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Categoria: "Notizie scottanti"

Ogni mattina vienimi a svegliare

"Ogni mattina vienimi a svegliare" – dici.

E, sì, Io vengo a risvegliarvi.

Ormai la Mia discesa è sicura, e voi la riceverete ogni giorno in un modo nuovo, in cui la Mia Presenza possa dispiegarsi un po' di più.

È un viaggio comune, ormai, non solo Vostro, non solo Mio.

Sono ormai un vero compagno di viaggio, dentro di Voi, non fuori.

Non sono l'Occhio divino che vi guarda; sono l'Occhio divino che guarda con i vostri occhi.

E la parola che soffio in Voi è il seme del nostro dialogo.

Vedrete, ascolterete, parlerete con Me. Ogni cosa – d'ora in poi – sarà con Me.

Non smettete di "accorgerTi", perché questo è dialogo.

Non smettete di "respirare", perché questa è crescita.

Non smettete di "guardarMi", perché questa è beatitudine e pace.

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Non smettete di "guardarVi", perché questa è consapevolezza.

E queste cose insieme sono il Risveglio.

Accade in ogni momento, ma nessun momento è uguale ad un altro.

È mattino quando c'è il Sole, ma ogni momento in cui splende il Sole è mattino. Io cresco in Te, Tu cresci in Me.

 

Senti – accorgiti – del cambiamento continuo, e non averne paura. Nulla ti travolgerà, perché il  cambiamento, questo cambiamento, non è fuori di Te.

Io sono la tua garanzia, Tu sei la mia gioia. Vengo ad ogni istante a risvegliarti.

Ed il risveglio non terminerà mai.

LA COLOMBA DI FUOCO

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AMORE VERO

AMORE VERO

 

Siamo talmente abituati a commettere costantemente errori in campo sentimentale da essere ormai tutti convinti che l'amore fa soffrire.

Lacrime perché si è traditi, sensi di colpa perché si tradisce, senso di abbandono quando si viene lasciati, inquietudine nel vivere un rapporto di coppia insoddisfacente, ricerca dei propri spazi affinchè l'amore possa durare .....

Al primo posto c'è la fiducia. Se non mi fido dell'altro come di me stesso, non è amore.

L'amore vero viene da Dio ed è eterno come Lui.

Semplicemente non può finire! Nemmeno se ci si mettono di mezzo tutti gli ostacoli del mondo. Se finisce non era amore.

Facciamocene una ragione.

L'amore vero dà molto e non chiede niente. 

L'amore vero ci fa sentire completi. L'amore vero non ha bisogno di mille parole. 

L'amore vero sa aspettare. L'amore vero prolunga noi stessi in un'altra persona. 

L'amore vero è eterno

L'amore vero non fa mai soffrire

  1. Agostino diceva: "Non può chiamarsi amore ciò che potè finire”

Amore è quando tu sai di poter andare oltre te stesso. Quando capisci che quello che per altri sarebbe sacrificio per te è dono. E nel dono esprimi la tua essenza, liberamente.

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Amore è la via, Felicità è il segno, Luce è lo scopo (dr. Nader Butto)

 

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YOGI HARBHAJAN CI INSEGNA A BENEDIRE

YOGI HARBHAJAN CI INSEGNA A BENEDIRE

Egli non discriminava fra amico ed estraneo, alleato o nemico, studente devoto o calunniatore; lui era uno yogi. Viveva al di sopra della polarità e benediva tutti coloro dei quali attraversava il cammino.    Imparare a benedire è una delle nostre sfide primarie come insegnanti. Prima di poter benedire gli altri, dobbiamo cancellare la nostra propria dualità.

Per benedire dobbiamo essere un canale pulito per l'Infinito. Ogni ombra residua deve essere spazzata via affinchè la chiara luce della coscienza possa brillare. Inoltre dobbiamo imparare a benedire noi stessi prima di poter benedire gli altri. Questo può essere un compito scoraggiante. La negatività dal passato o la mancanza di auto-stima dall'infanzia possono rendere insostenibile il pensiero di benedire se stessi.


Per essere in grado di benedire tutto, dobbiamo vedere Dio in tutto, anche in noi stessi: "Se non puoi vedere Dio in tutto, non puoi vedere Dio del tutto". Affrontare questa sfida e superare questo blocco diventa il nostro dono più grande, perchè nel benedire noi stessi apprendiamo a benedire tutti.

