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Categoria: "Crescita spirituale"

Patience Pays Sii paziente Aspetta Lascia che la mano di Dio lavori per te

PATIENCE PAYS

una preghiera di Yogi HARBHAJAN

(in basso la traduzione in italiano, il testo originale in inglese, e l'audio con la sua voce ❤)

 

Sii paziente. Aspetta. Lascia che la mano di Dio lavori per te.

Lui ha creato te, lasciagli creare anche tutti gli elementi, le circostanze, le opportunità e le capacità.

Perché vacilli, essere mortale? Il Creatore stesso ti proteggerà.|

Lui che ti ha creato penserà anche al tuo nutrimento.

Oh individuo, perché dubiti così? Colui che ti ha creato si prenderà cura di te.

 

Colui che ha creato questo universo, i pianeti, tutte le potenzialità e le opportunità di questo mondo, è anche colui che ha creato te.

Aspetta, sii paziente, appoggiati a lui e tutto ciò che c'è di meglio arriverà a te. (Dimora in Dio) Affidati a Dio. Affidati a Dio. Affidati a Dio.

 

Sostieni la tua anima. Affidati a Dio e sostieni la tua anima. Affidati a Dio e sostieni la tua anima.

 

Allora tutte le opportunità e le potenzialità del creato che sono nel tuo migliore interesse saranno ai tuoi piedi.

 

Tu hai bisogno di milioni di cose; e milioni di cose ti arriveranno, se sei stabile, definito, fermo, paziente.

 

Ricorda che il Creatore ti protegge e che la Creazione è pronta per servirti, se tu... sarai te stesso.

Quindi per favore allontana i fantasmi della tua vita, e smetti di inseguirli.

 

Fortificati, concentrati, sii te stesso.

 

Possa tutta la pace, la serenità, la salute e la prosperità raggiungerti sempre ! Sat Nam

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*

"Patience pays. Wait. Let the hand of God work for you. One who has created you let Him create all the environments, circumstances, and facilities & faculties.

Tu kaahay dolay praaniaa tudh rakhaygaa sirjanhaar | jin paidayas tu kiyaa soee kardaa saar

Oh individual, why you are in a very doubtful state? One who has made you will take care of you. One who has created this universe, all the planets, planetary faculties and facilities on Earth, He is the One who has created you. Wait, have patience, lean on him, and all best things will come to you.

Dwell in God. Dwell in God. Dwell in God. Befriend your soul. Dwell in God and befriend your soul. Dwell in God and befriend your soul. All the faculties and facilities of the Creation, which are in your best interest, shall be at your feet. You need million things; million things will reach you, if you are stable,  firm, patient. Remember, Creator watches over you and Creation is ready to serve you, if you just…be you.

So please take away the ghost of your life and stop chasing around. Consolidate. Concentrate. Be you. And may all the peace & peaceful environments, prosperity approach you forever. Sat Nam"

Yogi hARBhajan

Kundalini yoga-Patience pays

 

CONSIGLIO DOLCISSIMO:

Create un altarino sulla vostra scrivania

un candela

una mappa, il vostro percorso

una foto

un' immagine di un maestro

un oggetto dal grande valore affettivo...

 

Tutte le mattine concedetevi

qualche minuto

per fare il pieno di serenita'

 

Siate completamente presenti

e andrete in pace

 

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MEDITAZIONE SONORA flusso di luce Hathoriano rilascia le tensioni e aiuta a liberare

MEDITAZIONE SONORA  ricevuta dagli HATHORS

 

Flusso di luce hathoriano

 

Un Hathor suono meditazione attraverso Tom Kenyon

 

Gli Hathors mi hanno chiesto di pubblicare questa meditazione sonora per settimane a causa della estremo stress che molte persone stanno vivendo e continueranno a vivere nella loro vita.

 

Questa meditazione- sonora è dolce e sottile, ma i suoi benefici sono estesi, in quanto consente di rilasciare lentamente la tensione che nasce da circostanze attuali, e se si sceglie di lavorare con lei ulteriormente può aiutare a liberare negatività dal tuo passato.

