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LE POLVERI SOTTILI ACCORCIANO LA VITA DI 9 MESI

Allarme dell'Organizzazione mondiale della sanita': l'inquinamento responsabile di 40 mila morti.

Secondo lo studio l'Italia, applicando la norma europea, risparmierebbe fino a 28 miliardi di euro all'anno
N ove mesi di vita: e' il costo che in media ciascuno di noi paga all'inquinamento atmosferico, responsabile in Italia di 40mila morti premature ogni anno, secondo i dati presentati nel rapporto « Effetti sulla salute dell'inquinamento atmosferico legato al trasporto » , appena pubblicato dall'Ufficio Regionale per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanita' ( Oms).
Il principale colpevole indicato dal rapporto e' il particolato fine, una miscela di particelle sospese in aria di differenti dimensioni, origini, caratteristiche, che hanno la capacita' di penetrare nei polmoni fin nella regione alveolare. Aggravano le malattie polmonari ostruttive croniche, inducono uno stato infiammatorio generale che accresce il rischio cardiovascolare, aumentano la sensibilita' agli allergeni, favoriscono l'insorgenza del cancro al polmone e influiscono negativamente sullo sviluppo polmonare dei neonati e dei bambini.

L'aumento della mortalita' e i danni alla salute non derivano solo da un'esposizione prolungata a concentrazioni elevate di particolato fine. Gli studi condotti in tutta Europa negli ultimi dieci anni dimostrano che gli effetti deleteri delle polveri sottili sono visibili dall'oggi al domani: un aumento della concentrazione di particolato pari a 10 microgrammi per metro cubo d'aria corrisponde a un immediato incremento dell' 1,3% del tasso quotidiano dei decessi per malattie respiratorie e dello 0,9% per malattie cardiovascolari.
« I dati scientifici sono inoppugnabili: l'inquinamento atmosferico uccide ? dice Roberto Bertollini, direttore del Progetto Salute e Ambiente dell'Ufficio regionale europeo dell'Oms ? e si tratta di morti in gran parte evitabili, perche' oggi abbiamo le risorse tecnologiche per abbattere drasticamente la concentrazione delle polveri sottili. Basterebbe applicare in Italia la direttiva comunitaria che pone un tetto massimo alla concentrazione media giornaliera delle particelle di dimensioni inferiori ai 10 micron e ai 2,5 micron ( le cosiddette Pm10 e Pm2,5), per risparmiare ogni anno 12.000 decessi prematuri » . Valutando in termini economici le perdite umane e il costo dell'assistenza sanitaria per i malati, l'Italia applicando la norma europea risparmierebbe fino a 28 miliardi di euro all'anno.

Al momento, pero', il nostro Paese e' ben lontano dal raggiungimento degli obiettivi della direttiva. Nei primi tre mesi del 2005, piu' di 30 comuni italiani hanno superato per oltre 35 giorni la concentrazione limite giornaliera. « Dovremmo ridurre del 40 50% l'emissione di particolato per rientrare nelle soglie indicate dalla direttiva » , dice Bruno Agricola, direttore generale della salvaguardia ambientale del Ministero dell'Ambiente.
La combustione dei motori delle auto, sia diesel che benzina, e' la fonte principale di Pm10 e Pm2,5, seguita dal riscaldamento domestico, dalle attivita' industriali, dall'erosione del manto stradale dovuta al traffico e dall'abrasione di freni e pneumatici.

Il rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanita' sottolinea che l'inquinamento da particolato fine non e' un problema locale: le polveri sottili attraversano i confini tra le regioni e tra le nazioni. Nel 2000, per esempio, il nostro Paese ha - importato- dalla Francia il 7% del particolato diffuso nell'atmosfera e a loro volta le emissioni italiane hanno contribuito all'inquinamento negli altri Paesi europei.

