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Categoria: "Scoperte"

Alle Grotte di Pertosa-Auletta speleologia e naturopatia s'incontrano

Successo per la cromoterapia in grotta, il nuovo percorso turistico inaugurato dalla Fondazione MIdA in via sperimentale da circa un mese. Tante le adesioni all’itinerario speleologico all’insegna del benessere e del relax, che combina in maniera armonica ambiente speleologico e medicina naturale.

 

 

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La cromoterapia è un’antica terapia naturale, nota già presso gli antichi Egizi, in Cina, India e Tibet. Era ed è praticata per riequilibrare le disarmonie emotive che influiscono sulle comuni malattie: il colore e i toni della luce che si irradiano sul corpo trasmettono vibrazioni che riportano in equilibrio le energie. Le Grotte di Pertosa-Auletta rappresentano una location perfetta per il percorso cromoterapico grazie al moderno impianto illuminotecnico-scenografico basato su un modello di gestione a basso impatto ambientale con risparmio energetico, uno dei più innovativi a livello europeo in ambienti come le grotte, che l’anno scorso ha ricevuto il prestigioso premio “Medaglia Spadolini – sezione Eco and the city” per l’innovazione tecnologica. La cromoterapia è curata dalla dr.ssa Cristina Melucci, specialista di Naturopatia. Al momento è attiva una seduta di Cromoterapia a settimana, ogni domenica da Novembre a Febbraio. Il prossimo appuntamento è previsto domenica 30 novembre alle ore 18.30. La durata della seduta è di circa 75 minuti. Per partecipare è necessario prenotare allo 0975 397037.

http://www.infocilento.it/notizie/Alle-Grotte-di-Pertosa-Auletta-speleologia-e-naturopatia-s-incontrano_23469.html

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Le piante sono intelligenti

Anche le piante hanno un’intelligenza e cellule adatte a trasmettere informazioni, proprio come i nostri neuroni: lo afferma la neurobiologia vegetale, disciplina di cui Stefano Mancuso è uno dei fondatori. Lo studioso è stato ospite del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige dove, nella conferenza dal titolo “Piante e modernità”, ha mostrato come i modelli comunicativi vegetali si adattino anche a risolvere problemi tecnologici. La neurobiologia vegetale ha permesso di scoprire che nelle radici delle piante hanno sede cellule con caratteristiche e funzioni simili a quelle dei neuroni negli animali.

Ma c'è un altro studioso che afferma quanto Mancuso ha inserito in un suo saggio dal titolo "Verde Brillante". E' Vincenzo Settipani di Alcamo (Trapani) singolare figura di architetto che è anche docente, artista scultore e botanico autodidatta.

Settipani afferma: "Sono convinto da tempo che le piante sono intelligenti intelligenti e l'uomo non riesce a capirle". E' autore di una corposa ricerca che ha inviato persino a Papa Francesco considerato l’ampio valore teologico del contenuto della ricerca. La segreteria del Vaticano ha risposto comunicando che avevano trasmesso tutto al Papa. Un’altra copia è stata inviata proprio al prof. Stefano Mancuso che ha avuto parole di apprezzamento trovandolo interessante in ogni sua parte. Abbiamo voluto capire qualcosa di queste osservazioni non accademiche ma dai risultati indubbiamente scientifici.

 

Architetto Settipani, come nasce la sua passione?

La mia passione per le piante nasce perché provengo da una modesta famiglia di contadini, anzi mi correggo, di “ortolani”. Le mie origini appartengono a una discendenza di ortolani che si perde nel tempo. Mio padre faceva l’ortolano, mio nonno pure, il mio bisnonno anche e il mio trisavolo altrettante. Insomma sono un figlio d’arte! Mia madre mi raccontava che quando ero lattante, durante le sue ore lavorative, mi distendeva a terra vicino a lei all’interno di un solco asciutto ad uso irriguo coltivato con piante di lattughe, sedano o pomodoro. Quindi questa mia passione per le piante come vede è atavica direi ancestrale.

 

Lei è architetto. Ha fatto studi di botanica?

Non sono uno studioso di botanica, ma mi interesso e soprattutto mi piace osservarle. Quando guardo una pianta capisco di che cosa ha bisogno. Insomma mi considero un buon osservatore. Purtroppo soffro molto il mio luogo di lavoro ubicato nel centro storico senza alcun tipo di pianta. Ad ogni modo cerco di recuperare nelle ore post lavorative. Come architetto non concepisco una casa senza piante, o soprattutto una scuola senza il verde circostante.

 

Che evidenze ci sono al riguardo?

