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Il rapporto discepolo-Maestro

Il rapporto tra discepolo e maestro è di fondamentale importanza in un cammino di crescita, senza un corretto rapporto non si può ottenere alcun risultato. Un tempo questo rapporto costituiva il cardine dell'insegnamento nelle antiche scuole misteriche e per lo più si ritrova oggi nel discepolato religioso e nell'ambito delle arti marziali orientali (sotto l'immagine di Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido, una figura di moderno maestro giapponese diventata mitica).

Nel contesto di un percorso di crescita quale quello presentato in questo corso non parleremo né di discepoli, né di maestri (titolo che solo altri esseri con una maggiore levatura spirituale possono attribuire, e di certo non è consentito attribuirlo a sé stessi), quanto piuttosto di allievi e di istruttori (o insegnanti).
Un istruttore è una persona che supporta e sostiene nell'apprendimento di una disciplina, senza sostituirsi mai nelle scelte dell'allievo. Talvolta pero' gli atteggiamenti necessari ad un istruttore sono gli stessi applicati dai maestri della tradizione (in parte analoghi a quelli che potrebbe utilizzare un genitore nell'educazione dei figli) e per questo e' importante affrontarli in questo contesto:

  • posizione di fermezza e durezza qualora sia necessario,
  • lasciare la persona apparentemente a sé stessa in alcuni momenti di scelte cruciali,
  • lasciare che l'allievo rimanga deluso di fronte a delle proprie aspettative nei riguardi di colui che gli sta insegnando,
  • comportamenti differenti di fronte ad allievi differenti, ecc...

Poiché gli stessi atteggiamenti, in negativo, possono essere adottati anche da figure semplicemente autoritarie ma non in grado di produrre una reale crescita nell'allievo, non dobbiamo dimenticare che un vero insegnante emana un'aura di amore che va al di là di qualunque atteggiamento esteriore. Alla base di un corretto rapporto tra istruttore ed allievo è indispensabile che si sia costruito un forte rapporto di fiducia reciproca, anche se in realtà chi deve sviluppare questa fiducia è soprattutto l'allievo, poiché colui che insegna dovrebbe essere in grado di ben valutare limiti e possibilità dello studente e soprattutto dovrebbe avere la necessaria esperienza per non proiettare su di esso alcuna aspettativa.

Lo studente sa che deve essere accompagnato in un territorio che non conosce e che chi lo sta accompagnando l'ha già esplorato (almeno in buona parte).
Calzante è l'immagine che ci viene fornita dal Maestro Zen Taiten Guareschi, che ha così definito il rapporto maestro-discepolo:

"...Vorrei fornirti un'altra immagine.. Immagina la capacità di vedere un orizzonte. Innanzitutto la capacità di vedere un orizzonte, perché essa fonda la relazione tra maestro e discepolo. Guardando questo orizzonte, uno è un po' più avanti dell'altro, e pur tuttavia sono entrambi molto lontani. Ma sono sempre li a guardare quell'orizzonte, è sempre steso davanti a loro. Da questo punto di vista, il maestro è giusto un po' più avanti. Questo non gli impedisce di essere di fianco al discepolo, anzi, spesso un po' dietro. Il riferimento dell'orizzonte è fondamentale, altrimenti l'insegnante diventa un appiglio, e non c'è orizzonte, né per l'uno né per l'altro."

Di seguito sono elencate alcune norme per un corretto atteggiamento nell'apprendimento:

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  • imparare ad essere umili ("una tazza piena non può accogliere il the"),
  • evitare il desiderio di un'eccessiva comprensione mentale delle cose,
  • privilegiare i "sensi interni" e l'intuizione, in modo da "comprendere anche quando non si capisce",
  • "riconoscere un albero dai frutti" (e non dalle supposizioni di ciò che dovrebbe essere),
  • in ogni minimo suggerimento, pur dato in apparenza banalmente, ci può essere un saggio consiglio,
  • essere sempre leali verso il gruppo, il proprio insegnante e l'insegnamento stesso,
  • occuparsi di coloro che seguono e che hanno minor conoscenze lungo la via,
  • essere di esempio con la propria condotta,
  • avere sempre fiducia nelle proprie possibilità e nei suggerimenti ricevuti dall'insegnante,
  • non cercare di convincere gli altri di ciò che ritenete giusto e che state studiando, vivete ciò che siete!
  • "Guardate la Luna e non il dito che la indica".

Un allievo dovrebbe anche essere consapevole che la capacità di pronunciamento e il coraggio di esporsi, propri di un vero insegnante, possono generare in lui incomprensioni e malcontento, soprattutto se non ha elaborato sufficientemente la figura del padre e dunque proietta sulla figura che rappresenta l'autorità tutta la propria ribellione.

Durante un percorso di consapevolezza sarà inevitabile incontrare una fase di disillusione, in cui tutto ciò che prima era bianco apparirà nero: è un momento di crisi importantissimo perché permette di sbarazzarsi dell'accessorio e di identificare l'essenziale. Spesso la motivazione esteriore che ci ha fatto avvicinare ad un gruppo o ad una persona non ha niente a che vedere con la reale motivazione interiore, semplicemente ignorata dalla mentre razionale a causa della sua cecità, solo una volta spogliati dalle nostre illusioni, proiezioni ed identificazioni potrà emergere l'essenziale.

Esiste, inoltre, un lato di ombra in ciascun essere umano (quindi anche in una guida) ed il disprezzarlo negli altri, e permettersi di giudicarlo, è solo un abile modo per non mettere in discussione sé stessi. L'insegnamento reale che può arrivarci da un insegnante trascende completamente i suoi limiti umani, che - anzi - talvolta sono volontariamente accentuati ed apertamente espressi, sia per impedire agli allievi di attaccarsi all'esteriorità della propria figura, sia per aiutare in loro l'integrazione dell'archetipo dell'ombra.
Qualora, infine, dovessimo sentire che un determinato percorso non ci "risuona" più interiormente e lo avessimo adeguatamente verificato mediante una sincera connessione con la nostra dimensione animica e spirituale, allora è bene essere onesti con sé stessi e con gli altri e prendersi la responsabilità di dirigersi altrove.
Senza dover minimamente rinnegare le nostre esperienze passate, possiamo sempre lasciarci guidare con fiducia dalla Vita in direzione di strade nuove ed orizzonti inesplorati, ringraziando coloro che ci hanno accompagnato sino ad oggi e portandoli con noi nel profondo del cuore.

