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IL NEURONE CERCA DIO : una ipotesi secondo la quale la pulsione religiosa affonda le sue radici nella biologia cerebrale

Fanno discutere le ricerche di due scienziati americani: la pulsione religiosa affonda le sue radici nella biologia cerebrale.
Al paziente che gli sottoponeva la relazione d'accompagnamento ai referti d'un esame un luminare della chirurgia rispose: "I radiologi si limitino a scattare le fotografie, a interpretarle ci penso io". Il professore sprezzante dimenticava quanto fondamentale sia la diagnostica per la medicina moderna, ma era nel giusto rivendicando il proprio ruolo. Il caso nato attorno al libro di Andrew Newberg e Eugene d'Aquili appena tradotto in italiano (Dio nel cervello, Mondadori, pp.210, euro 15,80) è tutto in quell'aneddoto. Newberg è docente di radiologia (con ampio curriculum in altre discipline) all'università della Pennsylvania, d'Aquili - scomparso nel 1998 - era uno psichiatra. Insieme si sono dedicati alla ricerca delle basi neurofisiologiche dell'esperienza religiosa, un filone nato agli inizi degli anni '90 negli Stati Uniti. È stato il loro testo divulgativo (scritto con il giornalista Vince Rause) ad accendere due inverni fa in America un ampio dibattito che è subito rimbalzato anche da noi. Viste certe interpretazioni di stampa - tutte in chiave di riduzione materialistica del sacro e della divinità -, è interessante poter ora accostare il volume in forma integrale. I due autori prendono come punto di partenza un esperimento da loro condotto (il vero cuore dell'opera): a un fervente buddhista in intensa meditazione "tibetana" viene iniettato un composto radioattivo che permette - attraverso la tomografia computerizzata a emissioni di fotoni singoli - di visualizzare con estrema precisione l'afflusso di sangue alle diverse aree del cervello. Sapendo che un accresciuta irrorazione è correlata a un aumento dell'attività cerebrale, si possono localizzare le zone interessate al "picco mistico". La procedura è stata ripetuta su altri seguaci dello zen e un gruppo di suore francescane in preghiera. Emerge che la meditazione induce un'attivazione particolare dell'area associativa dell'attenzione, mentre all'area associativa dell'orientamento non giungono più i dati sensoriali, sicché la funzione di definizione del sé e della sue relazioni con il mondo fisico viene meno, e si ha la sensazione di trascendenza, di unità con una realtà superiore e infinita. Le punte corrispondono alle esperienze mistiche in senso proprio; i livelli intermedi sono innescati anche dalle azioni ritmiche dei riti o da situazioni e condizioni particolari. Vi è quindi una base neurale alle esperienze religiose e, probabilmente, una predisposizione innata del cervello, frutto dell'evoluzione. Fin qui la scienza sperimentale. Poi parte la spericolata ricostruzione antropologica, filosofica, teologica di Newberg: "Dio è stato scoperto durante un'esperienza mistica o spirituale che la coscienza umana ha potuto vivere grazie ai meccanismi della trascendenza inscritti nel cervello". Seguono il mito, costruzione volta a ridurre l'ansia dell'uomo primitivo di fronte alla prospettiva della morte; il rito, azioni codificate che inducono le sensazioni della divinità; e la religione, che contribuisce in vari modi al benessere individuale e al progresso della società. Conclusione: Dio non se ne andrà (titolo originale), perché è nel cervello. L'autore però non è il materialista che sembra. Infatti oscilla tra la semplice descrizione empirica e l'ipotesi che l'"essere unitario assoluto", un po' new age e ben lontano dal Dio personale, esista realmente. La neuroteologia, di cui è in uscita una summa firmata da tutti i principali ricercatori (NeuroTheology, University Press, California), è una sfida affascinante che ci dice qualcosa in più sull'uomo ma che non può (ancora) pretendere di svelarne i misteri. Il libro di Newberg e d'Aquili va quindi letto con l'avvertenza data dal chirurgo. Le ingenuità sul rapporto tra mente e cervello, tra rappresentazioni e mondo esterno, alcuni erronei presupposti (l'esperienza in prima persona è vera e reale per definizione) e le semplificazioni evoluzionistiche sono da attribuire a scarso rigore e indebite letture dell'esperimento. Che mostra - e non è poco - la localizzazione fisica di alcuni eventi mentali e il meccanismo neurale correlato che "spiega" l'insorgere dell'esperienza spirituale. Correlazione è la parola chiave, poiché ogni evento mentale ha come condizione necessaria il cervello (senza saremmo semplicemente morti); resta invece aperta la questione circa il determinismo del cervello sulla mente. Né va dimenticato che la fusione mistica è solo una parte del fatto religioso. Come alla fine ammette Newberg, la scienza non può stabilire se il pensiero di Dio si riferisca a un'entità esistente oppure si a solo uno stato elettrochimico nella nostre teste. A questo proposito un piccolo biasimo va pure all'editore che, in quarta di copertina, pone due lusinghieri giudizi di monsignor Elio Sgreccia e del Nobel Rita Levi Montalcini, tratti - ahinoi - da vecchi articoli di giornale in cui gli intervistati premettevano di non aver letto il libro, né di averne mai sentito parlare precedentemente.

 

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Fonte: La Repubblica e Le Scienze

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IL CERVELLO IN ESTASI di Rudiger Braun : la capacita' di cadere in trance e' una reazione umana normale quanto, per esempio, il sonno

Stato di trance: una particolare condizione tra il sonno e la veglia, tra l’attività e il riposo, nella quale la percezione del corpo si confonde e il tempo sembra dilatarsi.

Che si chiamino sacerdoti, guaritori, sciamani o guru, quasi in ogni società umana esistono individui che praticano l’immersione nel misterioso regno degli spiriti. La trance consente loro di entrare in un presunto “altro mondo”, dove questi maestri dell’estasi sperano di poter trovare consiglio, guarigione o la comunione con una potenza superiore.

Spiriti, danze selvagge, ritmi di tamburi, droghe psicoattive: come possono queste attività avere una capacità di guarigione? Non ci si stupisce che la scienza moderna abbia giudicato per lungo tempo i ritmi di trance come superstizioni da primitivi. (…)

Nel frattempo, però, la valutazione di questi soggetti è profondamente cambiata.

Uno studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità ha certificato che le tecniche di trance delle etnomedicine hanno nei confronti delle malattie psicosomatiche una capacità curativa pressoché uguale a quella della medicina classica.

Alcuni scienziati come Wielant Machleidt, professore di psichiatria sociale ad Hannover, vedono nei riti di trance l’origine delle psicoterapie (…).

Secondo Dieter Vailt, direttore dell’Istituto per la sociobiologia e la terapia del comportamento dell’Università di Giessen, in Germania, nonché coordinatore del gruppo di ricerca, “la capacità di cadere in trance è una reazione umana normale quanto, per esempio, il sonno”. La coscienza è una facoltà non certo rigidamente strutturata, ma altamente dinamica (…).

Molte culture hanno sfruttato queste particolari condizioni di coscienza (…).Gli indigeni messicani utilizzano la mescalina, un allucinogeno che viene estratto dal pejote. In Africa la trance viene evocata principalmente con musica e danze ritmiche. I monaci tibetani, invece, si immergono nella meditazione e nell’assenza di movimento: si concentrano sulla ripetizione monotona di poche parole e praticano una particolare tecnica di respirazione per abbassare i livelli di anidride carbonica nel sangue. Ciò può condurre a una condizione estatica prossima alla perdita di coscienza.

