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Categoria: "Medicine Alternative"

CARENZA DI MELANINA attenzione d'estate

CARENZA DI MELANINA

La melanina, ma sarebbe più corretto dire “le melanine” (dal greco μέλας = nero), sono un insieme di pigmenti neri, bruni o rossastri. La melanina è sostanzialmente quell’elemento che conferisce alla pelle, ai capelli e anche all’iride degli occhi il loro colore naturale. Ma a cosa serve la melanina? Ed è utile assumerla tramite integratori naturali?

La melanina è un insieme di pigmenti naturali della pelle che vengono prodotti da alcune cellule specializzate chiamate “melanociti”, che conferiscono ad ogni singolo individuo, in base al proprio fototipo, alle caratteristiche individuali e al fenotipo di appartenenza, la colorazione dell’epidermide, dei capelli e delle iridi degli occhi.

Il colore della pelle, quindi, è dovuto soprattutto alla melanina ma, in misura minore, anche dall’emoglobina che, nel momento in cui lega l’ossigeno, dà al sangue un colore rosso vivace e quindi rende la pelle di una colorazione rosata.

Con l’avanzare dell’età, da 40 anni in poi, il corpo smette di produrre i pigmenti (melanina) nei follicoli dei capelli. La carenza di melanina nei capelli porta alla perdita del colore naturale: i capelli si ingialliscono e piano piano diventano bianchi. Se la canizie, ossia la perdita del colore naturale dei capelli, si presenta in modo precoce può essere causata da una predisposizione genetica o dallo stile di vita. Stress, stato d’ansia continuo, dieta non equilibrata, e utilizzo di prodotti aggressivi per i capelli sono dei fattori che possono determinare la precoce carenza di melanina nei capelli.

Sintomi carenza di melanina
I sintomi tipici della carenza di melanina sono la perdita del colore naturale della pelle. Si tratta di una riduzione del pigmento spesso a livello degli arti, in particolare quelli inferiori.

La carenza di melanina nel corpo si presenta come macchie di colorito più chiaro rispetto a quello della cute normale, di forma rotondeggiante o lineare e margini in genere netti.

Cause carenza di melanina
La carenza di melanina si manifesta con le alterazioni della pigmentazione, quali:

Vitiligine. Colpisce generalmente volto, gomiti, ginocchia e genitali. Si presenta con macchie bianche a margini netti e tende ad evolvere sia con l’estensione delle macchie esistenti che con la comparsa di nuove.
Ipo-pigmentazioni (macchie di colore più chiaro) sino ad arrivare all’acromia (assenza di pigmento).
Ipomelanosi guttata idiopatica.

Come assumere la melanina
Per favorire e potenziare il processo di pigmentazione della cute ed evitare la carenza di melanina nel corpo, si possono assumere integratori come GD Pigmadin. Utile come coadiuvante della vitiligine, questo integratore favorisce il processo di ripigmentazione indotto dall’esposizione solare o dalla fototerapia.

Inoltre riduce la fotosensibilità ai raggi UVB e UVA prevenendo la comparsa degli eritemi solari nei fototipi chiari e forme di intolleranza alla luce solare nei soggetti con fotodermatosi.

IMPORTANTE:
Oggi è possibile ricorrere alla microfototerapia che utilizza una apparecchiatura innovativa, in grado di emettere un fascio di luce fredda filtrato, applicato esclusivamente sulle aree da trattare, in grado di riattivare i melanociti e la produzione di melanina all'interno delle lesioni.

Ecco di seguito gli alimenti che contengono il maggior numero di melanina:
Carote.
Radicchio.
Albicocche.
Cicorie.
Lattughe .
Meloni gialli.
Sedano.
Peperoni.
Pomodori
Pesche
Cocomeri
Ciliege
Via libera quindi a smoothie, macedonie e insalate, specie se a base di verdure crude!

NOTIZIE DA ALTRA FONTE
Anche i pigmenti carotenoidi, che si trovano soprattutto negli alimenti di colore giallo-arancio (carote, albicocche, peperoni, pomodori) contribuiscono a determinare il colorito cutaneo. Se la dieta di un individuo è particolarmente ricca di questi alimenti la sua pelle può assumere una colorazione vagamente giallastra (la cosiddetta “carotenosi”).

