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L'AMICIZIA ED IL TRADIMENTO DELL'AMICIZIA

Mentre l'amicizia non può che essere reciproca, perciò non può essere che una relazione: non esistono amicizie non ricambiate,al massimo vi sono simpatie non ricambiate. Ma la simpatia è una cosa totalmente diversa dall'amicizia.   Nel rapporto tra maestro e discepolo, ad esempio, vi può essere affetto, ma non autentica amicizia; perché l'amicizia è una relazione fra pari.

……..l’amicizia va più in profondità dell'amore. L'amore può finire, l'amicizia non finisce
mai. Noi possiamo odiare domani quelli che amavamo oggi - ma colui che è
amico non potrà mai diventare un nemico.

Se diventa un nemico allora sappi che non vi era mai stata amicizia in primo luogo.
Le relazioni basate sull'amicizia appartengono a dimensioni profonde e sconosciute. Questo è il motivo per cui Buddha non ha detto alle persone di amarsi l'un l'altra. Ha chiamato la relazione "amicizia".

Aveva una ragione per questo - ha detto di avere amici
nella propria vita. Qualcuno ha chiesto a Buddha: "Perché non lo chiami
amore? "Buddha ha risposto: "L'amicizia è più profonda dell'amore.

L'amore può finire, l'amicizia non finisce mai".
L'amore lega, l'amicizia dà libertà. L'amore può assoggettare qualcuno, lo
può possedere, può diventarne il padrone. L'amicizia non diventa il padrone di nessuno, non trattiene nessuno, non imprigiona, è libera.

L'amore diventa schiavitù, poiché ogni amante pretende
che l'altro non ami nessuno all'infuori di lui.
L'amicizia non ha questo tipo di pretesa. Una persona può avere
migliaia di amici, milioni di amici, perché l'amicizia è molto vasta, è
un'esperienza molto profonda. Nasce dal più profondo centro della vita. Per questo,
l'amicizia diventa la via più importante per condurci al divino.

Le relazioni che abbiamo nel corso della vita, non dovrebbero essere
semplicemente intellettuali, né solo di cuore, dovrebbero essere più
profonde, appartenere al centro.
Prima o poi arriveremo a scoprire che siamo connessi
con fonti di energia vitale lontanissime, che non possiamo vedere.

 

Il tradimento dell’amicizia e dell’affetto:

Prima di spiegare perché il tradimento dell'amicizia sia l'atto moralmente più grave fra quanti caratterizzano la vita quotidiana, dobbiamo dire brevemente che cosa l'amicizia sia, in che consista la sua essenza.

Non è così facile come può sembrare; anche se tutti si riempiono la bocca con questa parola, pochi ne conoscono il significato profondo, e meno ancora sono quelli che la vivono in maniera autentica e coerente.

Innanzitutto diremo che non si tratta di un sentimento, ma di una relazione.

L'amicizia è una relazione complessa fra un io e un tu la quale, nelle forme più basse, nasce solo da un reciproco interesse materiale, mentre in quelle più alte coinvolge un terzo soggetto, un Tu trascendente che ne diviene, a un tempo, il muto ma prezioso testimone e la roccia, il solido fondamento sul quale la relazione si appoggia; o, se si preferisce, la luce soprannaturale che la trasfigura e la innalza al di sopra della sfera della vita ordinaria.

Né si creda che quest'ultima forma di amicizia sia esclusiva di coloro che si muovono entro una prospettiva religiosa e che fondano in Dio il fatto umano dell'amicizia verso un proprio simile.

 

Chiunque concepisca l'amicizia come qualcosa di sacro, implicitamente chiama a testimonio di essa quel Tu trascendente di cui si diceva. Non sarà concepito come Dio, ma come il senso della giustizia, della verità e dell'onore; non importa: svolgerà la stessa funzione.

 

Un ateo può vivere l'amicizia nel senso più alto, altrettanto nobilmente di un credente.

Una sola cosa è essenziale alla forma più alta e più vera dell'amicizia, la quale la distingue dalle sue scadenti - e numerose - imitazioni: che sia una relazione tra buoni.