(…) Un altro aspetto caratteristico è anche la sensazione di perdita di controllo di se stessi. Allo stesso modo, cambia anche l’idea di essere in sé. Quanto più è profonda la trance, tanto più si confondono i confini tra soggetto e oggetto, tra interno ed esterno, tra Io e ambiente. I praticanti della trance riferiscono di sentirsi dilatati fino a confondersi con l’ambiente. Occasionalmente in questa condizione si percepiscono anche colori intensi e suoni o persino scene complesse.

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Dier Vailt e il suo collega Ulrich Ott si occuparono principalmente degli effetti fisiologici delle danze e dei ritmi di tamburo che sono in grado di indurre la trance (…), hanno messo a punto una poltrona controllata elettronicamente sulla quale i soggetti venivano fatti oscillare avanti e indietro, con questo apparecchio hanno cercato di scoprire come agisce sul cervello un semplice movimento del corpo. I partecipanti allo studio venivano invitati a lasciarsi andare ma rimanere svegli e ad aprire spesso gli occhi. (…).

Già dopo pochi minuti, l’attività cerebrale dei partecipanti cambiava in modo marcato: mentre nel caso dei soggetti svegli e con gli occhi aperti prevalgono onde cerebrali con frequenza compresa tra 14 e 32 Herz -le cosiddette onde beta- nel caso dei partecipanti sulla poltrona le oscillazioni elettriche rallentavano fino a valori tra 3 e 7 Herz.

Queste “onde theta” si producono principalmente durante l’addormentamento e indicano che l’attenzione viene meno. Molti soggetti del test riferiscono che (…) erano piacevolmente scivolati nel mondo dell’immaginazione e avevano quasi dimenticato dove si trovassero.

(…) Alcuni ritmi, inoltre, sono particolarmente adatti a determinare condizione di coscienza alterata. Così, non deve sorprendere che nei rituali con danze o suoni di tamburo esistenti in varie parti del mondo i ritmi di trance siano molto simili (..), è in particolare un ritmo di tamburo monotono e regolare di quattro pulsazioni e mezzo a portare il cervello dalla zona delle onde beta a quella delle onda theta. Questo ritmo corrisponde esattamente a quello con cui molti sciamani introducono la loro trance, ma è anche la stessa frequenza con cui oscillano le onde cerebrali nella condizione theta. In questo caso il cervello sembra realmente sincronizzarsi con i battiti del tamburo.

Ma allora come fa un movimento ritmico, come l’oscillazione o la danza, a influenzare l’attività del cervello? I ricercatori di Giessen ritengono di poter rispondere alla domanda: i movimenti oscillatori spostano il sangue nel corpo del soggetto, attivando particolari misuratori di pressione nella carotide -i cosiddetti barocettori- che regolano l’afflusso di sangue al cervello in base alla situazione. Nella posizione a “testa in basso”, essi rallentano il battito cardiaco, in quella “testa in alto” lo accelerano il battito si sincronizza anche con il ritmo di dondolamento. In seguito la respirazione si adatta al ritmo e diventa più profonda e regolare. Dieter Vaitl ritiene che dopo un certo tempo questa sincronizzazione dell’organismo sui barocettori faccia sprofondare il cervello in uno stato di semi-incoscienza.

(…) Secondo la tecnica della tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli (SPECT) Andrew Newberg, dell’Università della Pennsylvania, sottoponendo a indagini buddisti e suore cattoliche con decenni di esperienza nella meditazione ha rilevato che nel lobo parietale destro, che presiede alla capacità di orientamento spazio-temporale, l’attività delle cellule nervose è fortemente diminuita.

(…) Quando, durante la trance, si riduce l’attività dei lobi parietali, commenta Newberg, si perde la capacità di percezione del proprio corpo. (…). Inoltre la meditazione accentua l’attività del sistema limbico, (…) questa correlazione chiarisce le emozioni forti provate durante le esperienze estatiche e, secondo Newberg, rappresenta anche lo stimolo per indagare simili condizioni.

(…) Per produrre estasi o trance devono essere ugualmente attive diverse aree del cervello.

Fonte: Rudiger Braun
-biologo e giornalista freelance ad Amburgo-
Mente e Cervello-n°4 anno I luglio-agosto 2003
RIPORTATO DA : http://www.sigmasophy.com

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Guarigione spontanea attraverso la fiducia? Nuove scoperte della fisica e della biologia

Nuove scoperte suggeriscono che la risposta a questa domanda può essere un sonoro “Sì!”. La chiave di questi miracoli risiede nelle nuove scoperte della fisica e della biologia, e nel legame mancante che le connette alla nostra vita!

Tendiamo a condurre la nostra esistenza in base a ciò che pensiamo del mondo, di noi stessi, delle nostre capacità e dei nostri limiti. Con poche eccezioni, queste convinzioni vengono da ciò che la scienza, la storia, la religione e altre persone ci dicono. Storicamente, ci è stato insegnato che siamo un “incidente” evolutivo, ovvero osservatori passivi dell’universo, di durata limitata e con poca incidenza sull’ambiente. E se quelle convinzioni fossero errate?


Cosa accadrebbe se fossimo limitati solo finché non cambiassimo il modo in cui ci vediamo nel mondo? Come saremmo diversi se scoprissimo di essere nati con il potere di scegliere il nostro rapporto con la longevità, la salute e la vita stessa? Una scoperta tanto radicale cambierebbe completamente il nostro modo di vedere noi stessi! Ma questo è esattamente ciò che le ultime scoperte ci stanno mostrando. Nei primi anni del ventunesimo secolo, alcune scoperte hanno trasformato il nostro paradigma dimostrando che:

-Non siamo limitati dalle leggi della fisica, così come oggi le conosciamo!
-Non siamo limitati dalle leggi della biologia, così come oggi le conosciamo!
-Il DNA della vita è un codice che può essere cambiato a piacimento!

Le implicazioni di queste scoperte sono vaste, profonde e, per taluni, un po’ inquietanti. Esse dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che siamo capaci di cambiare il corso della nostra vita, del nostro mondo e anche della realtà, se lo vogliamo. Sono queste facoltà apparentemente miracolose che rendono possibile la guarigione dal cancro e dall’AIDS, che permettono di avere una vita più lunga e che consentono di creare gioia, abbondanza e molto altro.


Nel 1944 Max Planck, il padre della teoria quantistica, scioccò il mondo intero affermando che esiste una “matrice” di energia che fornisce il programma del nostro mondo fisico. È in questo luogo di pura energia che ogni cosa ha inizio: la nascita delle stelle, il DNA della vita, le nostre relazioni più profonde, la pace tra le nazioni, la nostra guarigione personale etc. La prova sperimentale che la matrice di Planck – La MatrixDivina – è reale, oggi fornisce il legame mancante che salda le nostre esperienze spirituali dell’immaginazione, della preghiera e della fede ai miracoli che vediamo nel mondo intorno a noi.

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Attraverso la connessione che unisce tutte le cose, gli scienziati hanno dimostrato che la “materia” di cui è composto l’universo – onde e particelle di energia – risponde e si adatta alle nostre aspettative, giudizi e convinzioni sul nostro mondo. In un mondo in cui un campo intelligente di energia collega ogni cosa, dalla pace globale alla guarigione personale, quello che in passato poteva sembrare miracoloso o frutto di fantasia diventa improvvisamente una possibilità della nostra vita.