Si sà già che le piante hanno una certa sensibilità alla presenza dell'uomo e alla musica, ma dell'intelligenza si inizia solo ora a parlare.

Ma come le è venuto in mente?

L'idea parte dalle varie domande che mi sono posto: perchè i frutti delle piante sono rotondi e/o rotondeggianti e mai di forme piatte o irregolari cioè spigolosi? Perchè molte piante hanno i frutti di colori forti e vivaci? Tipo giallo, arancione, rosso. Ecco da qui nasce la mia idea, ossia le mie risposte a queste domande.

 

Come ha intitolato il suo studio?

La bellezza delle piante e il loro rapporto aureo.

 

Da quanti anni è in corso?

Da quando ero piccolo ho sempre osservato le piante, la ricerca scritta e documentata con immagini l’ho iniziata nel mese di novembre 2013.

 

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E che cosa ha potuto osservare in tutti questi anni?

Intanto è risaputo che per molti le piante non avendo possibilità di movimento non possono sviluppare l’intelligenza come gli altri esseri viventi però le piante hanno sentimenti ! Si amano oppure si odiano e vanno in conflitto. Si aggregano, si adattano. Altre si mimetizzano oppure si mettono in mostra. Ma soprattutto concentrano tutta la loro esistenza e la loro attività alla procreazione.

 

Quale pianta manifesta maggior genio e autonomia, a suo avviso?

La Palma dattilifera: produce i propri frutti in modo tale che quando sono maturi staccandosi da una posizione abbastanza alta, si conficcano nel terreno sabbioso inseminandosi per gravità. Questo albero è molto conosciuto anche per i numerosi riferimenti biblici, infatti è molto in uso nell’arte sacra soprattutto per la sua diversificata simbologia a secondo del contesto in cui egli è inserito. La mia attenzione è stata rivolta ai frutti segreto del suo fascino. In essi infatti è concentrata la Divina Proporzione, la bellezza. Si è rilevato che dividendo l’altezza del dattero diviso la sua larghezza si ottiene un numero molto vicino al numero d’oro 1,618. E poi possiede foglie lanceolate strette e lunghe che favoriscono la loro ventilazione adatte ai climi caldi in cui vive.

 

Quale le riesce invece più incomprensibile delle altre?

Il Grano o la spiga di grano. E’ una pianta molto speciale per l’uomo, importantissima per l’alimentazione. E’ un cereale di antica coltura (vi sono tracce in Iraq, risalenti a 5000 anni fa). Il Frumento fu tra le prime piante ad essere coltivato. In natura esistono diversi tipi di frumento; quelli maggiormente utilizzati sono due: il Triticum durum (o Grano duro) ed il Triticum vulgare (o grano tenero). Nel nostro territorio si coltiva solamente il grano duro e ho esaminato proprio la spiga di grano duro. La spiga di grano duro è formata da tanti chicchi di grano disposti a spirale. Possiede il quadruplo dei geni di un essere umano la cosa mi sembra ancora più sorprendente e misteriosa.

 

Cosa la stupisce di più della vita delle piante?

La reazione al fuoco. Da ripetute analisi e prove ho notato che le estremità delle piante durante la combustione assumono la forma a spirale. Da un esperimento fatto su rami secchi di albero di olivo ho rilevato che tutte le estremità dei rami si muovono seguendo una movenza particolare, si curvano a spirale mano a mano che i rametti bruciano, e, finiscono il loro movimento quando sono roventi e raggiungono la massima fase di incandescenza, dopodiché si rompono e si frantumano passando alla fase finale di incenerimento. Nell’Universo abbiamo molte galassie che sono generate da un movimento a spirale. L’uomo viene al mondo in una posizione a spirale e in molte occasioni muore nella stessa posizione. Le piante si sviluppano con lo stesso andamento e anch’essi in molti casi muoiono contraendosi a spirale. Molte foglie di alberi ad esempio quando seccano si attorcigliano a spirale.

 

Dopo il Papa e Mancuso lo manderà anche a Nature?

Ho già inviato il manoscritto qualche giorno fa alla rivista nella speranza che la pubblichino. Desidero solamente divulgarla disinteressatamente alle persone e dedicarla al Divino Creatore che ha concesso che la bellezza e l’amore regolano il mondo. Se non ci fosse la bellezza non ci sarebbe vita.

(Corona Perer - 26 giugno 2014)

- See more at: http://www.giornalesentire.it/article/intelligenza-delle-piante-stefano-mancuso-vincenzo-settipani.html#sthash.SknM6vJS.dpuf

 

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La frequenza vibrazionale degli alimenti

La moderna dietologia si basa sul calcolo delle calorie degli alimenti, senza prendere in considerazione la frequenza vibrazionale emessa dagli stessi, che costituisce invece un fattore di fondamentale importanza.

