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NEVE VERDE IN ANTARTIDE SONO ALGHE IN GRADO DI RIPULIRE L'ATMOSFERA

Neve verde in Antartide, sono alghe in grado di ripulire l’atmosfera

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Communications”, ha potuto sfruttare, oltre agli appostamenti sul campo, anche le accurate immagini provenienti dal satellite Sentinel-2 dell’Agenzia Spaziale Europea, grazie a cui gli esperti hanno potuto mappare e misurare le estese macchie verdi disseminate per lo più lungo la costa occidentale dell’Antartide.

I rilevamenti hanno permesso di riconoscere ben 1679 specie distinte di fioriture di alghe verdi sulla superficie della neve, che insieme coprono un'area di 1,9 km quadrati.

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La particolarità di queste alghe, hanno detto gli studiosi, è che riescono a ripulire circa 500 tonnellate di anidride carbonica l'anno, l'equivalente di 875 mila viaggi medi di autoveicoli nel Regno Unito, “numeri piuttosto contenuti su scala globale, ma per l'Antartide si tratta di valori interessanti", hanno detto i ricercatori.

La presenza e la proliferazione di questi organismi vegetali sarebbe dunque cruciale, suggeriscono gli esperti, anche per la salute del pianeta dal momento che forniscono un contributo decisivo nel ciclo dei nutrienti, in una delle regioni più remote della Terra.
"Le osservazioni satellitari sono state utilizzate per studiare una superficie complessiva di circa due chilometri quadrati con 1.700 chiazze in cui le alghe, attori chiave nel ciclo dei nutrienti e produttori primari alla base di una catena alimentare, si sono sviluppate in maniera preponderante", ha spiegato Matt Davey dell'Universita' di Cambridge.

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UN PO... DI OPALE

UN PO'.....DI OPALE

L’opale si forma infatti grazie al processo litogenetico secondario. Sembra sia prodotta dall’essiccazione di idrogel di silice. Durante il processo, piccole sfere di biossido di silicio si creano e tra loro restano intrappolate gas e acqua. Queste inclusioni generano poi l’iridescenza di questa pietra

Di opali poi ne esistono moltissime varianti, di colori diversi. C’è l’opale blu, quella bianca, quella nera e ovviamente la bellissima opale rossa. Questa volta ci troviamo ad analizzare un sistema cristallino amorfo, proprio come l’ambra. L’opale appartiene alla classe minerale degli ossidi.

Leggende e mitologia dell’opale


L’opale è una rinomata pietra capace di attirare la fortuna su colui che la indossa. Una leggenda indiana vuole che l’opale sia ciò che resta della Dea dell’Arcobaleno, trasformata in questa pietra mentre cercava di fuggire da alcuni Dei (Shiva, Vishnu e Brahma) che le stavano dando fastidio. Fu la Dea Madre a trasformarla. In questo modo ecco che solo raramente è possibile vedere l’arcobaleno tra le nuvole.

Se da una parte l’opale è considerata una pietra porta fortuna, dall’altra viene vista come simbolo di sventura. Ecco che questa bellissima pietra ha avuto un brusco calo di reputazione a causa di alcune morti e disgrazie misteriose avvenute. Oggi comunque è stata riscattata ed è un gioiello molto ambito, oltre che pietra utilizzata ampiamente in cristalloterapia.

Leggenda degli aborigeni australiani
Secondo gli aborigeni australiani, quando il Dio Creatore arrivò sulla terra, il contatto del suo piede sul terreno fece brillare le pietre di tutti i colori dell’arcobaleno, provocando così la nascita degli opali. Ritengono inoltre che sia un gigantesco opale a governare le stelle, l’oro e l’amore che alberga nel cuore delle persone.

Leggenda dei nomadi arabi
Ritenevano che le opali fossero inviate dal cielo durante le notti di temporali e che, proprio in queste pietre, fosse racchiuso il potere del fulmine. Credono quindi che si tratti di una pietra capace d’infondere speranza.

Varie leggende
La mitologia greca vuole che gli opali sono le lacrime di Zeus versate dopo la vittoria contro i Titani. Diverse culture invece, ritenevano che il dio della tempesta era geloso del dio dell’arcobaleno e così, distrusse l’arcobaleno che cadendo a terra si trasformò in moltissimi opali.

Gli Aztechi ritenevano che l’opale di fuoco avesse il potere di distruggere e allo stesso tempo far si che potessero aver luogo nuovi inizi. Egizi e Babilonesi amavano in modo particolare l’opale rossa perché la ritenevano portatrice di una luce capace di guarire. I romani pensavano che possedesse i poteri di ogni singola pietra perché contiene in se tutti quanti i colori. La leggenda vuole che Cesare Ottaviano sarebbe stato disposto a vendere 1/3 del suo regno per una sola opale.