C’è un inconveniente, però. Il nostro potere di cambiare il corpo e il mondo è assopito fin quando non lo risvegliamo. La chiave per risvegliare questa straordinaria facoltà è operare un piccolo cambiamento nel modo in cui vediamo noi stessi dentro l’universo. Noi dobbiamo vederci come parti del tutto, anziché come entità separate. E non dobbiamo semplicemente pensare questo, dobbiamo anche sentirci parte di tutto ciò che sperimentiamo. Se operiamo questo piccolo mutamento percettivo, abbiamo accesso alla forza più potente che esiste nell’universo e otteniamo la chiave per risolvere perfino le situazioni apparentemente impossibili della nostra vita.


Con questa connessione in mente, dobbiamo cominciare a guardare al nostro rapporto con la vita, la famiglia e persino le conoscenze casuali da un nuovo, straordinario punto di vista. Tutte le esperienze della nostra vita – belle, brutte, giuste, sbagliate, luminose, meravigliose, orribili o dolorose – non possono più essere liquidate come semplici eventi casuali. Chiaramente, la chiave per la guarigione, la pace, l’abbondanza e le esperienze, le carriere e le relazioni che ci rendono felici, sta nel capire quanto siamo connessi a tutto ciò che fa parte della nostra realtà. E la nostra comprensione si basa sulle nostre convinzioni.


Sembra logico sostenere che per cambiare la nostra vita dobbiamo cambiare quello che crediamo di noi stessi e del nostro mondo. Da più di venti anni Gregg Braden, già programmatore informatico aerospaziale, sta cercando di capire come ottenere ciò. Dai remoti monasteri dell’Egitto, del Perù e del Tibet, ai testi dimenticati che la Chiesa Cristiana delle origini ha nascosto, il segreto per curare le nostre credenze erronee è contenuto nei «linguaggi cifrati» delle antiche, venerande tradizioni. Esso è confermato dalla scienza di oggi.


Gregg Braden è stato definito un autore best seller dal New York Times. È uno scienziato e un visionario che per il suo lavoro di esploratore del ruolo della spiritualità nella scienza ha partecipato a molte conferenze internazionali e inchieste giornalistiche. Già progettista informatico aerospaziale per la Martin Marietta Aerospace e supervisore delle operazioni tecniche per Cisco System, Braden è oggi noto soprattutto per i suoi tentativi di collegare la saggezza del passato alla scienza e la pace del nostro futuro.



Articolo tratto da *Scienza e Conoscenza*
FONTE :
http://www.scienzaeconoscenza.it/

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IL WESAK, SPIEGATO DA GIUDITTA DEMBECH

Il Wesak è un incontro di meditazione e preghiera. E' una invocazione alle forze di Luce, affinché dalla mente e dal cuore di Dio, Luce e amore scendano nella mente e nel cuore degli uomini.

Eccoci pronti anche quest'anno al grande appuntamento con una delle più grandi ricorrenze spirituali, uno di quei giorni sacri in cui è importante ritrovarci, il più numerosi possibile.

Il Wesak è un'invocazione di pace ed unificazione per il benessere di tutta l’umanità, senza barriere di religione o di razza, poiché la pace è un bene comune, non ha nessun colore politico; la pace è come la luce, l’aria, l’acqua; la pace è speranza di vita, mentre la guerra è certezza di distruzione e di morte…

Dobbiamo essere presenti per invocare e diffondere quelle energie di pace, amore e buona volontà di cui abbiamo urgente bisogno.

Partecipare al Wesak significa collegarsi attraverso la meditazione per ricevere e ridistribuire la Grande Benedizione impartita all’Umanità dai Maestri. Significa attraversare in meditazione la porta dimensionale; in quei pochi, straordinari minuti, un immenso fiume di energia viene irradiato sui presenti. Sono Grandi Energie di Luce, Amore, Fratellanza, Solidarietà ed Unificazione che attraverso la meditazione si concretizzano ed espandono.

Non appartiene a nessuna religione o credo politico.

WESAK
http://www.etanali.it/wesak.htm


La grande benedizione di tutta l'umanità.

Secondo un'antica leggenda, l'Iris sboccia nel momento esatto in cui il Buddha ritorna e si presenta sulla Terra.

Per questo motivo l'Iris è diventato il simbolo del Wesak.



CONOSCERE IL WESAK


I giorni sacri


Ci sono giorni particolari sulla Terra, giorni sacri in cui la divinità, sotto multiformi aspetti si piega ad incontrare i Suoi figli minori, le sue creature meno felici, intrappolate in corpi di carne, portando il conforto della Sua presenza. Quasi sempre si tratta di «feste mobili», collegare ai pleniluni e stranamente vicine fra loro.


Festa mobile è la Pasqua ebraica, il «Pesach», a ricordo della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Festa mobile è il «Ramadan» islamico che festeggia la notte sacra in cui il Corano fu fatto discendere sulla Terra. Festa mobile è anche la Pasqua Cristiana di Resurrezione, collegata al plenilunio nella costellazione dell'Ariete. Festa mobile è il Wesak scopo di queste pagine.

È un momento fondamentale per il mondo buddista ma come vedremo, lo è per tutti i viventi.


A primavera inoltrata, nella notte del plenilunio nella costellazione del Toro, il pianeta vive un grande evento che si verifica sui piani spirituali.

In questa «festa mobile» l'umanità ha la possibilità di ricevere la benedizione del Buddha che ritorna, quella del Cristo e dei Maestri di Saggezza che vegliano per guidarne l'evoluzione spirituale. Anche se si parlerà molto spesso del Buddha questo grande evento appartiene a tutti gli uomini della Terra, a qualunque razza ed a qualunque religione essi appartengano, poiché è l'umanità tutta che viene benedetta, nella sua totalità.


Tutti coloro che vi prendono parte, anche solo collegandosi col pensiero, con il desiderio di esserci, ricevono la propria parte di Luce; ma per potervi partecipare è necessario esserne informati. Questo è il motivo per cui queste pagine vengono scritte ed il perché da qualche anno in occidente si parla sempre più spesso del Wesak.



- La valle del Wesak -

Vediamo di chiarirne il significato per dar modo al maggior numero di persone possibile di avvicinarsi alla sua suggestione.

Dobbiamo spostarci nell'Himalaya, in una zona impervia fra la catena del Karakorum e quella del Kun Lun, alle pendici del monte Kailash, uno dei luoghi più sacri del pianeta.


Fortunatamente, proprio le asperità del percorso hanno tagliato fuori quest'area dai sentieri battuti dal trekking, questo le ha permesso di conservarsi intatta in tutta la sua sacralità.


In una delle sue valli, la cui ubicazione permane segreta agli occidentali, si celebra annualmente il rituale e molte migliaia di persone si mettono in cammino da tutto il continente indiano con mezzi di fortuna per parteciparvi.


È una valle chiusa a nord-est, da una grande roccia bianca, venata da un minerale luccicante. Un grande masso squadrato, dell'identico minerale, lungo circa 4 metri e largo 2, utilizzato da sempre come altare, ne delimita l'imboccatura. Questa è la valle in cui si svolge il Wesak, un luogo sacro a cui non si giunge mai per caso, ma soltanto quando si è pronti interiormente. Una valle sacra in uno dei luoghi più magnetici del pianeta.



- Il significato del Wesak -

Ma cos'è il Wesak e perché è così importante? È una festività orientale molto antica; appartiene alla tradizione buddista, ma il suo significato è molto vasto, non limitato ad una sola religione, poiché la sua grande Benedizione è destinata a tutta l'umanità.


