geni non permettevano loro di produrre lattasi, l’enzima necessario per digerire lo zucchero del latte, e li mise in capsule di Petri in cui l’unico cibo presente era il latte. Con suo grande stupore, nel giro di pochi giorni, tutte le capsule erano state colonizzate dai batteri che stavano mangiando il lattosio. Il DNA batterico era cambiato in risposta all’ambiente! Questo esperimento è stato replicato molte volte e non è stata trovata una spiegazione migliore che anche gli organismi primitivi possono evolvere consapevolmente.

I geni possono essere attivati e disattivati da segnali provenienti dall’ambiente. La coscienza della cellula si trova all’interno della propria membrana. Ogni cellula del nostro corpo ha un tipo di coscienza. I geni modificano la loro espressione a seconda di ciò che sta accadendo al di fuori di esse.

Le nostre emozioni regolano la espressione genetica
I  geni cambiano espressione in risposta a fattori ambientali ed altri ricercatori hanno dimostrato che questo “ambiente” include anche i pensieri coscienti, le emozioni e le credenze inconsce. Il biologo Bruce Lipton, PhD, è una delle autorità più importanti riguardo a come le emozioni possano regolare l’espressione genetica, spiegate in modo approfondito nei suoi eccellenti libri “La biologia delle credenze“, e “Evoluzione spontanea“. Le percezioni dell’ambiente vengono interpretate secondo le nostre credenze e come tali influiscono sulla nostra biologica con un effetto positivo o negativo a seconda del tipo di credenza.

La maggior parte delle credenze sono limitanti e negative ed è per questo che è necessario un lavoro interiore di pulizia delle proprie limitazioni. Sono tantissimi ad esempio i casi di remissione spontanea da cancro e altre malattie gravi grazie alla forza della fede e alla preghiera.

Secondo alcuni anche il pensiero positivo fatto in modo corretto può portare a dei risultati. Il Dr. Bruce Lipton a riguardo dice:

“Il pensiero positivo funziona solo se le credenze nel subconscio sono in linea con esso, o se siete completamente attenti. Se siete totalmente attenti ed usate quel desiderio di essere positivi e far funzionare le cose, allora vi accorgerete quando il vostro subconscio sta facendo andare un nastro e voi potete cancellarlo. Ma se non siete attenti e pensate solo pensieri positivi, allora non state conducendo lo spettacolo. Da qui vengono i conflitti.”
Questa nuova scienza rivela che in realtà siamo un’estensione dell’ambiente che ci circonda, che comprende tutto, dai pensieri alle credenze, dalle tossine a cui siamo esposti al prendere il sole, dall’esercizio fisico a tutto ciò che si sceglie di mettere in bocca. Come il dottor Lipton è solito dire, la nuova biologia ci muove fuori dal vittimismo e ci da la padronanza sulla nostra salute.

Come la nutrizione altera l’espressione genetica
Due anni fa, uno studio condotto dal Linus Pauling Institute presso la Oregon State University è stato presentato in occasione del convegno annuale Experimental Biology. Lo studio ha dimostrato come le “modificazioni degli istoni” possono avere un impatto sull’espressione di molte malattie degenerative, che vanno dal cancro e dalle malattie cardiache al disordine bipolare e persino all’invecchiamento stesso. Secondo Rod Dashwood, docente di tossicologia e capo del Cancer Program del Linus Pauling Institut ha comunicato: “Crediamo che molte malattie che hanno alla radice un’espressione genica aberrante possono essere collegate al modo in cui il DNA è confezionato, e alle azioni di enzimi quali l’istone deacetilasi, o HDACs”.

Non più tardi di 10 anni fa, non sapevamo quasi nulla della regolazione dell’HDAC nel cancro o in altre malattie, ma oggi è una delle aree più promettenti della ricerca relativa alla salute. In poche parole, tutti noi abbiamo geni oncosoppressori, che sono in grado di bloccare le cellule tumorali. Questi geni sono presenti in ogni cellula del  corpo, ma lo sono anche le proteine chiamate istoni. Come il dottor Jean-Pierre Issa ha spiegato al M.D. Anderson Cancer Center, gli istoni possono “abbracciare” il DNA in modo così stretto da diventare “nascosto alla vista per la cellula.” Se un gene soppressore del tumore è nascosto, non può essere utilizzato, e in questo modo si spegne, consentendo alle cellule tumorali di proliferare.

