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Categoria: "Alimentazione"

COME LIBERARSI DAL GLIFOSATE PESTICIDI E OGM

"L'Intervista del Secolo"
al Prof. Altieri Giuseppe - agro economo

LA VIA AGROECOLOGICA E LE TRUFFE EUROPEE SU FONDI AGROAMBIENTALI e BENESSERE ANIMALE
La necessità d'intervento della corte dei conti nazionale, dopo la relazione di bocciatura della corte dei conti UE

COME LIBERARSI DAL GLIFOSATE, PESTICIDI E OGM. GUADAGNANDO TUTTI DI PIU'... In primis il bene degli agricoltori e i consumatori…
Investendo 10 miliardi di fondi europei possiamo risparmiare 30 miliardi di spese sanitarie e 20 di dissesto idrogeologico...
I conflitti d'interesse delle multinazionali e i risarcimenti necessari per le vittime dei pesticidi.

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Gli esempi delle aziende Biologiche di Federico Fazzuoli e "Pablito" ...campione del mondo anche di agroecologia… i viticultori Umbri come Raina
Leggete il libro "Come i rami della vecchia quercia" in memoria del Prof. Giorgio Celli e "Getta un seme", scaricabarile gratis dal sito dell'editore Nuove Direzioni…
La sterilizzazione di massa e i danni alla progenie dei Pesticidi e sostanze chimiche e I risultati del programma Ecofoodfertility
...e molto altro…

Salvare la vita e salvare l'Italia... tra diritti e doveri.

Link:
https://soundcloud.com/user-167988012/trasmissione-luca-irriducibili-03-07-2021?in=user-167988012/sets/luca-irriducibili

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Olio extravergine di oliva, quali sono le proprieta' e i benefici dei polifenoli?

Olio extravergine di oliva, quali sono le proprieta' e i benefici dei polifenoli?

Tutti riconoscono che l’olio extravergine di oliva è un grande alleato di benessere ma non tutti sanno che è il contenuto in polifenoli a renderlo un vero elisir di salute a cominciare dalla prima infanzia, l’alimento ideale per proteggere il nostro organismo dallo stress ossidativo e preservarne la giovinezza.

I polifenoli sono potentissimi antiossidanti naturali dalle conclamate virtù benefiche per il nostro organismo; veri alleati di benessere e bellezza, fondamentali nell’alimentazione quotidiana di grandi e bambini.
Queste sostanze, presenti naturalmente nelle piante, sono in grado di contrastare lo stress ossidativo delle cellule, proteggendole dai danni causati dai radicali liberi e dagli agenti inquinanti. Contribuiscono altresì a contrastare l’insorgenza di patologie degenerative come l’ateriosclerosi, e di malattie cardiovascolari. Rallentano i processi d’invecchiamento e riducono anche l’incidenza di alcuni tipi di cancro.

Polifenoli dell’olio: quali sono?
Polifenoli propri dell’olio extra vergine di oliva sono in particolare l’oleuropeina e l’idrossitirosolo, che figurano tra i più potenti antiossidanti prodotti in natura e sono responsabili dei numerosi effetti benefici dell’alimento principe della dieta mediterranea, probabilmente il modello alimentare più sano al mondo, e l’oleocantale, che si stima abbia un potere antinfiammatorio !

Polifenoli dell’olio: una protezione per i nostri bambini

Con il suo contenuto di polifenoli, vitamine, Omega 3 e Omega 6, nonché di acidi grassi polinsaturi simili a quelli del latte materno, l’olio extravergine di oliva (quello buono!) è essenziale in particolare nell’alimentazione dei nostri bambini. Favorisce lo sviluppo osseo e del sistema nervoso, stimola la funzione gastrica e protegge le cellule articolando un perfetto corredo antiossidante; e tutto questo sin dal momento del concepimento tramite l’alimentazione della futura mamma.

Olio extravergine di oliva con alto contenuto di polifenoli: un elisir di giovinezza per gli adulti
Gli studi a riguardo non sono esaustivi, sebbene di sempre maggiore interesse e unanimi nel dimostrare che un consumo costante di polifenoli nella dieta può essere associato a una significativa riduzione (circa il 30%) del tasso di mortalità negli adulti.

I polifenoli proteggono l’organismo dalle tossine e dagli agenti patogeni, “spazzano” letteralmente via i radicali liberi che favoriscono le infiammazioni cellulari alla base dell’insorgenza di malattie croniche e invecchiamento.
Agiscono anche da antimicrobici, con un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio della flora intestinale e nel benessere dell’apparato digerente. Tutto questo si traduce in un buono stato di salute generale.

Oramai è confermato dai più autorevoli studiosi: l’olio extravergine di oliva ricco in polifenoli giova alla salute non solo da un punto di vista metabolico, ma anche sullo stato ossidativo, sull’infiammazione e sulla prevenzione dell’aterosclerosi e del cancro.