 

 

In questo modo ci troviamo ad assumere spesso alimenti morti, il cosiddetto cibo spazzatura, ricco di calorie ma povero di ogni informazione utile per la vita. André Simoneton, ingegnere elettronico francese, dimostrò nella prima metà del ‘900, che le radiazioni emesse da un organismo sano si aggirano sui 6500 Angstroms (esattamente tra 6250 e 7000), mentre sono più basse nell’organismo malato. Le frequenze della vita vibrano quindi nello spettro del Visibile e Infrarosso da 4000 a 7000 A. L’ing. André Simoneton spese ben 20 anni facendo ricerche sull’effetto che gli alimenti possono avere sul corpo umano. Poiché tutto ciò che vive emette radiazioni, egli si chiese quali radiazioni lo indebolissero e quali lo fortificassero. Per portare avanti le sue ricerche usò un contatore Geiger, una camera ionizzante di Wilson e il Biometro di Bovis, che è graduato in Angstrom, e può misurare anche le onde che sono lunghe solo un decimilionesimo di millimetro. Con tali strumenti fu in grado di stabilire che ogni essere umano emette delle radiazioni attorno ai 6200/7000 Angstrom (questa lunghezza d’onda corrisponde al colore rosso dello spettro solare). Constatò anche che al di sotto dei 6500 Angstrom l’organismo non può più mantenersi in buona salute e compare la malattia. Per mantenersi con vibrazioni ad una lunghezza d’onda superiore ai 6500 Angstrom (verso l’infrarosso) il nostro organismo deve continuamente adattarsi all’influenza di ogni specie di radiazioni, siano esse dovute a: pensieri, emozioni, alimentazione, medicamenti, radiazioni cosmiche, solari, terrestri, ecc. Un ruolo assai importante, per il mantenimento della buona salute, viene pertanto rivestito dagli alimenti, dalle bevande, dal modo di vita e dall’ambiente in cui si vive. Prove di laboratorio, hanno dimostrato che gli alimenti sintetici, pur fornendo un’alimentazione equilibrata dal punto di vista qualitativo e calorico, non sono sufficienti a fornire uno sviluppo normale. Questo significa che oltre ai consueti elementi (proteine, carboidrati, ecc.) gli alimenti devono anche possedere delle “vibrazioni energetiche”, capace di mantenere la vita. Una volta fatte queste considerazioni, l’Ing. Simoneton controllò un gran numero di alimenti che suddivise in 4 grandi categorie riportate qui sotto. Libri sull’argomento Crudo o Poco Cotto – Libro di Maia Beltrame, Giandomenico Frassi, Giacomo NotarbartoloMeglio Crudo – Libro di Rosanna GosamoIl Crudo è Servito – Libro di Lucia Giovannini, Giuseppe CoccaWhole – Vegetale e Integrale – DVD di T. Colin CampbellAlimentazione e Salute di Lorella Spagnesi

 

LE QUALITÀ VIBRAZIONALI E VITALI DEI CIBI:

 

1) Gli alimenti superiori, con vibrazioni sopra i 6500 Angstrom: - Tutta la frutta fresca ben matura e relativi succhi (fatti in casa e subito ingeriti). - Quasi tutti gli ortaggi ed i legumi crudi o cotti con temperatura non superiore ai 70 gradi. Il grano, i farinacei, la farina ed il pane integrale; i dolci fatti in casa. - Tutta la frutta oleaginosa ed i loro oli essenziali, le olive, le mandorle, i pinoli, le noci, i semi di girasole, le nocciole, la noce di cocco e la soia, - Il burro freschissimo di giornata, i formaggi non fermentati, la crema del latte e le uova di giornata.

 

2) Gli alimenti d’appoggio, con vibrazioni da 6500 a 3000 Angstrom: - Il latte fresco appena munto, il burro normale, le uova non di giornata, il miele, lo zucchero di canna, il vino, l’olio di arachidi e le verdure scottate in acqua bollente.

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3) Gli alimenti inferiori, con vibrazioni dai 3000 Angstrom in giù: - La carne cotta, i salumi, le uova dopo il 15 giorno, il latte bollito, il te, il caffè, le marmellate, il cioccolato, il pane bianco, tutti i formaggi fermentati. Questi alimenti sono quasi tutti proteici, e basta una piccolissima deficienza del fegato o dell’apparato digerente, affinché diventino intollerabili per l’organismo.