 Ecco la sua preghiera di benedizione:

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"Possa la luce prevalere, possa il loto del cuore portarVi l'estasi nella coscienza, la radice dell'esistenza della verità, e possa uno realizzare che tutti sono uguali.

In quella consapevolezza possiamo noi essere benedetti con la tolleranza, la pazienza, e il sacrificio, e possiamo praticare la legge del dare per raggiungere la coscienza di Colui che Dà.    Possa questo giorno essere il momento di svolta della nostra vita, per darci la realizzazione che è l'Infinità che esiste adesso e' per sempre.    Ed essa porti gioia, felicità e pace a ogni cuore con tutta la sua dolcezza nella coscienza, per renderla flusso della Coscienza Suprema." 

www.yogibhajan.com

 

 

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I telefoni cellulari e le implicazioni sanitarie sull'uomo

I telefoni cellulari e le implicazioni sanitarie sull’uomo


"Telefoni senza fili, cellulari e cordless, ancora sotto accusa per il rischio di tumori al cervello”: l'allarme arriva da ricercatori di diversi Paesi ed è contenuto nel Rapporto “Telefonia senza fili e tumori cerebrali: 15 motivi di inquietudine”, pubblicato da EM Radiation Research e disponibile online (www.radiationresearch.org).

Secondo lo studio, l'uso di questi apparecchi è pericoloso soprattutto per i bambini che rischiano più degli adulti di ammalarsi di tumore al cervello.

 

Ma ci sono anche pericoli di un aumento di tumori oculari, alle ghiandole salivari, di linfomi e leucemie. "Le ricerche, fino ad oggi finanziate dai produttori di telefonini, sottostimano i rischi" secondo le accuse degli autori del Rapporto inviato ai capi di Governo e ai media. Il Rapporto indica nel dettaglio i “vizi” di impostazione dello studio internazionale Interphone lanciato nel 1999, realizzato in 13 Paesi e finanziato dalle aziende di telefonia.

Secondo gli autori, la ricerca Interphone, voluta proprio per valutare i rischi di tumore cerebrale, sottostima il problema. I suoi “errori” rappresentano la maggioranza dei motivi d'allarme che danno il titolo allo studio e che si aggiungono ai dati sui rischi di tumore, sulla maggiore vulnerabilità dei bambini e sulla scarsa trasparenza degli studi.

Nel Rapporto i ricercatori propongono anche alcune raccomandazioni generali per ridurre i rischi delle radiazioni:

  • preservare alcuni luoghi pubblici (scuole, asili, parchi gioco eccetera) da ogni tipo di radiazione
  • organizzare campagne di comunicazione e di prevenzione destinate agli adolescenti e ai bambini
  • informare meglio il pubblico sui rischi dei dispositivi senza filo.

(fonte:adnkronos.com)


Un gruppo di persone di Santa Fe (New Messico -USA) ha chiesto di togliere i dispositivi WiFi dalle strutture pubbliche; si definiscono “elettro-sensitivi” e dichiarano di sentirsi male in prossimità di reti wireless ed anche a causa dei segnali dei cellulari.

Questo gruppo ha dichiarato che il WiFi nei luoghi pubblici (biblioteche, scuole) è da considerarsi una violazione dei diritti dei disabili (Americans with Disabilities Act) ed un avvocato sta studiando per verificare se il fatto possa essere considerato discriminazione.

L’argomento è stato trattato anche nella trasmissione Report a questo link dove fino a settembre 2009 era visibile il servizio WI-FI: SEGNALE D'ALLARME, mentre ora è stato eliminato:

http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1078399,00.html

 

Wi-Fi: Segnale di allarme
da Rai 3 - Report

 

 



Per quanto riguarda le radiazioni emesse dai telefoni cellulari, gli effetti biologici evidenziati sono di diversa natura; si distinguono infatti effetti termici (derivati da produzione di calore) ed effetti atermici (derivati da danni alle strutture cellulari).

Gli effetti termici sono causati dalle onde ad alta frequenza emesse dai telefonini: esse producono vibrazione delle componenti liquide del nostro corpo (come acqua e sangue) e provocano un aumento della temperatura corporea.