LEGGI anche: Ittero: cause, sintomi, conseguenze e dieta da seguire

A produrre melanina ci pensano i melanociti, che sono delle cellule presenti nell’epidermide, seconde come numero ai cheratinociti.
Il numero dei melanociti è più o meno lo stesso per tutti, indipendentemente dalla razza, ma più avanza l’età di un individuo più il numero di melanociti attivi in grado di produrre melanina si riduce. Un fenomeno ben visibile a livello dei capelli, il cui incanutimento è legato proprio alla perdita di attività dei melanociti presenti nei follicoli piliferi.

melanociti
La melanogenesi, ovvero il processo di produzione della melanina, si compone di quattro fasi:

produzione dei melanosomi nei melanociti
sintesi della melanina dentro i melanosomi
trasferimento dei melanosomi dai melanociti ai cheratinociti
degradazione dei melanosomi
La sintesi ha inizio a partire dalla tirosina, un amminoacido che il nostro organismo è in grado di produrre partendo dalla fenilalanina.

Esistono due tipi di melanina:

eumelanina, pigmento più scuro ed insolubile
feomelanina, pigmento rosso-giallastro ricco di zolfo
e a seconda del tipo di melanina e delle dimensioni dei melanosomi, si è soliti distinguere fra tre tipi razziali:

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negroide, i melanosomi sono molto grandi e particolarmente ricchi di eumelanina
caucasico, i melanosomi sono più piccoli e contengono eumelanina
celtico, i melanosmi sono acora più piccoli e contentengono feomelanina (pelle molto chiara, popolazioni del Nord Europa)
melanina gradi
Il passaggio successivo consiste nel trasferimento dei melanosomi ai cheratinociti e soltanto quando i melanosomi vengono ceduti ai cheratinociti la cute diventa pigmentata.

Nella quarta fase avviene la degradazione dei melanosomi che si trovano nei cheratinociti.

Melanina, a cosa serve?
La melanina protegge. Sul nucleo dei cheratinociti forma infatti uno schermo protettivo che fa da filtro, assorbendo e respingendo una gran parte delle radiazioni solari. La melanina quindi ha una funzione protettiva contro l’azione nociva dei raggi ultravioletti.

In più, la melanina è in grado di neutralizzare la produzione di radicali liberi in risposta ai raggi ultravioletti e previene così l’invecchiamento cutaneo e alcune malattie degenerative. Anche per quanto riguarda gli occhi, la melanina svolge un ruolo di protezione: la melanina infatti raccoglie un numero ottimale di raggi solari e aumenta l’assorbimento della luce diffusa all’interno dell’occhio.

pelle raggiuv
La quantità e la distribuzione di melanina nella cute varia secondo alcuni elementi legati alla razza, all’età (la pelle dei bambini è meno protetta ed è per questo che in estate bisogna fare particolare attenzione) e alla regione corporea (le zone più esposte sono maggiormente pigmentate), ma incidono anche le abitudini e le condizioni di vita. La latitudine è per esempio uno degli aspetti più influenti: nelle regioni equatoriali la pelle è più scura rispetto alle popolazioni nordiche che, al contrario, possiedono un colorito pallido.

Il perché è presto detto: ai tropici la melanina è tanta perché ha il delicato ruolo di proteggere la pelle dai danni dei raggi solari. Inoltre, la pelle scura sarebbe in grado di prevenire la distruzione dei folati, che potrebbe essere causata proprio dalla forte esposizione ai raggi ultravioletti (ed estremamente importanti durante la gravidanza, dal momento che una loro carenza si accompagna ad alto rischio di alterazioni del tubo neurale o essenziali anche per la fertilità maschile).

Più al Nord, invece, le radiazioni solari sono decisamente più deboli, per cui la pelle si mantiene chiara per assicurare un’adeguata sintesi di vitamina D, necessaria per mantenere le ossa in salute ma un toccasana anche per il cervello e per il cuore.