Assuzione e biodisponibilità dei polifenoli

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I polifenoli sono capaci di neutralizzare i radicali liberi e combattere le aggressioni dei batteri. Naturalmente la loro efficacia dipende dalla quantità che riusciamo ad assorbirne tramite gli alimenti.
Ma in base a cosa un alimento è giudicato migliore di un altro nell’apporto fenolico?
Ebbene, non soltanto in base alla quantità dei nutrienti in esso presenti ma soprattutto in virtù della cosiddetta “biodisponibilità” di tali nutrienti.
Questo significa che la capacità di un nutriente di esercitare la sua azione biologica, nel caso specifico la capacità di un polifenolo ingerito di esercitare le sue virtù benefiche, dipende da un insieme di fattori che non ha a che fare semplicemente con le quantità ingerite.

I fattori che influenzano l’efficacia di un polifenolo possono essere molteplici: condizioni ambientali di crescita e coltura del frutto, interazione con altri composti all’interno dello stesso alimento, fattori legati alla persona (genetiche, patologiche, etc.), senza dimenticare i fattori legati alla lavorazione dei cibi. È sempre più difficile ricavare nutrienti dall’alimentazione perché l’industria chimica porta sulle nostre tavole alimenti completamente depauperati, sebbene più vicini al nostro gusto.
Basti pensare ai frutti di bosco: quelli che troviamo al supermercato sono grandi e dolci mentre quelli selvatici sono piccoli e aciduli. Questo perché nei frutti selvatici i polifenoli (che sono amari) non sono stati diluiti con acqua e zuccheri (come accade in quelli coltivati in serra) e, anche se probabilmente il nostro palato viziato e assetato di zuccheri apprezza meno, proprio in questi troviamo un’alta concentrazione di antiossidanti! Senza contare che l’utilizzo massivo di diserbanti e pesticidi riduce le concentrazioni di polifenoli nelle piante.

Come fare a mantenere alto il livello di polifenoli nel sangue?
L'OLIO DEI THERIANOS!

I polifenoli, una volta ingeriti, agiscono entro un paio di ore dal consumo. Dopo vengono metabolizzati ed espulsi dall’organismo. Ecco perché per mantenerne alti i livelli nel flusso sanguigno è fondamentale un’assunzione costante, possibile tramite l’immissione in ogni pasto di cibi che ne siano carichi.

In quali alimenti si trovano i polifenoli?
La frutta e la verdura colorate contengono grandi quantità di polifenoli, è risaputo. Ma esistono anche altri alimenti che possono incrementare il nostro fabbisogno giornaliero di questi nutrienti. Il cacao amaro ad esempio, la frutta rossa, il vino rosso, il tè verde, le erbe aromatiche e…SOPRATUTTO l’olio extravergine di oliva!

Come capire se un olio non è buono?
L’olio extravergine di oliva è un vero e proprio farmaco. Ma attenzione! Soltanto l’olio extravergine di alta qualità e ad alto contenuto di polifenoli può fare bene al nostro organismo. Un olio esposto al calore, all’ ossigeno e umidità diviene rancido. Un difetto inevitabile questo, che prima o poi arriva per tutti gli oli, anche i migliori, quando si esauriscono i polifenoli e l’impatto dell’aria prende il sopravvento. Negli oli scadenti, in quelli conservati nelle bottiglie di vetro trasparente o nelle oliere dei ristoranti l’odore di rancido è estremamente diffuso, spesso viene confuso con l’odore proprio dell’olio!
Mangiare un olio del genere ci sottopone a processi di invecchiamento accelerato e all’attacco dei radicali liberi, nei tessuti, nei vasi sanguigni e sulla pelle.
Ecco che ne risentono i livelli di colesterolo, il peso corporeo e tutto l’organismo, violentemente sottoposto ad una vera e propria aggressione di sostanze tossiche.

*Perché l’olio extravergine degli Intini è diverso?

Le analisi sensoriali e chimiche effettuate negli anni hanno riportato per i gli olii dei therianos contenuti in polifenoli altissimi
Un buon extravergine ne contiene circa 300/400 per kg! Questo significa che l’impegno e gli investimenti della famiglia Intini sono stati una scelta vincente per il rilancio di un settore che punta a valorizzare l’olio non come semplice condimento bensì come un alimento nutraceutico.
La selezione rigorosa della materia prima e i metodi di lavorazione sono i due fattori principali nella produzione di un buon extravergine, ma cosa fa davvero la differenza nella creazione di extravergini fuori dal coro?

Come riconoscere un olio extravergine di oliva di qualità?
Se l’olio è amaro e piccante allora fa bene
Come si manifesta il contenuto fenolico al palato? Capace di impartire precise caratteristiche sensoriali a un extravergine, il contenuto polifenolico si manifesta con note amare e piccanti quindi bando alle finte convinzioni e alle cattive abitudini alimentari. Un olio dalle spiccate proprietà benefiche non può essere dolce!
Se al palato un olio è piccante e amaro vuol dire che è di qualità, perché ricco di antinfiammatori e antiossidanti. Olive verdi, raccolte a mano e trasformate a freddo nelle 24 ore, con sistemi che ne evitano l’ossidazione, danno quasi sempre oli dalle tonalità amare e piccanti. Un olio più amaro e piccante è dunque anche più sano. Occorre soltanto imparare ad abbinarlo a tavola.