Il campo elettromagnetico causa il riscaldamento del corpo per mezzo della trasformazione in calore dell’energia radiante mediante tre principi fisici: induzione di correnti ad alta frequenza nei tessuti, modifica dell’orientamento dei dipoli molecolari e rotazione delle molecole.
L'energia radiante si trasforma in energia cinetica che si misura come innalzamento della temperatura; tale aumento di temperatura può indurre effetti di varia natura e costituire un fattore di rischio per la salute.

 

I danni biologici dipendono da quanta energia ad alta frequenza viene assorbita; al di sopra di 100 kHz sono documentate molteplici azioni termiche: alterazioni della permeabilità di membrana e modificazione dell’omeostasi e della diffusione del calcio a livello cellulare, alterazioni della funzione ghiandolare, del sistema emopoietico, immunitario  e nervoso  ed alterazione dei riflessi comportamentali .

Alla base degli effetti sanitari c’è un’alterazione del trasporto del calcio che, essendo un modulatore dell'attività cerebrale, altera i meccanismi di trasduzione del segnale intracellulare.

 

A densità di potenza maggiore (10 mW/cmq, cioè milliWatt su centimetro quadrato) si trovano alterazioni della crescita cellulare, malformazioni embrionali , offuscamento del cristallino ed ustioni interne fino all’arresto cardiaco. Per densità di potenza maggiore ai 50 mW/cmq (come ne gli incidenti per esposizione ai radar sono stati descritti mal di testa, stanchezza, letargia, paura, capogiri, nausea e vomito, aumento spontaneo della coagulazione e della probabilità di infarto.


Un'analisi delle modalità di esposizione ha mostrato che, nel caso dei telefoni cellulari, viene assorbita dalla testa una frazione stimabile tra il 30% ed il 50% dell energia irradiata.

 

È elevato il rischio che le onde interferiscano con occhi (opacizzazione del cristallino), orecchie, cervello e gonadi (con riduzione della fertilità generando un incremento di temperatura e danni correlati come cali della memoria, glaucoma ed altri ancora.
Il surriscaldamento della zona cranica durante una telefonata, localizzato tipicamente nell’area della testa a contatto con il telefono cellulare, può essere verificato attraverso l'utilizzo di una termocamera a raggi infrarossi.


Gli effetti atermici derivano dalla componente non termica del campo magnetico e comprendono:

  • alterazioni a livello molecolare
  • alterazioni dell’equilibrio elettrochimico della membrana cellulare
  • alterazione dei meccanismi di riparazione molecolare del DNA (quest’ultimo effetto comprovante del ruolo delle radiazioni elettromagnetiche nell’origine dei processi di cancerogenesi).

La sintomatologia osservata è piuttosto aspecifica e comprende mal di testa, astenia, irritabilità e stimolazione oculare (elettrofosfeni), nelle esposizioni a microonde, mentre malformazioni negli embrioni di pollo  si sono evidenziate per esposizione a 1.5 GHz e da 0.1 a 3 mW/cmq.
Inoltre è stata dimostrata un’anormale intensa reazione (una vera e propria allergia) durante l’esposizione a campi elettrici e magnetici di debole intensità.


Numerosi ricercatori si sono adoperati per cercare di comprendere l'influenza di questi campi elettromagnetici sulla salute umana. Adey [56] ha osservato che i campi elettromagnetici ad alta frequenza provocano interazioni con il sistema immunitario (in particolar modo con i linfociti T) , con l'attività enzimatica dell’ornitinadecarbossilasi (un enzima che quando è attivo si associa all insorgenza dei tumori), con lo sviluppo del feto durante la gestazione, con i recettori e le proteine di membrana, con la crescita cellulare e la sua regolazione, con la ghiandola pineale e con le cellule cerebrali favorendo l'insorgenza del morbo di Parkinson e di altre patologie neurodegenerative .

 

Khurana sosteneva che l'uso del cellulare per almeno 10 anni può raddoppiare il rischio di cancro, evenienza quest’ultima scatenata dall’interazione di diverse cause, tra cui le mutazioni cellulari. A tal riguardo il gruppo tedesco Verum ha verificato l’effetto delle onde su animali e uomini dopo l'esposizione a campi elettromagnetici e le cellule umane hanno mostrato un aumento significativo dei danni al DNA che non sempre la cellula è in grado di riparare e che si trasmettono alle generazioni successive di cellule.