 

Flusso di luce hathoriano

 

Questa meditazione sonora si ascolta meglio con cuffie o auricolari stereo. Se hai lo spazio per farlo, ti suggerisco di sdraiarti e di sollevare le gambe in modo che siano più alte della testa e del petto poiché questa semplice posizione ti aiuterà a rilassarti più profondamente.

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Inspirate in lunghe, lente e confortevoli espirazioni rilassate, lasciando che ogni espirazione sia più rilassata di quella precedente.

 

I suoni che compongono la meditazione provengono da un ruscello che scorre sull'isola dove vivo si combinano con i suoni Hathor che sono analoghi dai regni di luce per rilasciare lo stress e attivare reti di luce nel tuo corpo.

 

Mentre ascolti questa meditazione immagina che un flusso di luce liquida fluisca attraverso di te dalla sommità della testa verso il basso attraverso lo spazio del tuo corpo e fuori dai tuoi piedi e dalle tue mani portando via delicatamente stress e tensione.

 

Mantieni la consapevolezza nel tuo corpo fisico mentre ascolti i suoni del ruscello e i suoni degli Hathor. In questo modo permetterai all'energia vibratoria di guarigione e rilascio di entrare profondamente nei tuoi organi e in altre aree del tuo corpo che potrebbero essere tese e costrette.

 

Ti suggerisco di riposarti qualche minuto con gli occhi chiusi dopo aver ascoltato per sentire le energie sottili che si sono liberate dentro di te. Puoi ripetere la sequenza tutte le volte che desideri per creare una sessione di ascolto per tutto il tempo che desideri.

 

Vai al sito  originale (QUI SOTTO) per ascoltare o scaricare il file audio per la meditazione flusso di luce

http://tomkenyon.com/hathorian-stream-of-light

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IL SEGNO DELLA CROCE.....uccide germi e cambia le proprieta' ottiche dell'acqua

IL SEGNO DELLA CROCE….

Uno studio condotto in un laboratorio per le tecnologie medico-biologiche, ha suscitato un vero scalpore, ha dichiarato il giornale russo ”Vita”. Gli scienziati hanno dimostrato sperimentalmente che il segno della croce uccide i germi e cambia le proprietà ottiche dell'acqua. “Abbiamo confermato che l'antica usanza di fare il segno della croce sul cibo e bevande a tavola ha un profondo significato mistico con uso pratico: il cibo viene pulito letteralmente in un attimo e questo grande miracolo accade ogni giorno", dichiara Angelina Malahovskaya.

La ricerca sul potere del segno della croce, Malahovskaya e la sua squadra la stanno conducendo da quasi 10 anni.

Gli esperimenti riaffermano ripetutamente lo stesso; c'è un fenomeno scientifico: in acqua sono state trovate proprietà battericidi con la sua consacrazione con la preghiera e segno della croce. Una nuova (finora sconosciuta) proprietà della “Parola di Dio” è stata scoperta per trasformare la struttura dell’acqua, aumentando notevolmente la sua densità ottica nell’area ultravioletta dello spettro. La possibilità stessa di condurre queste ricerche è un miracolo per Angelina Malahovska e per i suoi colleghi di Pietroburgo: il progetto non è né finanziato né inserito nel programma di ricerca. Tuttavia gli scienziati si occupano gratuitamente con l’enorme volume di lavoro scientifico solo per consentire alle persone di sentire il potere curativo di Dio.

I fisici verificano l'azione della preghiera “Padre Nostro” e il segno della  croce sui batteri patogeni. Per fare le ricerche sono stati prelevati campioni d'acqua provenienti da diversi bacini d'acqua: pozzi, fiumi, laghi. Tutti i campioni di uscita contengono stafilococco dorato. Dopo la lettura della preghiera “Padre Nostro” e il segno della croce sul campione si scopre che la quantità di batteri nocivi diminuisce 7, 10, 100 e anche più di 1000 volte!

Sulla condizione dell'esperimento, per escludere le influenze di una possibile suggestione del pensiero, la preghiera è letta sia dai credenti che dai non credenti.

