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SISTEMA ENDOCANNABINOIDE: TUTTO QUELLO CHE VORRESTE SAPERE

*SISTEMA ENDOCANNABINOIDE: TUTTO QUELLO CHE VORRESTE SAPERE*

Sistema Endocannabinoide e i suoi recettori

(ma non avete mai avuto il coraggio di chiedere)

Grazie alla pianta di Cannabis, gli scienziati sono riusciti a decifrare il linguaggio primordiale che le nostre cellule utilizzano per comunicare.
Dall’utero al feretro, per innumerevoli generazioni, il Sistema Endocannabinoide guida e protegge gli organismi. Ma un forte distacco esisteva tra il mondo delle scienze e il pubblico generale, almeno fino alla fine degli anni ‘90. A parte per qualche segmento nella comunità scientifica, poche persone sapevano del Sistema Endocannabinoide.
Dottori, giornalisti, pubblici ufficiali… difficilmente qualcuno era aggiornato sulle ultime evidenze della ricerca scientifica, che è riuscita a scoprire e spiegare perché la Cannabis è un rimedio così versatile, e perché è, di gran lunga, la sostanza illecita più popolare al mondo.

Indice

  1. Il Sistema Endocannabinoide: la sua storia e le scoperte
    1.1 Dalla pianta al corpo umano: come e quando è stato scoperto il Sistema Endocannabinoide
    1.2 Come e quando avvenne la scoperta dei recettori cannabinoidi
    1.3 Come e quando avvenne la scoperta degli endocannabinoidi
    1.4 Quando viene riconosciuto il Sistema Endocannabinoide dalla comunità scientifica internazionale?
    1.5 Gli anni ’90: la nuova era scientifica per la Cannabis
  2. Sistema Endocannabinoide: cos’è e quali sono le sue funzioni
    2.1 Nasce prima la pianta di Cannabis o il Sistema Endocannabinoide?
    2.2 Perché esiste il Sistema Endocannabinoide?
    2.3 Quali funzioni svolge il Sistema Endocannabinoide?
    2.4 Come il sistema endocannabinoide protegge il sistema nervoso
  3. I recettori cannabinoidi CB1 e CB2
    3.1 Dove sono distribuiti i recettori cannabinoidi
    3.2 Quali funzioni svolgono i recettori cannabinoidi?
    3.3 Come funziona un recettore cannabinoide?
  4. Gli endocannabinoidi: Anandamide e 2-Arachidonoilglicerolo
    4.1 Che cosa è un endocannabinoide?
    4.2 Quali funzioni svolgono gli endocannabinoidi
    4.3 Che cos’è la carenza clinica da endocannabinoidi?
  5. Conclusioni
  6. Referenze
    Corso Sistema Endocannabinoide
    Approfondisci la tua formazione sul Sistema Endocannabinoide insieme al dott. Livio Luongo e la dott.ssa Viola Brugnatelli.
  1. Il Sistema Endocannabinoide: la sua storia e le scoperte
    1.1 Dalla pianta al corpo umano: come e quando è stato scoperto il Sistema Endocannabinoide
    Utilizzando una pianta che è stata in circolazione per migliaia di anni, abbiamo scoperto un nuovo sistema fisiologico di immensa importanza

Dice Raphael Mechoulam, ritenuto il padre della comunità internazionale sulla ricerca dei cannabinoidi. “Non saremmo riusciti ad arrivarci se non avessimo esaminato la pianta”. (1)

Nelle due decadi che hanno seguito l’identificazione e la sintesi del tetraidrocannabinolo (THC), la molecola psicoattiva della Cannabis, da parte degli scienziati Mechoulam e il collega Yoel Gaoni nel 1964 in Israele, gli scienziati hanno imparato moltissimo sulla farmacologia, biochimica ed effetti clinici della Cannabis. Tuttavia, nessuno ancora sapeva davvero come funzionasse questa pianta, che cosa realmente facesse (ad un livello molecolare) sul cervello per alterare la coscienza, stimolare l’appetito, diminuire la nausea, sedare crisi (epilettiche), ed alleviare il dolore. Nessuno capiva perché fumare Cannabis potesse bloccare gli spasmi muscolari in pazienti di Sclerosi Multipla in pochi secondi; nessuno sapeva perché migliorasse l’umore.

Quando nel 1973 i ricercatori americani alla John Hopkins University identificarono nel cervello i siti recettoriali in grado di legarsi con gli oppioidi (sostanze come la morfina e l’eroina) , alcuni scienziati si aspettarono che la scoperta dei siti recettoriali per la Cannabis avrebbe seguito di lì a poco. Eppure trascorsero ben 15 anni prima che uno studio finanziato dal governo Statunitense alla Scuola di Medicina della St. Louis University determinasse che il cervello dei mammiferi ha siti recettoriali, ovvero proteine specializzate, che, incorporate nelle membrane cellulari, rispondono farmacologicamente alle molecole presenti nella resina della Cannabis. (2)

1.2 Come e quando avvenne la scoperta dei recettori cannabinoidi
Una molecola potente analoga al THC e sintetizzata dalla Pfizer (il CP55,940) permise ai ricercatori di iniziare a mappare le posizioni precise dei recettori cannabinoidi nel cervello, seguendo i segnali emanati da un tag radioattivo “legato” a questa molecola. 
Non sorprenderà scoprire che le regioni di concentrazione massima recettoriale siano state individuate nell’ippocampo (memoria), corteccia cerebrale (cognizione), cervelletto (coordinazione motoria), gangli basali (movimento), ipotalamo (appetito), amigdala (emozioni) e sostanza grigia periacqueduttale (dolore), ovvero i siti dei principali effetti della Cannabis sul cervello.
I recettori cannabinoidi non sono invece presenti nelle zone del cervello che controllano le funzioni cardiovascolari e respiratorie, e ciò coincide con la non letalità di un sovradosaggio di THC (a differenza, per esempio, di alte dosi di oppioidi). (3)
Il 18 Luglio 1990 ad una conferenza dell’Istituto di Medicina della National Academy of Science la Dott.ssa Lisa Matsuda annunciò che lei ed i suoi colleghi del National Institute of Mental Health (NIMH) avevano effettuato una scoperta fondamentale, localizzando la sequenza precisa del DNA che codifica i recettori sensibili al THC presenti nel cervello del topo.

La dottoressa Matsuda divulgò anche la notizia di aver clonato con successo il recettore sensitivo alla Cannabis, e di averlo chiamato con l’acronimo CB1. (4) Anche gli esseri umani hanno lo stesso recettore, che consiste di una stringa di 472 amino-acidi infilati come perle in una catena che ondeggia dentro e fuori dalla membrana cellulare per sette volte.

I recettori CB1 e CB2 del Sistema Endocannabinoide - Cannabiscienza
I recettori CB1 e CB2
I recettori cannabinoidi funzionano come strumenti per codificare cambiamenti, piccoli scanner perpetuamente preparati a raccogliere segnali biochimici che fluiscono intorno alla cellula.

Queste novità elettrizzanti aprirono le porte alla “decade del Cervello”, come definito durante il meeting della National Academy of Science.
Durante gli anni ’90, infatti, ci furono più progressi nelle neuroscienze che in tutti gli anni precedenti.

1.3 Come e quando avvenne la scoperta degli endocannabinoidi
Così come gli studi sull’oppio risultarono nella scoperta delle endorfine, (le simil-morfine naturali dei nostri cervelli), ugualmente, la ricerca sulla Cannabis avrebbe condotto alla scoperta di una sostanza naturale, prodotta dai nostri corpi, simile al THC: la nostra “Cannabis interna”, per intenderci.