QUI NON VOGLIAMO FARE PUBBLICITA' A NESSUNO ANCHE PERCHE' CI SARANNO MOLTI CHE FANNO OLI BUONISSIMI CI INTERESSAVA IL CONTENUTO
GRAZIE!
https://oliointini.it/polifenoli-dellolio-extravergine-di-oliva-cosa-sono/

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HUMUS

HUMMUS: DOVE E COME SI TROVA?

Hummus di ceci

In Medio Oriente, l’hummus si trova praticamente ovunque. In Palestina, ad esempio, c’è in tutti i baracchini, insieme a falafel e fatayer (gli involtini ripieni, tipico street food palestinesi). Così come nei supermercati ci sono interi reparti dedicati solo all’hummus, presente in mille varianti: c’è quello di base, non condito, solo a base di ceci e tahina, quello piccante, rosso con la barbabietola, con le melanzane, e così via. Questo perché in realtà l’hummus non è un piatto che si prepara spesso a casa: il suo luogo per eccellenza sono i mercati, dove ognuno ha il suo “hummus” di fiducia. Ad esempio, al Carmel Market di Tel Aviv, di cui vi avevamo parlato a proposito dell’halva, lo fanno tutti, ma uno degli storici è indubbiamente la bottega Hummus HaCarmel. Di solito, quando fatto a regola d’arte, viene condito al momento: alla base già pronta di ceci e tahina si aggiungono prezzemolo, paprica, olio, sale, limone e si cosparge di ceci interi; in alcuni casi, anche con mandorle o pinoli tostati. Si usa consumarlo sia sul posto con un po’ di pita in accompagnamento, che a casa take away. Anche perché l’humus non ha orari: si mangia in qualsiasi momento della giornata.

3 CONSIGLI UTILI PER REALIZZARE UN HUMMUS PERFETTO
Secondo le indicazioni che ci hanno dato direttamente a Betlemme, ci sono però tre accorgimenti da sapere per preparare un hummus che sia davvero perfetto:

meglio utilizzare i ceci secchi (e quindi lasciarli a mollo una notte e poi cuocerli) rispetto a quelli già cotti in scatola;
la texture dev’essere il più fine e vellutata possibile, e non densa e granulosa come invece spesso si trova in giro;
ci dev’essere un equilibrio perfetto tra ceci, salsa tahina e limone, che sono i tre ingredienti principali. Nella versione originale, infatti, non c’è sempre l’aglio, a differenza dell’humus che troviamo in Italia, dove invece è spesso presente.
COME FARE L’HUMMUS: LA RICETTA CHE ARRIVA DIRETTAMENTE DALLA PALESTINA
Hummus ricetta
Foto di Giulia Ubaldi

Quella che segue è la ricetta “semplice”, che poi potrete condire successivamente secondo i vostri gusti, anche perché come vi abbiamo detto in precedenza ricordatevi che l’hummus si condisce sempre sul momento, mai prima.

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Ingredienti

500 g ceci
150 g tahina
il succo di 2 limoni
q.b. di olio d’oliva
q.b. di sale
Procedimento

Lasciate i ceci secchi ammollo per una notte, quindi circa 10-12 ore.
Scolateli, fateli raffreddare poi metteteli a cuocere in abbondante acqua non salata a fuoco basso per il tempo necessario, almeno per un paio d’ore.
Quando sono cotti e morbidi, unite i ceci con tahina e limone e metteteli in un frullatore.
Frullate tutto, aggiungendo un po’ acqua (quanto basta), finché non diventa il più fine possibile.
Regolate di sale e poi condite a piacimento con prezzemolo, paprica, cumino, olio d’oliva, aglio e ceci decorativi per guarnizione. Servite in accompagnamento con un po’ di pane, meglio se la classica pita, il pane per eccellenza del Mediterraneo.

Allora, vi abbiamo fatto venire voglia di portare un po’ di Medio Oriente sulle vostre tavole?

BUONA GIORNATA! BUON APPETITO

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LA DIETA CHETOGENETICA

LA DIETA CHETOGENETICA

La dieta chetogenica si basa sui più recenti studi scientifici che mostrano come una dieta povera di carboidrati netti, moderata in proteine e ricca di grassi può rigenerare il cervello danneggiato da ictus e demenza, distruggere le cellule tumorali e prevenire le malattie cardiovascolari

La dieta chetogenica è ottima per prevenire il cancro dal momento che le cellule tumorali hanno bisogno di glucosio per prosperare, e i carboidrati privi di fibra si trasformano in glucosio all’interno del corpo, tagliare fuori i carboidrati netti letteralmente affama le cellule tumorali.
Inoltre assumere poche proteine tende a restringere il percorso di mTOR, il che aiuta a limitare la proliferazione cellulare.
La maggior parte dei tumori sono prevenibili attraverso una corretta alimentazione. Evitare esposizioni tossiche (come i pesticidi) è un altro fattore significativo, e questo è uno dei motivi per cui consiglio di mangiare cibi biologici o non trattati.