L'Oms raccomanda quindi l'adozione di una politica condivisa a livello comunitario e, insieme alla Commissione Europea, sta lavorando alla nuova strategia di lungo periodo sull'Aria Pulita per l'Europa ( Cafe).
Al tempo stesso, pero', l'analisi delle soluzioni adottate a livello locale da alcune citta' europee per abbattere la concentrazione dell'inquinamento atmosferico dimostra che non e' possibile applicare con successo un modello in un contesto diverso da quello in cui e' stato messo a punto. « In altre parole, l'introduzione di un pedaggio per l'accesso al centro cittadino, che a Londra ha ridotto drasticamente il traffico e l'inquinamento, non sortirebbe lo stesso risultato se applicata, per esempio, a una cittadina di provincia italiana » , spiega Andrea Ricci, dell'Istituto di studi per l'integrazione dei sistemi. « Le misure per il controllo dell'inquinamento ? conclude ? devono essere differenziate in base allo scenario locale. La Commissione europea e le autorita' nazionali hanno il compito di coordinare la lotta all'inquinamento, di elaborare standard comuni e di mettere a disposizione i finanziamenti necessari, ma la scelta concreta delle soluzioni spetta alle amministrazioni locali » .

FONTE : Il Sole 24 Ore

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LE NORME PER LE PERSONE MALATE DI CELIACHIA

La malattia celiaca o celiachia e' una intolleranza permanente al glutine ed e' riconosciuta come malattia sociale.
Lo stabilisce la legge 4 luglio 2005, n. 123 -Norme per la protezione deisoggetti malati di celiachia-, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 156 del 7 luglio 2005.
Il provvedimento, che entrera' in vigore il prossimo 22 luglio, ha lo scopo di favorire il normale inserimento nella vita sociale delle persone affette da celiachia, risolvendo alcuni dei problemi pratici e psicologici che i celiaci e le loro famiglie hanno dovuto finora affrontare.
Per garantire un'alimentazione equilibrata e' previsto che i prodotti dietoterapeutici per celiaci siano erogati gratuitamente secondo limiti di spesa stabiliti dal Ministero per la Salute.
Nelle mense di scuole, ospedali e strutture pubbliche, su richiesta degli interessati, dovranno essere somministrati anche pasti senza glutine.
Il foglietto illustrativo di prodotti farmaceutici dovra' inoltre indicare se puo' essere assunto senza rischio da soggetti affetti da celiachia.

--------------

LEGGE 4 luglio 2005, n.123 Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga la seguente legge:

Art. 1.
(Definizione)

1. La malattia celiaca o celiachia e' una intolleranza permanente al glutine ed e' riconosciuta come malattia sociale.
2. Il Ministro della salute provvede, con proprio decreto, in conformita' con quanto disposto dal comma 1, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, a modificare il decreto del Ministro della sanita' 20 dicembre 1961, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del 20 marzo 1962.

Art. 2.
(Finalita')

1. Gli interventi di cui alla presente legge sono diretti, unitamente agli interventi generali del Servizio sanitario nazionale, a favorire il normale inserimento nella vita sociale dei soggetti affetti da celiachia.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano predispongono, nell'ambito dei rispettivi piani sanitari e nei limiti delle risorse indicati nel Fondo sanitario nazionale, progetti obiettivo, azioni programmatiche e altre idonee iniziative dirette a fronteggiare la malattia celiaca.
3. Gli interventi nazionali e regionali di cui ai commi 1 e 2 sono rivolti ai seguenti obiettivi:
a) effettuare la diagnosi precoce della malattia celiaca e della dermatite erpetiforme;
b) migliorare le modalita' di cura dei cittadini celiaci;
c) effettuare la diagnosi precoce e la prevenzione delle complicanze della malattia celiaca;
d) agevolare l'inserimento dei celiaci nelle attivita' scolastiche, sportive e lavorative attraverso un accesso equo e sicuro ai servizi di ristorazione collettiva;
e) migliorare l'educazione sanitaria della popolazione sulla malattia celiaca;
f) favorire l'educazione sanitaria del cittadino celiaco e della sua famiglia;
g) provvedere alla preparazione e all'aggiornamento professionali del personale sanitario;
h) predisporre gli opportuni strumenti di ricerca.