Alcune leggende vogliono che, posizionando un opale sull’ombelico di una donna incinta, sia possibile facilitare il parto. Può inoltre proteggere da Ecate intagliandovi sopra delle lettere magiche.

Pietra degli occhi e pietra dei ladri, perché?
Considerata la pietra degli occhi sin dal Medioevo. Era solito credere infatti che l’opale riuscisse a sconfiggere tutte le malattie degli occhi, rafforzando la vista. Se invece veniva avvolta in una foglia di alloro fresco e tenuta in mano, era capace di donare l’invisibilità. Proprio per questo veniva considerata anche la pietra dei ladri, queste persone potevano agire indisturbate senza che nessuno li vedesse.

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Tutti i tipi di opale
Queste sono le leggende più famose sull’opale. Come avete capito da soli erano tante e tutte diverse. Fortuna i tempi cambiano e molte superstizioni passano! Dovete sapere che l’opale è stata considerata in tutto il mondo antico come una delle pietre più affascinanti e misteriose, dotate di straordinari poteri oltre che detentrice di fortuna e tante virtù.

Di solito viene tagliata in modo da mostrare il gioco di colore e di luce. Considerate comunque che la maggior parte delle opali vengono estratte in Australia. Vediamo adesso quali sono le principali tipologie di opale.

Opale Arcobaleno
E’ sicuramente l’opale più raro. Viene estratto solo in poche parti del mondo. Si riconosce perché, quando esposta alla luce, produce striature brillanti davvero uniche. Come specificato all’inizio onn è un effetto ottico ma la sua particolare conformazione a rendere possibile tutto ciò.

Opale Peruviano
Conosciuto anche come opale andino, appare come traslucido o opaco, la tinta varia dal blu al verde oppure dal rosa al beige. Di solito la matrice è nera. Viene considerata come un dono di Pachamama (Madre Terra). Una mia amica andò sulle Ande a tenere un corso di Curanderos e venne accompagnata in una grotta sacra, qui c’erano moltissime opali. Il maestro gliene regalò alcune e una a sua volta la diede a me. Purtroppo non posso postare la foto perché la pietra si trova a 1.300 km di distanza da me!

L’opale peruviano comunque, aiuta a guarire dalle ferite emotive. Dona pace interiore e promuove le azioni corrette, stimolando la comunicazione pura.

Opale nero
Può variare dal nero al grigio scuro, alcune volte presenta riflessi blu o verdi scuro. La maggior parte di queste pietre viene estratta dall’Australia e dal Nuovo Galles. E’ considerata una pietra molto fortunata ed è una delle più ricercate. Si dice che possa portare luce nell’aura. Dissolve la depressione, aiuta a guardare in faccia e superare le paure. E’ una pietra che protegge e che consente d’indagare sulle vite passate.

Opale comune
Si può trovare in diverse località del mondo, di solito ha un effetto opalescente. Si può trovare in quasi tutti i colori. Sono perfette in cristalloterapia. Permettono di lavorare sulla sfera mentale portando alla risoluzione di vari problemi come la depressione, lo stress cronico, l’insonnia e anche gli incubi. Combina al suo interno l’energia dell’acqua e della terra, riesce infatti ad equilibrare le energie maschili e femminili. Stimola la preghiera e la meditazione.

Opale cristallo
Un opale trasparente o semitrasparente. Viene usata molto nei trattamenti di guarigione perché supporta i tre piani dell’essere umano (corpo, mente e spirito). Dona allegria, gioia ed esuberanza. Porta creatività e intelligenza.

Opale dell’Etiopia
Questa varietà di opale si forma in Etiopia, tra gli strati di riolite. E’ usata perché consente di accedere ad un’incredibile forza di purificazione. Permette di accedere al passato, il presente e il futuro, stimolando doti metafisiche. Opale dell’Etiopia attiva il Chakra della Base, unisce i corpi sottili.

Opale di Fuoco
Questa è la mia opale preferita! E’ dotata di un rosso vivo e può sfumare alcune volte in arancio o giallo. Di solito non è opalescente. La maggior parte di queste pietre provengono dal Messico. Non è molto facile trovarla, anche se a prima vista sembra che tutti i negozi di cristalli la vendono. L’opale di fuoco è una pietra non proprio economica e per questo motivo spesso viene sostituita con altre pietre abbastanza simili (come la corniola) e venduta così a prezzi irrisori. Diffidate di opali di fuoco grandi come una moneta da 5 centesimi, che costano 1,50€ o poco più. Nel peggiore delle ipotesi è solo un pezzo di vetro.