Il suo significato occulto è in qualche modo simile a quello della Pasqua cristiana, del Pesach ebraico, del Ramadan, della festa della Luce Mazdea. Tutte queste religioni celebrano comunque il ritorno o l'avvento di una Grande Luce che aiuterà la crescita, l'evoluzione, la Liberazione degli esseri umani.


La Tradizione indiana narra che cinquecento anni prima di Cristo, il principe Gautama Siddharta raggiunse il massimo dell'illuminazione divenendo così un «Buddha», cioè un risvegliato.


Aveva trascorso la sua lunga vita nell'ascesi e nell'insegnamento degli ideali di pace, amore, compassione. Grazie al suo altissimo livello di evoluzione spirituale raggiunse la perfezione, liberandosi dalla necessità di tornare a incarnarsi ancora sulla Terra. Aveva percorso uno ad uno tutti i gradini della Conoscenza, per Lui non c'è più un traguardo da conquistare, tutte le mete sono state raggiunte, è divenuto la Perfezione incarnata, ora è un Maestro Perfetto, il suo compito sulla Terra è finito...


Il monaco e principe Gautama Siddharta, da qui in poi detto «il Buddha», muore nell'anno 483 avanti Cristo, nel mese di Wesak (maggio), nella notte del plenilunio. Immediatamente raggiunge la soglia del Nirvana, il Luogo della grande Liberazione, corrispondente più o meno al nostro Paradiso. Una volta varcata quella soglia, sarà libero dal doloroso ciclo della rinascita e della morte, si troverà immerso nella luce e nella beatitudine eterna. Gli sarebbe bastato fare un piccolo passo e di tutte le sue vite terrene non sarebbe rimasto neppure il più remoto ricordo.


- La Grande Rinuncia -

Una gioia eterna, perfetta ed incorruttibile si apriva dinanzi a Lui ma, mentre sta per varcare quella fatidica soglia, il Buddha si arresta, si volge all'indietro e guarda il genere umano sul pianeta che ha appena abbandonato...


Vede tutti gli esseri schiacciati dalla sofferenza, dalla fatica, dalle malattie, esposti alla violenza della natura e dei loro stessi simili, e il suo cuore compassionevole prova pietà Da ogni angolo della terra sale fino a lui il grido di dolore di tutte le creature, dai più piccolo batteri ai minerali nella fornace, all'erba calpestata e falciata. Gli giunge il grido degli animali frustati e macellati, degli uomini in lacrime...


Proprio Lui, il Maestro di Compassione non può andarsene e lasciarli così, il suo nobile cuore esita...

Su quella soglia di beatitudine il Buddha si ferma, non ha il coraggio di proseguire e così, dinanzi a tutti i grandi Esseri della Gerarchia pronti ad accoglierlo, formula il solenne giuramento: non entrerà nel Nirvana fino a quando non vi sarà entrato prima di lui l'ultimo degli esseri umani. Fino a quel momento il Buddha rimarrà in amorevole attesa. Ogni anno, nel momento esatto in cui si forma il plenilunio nella Costellazione del Toro, tornerà sulla Terra a portare la Sua benedizione, la sua mano tesa per aiutare ed incoraggiare l'evoluzione spirituale dell'umanità.


Questo è il senso della festa del Wesak, un rituale che da duemilacinquecento anni viene celebrata nel mondo buddista.


- I Pellegrini dell'Himalaya -


All'approssimarsi della data prevista, migliaia di pellegrini s'incamminano verso questa valle. Per alcuni il viaggio durerà molte settimane, giungono da Ceylon, dal Tibet, dal Nepal, da luoghi sperduti, attratti dal sacro richiamo. Chi sono?


Sono guide spirituali, sono discepoli e Maestri di ogni ordine e grado appartenenti alle più svariate correnti religiose, filosofiche o esoteriche. Sono Lama, guru, sadhu, uomini santi che, con la loro parola contribuiscono alla crescita spirituale di milioni di uomini.


Raggiunto il luogo, si collocano nella posizione che è consona al loro grado; ciascuno conosce esattamente qual è il suo posto, senza prevaricazione né discussioni.

Pur appartenendo a gruppi etnici radicalmente diversi, a religioni differenti, tutti i partecipanti sono ben consci dell'importanza della funzione unificatrice della cerimonia, poiché la radice della conoscenza è unica, come unica è la divinità. Qui non esistono barriere né pregiudizi di nessun tipo, tutti lavorano dedicando la vita ad un obiettivo comune: l'evoluzione spirituale del Genere Umano.

Quando il momento del Plenilunio si avvicina, sull'altare di pietra viene posta una grande coppa di cristallo piena d'acqua. I pellegrini cantano e pregano nell'attesa del grande Evento che sta per verificarsi.


-L'arrivo dei Maestri -


Quando tutto è pronto, arrivano i Grandi Iniziati della Gerarchia. Presenziano alla cerimonia nel loro Corpo di Luce, sono anche Loro Maestri Perfetti come il Buddha, sono i Grandi Esseri che nel volgere dei secoli hanno accompagnato la crescita degli esseri umani ed ora, concluso il ciclo di incarnazioni sulla Terra guidano l'Umanità dai piani Superiori dell'esistenza.


Prendono posto attorno all'altare di pietra, nello spazio che è stato loro riservato e intonano canti rituali, accompagnati dalla moltitudine dei presenti.

Mentre il momento si avvicina, la moltitudine intona il canto della «OM», il suono primigenio attraverso cui avvenne la Creazione, l'ineffabile nome di Dio.


Accanto all'altare, al centro del gruppo dei Maestri, si materializza nel suo Corpo di Luce il Cristo, è venuto ad accogliere il Suo Grande Fratello. Riceverà la benedizione del Buddha e, potenziandola, la riverserà sulla Terra.


- L'apparizione del Buddha -


Al momento convenuto, sui presenti scende una grande quiete, tutti guardano verso il nord-est. Nel cielo si manifesta un punto luminoso che lentamente si avvicina acquistando nitidezza di contorni. Gradualmente, al suo interno si rende visibile il Buddha, risplendente di luce, seduto nella posizione del loto, avvolto nella veste color zafferano. Con la mano destra alzata in segno di benedizione, si ferma librato sulla roccia sacra. I Maestri intonano un potente mantra, usato per quest'occasione una sola volta all'anno.


Tutti i presenti sono in ginocchio, l'intensità del momento genera un'energia palpabile. Questa vibrazione instaura una grande corrente di pensiero a cui fa risposta una altrettanto poderosa energia di benedizione. Dalla moltitudine si levano potenti preghiere che culminano con la Grande Invocazione.


Il Buddha sorridente ascolta; la sua presenza benedicente è portatrice di una poderosa energia.


Durante la sua apparizione, lungo le valle corre come un fremito che fa sbocciare gli iris viola, fiori di pace e di guarigione, simboli del Wesak. Il Buddha, rimane manifesto nel suo corpo di luce per otto minuti, poi lentamente com'è venuto, scompare.

I partecipanti rimangono ancora in profondo raccoglimento e meditazione, poi lentamente si avvicinano alla roccia altare. Qui riceveranno dalle mani dei Maestri un sorso d'acqua attinto dalla coppa di cristallo.


L'acqua, che a quelle quote è così limpida e pura, rappresenta la continuità dell'unione fra Maestri, discepoli ed esseri umani. Fortemente magnetizzata dall'avvenimento, infonderà nuova energia e determinazione a ciascuno.