Art. 3.
(Diagnosi precoce e prevenzione)

1. Ai fini della diagnosi precoce e della prevenzione delle complicanze della malattia celiaca, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, attraverso i piani sanitari e gli interventi di cui all'articolo 2, tenuto conto dei criteri e delle metodologie stabiliti con specifico atto di indirizzo e coordinamento e sentito l'Istituto superiore di sanita', indicano alle aziende sanitarie locali gli interventi operativi piu' idonei a:
a) definire un programma articolato che permetta di assicurare la formazione e l'aggiornamento professionali della classe medica sulla conoscenza della malattia celiaca, al fine di facilitare l'individuazione dei celiaci, siano essi sintomatici o appartenenti a categorie a rischio;
b) prevenire le complicanze e monitorare le patologie associate alla malattia celiaca;
c) definire i test diagnostici e di controllo per i pazienti affetti dal morbo celiaco.
2. Per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1 le aziende sanitarie locali si avvalgono di presidi accreditati dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, con documentata esperienza di attivita' diagnostica e terapeutica specifica, e di centri regionali e provinciali di riferimento, cui spetta il coordinamento dei presidi della rete, al fine di garantire la tempestiva diagnosi, anche mediante l'adozione di specifici protocolli concordati a livello nazionale.

Art. 4.
(Erogazione dei prodotti senza glutine)

1. Al fine di garantire un'alimentazione equilibrata, ai soggetti affetti da celiachia e' riconosciuto il diritto all'erogazione gratuita di prodotti dietoterapeutici senza glutine.
Con decreto del Ministro della salute sono fissati i limiti massimi di spesa.
2. I limiti di spesa di cui al comma 1 sono aggiornati periodicamente dal Ministro della salute, sentita la Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, sulla base della rilevazione del prezzo dei prodotti garantiti senza glutine sul libero mercato. Il Ministro definisce altresi' le modalita' organizzative per l'erogazione di tali prodotti.
3. Nelle mense delle strutture scolastiche e ospedaliere e nelle mense delle strutture pubbliche devono essere somministrati, previa richiesta degli interessati, anche pasti senza glutine.
4. L'onere derivante dall'attuazione del comma 3 e' valutato in euro 3.150.000 annui a decorrere dall'anno 2005.

Art. 5.
(Diritto all'informazione)

1. Il foglietto illustrativo dei prodotti farmaceutici deve indicare con chiarezza se il prodotto puo' essere assunto senza rischio dai soggetti affetti da celiachia.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono all'inserimento di appositi moduli informativi sulla celiachia nell'ambito delle attivita' di formazione e aggiornamento professionali rivolte a ristoratori e ad albergatori.
3. L'onere derivante dall'attuazione del comma 2 e' valutato in euro 610.000 annui a decorrere dall'anno 2005.

Art. 6.
(Relazione al Parlamento)

1. Il Ministro della salute presenta al Parlamento una relazione annuale di aggiornamento sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in tema di malattia celiaca, con particolare riferimento ai problemi concernenti la diagnosi precoce e il monitoraggio delle complicanze.

Art. 7.
(Copertura finanziaria)

1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in euro 3.760.000 annui a decorrere dall'anno 2005, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell'ambito dell'unita' previsionale di base di parte corrente -Fondo speciale- dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della salute.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, anche ai fini dell'applicazione dell'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, e trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, n. 2), della citata legge n. 468 del 1978.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi' 4 luglio 2005

CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: Castelli

FONTE : Governo

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CONTRO LA ZANZARA UN FILO DI RAME

Gli ioni attivi che si liberano a contatto con l'acqua impediscono alle uova di schiudersi