Per approfondire: Tra Cielo e Terra, il contatto, l'iniziazione di Marco Santello, Ed. Life Quality Project Italia

FONTE : http://www.raphaelproject.com/conferenze_online/inc_231.htm

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VIAGGIARE NEL TEMPO

La dimensione del tempo affascina da sempre mistici, poeti e scienziati... Tutti noi abbiamo un'idea del tempo, ma risulta difficile definirlo al di là della mera misurazione che ne facciamo mediante l'orologio e il calendario. Per la scienza è la quarta dimensione dopo le tre dimensioni spaziali, e la sua natura è intimamente legata a quella dello spazio, al punto che - nella Teoria della Relatività si arriva a parlare della dimensione spazio-temporale come di un'unica entità quadridimensionale (detta cronòtopo). Il tempo e lo spazio sono legati fra loro da un rapporto inverso rispetto alla velocità (dalla fisica v=s/t, cioè - a parità di spazio percorso - se la velocità aumenta, il tempo diminuisce) ed Einstein ha dimostrato che entrambe sono misure relative al sistema di osservazione e non assolute come le concepiva la fisica newtoniana : è noto il paradosso quantistico dell' astronauta che ha un gemello sulla terra, e che - viaggiando per molti anni ai confini dell'universo alla velocità della luce - tornando a casa si troverebbe solo di poco invecchiato rispetto al fratello gemello.

Cerchiamo adesso di comprendere meglio il concetto di dimensione: in fisica si dice che un punto ha dimensione 0 perché non si estende in alcuna direzione, una retta ha dimensione 1 perché si estende in una sola direzione, e così via... un piano ha dimensione 2, un solido dimensione 3, mentre il tempo ha dimensione 4 perché è in grado di estendere la terza dimensione. Per inciso oggi conosciamo anche delle speciali figure geometriche (i frattali) che occupano delle dimensioni frazionarie astratte, difficili per noi da raffigurarci mentalmente.
Se concepiamo il tempo come una delle dimensioni dell'Universo possiamo anche ipotizzare che sia possibile muoversi in esso, così come è possibile viaggiare nelle dimensioni spaziali. In effetti la fisica attribuisce questa proprietà ai cosiddetti cunicoli spazio-temporali (in inglese wormhole), una sorta di canali di connessione tra due universi paralleli o di due punti di uno stesso universo (posti anche a enorme distanza fra loro o addirittura in tempi diversi).
La fantascienza ha già ampiamente sfruttato questo concetto, e così in "Star Trek Deep Space Nine" un tale cunicolo si apre nei pressi di una stazione spaziale, che diventa un punto strategico per l'intera galassia in quanto permette di spostarsi in pochi secondi a distanze prima inimmaginabili.

Teoricamente tali cunicoli sarebbero presenti all'interno dei buchi neri, anch'essi ampiamente utilizzati nei racconti fantascientifici, in quanto un buco nero non sarebbe altro che una regione dello spazio-tempo in cui la distorsione causata da un intenso campo gravitazionale (dovuto ipoteticamente al collasso di una stella) è così intensa che il tempo si annulla e lo spazio diventa infinito: il potere gravitazionale di un buco nero è talmente forte che neppure la luce può sfuggirgli, infatti un buco nero non può essere visto ma solo dedotto dalle alterazioni che crea attorno a sé.
Il confine di un buco nero è noto come "orizzonte degli eventi" ed il suo centro è definito "singolarità", poiché in esso le leggi fisiche sono annullate. La disgregazione della materia all'interno del buco nero percorrerebbe un percorso a ritroso rispetto alla sua formazione dopo il Big Bang. In parallelo ai buchi neri del nostro universo (che inghiottono la materia) si ipotizza che esistano dei buchi bianchi in altri universi, dove lì - al contrario - la materia viene creata; il wormhole sarebbe il canale di collegamento tra un buco nero e un buco bianco.

 

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Il viaggio nel tempo prevede certamente dei paradossi (cosa succederebbe se un individuo tornasse indietro nel tempo ed uccidesse suo padre prima che questi lo concepisse?) ma sembra che vi siano prove che sia già stato realizzato anche sul nostro pianeta: in un canyon sperduto del New Mexico (a circa 80 miglia a nordest del Chaco Canyon) sono state rinvenute 23 camere temporali che si presumono costruite da viaggiatori del tempo della metà del 28esimo secolo, i WingMakers; il Dr. Anderson, inoltre, (uno dei ricercatori addetti alla scoperta - ved. il sito www.wingmakers.com) ha rivelato in un'intervista che un gruppo di scienziati americani sta lavorando in segreto alla costruzione della BST o Tecnologia Lavagna Vuota, in grado di far viaggiare le persone nel tempo e di riscrivere la storia interagendo nei "punti di intervento" (cioè i centri di energia causale che generano gli eventi significativi), la stessa tecnologia che i WingMakers avrebbero utilizzato per arrivare nel nostro secolo (ved Nexus Ed. Italiana n° 24).

Sul piano interiore questi concetti (alcuni dei quali prettamente scientifici) possono aiutarci a visualizzare la realtà al di là dei limiti razionali entro cui, troppo spesso, la racchiudiamo e ciò può agevolarci nella comprensione olistica interdimensionale (ved. incontro n° 6 sulla mente multidimensionale). Secondo una visione esoterica esistono interdimensioni dove il tempo scorre a velocità diversa da quella a cui siamo abituati, oppure scorre all'indietro o addirittura salta con soluzioni di continuità della trama temporale.
Nella cosmogenesi osservata dal punto di vista della Scienza Unitaria il tempo è il primo livello della creazione, in quanto abbiamo un livello originario (non creato) che è quello atemporale - campo unificato di Dio come "Coscienza Assoluta in seno all'Energia Pura" - e poi di seguito il tempo, lo spazio e la materia, con gerarchie precise che vegliano su ciascuno dei quattro livelli. Secondo quest'ottica l'essere umano che vuole ritornare a Dio, cioè il Figlio (l'Iniziato) che si vuole riaccordare al Padre, deve procedere in senso inverso e superare l'attrazione gravitazionale della materia, ricentralizzare i propri circuiti nello spazio e riattraversare le linee della caduta nel tempo in un'accelerazione evolutiva.
In quest'ottica, che il nostro gruppo di lavoro segue, il senso del "viaggiare nel tempo" risiede nel tentativo di ritornare alla Fonte attraverso un percorso inverso a quello che la tradizione biblica chiama "caduta" e di essere, quindi, "redenti" (intendendo per redenzione il passaggio dal mortale all'immortale).
Come per spostarsi nello spazio tridimensionale dobbiamo accedere alla dimensione temporale, così per spostarci nel tempo dobbiamo accedere alle dimensioni superiori (quinta dimensione ed oltre - nella teoria delle Superstringhe si ipotizza che l'Universo ne possieda dieci), in tal modo potremo abbracciare la totalità dell'universo olografico e riceverne una comprensione intuitiva ed istantanea delle leggi intrauniversali che lo regolano.

