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LE EMOZIONI

Le emozioni -> risponde Yogi Harbhajan:
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Qual è il ruolo delle emozioni?

Le emozioni sono molto importanti, ma qualsiasi errore tu faccia mai si verificherà quando ti affezionerai alle tue emozioni come realtà.

Come considerano il dolore gli yogi?

Come umani sentiamo la perdita dei nostri cari e il nostro dolore. Come yogi conosciamo tutti come una persona cara e parte del Creatore. Come possiamo soffrire quando una persona cara torna a casa?

Cosa posso fare quando mi sento arrabbiato?

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R. Quando siamo arrabbiati la nostra temperatura corporea aumenta. La temperatura corporea è mantenuta dal respiro. Respirare attraverso la narice sinistra si sta raffreddando e respirare attraverso la narice destra sta riscaldando. Quando sei arrabbiato e senti di voler fare qualcosa di terribile, inizia a respirare attraverso la narice sinistra. Ti calmerai esattamente in un minuto.
Un altro modo per sbarazzarsi della rabbia: Respirare attraverso una lingua estesa e arricciata per esattamente tre minuti, quindi bere un bicchiere di acqua fredda. Sarai sorpreso di come ti senti.

Hai detto che le emozioni sono il sistema sensoriale dell'anima. Potresti spiegare come possiamo usare le nostre emozioni come sistema di comunicazione della nostra anima e non come induttori di traumi?
Quando le emozioni ci guidano ci servono; quando siamo governati da loro, ci distruggono. Sviluppa il tuo sesto senso in meditazione concentrandoti sulla punta del naso con gli occhi aperti di un decimo. Tutto verrà automaticamente da te.

Quali sono i modi per far cadere la paura?

A. Prendi quella penna. Sollevala. Rilasciala. Ecco come. Quando lasci cadere qualcosa, lascialo cadere. Non c'è altro modo. Non ascoltare le bugie delle persone. Nessun kriya può aiutarti a lasciarla cadere. Solo tu puoi. Lasciala cadere.

( Gli insegnamenti di Yogi Bhajan )

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IL KARMA

CHE COS’E’ IL KARMA DA UN PUNTO DI VISTA GENERALE

Quando parliamo di Karma stiamo parlando di livelli e livelli di memorie che costruiscono la personalità umana. Questa memoria che è investita in ogni cellula del tuo corpo crea ciò che sei. Crea quel particolare difetto fisico, crea quella specifica malattia genetica, stimola quella precisa paura e sviluppa quelle date capacità o incapacità. Essenzialmente ciò che sei è Karma.

L’Illuminato Sadhguru lo chiama “Karma genetico”: tu sei lo studente, il tuo karma è il materiale che riempie il tuo zaino scolastico, e la vita terrestre è la scuola dove dovrai studiare e approfondire il tuo bagaglio karmico per poi cercare di comprenderlo e ripulirti definitivamente da esso.

Il karma è una Legge Universale che lavora costantemente in ogni angolo dell’Universo. Non esiste nessuna forma di vita che è esente da questo processo. Tutti siamo influenzati da questa forza che mantiene in armonia e in equilibrio dimensioni e universi infiniti. Crederci o no non ha importanza, è una Legge Universale e come tale, continuerà ad influenzare la tua esistenza aldilà delle tue convinzioni che possiedi su di essa.

Prima abbiamo incorniciato il karma con una semplice frase: “Lo stesso ostacolo si ripeterà finché non lo avrai superato”. Ma potremmo aggiungere “Che lo stesso ostacolo si presenterà finché reagirai nella solita maniera”.

Questo significa che è il tipo di risposta che scegli di attuare a creare o a perpetuare quel dato karma o ciclo karmico.

Nessuno è quindi vittima di una maledizione e tantomeno di una punizione divina. Siamo piuttosto studenti alle prese con le proprie materie più ostiche, che tendiamo ad assimilare con maggiore fatica, ma che necessariamente devono essere apprese per essere promossi e salire di classe.