Melanina quando e come assumere integratori naturali
Vista la funzione della melanina, va da sé che chi ne è particolarmente “sprovvisto” potrebbe aver bisogno in alcune fasi della sua vita di integrarne la produzione. In commercio esistono svariate tipologie di integratori, che in realtà non contengono melanina vitamine e minerali che “stimolano” la produzione di melanina.
In realtà quello che serve maggiormente è buona protezione contro le scottature e le radiazioni nocive.

A questo proposito, molto utile è integrare l’alimentazione con:

uva nera
mirtilli
prugne
alimenti ricchi di carotenoidi
radicchio
albicocche
melone
peperoni
pomodori
cocomero
ciliegie
È possibile poi assumere degli integratori alimentari specifici per la pelle come quelli a base di zinco, selenio, vitamina A, beta-carotene, licopene e vitamina E.

https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/melanina/

LA MANCANZA DI MELANINA PUO' ESSERE DOVUTA A IPOMELANOSI GUTTATA IDIOPATICA:

Definita ipomelanosi guttata idiopatica o leucodermia lenticolare, è un danno progressivo delle cellule melanocitarie che non regredisce. La macchie si uniformano leggermente divenendo meno visibili nell'inverno per poi tornare ad accentuarsi nel periodo estivo. E' più frequente dopo i 40 anni, soprattutto donne.

Quali fattori ne favoriscono la comparsa?
Si ritiene che il traumatismo ripetuto dovuto alla depilazione (soprattutto con ceretta) possa costituire un fattore favorente.

Anche la secchezza cutanea sembra favorirne la comparsa, da cui la raccomandazione ad una corretta idratazione cutanea utilizzando anche prodotti a base di vitamina C e acido glicolico.

Non comporta alcuna limitazione rispetto alla vista sociale in quanto non è contagioso.

Non esiste la possibilità ad oggi di prevenirne la comparsa, ma solo di ridurre il rischio di comparsa di nuove lesioni proteggendo la pelle con filtri solari adeguati ad alto SPF (verso UVA, UVB, infrarosso e visibile) ed evitando prolungate esposizioni o utilizzo di cosmetici profumati prima dell'esposizione.

Esistono trattamenti risolutivi?
Purtroppo questo inestetismo risponde molto scarsamente alle terapie mediche locali e non si può sperare in una rIpigmentazione completa e stabile.

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ACIDO FOLICO VITAMINA B9

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L'acido folico è essenziale per il funzionamento del sistema nervoso, pertanto si presenta anche come un valido alleato per la mente: grazie alla capacità di abbassare i livelli ematici di omocisteina, previene infatti disturbi come depressione e deficit mentale e rappresenta un valido aiuto a livello psicologico.

Acido folico e anemia
L'acido folico, o Vitamina B9, è una molecola che interviene nella sintesi cellulare delle proteine, del DNA e dell’emoglobina.Ricordiamo che l’emoglobina è il fattore che trasporta – grazie al ferro – l’ossigeno ai tessuti del corpo, e che la carenza di emoglobina (o di globuli rossi) si definisce anemia.Quindi le carenze di acido folico negli adulti si manifestano soprattutto con l'anem…
[12:15, 15/2/2021] Carmen Cattani: 💚BUON GIORNO!
[12:15, 15/2/2021] Carmen Cattani: ACIDO FOLICO VITAMINA B9- FOLINA 5mg

L'acido folico è essenziale per il funzionamento del sistema nervoso, pertanto si presenta anche come un valido alleato per la mente: grazie alla capacità di abbassare i livelli ematici di omocisteina, previene infatti disturbi come depressione e deficit mentale e rappresenta un valido aiuto a livello psicologico.

Acido folico e anemia
L'acido folico, o Vitamina B9, è una molecola che interviene nella sintesi cellulare delle proteine, del DNA e dell’emoglobina.Ricordiamo che l’emoglobina è il fattore che trasporta – grazie al ferro – l’ossigeno ai tessuti del corpo, e che la carenza di emoglobina (o di globuli rossi) si definisce anemia.Quindi le carenze di acido folico negli adulti si manifestano soprattutto con l'anemia megaloblastica, ovvero mancanza di ferro nell’emoglobina e globuli rossi ingranditi. In questi casi l'acido folico apporta notevoli benefici per la guarigione dell'anemia.