FONTE : http://www.raphaelproject.com/conferenze_online/inc_204.htm

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I fenomeni ESP: extra Sensorial Perception - Percezione Extra Sensoriale

Il termine E.S.P. (Extra Sensorial Perception - Percezione Extra Sensoriale) sta ad indicare tutta una serie di fenomeni comunemente definiti come paranormali, tra cui la telepatia, la telecinesi, la psicometria, ecc...fenomeni oggi considerati dalla "scienza" come illusori o inesistenti ed un tempo (migliaia di anni fa) estremamente comuni tra gli individui e della cui credibilità non aveva neppur senso discutere in quanto ovvia per tutti. Cosa ha portato l'essere umano dell'Età Aurea, ancora consapevole della propria divinità interiore, ad imbarbarirsi fino all'attuale Kali Yuga (l'Epoca Buia) ed arrivare a disconoscere quelle che sono normali capacità extrasensoriali? La risposta a questo interrogativo sta nella potente forza di attrazione gravitazionale dell'universo materializzato, forza attrattiva che porta l'individuo che sperimenta il processo incarnativo ad identificarsi sempre di più nel proprio io, (apparentemente) separato, e a perdere il potenziale racchiuso nella sua identità originaria.
In questa sintetica trattazione andremo ad elencare le principali capacità E.S.P. dell'essere risvegliato, capacità che gli antichi saggi indiani definivano Siddhi (che potremmo tradurre come doni miracolosi) e considerati assolutamente normali da sperimentare in un processo iniziatico, ma pericolosi per la possibilità che il discepolo vi si identifichi troppo e dimentichi di avanzare nel processo di completa illuminazione.

Noi vogliamo precisare queste potenzialità perché l'essere umano moderno possa cominciare a concepire che esistono molteplici realtà al di là di quella ordinaria e possa così essere stimolato verso la Ricerca; di seguito andiamo ad elencare le principali capacità ESP:

Telepatia - capacità di ricevere o trasmettere messaggi da mente a mente; sembra che questa capacità sia la naturale forma di comunicazione nelle civiltà più evolute (terrestri ed extraterrestri). Esiste la telepatia orizzontale e quella verticale, quest'ultima permette la comunicazioni tra piani vibratori differenti.
Chiaroveggenza - capacità di percepire informazioni (soprattutto visive) al di là dello spazio tempo ordinario - detta in passato "seconda vista".
Chiaroudienza - capacità di percepire informazioni uditive al di là dello spazio tempo ordinario.
Microvisione - capacità legata alla chiaroveggenza che permette di indagare l'infinitamente piccolo (mediante questa capacità i teosofi Annie Besant e Charles W. Leadcott studiarono la struttura intima della materia, gli atomi ESP, e riuscirono a "documentare" l'esistenza degli isotopi ancora prima della loro scoperta a livello scientifico: li definirono "atomi di forma identica ma composti in modo diverso" e inizialmente pensarono a una sorta di allucinazione...).
Precognizione - capacità legata alla chiaroveggenza di anticipare eventi non ancora accaduti (spesso anche nella vita ordinaria ci capita di "sentire" che dovremo incontrare una certa persona oppure che sta per accadere qualcosa a una persona cara e poi il tutto si avvera).
Retrocognizione - capacità legata alla chiaroveggenza di vedere eventi accaduti in passato (può accadere spontaneamente in soggetti predisposti quando si trovano in luoghi particolarmente carichi energeticamente dove sono accaduti eventi di grande intensità emotiva).
Psicocinesi o Telecinesi - capacità di muovere gli oggetti con la forza del pensiero.
Psicometria - capacità di "leggere" la storia di un oggetto semplicemente toccandolo e concentrandovisi sopra.
Telestesia (Radioestesia) - capacità di percepire la presenza di un determinato oggetto o fenomeno a distanza, talvolta con l'ausilio di bacchette o strumenti vari che servono semplicemente da amplificatori e catalizzatori della percezione endogena del telestesista.
Psicofotografia - capacità di imprimere una pellicola fotografica con il solo potere della mente.
Teletrasporto - capacità di spostare il proprio corpo fisico in un luogo distante o in un altro continuum spazio-temporale.
Bilocazione - capacità di essere contemporaneamente in due luoghi differenti (famoso è il caso di Padre Pio che fu visto condurre Messa in due chiese differenti allo stesso tempo).
Teleillusione - capacità di ingannare i sensi altrui attraverso il proprio potenziale psichico (capacità analoga ai mesmerizzatori o ipnotizzatori).
Levitazione - capacità di vincere la forza di gravità staccando il proprio corpo da terra (parrebbe documentata per alcuni monaci tibetani).
Xenoglossia - capacità di parlare lingue sconosciute nello stato di veglia ordinario (significativi sono stati i colloqui tra la medium Rosemary e l'egittologo prof. Hulme di Oxford in corretto egiziano antico, sconosciuto in questa vita alla medium).