NELLA NS. CRISTALLOTERAPIA AYURVEDICA E' DETTO CHE L'OPALE NON E' PER TUTTI....CHI NON HA SEGUITO UN PERCORSO SPIRITUALE E NON SI E' ELEVATO E' BENE CHE NON LO UTILIZZI PERCHE' NON AVREBBE LA FORZA DI SUPPORTARE TUTTI I SUOI CAMBIAMENTI CHE METTEREBBE IN ATTO

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LA LATTORERRINA utile contro virus alcuni tumori e covid 19

Cos'è la Lattoferrina?

UTILE CONTRO I VIRUS E 'ANTIMICROBICA ED E' UTILE IN ALCUNI TUMORI e hanno visto che e' utile per prevenire il COVID 19

La lattoferrina (o lattotransferrina) è una glicoproteina ad azione antimicrobica e ferro-trasportatrice. Nota ormai da tempo (scoperta da Sorensen e Sorensen nel latte vaccino nel 1939), è stata recentemente rivalutata per le sue proprietà antiossidanti, immunomodulatrici ed antinfettive.

Funzioni, Proprietà e Impieghi

Tipica del latte, come il nome stesso fa intuire, la lattoferrina è presente anche in varie secrezioni mucose, come lacrime e saliva. Più abbondante nel colostro rispetto al latte di transizione e di mantenimento, la lattoferrina è inoltre tipica dei granulociti neutrofili, cellule immunitarie con funzioni di difesa da infezioni batteriche e fungine. Lattoferrina Le proprietà antimicrobiche della lattoferrina sono principalmente dovute alla capacità di legare il ferro, sottraendolo al metabolismo di quelle specie batteriche - come l'Escherichia coli - che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale (effetto batteriostatico); ha inoltre un'azione antibatterica diretta (battericida), grazie alla capacità di ledere gli strati più esterni della membrana cellulare (LPS) di alcune specie batteriche GRAM negative.

Non è quindi un caso che la lattoferrina venga sfruttata anche dall'industria alimentare per trattare le carcasse di manzo e proteggerle dalla contaminazione batterica di superficie. Similmente, non è casuale nemmeno il fatto che la lattoferrina si concentri a livello di molte mucose, che per definizione sono quegli strati di cellule che tappezzano la superficie interna delle cavità e dei canali dell'organismo comunicanti con l'esterno, e come tali esposti agli attacchi dei patogeni. L'effetto antivirale della lattoferrina è relazionato alla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l'ingresso del virus e bloccando l'infezione sul nascere; tale meccanismo è apparso efficace contro l'Herpes Simplex, i citomegalovirus, e l'HIV.

Esistono anche evidenze circa un possibile ruolo della lattoferrina come agente antitumorale, dimostrato in numerose occasioni su tumori chimicamente indotti in ratti da laboratorio. La capacità della lattoferrina di legare lo ione ferrico (Fe3+) è due volte superiore alla transferrina, la principale proteina plasmatica deputata al trasporto del ferro nel torrente circolatorio (entrambe fanno parte della stessa famiglia di proteine - dette transferrine - capaci di legare e trasferire ioni Fe3+).

 

Ogni molecola di lattoferrina può legare a sé due ioni ferrici ed in base a tale saturazione può esistere in tre forme distinte: apolattoferrina (priva di ferro), lattoferrina monoferrica (legata ad un solo ione ferrico) e ololattoferrina (che lega a sé due ioni ferrici).

L'attività della proteina viene mantenuta anche in ambienti acidi ed in presenza degli enzimi proteolitici, inclusi quelli secreti dai microorganismi. Come anticipato, il primo latte che la donna produce dopo il parto, il colostro, è particolarmente ricco di lattoferrina, che favorisce lo sviluppo di batteri intestinali benefici, aiutando il piccolo a debellare i patogeni responsabili delle gastroenteriti (coliche del neonato).

Con il passare dei giorni la quantità di lattoferrina si riduce, parallelamente allo sviluppo delle difese immunitarie del piccolo. Questo è il motivo per cui le concentrazioni di lattoferrina nel latte vaccino sono piuttosto variabili (le mucche vengono munte molto a lungo dopo la nascita del vitello).