- I pellegrini astrali -


Ma in quella valle segreta, ad assistere alla cerimonia, ci sono molti, molti più spettatori di quanto le apparenze lascino immaginare...

Una massa ancora più grande di individui giunge per altre vie a questa valle. Non vi arriveranno per i sentieri pietrosi battuti dal vento, non cammineranno faticosamente in salita, perché viaggeranno privi del corpo fisico. Indubbiamente, non è una cosa da tutti...


Si tratta di Iniziati a vari livelli che stanno portando avanti compiti speciali nel mondo degli uomini. Sono Maestri e Discepoli incarnati fisicamente in molti luoghi sulla Terra. Il silenzio e la riservatezza sono requisiti indispensabili affinché il loro lavoro proceda senza intralci. Troppo lontani per raggiungere l'Himalaya fisicamente o troppo coinvolti in un lavoro di massa al servizio della Gerarchia, vi presenziano con il corpo di luce, arrivando astralmente al momento giusto per seguire la cerimonia.

Soltanto i veri Iniziati sono in grado di attuare CONSAPEVOLMENTE questo tipo di «viaggio». Soltanto dopo la seconda Iniziazione conferita dalla Gerarchia avranno raggiunto un livello di conoscenza tale che permetta loro di abbandonare il corpo fisico di propria iniziativa, ogni qualvolta si renda necessario.


- I pellegrini del Sogno -


A questi «pellegrini di luce» vanno aggiunti altri milioni di esseri, sparsi su tutto il pianeta che parteciperanno INCONSAPEVOLMENTE al Wesak; costoro sono esseri simili a noi, uomini comuni che, a loro totale insaputa lavorano ispirati dalla Gerarchia in sintonia con il Grande Piano.


Verranno dolcemente prelevati durante il sonno o la meditazione e portati qui nei loro corpi sottili. Mentre il loro corpo fisico è addormentato, la loro parte spirituale vive una bellissima esperienza.


Quasi nessuno al proprio risveglio sarà in grado di ricordare ciò che ha visto. A volte, ma molto raramente, qualcuno ricorderà qualche sogno confuso, come di un viaggio, ma tutti loro utilizzeranno al meglio l'energia e la benedizione ricevuta, per svolgere correttamente il loro compito nella vita quotidiana.


Chi è giunto qui in sogno o in astrale, può in qualche misura considerarsi «privilegiato» perché, pur inconsapevole, è già un collaboratore dei Maestri.


- L'affiorare dei ricordi -


Forse, fra coloro che leggeranno queste righe, ce ne sono molti che hanno partecipato più volte a questo evento, ma non riescono a ricordarlo. Per loro forse, queste righe non giungono a caso, ma per aiutarli a riportare alla mente una scintilla di luce, per far riaffiorare una traccia, un ricordo vago su «qualcosa» che soltanto l'anima conosce.


Anche in questo caso non siamo noi a scegliere o a metterci in lista. Sono soltanto i Maestri che decidono chi condurvi, la loro scelta si basa su criteri che soltanto Loro conoscono.


Chi è portato in astrale in questa valle, ci è giunto perché era pronto a quel passo, perché i Maestri hanno ritenuto che il suo karma ed il suo compito lo richiedevano...


La memoria non è importante, la memoria fisica è soltanto un fatto fisico, il vero ricordo, quello indelebile, si fissa nell'anima ed affiorerà soltanto al momento opportuno.


Forse, leggendo queste righe alcune persone potranno provare una strana emozione, come una lieve vertigine...

Forse qualcuno sentirà destarsi una nota di comprensione, o una sorta di nostalgia. I più razionali (ma comunque predisposti all'incontro) si sentiranno attratti da una viva, inspiegabile curiosità, qualcosa che la mente, sarà pronta a camuffare con l'interesse accademico. Anche molti cosiddetti «atei» partecipano astralmente all'incontro dell'Himalaya, ma proprio perché non credono non riescono a capire l'avvenimento. Se mai riportassero un ricordo, lo scambierebbero per uno strano sogno. Se sono stati portati in quella valle è perché nell'arco della loro vita giungerà il momento in cui il motivo della loro partecipazione tornerà utile all'umanità.

Quando i Maestri si muovono o influenzano un individuo, lo fanno nell'interesse del gruppo e non del singolo. Un grande Piano si sta svolgendo e sono necessari collaboratori che operano in tutti i campi dello scibile, dalla politica all'arte alla religione...


- Un'occasione di crescita -


Nessuno può giungere qui se la sua evoluzione spirituale non lo permette; non si giunge alla valle del Wesak senza il consenso dei Maestri. Anche coloro che conoscono i rudimenti di qualche tecnica di Viaggio Astrale, non saranno in grado di arrivarci con la propria volontà. Nessuno può imboccare quella strada né sul piano fisico né su quello astrale se il suo cuore non è puro. In questa valle giungono soltanto coloro che stanno lavorando per servire amorevolmente il loro prossimo, senza aspettarsi alcuna ricompensa o riconoscimento.


Questa grande benedizione che viene impartita in uno dei luoghi più sacri del pianeta, è in effetti una grande occasione per tutta l'umanità, è la possibilità di ricevere un'iniziazione collettiva per fare un grande balzo sulla via dell'evoluzione spirituale.

Una grande energia luminosa viene liberata e resa disponibile, sono necessari uomini e donne che si offrano come canali liberi per raccoglierla e diffonderla sul Pianeta.


Al termine della celebrazione, i partecipanti torneranno alle loro città, alle loro case con forza rinnovata, con un grande impulso-aiuto per riprendere il compito che si sono scelti o che è stato loro affidato.


- Incontrarsi a metà strada -


Il Wesak è il momento supremo in cui si realizza il più intenso sforzo spirituale di tutto l'anno da parte della Gerarchia per accostarsi all'umanità, e contemporaneamente, è il momento in cui l'umanità raggiunge la sua massima possibilità di innalzarsi verso la Gerarchia dei Maestri.


Durante il Wesak è tutto un enorme tendersi di mani per raggiungersi e collaborare. La Gerarchia non può scendere più di tanto verso l'oscuro regno della Materia, e né l'umanità (intesa come massa) può elevarsi in gruppo più di tanto verso l'alto.

Questo momento segna profondamente la vibrazione dei presenti, è come se un sigillo di luce venisse impresso nella loro aura, un sigillo che li renderà ben visibili e riconoscibili da parte dei Maestri. Coloro che sono pronti a fare il passo successivo verranno innalzati e sorretti.


- Prepararsi a cambiare -


Nessuno torna «indenne» dal Wesak, perché nessuno ci è arrivato a caso. Tutti i presenti sono stati instradati a questo incontro attraverso una incredibile geometria di coincidenze, e chi non era pronto al cambiamento non ha trovato la strada, o non ha trovato il posteggio o ha sbagliato giorno...


Non a caso abbiamo parlato di «cambiamento» Anche le persone apparentemente meno coinvolte alla cerimonia, per il solo fatto di essere presenti nel luogo giusto nel momento giusto vedranno cambiare la loro vita. Il cambiamento potrà essere così lento da apparire impercettibile, eppure, nella profondità del loro cuore cominceranno a sentirsi sempre meno attratti dalle cose piccole e meschine, cominceranno a guardarsi attorno alla ricerca di ideali più importanti, di valori più stabili con cui rapportarsi.


Coloro che prendono parte alla cerimonia, sia i fortunati che raggiungono la valle dell'Himalaya che coloro che vi si collegano col pensiero e la meditazione da tutto il resto del mondo, tutti indistintamente vengono elevati spiritualmente al disopra della massa.