Il numero di batteri patogeni nei ambienti diversi diminuisce ogni volta, rispetto al modello di controllo.  L’influenza benefica della preghiera e del segno della croce hanno effetto benefico anche su tutti i partecipanti all'esperimento: in tutti la pressione sanguigna si stabilizza, migliorano anche gli esami del sangue. La cosa interessante è che nelle persone con pressione sanguigna bassa (ipotonia), la pressione sanguigna aumenta, e invece alle persone con pressione sanguigna alta (ipertensione), l’ipertensione cala. L'esperimento mostra anche un'altra peculiarità: quando il partecipante non è così concentrato o addirittura negligente nell' illuminare con il segno della croce (il centro della fronte, il centro del plesso solare, le fosse della spalla destra e sinistra), il risultato positivo dell'impatto diminuisce o addirittura è assente. Gli scienziati misurano anche la densità ottica dell'acqua prima e dopo l’illuminazione con il segno della croce. I risultati indicano che la densità ottica aumenta rispetto a quella iniziale. Secondo Angelina Malakhovskaya, questo significa che come se fosse l'acqua a “distinguere” il significato delle preghiere pronunciate su di essa, ricorda questo impatto e lo conserva sotto forma di maggiore densità ottica. Come se “si saturarsse” di luce.  L’occhio umano, naturalmente, non riesce a catturare queste “curative variazioni nella struttura dell'acqua”, ma lo spettrografo dà una valutazione oggettiva del fenomeno. Il segno della croce cambia quasi istantaneamente la densità ottica dell'acqua. La densità ottica dell'acqua, su cui è stato eseguito un segno di croce, aumenta in modo diverso quando si esegue il segno della croce da un laico o da un sacerdote; al segno della croce eseguito di un laico, la densità ottica aumenta quasi 1,5 volte, invece quando è consacrata da una persona spirituale quasi 2,5 volte!

Cioè, l'acqua “distingue” i gradi di consacrazione.

Da dx a sx... ♾️

4 direzioni alto basso dx e sx, il cuore rimane al centro...

 

FONDAMENTALE !!!

SEGNO di CROCE ORTODOSSO diverso da quello cattolico:

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Pollice indice e medio UNITE per tracciare i

Punti:

Centro della fronte

Centro del Plesso solare

Fossette al centro delle spalle (in icone russe in genere c'è un gioiello disegnato...)

da dx a sx

 

Mudra non eseguito correttamente, diminuisce o addirittura annulla effetto.

È stato anche verificato con la radiestesia

 

 

 

 

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ANANDAMAYI MA

Anandamayi Ma

nacque nel villaggio di Kheora in Tipperah (Bangladesh) il 30 aprile 1896 con il nome di Nirmala Sundari Devi.

I suoi genitori appartenevano alla corrente Vaishnava (legati alla figura sacra di Vishnu) della religione induista, nonostante vivessero in una regione in cui la maggioranza delle famiglie era di fede islamica.

Nirmala Sundari (che vuol dire Bellezza Immacolata) crebbe in un’atmosfera d’estrema semplicità; sempre gioiosa e sorridente, era servizievole e amica di tutti, Indù e Musulmani. Obbediva senza esitare alle parole dei grandi. La sua istruzione scolastica durò poco meno di due anni, poiché la famiglia non poteva fare a meno dei suoi servizi. La sua educazione religiosa fu scarsa, ma ben presto accompagnò il padre nelle cerimonie religiose, cantando con lui gli inni sacri. Ogni tanto aveva dei momenti di ‘assenza’: nel bel mezzo di un lavoro o di un gioco la bambina diventava inerte, con lo sguardo fisso e, quando riprendeva i sensi, sembrava tornare da molto lontano. Altre volte la vedevano parlare con le piante e con esseri apparentemente invisibili. Queste cose erano comunque piuttosto rare, e i suoi genitori non se ne preoccuparono

 

all'eta' di tredici anni fu data in sposa al bramino Sri Ramani Mohan Chakravarty, che sarà in seguito noto come Bolanath, (uno dei nomi del Dio Shiva) appellativo donatogli dalla stessa Nirmala.

La convivenza effettiva tra i due iniziò soltanto nel 1914, ma il matrimonio non fu mai consumato fisicamente.