 

Tra i buoni, ciò che viene reciprocamente scambiato è il bene; e questo mette in movimento un circuito virtuoso, per cui una tale amicizia renderà i contraenti sempre migliori, non solo nei loro rapporti reciproci, ma anche in se stessi.

 

Sed hoc primum sentio - scrive Cicerone -, nisi in  bonis amicitiam esse non posse: in primo luogo penso che l'amicizia non possa sussistere se non tra buoni.

 

E sempre Cicerone, nel Laelius de amicitia (cap. VI): «L'amicizia non è niente altro che l'armonia delle cose umane e divine, accompagnata dalla benevolenza e dalla carità»;

 

Così intesa, l'amicizia - va da sé - è una merce estremamente rara.

 

Né è possibile una vera amicizia tra due persone che si trovino su livelli di evoluzione spirituale troppo differenti. Nel rapporto tra maestro e discepolo, ad esempio, vi può essere affetto, ma non autentica amicizia; perché l'amicizia è una relazione fra pari.

In compenso, può accadere che si crei un malinteso: che due persone, cioè, credano di trovarsi su un medesimo livello evolutivo, mentre non lo sono.

 

Questo accade facilmente quando il sentimento dell'amicizia si intreccia con quello dell'amore spirituale, con il quale condivide l'esigenza primaria di veder realizzato il bene dell'altro. Quando, ad esempio,  un uomo e una donna si sentono attratti l'uno verso l'altra da un insieme di stima, ammirazione, benevolenza, affetto e riconoscenza, è praticamente impossibile separare la dimensione dell'amicizia da quella dell'amore. Di per sé sono due modi di relazione ben distinti; ma, in pratica, nella vita le relazioni non si presentano mai allo stato puro, e questo vale anche per l'amicizia e l'amore.

Dunque, l'amicizia può comprendere l'amore, ma l'amore non può comprendere l'amicizia. Infatti, tra le due, è l'amicizia la relazione più pura e disinteressata, dunque la più elevata; e ciò che sta più in alto può comprendere ciò che sta più in basso, ma non è possibile il contrario.

Questo va contro il sentire comune: si pensa che l'amore sia una relazione più grande dell'amicizia, proprio perché li si pensa, entrambi, come sentimenti e non come relazioni.

 

In realtà, una relazione esprime, sempre, anche un sentimento (non solo per le persone, ma anche per le cose o per delle entità astratte: l'affetto per la propria casa, l'amore per la giustizia, ecc.); ma un sentimento può non esprimere alcuna relazione.

Infatti l'amore, come sentimento, può anche non venire ricambiato, ed essere perciò a senso unico; ma, per essere una relazione, deve sempre essere reciproco.

 

Mentre l'amicizia non può che essere reciproca, perciò non può essere che una relazione: non esistono amicizie non ricambiate,al massimo vi sono simpatie non ricambiate. Ma la simpatia è una cosa totalmente diversa dall'amicizia.

 

Chiariti questi aspetti preliminari, passiamo a spiegare perché il tradimento dell'amicizia sia l'atto moralmente più grave fra quanti caratterizzano la vita quotidiana.

 

Diciamo la vita quotidiana, perché esistono circostanze eccezionali - la guerra, ad esempio - nelle quali l'essere umano è capace di crimini anche peggiori. Ma, se la violenza fisica è quella che maggiormente colpisce la nostra sensibilità e commuove la facoltà immaginativa, non bisognerebbe dimenticare che esistono dei veri e propri crimini a danno del prossimo, nei quali non viene versata una sola goccia di sangue, ma che possono segnare per sempre la vita di una persona.

 

Tradire chi si fida di noi, insegna il buon vecchio Dante, è molto più grave che tradire colui che sta sull'avviso

Ma colui che si fida più di ogni altro, è l'amico; dunque, tradire l'amico significa commettere il crimine più odioso, il più imperdonabile

 

In generale, oggi si ha un'idea riduttiva del concetto di amicizia. È per questo che il suo tradimento non desta particolare indignazione; se non, ovviamente, quando la personale ne fa essa stessa esperienza.

I sociologi, in particolare, sono propensi a non vedere nell'amicizia che una delle tappe della maturazione psicologica dell'individuo, e tendono a considerarla una tipica espressione dell'adolescenza o della pre-adolescenza. Il fatto di cominciare ad avvertire il bisogno di amici, in quella fase della vita umana, perciò, viene visto come una conferma che lo sviluppo affettivo procede in maniera "normale".