Ora qui è dove entra in gioco l’epigenetica: alcuni alimenti, come i broccoli e altre verdure crocifere, aglio, cipolle contengono sostanze che agiscono come inibitori dell’istone, che essenzialmente lo bloccano, consentendo ai geni oncosoppressori di attivarli e combattere il cancro. Consumando regolarmente questi alimenti, si sostiene naturalmente la capacità del corpo di combattere i tumori.

Anche alcuni oncologi alternativi hanno toccato direttamente il meccanismo epigenetico, come ad esempio il dottor Nicholas Gonzalez, che utilizza un triplice approccio al cancro basato principalmente sulla nutrizione e la disintossicazione, e il Dr. Stanislaw Burzynski, che tratta il cancro con un approccio gene-mirato. Il suo trattamento utilizza peptidi non tossici e aminoacidi, conosciuti come antineoplastoni, che fungono da interruttori genetici che trasformano i geni tumorali in geni soppressori attivati.

Il potere di trasformazione della terapia epigenetica
Quindi la buona notizia è che si possono controllare i geni. È possibile modificarli in maniera regolare, a seconda degli alimenti che si mangiano, l’aria che si respira, e i pensieri che si formulano. Sono l’ambiente e lo stile di vita che impongono la  tendenza a esprimere la malattia, e questa nuova realizzazione si appresta a fare grandi cose nel futuro della prevenzione delle malattie – tra cui un giorno educare le persone su come combattere la malattia a livello epigenetico. Quando si verifica una malattia, la soluzione, secondo la terapia epigenetica, è semplicemente quella di “ricordare” alle cellule colpite la loro funzione sana (cambiando le istruzioni ambientali), in modo che possano tornare ad essere cellule normali. Si può cominciare a farlo da soli, molto prima di manifestare una malattia.

Conducendo uno stile di vita sano, con una nutrizione di alta qualità, l’esercizio fisico, una limitata esposizione alle tossine, e un atteggiamento mentale positivo, si incoraggiano i vostri geni ad esprimere comportamenti positivi, che combattono le malattie. Questo è ciò che fa la medicina preventiva. Più persone stanno diventando disposte ad abbracciare questa semplice e sana verità. Vale anche la pena sottolineare che gli effetti epigenetici iniziano prima della nascita.

Una ricerca epigenetica dal 2009 ha dimostrato che i feti di ratto che ricevono una cattiva nutrizione nel ventre materno diventano geneticamente predisposti ad un ambiente povero di nutrienti. Come risultato di questo adattamento genetico, i ratti tendono ad essere più piccoli. Essi sono anche a più alto rischio per una serie di problemi di salute per tutta la vita, come il diabete, il ritardo della crescita, le malattie cardiovascolari, l’obesità, e ritardi dello sviluppo neurologico. Anche in questo caso, mentre alcuni sono tentati di incolpare tali “predisposizioni” ai geni cattivi, il fattore chiave è l’alimentazione, vale a dire l’ambiente cellulare.

È inoltre possibile attivare i geni inattivi con le emozioni. Molti, se non la maggior parte, hanno cicatrici emotive; i traumi possono influenzare negativamente la salute. Utilizzando alcune tecniche si può risolvere il trauma e aiutare a regolare l’espressione genetica in modo ottimale. Ho descritto alcune tecniche di risolvimento dei traumi nell’ultimo capito del seguente articolo:

La più grande causa di ansia e depressione sono i traumi
e consiglio anche

Come guarire te stesso parlando con le cellule del tuo corpo
e

Dr. Soresi: Vi racconto come il PENSIERO può farvi ammalare o guarire

Riferimenti
– Patricia L. Foster. Adaptive mutation: implications for evolution. Bioessays. Author manuscript; available in PMC 2010 Aug 28.
– Falling for This Myth Could Give You Cancer. Dr. Mercola
– The Human Genome Project
– Wake Up World March 26, 2012
– ‘Epigenetic’ concepts offer new approach to degenerative disease, Eurekalert April 28, 2010
– Epigenetic Therapy, NOVA, October 16, 2007
– The Soul and Quantum Physics: An interview with Dr. Fred Alan Wolf
– The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter & Miracles, by Bruce Lipton, Hay House, September 2008.
– Poor Nutrition in the Womb Triggers Permanent Genetic Changes. Dr Mercola
– Conversazione con Bruce Lipton

 

FONTE : Riccardo Lautizi

https://www.dionidream.com/terapia-epigenetica/

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Il fisico del Cern: La causa dell'universo deve essere trascendente

Sono convinto che la fede cristiana è una credenza ragionevole e non vi è alcun conflitto tra le scoperte scientifiche e il cristianesimo. Ritengo che il Creatore dell’universo è il Dio della Bibbia». Così si è presentato Michael G. Strauss, fisico delle particelle del CERN di Ginevra e docente presso l’Università dell’Oklahoma.