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La moderna parapsicologia, che cerca un approccio scientifico ESPalla questione , nasce alla fine dell'800 per studiare il crescente fenomeno dello spiritismo e dei medium (risale al 1882 la fondazione a Londra della "Society for Psychical Research" - "Società per la Ricerca Psichica") ed in seguito si è orientata maggiormente verso lo studio del potenziale latente nell'uomo: Gli studi più famosi sono quelli dell'americano J. B. Rhine dell'Università di Durham (North Carolina, USA) che nel 1934 pubblicò un trattato rigorosamente scientifico intitolato Extra Sensory Perception, dove venivano catalogate le manifestazioni ESP. Rhine appurò che esistono Espers accidentali (persone che manifestano i loro poteri solo in particolari circostanze, magari un'unica volta nella vita), Espers abituali, (possiedono sempre poteri ESP ma non li controllano) ed Espers veri e propri (in grado di utilizzare a comando le proprie facoltà).
Molti sperimentatori scientifici che si sono occupati di verificare-confutare i fenomeni paranormali (partendo spesso con dei pregiudizi contrari alla vera sperimentazione scientifica...) hanno asserito che i risultati ottenuti sono instabili, scarsamente ripetibili e statisticamente non sempre significativi, inoltre se aumentano i controlli hanno visto che si riducono i risultati positivi; ebbene bisogna tener conto che questi operatori hanno altamente influenzato gli esperimenti sotto il loro controllo mediante i propri schemi mentali di credenza nella presunta impossibilità dell'esistenza dei fenomeni studiati. Come sappiamo dalla visione quantistica dell'Universo tutto esiste in uno stato potenziale e la realtà materiale si formalizza solo quando vi è una precisa attenzione portata su di un specifico risultato; leggendo i resoconti "scientifici" degli sperimentatori traspare una netta volontà non tanto di verificare l'esistenza o meno di tali fenomeni, quanto piuttosto di confutarli e contraddirli (ad es. dimostrando che quasi tutti i poteri paranormali possono essere riprodotti da un prestigiatore di professione - cosa che non dimostra nulla, perché se io dimostro di poter falsificare una banconota non significa che non ne esistano di vere, anzi... posso riprodurre e falsificare solo ciò che esiste!...). In conclusione la volontà - cosciente o incosciente - di negare certi fenomeni porta alla scarsezza di risultati scientifici, quando invece nell'ordinaria esperienza di ogni ricercatore spirituale si ha una continua manifestazione di eventi extra-ordinari.
Esperimenti scientifici con risultati positivi sono stati invece realizzati, oltre che da studiosi imparziali, anche dalle più grandi potenze mondiali; in tal caso spesso sono avvenuti in ambito militare nel tentativo di utilizzarli a fini politico-militari (nel 1959 un telepate americano a bordo del sottomarino Nautilus riuscì a comunicare con un collega a migliaia di chilometri di distanza, mentre si trovava sotto i ghiacci polari).

FONTE: http://www.raphaelproject.com/conferenze_online/inc_192.htm

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SAHASRARA : I MILLE PETALI DELLA CONSAPEVOLEZZA - Quando una persona si Illumina cosa accade ?

Io comprendo : Sahasrara è il settimo chakra !

Il colore associato a Sahasrara è il bianco, che racchiude in sé tutti i colori.

Sahasrara significa “dai mille petali”, rappresentato come un fiore di loto con mille petali, sui quali sono scritte tutte le lettere dell’alfabeto sanscrito, intendendo con questo un numero senza limite.

Rappresenta l’energia dell’Universo nel punto in cui entra nel nostro sistema per infonderci energia pura.

Se questo chakra non fosse attivo in noi, noi non potremmo vivere.

E’ l’entrata dall'alto di Susumna Nadi. Controlla  le funzioni cerebrali, la vista e l’Ipofisi.  E’ il chakra della meditazione trascendentale. E’ legato alla ghiandola pituitaria. Il suo colore curativo e’ il bianco e l’oro.

Essere consapevoli di questo centro energetico non è una “condizione naturale” per un essere umano qualsiasi,  ma è una condizione che si addice  agli Avatara, incarnazioni consapevoli della Divinità come per esempio Krishna, Gesù, Buddha.

Una persona di questo tipo è in grado di modificare il mondo solo con la sua esistenza, è in grado di cambiare il karma delle persone che gli si affidano.

Compie miracoli e si incarna per sostenere con il suo respiro l’equilibrio della vita su questo pianeta.

Quando si parla di questo chakra si annuncia il punto di arrivo della comprensione suprema, si aprono le “porte dell’Illuminazione”, della Verità e della Realizzazione.

E … se si aprono le porte, chi sarà invitato ? Dove ci si deve recare ? Come ci si deve presentare ? Quando una persona si Illumina cosa accade ? Quando avverrà questa celebrazione ?

Cerchiamo ora, nella forma più chiara possibile, anche se consapevolmente non esaustiva, di rispondere a queste domande utilizzando concetti chiave e parabole.

 

 

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“Chi sarà invitato ?”

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Saranno invitati tutti coloro che si sono già persi, coloro che si sono completamente smarriti nella valle, nell’oscurità, nel samsara, nel mondo !

Perdere se stessi è l’unico mezzo per ritrovarsi. Molti Maestri dicono : “se non ti sei ancora perso abbastanza ti dovrai smarrire di più!”.

Per avere un picco occorre una valle, per provare la felicità è necessaria l’infelicità, per conoscere il Divino è necessario il mondo.

La storia di un uomo alla ricerca della felicità ci può aiutare a comprendere.

“Un uomo ricchissimo  andò in crisi perché sentiva che la sua vita non aveva un significato. Possedeva qualsiasi cosa avesse voluto ma pensò che solo ciò che non poteva essere acquistato avrebbe dato un senso alla sua vita. Decise di partire con una borsa piena di oro per cercare un uomo che gli potesse offrire un barlume di felicità, in cambio della sua ricchezza. Aveva quasi perso le speranze quando arrivò al villaggio di Mulla Nasrudin un famoso fachiro stimato dalla sua gente. Un abitante del posto gli indicò dove trovarlo, tutti sapevano che stava sotto un albero a meditare ogni giorno. Quando fu al suo cospetto gli raccontò il suo proposito ma non aveva ancora finito che Mulla Nasrudin afferrò la sua borsa e si mise a correre. L’uomo ricco lo inseguì piangendo e singhiozzando, e urlava : “sono stato derubato di tutti i miei beni, sono diventato povero …”. Alla fine Nasrudin raggiunse lo stesso albero, depose la borsa per terra e si nascose. L’uomo arrivò, vide la borsa, vi cadde sopra e cominciò a piangere di felicità. Fu allora che Nasrudin disse : “sei felice uomo ?” … “Hai avuto il piccolo barlume di felicità che cercavi ?”. L’uomo rispose : “Sono felice come nessun altro su questa Terra!”.

L’uomo e la borsa erano gli stessi ma adesso lui affermava di essere felice.

Era avvenuto il contrasto ! Aveva dovuto perdere qualcosa per comprendere !

 

 

 

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“Dove ci si deve recare” ?

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Non occorre andare in alcuna direzione, non un “moto a luogo” bensì uno “stato in luogo dinamico”. Il viaggio più incredibile che ogni essere umano possa compiere : entrare nello spazio interiore !

Dinamico perché la mente oppone resistenza al vuoto e si aggrapperà ad ogni sostegno che incontrerà, oscillando di continuo !

La domanda da porsi prima di iniziare questo viaggio interiore è cercare di capire che tipo di mente abbiamo.

Il Maestro Osho dice : “comprendi se hai bisogno di sostegni, di guide, di tecniche, di metodi con cui lavorare e se ti occorrono trovali. Se non ti occorrono non c’è problema, sii solo e non ti aggrappare, procedi in solitudine senza alcun appiglio. Lungo entrambe le vie accadrà la stessa cosa. Devi solo scoprire qual è il tuo sentiero.