E' uno dei tormentoni dell'estate. La zanzara tigre sta per conquistare palmo a palmo le strade della nostra citta'.
Come ogni anno, l'amministrazione comunale ha predisposto un piano di prevenzione che si basa anche su interventi larvicidi.
Ma gli esperti assicurano che ormai l'insetto si e' insediato alle nostre latitudini e la speranza di debellarlo una volta per tutte e' soltanto un miraggio.
Certo, si possono limitare i danni. Il Cnr ha diffuso un vero e proprio vademecum contro l'insetto che deve essere seguito alla lettera per tentare di combattere ronzii e punture. Il primo segreto e' quello di eliminare i sottovasi dai balconi.
Se proprio non e' possibile, allora e' indispensabile ricorrere ad un rimedio innovativo: il rame.
Si tratta di un piccolo filo metallico da inserire all'interno dei sottovasi. Il metallo deve essere deposto a forma di ciambella nel recipiente e garantisce una buona azione repressiva e di contrasto contro le larve d'insetto.
Ad impedire alle uova di schiudersi sarebbero gli ioni attivi che si liberano a contatto con l'acqua.
Accanto al filo di rame, e' possibile intervenire anche attraverso veri e propri prodotti «killer».
L'importante e' agire per tempo, senza aspettare che l'insetto diventi adulto. In quel caso, infatti, sarebbero necessari gli insetticidi ma i ricercatori mettono in guardia e stanno mettendo a punto ricette «ecologiche», affinche' l'uso di prodotti chimici, se non eliminato del tutto, sia ridotto il piu' possibile. Via libera, allora, alle alternative biologiche.
Tra queste spiccano alcune novita' interessanti come i pesciolini ghiotti di larve di zanzare e alcuni batteri.
Nelle vasche della sede di campagna del Cnr, sono allo studio le potenzialita' della Gambusia, un pesciolino che si nutre dei piccoli di zanzara e che prima o poi potrebbe ritrovarsi a sguazzare nelle fontane della nostra citta'.
Non sempre, pero', si puo' scegliere questa strada, pena compromettere l'ecosistema.
E' il caso delle Valli di Comacchio dove i ricercatori hanno preferito utilizzare un batterio. La sua particolarita' e' che risulta tossico per la zanzara tigre ma non per altre forme di vita.

FONTE : il Tempo

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BIMBI PIU' SANI SE ALLATTATI AL SENO : IN PARTICOLARE PER I PROBLEMI DI PRESSIONE

Per un neonato, l'allattamento al seno materno per almeno sei mesi sarebbe un vero e proprio scudo contro i futuri problemi di pressione. Lo sostiene uno studio pubblicato sugli Archives of Disease in Childhood.

La ricerca, condotta in Estonia e Danimarca, ha coinvolto 2000 bambini di eta' tra i 9 e i 15 anni.
Ne e' emerso che piu' il periodo di allattamento al seno si protrae, maggiori sono i benefici per la salute andando avanti con gli anni. In particolare, lo studio ha messo in evidenza come la pressione si mantenga piu' bassa anche in eta' adulta, nonostante i differenti stili di vita e regimi dietetici tenuti dai vari soggetti.
Dopo aver diviso i bambini in gruppi omogenei, per eta', peso e altezza, i ricercatori hanno verificato che, indipendentemente dai fattori che possono influenzare la pressione, i bimbi che erano stati nutriti con il latte materno facevano registrare dei valori di pressione massima (sistolica) inferiore rispetto a quelli non allattati al seno.
Si e' inoltre notato come questi benefici siano direttamente e proporzionalmente collegati alla durata dell'allattamento materno.
Gli effetti positivi del latte materno contro i rischi dell'ipertensione, sarebbero addirittura equiparabili, in eta' adulta, ad una dieta povera di sodio o ad costante attivita' fisica.
L'importanza della ricerca e' quindi quella di aver reso noto un effetto dell'allattamento al seno fino ad ora sconosciuto in termini di salute pubblica.