Da studi effettuati in Svezia e nei Paesi Bassi è emerso come le onde prodotte dai telefonini siano responsabili di un aumento del neuroma acustico, un tumore cerebrale benigno, riscontrato nei soggetti che utilizzano abitualmente un telefono cellulare (utilizzare abitualmente un telefonino significa utilizzare un cellulare o un cordless per circa un ora al giorno). È stata evidenziata anche una riduzione delle funzioni cognitive soprattutto nei bambini che risultano più vulnerabili dal momento che hanno le ossa craniche meno spesse ed il cervello ancora in formazione.

Appare abbastanza evidente come il danno sia in relazione con il tempo in cui si utilizza il telefono: infatti, in chi lo utilizza da più di 10 anni le possibilità di contrarre il glioma (tumore maligno che colpisce soprattutto il tessuto nervoso del cervello) sono aumentate del 20% e quelle di manifestare un neurinoma acustico del 30%.

 

Ulteriori studi sono stati effettuati per indagare la relazione che esiste tra esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza ed insorgenza della leucemia acuta infantile. È emerso che i bambini esposti a tali onde si ammalano tre volte di più rispetto ai soggetti non esposti. Juan Manuel Mejia-Arangure ha valutato la relazione tra esposizione di bambini affetti dalla sindrome di Down e per questo più predisposti all’insorgenza della leucemia e le onde elettromagnetiche. Nelle sue osservazioni sono stati messi a confronto bambini già malati con un gruppo di riferimento di bambini non malati. Sono stati considerati diversi fattori, tra i quali le caratteristiche alla nascita, lo stato sociale di appartenenza, la storia clinica della famiglia e per quasi tutti non è stata rilevata una particolare influenza. Differenti risultati sono stati ottenuti, invece, durante la valutazione dei campi magnetici nel luogo di residenza. I bambini esposti ad un'intensità di 0,6 µT (microtesla) mostrano una comparsa della malattia quattro volte superiore rispetto al campione di riferimento. Da un successivo studio tedesco è emerso come la sopravvivenza dei malati sia legata all’esposizione stessa: l’aggravamento si accelera e la mortalità si triplica.

Alcuni studiosi si sono preoccupati di capire gli effetti dell’esposizione acuta (due ore) ad una radiazione elettromagnetica. Con irraggiamenti a radiofrequenza (2.450 MHz) su cellule cerebrali di topo è stato trovato un valore statisticamente significativo (99%) di rotture delle connessioni interne del DNA. Questo tipo di rottura del DNA può portare alla distruzione delle funzioni cellulari, alla generazione di cellule cancerogene ed alla morte delle cellule stesse: l'accumulo dei danni del DNA nelle cellule del sistema nervoso centrale può essere causa di un invecchiamento precoce dell’individuo e di disordini neurovegetativi come, tra gli altri, il morbo di Alzheimer [57,58] e quello di Parkinson.

L’indagine Reflex (QUI) eseguita in Germania ha valutato il possibile impatto dannoso delle emissioni dei cellulari sul Dna umano mediante uno studio basato su uno screening della durata di quattro anni, che prendeva in considerazione le reazioni cellulari umane ed animali rispetto ad alcuni tipi di radiazioni prodotte in laboratorio. In particolare le cellule esposte a campi elettromagnetici evidenziavano un aumento della frammentazione dei filamenti di Dna, che solo in poche occasioni venivano adeguatamente riparate. È stato osservato, inoltre, che il danno rimaneva nelle generazioni cellulari successive conferendo alle stesse una potenzialità cancerogena.


Donnellan et al.  hanno dimostrato effetti clear-cut (def: lampanti) nella cellula RBL-2H3 per l'esposizione a campi elettromagnetici a 835 MHz: la velocità di sintesi del Dna e di replicazione della cellula aumentava, la distribuzione dell’actina e la morfologia della cellula si alterava e la quantità di ßexosaminidasi rilasciata in risposta ad un trasportatore ionico di calcio aumentava significativamente, in confronto a culture non esposte. La quantità di Ras nelle frazioni di membrana delle cellule esposte aumentava, i mutamenti morfologici persistevano nelle subculture successive per almeno sette giorni in assenza di ulteriori esposizioni. La radiazione ionizzante può danneggiare direttamente il Dna, ma anche indirettamente formando radicali liberi idrossilici che possono interagire con il Dna stesso. La radiazione non ionizzante, invece, non è in grado di danneggiare direttamente il Dna, ma secondo recenti ipotesi è stata osservata una possibile attività indiretta.