 

4) Gli alimenti morti, senza alcuna vibrazione: - Le conserve alimentari, le margarine, tutti i prodotti di pasticceria ed i dolci fatti con farina raffinata, i prodotti industriali in genere, i liquori e gli alcoolici, lo zucchero raffinato (bianco). Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria importanza.Alcuni procedimenti, che normalmente vengono usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a vapore conservano invece parte delle loro proprietà. Gli alimenti conservati mediante la “pastorizzazione”, non contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali (irradianti); mentre quando sono trattati con processi disidratanti (per esempio la liofilizzazione) le conservano in gran parte. Tutti i cibi che hanno un elevato potere vitaminico hanno ottime vibrazioni e possono essere classificati come “eccellenti”. Questi alimenti potrebbero essere sufficienti al mantenimento della vita se assunti con un’alimentazione “vegetariana intelligente”, cosa che non sempre accade tra i vegetariani che sovente presentano evidenti squilibri nutrizionali. Alimenti superiori Fra gli alimenti superiori i frutti maturi hanno tutti una lunghezza d’onda tra gli 8000 ed i 10.000 Angstrom. Le loro vibrazioni vengono liberate nello stomaco, dando una sensazione di benessere. Affinché le mucose ne traggano il maggior profitto è opportuno mangiare la frutta a digiuno, cioè al mattino o nel tardo pomeriggio. Non mangiate la frutta non matura, poiché le sue vibrazioni non sono valide per l’organismo; lo prova il fatto che sono di difficile digestione.Quanto detto per la frutta è valido anche per le verdure, per esempio la barbabietola, la carota e il ramolaccio quando sono maturi misurano dai 7000 agli 8000 Angstrom. La stessa rilevazione si ottiene dai legumi freschi e maturi (fagioli, fave, piselli, lenticchie). Questi, però, una volta essiccati, già dopo qualche settimana presentano una debole radiazione che scompare nel giro di qualche mese; ecco perché spesso sono indigesti. Vibrazione dei cibi cotti o crudi

 

 