KARMA E REINCARNAZIONE

Tempo fa organizzai un sondaggio sulla pagina Instagram del IlBen-Essere, dove vennero coinvolte centinaia di persone. I dati prodotti dal sondaggio mostrarono qualcosa di singolare: il 90% credeva nel Karma, e fin qua niente di sorprendente dati i temi trattati dalla pagina, ma poco più del 50% credeva nella reincarnazione.
Ciò che emergeva dai risultati quindi, è che quasi una persona su due discostava i due meccanismi ed accettava solo l’esistenza del Karma come forza indipendente non legata al ciclo delle incarnazioni.

E’ comprensibile essere ostici dinanzi al tema della reincarnazione, soprattutto se si possiede un background cristiano o musulmano, ma è doveroso sottolineare e specificare che il karma non può esistere senza la reincarnazione, come viceversa non può esistere la reincarnazione senza il Karma.

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Se dovessimo seguire la logica del “Si Karma e no reincarnazione”, e quindi di un’ipotetica giustizia divina in grado di far valere la sua Legge nella singola vita di quella data persona, tutti gli assassini, mafiosi e i politici corrotti dovrebbero essere morti già da un bel pezzo. Questo però non avviene e non avverrà mai perché il Karma appunto si muove su linee temporali più vaste che possono includere anche svariate incarnazioni.

Il sistema che fa da collante e mantiene in sinergia questi due meccanismi tanto complessi quanto perfetti è l’Anima.

Fino a quando l’Anima non raggiunge uno specifico livello evolutivo e non apprende le dovute lezioni, essa sarà vincolata alle sue scorie karmiche; sarà vincolata ai suoi residui karmici che obbligheranno la ruota della incarnazione a continuare a girare.

Quando sentite parlare di Illuminati o di Illuminazione, si parla di Anime che sono riuscite nella grande impresa di liberarsi da tutte le scorie karmiche e quindi dal ciclo di reincarnazioni. Ovviamente è diminutivo “rinchiudere” il potere di un Illuminato in queste poche parole ma è un inizio per consegnarvi alcune informazioni necessarie per unire i primi puntini.

Come ho riportato nell’articolo “Che cos’è il karma? la spiegazione di un maestro spirituale tibetano”, esistono alcuni casi singolari in cui le Anime che si reincarnano nel mondo fisico sono esenti dalla Legge del Karma e quindi dal Ciclo di incarnazioni.

In gergo spirituale queste entità altamente evolute, prendono il nome di “Avatar” e scendono periodicamente per svolgere importanti missioni e per ricordare all’intera umanità quale sia il significato reale della vita.
Questo Avatar, o Essere Avanzato, non è nato quindi perché deve esistere e tantomeno per vivere il suo karma, ma per far ricordare tutto ciò che è stato dimenticato e il pantano karmico in cui le persone sono immischiate da molte vite.
Nel corso di questi millenni, alcuni sono stati gli Avatar che hanno calpestato la superficie terrestre, tra cui Mahavatar Babaji. Nel 1970 Egli si materializzò misteriosamente da una grotta Himalayana con le forme fisiche di un ragazzo di 18 anni. Non aveva nome né genitori; costruì un’Ashram e diffuse per 12 anni gli insegnamenti a tutti coloro fossero pronti karmicamente a ricevere le sue lezioni. Poi nel 1982, compiuta la sua missione, lasciò il suo corpo fisico.

https://www.ilben-essere.it/il-potere-della-mente/che-cos-e-il-karma-la-guida-completa/

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L' universo non E' localmente reale

L'universo non E' localmente reale

È ciò che hanno provato i vincitori del premio Nobel per la Fisica del 2022 in seguito a esperimenti di correlazione quantistica tra fotoni.
A quanto pare, l’universo non è localmente reale. A rivelarlo sono stati i vincitori del premio Nobel per la Fisica del 2022, Alain Aspect, John F. Clauser e Anton Zeilinger.