FONTE : Jugo.it

IL DECALOGO PER ALLATTARE AL SENO

Latte umano e' alimento specie specifico, con una composizione disegnata dalla natura per meglio rispondere alle esigenze biologiche e psicologiche del bambino.
All'allattamento materno sono universalmente riconosciuti una lunga serie di vantaggi sia per il bambino, sia per la madre, sia in termini piu' allargati per l'intera societa'.
Il percorso nascita seguito dalle donne ha portato negli ultimi decenni ad un calo vistoso dell'allattamento esclusivo al seno, spesso non dovuto a problemi fisici di puerpera e/o neonato ma imputabile a limiti organizzativi legati sia alla gestione della coppia madre/bimbo all'interno delle strutture ospedaliere, che alle esigenze lavorative nel puerperio.
Le controindicazioni assolute all'allattamento materno sono veramente poche: infezioni virali in atto nella madre (in particolare HIV ed Herpes bilaterale del capezzolo), alcolismo e tabagismo spinti, tossicodipendenza, tumore della mammella, assunzione di farmaci con assoluta controindicazione, malattie metaboliche rare del neonato.
Visto la bassa incidenza di tali patologie, appare chiaro che la maggior parte delle donne puo' allattare il proprio figlio al seno.
L'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms), fin dagli anni ottanta, ha iniziato una campagna per la promozione dell'allattamento esclusivo al seno considerato un intervento semplice, economico e di sicura efficacia per la salute di madre e bambino.
Ecco le dieci regole d'oro per sostenere l'allattamento al seno.

1 DEFINIRE UNA LINEA DI CONDOTTA SCRITTA per l'allattamento al seno e farla conoscere a tutto il personale sanitario. E' necessario che tutto il personale sanitario che interagisce con mamma e neonato abbia un atteggiamento uniforme e scientificamente validato nei confronti dell'allattamento al seno. Questo per evitare messaggi contrastanti che mandino in confusione la donna.

2 FORNIRE A TUTTO IL PERSONALE SANITARIO LE COMPETENZE necessarie per l'attuazione completa di questa linea di condotta. Requisito fondamentale per le professioni sanitarie e' quello di acquisire conoscenze specifiche sull'allattamento seno, basate su evidenze scientifiche (percorso Educazione Continua in Medicina).

3 INFORMARE TUTTE LE DONNE IN GRAVIDANZA sui vantaggi e sulle tecniche di allattamento al seno. L'educazione prenatale delle donne dovrebbe coprire essenzialmente due aree: l'informazione sui benefici dell'allattamento al seno per motivare le future madri, prospettando anche le difficolta' incontrate con maggior frequenza e le possibili soluzioni, cosi' da preparare la gravida ad una scelta informata. A tale proposito particolarmente utile risulta essere il confronto, (discussione in piccoli gruppi con il coinvolgimento della famiglia - marito/partner e/o la futura nonna materna) su falsi miti e tabu' relativi all'allattamento al seno. L'istruzione pratica sulle tecniche dell'allattamento al seno per rafforzare le competenze e la sicurezza materna che deriva dal fare qualcosa di veramente speciale per il proprio bambino (empowerment).

4 AIUTARE LE MADRI AD INIZIARE L'ALLATTAMENTO AL SENO entro mezzora dal parto. Il contatto precoce fra madre e figlio, subito dopo la nascita, ha un effetto positivo sull'allattamento al seno: riduce la pratica di somministrare le supplementazioni e riduce il pianto del bambino. Il contatto pelle-a-pelle supervisionato dal personale addetto alle cure immediate alla nascita va proposto non appena possibile dopo il parto ed idealmente protratto durante le prime due ore, creando le condizioni climatiche favorenti la suzione del bambino al seno, che non sempre si realizza spontaneamente nella prima ora di vita. L'intervento degli operatori sanitari deve comunque attenersi a criteri di sicurezza.