A sinistra si può vedere la frequenza vibrazionale dei cibi cotti, a destra quella più elevata dei cibi crudi. La possibilità vibratoria degli alimenti non resiste oltre i 70° Celsius, infatti qualsiasi cottura che superi questi valori rende il cibo povero di elementi vitali. L’unica eccezione è la patata, che una volta cotta al forno o nell’acqua presenta ancora circa 6500 Angstrom. Il miglior modo di mangiare le insalate è quello di prepararle con molte qualità di verdure, ad esempio lattuga, carciofi, asparagi, carote, olive, barbabietole, cipolle, ecc. Gli spinaci, i carciofi, le zucchine ed i funghi possono essere consumati anche crudi tagliati a fettine. Queste mescolanze, se condite con olio extra vergine di oliva, forniscono ottime vibrazioni che vanno da 8000 a 11.000 Angstrom. Anche i funghi sono molto importanti in quanto emettono onde di 8500 Angstrom. Simoneton, ha rilevato che i prodotti vegetali venduti normalmente nelle città hanno già perduto da un terzo alla metà delle vibrazioni utili al corpo umano. Se a tutto ciò si aggiunge la cottura per bollitura, in essi non rimane più nulla di valido. Qualcuno ha osservato che le verdure gonfiano lo stomaco: ciò è vero solamente quando si mangiano quelle con vibrazioni inadeguate; di quelle cotte nell’acqua, ad esempio, rimane solo la cellulosa. La base del nutrimento dell’uomo, ovvero il grano, occupa una posizione importante nella scala delle vibrazioni, cioè 8500 Angstrom. Un piatto contenente grano (chicco o grano spezzato, non farina) ha una vibrazione di 9000 o 10.000 Angstrom. Il grano germogliato rappresenta un alimento perfetto con vibrazioni molto energetiche, tra gli 8000 ed i 10.000 Angstrom, ed è anche possibile mescolarlo con altri cereali (farro, miglio, avena, ecc) preparando piatti assai gustosi.La pasta fatta in casa, cioè fresca, ha una radiazione uguale a quella del grano, mentre in quella seccata venduta in commercio le radiazioni sono quasi nulle. Gli oli hanno all’incirca le stesse vibrazioni del frutto da cui provengono e sono uno dei cibi che conserva più a lungo le vibrazioni iniziali. L’olio extravergine di oliva spremuto a freddo, ad esempio, misura mediamente 8500 Angstrom e, dopo 6 anni, arriva a circa 7500 Angstrom. Attenzione invece agli oli estratti con solventi dalle sanse, poiché non contengono più alcuna vibrazione. Sembra che nell’antichità il piatto principale fosse pane integrale o semi integrale di farro intriso in olio di oliva. Gli studi del Simoneton hanno dimostrato che il latte vaccino non è un alimento adatto per la salute dell’uomo. Alla mungitura presenta 6500 Angstrom; dopo 6 ore 6000; dopo 14 ore 5000; dopo 18 ore 4000; dopo 48 ore 2000; dopo 56 ore 1000, e dopo la pastorizzazione quasi zero Angstrom. Il burro perde di giorno in giorno la sua vibrazione, e dopo 40 giorni non ne ha più del tutto, tuttavia la conservazione in frigorifero rallenta questo processo. Le uova appena deposte danno 6500 Angstrom, sono perciò identiche alle vibrazioni di una persona sana, la polvere d’uovo, invece, non contiene più nulla. Da ciò deriva il consiglio di utilizzare prodotti integrali non raffinati dall’industria, la quale toglie al prodotto appena colto la parte migliore, che poi viene elaborata e venduta nelle farmacie a prezzi vertiginosi (vedi il germe di grano o la crusca). Ricordate che la Natura produce tutto ciò di cui avete bisogno. Infine in certi casi può essere benefica una punta di cucchiaino di Cloruro di Magnesio sciolto in mezzo bicchiere di acqua da bere al mattino a digiuno.Questo sale è contenuto in notevole quantità nel sale marino integrale, è un ottimo rinforzante del sistema immunitario e tonico del sistema nervoso e muscolare. È adatto in tutte le malattie cosiddette infettive in quanto aumenta notevolmente la potenza fagocitaria dei globuli bianchi. I VEGETALI FRONDOSI: Fra le scoperte più importanti, emerse dalle ricerche del Dott. Wilson, sono da annoverare i grandi benefici ottenibili dalle fronde dei vegetali. Tali vegetali, oltre a possedere un altissimo livello di energia, sono gli unici alimenti in grado di bilanciare in modo soddisfacente i pasti a base di proteine, facendo in modo che il corpo possa assimilare le medesime senza dover attingere alle energie di riserva.Le misurazioni fatte hanno mostrato come le foglie dei vegetali abbiano un valore energetico maggiore di quello dello stelo e delle radici, e ciò è dovuto al fatto che le fronde sono più interessate dai raggi del sole. Barbabietola rossa, sedano, lattuga, indivia, rapa, carota ed erba medica offrono le foglie più cariche di energia. I microbi e gli altri microrganismi portatori di malattie irradiano la loro forza vitale a frequenze molto più basse delle nostre. Si ritiene che gli esseri umani possano essere coinvolti negativamente da queste forme di vita primitive, solo e unicamente se le loro energie vitali cadono a livelli molto bassi. In conclusione si può dire che il nostro tasso vibrazionale scende in conseguenza dell’abuso di droghe e alcool, del fumo, della sedentarietà, e del consumo regolare di cibi quasi morti o privi di minerali. Fonte:http://celticfearn.wordpress.com/ Tratto da e riferimenti: fisicaquantistica

 

http://ununiverso.altervista.org/blog/

 

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La luce e gli universi multidimensionali

La luce è associata all'impalpabilità, all'evanescenza, a qualcosa che non si può toccare. Ma la fisica moderna ha dimostrato che la luce ha due nature differenti e coesistenti, una corpuscolare e una ondulatori. Essa è contemporaneamente frequenza e elemento tangibile

 

La luce è evanescente, magica, evocativa di uno stato spirituale.

 

 

La luce: questo termine può evocare in noi tante cose, alcune molto tangibili come l’illuminazione ed altre metaforiche, quali la luce interiore, i giorni luminosi, la bellezza della vita, la poesia. La luce dona benessere ed energia, innesca nelle piante la fotosintesi clorofilliana, permettendo loro di trasformare l’anidride carbonica in ossigeno. Sempre e comunque non priva di fascino, conoscerla anche sotto l’aspetto scientifico non contrasta in alcun modo con la poesia che essa può donare, anzi, forse è proprio questo che ci permette di apprezzarla maggiormente e di volare verso il suo indubbio fascino e la sua profonda armonia.

 

 

Luce e suono: universi complementari ma molto diversi

 

 

La prima cosa che possiamo pensare, quando parliamo di luce, è quella di associarla al suono: la vista e l’udito, vissuti spesso come qualcosa che non si può disgiungere, sono, infatti, i primi dei cinque sensi. Se ad esempio guardiamo un film, percepiamo simultaneamente immagini e suono e così pure se osserviamo la natura. Quando vediamo una persona questa ha per noi un volto ed una voce e ci viene spontaneo collegare l’elemento visivo – dato dalla luce – con quello uditivo, dato dal suono. Se però andiamo a vedere questo da un punto di vista scientifico, abbiamo subito un elemento di divergenza, non così banale.