I normali processi metabolici producono sostanze ossidanti che possono essere neutralizzate da agenti antiossidanti. Lo stress ossidativo si verifica solo quando esiste uno squilibrio (dovuto all’alimentazione impropria oppure per l'esposizione alla contaminazione ambientale) con eccesso di sostanze ossidanti. È stato ipotizzato che l'interazione tra tessuto e radiazioni non ionizzanti può provocare tale squilibrio (crescita di radicali liberi e crollo degli antiossidanti).

È importante ricordare che un aumento delle sostanze ossidanti può avere un ruolo nell’avviare, promuovere e far progredire il cancro. L’aggiunta di una minima quantità di energia dovuta all’applicazione di un campo magnetico ELF o RF (radio frequenza) può bastare a rompere gli equilibri ossidanti/antiossidanti, in favore dei primi  

Omura e Losco  hanno sottoposto normali soggetti umani ad una esposizione di tre minuti a campi elettromagnetici generati da alcuni telefoni cellulari (824,030-848,098 MHz) posti a 5-10 cm dalla testa.

Ciò ha indotto varie anormalità nella zona in cui entrava il campo ed anche in quella di uscita (dove la anormalità fu trovata con la stessa forma dell’area di ingresso, ma l'effetto si mantenne per un tempo più breve): gli effetti usualmente si mantenevano circa per due o tre volte il tempo di esposizione sull’area esposta e da 1.6 a 2 volte sulla parte opposta. Subito dopo la cessazione dell’esposizione apparivano i seguenti effetti espressi con riferimento al tempo di esposizione del campo elettromagnetico:

  • diminuzione dell’acetilcolina (circa due o tre volte)
  • comparsa di disturbi circolatori con la presenza di trombossano B2 (circa due volte)
  • breve comparsa dell’oncogeno C-fos Ab2 (per un tempo leggermente più corto del tempo di esposizione)
  • brevissima comparsa dell’integrina alfa5betal (circa un sesto del tempo di esposizione).

Altri autori hanno effettuato questi esperimenti anche con esposizione a calcolatori, schermi televisivi a colori e forni a microonde con risultati più o meno analoghi, giungendo alla conclusione che prolungate e ripetute esposizioni a campi EM da TV (a circa 16 kHz), forni a microonde (2.45 GHz) o ad altre frequenze simili o superiori senza nessuna protezione dal campo elettromagnetico possono contribuire al possibile sviluppo di cellule cancerogene. Il consumo di cibo cotto a microonde e l'esposizione del corpo umano alle stesse per un lungo periodo di tempo può influenzare lo stato nutrizionale dell'individuo e può contribuire allìinduzione del cancro così come di alcune malattie degenerative, come il morbo di Alzheimer [57,58]. Sono stati effettuati studi in alcune zone in cui era operativo un radar che emetteva frequenze di 154-162 MHz.

Le funzioni motorie, la memoria e l'attenzione differivano significativamente in esperimenti condotti tra alcuni residenti nell’area, tra gli esposti e gruppi di controllo: bambini che vivevano di fronte al radar mostravano un'attenzione ed una memoria meno sviluppata, il loro tempo di reazione era più lento e la resistenza del loro apparato neuromuscolare era minore. Su alcune donne in stato di gravidanza che avevano adoperato apparati a microonde nei sei mesi precedenti all'inizio dello stato gravidico e fino a tre mesi dopo, è stata osservata una maggiore probabilità di aborto.

Un gruppo di studiosi del Cairo (Egitto) ha invece valutato la reazione dei feti e dei neonati dopo l'esposizione della madre ai telefonini portabili. Sono stati presi in considerazione il ritmo cardiaco dei feti e dei neonati, la produttività cardiaca dopo esposizione acuta (dieci minuti) della madre ai campi elettromagnetici EMF emessi dai telefonini portabili nel momento della composizione del numero durante la gravidanza e dopo il parto. Dai risultati è emerso un aumento statisticamente significativo del ritmo cardiaco dei feti e dei neonati ed un calo statisticamente significativo della quantità di sangue spostato ad ogni battito cardiaco e della produttività cardiaca. In uno studio effettuato da Sznigielski  sono stati esaminati per un periodo di quindici anni un gruppo di militari polacchi, di cui alcuni esposti a radiofrequenze e microonde. Si è osservato un tasso di insorgenza tumorale per il personale esposto di tutte le fasce di età molto maggiore rispetto ai non esposti (119/1.000.000abitanti contro 56/1.000.000abitanti). Dolk et al.  hanno studiato per un arco di tempo di circa 10 anni una popolazione in un area di 10 km attorno ad una stazione televisiva e ad un trasmettitore radio in modulazione di frequenza. Il rischio di leucemia, di melanoma e del cancro della vescica per gli adulti residenti nelle zone circostanti si riduceva con l'aumentare della distanza.