Se si vuole evitare o curare il cancro bisogna tagliare fuori tutte le forme di zucchero e farine raffinate dalla dieta. Questo passaggio consente di ottimizzare le vie di segnalazione che potrebbero altrimenti contribuire alla trasformazione maligna.
Uno dei meccanismi principali con cui lo zucchero favorisce il cancro e altre malattie croniche è causando una disfunzione mitocondriale
. Lo zucchero non è un combustibile ideale per il nostro corpo e infatti crea delle specie di ossigeno molto più reattive (ROS) rispetto al grasso quando viene metabolizzato.
I ROS sono composti dell’ossigeno a elevata attività ossidante che possono causare severi danni ossidativi specialmente a carico di DNA, lipidi e proteine.
Oltre a migliorare la salute, la dieta chetogenica:
• Riduce il peso in eccesso
• Abbassa il colesterolo alto
• Abbassa la pressione sanguigna alta
• Riduce la resistenza all’insulina e il rischio diabete
• Favorisce la rigenerazione cerebrale
• Contrasta le cellule tumorali
• Favorisce la disintossicazione dallo zucchero

Come è costituita la dieta chetogenica
Per una salute ottimale abbiamo bisogno di una quantità sufficiente di carboidrati, grassi e proteine. Tuttavia, ci sono carboidrati sani e quelli malsani. Idem per grassi e proteine.
Il Dr. Mercola da una revisione della biologia molecolare richiesta per ottimizzare la funzione mitocondriale, suggerisce una dieta con i seguenti rapporti di nutrienti:

Grassi
Grassi sani, dal 75% al 85% per cento delle calorie totali. Benefici grassi monoinsaturi e saturi includono le olive e l’olio d’oliva, noci di cocco e olio di cocco, noci crude come le noci di macadamia e le noci pecan, semi come sesamo, il cumino nero, zucca e semi di canapa , avocado, ghee, burro crudo di cacao, uova, carne.
I grassi nocivi che contribuiscono alla malattia sono principalmente i grassi trans e gli oli vegetali raffinati polinsaturi (PUFAs), chiamati anche omega-6. Ricordate, il glucosio è un combustibile intrinsecamente “sporco”, in quanto si genera molto più ROS di quanto la combustione dei grassi faccia. Per bruciare il grasso, le vostre cellule devono essere sane e normali. Le cellule tumorali non hanno la flessibilità metabolica per bruciare il grasso e per questo motivo una dieta ricca di grassi sani sembra essere una strategia anti-cancro efficace
Quando si passa dalla combustione di glucosio come combustibile primario al bruciare i grassi come combustibile, le cellule tumorali devono lottare per rimanere in vita, in quanto la maggior parte dei loro mitocondri sono disfunzionali e non possono utilizzare l’ossigeno per bruciare il combustibile. Allo stesso tempo, alle cellule sane viene dato un combustibile ideale che abbassa il danno ossidativo e ottimizza la funzione mitocondriale. L’effetto totale è che le cellule sane iniziano a prosperare mentre le cellule tumorali sono “morte” di fame.
Carboidrati
I carboidrati, dall’8 a 15% delle calorie giornaliere. Ciò significa che se la quantità totale di carboidrati è del 10% delle calorie giornaliere, almeno la metà deve essere fibra. La fibra ha una serie di benefici per la salute, compresa la gestione del peso e un minor rischio per alcuni tipi di cancro.
Personalmente credo che i più potrebbero trarre beneficio dal ridurre i carboidrati (non solo il fruttosio) a meno di 100 grammi (g) al giorno, e mantenere la totale assunzione di fruttosio ad un massimo di 25 g al giorno da tutte le fonti. Se siete insulino-resistenti, è meglio seguire il limite di 15 g di fruttosio al giorno.
I malati di cancro probabilmente sarebbero meglio aiutati da limiti più rigorosi. Riducendo la quantità di carboidrati netti che si mangia, si compiranno 4 cose che si tradurranno in infiammazione abbassato e la stimolazione ridotta della crescita del cancro. Così potrete:
• Abbassare il livello di glucosio nel siero
• Ridurre il livello di mTOR
• Ridurre il livello di insulina
• Abbassare i fattori di crescita insulino-simili (IGF-1, un potente ormone che agisce sulla ghiandola pituitaria per indurre effetti metabolici ed endocrini, tra cui la crescita delle cellule e la replicazione. Elevati livelli di IGF-1 sono associati con il cancro al seno e altri tipi di cancro).
Ottime fonti di carboidrati ricchi di fibre che si possono mangiare sono i semi di chia. bacche, frutta a guscio, cavolfiori, ortaggi a radice e tuberi, come le cipolle e le patate dolci, fagiolini, piselli, broccoli, cavolini di Bruxelles, carote. Infatti tutte le verdure sono ottime fonti di carboidrati, quindi non è necessario mangiare molti cereali.
Proteine
Proteine, dal 7 al 10 per cento delle calorie totali. Scegliete proteine di qualità come carne alimentata ad erba (grass-fed) o biologica. Come regola generale, vi consiglio di limitare la quantità di proteine a 0,5 g di proteine per chilo di massa magra del corpo, che per la maggior parte delle persone equivale da 40 a 70 g di proteine al giorno.
(Per stimare le vostre esigenze di proteine, prima determinate la massa corporea magra. Sottraete la percentuale di grasso corporeo da 100. Ad esempio, se avete il 20% di grasso corporeo, allora avrete l’ 80% di massa corporea magra. Ora basta moltiplicare questa percentuale con il peso attuale per ottenere la vostra massa magra del corpo in chili.)
Anche in questo caso, la ragione per limitare le proteine è che quantità eccessive hanno un effetto stimolante sul percorso del mTOR, che gioca un ruolo significativo in molte malattie, compreso il cancro. Quando riducete le proteine a ciò che il vostro corpo ha bisogno per la riparazione e la manutenzione delle cellule, mTOR rimane inibito, e aiuta a minimizzare le possibilità di crescita del cancro.