 

 

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Per comprendere questa differenza, basta vedere un lampo durante un temporale: vediamo il lampo immediatamente, ma il suono giunge dopo e questo ci dice subito che la luce è più veloce e arriva prima. Il suono è più lento, si propaga meglio in un mezzo più denso e non viaggia nel vuoto (non a caso, il nostro orecchio interno contiene un liquido ed i pesci di profondità possono inviare suoni a chilometri di distanza, mentre la luce viaggia molto meglio nel vuoto. Se per il suono il mezzo e la sua densità sono un aiuto, per la luce tutto ciò rappresenta un ostacolo.

 

 

 

Date queste premesse, nasce spontanea una considerazione metafisica: la luce ha natura autonoma ed indipendente, mentre il suono deve legarsi ad un mezzo per potersi propagare e da solo non può nulla. Infatti, con un approccio più scientifico, il suono appartiene al tipo di onde meccaniche, mentre la luce ad un tipo elettromagnetico: le prime hanno, appunto, bisogno di un mezzo per propagarsi, le seconde non hanno bisogno di nulla.

L’altra caratteristica delle onde elettromagnetiche è la velocità che, nel caso della luce, ci porta quasi a credere la sua velocità di trasmissione infinita, quasi in tempo reale.

 

 

 

Velocità della luce: limite invalicabile?

In passato si credeva che la luce avesse velocità infinita, visto che i fenomeni luminosi avvenivano in maniera di fatto “immediata”: il lampo appariva subito e la luce sembrava propagarsi istantaneamente.

 

 

 

Oggi, questa velocità è ben definita. Il suo valore fu indicato per la prima volta dal fisico tedesco Paul Drude con la costante di 300.000 km/sec e, anche se ci appare come una velocità molto elevata (basti pensare che, in un secondo può compiere sette volte e mezzo il giro della terra) per le distanze che si ritrovano nell’Universo questo è ben poca cosa e del tutto insufficiente a compiere viaggi siderali.

 

 

 

La velocità della luce ha una caratteristica ben precisa: non è legata ad alcun mezzo di riferimento o, meglio, è la stessa qualsiasi sia il punto di osservazione. Facciamo un esempio per chiarire questo enunciato: se viaggiamo su un treno che si muove a 100 all’ora e camminiamo a 5 km/h nella direzione del moto lungo un corridoio del treno, un osservatore posto a terra ci vedrà spostarci a 105 km/h.

 

 

 

A questo punto ci aspetteremmo che per la luce valesse lo stesso principio, invece questo non accade: la sua velocità è sempre costante, anche procedendo con misurazioni molto accurate, ed appare non superabile.

 

 

 

La dimostrazione di ciò deriva dalla Teoria della Relatività, elaborata da Albert Einstein, che si esplica in equazioni che studiano i comportamenti di massa ed energia (ma anche di spazio e tempo) al variare della velocità.

 

 

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Einstein aveva dimostrato che anche elementi che definiamo come “di stato”, vale a dire indipendenti dal moto e costanti, come appunto la massa, sono invece funzioni della velocità. Secondo la relatività, quindi, se ci si avvicina alla velocità della luce la massa tende all’infinito e un corpo avrebbe massa infinita. Se superiamo questo limite, le equazioni date da Einstein perdono di significato, almeno secondo le condizioni che il fisico aveva posto.

 

 

 

Se questo fosse vero a tutti gli effetti, sempre e comunque, avremmo definito che le stelle lontane non sono da noi raggiungibili per ora e per sempre e l’uomo, finché sarà su questo pianeta, dovrà accontentarsi di osservarle con il telescopio. Magari con telescopi sempre più potenti, ma senza nessuna possibilità di andare, materialmente, su questi mondi lontani.

 

 

 

Dicevo “se fosse così”, perché in realtà il modello di universo che abbiamo nella mente non è esattamente quello dell’Universo (Multiverso) che oggi si comincia supporre e, con un modello differente, la velocità potrebbe non essere più un ostacolo. Se, ad esempio, l’universo avesse più di tre dimensioni, non sarebbe un problema “tagliare” tra le dimensioni compiendo distanze più brevi di quelle tridimensionali e superare quindi il limite della velocità. Si potrebbe attraversare la galassia in cui viviamo anche alla velocità che possiamo raggiungere camminando a passo tranquillo. Il problema, quindi, non appare più nei termini di distanza, ma di concezione dell’universo e della sua struttura.