 

In realtà, se l'amicizia è vista come una relazione normale tra due persone, si perde di vista la sua essenza, ossia la sua eccezionalità.

 

Se per normale si intende qualcosa che capita frequentemente e che non desta particolare meraviglia, allora l'amicizia autentica è una relazione decisamente "anormale".

 

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Nell'amicizia autentica, si prova un tale slancio di affetto per l'amico o per gli amici, che si sente come "normale" l'eventualità più contraria al maggiore istinto dell'uomo, quello di conservazione: dare spontaneamente la propria vita per loro.

 

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici», afferma Gesù durante l'ultima cena (in Giovanni, 15, 13). Non solo l'amico considera normale questa eventualità: considera normale, qualora si debba mai presentare,  affrontarla con gioia.

 

Ecco perché dicevamo che, nell'amicizia, vi è una dimensione di sacralità. La relazione dell'amicizia scandisce un tempo sacro e un luogo (figurato) altrettanto sacro: come fosse un tempio, nel momento di una solenne cerimonia liturgica. Ad esempio, deporre un segreto nell'orecchio di un amico significa deporlo in una custodia sacra, dalla quale sarebbe sacrilego l'atto di estrarlo e propalarlo ad estranei.

 

Il tradimento dell'amicizia può prendere varie forme, ma raramente arriva alla forma più bassa: il nuocere, intenzionalmente e con premeditazione, all'amico che di noi si fida, magari utilizzando a suo danno qualche cosa di sé che ci ha confidato in segreto.

 

Più frequente, e di poco meno grave, è il caso dell'amicizia improvvisamente respinta, per i motivi più vari,  dopo che tra i due amici si è stabilito un grado di confidenza tale, da instaurare una totale apertura e una completa fiducia

 

Ciascuno di noi ha la tendenza a proteggersi, nell'avventura della vita, con delle difese più o meno elaborate, più o meno permanenti. In genere, chi molto ha sofferto, cerca anche di proteggersi maggiormente; a meno che il dolore gli abbia insegnato la verità più alta e difficile: che, per non rischiare di essere ferito in profondità, bisogna avere il coraggio di esporsi.

 

Nella relazione dell'amicizia, così come in quella dell'amore, le difese vengono abbassate, fino a giungere al completo abbandono di sé; e non è raro che ciò avvenga dopo un periodo iniziale di esitazione, di timore, di diffidenza, perfino di angoscia.

 

Aprirsi all'altro, significa esporsi alle ferite; ma l'amicizia richiede che si corra questo rischio, che è un vero e proprio test preliminare, la condizione sine qua non perché essa sia resa possibile.

Invitare l'altro ad aprirsi, ad abbassare le difese, a confidarsi: ecco qualcosa che non si avrebbe il diritto di fare, se non si è più che sicuri di sapersi assumere l'impegno che ne scaturisce quale logica e naturale conseguenza: quello di essere fedeli all'amico, sempre: a qualunque costo e in qualunque circostanza.

 

Invitare l'altro ad aprirsi, ad abbassare le difese, a confidarsi; e poi respingerlo bruscamente, rifiutargli una spiegazione, negargli una parola buona o rifiutare una offerta di riconciliazione: ecco l'azione più vile, più abietta, più miserabile che si possa compiere.

 

Il fatto è che l'amicizia non è solo una relazione fra un io e un tu, ma richiama anche - come dicevamo - un terzo soggetto. Quest'ultimo può anche essere, semplicemente, la verità: la verità di quell'io, di quel tu e del loro sublime incontro; ma in ogni caso esiste, e ne è per così dire il suggello.

Tradire l'amicizia, significa tradire quel terzo che era presente, fin dall'inizio; vuol dire anche, di conseguenza, tradire la parte più vera di se stessi. Tradendo l'amico, si perde il proprio onore, la propria pace, la propria anima; significa venire condannati dal giudice più severo che esista: la propria coscienza.

 

La quale può anche cercare d'ingannare se stessa, mettendo a tacere scrupoli e rimorsi. Niente da fare: la cattiva azione grida vendetta dal profondo dell'io, e niente e nessuno potranno mai sradicare quell'urlo di dolore.