Poche settimane fa ha infatti aperto il suo sito web personale (www.michaelgstrauss.com), motivandolo così: «Da qualche tempo ho l’opportunità di parlare nelle università, nelle scuole e nelle chiese circa l’intersezione tra la scienza e la fede cristiana. Spesso capita che la gente mi chiede se ho scritto qualcosa su questo per esplorare il tema in modo più dettagliato». Così è nata l’idea di uno spazio virtuale, decisione insolita per un ricercatore di un certo peso: apprezziamo molto dato che tale tematica sul web è solitamente, e purtroppo, inflazionata per la gran parte da avvocati del creazionismo biblico e scienziati dell’ateismo militante.

Esperto dell’interazione tra quark e gluoni e attualmente impegnato sulle proprietà del bosone di Higgs, Strauss ha scritto che «come scienziato professionista e come cristiano posso avere qualcosa da offrire alla discussione concernente il rapporto tra cristianesimo, la scienza e pensiero oggettivo». I suoi primi due articoli sono stati dedicati alla teoria del Big Bang, riflettendo sulla «ripugnanza che questa idea ha generato» fin dall’inizio in certi ambienti positivisti, la quale «è stata alla fine accettata solo perché le prove a suo favore sono schiaccianti e indiscutibili». E’ interessante la sua precisazione: «Quando si sente dire che gli scienziati discutono se il Big Bang si sia davvero verificato, in realtà stanno solo mettendo in discussione ciò che è accaduto nei primi 10 -35 secondi o giù di lì, non se vi è stato un inizio effettivo. Nessuno ha dubbi sul fatto che l’universo visibile era molto piccolo, caldo e denso, circa 13,8 miliardi di anni fa ed è da allora in uno stato di espansione».

Il problema è che a molti «non piace l’implicazione teologica e filosofica di un universo che ha avuto un inizio effettivo e continuano a cercare scappatoie. Eppure tutte le osservazioni che abbiamo, tutti i calcoli teorici, e anche alcuni calcoli proiettivi come il teorema di Borde-Guth-Vilenkin, danno credito alla conclusione che tutto lo spazio, il tempo, la materia e l’energia di questo universo ha avuto un inizio. Il Big Bang è un termine improprio perché non c’è stata una sorta di esplosione dato che non c’era nulla che esisteva che potesse esplodere. È l’origine dell’universo. Quindi, se questo universo ha avuto un inizio, allora la causa dell’universo non può essere una parte dell’universo. La causa deve essere trascendente, come l’idea cristiana di Dio».

Fa bene il prof. Strauss a non parlare di “prova di Dio”, non è saggio mischiare i piani. Ha probabilmente ragione anche quando scrive: «I teisti non avrebbero potuto delineare uno scenario migliore per sostenere il teismo». Lo stesso pensiero del fisico americano è condiviso da altri colleghi, anche importanti premi Nobel, come ad esempio Arno Penzias, Leon Max Lederman e Antony Hewish. Abbiamo raccolto le loro parole in questo dossier.

Strauss ha promesso altri articoli in cui discuterà degli scenari alternativi all’origine del nostro universo che non richiederebbero un inizio effettivo di esso, entrando dunque nel vivo del grande dibattito scientifico e filosofico su questa tematica. Buon lavoro!

La redazione

Dio e il multiverso: considerazioni di un matematico

23 febbraio 2015

Con questo articolo diamo avvio alla collaborazione con il prof. Paolo Di Sia, docente di Matematica e Didattica presso l’Università di Verona, autore di più di 150 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali, reviewer di vari journals internazionali e membro di 5 società scientifiche (tra cui la American Nano Society)

 
di Paolo Di Sia*
*docente di Matematica presso l’Università di Verona 

La cosmologia moderna ha motivo di ritenere che l’universo in cui viviamo possa essere uno di un numero (forse) infinito di universi, che formano il cosiddetto “multiverso”. La comprensione emergente della scienza del multiverso, costituito da migliaia di miliardi di miliardi di galassie, sembrerebbe spiegabile secondo molti studiosi in termini naturalistici, senza cioè la necessità di considerare forze soprannaturali per spiegare la sua origine e la sua esistenza in atto.