Lo stesso studio allargato a venti aree di trasmissione (in Gran Bretagna) evidenziava un aumento del rischio per la leucemia negli adulti in un raggio di 10 km da ogni trasmettitore.

In due località l'aumento del rischio, sempre statisticamente significativo, risultava rispettivamente del 38% e del 16%. È stato trovato un aumento significativo del rischio di cancro dovuto alle radiazioni delle radiofrequenze nel raggio di 200 metri dalle antenne di una stazione base di telefonia mobile per C-net (telefonia analogica a 450 Mhz, quella prima del GSM) rimasta in funzione per 14 anni. Gli studi effettuati sull’esposizione di cellule linfocitarie umane, fino ad un tempo massimo di 72 ore ad un campo elettromagnetico a frequenza di 639.25 Mhz e di intensità di campo elettrico di 20 V/m hanno evidenziato che tale esposizione provoca alterazioni strutturali e funzionali di queste cellule nella stessa misura di quanto già riportato per le basse frequenze.

Studi di microscopia elettronica a scansione e di microscopia confocale (def: tecnica di microscopia) dimostrano una totale perdita di microvilli (estroflessione della membrana di rivestimenti epitelilali) e pseudopodia (estroflessione mobile della membrana citoplasmatica) conseguente all'esposizione. La perdita di pseudopodia è accompagnata da una depolimerizzazione delle principali proteine citoscheletriche; viene osservata, inoltre, una notevole diminuzione nelle attività NK (Natural Killer) dei linfociti T.

La zona di studio era una zona circolare avente un raggio di circa 1200 metri intorno al trasmettitore elettronico e le persone dovevano risiedere in questa zona per almeno cinque anni. È stata valutata l'influenza dei campi elettromagnetici emessi dai telefoni cellulari GSM-900 sui ritmi circadiani della ghiandola pineale, degli ormoni sessuali e delle ghiandole surrenali. Da questo studio emerge che le concentrazioni ormonali rimanevano fra le variazioni fisiologiche normali, ma per quanto concerne l'ormone della crescita ed il cortisolo c'erano delle diminuzioni significative di circa 28% e 12%, rispettivamente, riguardo ai livelli massimi, paragonando il periodo di esposizione di 15 giorni ed il periodo di esposizione di 30 giorni e il periodo prima dell'esposizione, ma nessuna differenza persisteva nel periodo post-esposizione.

Studi in vitro ed in vivo hanno indicato che i campi di radiofrequenza (RF) potrebbero interagire con strutture macromolecolari intracellulari. I risultati su modelli animali hanno dimostrato come i campi RF potrebbero avere effetti sul sistema riproduttivo dei mammiferi e sulle cellule degli spermatozoi. In condizioni fisiologiche la spermatogenesi è un processo bilanciato di divisione, maturazione e di immagazzinamento di cellule, è vulnerabile agli stimoli ambientali chimici e fisici. Il citoscheletro, composto di proteine, filamenti intermedi e microtubuli, potrebbe essere molto sensibile; esso è parte funzionale e strutturale della cellula in quanto ha un ruolo importante nella motilità degli spermatozoi ed è attivamente coinvolto nei cambiamenti morfologici che si producono durante la spermatogenesi.

http://www.ghiandolapineale.it/files/cem.htm

 

 

 

 

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Gli alberi che camminano, ulivi millenari che conservano storie e attraversano il tempo

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In un giorno di maggio mi fermo a prendere un caffè in un bar lungo una strada interna a confine tra Basilicata e Calabria. Un confine naturale segnato dal fiume Sinni che in silenzio si trascina, fino alla foce del Mar Jonio, le storie che il monte Papa ascolta dalle genti del Tirreno. Ed è stato qui che per la prima volta ho sentito parlare degli "alberi che camminano".