Attraverso ciascuno di loro, l'energia del Wesak fluisce fra il cielo e la terra; ogni uomo ed ogni donna presente diventa un canale e ridistribuisce a sua volta la potente energia di Luce che altrimenti rimarrebbe inutilizzata.



L'ENERGIA DI LUCE


Una volta immessa sul pianeta, quest'energia viene resa immediatamente disponibile, smistata e convogliata verso quei luoghi e quelle situazioni in cui si rende necessaria.


Quest'energia può influire mento di una crisi economica può affrettare un cambiamento di tendenza, illuminare un dittatore, risvegliare cuori addormentati, intervenire per placare le forze della Natura scatenate, poiché anche la Natura è sensibile ai fermenti dei cuori umani...


Nessun umano potrà intervenire per manipolare o utilizzare queste grandi energie. È un compito che presuppone un livello di conoscenza che va ben oltre ai limiti di questo Pianeta...


Il lavoro di smistamento è riservato ai Grandi Esseri, i Maestri di Saggezza che custodiscono i Piani evolutivi del genere umano, che ne conoscono lo svolgimento futuro e ne pilotano l'evoluzione sia materiale che spirituale.


Quest'energia di Luce, saggiamente ridistribuita e amministrata, servirà a «sbarrare la porta dietro cui il male risiede» . Ritroveremo più avanti queste parole, nella «Grande Invocazione» una delle più potenti preghiere che i Maestri hanno dato all'umanità per facilitarne il cammino.


In ogni caso, perché i Maestri possano utilizzare quest'energia, è necessario che gli esseri umani si rendano disponibili, che diventino di loro iniziativa dei canali aperti. Ciascuno dovrebbe sentirsi responsabilizzato e portare il proprio contributo con la propria volontà.



- Collaborare all'evoluzione -


Devono essere gli uomini a collaborare, non esiste altra alternativa! I Maestri non possono forzare il nostro libero arbitrio e sanare di loro iniziativa i nostri problemi. I Maestri possono indicarci qual è la strada migliore da percorrere, ma non possono costringerci a percorrerla, la scelta è soltanto nostra. Per poterci aiutare hanno bisogno di essere aiutati. Questo è il motivo occulto per cui il Wesak, anche se a piccoli passi, è stato reso di pubblico domino e dovrà continuare ad espandersi sempre di più, con la sua funzione di benedicente unificazione.


Per questo motivo è importante una partecipazione di massa. Gli effetti spirituali di questo avvenimento rimarranno attivi per i mesi successivi, giungendo a modificare il modo di sentire e pensare dei partecipanti, aiutandoli nella crescita spirituale.



- La Buona Volontà -


Stranamente, anche le persone spinte al Wesak da semplice curiosità o con forte senso critico ricevono la loro parte di serenità e benessere.

Qualcosa di indefinibile che si sprigiona nel contesto della cerimonia li impressiona comunque positivamente; se il loro impegno non è duraturo, la spinta positiva si esaurirà in breve tempo, lasciandoli esattamente com'erano. La loro presenza è comunque stata il frutto di una lunga serie di coincidenze, un motivo occulto ci sarà certamente...


Anche una piccola dose di buona volontà, di amorevole senso di collaborazione verrà esaltata e potenziata, tutti sono chiamati a lavorare per il Grande Piano. I Maestri osservano tutti gli esseri umani, alla ricerca di collaboratori che permettano loro di migliorare la vita sul pianeta.


L'umanità deve superare gli ostacoli dovuti all'indifferenza, all'egoismo, della crudeltà; è assolutamente necessario che vengano instaurati «giusti e retti rapporti fra i popoli» per usare le stesse parole del Maestro Tibetano, ma la scelta dipende esclusivamente da noi. I Maestri non possono compiere il lavoro che è di pertinenza umana. Essi si limitano ad indicarci qual è la strada migliore per crescere, ma non possono costringerci con la forza a percorrerla...


I Maestri hanno raggiunto la Perfezione, ora tocca a ciascuno di noi crescere, evolversi ed aiutare la crescita e l'evoluzione dei nostri fratelli che ancora dormono il sonno dell'ignavia. Il Wesak è un grande momento di crescita. È il momento in cui tutta la Grande Gerarchia, quella che il cristianesimo definisce la «comunione dei Santi» si rende disponibile, porta la sua benedizione, la sua spinta, il suo incoraggiamento ai fragili fratelli incarnati in corpi umani.



- L'Età dell'Acquario -


Il Wesak è una grande possibilità offerta agli uomini, ma è necessario parteciparvi con grande consapevolezza, perché i tempi sono cambiati. Fino a pochi anni fa veniva celebrato in occidente all'interno di piccoli gruppi di ricerca spirituale, soprattutto di estrazione teosofica. La cerimonia, era appannaggio esclusivo di quei pochi che avevano la conoscenza sufficiente per presenziarvi, il grande pubblico ne era dunque tagliato fuori.


Ai nostri giorni molte cose sono cambiate, L'Età dell'Acquario iniziata nel 1975 ha portato una ventata nuova nel mondo della divulgazione esoterica. Gran parte dell'umanità è ormai pronta ad apprendere cose che finora non potevano essere rese note; con l'avvento della Nuova Era nessuno può sfuggire ai grandi cambiamenti che sono ormai in atto.


La nota dominante del Wesak è cambiata, anche se la valle dell'Himalaya continuerà a rimanere segreta, è giunto il momento che la cerimonia diventi di pubblico dominio, che masse sempre più grandi ne comprendano l'importanza e vi partecipino attivamente, nell'interesse stesso del Pianeta. Da qualunque parte del mondo ci si può collegare mentalmente attraverso la meditazione. Chi decide prendere parte alle cerimonie che si svolgono in Occidente, lo fa perché ha ricevuto nella profondità della sua anima un segnale particolare, gli si sta presentando una grossa occasione di crescita, è libero di coglierla al volo, di utilizzarla o lasciarla decadere.


- Il nostro compito è qui -


Non è necessario abbandonare i luoghi in cui ciascuno di noi abita, vive e lavora, non viene richiesto a nessuno di scalare montagne lontane e inaccessibili, poiché il nostro compito è «Qui e Ora» esattamente nel luogo in cui ci troviamo.


Si può prendere parte alla cerimonia attraverso la meditazione che viene organizzata nella data giusta, il più possibile vicina al momento del plenilunio nella costellazione del Toro, a ricordo della Grande Promessa del Buddha. La data può variare di anno in anno, ma comunque non cadrà mai prima del 21 aprile e né dopo il 22 maggio. La ricorrenza appartiene come la Pasqua, alle cosiddette «feste mobili», legate alle lunazioni. Sarà necessario divulgare le informazioni relative a questa data, in modo che giungano all'orecchio del maggior numero possibile di persone e che queste possano fare per tempo la loro scelta.


Molto spesso, coloro che ricercano notizie, informazioni o spiegazioni sul Wesak, hanno già preso parte in astrale alla cerimonia dell'Himalaya anche se non lo ricordano consciamente, e la partecipazione fisica alla cerimonia che si svolge pubblicamente nei loro Paesi è la continuazione, la consacrazione di un impegno.


Non preoccupatevi eccessivamente di coloro che vi sembrano soltanto curiosi o perditempo, i Maestri hanno bisogno di molti collaboratori fra gli uomini, ed i compiti sono così tanti...