Bolanath non soltanto accettò la scelta di castità della giovane moglie ma fu anche il primo a diventare suo discepolo.

Nirmala, infatti, non ebbe alcun maestro ed iniziò a manifestare fin da giovanissima la sua particolare natura: era solita recitare numerosi mantra in sanscrito e praticare complicate asana yogiche per ore intere.

In molti hanno descritto come la giovane ragazza cadeva spesso in stati di profonda trance e di come in sua presenza si sarebbero verificati diversi fenomeni inspiegabili. Ovviamente la cosa contribuì a diffondere molto presto la sua notorietà nel mondo indiano.

Il 1922 è noto come l’anno della sua auto-iniziazione,  (la notte del 3 agosto),  da quel momento inizierà un lungo voto di silenzio che durerà per più di tre anni.

 

La sua prima apparizione pubblica fu nel 1925 in occasione della festa religiosa del Kali-puja, che Nirmala fu invitata a condurre.

Nel corso della celebrazione, secondo la testimonianza di tutti presenti, i tratti della giovane si sarebbero trasformati fino ad assumere per un certo lasso di tempo le sembianze di Kali.

Una volta cessato il voto di silenzio, Nirmala iniziò a praticare lunghi digiuni, intanto cresceva sempre di più il numero dei fedeli e dei pellegrini che si recavano a farle visita e a renderle omaggio.

In poco tempo intorno a lei si formò una folta comunità spirituale, all’interno della quale, secondo diverse testimonianze, si verificarono numerosi casi di guarigione miracolose di malati.

 

Nel 1926, a Nirmala  fu donato dal fratello e suo discepolo Bhaiji l’appellativo di Anandamayi Ma, che significa “Madre permeata di Gioia”, ella sarà anche chiamata Mataji e Sri Ma.

Dal  1927  iniziò a viaggiare,  visitando numerosi luoghi santi del nord dell’India, in particolare l’Himalaya e la città santa di Benares. Negli anni successivi continuò i suoi pellegrinaggi in tutta l’India e la devozione nei suoi confronti crebbe tantissimo.

 

Nel 1936 incontrò  Paramhansa Yogananda, che la ricorderà nel suo celebre testo Autobiografia di uno Yogi.

e davanti a lui disse:

 

„"Padre, c'è poco da dire." Ha allargato le sue mani aggraziate in un gesto di biasimo. "La mia coscienza non si è mai associata a questo corpo temporaneo." Prima di venire su questa terra, Padre, "ero la stessa". Da bambina, "ero la stessa". Sono diventato donna, ma ancora "ero la stessa". Quando la famiglia in cui sono nata ha preso accordi per far sposare questo corpo, 'Io ero la stessa ... E, Padre, di fronte a te ora,' Io sono la stessa. ' Anche in seguito, sebbene la danza della creazione cambi attorno a me nella sala dell'eternità, "sarò la stessa".“

 

altro suo detto;

 

„Chiedetevi sempre

'Chi sono io?' e troverete la risposta.

Guardate un albero: da un seme nasce un enorme albero; da esso provengono numerosi semi, ognuno dei quali a sua volta cresce in un albero. Non ci sono due frutti uguali. Eppure è una vita che pulsa in ogni particella dell'albero.

 

Quindi, è lo stesso Atman ovunque. Tutta la creazione è questo: c'è bellezza negli uccelli e negli animali. Anche loro mangiano e bevono come noi, si accoppiano e si moltiplicano; ma c'è questa differenza: noi possiamo realizzare la nostra vera natura, l'Atman. Essendo nati come esseri umani, non dobbiamo sprecare questa opportunità. Almeno per pochi secondi ogni giorno, dobbiamo chiederci chi siamo.

 

È inutile prendere un biglietto di ritorno più e più volte.

Dalla nascita alla morte e dalla morte alla nascita è il samsara.

 

Ma davvero non abbiamo nascita e morte. Dobbiamo rendercene conto.“

 

Fonte: https://le-citazioni.it/autori/anandamayi-ma/

 

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L'ESTASI DEL CAMMINO

L’ESTASI DEL CAMMINO

Chi cammina con consapevolezza e attenzione porta in ogni suo passo la vita, la vita di un corpo che si muove, che sente e si esprime. 