Ma cosa vuol dire “localmente reale”? Si dice ‘reale’ quando gli oggetti hanno proprietà indipendenti dall’osservazione: per esempio, una mela può essere rossa anche quando nessuno la sta guardando. Mentre ‘locale’ significa che gli oggetti possono essere influenzati solo dall’ambiente circostante e, in particolare, che qualsiasi influenza non può viaggiare con una velocità superiore a quella della luce nel vuoto. Ciò che è stato scoperto è che l’universo non può essere sia reale che locale allo stesso tempo.

In parole semplici

Ricordi il gatto di Shrodinger? Finché non guardi nella scatola, il gatto è sia vivo che morto e solo quando apri la scatola il gatto “collassa” in un gatto vivo o morto. Ora immagina che il gatto abbia un gemello, in un'altra scatola, anche lui vivo e morto finché non viene osservato. MA! Se guardi nella prima scatola e il primo gatto crolla e vive, l'altro gatto all'istante muore. Ecco cosa hanno fatto nell'esperimento: hanno aperto le due scatole esattamente nello stesso momento e hanno visto che entrambi i gatti sono crollati in una posizione opposta.
Stati apparentemente privi di connessione. In base alla nostra precedente comprensione di un universo “localmente reale”, ci dovrebbe essere un trasferimento di informazioni tra di loro: in che altro modo i gatti potrebbero sapere il destino dell'altro? Questo trasferimento di informazioni potrebbe avvenire solo alla velocità della luce, ma ora questo esperimento ha chiuso tutte le scappatoie in quella possibilità. Il crollo è istantaneo, più veloce della velocità della luce.

La nostra comprensione intuitiva dell'universo è che è localmente reale. Per l'universo essere locale significa che le cose sono influenzate solo dall'ambiente circostante, ed essere “reali” significa che le cose hanno uno stato definito in ogni momento. Stranamente questo non è vero. Una particella può trovarsi in una sovrapposizione in cui si trova contemporaneamente in più stati contemporaneamente. Anche le particelle aggrovigliate possono influenzare le loro controparti a qualsiasi distanza, più velocemente della luce.

Secondo la meccanica quantistica, la natura non è localmente reale: le particelle possono non avere certe proprietà (come spin su o spin giù) prima che siano misurate, e sembrano «parlare» fra loro a prescindere dalla distanza. (Dato che i risultati delle misurazione sono casuali, queste correlazioni non possono essere usate per comunicazioni più veloci della luce.)
I fisici che guardavano con scetticismo alla meccanica quantistica hanno proposto che l’enigma potesse essere risolto con variabili nascoste: cioè fattori che esistono a qualche livello non percepibile della realtà, al di sotto del livello subatomico, e che contengono informazioni sullo stato futuro delle particelle.

Questi ricercatori speravano che con qualche teoria a variabili nascoste la natura potesse recuperare il realismo locale negato dalla meccanica quantistica.

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«C’era da pensare che le argomentazioni di Einstein, Podolsky e Rosen avrebbero immediatamente dato il via a una rivoluzione, e che tutti si mettessero a lavorare sulle variabili nascoste», dice Popescu.
L’«attacco» di Einstein alla meccanica quantistica, però, non ha fatto presa fra i fisici, che nel complesso hanno accettato la meccanica quantistica così com’è.

il teorema DI BELL con parole semplici
Il Teorema di Bell ci mostra fondamentalmente che, se la Meccanica quantistica è valida, le misurazioni eseguite su due particelle saranno sempre correlate, indipendentemente dalla distanza che le separa. Immaginiamo di avere un sistema con due particelle molto vicine che ruotano in direzioni opposte: si descrive comunemente questa situazione dicendo che lo spin di una particella è up (verso l'alto) e quello dell'altra è down (verso il basso).

Misurando gli spin delle particelle dopo che queste sono state notevolmente allontanate, scopriremo che gli spin sono rimasti uno up e l'altro down.

Queste particelle, in ragione del loro spin, si comportano come piccoli magneti, quindi si può affermare che sono dotate di momenti magnetici.