La parola chiave di questo viaggio è “essere testimoni” e per arrivare ad essere testimoni occorre essere sensibili (molto diverso dall’essere sentimentali) e accettare ogni cosa.

La sensibilità ci aiuterà a comprendere, percependo tutto ciò che ci accade attorno, l’accettazione ci permetterà di trascendere, di andare oltre.

Se arriviamo ad essere testimoni non siamo più attaccati a qualcosa e possiamo sentire la vita nella sua totalità. Essere testimoni significa “consapevolezza passiva”, se sei presente senza pensare, se sei semplicemente di fronte a qualcosa, quello è essere testimone !

 

 

 

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“Come ci si deve presentare ?”

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Uno dei più grandi Maestri Zen, Li Chi, era solito dire : “Se incontri un Buddha per strada, uccidilo subito !” Tradotto significa : “se ti imbatti nel desiderio di essere un Buddha, di Illuminarti, uccidi subito questo pensiero”.

Per Illuminarsi, il desiderio dell’Illuminazione deve essere abbandonato, solo se non esistono né pensieri né desideri può accadere l’Illuminazione.

Una storia molto significativa ci permette di comprendere :

“Un re andò dal Buddha portando in dono due regali, nella mano sinistra un gioiello inestimabile e nella mano destra una rosa. Quando stava per offrire in segno di devozione al Buddha il gioiello, il Buddha disse : “lascialo”. Il re dovette lasciar cadere l’anello. Il re pensò che aveva ancora la rosa, portata con sé per sicurezza, qualora il Buddha non avesse voluto qualcosa di materiale ma di spirituale. Quindi porse il fiore al Buddha che disse nuovamente : “lascialo”. Il re dovette far cadere anche la rosa. Allora d’acchito diventò consapevole dell’io e pensò : “perché non offrire me stesso ?”. Porse le mani vuote e offrì se stesso, ma il Buddha di nuovo disse : “lascialo”. Il re si accorse che anche offrire se stessi era egoista e si buttò a terra dicendo “adesso sono qui e mi arrendo a te!”. Il Buddha sorrise e rispose “tu comprendi a perfezione”.

Il punto è la resa. Puoi ricevere la Grazia solo quando ti arrendi. Se non sai come arrenderti non riceverai alcuna Grazia. Quindi la Grazia non è data ma ricevuta. Con un essere Illuminato la Grazia fluisce continuamente, senza sforzo, è la sua natura.

Se la tua mente è libera, il vuoto dei pensieri viene colmato e riempito dall’esistenza, dalla Grazia, dai mille petali che essa rappresenta.

Uscire dal limite è la chiave !

Quando il Buddha conseguì l’Illuminazione disse : “NON SONO PIU’?”

Infatti senza un limite come potresti essere ?

Quando Shankara conseguì l’Illuminazione disse : “Io sono il Tutto”.

Entrambi vogliono dire la stessa cosa. Se sei il Tutto non sei più !

Tutto o nulla, esistono solo due possibilità, ma in entrambe tu non sei più !

La consapevolezza è quindi la possibilità più pura dell’esistenza raggiungibile solo se tutti i limiti sono scomparsi !

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“Quando una persona si Illumina cosa accade ?”

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Quando una persona si Illumina, sia l’illuminazione che l’ignoranza scompaiono.

Illuminazione ed ignoranza sono due polarità opposte e se è presente l’una deve esservi anche l’altra.

Dunque, quando una persona diventa un Buddha sia l’Illuminazione che l’ignoranza scompaiono e svaniscono insieme … ciò che resta è la pura consapevolezza, il puro essere. Ecco perché ogni volta che veniva chiesto al Buddha cosa accade ad un illuminato rimaneva in silenzio. Diceva : “non fatemi questa domanda, perché qualsiasi cosa io dica sarà falsa! Non dirò neppure che la persona Illuminata esiste !”. L’esistenza è possibile solo se è presente anche la non-esistenza, tutto il linguaggio è circolare e l’opposto è indispensabile per definire ogni cosa.

Nelle Upanishad è scritto : “ se qualcuno sostiene di essere Illuminato è una prova che non lo è. Ed il Maestro Osho aggiunge : “come può sentire di essere Illuminato ? Deve esservi rimasta un po’ di ignoranza perché è sempre necessario un contrasto !”

L’illuminazione è quindi una realtà indefinibile, per questo il Buddha preferisce il termine NIRVANA, per indicare la cessazione di tutto ciò che è stato e per il quale non è possibile utilizzare conoscenze ed esperienze passate per definire questa nuova realtà !

Un essere Illuminato si definisce anche Liberato, ovvero liberato dalla dualità dell’esistenza. Non esistono più aspettative, non chiede più nulla all’Esistenza. Fluisce semplicemente seguendo la corrente !

 

 

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Quando avverrà questa celebrazione ?

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Non esistono riferimenti temporali che possano indicarci il giorno della nostra Illuminazione e potremmo perfino vivere accanto ad un Buddha e non Illuminarci mai.

Abbiamo letto insieme come la Grazia può accadere solo dopo la resa, quando la distanza spaziale e temporale sono state abbandonate per entrare nella terza dimensione che è l’Amore.

Qualcuno può stare vicino al Buddha in questo preciso istante. Venticinque secoli non vogliono dire nulla, poiché la distanza è di amore.

Nello spazio non esiste alcun Buddha perché il suo corpo è scomparso, nel tempo ci sono 2500 anni di distanza, ma nell’amore non vi è distanza.

Se qualcuno è in amore con il Buddha, tempo e spazio si dissolvono. E

gli sarebbe proprio qui e tu potresti riceverne la Grazia.

La Grazia accade nella dimensione dell’Amore. Per l’Amore ogni cosa è eternamente presente. Ma amare significa arrendersi.

Non pensare quindi che sia il Maestro a darti la Grazia ma pensa a come diventare un discepolo, un uomo o una donna totalmente arresi in Amore.

La bellezza di questo viaggio verso l’Illuminazione è che sentieri apparentemente diametralmente opposti, sentieri che sembrano contraddittori possono poi condurti allo stesso punto :

“ un uccello che vola non lascia tracce dietro di sé : quando si posa il cielo resterà vuoto … l’uccello ha concluso il suo volo senza lasciare alcuna orma dietro di sé, e nessun uccello potrà seguire le sue orme ; il cielo è sempre vuoto. Un altro uccello se desidera volare creerà la propria strada.