Nessuno giunge al Wesak per caso, ma perché è scattata in loro una scintilla «speciale». Anche se alcuni non capiranno tutto subito, un seme di luce sarà stato deposto nel loro animo e prima o poi darà i suoi frutti, anche se dovrà trascorrere molto tempo prima che ciò avvenga.



- Semplicità, umiltà, purezza di cuore -


Il Wesak porta un grande messaggio di pace ed unità, un messaggio semplice e sincero, non è una nuova religione poiché appartiene a tutta l'umanità di ogni fede razza e cultura.


Rappresenta il primo passo verso l'unificazione di tutte le Religioni, ma è necessario che sia reso comprensibile a tutti. È importante che si riesca a radunare un certo numero di persone, in qualche luogo accogliente in vari Paesi, e che queste vengano condotte con semplicità e dolcezza, a seguire le varie fasi della meditazione che viene proposta.


Inizialmente, il gruppo dovrà essere guidato da persone particolarmente preparate e ben consapevoli, in seguito, i vari gruppi acquisiranno una conoscenza sempre maggiore sull'importanza della funzione e saranno in grado di gestire da soli la cerimonia.

Vi sono alcuni requisiti indispensabili da parte di coloro che un giorno dovranno gestirlo: è richiesta una grande semplicità d'animo e di parola, grande amorevolezza e assolutamente, neppure la minima ombra di orgoglio, competizione o fanatismo.

Si deve avere ben chiaro in mente che siamo gli umili strumenti dei Maestri, che siamo servitori dell'umanità, che stiamo svolgendo un servizio. Nel corso della celebrazione tutti i partecipanti diventano strumenti di una Forza molto grande che li attraversa e si ramifica sulla Terra. Perché quest'energia arrivi e di distribuisca è necessario l'impegno amorevole e consapevole di uomini e donne di buona volontà. I Maestri lasciati soli, senza la nostra collaborazione, non possono fare nulla per aiutarci, e l'energia di benedizione rimane inutilizzata...


(di Giuditta Dembech)
http://www.giudittadembech.it/

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Risonanza planetaria e codice genetico : nel nostro sistema solare, ogni pianeta esegue una nota

La Risonanza planetaria.
Una corda di uno strumento musicale, posta in vibrazione, genera un'onda acustica cui corrisponde una frequenza ben definita, cioè una nota. Se nello stesso ambiente trovasi un secondo strumento simile al primo, la corda di esso che per lunghezza e tensione corrisponde alla corda vibrante del primo strumento, si metterà anch'essa a vibrare per "risonanza". Le onde sonore trasmesse dall'aria al secondo strumento faranno risuonare in esso non solo la stessa nota, ma anche le armoniche e le subarmoniche.
Così, se in una stanza vi sono due pianoforti e premiamo il tasto del DO centrale di uno di essi, cui corrisponde la frequenza di 256 vibrazioni al secondo (Hertz), noi sentiremo un suono rinforzato per il fatto che anche la corda del DO centrale del secondo pianoforte sarà entrata in vibrazione per risonanza, purché, abbassando il pedale di destra, siano stati esclusi gli smorzatori.
Non solo, ma risuoneranno anche tutti gli altri DO, da quello più basso della 4a ottava inferiore (16 Hz = 256/16) all'acuto di 4096 Hz (=256x16), della 5a ottava superiore.
Gli strumenti musicali sono un esempio di applicazione del principio della risonanza, perché in essi il suono viene rinforzato mediante l'impiego di casse armoniche, capaci di risuonare (per forma e struttura) con diverse frequenze vibratorie, quali sono quelle delle note fondamentali emesse dallo strumento e delle loro armoniche: i due suoni, quello fondamentale e quello emesso dalla cassa armonica, essendo in risonanza, si sommano producendo il rinforzo. Così, il corpo vibrante che entra in risonanza può rinforzare onde la cui frequenza può essere un multiplo o un sottomultiplo della nota fondamentale.
Riassumendo, possiamo dire che con la risonanza si ha:

1) trasmissione di energia da un corpo emittente ad uno o più corpi riceventi;
2) questi ultimi risuonano solo se sintonizzati sulla stessa frequenza dell'emittente, o su frequenze multiple e/o sottomultiple (armoniche e sub-armoniche);
3) il suono viene rinforzato perché aumenta la sua intensità (ampiezza dell'onda).

In virtù dello stesso principio, il circuito oscillante di una radio ricevente, sintonizzato sulla stessa frequenza della stazione trasmittente, entra in risonanza con quest'ultima e riceve il segnale trasmesso dalla prima.
Ma l'emissione di onde radio riguarda anche i corpi celesti e la radioastronomia ha per oggetto lo studio delle radiazioni elettromagnetiche provenienti dagli spazi cosmici di lunghezza d'onda compresa tra pochi millimetri (microonde) e circa 20 m (radiofrequenze). Attualmente sono state scoperte parecchie migliaia di radiosorgenti, di cui solo poche centinaia sono visibili. Il Sole emette una radiazione a radiofrequenza indipendente dal ciclo solare, alla quale se ne sovrappone un'altra variabile con periodo di circa 27 giorni, che è il periodo di rotazione del Sole.
Anche i pianeti e i satelliti sono centri di emissioni di radio-onde. A partire dal 1954, quando fu scoperto che Giove è una potente emittente di onde elettromagnetiche, abbiamo potuto accertare che l'intero nostro sistema solare irradia onde elettromagnetiche. Quindi anche i pianeti, essendo corpi vibranti, possono entrare In risonanza.
Nel 1968 l'astronomo sovietico A. M. Molchanov affermò "di avere scoperto nel sistema solare una struttura risonante che comprende tutti i pianeti e le loro lune e satelliti" (32).
Questo vuoI dire che "i pianeti e le loro lune si comportano come corde vibranti" munite di casse armoniche capaci di risuonare tra loro su una nota fondamentale e sulle armoniche di ordine superiore e sulle subarmoniche (sotto multipli della nota fondamentale), cioè con risonanze sulle ottave superiori e su quelle inferiori.
Strane coincidenze esistono tra i multipli dei periodi planetari. Non si tratta di vere e proprie risonanze ma sono note come "quasi commensurabilità". Esse sono:

e così di seguito per Urano, Nettuno e Plutone.
Siamo di fronte a semplici coincidenze oppure queste "quasi commensurabilità" ci rivelano uno stretto legame interplanetario?
Lo spazio che ci circonda sta diventando sempre meno "freddo e muto" e siamo sempre più portati a pensare al nostro sistema planetario come ad un "organismo vivente", percorso da energie vibranti e costituito da parti collegate da rapporti armonici.

Descrizione corrispondenze

Nel nostro sistema solare, ogni pianeta esegue una nota.

Trattandosi di frequenze molto basse, le note "suonate" dai pianeti del nostro sistema solare, risultano ben lontano dalla soglia dell'udibilità (circa ventotto ottave più gravi delle note più basse di un pianoforte), ed in ogni caso, il vuoto quasi assoluto che si pone fra noi ne impedirebbe la percezione. Tuttavia, forse per una strana coincidenza, i pianeti del sistema solare eseguono una melodia che, anche se leggermente stonicchiata, potrebbe ricordare una delle progressioni armoniche più semplici e diffuse nella musica (tonica,sottodominante, dominante, tonica).

Leggere attentamente

Le frequenze riprodotte sono da applicarsi con il metodo della Terapia Cimatica cutanea . Non sono in alcun caso da ascolto.