Acido folico e cuore
L’acido folico aiuta a ridurre i livelli dell’aminoacido omocisteina nel sangue, pertanto risulta fondamentale fornier acido folico nel caso in cui tali valori dovessero risultare elevati.Infatti, elevati di omocisteina sono correlati ad un aumento del rischio di malattie cardiache, infarto e malattie vascolari.

Questi sono i benefici più noti e per i quali l’integrazione di acido folico è fondamentale per le donne in gravidanza.Assumere acido folico durante la gravidanza è fondamentale il corretto sviluppo del feto, soprattutto per la prevenzione di alcuni difetti congeniti del tubo neurale – la struttura che andrà a creare il sistema nervoso e la spina dorsale nelle prime settimane della gravidanza - quali spina bifida (la spina dorsale sviluppa due terminazioni invece di una), anencefalia (mancato o incorretto sviluppo cerebrale).La spina bifida comporta problemi di varia entità, alcuni correggibili con un intervento chirurgico, altri invece non risolvibili chirurgicamente quali paralisi degli arti inferiori, difficoltà nel controllo dell'intestino e della vescica, difficoltà di sviluppo fisico e mentale. I bambini con anencefalia muoiono prima della nascita o appena nati.L'acido folico sembra inoltre giocare un ruolo nella prevenzione di altri difetti e malformazioni congenite, (labiopalatoschisi, alcuni difetti cardiaci).
Acido folico per la depressione

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L'acido folico è essenziale per il funzionamento del sistema nervoso, pertanto si presenta anche come un valido alleato per la mente: grazie alla capacità di abbassare i livelli ematici di omocisteina, previene infatti disturbi come depressione e deficit mentale e rappresenta un valido aiuto a livello psicologico. Acido folico per la prevenzione dell'ictusL’acido folico è utile nella prevenzione dell’ictus: ce lo dice uno studio condotto dai ricercatori della Peking University First Hospital di Pechino e pubblicato sul Journal of American medical association.

Lo studio ha coinvolto oltre 20mila adulti ipertesi (l’ipertensione o elevata pressione sanguigna è un fattore di rischio per l’ictus) che tuttavia non erano stati colpiti da ictus o infarti.Nei gruppi studiati, per quelli con valori bassi di acido folico, l’attività protettiva di eventuali farmaci utilizzati per l'ipertensione è più evidente grazie alla somministrazione
di acido folico.

L’effetto protettivo dell’acido folico si spiegherebbe con la sua capacità di intervenire sui livelli di omocisteina – che ha effetti pro-trombotici, ovvero che porta alla formazione di coaguli nei vasi sanguigni e maggiore rischio ictus.
L'effetto protettivo e valido.

*molti non sono d accordo sulla storia della caduta dei capelli e l'acido folico, altri invece sono favorevoli, leggiamo questi ultimi:

Acido folico, capelli bianchi e caduta dei capelliLe vitamine sono molecole essenziali per la salute dell'organismo perché sono coinvolte in numerosi processi metabolici del nostro corpo.Una carenza vitaminica può compromettere la salute e manifestarsi con inestetismi che possono riguardare pelle e capelli.Come vedremo, l'acido folico è indispensabile in alcuni processi di biosintesi del nostro organismo, per produrre molecole che costituiscono il DNA: una carenza di acido folico potrebbe dunque provocare la caduta di capelli e l'incanutimento prematuro, perché i capelli sono annessi cutanei a rapido ricambio, le cui cellule hanno bisogno di DNA per riprodursi.Capelli diradati, capelli che cadono, capelli bianchi in età giovanile potrebbero dunque nascondere una carenza di acido folico, soprattutto se associati ad altri sintomi.Il fabbisogno quotidiano di acido folico è di 0,2 milligrammi; in gravidanza il valore raddoppia a 0,4 milligrammi. Una dieta equilibrata difficilmente ha bisogno di integrazioni ma la carenza di acido folico è una delle più comuni e in determinati casi potrebbe essere utile ricorrere alla somministrazione di acido folico: esistono in commercio alimenti arricchiti di acido folico, tra cui cereali per la colazione, nonché integratori disponibili in erboristeria. oppure in farmacia: FOLINA 5mg della Teofarma