  “Sana non è la persona che non si ammala mai, ma colui che si mette sul processo di guarigione.” Camminare ogni giorno con passi di consapevolezza è una risorsa per ascoltarsi nel qui ed ora e trasformarsi.  Cammino da sempre per trovare me stesso e risolvermi.

E cammino consapevolmente con altri. Camminare insieme è dialogo, un dialogo che ti mette di fronte a una verità anche quando non vuoi. In relazione con te e con l’altro. Se ci fai caso, il tuo modo di camminare insieme a qualcuno dice tutto sulla relazione che hai con l’altro. Un proverbio persiano dice «Per conoscere realmente qualcuno ci devi mangiare, dormire e viaggiare insieme».  Un altro detto indiano dice: “per conoscere davvero una persona prima devi camminare nei suoi mocassini !”

“Gesù  misura questa terra incolta, che è sfuggita alla tirannia dell’utile, con il passo lento del vagabondo che non ha altro da fare se non contemplare la vita dalle mille sfumature. Quando egli si distende sull’erba per un breve riposo, delle farfalle gli si avvicinano al viso, muovendo l’aria che respira con il battito senza rumore delle loro ali colorate”.

Questa immagine di uno dei miei scrittori preferiti, Christian Bobin, sintetizza in un lampo la mia visione del mondo riguardo la meravigliosa e policroma arte del camminare. Vita, agnizione, sfumatura, vagabondaggio, poesia, natura, fatica, riposo, lasciarsi attraversare da quel sorriso che si fa rivelazione di una stanchezza felice quando uno sfarfallio di gioia ti schiaffeggia per riportarti in vita.

Tutto questo per me è camminare. Cammino da sempre per trovare me stesso e risolvermi.

Per essere “l’uomo dalle suole di vento”, come Verlaine definiva Rimbaud. Fermi tutti. Lo so, lo sento. Balugina all’orizzonte un catartico e liberatorio e chi se ne importa?  E’ il cammino che è liberatorio, catartico, libertario e vivificante. Gesù è l’uomo che cammina, dal titolo di un altro dei volumetti più intensi dello scrittore francese Bobin. E ancora di più, in questa apologia del camminare che altro non è che la mia trasognata e fenomenologica “weltanshauung”, mi piace quando scrive: “Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo.

Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine”.

Ecco, nel camminare vedo l’infinito, la forza dei passi che si trastullano con l’eternità, la speranza dell’illimitatezza nella disciplina, della capacità di ardere senza consumarsi. Che il cammino abbia una valenza terapeutica, di guizzante benessere fisico e profonda salute spirituale e metafisica, è cosa nota. Per non dire delle sue “emanazioni” mistiche ed “erotiche” come contempla ogni esperienza mistica che si rispetti. Io, personalmente, ad ogni passo, possibilmente in solitudine, risorgo sempre. Come l’Uomo che cammina, che ci ha lasciato il ricordo e la certezza.

“Alzati e cammina” e la speranza giace nuda nel cuore della terra, per tre giorni e per tre notti. Poi si alza e se ne va.

E a noi non rimane che camminare, per cercare e avere ancora speranza. Imprimere la terra con i piedi, insomma, come scrive Adriano Labbucci, è un atto “rivoluzionario”: “Non c’è nulla di più sovversivo, di più alternativo al modo di pensare oggi dominante. Camminare è una modalità del pensiero. E’ un pensiero pratico. E’ un triplo movimento: non farci mettere fretta, accogliere il mondo e non dimenticarci di noi strada facendo”.

Secondo questa prospettiva, trovo i viaggi a piedi straordinari e autenticamente “sovversivi”. Contro il mito fagocitante della velocità e un futurismo di massa che rischia di farci diventare come le folle che Nicolas Gòmez Dàvila definiva “moltitudini transumanti che profanano ogni luogo sacro”, la vacanza “in movimento” non è solo vacanza. E’ esperienza profonda di sé e della traccia viva che c’è in ogni relazione.