E' possibile modificarne l'orientamento facendole passare attraverso campi magnetici: la Meccanica quantistica ci dice che se modifichiamo l'orientamento di una particella in modo che, invece di ruotare verso l'alto intorno a un asse verticale, ruoti a sinistra intorno a un asse orizzontale, scopriamo che anche l'altra particella ruota intorno a un asse orizzontale, ma nella direzione opposta, che definiremo destra.

Questi risultati della meccanica quantistica sono stati confermati da due esperimenti, il primo eseguito nel 1972 da John Clauser e Stuart Freeman negli Stati Uniti e il secondo da A. Aspect, P. Grangier e C. Roger al CERN di Ginevra nel 198I. Quindi, per quanto possa apparire insolito, esiste una qualche forma di comunicazione istantanea tra le due particelle, tale che, modificando lo spin di una, muta istantaneamente lo spin dell'altra, indipendentemente dalla distanza. Istantanea in termini fisici significa velocità superluminare ossia superiore alla luce (forse è il caso di approfondire il concetto di simultaneità???).

Ricapitoliamo e semplifichiamo: se su una delle due particelle che provengono da una fonte comune viene condotta una "alterazione" di stato, Bell ha dimostrato che la seconda particella che sta viaggiando alla velocità della luce in direzione opposta alla prima, viene anch'essa alterata a causa della modificazione imposta alla prima particella. Per i fisici quantistici, ciò presenta un paradosso al tempo stesso eccitante e fonte di inquietudine. La velocità della luce è un valore assoluto, una costante universale irrefutabile che non può essere negata: e allora com'è possibile che una particella alteri lo stato dell'altra quando una comunicazione tra le due è impossibile? La ricerca di una risposta a questo interrogativo ha tormentato i fisici fin da quando il test venne ideato negli anni Sessanta. Esistono numerose spiegazioni, ma quella che trova più seguito sembra essere la seguente: se alcune particelle subatomiche sono state insieme, esse conservano un'«affinità» permanente che sembra in qualche modo trascendere le limitazioni fisiche. Nel suo libro, intitolato In Search of Schródinger's Cat che è diventato un best-seller, John Gribbin afferma quanto segue a proposito di questo paradosso: "Essi [gli esperimenti basati sul test di Bell] ci dicono che le particelle che hanno interagito una volta continuano in un certo senso a far parte di un unico sistema, che risponde come un'unità a ulteriori interazioni. Virtualmente ogni cosa che vediamo, tocchiamo e sentiamo è costituita da un insieme di particelle che fin dai tempi del Big Bang hanno interagito con altre particelle". Tutto questo comunque porta all'esistenza di un conflitto fondamentale tra le modalità di analisi del mondo fisico: le Teorie della Relatività, infatti, impongono, un limite di velocità al trasferimento delle informazioni, energia e materia, mentre la Meccanica quantistica suggerisce che in determinate situazioni è possibile superare questo limite. In un convegno internazionale di fisica il 7 maggio 1984 il discorso di John Bell si concluse così: "Siamo in presenza di una evidente incompatibilità, al livello più profondo, tra i due pilastri su cui si basa la scienza contemporanea, (Teoria della Relatività e Meccanica quantistica)".


http://www.impresaoggi.com/it2/2437-in_fisica_quantistica_luniverso_non_e_localmente_reale/

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INTERVISTA A VITTORIO MARCHI SU FISICA QUANTISTICA E SPIRITUALITA'

INTERVISTA A VITTORIO MARCHI SU FISICA QUANTISTICA E SPIRITUALITA'

In che modo le più recenti scoperte della fisica quantistica confermano le visioni mistiche dell’ Antichità presenti in modo simbolico negli archetipi delle mitologie, dell’alchimia, dell’astrologia, dei Tarocchi…?
Il misticismo orientale afferma che Dio non è una entità, ma uno stato di consapevolezza e che uno scienziato unidisciplinare non lo troverà mai, perché viaggia con il paraocchi.