Assieme ad altre ipotesi, come gli universi spontanei, l’auto-creazione, particolari ipotesi quantomeccaniche, il multiverso è stato anche definito “l’ultimo dio dell’ateo” e utilizzato da atei e materialisti come un modo per evitare argomenti che potrebbero essere presi a favore dell’esistenza di Dio, come l’inizio dell’universo, il “cosmological argument”, il “fine tuning argument”. Il multiverso è una delle idee più interessanti e controverse della scienza attuale, con notevoli implicazioni cosmologiche, filosofiche e teologiche.

Gli sviluppi scientifici colgono i problemi fondamentali, le idee attuali sull’origine dell’universo e, direttamente o indirettamente, le nozioni di Dio che emergono da queste analisi. Lavorano in questo settore credenti, agnostici, atei; la scienza illumina le menti curiose e promuove le comprensioni empiriche. Non si conoscono metodi scientifici definitivi con cui l’uomo sia in grado di determinare ciò che in ultima analisi può essere definito “vero”; il meglio che si può fare è rendere sempre migliori le osservazioni e sempre più accurati i modelli che descrivono la realtà.

Tematiche cosmologiche significative, come il Big bang, vengono spesso prese come prova a favore o contraria ad un Dio creatore. Molte persone, come Georges Edouard Lemaître (1894-1966), presbitero, fisico e astronomo belga, hanno scelto di credere in Dio, nonostante il fatto che la presenza di Dio sia considerata da molti tutt’altro che evidente, sebbene secondo altri Dio deve avere le Sue ragioni per “nascondersi da noi” . Anche quando un modello supera un test che avrebbe potuto falsificarlo, ciò non significa che il modello sia stato definitivamente dimostrato e che non possa un giorno essere sostituito da un modello migliore.

Alexander Vilenkin, professore di fisica e direttore dell’istituto di cosmologia alla Tufts University nel Massachusetts, ha lavorato per 25 anni nel campo della cosmologia e ritiene che tutte le prove attualmente disponibili sembrano condurre al fatto che l’universo abbia avuto un inizio. Questo non depone a favore dei naturalisti filosofici e degli atei, poichè, come anche Stephen Hawking ha ammesso, “a molte persone non piace l’idea che il tempo abbia avuto un inizio, probabilmente perché sa di intervento divino” (Stephen W. Hawking, “Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo”, Bur 2011). Sul “fine tuning argument” il fisico Andrei Linde ha detto che “abbiamo molte coincidenze davvero strane, e tutte queste coincidenze sono tali da rendere possibile la vita”, aggiungendo che la teoria del multiverso risulta essere una possibilità molto interessante per rispondere alla domanda circa il fine tuning che permette la vita sulla terra (A. D. Linde, R. Brandenberger, Inflation and Quantum Cosmology, Academic Press Inc, 1990).

Non vi sono attualmente prove scientifiche che prevedano un multiverso, ne’ in generale una realtà che si estende infinitamente nel passato. Tuttavia molti naturalisti filosofici hanno salutato il multiverso come elemento che ci dispensa dalla dipendenza da Dio. Si tratta, dicono altri, di una “strana posizione di sicurezza” per coloro che costantemente criticano i credenti in Dio di “aver fede” in qualcosa che non ha prove tangibili. Arvin Borde, Alan Guth, e Alexander Vilenkin hanno dimostrato che ogni universo, che in media si è espanso per tutta la sua storia, non può essere infinito nel passato, ma deve avere un confine passato spazio-temporale (Borde, A. H. Guth, A. Vilenkin, “Inflationary space-times are incomplete in past dire ctions”, Phys. Rev. Lett. 90, 151301, 2003). Nel 2012 Vilenkin ha dimostrato anche che i modelli che non soddisfano questa condizione non riescono comunque per altri motivi ad evitare un inizio dell’universo. Quindi, anche se il nostro universo fosse una piccolissima parte di un multiverso, quest’ultimo dovrebbe avere un inizio.