La consapevolezza assomiglia al cielo, non alla terra. Puoi vedere le rotte e le conquiste di un Mahavira, di un Buddha, di ogni altro Illuminato ma non puoi seguirli passivamente, non puoi imitarli poiché nello stesso istante in cui si muovono la via scompare.

Devi trovare la tua strada.

Buon viaggio a tutti noi, anime in cammino !

Emanuel Celano

www.spaziosacro.it

(TESTO NON RIPRODUCIBILE O DIVULGABILE SENZA CONSENSO)

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LIBERTA' DI SCELTA E CREATIVITA' UMANA - Esiste il libero arbitrio ? Il Doni del Divino arrivano a noi o li dobbiamo cercare ?

LIBERTA' DI SCELTA E CREATIVITA' UMANA :
- E' possibile raggiungere lo stato di beatitudine su questa Terra ?
- Esiste davvero il libero arbitrio e la libertà di scelta ?
- I "Doni del Divino" arrivano a noi o li dobbiamo cercare ?

 

 

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LIBERTA' DI SCELTA E CREATIVITA' UMANA - Esiste il libero arbitrio ? Il Doni del Divino arrivano a noi o li dobbiamo cercare ?

LIBERTA' DI SCELTA E CREATIVITA' UMANA :
- E' possibile raggiungere lo stato di beatitudine su questa Terra ?
- Esiste davvero il libero arbitrio e la libertà di scelta ?
- I "Doni del Divino" arrivano a noi o li dobbiamo cercare ?

Osho ha scritto molti testi su questi temi, così importanti per la nostra crescita spirituale. Desidero leggervi alcuni passaggi e commentarli….e non solo i suoi……
Mi rivolgo al vostro cuore, poiché la mente reagisce mentre il vostro cuore risponde.
Gregg Braden ha visto che molti studiosi e molti scienziati sorprendentemente hanno presupposto che l’atomo in realtà non ha un nucleo ma è composto esclusivamente da energia elettrica e magnetica. Quindi se vogliamo cambiare l’atomo dobbiamo lavorare su questi due tipi di energia. A differenza di quello che credevamo, l’organo maestro del nostro corpo, il solo che può cambiare i nostri atomi, non è il cervello ma il cuore. Infatti, l'organo con il più forte campo elettrico e magnetico è il cuore. Confrontando il cuore e il cervello si misura che il cuore ha un campo elettrico 100 volte maggiore e un campo magnetico 5000 volte maggiore.
Da questo si evince che se vogliamo realizzare la “cosiddetta guarigione”, occorre che vi sia coerenza tra cuore e cervello e la coerenza è data dall’amore con cui si invia l’intento, intento che va a modificare ed equilibrare l’energia elettrica e magnetica. La scienza ha già validato l'influenza del cuore umano sulla materia. La scienza conferma che esiste un linguaggio del cuore.
Ma per provare amore occorre gratitudine.
La forza più grande del nostro cuore si chiama, infatti, GRATITUDINE ; quella gratitudine che nasce dalla consapevolezza di aver ricevuto il dono della vita.
Essere grati per il solo fatto di esistere.
Vi era un tempo in cui i cuori degli uomini cantavano ed erano colmi di gratitudine. L’uomo era in equilibrio e non aveva bisogno di terapie perché era sano essendovi coerenza tra cuore e cervello.
Essere alla presenza di un Buddha o di un Cristo era già guarigione.
L’Integrità di questi esseri di Luce era contagiosa. Se le malattie possono essere contagiose anche la salute è contagiosa.

L’uomo ha perduto la sua integrità e quello che essa generava come stato di beatitudine.
Ha “dimenticato quell’assaggio di fiducia” condiviso dai Buddha, quel sapore della fiducia sufficiente a trasmutare la sua vita.

Occorre quindi interrogarsi sulla responsabilità o meno di questa “caduta”.
Per i filosofi del passato l’uomo ha un fato, un destino.
Diventa un’entità prefissata. Tutto è già stato scritto. Il fatto che tu non ne sia consapevole è un’altra questione. Questa è la posizione dei deterministi e dei fatalisti.

Rispetto alla trasformazione dell’uomo e al suo “distacco” dalla Luce, dalla beatitudine, non si può fare nulla.
Tutto accadrà come dovrà accadere … e se non si può fare nulla si comincia ad accettare tutto : schiavitù, povertà, brutture ...

In una visione totalmente differente, sposata anche dal maestro Osho, l’uomo è l’unico essere sulla Terra a possedere la libertà.

Gli animali e le piante nascono e muoiono seguendo ciò che la loro natura suggerisce.
L’uomo invece non solo è libero ma è la libertà stessa. Se neghi la libertà all’uomo hai negato il suo tesoro più prezioso.

Una volta compreso questo, ovvero che l’uomo nasce in quanto libertà, si comprende bene che tutte le dimensioni sono disponibili e che dipende solo da lui cosa diventare o cosa non diventare.
La vita diventa un’avventura e l’uomo la crea ogni attimo.
In ogni istante ci stiamo creando.
Su questo punto anche la Fisica Quantistica ci viene in aiuto. Ogni essere quantico può agire “provocando la sincronicità” o “subendo la sincronicità”.
Se agiamo provocando la sincronicità non si parlerà più di caso e di coincidenze ma di strategie creative per favorire lo sviluppo cosmico.
Se agiamo subendo la sincronicità non faremo altro che confermare le nostre false credenze, attribuire le responsabilità al di fuori di noi e attendere che l’universo provochi nella nostra vita tutte quelle prove ed effetti sincronici che ripristineranno la nostra intenzione iniziale, di anime che si incarnano per evolvere.

Ma se siamo liberi sorge una grande paura.
La libertà di scegliere fa paura perché la responsabilità ricade interamente su di noi. Parliamo di responsabilità e non di colpa.
A causa di questa paura le persone assumono posizioni deterministiche.
Per questo i maestri ci hanno insegnato a non evitare le responsabilità.
Nell’istante in cui crei te stesso nasce una grande gioia e quando ti sei completato nel modo in cui volevi, l’appagamento è immenso. Si ha la sensazione di aver partecipato al Tutto.
La CREATIVITA’ è ciò che ci permette di partecipare al TUTTO !
La creatività ci permette di innalzare la nostra consapevolezza. Ma è una strada in salita. Salire al mondo della bellezza, della verità, della beatitudine è veramente difficile. Andare in discesa, scegliere la via “sbagliata” è facilissimo. Non devi fare nulla. Puoi semplicemente rotolare come una roccia dalla cima di una collina e arrivare fino al fondo.
Più arriviamo in alto e maggiore è il pericolo di cadere perché il sentiero si fa stretto e sei circondato da valli oscure.