Dovrà essere comunque il medico, attraverso opportune analisi, a determinare un'eventuale carenza di acido folico e a stabilire un'eventuale terapia.

https://www.cure-naturali.it/articoli/salute/estetica/acido-folico-contro-caduta-e-capelli-bianchi.html

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FAMMI VEDERE LA LINGUA E TI DIRO' COME STAI

Fammi vedere la lingua e ti dirò se sei in buona salute, già perché guardare il suo aspetto e colore può essere la spia di ciò che succede al nostro corpo. Non a caso, quando andiamo dal medico, una prima diagnosi parte proprio dalla nostra lingua.


La lingua è un organo fibromuscolare, nella cultura giapponese è una sorta di mappa del corpo umano perché semplicemente guardandola si può scoprire se si ha qualche problemino di salute.

Anemia, problemi renali, disidratazione, passano anche dalla nostra lingua, ma quali sono i segnali da tenere presenti? Possiamo fare un semplice test preliminare a casa, poi chiaramente rivolgiamoci al nostro medico di fiducia, l’unico in grado di accertare il nostro stato di salute che non passa di certo dal web, ma da personale competente in materia.

Osservate la vostra lingua allo specchio, come la vedete?

Lingua rossa brillante
La lingua è di colore rosa tenue per via dei vasi sanguigni al suo interno. Quindi se è troppo rossa o color fragola intenso, ecco la prima spia della salute. Forse siamo davanti a una mancanza di ferro o B12, soprattutto se proviamo dolore quando mangiamo.


Lingua troppo scura
La lingua è ricoperta da papille che sono porose, il fatto che diventino scure può essere dovuto alla scarsa igiene orale, fumo o uso di antibiotici. Provate a pulire meglio la vostra bocca.

Lingua crepata
Può succedere a volta che nella lingua appaiano delle piccole crepe simili a fessure, che sono totalmente innocue. Anche qui potrebbe trattarsi di scarsa igiene orale, ma anche di un’infezione o funghi. Sempre meglio chiedere al medico.

Lingua bianca o con macchie bianche
L’ipotesi più probabile della lingua bianca è che sia in corso una candidosi orale, legata forse a uso di antibiotici. La candida tende a crescere e può alterare il gusto causando anche del dolore, anche qui rivolgersi subito al medico. Ancora le macchie bianche sulla lingua potrebbero nascondere una leucoplachia, una lesione del cavo orale molto fastidiosa. E ancora, malattia infettiva in atto, gastrite, ulcera gastrica.

Lingua a solchi
A volte la nostra lingua può assumere un aspetto proprio strano, ad esempio quando troviamo dei piccoli solchi che aumentano anche la nostra sensibilità agli alimenti acidi o piccanti. In generale è una condizione innocua, ma sempre meglio fare una telefonatina al medico.

E ancora:
Lingua pallida: stato di anemia

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Lingua secca: disidratazione, problemi renali, diabete

Lingua verde/gialla: disturbi di fegato, cistifellea o milza.

Lingua a carta geografica: manifestazione allergica

Lingua che brucia: stato di depressione psichica


Lingua con punti rossi tipo angiomi: malattia angiomatosa che interessa fegato/polmoni

Lingua con la faccia inferiore gialla: congestione del fegato

Lingua gonfia: orticaria in atto

Lingua con puntini bianchi: mughetto, stato di immunodepressione

Ci possono essere poi macchie rosse o protuberanze sulla lingua che racchiudono problemi ben più seri, così come spiacevoli sensazioni di bruciore che invece sono dovuti a errori che facciamo mentre laviamo i denti. Ribadiamo che questo è un semplice test preliminare, ma per le diagnosi bisogna rivolgersi al medico.

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Sicurezza della terapia Reiki per i neonati a rischio di sindrome di astinenza neonatale.