5 MOSTRARE ALLE MADRI COME ALLATTARE e mantenere la produzione di latte anche in caso di separazione dal neonato.

6 NON SOMMINISTRARE ALIMENTI O LIQUIDI DIVERSI DAL LATTE MATERNO, salvo su precisa prescrizione medica. Esistono situazioni mediche (ad esempio un calo ponderale neonatale eccessivo, maggiore al 10% o mal tollerato) in cui e' indicato ricorrere alle supplementazioni (integrazioni alimentari), ma queste non vanno estese alla totalita' dei bambini sani, a termine, di peso appropriato, per non correre il rischio di interferire con il successo dell'allattamento al seno. La supplementazione di soluzione glucosata nei primi due giorni di vita non e' necessaria per evitare l'ipoglicemia.
Le supplementazioni interferiscono concretamente con il processo naturale dell'allattamento, in quanto annullano il meccanismo di feed-back (interazione) tra madre e bambino, su cui si basa l'adeguata calibrazione dell'offerta materna. Inoltre possono minare la fiducia della donna nelle proprie competenze di nutrice e di madre.

7 SISTEMARE IL NEONATO NELLA STESSA STANZA DELLA MADRE in modo che stiano insieme 24 ore su 24 durante la permanenza in ospedale. Per rooming-in si intende la permanenza di madre e bambino nella stessa stanza per il periodo di tempo piu' lungo possibile nell'arco delle 24 ore, ovvero sia di giorno che di notte, ad eccezione del tempo strettamente necessario alle procedure assistenziali.
E' quindi indispensabile che la madre venga sostenuta e guidata dal personale ostetrico/pediatrico nella presa in carico del bambino, specie nei casi in cui le condizioni personali e/o cliniche materne e del bambino, non le permettano una precoce gestione autonoma del figlio. Il rooming-in viene suggerito come modello organizzativo valido a promuovere l'allattamento al seno in quanto sono favorite le poppate al seno a vera domanda, riducendo il bisogno di supplementazioni di liquidi diversi dal latte materno, potendo inoltre rappresentare un'utile periodo di precoce conoscenza fra madre e neonato, di addestramento della madre nella gestione del bambino, e nell'affrontare e superare le difficolta' connesse (rifiuto di succhiare, pianto, poppate frequenti, ecc?).
Un'altra caratteristica positiva del rooming-in e' quella di poter contare sulla capacita' materna di rilevare precocemente nel neonato le manifestazioni proprie dei comuni disturbi dell'adattamento neonatale ed i segni di allarme di eventuali patologie. Mamma e bambino nel periodo intercorrente fra nascita e dimissione dall'ospedale vanno quindi separati il meno possibile.

8 INCORAGGIARE L'ALLATTAMENTO tutte le volte che il bambino necessita di essere nutrito. L'allattamento a domanda del bambino, ammesso che sia attaccato correttamente al seno materno, (per evitare una poppata inefficiente e l'insorgenza di ragadi mammarie) anticipa e stimola la galattopoiesi (produzione del latte), aiuta a prevenire l'ingorgo mammario, diminuisce l'incidenza e l'entita' dell'ittero neonatale, riduce il calo ponderale, anticipa il successivo recupero di peso ed aumenta la durata complessiva dell'allattamento al seno.
E' tuttavia necessario uno speciale sostegno alla madre nei primi giorni dopo il parto per consentirle di rispondere alle poppate a domanda del bambino, che possono essere transitoriamente anche molto frequenti.

9 NON USARE TETTARELLE ARTIFICIALI O SUCCHIOTTI durante il periodo dell'allattamento. L'uso del -ciuccio- puo' essere comodo per ridurre l'ansia materna dei primi giorni di vita.
Tuttavia secondo la teoria detta della -nipple confusion- (confusione del capezzolo), i ciucci e le tettarelle dei biberon possono interferire con l'allattamento naturale riducendo il tempo speso dal bambino al seno, peggiorando la tecnica di suzione con un conseguente aumento di ragadi ed ingorgo mammario.