Nel 1992, una collaborazione tra i ricercatori William Devane, Lumir Hanus, Roger Pertwee e Raphael Mechoulam portò alla luce un nuovo neurotrasmettitore, detto quindi “cannabinoide endogeno” o, in breve, “endocannabinoide”, una molecola che si lega con gli stessi recettori del cervello che sono sensibili al THC.
I ricercatori chiamarono questa sostanza “Anandamide”, (abbreviato in AEA), derivando la parola da Ananda, il Sanscrito per “felicità”, “beatitudine”. (5)
Nel 1995 il gruppo di Mechoulam scoprì, parallelamente ad un altro gruppo di ricercatori Giapponesi, un secondo importante endocannabinoide, il 2-arachidonilglicerolo, abbreviato con l’acronimo di “2-AG”. Questo endocannabinoide si lega non solo ai recettori CB1 presenti prevalentemente nel cervello, ma anche ad un secondo tipo, detti recettori CB2. (6) ; (7)

1.4 Quando viene riconosciuto il Sistema Endocannabinoide dalla comunità scientifica internazionale?
Gli endocannabinoidi e i loro recettori emersero come “hot topic” tra gli scienziati che condividevano le loro scoperte in riviste iper-specializzate e ai simposi annuali ospitati dall’International Cannabinoid Research Society (ICRS).
Dal 1990 iniziarono meeting annuali di scienziati specializzati che studiavano il Sistema Endocannabinoide, che furono formalizzati in seguito come società di ricerca scientifica dal 1992 sotto il nome di ICRS.
La società, nata negli Stati Uniti da una cinquantina di delegati (ora ve ne sono più di 500 da tutto il mondo), era originalmente supportata da fondi di ricerca del governo Americano.

Gli scambi all’interno dell’ICRS iniziarono ad attrarre l’attenzione delle grosse case farmaceutiche, che facevano caso alle ultime scoperte sulla scienza dei cannabinoidi, mentre ancora poche persone al di fuori della comunità scientifica ne erano al corrente.

Gli avanzamenti del nascente campo scientifico, sempre più in espansione, avrebbero aperto la strada a nuove strategie di terapia per diverse patologie, incluso il cancro, il diabete, il dolore neuropatico, l’artrite, l’osteoporosi, l’obesità, l’Alzheimer, la Sclerosi Multipla, la depressione e molte altre malattie. (8)

1.5 Gli anni ’90: la nuova era scientifica per la Cannabis
Affinché tutto questo succedesse fu cruciale la clonazione del recettore cannabinoide nel 1990. Da quella scoperta straordinaria le porte furono aperte agli scienziati per testare i recettori con varie sostanze, provandole come chiavi in una serratura.
Alcune chiavi, dette in farmacologia molecole “agoniste”, riuscivano ad aprire il lucchetto; altre, gli “antagonisti”, a bloccarlo.

I ricercatori svilupparono anche topi geneticamente modificati, detti “knockout”, privi del recettore cannabinoide. Quando veniva somministrato del THC ad un topo “knockout”, questa molecola non generava alcun effetto, poichè il THC non aveva un lucchetto al quale legarsi, e quindi non poteva scatenare alcuna attività.
Questa era una prova ulteriore che il THC funzionasse attivando i recettori cannabinoidi presenti nel sistema nervoso centrale. (9)
Finalmente, dopo 50 secoli di uso medicinale, le basi scientifiche sulla Cannabis terapeutica stavano iniziando a mettersi a fuoco…

  1. Sistema Endocannabinoide: cos’è e quali sono le sue funzioni
    2.1 Nasce prima la pianta di Cannabis o il Sistema Endocannabinoide?
    Tracciando le vie molecolari del THC, gli scienziati hanno scoperto per caso una segnaletica molecolare unica e finora sconosciuta che è coinvolta nel regolamento di un’ampia gamma di funzioni biologiche.
    Gli scienziati lo chiamano “Sistema Endocannabinoide” (abbreviato in ECS dall’inglese), dalla pianta che ne ha portato alla individuazione. Il nome potrebbe suggerire che la pianta sia venuta prima, ma in realtà, come spiega il Dr. John McPartland, medico e fitochimico e ricercatore della Cannabis dai primi anni ’80:

Confrontando la genetica dei recettori cannabinoidi in specie diverse, stimiamo che il Sistema Endocannabinoide si sia evoluto in animali primitivi oltre 600 milioni di anni fa. Questa antica segnaletica interna esisteva molto prima che la Cannabis apparisse sulla Terra, quando le forme più complesse di vita erano le spugne. (10)
Dr. John McPartland

2.2 Perché esiste il Sistema Endocannabinoide?
Il Sistema Endocannabinoide è presente nei pesci, rettili, vermi, sanguisughe, anfibi, uccelli e mammiferi – in tutti gli animali ad eccezione degli insetti.
Vista la sua lunga storia evolutiva, gli scienziati hanno dedotto che il Sistema Endocannabinoide debba servire per funzioni di importanza basilare alla fisiologia animale.
Dalle urocordate di mare, ai piccoli nematodi, e tutte le specie vertebrate e molte invertebrate condividono il Sistema Endocannabinoide come parte essenziale della vita e dell’adattamento ai cambiamenti ambientali. (11)
Mauro Maccarrone - Cannabiscienza
Mauro Maccarrone, biochimico e docente UCBM a Roma mostra il Mechoulam Award 2016, premio annuale dell’ICRS
La scoperta del Sistema Endocannabinoide apporta implicazioni straordinarie per quasi ciascuna area della scienza medica, inclusa la biologia riproduttiva. Il Dr. Mauro Maccarrone, professore in biochimica e uno dei massimi esperti del campo, descrive il Sistema Endocannabinoide come “l’angelo guardiano” della riproduzione. (12)
La segnaletica endocannabinoide si dimostra decisiva attraverso tutto il processo riproduttivo nei mammiferi: dalla spermatogenesi alla fertilizzazione, passando per il trasporto nell’ovidotto dello zigote, l’annidamento dell’embrione nell’utero, lo sviluppo fetale, e perfino per lo sviluppo del piccolo una volta nato.
I recettori di questo sistema proliferano nella placenta e facilitano il cosiddetto “cross- talk”, ovvero il botta e risposta che esiste tra l’embrione e la madre. (13) ; (14)
E’ per questo motivo che il Sistema Endocannabinoide esiste in così tante specie diverse ed è sopravvissuto a millenni di evoluzione: un inceppo nel sistema potrebbe risultare in problemi seri, inclusa (nelle donne) una gravidanza ectopica e aborti.
La neuroscienziata Israeliana Ester Fride dimostrò che topi cosiddetti “knockout”, ovvero con il Sistema Endocannabinoide bloccato, assomigliano ai bambini che soffrono di ritardo di crescita staturo-ponderale. Senza recettori Cannabinoidi i topi perdono di vitalità e muoiono prematuramente.
Sappiamo che i livelli di endocannabinoidi nel latte materno hanno un’importanza critica per l’iniziazione della poppata nei neonati e l’interazione tra gli endocannabinoidi presenti nel latte e i recettori presenti sulla lingua, permette di mantenere equilibrati appetito ed assimilazione del cibo, garantendo la sopravvivenza infantile. (15)
Gli endocannabinoidi sono le sostanze che i nostri corpi creano naturalmente per stimolare i recettori del Sistema Endocannabinoide e la vita stessa non sarebbe possibile a quelli di noi che non hanno recettori dei cannabinoidi. (16)
Dolore e endocannabinoidi: parola al neurofarmacologo
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Dolori e endocannabinoidi Livio Luongo-Cannabiscienza
2.3 Quali funzioni svolge il Sistema Endocannabinoide?
In ogni tessuto il Sistema Endocannabinoide svolge compiti diversi, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: l’omeostasi, o bio-equilibrio, ovvero il mantenimento di un ambiente interno stabile, nonostante le oscillazioni dell’ambiente esterno.