Frequenze, orbite e rotazioni dei nostri pianeti

Pianeta
Orbita
Rotazione

Terra
272.2 (C #)
378.5 (F #)

Sole
332.8 (E)
497.1 (B)

Luna
421.3 (Ab)
ignota

Marte
289.4 (D)
389.4 (G)

Mercurio
282.4 (D)
421.3 (A)

Giove
367.2 (F #)
473.9 (Bb)

Venere
442 (A)
409.1 (G #)

Saturno
295.7 (D #)
455.4 (A #)

Urano
414.7(G #)
430.8 (Ab)

Nettuno
422.8 (Ab)
310.7 (Eb)

Plutone
280.5 (C #)
486.2 (B)

Sole, 32 ottava anno terrestre

Sole: luce, calore, gioia, animosità

Plutone: potenza, crisi e cambiamento

Mercurio: intellettualita', mobilità

Marte: attività, energia, libertà, umorismo

Saturno: separazione, dolore, morte

Giove: crescita, successo, giustizia, spiritualità

Terra: stabilità, ancoraggio

Urano: spontaneità, indipendenza, originalità

Nettuno: inconscio, segreti, immaginazione, amore spirituale

Venere: bellezza, amore, sessualità, sensualità, armonia

Luna: amore, sensibilità, femminilità, anima


Risonanza planetaria e codice genetico
Se c'è una risonanza tra i ritmi respiratorio e cardiaco e quello delle maree, ci dovrebbe pure essere una interazione, una interdipendenza tra le due classi di fenomeni: ma quale significato può avere ciò? Non è più logico pensare ad un terzo fattore che li governa entrambi? Perché i ritmi vitali del corpo umano raggiungono il loro minimo durante le ore notturne?
Il professore Giorgio Piccardi dell'Università di Firenze intorno agli anni cinquanta si propose di studiare lo strano comportamento delle reazioni chimiche che riguardano l'acqua. Egli s'interessò soprattutto alla diversa velocità di precipitazione dei colloidi e trovò, dopo migliaia di esperimenti iniziati nel 1951 e protratti per oltre un decennio, che reazioni chimiche fra composti inorganici danno risultati diversi a seconda del luogo e del tempo in cui vengono effettuate.
In particolare egli notò, operando su campioni protetti da schermi metallici, che la velocità di precipitazione dei composti dipende dall'attività solare. Poté così dimostrare la quasi esatta corrispondenza tra macchie solari e velocità di reazione. Nel 1958 gli esperimenti di Piccardi furono ripetuti un po' in tutto il mondo e i risultati furono confermati.
Tuttavia egli poté osservare che altre variabili intervenivano nel corso delle prove, le quali davano risultati che variavano con la stagione. E allora egli formulò "la sua ipotesi solare", secondo la quale le reazioni chimiche sulla Terra hanno corrispondenze non solo con gli avvenimenti solari a breve e lungo termine, ma anche con "la posizione della Terra nella sua traiettoria elicoidale attraverso la galassia" (36).
Più tardi Piccardi passò a sperimentare sul sangue e trovò tempi di coagulazione sensibilmente più lenti nei campioni di sangue contenuti in recipienti protetti da schermi di rame.
Nello stesso periodo il dottor Maki Takata dell'Università di Tokio notava che gli indici di flocculazione del sangue subivano un brusco aumento poco prima del sorgere del Sole.
Al contrario, la velocità di flocculazione si abbassava durante una eclisse di Sole o in fondo al pozzo di una miniera.
Dopo venti anni di ricerche, Takata concluse che l'indice di coagulazione del sangue è strettamente legato all'attività del Sole: al sorgere e al tramontare, al manifestarsi di un'eruzione o di un'eclisse. Oggi si ritiene che questa interdipendenza tra indice di flocculazione e attività solare sia dovuta all'azione esercitata da onde elettromagnetiche irradiate nell'atmosfera poco prima del sorgere del Sole.
Dopo le scoperte di Piccardi e di Takata, visto che per circa due terzi siamo fatti di acqua (instabile alla temperatura del corpo) come possiamo escludere di essere sotto l'influsso di forze extraterrestri? Tutta la materia vivente si può considerare come una dispersione in acqua di colloidi macromolecolari in equilibrio instabile. Hanno carattere di colloide il plasma sanguigno, il siero del latte e altri liquidi circolanti nel nostro organismo. Anche il liquido amniotico, nel quale "galleggiamo" per circa otto mesi prima di venire alla luce, contiene sostanze organiche in sospensione colloidale e, come tale, soggetto alle variazioni del campo geomagnetico indotte dal Sole e dalla risonanza planetaria. Forse, quando i pianeti si trovano tra loro angolati in modo da formare una sorta di circuito oscillante capace di risuonare con le forze di origine galattica (raggi e particelle) che continuamente ci investono, la formazione del feto si completa ed esso stesso, per motivi che ancora ci sfuggono, "decide" di nascere.
Non sappiamo come ciò possa avvenire, ma possiamo pensare che la sensibilità ad una data configurazione planetaria faccia parte del patrimonio genetico del nascituro, in modo che il feto senta istintivamente che è giunta l'ora di venire alla luce (Gauquelin M., 1975).
Possiamo considerare l'embrione in formazione come un complesso sistema di "biorisonatori" costituiti da spazi in parte vuoti, in parte ripieni di liquido, conduttori e semiconduttori, capaci di entrare in risonanza con frequenza di natura acustica ed elettromagnetica. Dopo le ricerche del dottor Stuart Hameroff (USA) e del biofisico Fritz A. Popp di Marburg, sembra che si possa parlare di biorisonatori anche a livello cellulare. I microtuboli presenti nel citoplasma possono risuonare a frequenze vicine a quelle della luce ultravioletta e quindi presiedere alla crescita della cellula mediante la luce.
L'elica del DNA potrebbe paragonarsi ad un circuito oscillante in cui lo stesso DNA avrebbe la funzione di bobina e le membrane quella di condensatori collegati in parallelo. E questo perché, secondo Popp, gli acidi nucleici, se eccitati con luce ultravioletta di adeguata intensità, diventano conduttori (37).
Lo sviluppo cellulare e, con esso, la crescita dell'embrione sarebbe regolato dall'accoppiamento energetico fra DNA e cellula e tra questa e le energie modulate di origine extraterrestre.
C'è ancora del mistero in questa correlazione tra luce e vita, ma una cosa ci sembra di poter affermare sulla base di queste ultime scoperte: dallo spazio esterno ci giungono onde, visibili e invisibili, generate dal Sole e da lontani corpi celesti, variamente modulate a seconda del mutevole assetto delle configurazioni planetarie, onde che interagiscono con la materia vivente tanto da regolarne lo sviluppo. "Dall'etere cosmico ci giungono Onde di Vita".

——————————————————
Note:
32. G. L. Playfair - S. Hill: "Gli influssi del cosmo sulla vita terrestre", Ed. MEB 1981, pag. 25.
33. E. K. Bigg, 1967; K. D. Wood, 1972.
34. Op. cit.
35. Vedi le ricerche di Paul D. Jose, dell'Aeronautica USA (1965) e di John Gribbin, astrofisico britannico (1976).
36. Op. cit., pag. 185. Dapprima Piccardi volle evitare di sperimentare su sostanze organiche per non introdurre variabili di altra natura. Il test che egli ripeté tre volte al giorno per circa vent'anni consisteva nella registrazione della velocità di flocculazione in acqua dell'ossicloruro di bismuto, un colloide inorganico.
37. G. L. Playfair - S. Hill: op. cit., pag. 281.

FONTE : http://www.terapiedelfuturo.it

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