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nuove informazioni sul MIELE DI MANUKA utile non solo per contrastare batteri e virus ma anche per la bellezza, per fare tisane, per aiutare gli animali

MIELE DI MANUKA

www.NaturalePiù.com

Il Miele di Manuka è una particolare varietà di miele dalle eccellenti
capacità terapeutiche.
Prodotto esclusivamente in Nuova Zelanda, si presenta molto cremoso e
profumato, dal colore arancio davvero intenso!
Già da quasi venti anni, all’università di Waikato, si cerca di identificare lo
sconosciuto fattore misterioso capace di determinare la grossa differenza
fra i mieli comuni e il Miele di Manuka Attivo.
“È indispensabile quindi sottolineare che per essere attivo un miele di
manuka deve avere una presenza di MetilGliossale superiore agli 80 MG/kg”
Un equipe di chimici alimentari tedeschi del Politecnico di Dresda sono
riusciti ad identificare nel Metilgliossale il principio attivo determinante il
suo potere antibatterico e che fino allora veniva chiamato UMF (Unique
Manuka Factor) che significa “Fattore Unico di Manuka”.

La pianta di Manuka si trova soprattutto in Nuova Zelanda e in alcune zone
dell’Australia.
Il suo nome botanico ufficiale è Leptospermum scoparium le fu attribuito
da Thomas Cook a causa delle tipiche ramificazioni disordinate di questo
arbusto che rimandavano alle scope.
L’inglese Cook sbarcò sulle coste neozelandesi nel 1769 e si occupò molto di
questa pianta, di cui apprezzava soprattutto le foglie come tè.
Inoltre, la Manuka possiede numerosi impieghi noti sin dai tempi dei Maori
e poi tramandati ai coloni inglesi.

La pianta di Manuka si può presentare in varie dimensioni.
Come coltura di copertura di circa 5 cm fino a alberi di 15 metri.
Solitamente si presenta come arbusto la cui altezza varia dai 2 ai 5 metri.
Viene definita una “pianta pioniera” in grado di insediarsi per prima nelle
aree deforestate, per questo motivo in Nuova Zelanda esistono ampie zone
collinose ricoperte da piante di Manuka, che regalano un profumo fragrante
e nella stagione della fioritura le colline si trasformano in vallate di fiori
bianchi

La Manuka offre l’habitat adeguato a numerosissime specie animali, tra cui
le api che dal nettare di questa pianta ricavano un miele dalle eccellenti
proprietà.
Per questo motivo gli apicoltori pongono i loro alveari in prossimità di
queste piante nella natura incontaminata per produrre il Miele di Manuka.

La Nuova Zelanda offre le più svariate condizioni climatiche.
La pianta di Manuka ha una crescita rapida e non è molto esigente per
quanto riguarda la qualità del suolo, ma le caratteristiche dell’habitat dove
cresce ne determina la qualità e la sua capacità antimicrobica.
Esistono territori sterminati in cui la la Manuka cresce senza alcun
intervento esterno.
La pianta stessa in grado di produrre sostanze capaci di difenderla da
batteri, virus e funghi, per questo motivo è davvero inutile ogni uso di
fertilizzanti e pesticidi per far crescere sana la pianta.
Di conseguenza, il Miele di Manuka che ne risulta sarà comunque prodotto
in maniera completamente Naturale.
Ciò che rende “attivo” un Miele di Manuka è ancora oggetto di accurate
ricerche, infatti, è stato scoperto il principio attivo responsabile delle sue
eccellenti capacità antibatteriche , ma non è ancora chiaro quali siano le
condizioni ambientali che inducono la pianta ad arricchire il suo nettare con
questa sostanza.