I cannabinoidi promuovono l’omeostasi a tutti i livelli della vita biologica, dal sub-cellulare agli organi e all’organismo e, probabilmente, all’interazione tra organismi.
Ecco un esempio: l’autofagia, un processo in cui una cellula sequestra parte del suo contenuto per essere auto-digerito e riciclato, è mediata dal Sistema Endocannabinoide.
Questo processo mantiene vive le cellule normali, consentendo loro di sostenere un equilibrio tra la sintesi, la scomposizione, e il successivo riciclaggio dei prodotti cellulari; dall’altra parte però ha un effetto mortale sulle cellule tumorali maligne, causando loro un suicidio cellulare programmato. (17) ; (18))
Naturalmente, la morte delle cellule tumorali promuove l’omeostasi e la sopravvivenza a livello di tutto l’organismo.

Il professor Vincenzo Di Marzo, uno dei farmacologi più influenti al mondo, conduce ricerche sul Sistema Endocannabinoide fin dalla fine degli anni ’80, pubblicando centinaia di scoperte pionieristiche; egli, insieme ai colleghi Tiziana Bisogno e Luciano DePetrocellis, riassunse le funzioni del Sistema Endocannabinoide come:

un regolatore centrale in grado di modulare ed equilibrare le principali attività degli organismi quali mangiare, dormire, rilassarsi, proteggere e dimenticare. (19)
Vincenzo Di Marzo, Tiziana Bisogno e Luciano DePetrocellis

Nonostante queste osservazioni siano ormai state integrate da vent’anni di ricerche scientifiche, la descrizione dei ricercatori campani del ’98 rimane un’ottima semplificazione delle principali funzioni dell’ECS.

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2.4 Come il Sistema Endocannabinoide protegge il Sistema Nervoso
Prima della scoperta del Sistema Endocannabinoide si sapeva che la segnaletica detta in neurobiologia “anterograde” (o dal Greco, antodromica, che illustreremo in “Come funziona un recettore cannabinoide?”) si verificava soltanto durante le fasi dello sviluppo del cervello embrionale. Scoprire e studiare il Sistema Endocannabinoide ha fatto ribaltare questo concetto, poiché si è evidenziato che viene utilizzata questa modalità di segnaletica anche nel cervello degli adulti.

Sappiamo che gli endocannabinoidi coreografano “un’ampia gamma di processi nello sviluppo del cervello embrionale”, grazie alla definizione di MacPartland, inclusa la proliferazione di cellule staminali e la loro differenziazione, un processo guidato da segnali extracellulari trasmessi ai recettori cannabinoidi. (20)
Dalla fine degli anni ’90, gli scienziati impararono che la segnaletica cannabinoide riesce a regolare anche la neurogenesi negli adulti (ovvero la crescita di cellule cerebrali) e la migrazione di cellule staminali. (21)
Inoltre sappiamo che a seguito di ictus ed altri traumi neurologici vengono rilasciati nel cervello alti livelli di endocannabinoidi, a testimonianza delle proprietà neuroprotettive dell’ECS, che sono descritte dal Professor Mechoulam come:

Una rete di protezione generale, che lavora congiuntamente con il sistema immunitario e vari altri sistemi fisiologici. (22)
Professor Mechoulam

Le scoperte di Mechoulam, meritevoli della candidatura al Nobel, hanno lanciato una sfida diretta all’ortodossia scientifica rivelando che il cervello ha un kit per riparazioni naturale, un meccanismo innato di protezione e rigenerazione che può guarire le cellule del cervello.

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  1. I recettori cannabinoidi CB1 e CB2
    I recettori dei cannabinoidi sono presenti in tutto il corpo, incorporati nelle membrane cellulari; si ritiene siano tra i più numerosi sistemi recettoriali.

Quando i recettori dei cannabinoidi vengono stimolati, questi avviano una varietà di processi fisiologici.

I due recettori cannabinoidi classici sono: CB1 e CB2.
Molti tessuti contengono recettori sia CB1 e CB2, ciascuno collegato ad un’azione diversa.

Anche altre classi recettoriali oltre CB1 e CB2 sono ormai studiate come inerenti il Sistema Endocannabinoide, come ad esempio la classe dei recettori-canale che determinano variazioni transitorie di potenziale (TRPs), i recettori “orfani” (GPR55, GPR18, GPR3, GPR6), i recettori nucleari PPARs e molti altri ancora. (23)
3.1 Dove sono distribuiti i recettori cannabinoidi
Inizialmente identificati nel 1988 grazie al lavoro di Allyn Howlett e William Devane, i recettori cannabinoidi sono risultati essere molto più abbondanti nel cervello di praticamente qualsiasi altro tipo di recettore. (24)
I recettori cannabinoidi sono ampiamente e variamente distribuiti nel cervello e in altre parti del corpo, e per questo i cannabinoidi hanno un vasto profilo terapeutico.

Il recettore CB1 è espresso nel sistema nervoso centrale (cervello) e periferico (nervi) e in altri organi periferici. I recettori CB1 sono presenti in densità inferiori in cuore, polmoni, testicoli, ovaio, midollo osseo, timo, utero e cellule immunitarie.

I recettori CB2 sono principalmente espressi ad alta densità sulle cellule del sistema immunitario, compresi macrofagi, mastociti e milza. Nel sistema nervoso centrale si trovano principalmente a livello del midollo spinale. (25)
Dove si trovano i recettori cannabinoidi nel Sistema Endocannabinoide - Cannabiscienza
Distribuzione dei recettori cannabinoidi
3.2 Quali funzioni svolgono i recettori cannabinoidi?
Usando roditori geneticamente modificati affinché i loro recettori cannabinoidi non siano espressi (una procedura standard nella ricerca scientifica che consente di capire le funzioni dei recettori stessi), i ricercatori sono stati in grado di dimostrare che i composti a base di cannabinoidi possono alterare la progressione di patologie ed attenuarne i sintomi indotti sperimentalmente.

I cosiddetti “modelli animali” dell’osteoporosi, ad esempio, furono creati in topi normali e in topi “knockout” (privi di recettori cannabinoidi).
Quando un cannabinoide sintetico venne somministrato ad entrambi i gruppi di topi con osteoporosi, i danni alle ossa risultarono mitigati nei topi normali ma non in quelli senza recettori cannabinoidi – evidenziando che i recettori cannabinoidi sono strumentali nella regolazione della densità ossea. (26)
Un gruppo di ricercatori tedeschi trovò infatti in seguito che l’attivazione dei recettori CB2 trattiene la formazione di cellule che riassorbono l’osso (conosciute come osteoclasti), down-regolando, ovvero, diminuendo i precursori degli osteoclasti e rovesciando l’equilibrio a favore degli osteoblasti, cioè le cellule che facilitano la formazione ossea. (27)
Altri esperimenti stabilirono che la segnaletica indotta dai recettori cannabinoidi modula il dolore, l’infiammazione, l’appetito, il metabolismo del glucosio, la motilità gastrointestinale e i cicli del sonno, insieme ai ritmi delle cellule immunitarie, ormoni, e altri neurotrasmettitori che alterano l’umore, come la serotonina, la dopamina e il glutammato.