Per questo c’è stato un Gesù che con la sua missione storica si è speso molto per osservare che “tutto l’ Universo è figlio di una donna sterile”. Una metafora per indicare come tutta la Creazione sia… Increata.
Ma come fare per spiegare alla mente umana un concetto così impossibile da assimilare? Come fare ad illustrare che l’Universo è “inessente”, e che quindi non diviene, nel senso che non viene in essere, ma è?
Per cercare una via di uscita al problema il misticismo ha dovuto affidarsi al simbolo e al mito per esprimere un concetto di Assoluto Eterno che eliminasse l’ idea dell’ origine e della fine, della nascita e della morte delle cose e degli esseri umani.

Ma il misticismo, tra archetipi, alchimie, astrologie e altro, mancava di un linguaggio adatto, di una “neolingua”, capace di trasferire quanto sperimentato interiormente (spiritualmente) all’esterno.

Per questo la scienza (quantistica), pur arrivando in ritardo, ha avuto il grande merito di tradurre in un linguaggio elaborato, ideale e più adatto alla massa qualcosa che ha le dimensioni dell’“infinito”, per trasmettere tale “Informazione” alle capacità dell’ intelletto umano.

E allora, coincidendo con quanto affermato dalla verità mistiche millenarie, anche la fisica quantistica ha finito per concordare con i testi dei Veda e dei Vedanta nel dire che non esiste un “altrove” (relatività), bensì un “ovunque” (assoluto), non un luogo (spazio), ma la non-località.

Non un tempo, ma un “hic et nunc” (qui ed ora). Sempre. Ecco perché oggi l’oriente riconosce che: “Scienza e Spiritualità sono come due gambe che consentono all’ uomo di avanzare verso la meta”.

Quale futuro immagina che la scienza possa riservare all’ umanità e alla sua evoluzione spirituale?

Grandi passi, se i ricercatori del futuro, uscendo dai loro schemi mentali meccanicistici, si orienteranno verso un tipo di ricerca che li vedrà occupati in veste di ricercatori “spirituali” nel campo del “sottile”, della coscienza cosmica e del campo unificato. Se riusciranno a superare quel LIMEN, un punto liminale o limite di separazione, causato da una soglia sensoriale, psicofisiologica, che procura all’ uomo la illusione ottica di essere Altro dall’essere un unico con il Tutto e di non vedere che Osservatore e Osservato (come asserisce la fisica quantistica) sono UNO.

Non per niente il termine “Uomo” deriva dal sanscrito “Manava”, a sua volta derivato da “Manas”, il “Pensiero” o “Coscienza Empirica”. Si tratta quindi di incominciare a riconoscere che esiste una realtà fatta di una certa identità presente tra uomo e cosmo, relazione che si va facendo sempre più stretta, fino ad essere sostenuta oggi dalla stessa PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia). E non è un caso che la stessa Università di Southampton (Regno Unito, altra eccezione) nell’ambito del progetto “Coscienza Umana” abbia lanciato un invito alla collaborazione internazionale per lo studio di “Aware”, connesso al processo conosciuto come “Awarness during Resuscitation” .
Qual è il ruolo dell’ essere umano nell’ Universo?
Fondamentale. L’ uomo è figlio di questo universo e questo universo è figlio dell’uomo. L’uno genera l’ altro, come il seme l’ albero e viceversa, in un apparente paradosso inesplicabile. Ognuna delle due “singolarità” non ha creata l’ altra, altrimenti avrebbe duplicata se stessa, ma si è semplicemente riflessa (disuguaglianza simmetrica). “Tutto, assolutamente Tutto, è indissolubilmente e in continuità nucleo (uomo-particella) e Campo o Spazio Pensante” (“ondi-cella”- Coscienza/Vibrazione) (Schroedinger, 1958). La forma è solo un’area vibrazionale più densa del campo energetico unificato. Pertanto l’Osservato dipende dalla presenza dell’Osservatore. Lo scopo dell’universo del resto è quello di essere osservato. Senza l’ osservatore non esiste l’ Universo e/o osservato e viceversa. Sono Uno. Altrimenti se per assurdo così non fosse, la vita non sarebbe.