Come ho detto in precedenza la Manuka è una pianta robusta e adattabile
capace di estendersi in larga misura nella natura incontaminata.
Gli apicoltori posizionano i loro alveari nelle vicinanze di queste piante.
La Manuka fiorisce a metà novembre e il processo di fioritura dura 4
settimane.
Appena il fiore si apre il nettare arriva sulla punta del fiore. L’ape che si
posa sul fiore ne estrae il nettare e lo porta con sé nell’alveare.
Il fiore cadrà ma si schiuderanno altri occhielli lungo la pianta di Manuka,
creando moltissime ricrescite nel cespuglio

L’ape nell’alveare rigurgiterà il nettare e lascerà il compito alle api operaie di
elaborare il nettare e trasformarlo in miele che poi verrà immagazzinato
nei favi.

La lavorazione dell'uomo inizia dove finisce quella dell'ape, dopo che le api
hanno immagazzinato il miele nei favi.

Il miele di Manuka è una particolare varietà di miele dalle eccellenti
capacità terapeutiche.
Nessun altro miele in natura presenta le stesse caratteristiche. Potente
antimicrobico [1].
Pagina 8
L’osmolarità
L’osmolarità è un fattore che contribuisce alla capacità antibatterica del
miele.
Il miele è costituito principalmente da zucchero, soprattutto da fruttosio e
da glucosio che hanno la capacità di modificarne la consistenza.
Se contiene più glucosio il miele sarà più cremoso fino ad essere quasi
solido, mentre se contiene più fruttosio il miele rimane più fluido.
Il miele maturo contiene basse percentuali di acqua, inferiore al 20%,
questo la rende una soluzione zuccherina estremamente satura.
Nel miele maturo i microrganismi non possono riprodursi perché avrebbe bisogno di acqua per sopravvivere.

Per molti anni gli scienziati non sono riusciti ad isolare il principio attivo
responsabile della straordinaria capacità antibatterica del Miele di Manuka.
Fu concordato di chiamarlo Unique Manuka Factor, UMF (Fattore Unico di
Manuka).
La sua intensità fu paragonata all’efficacia dell’acido fenico contro diversi
batteri e fu classificato, ad esempio, come UMF10 se si rivelava efficace
come una soluzione di fenolo al 10%.
Il segno “più” (+) veniva indicato se addirittura il grado di efficacia veniva
superato (es. UFM10+ oppure UFM20+).
Questo tipo di classificazione fu per anni considerata soddisfacente, anche se
non esistevano test riproducibili in maniera esatta e quindi era impossibile
sapere con esattezza l’esatta quantità di questo principio attivo.
Ma soltanto grazie alle scoperte di un team di chimici finalmente il
Metilgliossale dà un nome al fattore unico di Manuka.

Un team di chimici alimentari del Politecnico di Dresda guidati da Thomas
Henle è riuscito a far luce ed identificare il fattore unico di Manuka come il
Metilgliossale.
“Il metilgliossale è il principio attivo presente nel miele di Manuka
responsabile della sua potente capacità antibatterica e che lo differenzia
da qualsiasi altro miele al mondo.”
La quantificazione del Metilgliossale avviene in termini assoluti, infatti oggi si
può determinare in modo esatto la percentuale di metilgliossale in una data
dose di miele (es. 100 mg di MetilGliossale in 1 kg di miele).
“Abbiamo dimostrato per la prima volta senza ambiguità che il
Metilgliossale è il diretto responsabile dell’attività antibatterica del miele
di Manuka.” (Thomas Henle)
Infatti nel Miele di Manuka la quantità di metilgliossale può variare da 100 a
600 mg di metilgliossale per Kg, in altri tipi di miele può raggiungere
perlopiù 1-2 mg talvolta arriva a 20 ma è comunque una quantità molto
Anche in altri cibi è presenti ma è sempre in quantità davvero minime non
superando mai 50 mg per Kg.
“Finora il miele di Manuka è il solo alimento al mondo che contiene il
Metilgliossale alimentare in quantità significative.” (Thomas Henle)

Come si forma il Metilgliossale?
Come abbiamo già detto non è ancora chiaro quali siano le condizioni
ambientali che inducono la pianta ad arricchire il suo nettare con questa
sostanza.
Questo è ancora oggi oggetto di numerose ricerche di molti ricercatori.
Sembra che lo “stress” della pianta favorisca un contenuto elevato di
metilgliossale nel miele di Manuka.
I possibili fattori scatenanti potrebbero essere i terreni salini, il calore, il
freddo e la siccità costante.
Questi “stress” inducono la pianta a produrre alte concentrazioni metilgliossale che si riversano nel nettare e quindi non ci sarebbe alcun
apporto di enzimi da parte delle api.
Altre ricerche da parte del dipartimento di chimica dell’Università di Waikato
hanno identificato nel DHA (diidrossiacetone) lo stadio precedente del
metilgliossale.
Il DHA che si trova nel miele non maturo, è presente poco dopo che le api
hanno depositato il miele nel favo.
Con la maturazione del miele, il DHA si trasforma in metilgliossale, sostanza
responsabile della sua potente azione antibatterica.
Nonostante numerosi esperimenti svolti non è possibile accelerare
artificialmente la maturazione del Miele di Manuka attivo.