3.3 Come funziona un recettore cannabinoide?
La segnaletica retrograde funziona come sistema di feedback inibitorio che dice alle cellule di “raffreddarsi” quando stanno attivandosi troppo.

Quando stimolati dal THC o i suoi “cugini” endocannabinoidi, i recettori cannabinoidi scatenano, a livello cellulare, una cascata di cambiamenti biochimici che mette i freni ad un’eccessiva attività fisiologica.

Gli endocannabinoidi sono gli unici neurotrasmettitori che prendono parte alla segnaletica “retrograde”, una forma di comunicazione intracellulare “al contrario”, ovvero nella quale la stimolazione parte dal neurone post-sinaptico e che riduce la risposta immunitaria, riduce le infiammazioni, rilassa la muscolatura, diminuisce la pressione del sangue, dilata le vie dei bronchi e normalizza i nervi sovrastimolati (come nel dolore neuropatico o nell’epilessia). (28)

  1. Gli Endocannabinoidi: Anandamide e 2-Arachidonoilglicerolo
    4.1 Che cosa è un endocannabinoide?
    Gli endocannabinoidi, molecole che il nostro corpo produce, attivano i loro recettori, che sono presenti in tutto il corpo: nel cervello, negli organi, nei tessuti connettivi, nelle ghiandole e nelle cellule immunitarie.

Le due molecole endocannabinoidi meglio studiate sono chiamate Anandamide (AEA) e 2-Arachidonoilglicerolo (2-AG).
Queste molecole sono sintetizzate all’occorrenza da derivati dell’acido arachidonico nella membrana cellulare, hanno un effetto locale e una breve biodisponibilità. Vengono infatti rapidamente degradati da enzimi specifici per gli endocannabinoidi (detti acido grasso ammide idrolasi, FAAH, e monoacilglicerolo lipasi, MAGL). (29)
Chimicamente, gli endocannabinoidi sono eicosanoidi (acidi grassi a 20 atomi di carbonio), e per questo motivo durante il Simposio dell’ICRS del 2014 a Baveno, sul Lago Maggiore, è stato proposto di modificare la nomenclatura degli “endocannabinoidi” ad “eicosanoidi” al fine di prevenire lo stigma che attornia la pianta di Cannabis per terapie a base di queste molecole. Questa modifica non è però mai avvenuta.

4.2 Quali funzioni svolgono gli endocannabinoidi
Formati “su ordinazione” (a richiesta) da acidi grassi nelle zone in necessità, l’AEA e il 2-AG impattano l’organismo in modalità “prevalentemente locali e specifiche” dice Mechoulam. “Le loro azioni sono ubiquitarie. Sono coinvolte nella gran parte dei sistemi fisiologici esaminati”. (30))

Gli endocannabinoidi sono attori protagonisti della capacità di equilibrio biochimico multidimensionale della vita, conosciuto come omeostasi

Robert Melamede

Il microbiologo e attivista internazionale per la Cannabis medicinale Robert Melamede, descrive il Sistema Endocannabinoide come il “mastro mediatore” in continuo multitasking, aggiustando e riaggiustando la complessa rete di termostati molecolari che controlla il nostro ritmo fisiologico. (31)
Funzioni del Sistema Endocannabinoide - Cannabiscienza
Principali funzioni regolate dal Sistema Endocannabinoide
Gli endocannabinoidi sono anche neuromodulatori, permettendo la comunicazione ed il coordinamento tra diversi tipi di cellule.
Ad esempio, quando ci facciamo male, nella zona dove vi è la ferita possono essere trovati cannabinoidi, la cui funzione è:

ridurre il rilascio di attivatori e sensibilizzatori dal tessuto ferito
stabilizzare le cellule nervose per evitare che queste scarichino a frequenze eccessivamente alte
calmare le vicine cellule immunitarie per impedire il rilascio di sostanze pro-infiammatorie
Questi sono tre diversi meccanismi d’azione, su tre diversi tipi di cellule per un solo proposito: minimizzare il dolore ed il danno causati dalla ferita. (32)
Per saperne di più sugli endocannabinoidi come analgesici ti consigliamo la lettura di “Dolore e endocannabinoidi: parola al neurofarmacologo”

4.3 Che cos’è la carenza clinica da endocannabinoidi?
La deficienza di endocannabinoidi può risultare o da una riduzione del numero di recettori cannabinoidi o dalla diminuzione delle concentrazioni di Anandamide e/o 2-AG.
Gli individui hanno livelli e sensibilità congenite differenti di endocannabinoidi. (33)
Il sistema immunitario umano, una delle meraviglie della fisiologia, si accende come una fornace quando la febbre è necessaria per friggere un virus o un’invasione batterica. Quando il lavoro è fatto, la segnaletica endocannabinoide abbassa la fiamma, raffredda la febbre, e ristabilisce l’omeostasi.
I cannabinoidi (endogeni, della pianta o sintetici) sono anti-infiammatori e letteralmente raffreddano il corpo. Ma se il circuito di feedback (ovvero di segnalazione) è fuori controllo, se il pilota accende fuochi troppo alti, se il sistema immunitario reagisce in maniera eccessiva allo stress cronico o confonde il proprio corpo per un corpo estraneo, allora lo scenario è predisposto allo svilupparsi di una malattia autoimmune o una patologia infiammatoria.

Che siano la conseguenza di una dieta di scarsa qualità, di mancanza di esercizio fisico, di tossine dell’ambiente o fattori genetici, i deficit da endocannabinoidi sono associati ad una ridotta capacità o ad una totale incapacità all’adattarsi a stress di natura cronica.
Un’esposizione prolungata allo stress esaurisce il tono della segnaletica endocannabinoide e questo, a sua volta, genera effetti sfavorevoli per una pletora di processi fisiologici. (34)
Il neurologo e ricercatore sulla Cannabis Medicinale Ethan Russo per primo ha ipotizzato che la “deficienza clinica da endocannabinoidi” sia alla base dell’emicrania, della fibromialgia, delle infiammazioni croniche dell’intestino (MICI) e di un gruppo di altre condizioni, che rispondono favorevolmente a terapie a base di cannabinoidi. (35) ; (36)
Le carenze di enzimi di endocannabinoidi possono avere effetti gravi anche per le gravidanze: sappiamo infatti che una deficienza di FAAH, con un conseguente aumento di Anandamide, può causare aborti spontanei. (37)
Anche le coliche infantili sono state attribuite ad una mancanza di endocannabinoidi. (38)
Ethan Russo - Cannabiscienza
Ethan Russo, medico neurologo e ricercatore della Cannabis Medica

  1. Conclusioni
    Il Sistema Endocannabinoide è un insieme complesso di circuiti che coordina molti altri sistemi del nostro organismo. In questo articolo abbiamo riassunto le principali conoscenze sul suo ruolo di regolatore di molti processi fisiologici. Abbiamo anche visto come una diminuzione dei recettori cannabinoidi, degli endocannabinoidi o degli enzimi deputati alla loro biosintesi e degradazione, possa portare allo sviluppo di varie condizioni patologiche che possono essere trattate andando a ripristinare il normale tono cannabinoide.