 

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LA RINUNCIA E IL DISTACCO

LA RINUNCIA E IL DISTACCO

Un accenno su cosa sia la rinuncia o il distacco:
…Ora l’Anima ti chiama a questo difficile compito. È il problema principale della sua vita: rimanere libera anche se circondata; operare nel mondo soggettivo mentre è attiva in quello esteriore; conseguire il vero distacco mentre da’ a tutti ciò che è dovuto”.

L’intuizione non è un afflusso d’amore verso gli altri e quindi di comprensione del prossimo. Gran parte di ciò che viene detto intuizione non è che il riconoscimento di affinità e la proprietà di una mente chiara e analitica. Uomini intelligenti che abbiano vissuto a lungo, dotati di molta esperienza e di molti contatti umani, in genere riescono a discernere i problemi e le disposizioni altrui, purché vi siano interessati, ma questa facoltà non si deve confondere con l’intuizione.
Essa non ha nulla a che fare con lo psichismo, superiore o inferiore; avere una visione, udire la Voce del Silenzio, reagire compiaciuti ad un insegnamento, non provano che l’intuizione sia attiva. Né basta vedere dei simboli, poiché questo tipo di percezione è la capacità di intonarsi con la Mente Universale là dove essa produce i modelli delle forme su cui sono basati i corpi eterici. Non è psicologia intelligente, né amorevole desiderio di porgere aiuto, che derivano dal rapporto fra una personalità spiritualmente orientata e l’anima, che ha coscienza di gruppo.
Intuizione è la comprensione sintetica che è prerogativa dell’Anima e questa si manifesta solo quando, dal proprio livello, si protende in due direzioni: verso la Monade (DIO) e verso la personalità integrata e che sia (anche solo temporaneamente) coordinata e unificata. È il primo indizio d’unione profondamente soggettiva che troverà il proprio compimento alla terza iniziazione.
Intuizione è afferrare il principio di universalità e, quando è attiva, il senso di separazione scompare, almeno temporaneamente. Nella sua espressione più elevata è nota come Amore universale, che non ha alcun nesso con il sentimento o la reazione affettiva, ma è prevalentemente identificazione con tutti gli esseri.
Si prova allora la vera Compassione, diviene impossibile criticare e solo allora si può scorgere il germe divino, latente in tutte le forme. L’intuizione è la luce stessa e quando è ridesta il mondo è visto come luce e il corpo di luce di tutte le forme si fa gradatamente visibile. Ciò comporta la facoltà di entrare in contatto con il seme di luce esistente in ogni forma; si stabilisce così un rapporto essenziale e il senso di superiorità e di separazione recede. Perciò l’intuizione introduce con il suo apparire tre qualità: Illuminazione, Comprensione, Amore.
Un accenno su cosa sia la rinuncia o il distacco
La vera rinuncia, non è l’abbandono del mondo, ma soltanto quella rivolta all’attaccamento e all’avversione. Si può vivere come degli eremiti, in solitudine e povertà, ma continuare a provare attaccamento e avversione. La rinuncia è una questione interiore, un ri-orientamento di tutta la personalità affinché si allinei alla volontà e all’Amore dell’Essere.
Per cercare la verità occorre rinunciare al mondo, ma questo non è da intendersi con l’abbandono. Il raggiungimento dell’illuminazione non prescinde o vieta l’essere sposati, l’avere un lavoro o vivere nel benessere materiale. Rinunciare, non vuol dire andare a vivere in una grotta e in isolamento. La rinuncia è nei frutti dell’azione ovvero all’attaccamento o avversione che si genera. Il rinunciante detto anche Sannyasin non è colui che abbandona gli affari, la famiglia e il mondo, ma chi riesce ad allineare la personalità alla Volontà e all’Amore dell’anima, trasformandola nel suo strumento di espressione nei tre mondi.
La materia è sempre un espressione, seppur rivestita di veli dello Spirito; come tale essa va elevata al cielo non ripudiata, va perfezionata non scartata: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo”. I frutti dell’albero sono nella parte più alta, ma l’albero esiste grazie alle radici che prendono nutrimento dalla terra. Le radici sono importanti quanto i rami, seppur sono questi ultimi che danno il frutto della Saggezza e il fiore dei poteri dell’anima.
Sannyasin, è colui il quale riesce a vivere nel mondo pur non essendo attaccato a esso. Ha compreso il potere del desiderio, il valore del distacco e l’abilità di camminare fra le paia degli opposti. Ogni sensazione piacevole sviluppata nel cervello, in assenza del discernimento spirituale, porta a sviluppare l’attaccamento. Questo è il desiderio mal indirizzato. Nel caso opposto prende il nome di avversione, odio, repressione, critica e invidia. Ma in entrambi i casi quando il desiderio diviene inappagato si trasforma in collera. Rabbia e odio sono solo una repressione all’Amore non un energia uguale e contraria. Il punto più distante dal quel centro da cui hanno comunque origine. Inducono a chiudere il cuore, dell’uomo come farebbe un riccio per difesa. Ma in realtà la persona che dà sfogo all’ira nasconde e invoca silenziosamente solo il bisogno d’amore.
L’attaccamento e l’avversione, che si generano dalla maya, dall’annebbiamento astrale e dall’illusione mentale, sono il match decisivo della partita della realizzazione. Non si riferiscono solo al piano fisico, dove è facile discernere sulla scelta da compiere. Man mano che si progredisce, il Sannyasin gioca la sua partita sui piani più sottili.
La rinuncia all’attaccamento è anche per le visioni che si sviluppano nella meditazione, nei fenomeni occulti e psichici, nella medianità, nel channeling e nella magia; nell’amore per un maestro (per la sua personalità), nel nirvana e perfino per l’Anima stessa qualora esista ancora una visione dualistica e separativa tra se stesso, gli altri esseri viventi nei quattro regni della natura e lo Spirito.