10 FAVORIRE LA CREAZIONE DI GRUPPI DI SOSTEGNO all'allattamento al seno in modo che le madri vi si possano rivolgere dopo la dimissione dall'ospedale.
E' noto che nelle prime settimane dopo il parto la percentuale di allattamento al seno esclusivo si riduce per effetto delle difficolta' incontrate dalla madre, in particolare per la percezione di un'insufficiente produzione di latte.
I primi quaranta giorni dopo la nascita sono i piu' delicati in quanto il processo di lattazione e' soggetto alla fase della calibrazione durante il quale la produzione di latte si stabilizza.
Indipendentemente dall'efficacia dei loro interventi, gli operatori sanitari (anche territoriali) possono incontrare difficolta' a sostenere adeguatamente nel tempo la donna che allatta, per cui e' ipotizzabile in caso di bisogno il ricorso alle risorse (ove presenti) disponibili sul territorio.
Fra queste vanno ricordati i gruppi di sostegno mamma a mamma ed i consulenti della -Leche League- (www.lalecheleague.org)
Questi gruppi potrebbero riuscire meglio ad instaurare quel rapporto continuativo uno-ad-uno che e' la base per aumentare la fiducia nella madre che allatta e per consentirle quindi di superare le difficolta'.
Tali programmi di sostegno assieme alla sensibilizzazione ed all'informazione attraverso i mass-media contribuiscono a rafforzare nella societa' la cultura dell'allattamento al seno.
Per informazioni 0372 405 225

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API: ESTINZIONE SILENZIOSA

Le api vengono decimate dalla chimica e dai cambiamenti climatici. Un danno inestimabile per gli ecosistemi e per l'economia

Le api sono nei guai.
Scompaiono dai campi ad un ritmo vertiginoso, gli apicoltori ne trovano sempre di piu' morte sotto gli alveari, la produzione e' in grave calo in tutto il mondo.
Si tratta di un fenomeno complesso, come tutti quelli che riguardano gli ecosistemi, ma in questo caso non e' difficile risalire al responsabile principale della moria: il binomio insetticidi ed effetto serra.
A lanciare l'allarme questa volta e' il World Watch Institute diffondendo dati che non lasciano margini al dubbio.
Un terzo degli alveari di ape domestica e' gia' scomparso e la stessa sorte riguarda quelle selvatiche che soccombono nella competizione con altre specie.
Al danno naturale, si aggiunge quello economico perche' ? spiegano i ricercatori del World Watch ? il valore dell'impollinazione delle piante e' stimabile intorno ai 10 miliardi di euro l'anno nel mondo.
La decimazione delle api comincia alla fine degli anni sessanta, quando comincio' l'uso intensivo di fitofarmaci in agricoltura.
Molti si sono rivelati letali per questi piccoli e preziosi insetti.
Alcuni sono stati vietati nel corso degli anni, ma spesso sono stati rimpiazzati da altri non meno letali.
E' il caso del imidacloprid e del fipronil due molecole introdotte dalla Bayer nel '99, di cui e' stata comprovata la tossicita'.
Alcuni Paesi ne hanno vietata le vendita, altri, come l'Italia, si sono limitati a stabilire alcune limitazioni.
Per quanto riguarda il nostro Paese, l'annus horribilis e' stato il 2003.
-Le condizioni climatiche estremamente secche sono state cosi' avverse che il calo produttivo generale e' stato di un minimo del 25%, fino ad un massimo del 75% nelle aree piu' colpite- spiega Enzo Marinelli, ricercatore dell'Istituto sperimentale per la zoologia agraria.
Secondo i dati forniti dai produttori, nel 2003 sette api su dieci non hanno concluso il loro ciclo vitale.
-Il 2004 e' andato sicuramente meglio, ma gia' quest'anno la stagione non e' cominciata bene, questa volta a causa di un inverno troppo rigido e lungo, insomma il contrario del 2003-, spiega ancora il ricercatore.
-Ai problemi causati dall'imprevedibilita' del clima, vanno aggiunti i danni certi della chimica ? conclude Marinelli -. Senza un impiego piu' ragionevole delle sostanze chimiche in agricoltura, non possiamo sperare in una inversione di tendenza di questa grave crisi-.


Tratto da www.greenplanet.net

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