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Referenze

  1. ↑ “Conversation with Raphael Mechoulam”
    Addiction, 102.887-893 (2007
  2. ↑ Finck AD
    Opioid receptor and endorphins: significance for Anesthesiology
    Refresher Courses in Anesthesiology, 1979;7:103-114
  3. ↑ Herkenham, Miles, et al.
    “Cannabinoid receptor localization in brain.”
    Proceedings of the national Academy of sciences 87.5 (1990): 1932-1936.
  4. ↑ Matsuda, Lisa A., et al.
    “Structure of a cannabinoid receptor and functional expression of the cloned cDNA.”
    Nature 346.6284 (1990): 561.
  5. ↑ Devane, William A., et al.
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  11. ↑ McPartland, M, Guy G. “The evolution of Cannabis and coevolution with the cannabinoid receptor – a hypothesis,”
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IL MASSAGGIO-MESSAGGIO VUOLE RIDONARE AL CORPO LA SUA DIGNITA' SPIRITUALE

IL MASSAGGIO-MESSAGGIO VUOLE RIDONARE AL CORPO LA SUA DIGNITA' SPIRITUALE

carmen cattani di www.spaziosacro,it

Esso è dolce, energetico o rilassante, intuitivo, consapevole, purificante.

Si basa sull'assioma che i Corpi sono luce condensata e mette in pratica i concetti della bioenergetica, della fisica quantistica, dei campi elettromagnetici e dell'Energia vitale universale, quella dei Suoni e dei Mantram.

Anche il Tantra Yoga parla di un massaggio che insegna a toccare l'altro nella totale consapevolezza di sè. Consapevolezza che conduce ad uno stato meditativo e che parla di fluidità, e di presenza

Appropriatamente si fa aiutare dall'Energia Vitale Universale e dai suoni che, come si è visto, modificano la struttura dei nostri corpi eterici e fisici, riequilibrano gli organi interni.

-L'Energia Reiki donato in modo appropriato, un tocco amorevole e consapevole e un SUONO appropriato possono invertire la polarizzazione cellulare.

Le cause del dolore e della malattia possono essere tante, specialmente spirituali e mentali, poichè nelle nostre cellule, nel nostro sacro DNA vi sono infinite memorie di esperienze presenti, passate e karmiche.

Maestri Indiani e gli stessi sciamani amazzonici e andini, che ci hanno istruito,intuirono che il corpo ha una memoria formidabile degli eventi dolorosi successi e questo sia a livello fisico che psichico...e spirituale... e questa memoria ha sede non nel cervello, ma nelle diverse parti dell'organismo, che tuttavia gli inviano costantemente immagini e sensazioni di disagio o di blocco.

Essi ritenevano che dopo una fase acuta, la memoria del dolore può venire rimossa, ma la parte interessata viene come " isolata", come se fosse un corpo estraneo, e in modo tale da divenire quasi immobile o da muoversi lentamente ed in modo inappropriato.

E' una rimozione non una "guarigione".

Il massaggio-messaggio partendo dal LAVORO SULL'AURA, è come se "alitasse vita, energia, amore" per richiudere la ferita definitivamente e portare ogni cellula al risveglio.

Esso riconnette così il principio vitale a quell'energia modello che un corpo sano conosce e integra costantemente. Questa ritrovata riconnessione è un vero e proprio nuovo inizio.

Si "dialoga" con l'inconscio corporeo del ricevente che sa la verità , per farla emergere in libertà, solo quando il conscio è pronto a recepirlo; si dialoga con il corpo dell'altro attraverso il cuore, le mani, i suoni, l'energia reiki, per rinnovare lo spazio originario del Sè, con il respiro,il movimento, l'accarezzamento, l'emozione, l'informazione...il tutto nella direzione della Vita nella direzione di una ritrovata integrità.

Occorre quindi che il "massaggiatore", prima di entrare in contatto con un "CORPO-TEMPIO" e le sue memorie, purifichi la sua mente affinchè sia neutra e meditativa ...... ed il ricevente sia posto in uno stato di Yoga Nidra, affinche sia il più rilassato e ricettivo possibile "entrando in onde cerebrali alpha-theta", permettendo così alla sua Anima di compiere con il massaggio che riceverà, i suoni ed i mantra, le silenziose ma efficaci trasmutazioni che le sono necessarie.

Il massaggio-messaggio non è un'"invasione" dello spazio altrui, il ricevente non è passivo ma compartecipativo poichè ora può sperimentare l'apertura di un abbandono consapevole.

E' l'inizio della cura.

Occorre agire delicatamente, secondo i ritmi che sono propri per ognuno. E secondo le diverse sensibilità. Il "massaggiatore" ed il ricevente, entrando in sintonia fra di loro con l'aiuto dell'Energia Universale che scorre sotto le sue mani, e sul di lui corpo, attraverso i suoni che permeeranno entrambi, lasceranno che le informazioni giungano alla loro coscienza, risvegliando nelle celluleLUCE-mente-cuore, una nuova consapevolezza e permettendo ad entrambi il ritorno all'unicità e all'integrità.

La cura è reciproca.

Se si dona si riceve.

Questa era la "nota dolente " dei primi massaggiatori che si affaticavano troppo pensando che la via era univoca.

Essi si affaticavano troppo perchè non erano supportati dal flusso continuo ed armonioso dell'Energia Universale che permette di essere canali "inesauribili" e protetti.

E senza questa energia che armonizza e coccola, anche il ricevente poteva provare sensazioni di sgradevolezza sotto le mani di una persona spesso stanca e inconsapevole.

L'articolo che stai leggendo continua sotto :
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I nostri organi, legati all'Energia dei chakra, le ruote vediche di entrata dell'energia, risuonano secondo determinate note.

Questo lo avevano già compreso gli sciamani che massaggiando i corpi malati salmodiavano suoni o canti che risvegliavano e ripristinavano l'integrità delle cellule.

Lo sciamano amazzonico Don Alberto, ci ha insegnato che là dove sul corpo vi sono state violenze, tagli, interventi, occorre prima "richiudere energeticamente" l'AURA, associando all'Energia delle mani, suoni e preghiere, se si vuole ottenere "una guarigione"

Quindi il massaggio sarà più efficace e piacevole poichè anche il ricordo emotivo,che nell'Aura è fortissimo, sarà lenito.

Il pensiero influenza il nostro DNA e ogni cellula del nostro corpo e tutti i nostri corpi ne compartecipano! Liberando il corpo da ricordi spiacevoli, la mente-corpo si libererà dalle false credenze che creavano blocchi e resistenze

Nel massaggio-messaggio sarà l'Energia Universale,la mente consapevole e l'apertura del cuore a guidare le mani del "massaggiatore" ;in un accarezzamento risvegliante o rilassante a seconda delle necessità del ricevente. I sensori corporei che reagiscono agli stimoli sono tutti attivati ed il corpo può entrare in un unico spazio di piacevolezza che permetterà alla mente di riconvertire i ricordi e le credenze errate in nuovi inaspettati potenziali che l'anima della persona potrà poi, se vuole, sviluppare e perfezionare nella sua vita.

Anche il corpo fisico potrà ritrovare una nuova integrità.Per raggiungere tale fine, la purezza di cuore è d'obbligo da entrambe le parti .

(Secondi fini non sono tollerati poichè vorrebbe significare che la persona non è ancora pronta per questo percorso e che in questo caso, andrebbe sospeso).

Il massaggiatore diventerà un operatore olistico ottenendo una maggiore elevazione sensoriale e spirituale. Il cambiamento sarà condiviso con soddisfazione di entrambi. L'elevazione spirituale, contrariamente a quanto si pensa, nasce dalla base:

Il corpo è il tempio dello Spirito!

I Maestri ce lo insegnano.