Gli aspetti spirituali, terapeutici, psicologici del camminare. Perché “mettersi in moto”?

Non è un caso che da qualche anno l’Organizzazione mondiale della Sanità abbia inserito all’interno delle possibilità di prescrizione medica l’attività fisica. E’ proprio così. I medici possono prescrivere in una “ricetta” l’attività fisica, il camminare al posto di farmaci. Interessante, no? Parto dal punto di vista medico, anche se non è il mio perché è quello a cui l’occidente fa riferimento quando si parla di salute. Camminare è una pratica salutare. Ogni passo è un massaggio tonificante e benefico per tutto il corpo, ma anche una meditazione. Meditare è un atto di profonda conoscenza.

Cosa succede quando si cammina? C’è un’attivazione di tutto il corpo, mente compresa. Il nostro passo rivela il tipo di curiosità che abbiamo per il mondo, ai nostri piedi non possiamo mentire. La struttura ossea occupa la parte superiore del piede. Sotto c’è la polpa, un’ampia massa densamente vascolarizzata. Quando camminiamo, questa massa vascolarizzata viene, alternativamente nei due piedi, compressa e rilassata. Il sangue venoso viene spinto in alto, quello arterioso aspirato in basso. I piedi in cammino sono due potenti pompe che affiancano e aiutano il lavoro del cuore. Nella camminata i movimenti muscolari ripetuti sono connessi con l’attivazione dei gangli della base, i quali a loro volta hanno un’influenza sul talamo, il quale ha una proiezione sulla corteccia orbitofrontale: i movimenti stimolano le funzioni cognitive e di pianificazione personali.

Gli ormoni dello stress (corticosteroidi) aumentano nel nostro sangue lungo la giornata e producono pensieri frammentari e superficiali. Camminando abbassiamo questi ormoni e ci riconnettiamo con i nostri pensieri. Aumenta la creatività, l’elaborazione di nuove, appropriate idee (grazie al ritmo dato dai movimenti ripetuti).

L’effetto si estende anche al lasso di tempo subito successivo alla camminata: ” Tutti i pensieri veramente grandi sono concepiti camminando” diceva Nietzsche. Se aggiungiamo anche e aggiungiamo lo stare all’aperto, tutto questo contribuisce a rendere le persone più loquaci e la maggior parte degli scambi verbali include idee creative. Migliora l’umore potenziando il pensiero divergente e la creatività. Ha una forte influenza positiva sulla memoria associativa. Insomma, come vedi, diversi benefici psicofisici. Ma c’è di più, camminare è un atto ripetitivo, una meditazione.

Camminare insieme è un dialogo con se stessi e con gli altri. All’interno di questo sta, a mio parere, l’effetto spirituale, terapeutico benefico del camminare in sé. Se aggiungiamo che camminare per più giorni significa uscire dalla propria zona di comfort, significa cambiare ambiente familiare, casa, letto, beh, allora camminare è anche un atto di profondo cambiamento, un’azione che ci aiuta a vivere i cambiamenti.

Camminare è, dunque, un atto veramente rivoluzionario?

Migliaia di anni fa vivevamo in mezzo alla natura, a stretto contatto con la natura. Oggi, tendenzialmente, la tagliamo fuori dalla nostra quotidianità, a parte alcuni di noi, più fortunati. La natura cattura in modo discreto la memoria volontaria, non ci costringe a stimoli continui ed eccessivi come la città, donandoci la possibilità di rigenerarci. Camminare a contatto con la natura, più che in città, inibisce la formazione di pensieri negativi che possono sfociare in gravi patologie come la depressione. La natura ha insito in sé un potere “naturale” di grande benessere per l’essere umano. Camminare in mezzo alla natura favorisce i cambiamenti dell’umore, alza il livello di energia e migliora il funzionamento dell’attività cognitiva per effetto di una maggior vascolarizzazione e ossigenazione.

Come stimolare un cambio di mentalità?