John Carson Lennox, professore di matematica presso l’Università di Oxford, matematico irlandese, filosofo della scienza e apologeta cristiano, ha riassunto questa situazione affermando che “è piuttosto ironico che nel XVI secolo ci siano state molte resistenze ai progressi della scienza, perché sembravano minacciare la fede in Dio, e altrettanto dicasi nel XX secolo per le idee scientifiche riguardanti un inizio dell’universo, perché minacciano di aumentare la plausibilità della fede in Dio”.

 http://www.uccronline.it/2017/02/15/il-fisico-del-cern-la-causa-delluniverso-devessere-trascendente/

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DROGA: L'ESPERTA SPEIGA QUALI SONO I SEGNALI CHE I GENITORI O GLI INSEGNANTI DEVONO TENERE SOTTO CONTROLLO

L'uso di sostanze ricreative tra giovani è sempre più pressante, molte sono le droghe utilizzate e sempre più facilmente reperibili.

Ma quali sono i campanelli di allarme e gli atteggiamenti che i genitori devono tenere sotto controllo? "Sicuramente l’isolamento – spiega all'Adnkronos Salute Francesca Biagioni, biologa ricercatrice Irccs Neuromed di Pozzilli intervenendo al convegno 'NeuromedAgainstDrugAbuse' organizzato dall’Irrcs Neuromed di Pozzilli e dalla Casa di Cura Villa Serena al teatro Manzoni di Cassino

 

- L’isolamento è un punto cardine iniziale della dipendenza".

"Isolamento soprattutto da contesti naturali e positivi, come ad esempio lo sport, gli eventi, la scuola.

Anche comportamenti a scuola aggressivi, sovversivi e limitativi – aggiunge - potrebbero essere i campanelli di allarme per l’utilizzo di sostanze.

Ci sono poi anche atteggiamenti fisici evitativi da contatto - continua - Si tende a non avere più il contatto sociale diretto, anche nei confronti dei familiari.

Si assiste anche a atteggiamenti puramente fisici, come ad esempio midriasi pupillare, dilatazione della pupilla, oppure iper-sudorazione, oppure anche fenomeni di anedonìa, cioè impossibilità a una risposta naturale agli stimoli, come la non reazione ad uno stimolo positivo.

Oppure forme di anoressia, il mangiare molto poco e male, il mangiare non insieme agli altri, quindi evitando gli eventi sociali e familiari.

Sangue dal naso e tremori alle mani possono essere associati a uso di cocaina". "Questi elementi possono aiutare i genitori ad avere un sospetto, ma tale sospetto nel rispetto del figlio deve essere comunque validato da personale esperto, supportato poi da un sostegno a 360 gradi in tutti contesti della vita del figlio.

Il percorso da fare successivamente, poi, è di natura psicologica", continua.

"Il compito fondamentale dei genitori è quello di informare i ragazzi.

Essi stessi devono prima però capire quale sia il senso della tossicodipendenza, e soprattutto la malattia da tossicodipendenza, e far capire ai propri ragazzi che ci sono delle sensibilità individuali, cioè reazioni diverse da persona a persona.

Quindi non è detto che un ragazzo non diventi tossicodipendente nonostante sia nato in una famiglia del tutto normale, con abitudini di vita sana", conclude.

 

Droga: l'esperto, stessi danni al cervello di comportamenti patologici
Roma, 10 feb. (AdnKronos Salute) 15:01
"Il concetto di dipendenza, per come lo conosciamo oggi e vogliamo divulgarlo alle scuole superiori, è un problema di abuso di comportamenti patologici, che non si limitano alle sostanze, ma riguardano anche gli atteggiamenti, in cui l’individuo perde il controllo degli impulsi fondamentali.

Tutti quei comportamenti o sostanze che producono una gratificazione e che usiamo in maniera smodata, che siano droghe o comportamenti patologici, come lo shopping compulsivo o la dipendenza da videogame, producono nel nostro cervello gli stessi effetti dannosi".

Francesco Fornai, docente di Anatomia dell’Università di Pisa e responsabile dell’unità di neurobiologia e dei disturbi del movimento del Neuromed, commenta così la sfida agli abusi, tema al centro del convegno 'NeuromedAgainstDrugAbuse' organizzato dall’Irrcs Neuromed di Pozzilli e dalla Casa di Cura Villa Serena, al teatro Manzoni di Cassino davanti a una platea di 700 studenti.