Il Massaggio-messaggio spiritualizza il corpo; vuole cioè ridonargli grazia, dignità e sacralità. Vuole rioffrire la piacevolezza di un tocco avvolgente, protettivo, dolce...forse dimenticato...forse mai avuto.

Non esiste un corpo brutto se se ne ha cura; esiste la particolarità, l'unicità.

Il massaggio-messaggio tende a restituirci la capacità di amare e di esprimerci liberamente anche attraverso il CORPO FISICO, questo involucro di luce condensata che è comunque a contatto con la luce del SE' superiore. Con umiltà,gioia e spirito d'avventura, cioè d'intuizione, intraprendiamo questo percorso.

.

UN MASSAGGIO IN GENERALE HA EFFETTI:

meccanici: si hanno direttamente sulla cute, sui muscoli, sul tessuto connettivale e sui vasi venosi e linfatici, favoriscono il ricambio delle cellule superficiali dello strato corneo, drenano le tossine linfatiche e migliorano la circolazione locale e generale

riflessi : vengono stimolate le fibre sensitive che si trovano nel tessuto sottocutaneo e si ha un miglioramento del trofismo muscolare, liberazione di endorfine a livello centrale, stimolazione parasimpatica, drenaggio "DE-tossinico" negli organi connessi per via riflessologica

psicologici: il rapporto di fiducia ed empatia che si instaura fra RICEVENTE E DONATORE infonde una sensazione di pace e benessere, in cui il ricevente può rilassarsi e ad abbandonare gradualmente gli schemi di pensiero "ancorati" alle tensioni corporee, inoltre il massaggio aiuta ad acquisire consapevolezza di sé e della propria corporeità

energetici : la liberazione delle tensioni connettivali e muscolari favorisce il corretto flusso dell'energia vitale nei meridiani e nelle nadi.

spirituali : il soffio divino entra nella materia

Il nostro massaggio fa parte delle terapie
"a tocco lieve"
livello di stimolo soglia

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nuove informazioni sul MIELE DI MANUKA utile non solo per contrastare batteri e virus ma anche per la bellezza, per fare tisane, per aiutare gli animali

MIELE DI MANUKA

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Il Miele di Manuka è una particolare varietà di miele dalle eccellenti
capacità terapeutiche.
Prodotto esclusivamente in Nuova Zelanda, si presenta molto cremoso e
profumato, dal colore arancio davvero intenso!
Già da quasi venti anni, all’università di Waikato, si cerca di identificare lo
sconosciuto fattore misterioso capace di determinare la grossa differenza
fra i mieli comuni e il Miele di Manuka Attivo.
“È indispensabile quindi sottolineare che per essere attivo un miele di
manuka deve avere una presenza di MetilGliossale superiore agli 80 MG/kg”
Un equipe di chimici alimentari tedeschi del Politecnico di Dresda sono
riusciti ad identificare nel Metilgliossale il principio attivo determinante il
suo potere antibatterico e che fino allora veniva chiamato UMF (Unique
Manuka Factor) che significa “Fattore Unico di Manuka”.

La pianta di Manuka si trova soprattutto in Nuova Zelanda e in alcune zone
dell’Australia.
Il suo nome botanico ufficiale è Leptospermum scoparium le fu attribuito
da Thomas Cook a causa delle tipiche ramificazioni disordinate di questo
arbusto che rimandavano alle scope.
L’inglese Cook sbarcò sulle coste neozelandesi nel 1769 e si occupò molto di
questa pianta, di cui apprezzava soprattutto le foglie come tè.
Inoltre, la Manuka possiede numerosi impieghi noti sin dai tempi dei Maori
e poi tramandati ai coloni inglesi.

La pianta di Manuka si può presentare in varie dimensioni.
Come coltura di copertura di circa 5 cm fino a alberi di 15 metri.
Solitamente si presenta come arbusto la cui altezza varia dai 2 ai 5 metri.
Viene definita una “pianta pioniera” in grado di insediarsi per prima nelle
aree deforestate, per questo motivo in Nuova Zelanda esistono ampie zone
collinose ricoperte da piante di Manuka, che regalano un profumo fragrante
e nella stagione della fioritura le colline si trasformano in vallate di fiori
bianchi

La Manuka offre l’habitat adeguato a numerosissime specie animali, tra cui
le api che dal nettare di questa pianta ricavano un miele dalle eccellenti
proprietà.
Per questo motivo gli apicoltori pongono i loro alveari in prossimità di
queste piante nella natura incontaminata per produrre il Miele di Manuka.

La Nuova Zelanda offre le più svariate condizioni climatiche.
La pianta di Manuka ha una crescita rapida e non è molto esigente per
quanto riguarda la qualità del suolo, ma le caratteristiche dell’habitat dove
cresce ne determina la qualità e la sua capacità antimicrobica.
Esistono territori sterminati in cui la la Manuka cresce senza alcun
intervento esterno.
La pianta stessa in grado di produrre sostanze capaci di difenderla da
batteri, virus e funghi, per questo motivo è davvero inutile ogni uso di
fertilizzanti e pesticidi per far crescere sana la pianta.
Di conseguenza, il Miele di Manuka che ne risulta sarà comunque prodotto
in maniera completamente Naturale.
Ciò che rende “attivo” un Miele di Manuka è ancora oggetto di accurate
ricerche, infatti, è stato scoperto il principio attivo responsabile delle sue
eccellenti capacità antibatteriche , ma non è ancora chiaro quali siano le
condizioni ambientali che inducono la pianta ad arricchire il suo nettare con
questa sostanza.

Come ho detto in precedenza la Manuka è una pianta robusta e adattabile
capace di estendersi in larga misura nella natura incontaminata.
Gli apicoltori posizionano i loro alveari nelle vicinanze di queste piante.
La Manuka fiorisce a metà novembre e il processo di fioritura dura 4
settimane.
Appena il fiore si apre il nettare arriva sulla punta del fiore. L’ape che si
posa sul fiore ne estrae il nettare e lo porta con sé nell’alveare.
Il fiore cadrà ma si schiuderanno altri occhielli lungo la pianta di Manuka,
creando moltissime ricrescite nel cespuglio

L’ape nell’alveare rigurgiterà il nettare e lascerà il compito alle api operaie di
elaborare il nettare e trasformarlo in miele che poi verrà immagazzinato
nei favi.

La lavorazione dell'uomo inizia dove finisce quella dell'ape, dopo che le api
hanno immagazzinato il miele nei favi.

Il miele di Manuka è una particolare varietà di miele dalle eccellenti
capacità terapeutiche.
Nessun altro miele in natura presenta le stesse caratteristiche. Potente
antimicrobico [1].
Pagina 8
L’osmolarità
L’osmolarità è un fattore che contribuisce alla capacità antibatterica del
miele.
Il miele è costituito principalmente da zucchero, soprattutto da fruttosio e
da glucosio che hanno la capacità di modificarne la consistenza.
Se contiene più glucosio il miele sarà più cremoso fino ad essere quasi
solido, mentre se contiene più fruttosio il miele rimane più fluido.
Il miele maturo contiene basse percentuali di acqua, inferiore al 20%,
questo la rende una soluzione zuccherina estremamente satura.
Nel miele maturo i microrganismi non possono riprodursi perché avrebbe bisogno di acqua per sopravvivere.