 

Le due nature della luce e la delocalizzazione della materia

La luce è associata all’impalpabilità, all’evanescenza, a qualcosa, insomma, che non si può toccare. Ma è davvero così? La fisica oggi ha dimostrato che la luce ha due nature differenti e coesistenti: quella corpuscolare e quella ondulatoria che, tradotto in parole comuni ci mostra come essa sia contemporaneamente onda e corpuscolo: quindi è frequenza e anche elemento tangibile.

 

 

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Il dualismo onda–corpuscolo della luce appare una contraddizione di termini. Il modello corpuscolare della luce fu definito da Newton, che ne aveva postulato l’essenza come costituita da corpuscoli emanati in tutte le direzioni. E già ne aveva parlato Alhazen, uno scienziato iracheno il cui libro fu tradotto nel 1270 dal monaco polacco Vitellone.

Ma lasciava tuttavia qualche punto oscuro nella definizione dei colori. Noi conosciamo i sette colori dell’iride.

 

 

 

Netwon, inizialmente, ne indicò cinque: rosso, giallo, verde, blu e violetto; ed in seguito introdusse anche l’arancione e l’indaco. Questi sette colori, fondendosi assieme, danno il bianco mentre il nero è assenza di tutti i colori. Secondo il modello newtoniano, quindi, vi sono corpuscoli ben definiti per ogni colore; l’insieme di questi corpuscoli colorati fornisce il colore bianco. Non sempre, però, questo modello spiega come poi i corpuscoli si possano separare, come nel caso dell’arcobaleno.

 

 

 

Il modello ondulatorio, che invece vede la luce come insieme di onde deriva dagli studi di Christiaan Huygens e fu elaborato nel 1678; ancora non si aveva il concetto di onda elettromagnetica, quindi Huygens suppose che la luce – che al pari delle onde meccaniche doveva avere bisogno di un mezzo per propagarsi – si diffondesse in un mezzo detto etere.

 

 

 

Questa teoria spiegò meglio fenomeni come l’interferenza e la diffrazione (fenomeno che si verifica ogniqualvolta la luce incontra un ostacolo dove è posto un foro e da questo fuoriesce in onde sferiche, come se provenisse da una sorgente posta all’interno del foro stesso).

 

 

 

La presa di coscienza della natura elettromagnetica della luce è un percorso che ha richiesto molto tempo. Anche se i primi campi magnetici furono studiati addirittura da Talete di Mileto, nel 550 a.C., è solo dal secolo XVII che si cominciarono a studiare tali fenomeni.

 

 

 

Per quanto riguarda l’associazione della luce con le onde elettromagnetiche, questa è dovuta al fisico scozzese James Clerk Maxwell che, nel 1864, scrisse A Dynamical Theory of the Electromagnetic Field (1).

 

 

 

La fusione tra i modelli corpuscolari ed ondulatori è dovuta ad Einstein che dimostrò che la luce, oltre ad essere composta da onde, è composta anche da particelle di energia, dette fotoni o “quanti di luce” che sono, da un punto di vista fisico, particelle elementari della famiglia dei bosoni. Secondo Einstein e Planck, il fotone è una struttura indivisibile, che porta in sé le caratteristiche sia ondulatorie che particellari (2).

 

 

Colored Light on Black Background

Le implicazioni di tutto ciò sono davvero notevoli. Se la luce è onda e corpuscolo nello stesso tempo, è anche soggetta a quanto la fisica moderna afferma sulla localizzazione di una particella e non ha una traiettoria definita. Se matematicamente si cerca di esprimere questa traiettoria, si ottiene semplicemente una probabilità di trovare la particella in una certa regione dello spazio. Questa impossibilità di una particella di occupare una posizione definita fu espressa da Heisenberg nel 1927 nel suo famoso “principio di indeterminazione”.

Non abbiamo, quindi, un qualcosa di definito, ma soltanto una probabilità e quindi una particella, per andare da un punto all’altro, potrebbe anche attraversare l’intero universo.

 

 

 

Una cosa davvero sconvolgente. E la fisica moderna ha dimostrato che è proprio così. Estendendo questo al pensiero, fatto di onde elettromagnetiche, possiamo dedurne che anch’esso può essere ovunque e, proseguendo il discorso dalle particelle legato ai corpi fisici, possiamo postulare che noi siamo corpuscoli e onde nello stesso tempo, ed abbiamo la possibilità essere ovunque nell’universo. In tal senso, anche esperienze come l’ubiquità, la bilocazione e simili, potrebbero avere un chiaro fondamento scientifico (3).

 

 

 

Se un fenomeno di questo tipo è vero per una particella o per un insieme di particelle può essere esteso ad organismi più complessi che, in fondo, sono insiemi di particelle come, appunto, gli organismi viventi del nostro pianeta.