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ALCUNI DATI:

concentrazione di lattoferrina nel plasma venoso umano: 0,12 μg/ml; concentrazione di lattoferrina nel colostro umano: 3,1-6,7 mg/ml; lattoferrina nel latte umano: 1,0-3,2 mg/ml; lattoferrina nel latte vaccino: molto variabile, in letteratura da 1,15 μg/ml a 485,63 μg/ml. Nel bambino la lattoferrina è anche un'importante fonte di ferro e ne facilita l'assorbimento. Il ferro è l'unico minerale presente nel latte materno in quantità inferiori rispetto ai fabbisogni del lattante; tale deficit viene comunque colmato dalle scorte accumulate durante la vita fetale (il latte materno è senza dubbio l'alimento più raccomandabile per il neonato, in quanto fornisce tutti gli elementi nutritivi ma soprattutto li contiene nelle giuste proporzioni).

La capacità della lattoferrina di legare il ferro ne suggerisce anche un possibile ruolo come agente antiossidante.

Sequestrando il ferro in eccesso, impedisce infatti che questo produca i ben noti effetti pro-ossidanti (Fe2+ + H2O2 → Fe3+ + OH· + OH−).

Recenti studi hanno ascritto alla lattoferrina proprietà promotrici sull'attività degli osteoblasti e dei condrociti, cellule rispettivamente deputate alla produzione di tessuto osseo e cartilagineo.

Diagnostica di laboratorio In diagnostica, le concentrazioni di lattoferrina nelle feci possono essere valutate per ricercare la presenza di malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Queste patologie, infatti, si accompagnano tipicamente a un aumento della lattoferrina fecale.

Lattoferrina come integratore

Discreta è la mole di studi sulle proprietà immunomodulanti della lattoferrina in modelli umani e animali. Da molti di questi studi si evince come la lattoferrina sia dotata di interessanti proprietà antinfettive, immunomodulatorie e promotrici di una corretta ecologia intestinale. Durante le terapie antibiotiche, la lattoferrina può da un lato aumentare la suscettibilità dei batteri alla terapie farmacologiche e dall'altro, in sinergia con i probiotici, promuovere la crescita di ceppi batterici intestinali benefici (Lactobacillus o Bifidobacterium) che dipendono meno dalla disponibilità di ferro.

Ovviamente una simile strategia terapeutica può essere adottata solo ed esclusivamente previo specifico consiglio medico.

Negli integratori la lattoferrina è generalmente presente insieme a sostanze dotate di azione sinergica, come ceppi probiotici e FOS. Bibliografia: Lactoferrina:  review - L. Adlerova, A. Bartoskova, M. Faldyna, Veterinarni Medicina 53, 2008, 457-468.

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IL MOMENTO E' CRUCIALE? ANCORA I MAESTRI CI INCORAGGIANO

IL MOMENTO E' CRUCIALE? ANCORA I MAESTRI CI INCORAGGIANO
ed io ti abbraccio delicatamente


scrive il Maestro M. Aivhanov:

Gli esseri umani vi deluderanno, vi faranno soffrire, è inevitabile, ma voi lasciate scorrere la vostra sorgente, ossia non smettete mai di amare. Direte: «Ma ne abbiamo abbastanza di essere sempre malmenati, ingannati, lesi». È meglio essere malmenati, ingannati e lesi piuttosto che impedire alla propria sorgente interiore di scorrere. Potete sempre porre riparo alle perdite, alle delusioni, ma se la sorgente dell’amore non scorre più, siete perduti: interiormente, diventate una palude.
Ovviamente, è preferibile sapere come orientare l’acqua di quella sorgente, come canalizzarla, affinché non vada a scorrere in un posto qualunque, in un giardino qualunque, per favorire la crescita di erbacce o di ortiche. Non bisogna lasciar inaridire la sorgente, ma non è proibito proteggerla, vegliare, affinché scorra per alimentare i figli di Dio.
*


YOGI HARBHAJAN:
O Dio amato, sii gentile con noi e dacci la tua benedizione affinche' ti ricordiamo ora e per sempre.
Dacci la coscienza per vivere, la verita' su cui fare affidamento e la tua grazia con cui camminare.
Possano coloro che sono giunti qui nel tuo nome essere benedetti e ricevuti con delizia della coscienza.
Rendi fruttuosi i loro cammini, aggraziato il loro ascoltare e piena di virtu' la loro vita affinche' possano portare il tuo messaggio nel mondo di oggi e di domani.
Sat Nam

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OLIO ESSENZIALE DI PALMAROSA OTTIMO RIMEDIO ANCHE CONTRO LO STRESS

Olio essenziale di palmarosa: ottimo rimedio anche contro lo stress

di VALERIA GATTI

L'olio essenziale di palmarosa, nota anche come "geranio delle Indie", ora molto coltivata in madagascar, si ricava dalle parti verdi fresche o essicate dell'omonima pianta, per distillazione in corrente di vapore. Dall’azione antinfiammatoria, è utile contro rughe, stress e nervosismo. Scopriamolo meglio.