VARI TIPI DI MIELI DI MANUKA

La classificazione dei vari tipi di miele di Manuka è possibile solo ed
esclusivamente in relazione alla concentrazione di Metilgliossale presente
al suo interno.
Mieli di Manuka con aspetto, consistenza e sapore molto simili possono, in
realtà, essere molto differenti!I valori elevati di metilgliossale NON sono rilevabili sulla base del sapore,
per questo scopo è sempre necessaria un’analisi chimica.
Per questo motivo il miele di Manuka in commercio deve riportare in
etichetta il contenuto di Metilgliossale per essere originale ed affidabile.
Se non è indicato il grado di attività non significa che quel miele di Manuka
non sia attivo, ma probabilmente avrà quantità di metilgliossale minime.Sarebbe opportuno scegliere almeno un miele di Manuka MG100+, quasi
sempre sufficiente per uso esterno, come l’applicazione su ferite o sulla pelle.
Per l’uso interno occorre invece una varietà con una concentrazione più
elevata.
La regola generale è che più si vuole andare in profondità più il miele deve
essere forte.
Esistono tantissime cliniche e ospedali soprattutto in Germania che
utilizzano il Miele di Manuka come dispositivo.
Ad oggi è sempre più evidente che gli agenti patogeni stanno sviluppando
strategie che li hanno resi quasi completamente resistenti alle sostanze
medicinali usate per combatterli, come gli antibiotici.

Oppure, ancora, nella clinica Havelhöhe di Berlino, il miele di Manuka si
utilizza nel trattamento del “piede diabetico” favorendone la pulizia della
ferita e la formazione di nuovi vasi sanguigni grazie ai quali i tessuti vengono
irrorati nuovamente. [5] spesso riuscendo ad evitare l’amputazione.
Inoltre il miele di Manuka è molto efficace nel trattamento della rinosinusite
cronica.
Infatti, in vitro il miele di Manuka è in grado di eliminare lo Staphylococcus
aureus [1] e la Pseudomonas aeruginosa [2] .
Come il miele riesca ad ottenere questi risultati non è ancora del tutto
chiaro, ma non solo ha un’eccellente capacità antimicrobica ma il batterio
non sviluppa resistenza nei confronti del miele [3].
La professoressa Liz Harry, della University of nology di Sydney,
attribuisce al miele di Manuka la capacità di rendere sensibili agli antibiotici
anche i batteri resistenti, quindi la proprietà di impedire che si sviluppi
resistenza e addirittura la caratteristica di rendere nuovamente sensibili agli
antibiotici i batteri già resistenti.

MANUKA PER USO VETERINARIOAnche in ambito veterinario è possibile utilizzare il miele di Manuka come
dispositivo medico soprattutto in caso di gravi ferite o ustioni.
Questo eccellente miele promuove un’accurata pulizia e fa sì che la
medicazione sia sostituibile senza dolore.
Il miele di Manuka grazie alla sua potente azione antibatterica, antimicotica
e terapeutica rende possibile eliminare le impurità e i tessuti morti senza
alcun dolore per l’animale.
Grazie all’uso del Miele di Manuka in campo veterinario si raggiunge una
guarigione completa soprattutto in caso di ferite gravi e ustioni.

UTILIZZO MIELE DI MANUKA

È già noto come anche altre varietà di miele sono utilizzabili a scopi
terapeutici, ma il miele di Manuka ottiene sicuramente risultati
straordinari.
Questo è certamente dovuto alla presenza in percentuali molto importanti
del Metilgliossale, a cui il miele di Manuka deve il suo potente effetto
antimicrobico.
Molto importante è scegliere il giusto grado di concentrazione a seconda
del tipo di problema che si vuole trattare.
Di solito per uso esterno è sufficiente un grado di attività MG100+, mentre
per l’uso interno a seconda del tratto che si vuole raggiungere si potrà
scegliere varietà MG200+, MgG400+, MG500+ oppure il più potente
MG800+.

➢ FERITE [1 -2]
➢ DERMATITE [3]
➢ ULCERE [4]
➢ NELLA CURA DELLA PELLE [5]
NB: È comunque è sempre necessario interpellare un medico e avere il
parere di personale medico autorizzato.