Ecco perché molte persone preferiscono sentirsi determinate dagli eventi, dalla società, dalla ideologie religiose … è più comodo e sicuro camminare in pianura.
Gli uomini percorrono quindi la stessa scala e siamo noi a fare la scelta di camminare in una direzione o nell’altra. Luce o Buio. La scelta è tua !


Ed ecco allora una domanda:
Perché l'intera umanità non ha ancora scelto di raggiungere lo stato di beatitudine del Buddha, di amore di Cristo, di celebrazione di Krishna ? Come mai ?
Per il semplice motivo che è pericoloso aspirare a quelle altezze. E’ meglio non pensarci ed il modo migliore per farlo è accettare che la libertà non esiste. Pensare di essere già pre-determinati.
L’uomo non è un entità ma un ponte tra due eternità : l’animale ed il Divino, l’inconscio ed il conscio.
Cresci in consapevolezza e cresci in libertà !
I Maestri ci possono insegnare ad essere liberi ma poi ci lasciano necessariamente a noi stessi.
Siamo noi a decidere di fare di ogni nostro passo una nostra scelta.
In sintesi : “crea te stesso e assumitene l’intera responsabilità” !
Mentre creiamo noi stessi saremo unici e ce ne accorgiamo dal fatto che ad ogni individuo appaiono e accadono cose diverse
ma arrivando alla meta sulla montagna saremo uniti, saremo UNO, e potremo, tutti insieme osservare la stessa esistenza !

A questo punto potremmo chiederci come innalziamo la nostra consapevolezza ?
Abbiamo visto come la consapevolezza sia legata alla libertà.
Vediamo ora come la liberà e la solitudine siano due aspetti della stessa medaglia e comprenderemo come la consapevolezza significa esistere con gioia nella solitudine, solitudine intesa come felicità nel sentirsi completi da soli.

Questo passaggio è molto delicato e si potrebbe prestare a diversi fraintendimenti. La parola di Gesù ci aiuta a comprendere.
Gesù a detto : “Beato il solitario e l’eletto, perché egli troverà il Regno. E poiché viene da esso vi farà ritorno”.

Una persona quindi che non ha bisogno di sentirsi dire “sei importante”.
La sua importanza risiede dentro di lei, non viene dagli altri. Non la mendica. Il suo significato nasce dal suo stesso essere.

Accade invece che ogni volta che siamo soli ci sentiamo a disagio. Che abbiamo bisogno di fare e di andare. L’importante è fare e andare in qualche luogo perché ogni volta che siamo soli la nostra vita appare perdere completamente significato.
Abbiamo una profonda necessità di sentirci necessari, di sentirci importanti.

Proviamo a pensare per un attimo se scomparissero tutte le persone care che conosciamo. Cosa faremmo ? Improvvisamente avremmo la sensazione che la nostra vita è priva di senso. Quando nessuno ha bisogno di noi ci chiudiamo in noi stessi. Riempirsi di responsabilità e di obblighi serve a glorificare o quietare il nostro ego.

Il solitario è colui che non ha più bisogno di essere necessario, che non chiede alcun significato dagli altri, dalle loro risposte. Se dai il tuo amore sarà riconoscente, se non lo dai non si lamenterà e sarà felice comunque.

Un solitario ha imparato a vivere ed essere felice da solo, quella solitudine che dichiara una grande libertà, quella di non aver bisogno di appartenere ad altri.

Cosa ha scelto il solitario ? Solo il suo essere. E quando scegli il tuo essere hai scelto l’Essere di tutto l’universo, perché il tuo essere e quello dell’universo non sono due cose diverse.
Quando scegli te stesso hai scelto il Divino, e quando hai scelto il Divino il Divino ha scelto te : sei diventato l’eletto.

Un solitario non è paragonabile ad una linea, al contrario di chi vive senza consapevolezza. Per quest’ultimo, l’inizio e la fine non si incontrano mai.
Il solitario è come un cerchio, il suo inizio e la sua fine coincidono. Ecco perché Gesù dice “ … e poiché viene da esso, vi farà ritorno”. Diventerai una cosa sola con la sorgente e ti sarai trasformato in un cerchio.

Ed è in questo cerchio che l’uomo ri-trova i suoi Doni. Arrivano a lui come se gli fossero appartenuti da sempre.
Il Buddha ripeteva spesso : “la funzione del Maestro è aiutarti a ricordare chi sei”. Ti sei dimenticato dei tuoi Doni, hai dimenticato che nel tuo interno si nasconde il Divino.
Per ricevere i Doni, i Talenti vanno considerate tre cose e mi trovo d’accordo con Osho.


Il primo elemento è avere una mente che indaga e non una mente che crede.
La preparazione fondamentale è avere una mente esploratrice, e l’indagine non dovrebbe essere volta ad una risposta ma ad un’esperienza.
Chiunque può darti una risposta, mentre nessuno può darti l’esperienza.

La gente è pronta a ricevere delle risposte dagli altri, dai libri, dai Guru ma pochi vogliono conoscere veramente il proprio essere e realizzare così i proprio Doni.

Illuminante a tal proposito la storia di Milarepa quando si recò da un mistico in Tibet per porre la sua domanda. Era usanza che quando qualcuno si recava in visita ad un maestro prima gli girasse intorno tre volte, poi si inchinasse sette e alla fine attendesse che il Maestro gli dicesse di porre le sue domande.
Milarepa, quando fù il suo turno andò dritto al collo del Mestro e disse “Dimmi subito cosa vuoi comunicarmi. So solo di non sapere nulla. Se hai qualcosa da dire parla subito.” Il Maestro disse “Non conosci il modo di porre una domanda ?” e Milarepa rispose : “ se mi prometti che facendo tutto quello che il rituale richiede ti assumerai la responsabilità della mia morte, se durante gli inchini dovessi morire, lo farò non sette ma settecento volte.” Il Maestro disse : “Siediti, tu sei il tipo di persona che sta cercando un’esperienza e non una risposta.
I rituali li fanno solo coloro che non sono alla ricerca e hanno ancora tempo per le formalità. Quando arriva qualcuno che mi gira attorno so che è arrivata la persona sbagliata perché ha ancora il tempo per farlo.

Il secondo elemento che va considerato per predisporsi alla ricezione dei Doni e dei Talenti è comprendere che la verità non può essere scoperta abbandonando ciò che si ha, ma scomparendo rispetto a ciò che si è.
La domanda quindi è : “sei disposto a lasciarti andare ?”
L’essere disponibili a dare se stessi è sufficiente. Una volta che ti sei mostrato disponibile, i Doni iniziano ad arrivare a te.