Per molti anni gli scienziati non sono riusciti ad isolare il principio attivo
responsabile della straordinaria capacità antibatterica del Miele di Manuka.
Fu concordato di chiamarlo Unique Manuka Factor, UMF (Fattore Unico di
Manuka).
La sua intensità fu paragonata all’efficacia dell’acido fenico contro diversi
batteri e fu classificato, ad esempio, come UMF10 se si rivelava efficace
come una soluzione di fenolo al 10%.
Il segno “più” (+) veniva indicato se addirittura il grado di efficacia veniva
superato (es. UFM10+ oppure UFM20+).
Questo tipo di classificazione fu per anni considerata soddisfacente, anche se
non esistevano test riproducibili in maniera esatta e quindi era impossibile
sapere con esattezza l’esatta quantità di questo principio attivo.
Ma soltanto grazie alle scoperte di un team di chimici finalmente il
Metilgliossale dà un nome al fattore unico di Manuka.

Un team di chimici alimentari del Politecnico di Dresda guidati da Thomas
Henle è riuscito a far luce ed identificare il fattore unico di Manuka come il
Metilgliossale.
“Il metilgliossale è il principio attivo presente nel miele di Manuka
responsabile della sua potente capacità antibatterica e che lo differenzia
da qualsiasi altro miele al mondo.”
La quantificazione del Metilgliossale avviene in termini assoluti, infatti oggi si
può determinare in modo esatto la percentuale di metilgliossale in una data
dose di miele (es. 100 mg di MetilGliossale in 1 kg di miele).
“Abbiamo dimostrato per la prima volta senza ambiguità che il
Metilgliossale è il diretto responsabile dell’attività antibatterica del miele
di Manuka.” (Thomas Henle)
Infatti nel Miele di Manuka la quantità di metilgliossale può variare da 100 a
600 mg di metilgliossale per Kg, in altri tipi di miele può raggiungere
perlopiù 1-2 mg talvolta arriva a 20 ma è comunque una quantità molto
Anche in altri cibi è presenti ma è sempre in quantità davvero minime non
superando mai 50 mg per Kg.
“Finora il miele di Manuka è il solo alimento al mondo che contiene il
Metilgliossale alimentare in quantità significative.” (Thomas Henle)

Come si forma il Metilgliossale?
Come abbiamo già detto non è ancora chiaro quali siano le condizioni
ambientali che inducono la pianta ad arricchire il suo nettare con questa
sostanza.
Questo è ancora oggi oggetto di numerose ricerche di molti ricercatori.
Sembra che lo “stress” della pianta favorisca un contenuto elevato di
metilgliossale nel miele di Manuka.
I possibili fattori scatenanti potrebbero essere i terreni salini, il calore, il
freddo e la siccità costante.
Questi “stress” inducono la pianta a produrre alte concentrazioni metilgliossale che si riversano nel nettare e quindi non ci sarebbe alcun
apporto di enzimi da parte delle api.
Altre ricerche da parte del dipartimento di chimica dell’Università di Waikato
hanno identificato nel DHA (diidrossiacetone) lo stadio precedente del
metilgliossale.
Il DHA che si trova nel miele non maturo, è presente poco dopo che le api
hanno depositato il miele nel favo.
Con la maturazione del miele, il DHA si trasforma in metilgliossale, sostanza
responsabile della sua potente azione antibatterica.
Nonostante numerosi esperimenti svolti non è possibile accelerare
artificialmente la maturazione del Miele di Manuka attivo.

VARI TIPI DI MIELI DI MANUKA

La classificazione dei vari tipi di miele di Manuka è possibile solo ed
esclusivamente in relazione alla concentrazione di Metilgliossale presente
al suo interno.
Mieli di Manuka con aspetto, consistenza e sapore molto simili possono, in
realtà, essere molto differenti!I valori elevati di metilgliossale NON sono rilevabili sulla base del sapore,
per questo scopo è sempre necessaria un’analisi chimica.
Per questo motivo il miele di Manuka in commercio deve riportare in
etichetta il contenuto di Metilgliossale per essere originale ed affidabile.
Se non è indicato il grado di attività non significa che quel miele di Manuka
non sia attivo, ma probabilmente avrà quantità di metilgliossale minime.Sarebbe opportuno scegliere almeno un miele di Manuka MG100+, quasi
sempre sufficiente per uso esterno, come l’applicazione su ferite o sulla pelle.
Per l’uso interno occorre invece una varietà con una concentrazione più
elevata.
La regola generale è che più si vuole andare in profondità più il miele deve
essere forte.
Esistono tantissime cliniche e ospedali soprattutto in Germania che
utilizzano il Miele di Manuka come dispositivo.
Ad oggi è sempre più evidente che gli agenti patogeni stanno sviluppando
strategie che li hanno resi quasi completamente resistenti alle sostanze
medicinali usate per combatterli, come gli antibiotici.

Oppure, ancora, nella clinica Havelhöhe di Berlino, il miele di Manuka si
utilizza nel trattamento del “piede diabetico” favorendone la pulizia della
ferita e la formazione di nuovi vasi sanguigni grazie ai quali i tessuti vengono
irrorati nuovamente. [5] spesso riuscendo ad evitare l’amputazione.
Inoltre il miele di Manuka è molto efficace nel trattamento della rinosinusite
cronica.
Infatti, in vitro il miele di Manuka è in grado di eliminare lo Staphylococcus
aureus [1] e la Pseudomonas aeruginosa [2] .
Come il miele riesca ad ottenere questi risultati non è ancora del tutto
chiaro, ma non solo ha un’eccellente capacità antimicrobica ma il batterio
non sviluppa resistenza nei confronti del miele [3].
La professoressa Liz Harry, della University of nology di Sydney,
attribuisce al miele di Manuka la capacità di rendere sensibili agli antibiotici
anche i batteri resistenti, quindi la proprietà di impedire che si sviluppi
resistenza e addirittura la caratteristica di rendere nuovamente sensibili agli
antibiotici i batteri già resistenti.

MANUKA PER USO VETERINARIOAnche in ambito veterinario è possibile utilizzare il miele di Manuka come
dispositivo medico soprattutto in caso di gravi ferite o ustioni.
Questo eccellente miele promuove un’accurata pulizia e fa sì che la
medicazione sia sostituibile senza dolore.
Il miele di Manuka grazie alla sua potente azione antibatterica, antimicotica
e terapeutica rende possibile eliminare le impurità e i tessuti morti senza
alcun dolore per l’animale.
Grazie all’uso del Miele di Manuka in campo veterinario si raggiunge una
guarigione completa soprattutto in caso di ferite gravi e ustioni.

UTILIZZO MIELE DI MANUKA

È già noto come anche altre varietà di miele sono utilizzabili a scopi
terapeutici, ma il miele di Manuka ottiene sicuramente risultati
straordinari.
Questo è certamente dovuto alla presenza in percentuali molto importanti
del Metilgliossale, a cui il miele di Manuka deve il suo potente effetto
antimicrobico.
Molto importante è scegliere il giusto grado di concentrazione a seconda
del tipo di problema che si vuole trattare.
Di solito per uso esterno è sufficiente un grado di attività MG100+, mentre
per l’uso interno a seconda del tratto che si vuole raggiungere si potrà
scegliere varietà MG200+, MgG400+, MG500+ oppure il più potente
MG800+.

➢ FERITE [1 -2]
➢ DERMATITE [3]
➢ ULCERE [4]
➢ NELLA CURA DELLA PELLE [5]
NB: È comunque è sempre necessario interpellare un medico e avere il
parere di personale medico autorizzato.