La rinuncia vale anche per l’abbandono dei legami con gli altri sé personali. L’Anima deve imparare a conoscere e incontrare gli altri soltanto sul piano dell’anima. È una dura lezione per molti, anche per i più progrediti. Anche se si è giunti a un notevole distacco personale perché trasceso il non-sé, ancora però non si è riusciti a trascendere l’amore per la personalità della famiglia, dei figli e degli amici. Questa è un’altra prigione che provoca attaccamento e dolore.
Partire dal punto di vista dell’anima, vuol dire operare da quel punto in ogni situazione e aspetto della vita, ma soprattutto essere in contatto con le anime delle altre persone e non con i loro aspetti inferiori. Così come noi attraverso la nostra esperienza, siamo arrivati all’attuale condizione e consapevolezza solo dopo essere morti e nati tanti volte, solo dopo lunghe sofferenze, e dolore, dopo aver calcato il sentiero in solitudine, sbattuto la testa tante volte per imparare determinate lezioni utili, così anche gli altri stanno percorrendo lo stesso medesimo percorso. Proprio per questo dobbiamo capire che l’Anima in realtà non soffre e non muore; l’Anima è onnisciente nel suo piano; è solo la personalità immersa nell’illusione e nell’ignoranza della dualità a soffrire, ammalarsi e morire. È solo la personalità che si dispera, prova odio, rabbia e risentimento, non l’anima. Stabilendo il contatto con la propria Anima e con le anime di tutti gli esseri senzienti, non resteremo mai delusi, tristi e lasceremo che gli altri compiano il proprio cammino in libertà e con i propri tempi.
La rinuncia è inoltre rivolta ai frutti del servizio. L’Anima deve servire senza badare ai risultati, ai mezzi, alle persone o alle lodi; alla fama o al potere; e anche al karma positivo che genera, altrimenti il servizio non sarebbe un’impulso dell’amore incondizionato ma guidato dall’opportunismo e sentimenta-lismo della personalità.
L’avversione invece sui piani mentali si rivela come egoismo, orgoglio, arroganza, saccenteria, critica ed assenza di consapevolezza di gruppo. Essi nascono dall’incapacità di vedere il divino in ogni forma di vita, dal senso di superiorità, da un’imposizione del proprio volere che vede giusti e veri i propri metodi e la propria interpretazione, falsi ed errati quelli altrui, da una visione limitata e rigida. Ognuno di noi fa il proprio dovere e si assume le proprie responsabilità, occorre lasciare che gli altri facciano altrettanto, senza la pressione del nostro pensiero o parole di critica. Talvolta, però, la critica oltre che per un orgoglio mentale o un’intolleranza, nasce anche da una repressione dell’invidia e quindi del desiderio. Tuttavia la critica è valida solo se richiesta o messa in moto per fini costruttrici ed educativi, e dovrebbe derivare da un intenzione distaccata e altruistica.
Questo è quanto maya offre ai suoi spettatori immersi come pesci nel mare dell’annebbiamento astrale e dell’illusione mentale, che li conduce all’annientamento della vita spirituale.