L’incidenza dell’abuso di oppiacei e il successivo ritiro di farmaci sono in aumento esponenziale negli Stati Uniti per molte popolazioni, compresi i neonati nati da madri tossicodipendenti. Questi neonati presentano spesso sintomi di sindrome da astinenza neonatale (NAS) entro 24-72 ore dalla nascita. Il trattamento del NAS include il monitoraggio dei sintomi di astinenza, la gestione dei parametri fisiologici e l’uso di trattamenti di supporto e farmacologici. Sebbene esistano alcuni studi randomizzati e controllati, gli studi sull’intervento di supporto sono generalmente limitati da campioni di dimensioni ridotte, rapporti di case study, opinioni di esperti e design descrittivo. Pochi studi affrontano la sicurezza del Reiki per i neonati a rischio di NAS utilizzando parametri neonatali. Questo studio pilota affronta la fattibilità e dimostra che il Reiki è sicuro quando somministrato a questa popolazione ad alto rischio. Vengono discusse considerazioni per studi futuri. 

Reparto infermieristico (Ms Radziewicz e Wright-Esber), unità di terapia intensiva neonatale (signora Zupancic), amministrazione perinatale (sig.ra Gargiulo) e unità madre / bambino (sig.ra Woodall), MetroHealth Medical Center, Cleveland, Ohio.

 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29315084

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Pediatri. È boom di medicine non convenzionali

Il 23% dei pediatri  dichiara di far uso di terapie non convenzionali, quasi uno su quattro. Una percentuale già decisamente alta, anche se la percezione degli esperti è che ci sia un sommerso che stenta a venir fuori, perché i medici sono restii a dichiarare di credere in questo tipo di medicina. Questo quanto emerge da un’indagine tra i pediatri iscritti alla SIP, condotta dal  Gruppo di Studio sulle medicine complementari costituito all’interno dell’associazione proprio con lo scopo di valutare l’entità della diffusione delle Complementary and Alternative Medicine (Cam) tra i pediatri italiani, di monitorare l’insorgenza di eventuali effetti avversi al loro impiego, di dare ai pediatri e ai genitori informazioni sulle corrette modalità di utilizzo.
“In realtà abbiamo la netta sensazione che i pediatri che usano le complementari siano di più.  C’è ancora molta reticenza nel dichiararlo perché in molti prevale ancora l’incertezza sull’efficacia scientifica”, ha commentato il presidente Sip Alberto Ugazio.

All’indagine hanno risposto 1.233 pediatri,di cui la maggior parte (46,8%) ospedalieri, ma con buone percentuali anche di medici di Asl (35,2%), liberi professionisti (14%) e universitari (7,8%). Chi dichiara di usare le tecniche della medicina alternativa, nella maggior parte dei casi si riferisce alla fitoterapia (82,5%), seguita dall’omeopatia 74,9%, e molto distante dall’agopuntura (5,8%).
È il 77% degli intervistati a dichiarare di non utilizzare affatto le terapie non convenzionali, ma l’l’81% del campione che le utilizza dichiara di farlo associandole ai farmaci allopatici: tra i pediatri prevale quindi l’opinione che le medicine alternative non debbano essere considerate sostitutive ma complementari rispetto alla medicina ufficiale.
Tra  coloro che hanno risposto di non farne uso:  il 63,8% le ritiene inefficaci;   il 33,7% dichiara di non essere interessato all’argomento  il 2,5% le ritiene dannose. 
Talvolta sono direttamente i genitori chiedere di utilizzare le medicine alternative. Prevalentemente ciò avviene per scelta personale (62,7%),  su consiglio di parenti e amici (13,7%), su consiglio di un medico (13,4%) su consigli letti su libri o riviste (5,5%).   Le mamme e i papà inoltre risultano piuttosto convinti della scelta, tanto che alla domanda “ritieni che la qualità della vita percepita sia stata migliore dall’utilizzo delle Cam?”, addirittura  il 74,7% risponde sì e il 24% afferma che nulla è cambiato, mentre solo l’1,3% risponde che è peggiorata.
Quando sono i genitori a fare la richiesta, inoltre, anche i medici che non utilizzano terapie alternative hanno comunque un atteggiamento non oppositivo: alla domanda “se il tuo paziente ti chiede un consiglio sull’uso delle CAM cosa fai?”, il 25% risponde di non opporsi alla scelta e di voler ampliare le proprie conoscenza sulle medicine complementari,  il 30,8% non esprime un parere perché non conosce l’argomento;  solo il 17% cerca di convincere il paziente che sono inefficaci o dannosi mentre il 7,9% cerca di dissuaderlo o di rinviare questa scelta.