 

Proprietà e benefici dell’olio essenziale di palmarosa

L'olio essenziale di palmarosa ha proprietà battericide, antimicrobiche, disinfettanti che lo rendono un valido alleato in caso di alterazioni della flora intestinale, per esempio. Ma risulta essere anche un buon tonico, stimolante e soprattutto espettorante, utile per il trattamento di alcune infezioni delle vie respiratorie come sinusite, bronchite, rinofaringite e otite. Si tratta di un valido rimedio anche per il trattamento di affaticamento mentale, nervosismo e stress, grazie alla sua azione stimolante sul sistema nervoso.

L’olio essenziale di palmarosa, grazie alle sue proprietà idratanti, rigeneranti, seboregolatrici e antisettiche è indicato esternamente in caso di acnedermatiti, infezioni cutanee, cicatrici, piaghe e rughe. Si usa anche per curare infiammazioni ai genitali e cistite.

Ottime 4 gg nel detergente delle mani oppure 20 gg in un secchio d’acqua per disinfettare i pavimenti e le superfici lavabili

 

Descrizione della pianta

Chiamato anche "geranio delle Indie", la palmarosa è una pianta originaria dell'India e del Pakistan, dalle fantastiche virtù terapeutiche a noi poco note. 

La palmarosa è un arbusto selvatico con fusti lunghi e sottili che terminano in delicati fiori rosa, che cresce fino a due metri di altezza, caratteristico dell'Asia, in particolare di India, Pakistan e pendici rocciose dell'Himalaya. Viene anche distillato a più di 3000 metri di altezza in Nepal; lo si ritrova ugualmente in Brasile, in Indonesia, in Africa e alle Isole Comore.

 

Parte utilizzata

parti erbacee fresche o essiccate

 

Metodo di estrazione

distillazione in corrente di vapore

 

Nota dell’olio essenziale di palmarosa

L’olio si presenta di colore giallastro, con una profumazione dolce e floreale, che ricorda la rosa e il geranio.

 

 

L'olio essenziale di palmarosa tra i rimedi contro lo stress

 

 Uso e consigli pratici sull'olio essenziale di palmarosa

L’olio essenziale di palmarosa è indicato sia per uso interno sia per uso esterno.

  • Come riequilibrante e antisettico per l'intestino, si consigliano un paio di gocce al dì in un cucchiaio di miele o sciroppo d'acero, il tutto disciolto in mezzo bicchiere di acqua tiepida. 
  • Per combattere nervosismoe stress, basta un cucchiaino di miele con 2 gocce di olio essenziale nei momenti più difficili. 
  • Ideale per disinfettare la pelle, risulta ottimo diluire 10 gocce di olio essenziale di palmarosa nell’acqua della vasca oppure versandone tre gocce su un guanto di spugna bagnato da usare sotto la doccia per un delicato massaggio.
  • Per curare e nutrire la pelle e prevenire antiestetiche rughe, si aggiunge alla crema idratante o all'olio per il viso, ne bastano 5 o 10 gocce.
  • In caso di affezioni delle vie respiratorie, si consigliano suffimigi con cinque gocce di olio in una bacinella di acqua calda e un cucchiaino di bicarbonato, coprendo il capo con un asciugamano e respirandone il vapore.

L’essenza può essere utilizzata anche nei diffusori per profumare l’ambiente.

 

Controindicazioni dell'olio essenziale di palmarosa

L’olio essenziale di palmarosa non ha particolari controindicazioni; se ne sconsiglia però l’uso in gravidanza e sui neonati. Come tutti gli oli essenziali non va mai usato puro sulla pelle, ma diluito in altre sostanze di base, come oli vegetali (olio di mandorle dolci, olio di cocco, olio di jojoba) o creme.

 

Cenni storici

La palmarosa è conosciuta sin dall' antichità, con il nome più noto di "geranio indiano”: già al tempo compiva lunghi viaggi, poichè dal porto di Bombay veniva inviato a Costantinopoli e poi in Bulgaria, dove era utilizzata per adulterare l'olio di rosa.

Anche ai nostri giorni viene usato in profumeria, spesso al posto della più costosa essenza di rosa, ma anche  per isolare il geraniolo.

 

Immagine | Functionalblends.com

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