Il distacco che sviluppa il Sannyasin non è soltanto fisico ma soprattutto emotivo e mentale. Egli percorre il sentiero della vita in equanimità, senza che il suo benessere, la sua pace e serenità vengano turbati.
In tempi antichi il sannyasin lasciava la casa e gli affari e andava per il mondo, seguendo la luce, cercando il Maestro, e sempre insegnando sul suo cammino. Oggi, nella civiltà occidentale e sotto l’albeggiante influsso della Nuova Era, il richiamo è lo stesso, ma il discepolo non abbandona la famiglia e la propria utilità esterna. Resta dov’è, continuando a compiere i suoi doveri esterni e fisici, ma in lui avviene un grande cambiamento e un preciso riorientamento. Il suo atteggiamento verso la vita e gli affari è profondamente alterato. Tutta la sua vita interiore tende a divenire un sistematico ritirarsi. Attraversa lo stadio della Via cui Patanjali allude negli Yoga Sutra col termine “giusta astrazione”.
È alquanto diversa dal “distacco”, poiché quel processo o attività motivata si applica principalmente alla natura astrale-emotiva, al desiderio, qualunque siano gli attaccamenti o i desideri. Questa è invece un’attività mentale; è un atteggiamento della mente che domina tutta la vita della personalità.
Comporta non soltanto il distacco dal desiderio e da ciò che è familiare, desiderato e acquisito da lunga abitudine, ma anche un completo riadattarsi dell’intero triplice uomo inferiore al mondo dell’anima. È qui che le rette abitudini e i giusti atteggiamenti verso il mondo degli affari e le relazioni di famiglia entrano in gioco, e consentono al “sannyasin” “di continuare la via ascendente con cuore distaccato e libero”, e tuttavia farlo mentre si compie la giusta azione, mediante la giusta abitudine e il giusto desiderio, verso tutti coloro cui è legato per destino. Ora l’Anima ti chiama a questo difficile compito. È il problema principale della sua vita: rimanere libero anche se circondato; operare nel mondo soggettivo mentre è attivo in quello esteriore; conseguire il vero distacco mentre da a tutti ciò che è dovuto”.
La rinuncia del Sannyasin è quella che vede il dimorare nel centro interiore dell’essere spirituale percependo e attuando il proposito divino. Raggiunto quel nettare di beatitudine eterno la vera rinuncia, nel senso puramente letterale, la compiono solo le persone ancora attaccate al mondo dell’ignoranza e delle illusioni trascinati senza meta e senza pace dalla corrente tumultuosa del desiderio, per infrangersi poi negli scogli del dolore, della povertà spirituale, della malattia e della morte.

Bibliografia:
[1] Alice Bailey – Trattato dei Sette Raggi – Vol.III – Astrologia Esoterica – Il Libraio delle Stelle.

https://www.ibs.it/libri/autori/alice-a.-bailey?gclid=CjwKCAjwloynBhBbEiwAGY25dHTgA8oPZXQ2-715FCaPFsv9iwEY_s2pqZto2v-CEJNd_IQktGTViRoCIDYQAvD_BwE

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