"E' interessante notare - spiega- che attualmente siamo sempre più di fronte a comportamenti patologici che hanno una base non chimica, in cui non c’è alterazione dovuta ad assunzione da sostanze: l’individuo diventa dipendente da un videogioco, o dallo shopping compulsivo, tutte cose che potevano avvenire anche prima, ma che la nostra classificazione escludeva dal campo delle dipendenze.

Adesso sappiamo che il meccanismo neurobiologico, il substrato della struttura cerebrale che porta a un eccesso di rischio, ha le stesse basi strutturali dell’abuso da sostanze, e che se viene colpita e stimolata in maniera così reiterata nel corso del tempo cambia di fatto la struttura dell’individuo stesso.

Direi - conclude - che sono questi secondi aspetti quelli che presentano una novità: sia perché si sono più diffusi sia perché noi, come scienziati medici, abbiamo più consapevolezza della loro interrelazioni con l’abuso di sostanze.

Le dipendenze vanno a influenzare tutta una patologia che ricade nel dominio della neurologia, e portano alterazioni dell’individuo, della sua vita e del suo funzionamento biomedico strutturale".

 

 

Salute: generazione ansiosa, 2 bambini su 3 sempre preoccupati
Roma, 6 feb. (AdnKronos Salute) 16:43
Una generazione di piccoli ansiosi.

Bimbi così preoccupati all'idea di una verifica, della gara dei verbi o di poesia, o di non essere invitati a una festa di classe da andare in crisi, finendo per essere in ansia sempre.

A mettere in luce la fragilità dei nostri bambini è un'indagine britannica, condotta dalla Charity Place2Be su 700 bambini tra i 10 e gli 11 anni.

Così si è visto che almeno due su tre già a questa età confessano di essere preoccupati "per tutto il tempo".

Paura di deludere genitori o amici, oppure di prendere brutti voti a scuola, di “perdere papa o mamma perche’ si separano” figurano nella top ten dei motivi scatena-ansia.

E la Bbc online ricorda il caso di Tom, un bambino di 9 anni che arrivava a cercare di scappare da scuola per paura di un fallimento.

Al piccolo, seguito dalla charity, è stato insegnato a ricorrere a esercizi di respirazione per controllare la rabbia e ridurre l'ansia, tecniche che poi Tom ha utilizzato per il resto della sua carriera scolastica.

Place2Be ha intervistato i bambini della scuola primaria di 20 istituti in tutta Inghilterra, Scozia e Galles, alla fine del 2016.

Così si è scoperto che a preoccupare i bambini erano: il benessere della famiglia (54%), quello degli amici (48%), il lavoro scolastico (41%).

Inoltre il 40% si è detto preoccupato dell'andamento scolastico (40%), e il 30% ha confidato che una volta entrato in ansia non riesce a smettere.

C'è poi il capitolo bullismo, con un divario di genere: il 36% delle ragazzine teme di essere vittima dei bulli, rispetto al 22% dei maschi.

Anche l'aspetto fisico preoccupa di più le alunne (28% contro 18%).

Mentre i ragazzini (24%) hanno un maggior problema con la rabbia.

Come calmarsi? Le strategie più comuni sono state parlare con i familiari (72%) o gli amici (65%), mentre il 65% dei maschi dice di essersi tranquillizzato giocando al computer (una soluzione scelta dal 39% delle ragazze).

Ma cosa vorrebbero i piccoli ansiosi? Oltre l'80% dei bambini intervistati ha detto che il modo migliore di aiutarli per gli adulti è ascoltare con partecipazione; gli alunni hanno sottolineato inoltre che è importante essere gentili con i compagni di classe ansiosi.

Gli anni delle elementari sono spesso descritti come innocenti e felici, ricorda l'amministratore delegato della charity, Catherine Roche.

"Ma in realtà sappiamo che i bambini piccoli possono preoccuparsi di un sacco di cose, che si tratti di qualcosa accaduto a casa, con gli amici, o anche per le cose brutte che accadono nel mondo.

E' perfettamente normale preoccuparsi di tanto in tanto, ma se queste preoccupazioni diventano più gravi o persistenti, è importante che i bambini sappiano dove rivolgersi per chiedere aiuto.

Scuola e famiglia - conclude - giocano un ruolo cruciale per consentire ai bambini di sapere come ottenere aiuto, se ne hanno bisogno".

Roma, 10 feb. (AdnKronos Salute)

 

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