IMPIEGO INTERNO

Assumi un cucchiaino al giorno a stomaco vuoto.
L’assunzione di miele di Manuka risulta essere davvero molto efficace e
può rappresentare un’alternativa sana e naturale in caso di vari disturbi,
ma è sempre opportuno consultare un medico.
Scegliere la concentrazione di metilgliossale nel trattamento di queste
patologie è fondamentale, ricorda che più il miele dovrà andare in
profondità più dovrà essere forte

Il miele di Manuka ha sapore e consistenza molto diversa dai mieli più
comuni che troviamo in commercio frequentemente.
La sua consistenza è molto densa e cremosa di un colore giallo/arancio e si
scioglie più lentamente nelle bevande calde.
Il suo profumo è intenso ed il sapore è forte e deciso, ma comunque
inconfondibilmente dolce.
Come ho già detto mieli di Manuka con aspetto, consistenza e sapore molto
simili possono, in realtà, essere molto differenti!
I valori elevati di metilgliossale NON sono rilevabili sulla base del sapore,
per questo scopo è sempre necessaria un’analisi chimica oppure fai
riferimento alla gradazione riportata sull’etichetta.

CONTROINDICAZIONI

Il Miele di Manuka è un prodotto sicuro e non presenta particolari
controindicazioni.
È comunque sconsigliato l’uso nei seguenti casi:
1 - Nei soggetti allergici o sensibili alle componenti del miele o alla pianta di
Manuka.
2 - Nei soggetti allergici o sensibili alle Api.
3 - Dato l’elevato contenuto in zuccheri, è da consumare con moderazione
per soggetti diabetici.
4 - Evitare l’assunzione per i neonati sotto i 12 mesi.

USI

Nel tè o nelle tisane
Al posto dello zucchero, per dolcificare, utilizza un cucchiaino di miele di
Manuka MG100+ donerà alla tua bevanda un gusto inconfondibile.
Una bevanda disintossicante, depurante e brucia grassi con tutte le
proprietà antibatteriche del miele di manuka.
Per prepararla ti occorrono solamente:

  1. 40 gr di zenzero pulito e sbucciato
  2. 2 cucchiai di miele di Manuka MG100+
  3. 1 litro d’acqua
  4. succo di 1 limone biologico
    Preparazione:
    Metti sul fuoco l’acqua con lo zenzero tritato finemente e lascia cuocere
    per circa 15 minuti.
    Togli dal fuoco e aggiungi il miele di Manuka MG100+ e lascialo
    sciogliere girando con un cucchiaio.
    Mettilo in una caraffa, filtrandolo con un colino o una garza e infine
    unisci il succo di limone.
    Puoi berlo sia freddo che caldo e conservarlo in frigo per 2-3 giorni.

Essendo un miele dal sapore molto forte e deciso si presta molto bene
ad accompagnare piatti dal gusto ricco.
Un abbinamento perfetto è quello con il salmone o pesci grassi simili,
in ricette a base di verdure, insalate di legumi e cereali,

Ecco una semplice e gustosa ricetta per te, ingredienti per due persone:
• 100 gr di orzo perlato
• 50 gr di spinacino fresco
• 10 noci
• 1 mela renetta
• 2 cucchiai di miele di Manuka MG 100+
• semi di chia e girasole q.b.
• sale e olio extravergine d’oliva q.b.
• succo di limone

MANUKA NELLE RICETTE DI BELLEZZA

Il miele di Manuka per le sue eccellenti capacità antimicrobiche può
essere usato anche per esaltare la bellezza della tua pelle.
Come maschera per il viso oppure come ingrediente in un esfoliante
naturale per il corpo, renderà la tua pelle più sana e bella,
incredibilmente liscia

Puoi applicare il Miele di Manuka puro sulla pelle e lasciarlo agire
prima di risciacquarlo con dell’acqua tiepida oppure puoi esaltarne le
caratteristiche mescolandolo con altri ingredienti.
• 1 cucchiaio di olio di cocco
• 1 cucchiaio di miele di Manuka
• 2 gocce di olio essenziale Tea Tree
L’olio essenziale di Tea Tree ha proprietà antibatteriche, cicatrizzanti,
antimicotiche e antiodoranti.
Se non hai l’olio essenziale Tea Tree puoi utilizzare 1/2 cucchiaino di
limone, restringe i pori dilatati e possiede proprietà antibatteriche.
Mescola tutti gli ingredienti e applica la maschera sul viso pulito, lascia
agire per 10 minuti e poi risciacqua con abbondante acqua.
Maschera viso con Miele di Manuka per pelli
grasse con tendenza all’acne
Se hai la pelle molto grassa e soffri di acne, scegli una maschera viso ad
azione antibatterica.

Il nostro Miele di Manuka viene prodotto esclusivamente in Nuova
Zelanda dove la Manuka nasce e cresce senza alcun utilizzo di fertilizzanti
e pesticidi e la presenza di Metigliossale è certificata da analisi di
laboratorio accreditato, ufficiale e ben visibile sulla confezione.
Noi di NaturalePiù prestiamo una particolare attenzione nel selezionare
tutti i nostri prodotti.
Ci auguriamo che questa guida possa averti aiutato a fare maggiore
chiarezza e capire gli innumerevoli utilizzi e benefici di questo miele
eccellente.
Un Caro saluto e... Buon Miele di Manuka!

www.NaturalePiù.com

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