In generale, dunque, l’atteggiamento dei pediatri è piuttosto aperto.“Il  pediatra conferma la propria vocazione ad un approccio olistico alla salute del bambino”, ha commentato Ugazio. “Se disponiamo di farmaci, magari di efficacia clinica non provata ma innocui per la salute e capaci di migliorare il “vissuto” della malattia (la qualità di vita percepita), perché non utilizzarli?”.


http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?approfondimento_id=2067

Salute: un pediatra su quattro usa medicine complementari

09 Maggio 2012 - 18:58

 

(ASCA) - Roma, 9 mag - Circa un pediatra su quattro (23%) dichiara di far uso di terapie non convenzionali, mentre il 77% degli intervistati dichiara di non utilizzarle. E' quanto evidenzia una ricerca del Gruppo di Studio sulle medicine complementari in seno alla Societa' Italiana di Pediatria (SIP), i cui risultati vengono presentati a Roma nell'ambito del Congresso Nazionale della SIP dal titolo ''ll futuro in gioco'' All'indagine hanno risposto 1.233 pediatri, fra universitari, ospedalieri, libero professionisti, specialisti ambulatoriali e convenzionati Asl. ''In realta' abbiamo la netta sensazione che i pediatri che usano le complementari siano di piu'. C'e' ancora molta reticenza nel dichiararlo perche' in molti prevale ancora l'incertezza sull'efficacia scientifica'', afferma il Presidente della Societa' Italiana di Pediatria Alberto G.

Ugazio.

I dati dimostrano che l'81% del campione che utilizza le terapie complementari lo fa associandole ai farmaci allopatici. Tra i pediatri prevale quindi l'opinione che le medicine alternative non debbano essere considerate sostitutive ma complementari rispetto alla medicina ufficiale. Per quanto riguarda le specifiche pratiche di medicine alternative la fitoterapia e' la piu' diffusa (82,5%), seguita dall'omeopatia (74,9%), e molto distante dall'agopuntura (5,8%).

I genitori chiedono di utilizzare le medicine alternative prevalentemente per scelta personale (62,7%), su consiglio di parenti e amici (13,7%), su consiglio di un medico (13,4%) su consigli letti su libri o riviste (5,5%). Alla domanda: ritieni che la qualita' della vita percepita sia stata migliora dall'utilizzo delle CAM (Complementary ad Alternative Medicine) il 74,7% risponde si', il 24% afferma che nulla e' cambiato, solo l'1,3% risponde che e' peggiorata.

Tra i pediatri che hanno risposto di non fare uso di medicine complementari, il 63,8% le ritiene inefficaci; il 33,7% dichiara di non essere interessato all'argomento il 2,5% le ritiene dannose. Fra questi specilisti emerge pero' un atteggiamento non oppositivo riguardo ai genitori che richiedono terapie complementari: il 25% dichiara di non opporsi alla scelta e di voler ampliare le proprie conoscenza sulle medicine complementari, il 30,8% non esprime un parere perche' non conosce l'argomento; solo il 17% cerca di convincere il paziente che sono inefficaci o dannosi mentre il 7,9% cerca di dissuaderlo o di rinviare questa scelta.

In generale, conclude Ugazio ''Il pediatra conferma la propria vocazione ad un approccio olistico alla salute del bambino: se disponiamo di farmaci, magari di efficacia clinica non provata ma innocui per la salute e capaci di migliorare il 'vissuto' della malattia (la qualita' di vita percepita), perche' non utilizzarli?''.

http://salute.asca.it/internoCopertina-Salute-Salute__un_pediatra_su_quattro_usa_medicine_complementari-1152703-1.html

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