IMPIEGO INTERNO

Assumi un cucchiaino al giorno a stomaco vuoto.
L’assunzione di miele di Manuka risulta essere davvero molto efficace e
può rappresentare un’alternativa sana e naturale in caso di vari disturbi,
ma è sempre opportuno consultare un medico.
Scegliere la concentrazione di metilgliossale nel trattamento di queste
patologie è fondamentale, ricorda che più il miele dovrà andare in
profondità più dovrà essere forte

Il miele di Manuka ha sapore e consistenza molto diversa dai mieli più
comuni che troviamo in commercio frequentemente.
La sua consistenza è molto densa e cremosa di un colore giallo/arancio e si
scioglie più lentamente nelle bevande calde.
Il suo profumo è intenso ed il sapore è forte e deciso, ma comunque
inconfondibilmente dolce.
Come ho già detto mieli di Manuka con aspetto, consistenza e sapore molto
simili possono, in realtà, essere molto differenti!
I valori elevati di metilgliossale NON sono rilevabili sulla base del sapore,
per questo scopo è sempre necessaria un’analisi chimica oppure fai
riferimento alla gradazione riportata sull’etichetta.

CONTROINDICAZIONI

Il Miele di Manuka è un prodotto sicuro e non presenta particolari
controindicazioni.
È comunque sconsigliato l’uso nei seguenti casi:
1 - Nei soggetti allergici o sensibili alle componenti del miele o alla pianta di
Manuka.
2 - Nei soggetti allergici o sensibili alle Api.
3 - Dato l’elevato contenuto in zuccheri, è da consumare con moderazione
per soggetti diabetici.
4 - Evitare l’assunzione per i neonati sotto i 12 mesi.

USI

Nel tè o nelle tisane
Al posto dello zucchero, per dolcificare, utilizza un cucchiaino di miele di
Manuka MG100+ donerà alla tua bevanda un gusto inconfondibile.
Una bevanda disintossicante, depurante e brucia grassi con tutte le
proprietà antibatteriche del miele di manuka.
Per prepararla ti occorrono solamente:

  1. 40 gr di zenzero pulito e sbucciato
  2. 2 cucchiai di miele di Manuka MG100+
  3. 1 litro d’acqua
  4. succo di 1 limone biologico
    Preparazione:
    Metti sul fuoco l’acqua con lo zenzero tritato finemente e lascia cuocere
    per circa 15 minuti.
    Togli dal fuoco e aggiungi il miele di Manuka MG100+ e lascialo
    sciogliere girando con un cucchiaio.
    Mettilo in una caraffa, filtrandolo con un colino o una garza e infine
    unisci il succo di limone.
    Puoi berlo sia freddo che caldo e conservarlo in frigo per 2-3 giorni.

Essendo un miele dal sapore molto forte e deciso si presta molto bene
ad accompagnare piatti dal gusto ricco.
Un abbinamento perfetto è quello con il salmone o pesci grassi simili,
in ricette a base di verdure, insalate di legumi e cereali,

Ecco una semplice e gustosa ricetta per te, ingredienti per due persone:
• 100 gr di orzo perlato
• 50 gr di spinacino fresco
• 10 noci
• 1 mela renetta
• 2 cucchiai di miele di Manuka MG 100+
• semi di chia e girasole q.b.
• sale e olio extravergine d’oliva q.b.
• succo di limone

MANUKA NELLE RICETTE DI BELLEZZA

Il miele di Manuka per le sue eccellenti capacità antimicrobiche può
essere usato anche per esaltare la bellezza della tua pelle.
Come maschera per il viso oppure come ingrediente in un esfoliante
naturale per il corpo, renderà la tua pelle più sana e bella,
incredibilmente liscia

Puoi applicare il Miele di Manuka puro sulla pelle e lasciarlo agire
prima di risciacquarlo con dell’acqua tiepida oppure puoi esaltarne le
caratteristiche mescolandolo con altri ingredienti.
• 1 cucchiaio di olio di cocco
• 1 cucchiaio di miele di Manuka
• 2 gocce di olio essenziale Tea Tree
L’olio essenziale di Tea Tree ha proprietà antibatteriche, cicatrizzanti,
antimicotiche e antiodoranti.
Se non hai l’olio essenziale Tea Tree puoi utilizzare 1/2 cucchiaino di
limone, restringe i pori dilatati e possiede proprietà antibatteriche.
Mescola tutti gli ingredienti e applica la maschera sul viso pulito, lascia
agire per 10 minuti e poi risciacqua con abbondante acqua.
Maschera viso con Miele di Manuka per pelli
grasse con tendenza all’acne
Se hai la pelle molto grassa e soffri di acne, scegli una maschera viso ad
azione antibatterica.

Il nostro Miele di Manuka viene prodotto esclusivamente in Nuova
Zelanda dove la Manuka nasce e cresce senza alcun utilizzo di fertilizzanti
e pesticidi e la presenza di Metigliossale è certificata da analisi di
laboratorio accreditato, ufficiale e ben visibile sulla confezione.
Noi di NaturalePiù prestiamo una particolare attenzione nel selezionare
tutti i nostri prodotti.
Ci auguriamo che questa guida possa averti aiutato a fare maggiore
chiarezza e capire gli innumerevoli utilizzi e benefici di questo miele
eccellente.
Un Caro saluto e... Buon Miele di Manuka!

www.NaturalePiù.com

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CHI LI HA PRODOTTI HA CREATO IL COVID19. CAPITO? SU 60 PAZIENTI ANALIZZATI, 58 AVEVANO FATTO il VACCINO".

By: Cristian Atzori Auret: E' una verifica che stiamo conducendo su scala nazionale. Collaborano medici negli ospedali e nel 118.
"Da 60 verifiche che ho condotto ricavando i dati di pazienti in t.i.r., grazie all'aiuto di chi ci appoggia nella libera scelta, 58 avevano ricevuto i vaccini antinfluenzali. Gli intubati giovani avevano usato VaxiGrip Tetra, che si propina anche ai bambini.

Tutti i ceppi contenuti degli antinfluenzali di questo anno vennero indicati dall' #OMS ad inizio 2019, e contengono 2 ceppi di coronavirus (definito inattivato).
Non è una questione secondaria....

I #vaccini sotto osservazione sono: Fluad 2019-2020, Influvac S Tetra, Influvac S, Vaxigrip Tetra
E' da novembre 2019 che raccolgo notizie di persone ricoverate, con polmoniti, pochi giorni dopo i vaccini. Quando nemmeno si leggeva un solo articolo in italiano riguardo il covid".

"Casualmente" esistono studi scientifici pubblicati, che sostengono come il vaccino per l'influenza ed il #CORONAVIRUS #SARS, possano indurre malattie polmonari e "casualmente" la Cina a novembre 2019 ha cominciato i test di questo vaccino sulla popolazione e "casualmente", da settembre vige l'obbligo vaccinale coatto in Cina. - vedi: Controllo della Popolazione

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31607599/

https://journals.plos.org/plosone/article/figure?id=10.1371%2Fjournal.pone.0035421.g002

https://www.loc.gov/law/foreign-news/article/china-vaccine-law-passed/

http://www.nbcnews.com/id/3541381/ns/health-infectious_diseases/t/china-begin-testing-sars-vaccine/

In Inghilterra raccomandano a chi ha fatto il vaccino antinfluenzale, di stare in casa 12 settimane perché a forte rischio per il CV e di ammalarsi proprio per il Vaccino !
Ecco lo studio che conferma la correlazione tra vaccinazioni anti influenzali e aggravamento delle infezioni all'apparato respiratorio."

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5337467/

https://www.mirror.co.uk/news/uk-news/coronavirus-top-medic-warns-anyone-21708701

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