Il terzo elemento è quello più difficile, occorre una pazienza infinita. Capacità di attendere.
Non che non si possano ricevere istantaneamente i Doni, è possibile.
Occorre tuttavia essere in uno stato in cui non esista domanda, dove si dica : “Sia tutto ciò che deve essere, per me va bene lo stesso. Sono disposto ad aspettare.”

La cosa più difficile da accettare in questa attesa è che la crescita spirituale non si ottiene un pezzo per volta, un centimetro oggi, due domani, così da poter dire tra un mese riceverò questo dono e questo talento.
I doni arrivano a noi istantaneamente o non si ricevono affatto.
Ecco perché non ha senso fare dei paragoni tra noi e gli altri in un cammino spirituale.
Non ha senso dire quella persona ha lavorato per anni e si merita di ricevere doni e talenti.
Ecco perché molte volte la nostra mente si pone la domanda : “forse sto aspettando inutilmente ?”, “Forse è già troppo tardi, ho già perso tanto tempo in modo inconsapevole” e tante altre domande simili …
In questa attesa, occorre comprendere la differenza tra colui che si sente smarrito e solo ed il solitario, colui che non ha pensiero, che cerca un’esperienza e non un risposta, colui che offre se stesso ed ha una pazienza infinita.
Il solitario quindi non è colui che è solo, vuoto, ma al contrario è colui che è diventato l’eletto, è pieno.
Vorrei che fosse ben chiara la differenza tra colui che è solo ed il solitario.
Essere soli, sentirsi soli e smarriti è la partenza, una grande opportunità, una benedizione per iniziare il cammino del solitario ! E’ la sola condizione per cui possiamo imbatterci in noi stessi e ricordarci chi siamo. Ecco perché le filosofie orientali insegnano la via maestra della meditazione.

Nell’instante in cui la nostra solitudine sarà completa, la nostra esperienza di essa ci condurrà nel cerchio del solitario e si trasformerà nella nostra illuminazione.
L’illuminazione non è quindi qualcosa che nasce dall’esterno ma qualcosa che nasce dentro di noi.

Il solitario non è quindi separato. L’intera esistenza è un’unità organica. L’idea della separazione esiste a causa del nostro oblio. E’ come se ogni foglia dell’albero cominciasse a pensare di essere separata dalle altre foglie quando in profondità vengono nutrite dalle stesse radici. L’albero è uno solo anche se le foglie possono essere molte. L’esistenza è una sola anche se le manifestazioni possono essere molteplici.

Conoscendo se stessi diviene assolutamente chiaro che nessun uomo è un’isola. La stessa vita ci attraversa tutti, lo stesso amore riempie ogni cuore, la stessa gioia danza in ogni essere. Pensiamo di essere separati solo a causa della nostra inconsapevolezza.

Dipenda da noi quanto riusciamo a riversare nell’esistenza e riceveremo indietro la stessa quantità.
Ecco perché le persone creative conoscono più bellezza, più amore, più gioia. Proprio perché le persone creative riversano qualcosa nell’esistenza, l’esistenza risponde loro … e risponde con generosità.
Siate creativi, riversate negli altri la vostra luce !
Quando avremo acquisito la capacità di vedere lo spirito riusciremo a vedere che la materia è scomparsa. Non si possono vedere contemporaneamente.
Tutto ciò che esiste è la consapevolezza.

In modo più semplice significa disimparare ciò che la dualità di essere umano ci offre per avvicinarsi alla buddhi mind, la mente illuminata.
La realizzazione non duale è la sola vera realizzazione che ci permette di sperimentare l’Unità con il tutto.
La Dualità è un concetto fondamentale che desidero approfondire.
Da un punto di vista fisico la Dualità nasce dalla polarizzazione della materia,
da un punto di vista evolutivo-spirituale la Dualità nasce dal Libero Arbitrio.
La possibilità di polarizzazione della materia offre dei dati sconvolgenti.
Nicola Tesla fu il primo a teorizzare che se il vuoto cosmico venisse polarizzato produrrebbe energia infinita.
Pensate che ogni cm3 di “vuoto siderale” contiene una quantità di energia superiore a quella contenuta nel nostro sole.
Superare la logica della Dualità da un punto di vista evolutivo-spirituale rappresenterebbe un momento storico non meno importante!
La Dualità è presente non solo nello spazio-materia ma anche in noi.

Esistono forze contrarie derivate dalla dualità che si affrontano all’interno di ogni essere umano. Abitiamo il pianeta della libera scelta. La Dualità è quella parte di noi che mette in dubbio ogni cosa, ed in particolare le cose Spirituali. La Dualità divide ogni cosa. La Dualità ci permette di dire che una cosa è reale o meno, oppure di dire, solo forse è reale.
Amore-Odio, Bene-Male, Saggezza-Follia sono solo alcune delle infinite manifestazioni della dualità.
Superare la dualità significa vibrare sulla frequenza della nostra vera essenza. Essere anziché scegliere.

Alla luce di quanto abbiamo letto potremmo chiederci quale sia la paura primaria di ogni essere umano.
La risposta è che, la paura seme, l’origine di tutte le paure è la paura dell’Illuminazione, è la paura del Co-Creare la propria realtà, di essere liberi, è la paura di riconoscere la parte Divina che è in noi.

In questo tempo di “caccia alle streghe” e di manipolatori della mente è importante essere chiari. Riconoscere la parte Divina che è in noi non significa “sentirsi un Dio in terra”, agire spinti dall’ego o semplicemente pensare positivo in uno stato temporaneo di auto-induzione come accadeva nella new age.

Al contrario, significa celebrare la vita, rendere sacro ogni gesto, non ostentare i propri doni e la propria potenza, rimanere umili ma consapevoli, non profetizzare catastrofi ma mostrarsi fiduciosi per il futuro. L’operatore di Luce della Nuova Energia è partito dal pensiero positivo della New Age per arrivare all’intenzione creativa della Now Age.
Intenzione, coscienza e divinità spostano l’uomo in una nuova realtà.
Esserci o non esserci dipenderà dalle nostre scelte, dall’accettazione dei doni e dalla realizzazione dei nostri talenti.
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Articolo scritto da Emanuel Celano

www.spaziosacro.it

NOTA : Molti dei discorsi sono tratti dai Libri di OSHO “Con te e senza di te” Oscar Mondadori, “la luce nell’abisso” NSC New Service Corporation e “Aprirsi alla vita” Mondadori.

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