 

 

 

Sebbene Einstein non accettasse l’indeterminazione (nota la sua frase “Dio non gioca a dadi”, con cui la confutò), egli aveva comunque formulato la nota equivalenza tra materia ed energia.

 

 

 

Planck aveva, invece, formulato l’equivalenza tra energia e frequenza.

 

 

 

Unendo le due leggi, si ottiene l’equivalenza tra materia e frequenza, esprimendo, così, che la materia è frequenza ed è da questa caratterizzata.

 

 

 

 

 

Note:

(1) Il testo è scaricabile in formato Pdf ed in lingua inglese da:http://users.df.uba.ar/mininni/teo1_2do2010/459.full.pdf

Esiste inoltre una dispensa che, in maniera semplice e chiara, tratta l’argomento della scoperta dell’elettromagnetismo, dalle origini sino alle scoperte più avanzate:http://www.fondazionetonolini.org/files/leOndeElettromagnetiche.pdf

(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Fotone

Sul dualismo onda–particella vi è anche un breve video, dalla trasmissione Superquark, che potete trovare all’indirizzo:

(3) “principio di sovrapposizione degli stati”:http://www.uniurb.it/Filosofia/isonomia/3rappresentative.htm

Più da un punto di vista delle possibilità per l’uomo, appare da segnalare l’articolo apparso su Focus, che si trova all’indirizzo:http://www.focus.it/Allegati/2011/3/174_178-grandi-temi-2_41690.pdf

Sergio Ragaini

fonte: http://www.karmanews.it/2743/la-luce-e-gli-universi-multidimensionali/

 

http://realtofantasia.blogspot.it/2014/06/la-luce-e-gli-universi-multidimensionali.html

http://terrarealtime.blogspot.it/2014/06/la-luce-e-gli-universi-multidimensionali.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+TerraRealTime+(TERRA+REAL+TIME)

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I brutti scherzi del dolore

Strani scherzi del dolore, in cui certamente molte persone possono ritrovare una loro esperienza. Sul Journal of Neuroscience è stato pubblicato uno studio della Scuola dentale dell’Università del Maryland, in cui si illustrano alcuni meccanismi dolorosi inspiegabili, di cui cercano di svelare le cause. Per esempio, succede che a distanza di alcuni giorni da un evento che ha provocato dolore, dei segnali del sistema nervoso centrale vengono rinviati ad altri siti, distanti dal sito iniziale del dolore.

 

PERCORSI ALTERNATIVI - «E così, rimane una sensibilità al dolore, che persiste anche se i segnali dolorosi che vanno dalla ferita al sistema nervoso centrale sono stati bloccati da un farmaco antalgico», dice il ricercatore Ronald Dubner. E’ come se la percezione dolorosa, bloccata sulla linea diretta, abbia scelto percorsi alternativi per continuare ad affliggere il paziente. Per colmo di sfortuna, questi segnali dolorosi emessi dal sistema nervoso centrale possono persistere per mesi, e sono una delle cause della cronicizzazione dei dolori.

 

Questo sistema di rinvìo dei segnali partecipa anche ad un altro fenomeno: la percezione di un dolore in un posto del corpo differente da quello dove ha origine il dolore stesso. In questo modo, l’artrosi dell’anca induce spesso la percezione di un dolore proveniente dalla gamba.

 

DOLORI SIMULTANEI - Altri ricercatori hanno mostrato il sopravvenire simultaneo di dolori in due siti diversi. E’ così per certe persone che soffrono simultaneamente di dolori alle tempie e alle mandibole e di sindrome del colon irritabile. Nel caso del colon irritabile, si è visto che più del 60% di quelli che ne soffrivano denunciavano anche dolori temporo-mandibolari.

 

Che spiegazioni possono esserci? Dubner e la sua équipe illuminano in parte i meccanismi che presiedono ai dolori persistenti. Essi osservano che nel caso di ferite al volto e alla bocca, qualche giorno dopo l’evento, il tronco cerebrale libera della serotonina, e questa va ad occupare dei recettori situati sul midollo spinale e sul sistema del trigemino. Il meccanismo doloroso è mantenuto dal sistema nervoso centrale come sistema di difesa, per proteggere la ferita finché non si sia ben cicatrizzata.

 

«La nozione che la serotonina può agire su recettori che inducono un’ipersensibilità al dolore, e così pure su recettori che sopprimono il dolore, potrebbe spiegare la sua poca efficacia come antalgico», conclude Dubner.

 

Antonella Cremonese

https://www.fondazioneveronesi.it/articoli/neuroscienze/i-brutti-scherzi-del-dolore

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