Vi sono persone che vivono in uno stato di tranquilla disperazione, simulando una pace interiore che hanno perduta per sempre, ad esempio dopo aver tradito l'amico nel modo più egoistico e vergognoso. Hanno poi fatto del proprio meglio per rimuovere quella colpa, oppure hanno elaborato cento giustificazioni per autoassolversi; ma stanno barando con la propria coscienza, e lo sanno. Tradendo l'amicizia, hanno ucciso la parte migliore di se stesse: non osano perdonarsi né chiedere perdono, e si condannano da sé a una punizione che non ha fine e che non redime, perché non conduce all'espiazione.

 

Espiare, vuol dire riconoscere il male commesso e assumersene la responsabilità, lealmente e coraggiosamente.

Ma il falso ego non accetta una tale soluzione; preferisce aggrapparsi a mille scuse, andare avanti facendo finta di niente. E si condanna, senza possibilità di remissione

 

Nell'amicizia, ciascuno mette in gioco quanto di più prezioso possiede.  La posta è alta. Chi tradisce l'amicizia, distruggere anche la stima di se stesso.

 

Ecco perché Nietzsche osserva che si può sempre perdonare il tradimento che l'amico ha fatto a nostro danno, ma è impossibile perdonargli il tradimento che ha fatto di se stesso.

Quello, aggiungiamo noi, potrebbe perdonarlo solo quel terzo di cui si è detto prima; a patto che vi sia un inizio, anche minimo, di pentimento.


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GESU’, CI INSEGNA A COMPRENDERE E PERDONARE IL TRADIMENTO

-Il TRADIMENTO DI GIUDA

 “La notte del suo arresto fu una delle piu’ angoscianti della  vita del Maestro. Egli non si preoccupava della squadra di soldati che stavano venendo a prenderlo, il dolore che sentiva per il tradimento di Giuda era molto piu’ forte dell ’aggressivita’ di centinaia di soldati

Se la sofferenza provocata dai soldati feriva il suo corpo, quella provocata da Giuda Iscariota, l’amato discepolo, lo feriva nell’anima. 

Ma egli non sprofondo’ in un mare di frustrazioni solo perche’ sapeva difendere le proprie emozioni… e non coltivava grandi aspettative nelle persone per le quali si donava e quindi si riprendeva in fretta.    

Non e’ la quantita’ di stimoli stressanti a cui siamo sottoposti che ci fa soffrire, ma la qualita’.

 Il dolore del tradimento e’ indescrivibile!

 Il Maestro aveva sempre trattato Giuda con amorevolezza, mai lo aveva sminuito davanti agli altri discepoli benche’ fosse a conoscenza delle sue segrete intenzioni.       

Lo tratto’  sempre con dignita’. Questo comportamento per noi e’ impensabile. 

Il maestro non si diede neppure da fare perche’ non avvenisse il tradimento, ma si limito’ ad invitare Giuda a ripensare al proprio comportamento.  Che struttura emozionale doveva avere dentro questo Maestro della Galilea per riuscire a sopportare l’insopportabile!

Egli riusciva a filtrare le offese e le aggressivita’ rivolte verso di lui e in questo modo si rendeva EMOZIONALMENTE LIBERO di poter amare le persone.

 IL SUO IMPEGNO PRINCIPALE GESU’ LO AVEVA PRESO CON LA PROPRIA COSCIENZA E NON CON L’AMBIENTE SOCIALE !

Non deformava il proprio pensiero ne’ cercava di dare risposte gradite ai suoi ascoltatori anzi,per rimanere fedele alla sua coscienza spesso creava situazioni pericolose per la sua stessa vita...Considerava la fedelta’ alla  propria coscienza piu’ importante di qualsiasi altro tipo di accordo sotterraneo,o di comportamento dissimulato.

Colui che rimase fedele alla sua coscienza e insegno’ ai suoi discepoli a volare alto, su quella medesima rotta fu colpito alle spalle .

Giuda non imparo’ quella lezione e fu infedele alla sua stessa coscienza” 

Mi dispiace ti chiedo scusa grazie

Ti amo!

 

(August Cury)

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