Possiamo stimolare ad un cambio di mentalità offrendo spazi di esperienza, dove poter assaporare ed esperire con il proprio corpo gli effetti di uno stile di vita che tenga maggiormente conto della nostra neurofisiologia, dei nostri bisogni, dei nostri ritmi, della possibilità di creare una coerenza sistemica di benessere tra la nostra parte più attiva e la componente recettiva. L’apprendimento passa attraverso l’esperienza. L’esperienza crea uno spazio al piacere e come diceva Platone “l’apprendimento passa per via erotica”.

Chi partecipa al viaggio, riuscirà a diventare “uomo dalle suole di vento”?

Io credo che l’anima viandante o ce l’hai o non ce l’hai. C’è qualcosa che nasce da dentro che porta a scoprire il mondo. Quanto esperiamo nella crescita e nelle relazioni di attaccamento con le figure di accudimento non possono far altro che assecondare o meno quella spinta. La vita è nel corpo. La vera sfida è sentirsi a casa “viandando”, passami la licenza lessicale. Camminando percorriamo la via dei sensi, ascoltiamo e onoriamo il corpo e quello che porta con sè in ogni momento. In un mondo di volatilità, la vera sfida è rimanere fedeli a se stessi. Per farlo bisogna conoscersi, cosa di meglio di un viaggio, soprattutto un viaggio camminato! Chi cammina fa esperienza di radici e ali per volare. Radici e ali per volare permettono all’uomo di viaggiare, allontanarsi senza portare con sé la paura di farlo e di non sentirsi a casa.

Come “vivificarci”, nutrendo anima e corpo?  La storia dell’umanità inizia con i piedi, scrisse André Leroi-Gourhan, antropologo francese. Credo che il camminare sia un gesto profondo, più di quanto oggi noi sentiamo. In questi ultimi anni si sono venuti a creare in Italia numerosi movimenti di camminatori. A me piace pensarli più come walkers che camminatori. Chi cammina con consapevolezza e attenzione porta in ogni suo passo la vita, la vita di un corpo che si muove, che sente e si esprime. Viviamo in un mondo veloce e frettoloso, in superficie, camminare è una perdita di tempo, un atto anacronistico o di moda agli occhi della massa. Camminare è il gesto più energico e rivoluzionario che possiamo compiere. Tornare alle radici e andare avanti non dimenticandosi di portarsi con Sé. Un giorno qualcuno d’importante per me mi ha detto: “Sana non è la persona che non si ammala mai, ma colui che si mette sul processo di guarigione.” Camminare ogni giorno con passi di consapevolezza è una risorsa per ascoltarsi nel qui ed ora e trasformarsi.

Il cammino risveglia consapevolezza e migliora dunque anche la relazionalità?

Il cammino risveglia. Questa è la magia. A prescindere, accade qualcosa nel nostro corpo. E’ prima di tutto relazionalità con le diverse parti che sono in noi: pensiero, sentire e movimento, ectoderma, endoderma e mesoderma se vogliamo prendere in prestito termini dall’embriologia. Una comunicazione da cui non possiamo esimerci che a volte scorre fluida, altre volte si blocca nel suo fluire in qualche punto del corpo. Camminare ci rimette in connessione con questi tre livelli e già di per se è strumento di benessere. Se fatto con consapevolezza e intenzionalità diventa anche strumento terapeutico.

 nel mio essere psicoterapeuta biosistemica ho integrato il camminare anche nel lavoro clinico. La capacità di mettersi in relazione costituisce la base del senso profondo di esistere. Camminare insieme è dialogo, un dialogo che ti mette di fronte a una verità anche quando non vuoi. In relazione con te e con l’altro. Se ci fai caso, il tuo modo di camminare insieme a qualcuno dice tutto sulla relazione che hai con l’altro. Un proverbio persiano dice «Per conoscere realmente qualcuno ci devi mangiare, dormire e viaggiare insieme».  Un altro detto indiano dice: per conoscere davvero una persona prima devi camminare nei suoi mocassini !!” Spesso, nel mio lavoro mi confronto con il problema della solitudine, con la penuria di contatto e di contatti e con il senso d’inutilità delle proprie azioni. Nel nostro essere umani abbiamo bisogno di stare in relazione, di sentirci connessi e in movimento. Il cammino, il cammino in gruppo è anche questo.

 

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