Ho offerto una sigaretta a un uomo seduto sotto una veranda coperta dal glicine a ripararsi dai primi raggi del sole che in queste zone picchiano forte per parecchi mesi. Mi siedo a fianco e insieme ci fumiamo in silenzio le "nostre" sigarette. Guardiamo la strada e ogni tanto un'auto passa a velocità ridotta salutando con il clacson il mio compagno di fumo.

- Dove andate assignurì? -Mi ha chiesto. Ho detto il nome di un paese lì vicino, ma non è vero.

Non stavo andando da nessuna parte. Avevo iniziato una strada e volevo vedere fin dove arrivava. Mi stava portando al mare e l'avevo presa dalla parte alta dell'Appennino lucano.

Quel giorno di maggio non avevo voglia di fare la solita strada e avevo deciso di seguirne una che non avevo mai fatto per intero, deviando per svincoli e incroci che penso non sarei in grado di ripetere. Comunque, non volevo dargli l'impressione di vagabondare in un giorno di maggio.

Il "assignurì", con il quale si era rivolto a me ammetteva una forma di rispetto che si ha verso lo straniero ma anche verso qualcuno che si percepisce come... distinto. (Ci tocca di tutto!!!). Non volevo rovinargli questa impressione e non ho mai risposto in dialetto.

"Conoscete qualcuno?" mi ha chiesto dopo un altro tiro di sigaretta.

"No! Non conosco nessuno, ci vado per lavoro." –ho trovato una scusa, ma mi sono reso immediatamente conto che dovevo stabilire un lavoro perché sarebbe stata la domanda successiva.

"E che lavoro fate, assignurì?" - aggiungendo - "se posso permettermi!"

"Si figuri!" - ho risposto - "lavoro con i boschi e studio gli alberi!"

"Sì, sì! Giro nei boschi e studio gli alberi." Ripetevo soprattutto a me stesso un po'compiaciuto per quella risposta imprevista. Il senso di adattamento alla strada non era completamente scomparso.

Mi scoprivo un po' Holden Caulfield e vicino al suo sentirsi "il più grande bugiardo che voi abbiate mai conosciuto". Mi ritornava in mente la copertina bianca del romanzo di Salinger e le bugie escogitate dal protagonista Holden.

Il bianco di quella copertina era così simile al bianco della barba incolta dell'uomo vicino a me.

"Ah sì! Con gli alberi?" - aveva esclamato interrompendomi dai miei pensieri - "Anche voi qui per gli alberi che camminano?"

"Sì certo solo che non so dove siano e nemmeno come trovarli. Ho sentito tante storie su di loro. Ma credo che siano invenzioni."

Mentivo ancora, ma speravo di provocare una reazione per farmi raccontare quel che sapeva sugli "alberi che camminano". Non credo avrebbe risposto ad altre domande sugli alberise avesse capito che era la prima volta che ne sentivo parlare. Si sarebbe esposto ai giudizi di un estraneo, rischiando di essere considerato un tipo strano. Questa storia degli alberi mi aveva colpito subito e sembrava che il viaggio stesse avendo la sua motivazione.

Mi stavo imbattendo in una storia che non conoscevo e mi aveva cercato. Voleva che io la ascoltassi. Ero pronto a farla mia.

"Eh, eh, eh! Non sono in tanti saperla. Anche perché se la racconti pensano di trovarsi di fronte a un ubriacone o a un chiacchierone cantastorie." ha detto con l'aria di uno che conosce il mondo e i suoi segreti.

"Capisco! Oggi non si ascolta più tanto, vero?" ho chiesto.

Oramai ero certo che avrebbe raccontato senza timore.

"Eh sì! Eh sì! Eh sì!" aveva risposto intervallando le esclamazione con il movimento del capo.

Mi ha chiesto ancora una sigaretta e gliel'ho offerta invitandolo a prendere un caffè.

"No, grazie, una birra magari!" Ed entrato nel bar ha chiesto alla signora, chiamata per nome, una birra fredda e un caffè per me.

Dopo il primo sorso, con la schiuma che ancora gli contornava le labbra ha cominciato a raccontare di questi alberi:

"Devi sapere che qui, proprio qui c'erano i Greci, i Romani, i Turchi e tutti quanti via via fino ai piemontesi e pure i briganti."

Dal voi era passato al più confidenziale tu. Ormai io ero entrato nella sua sfera quindi poteva permettersi confidenze e rivelazioni.

"Ma proprio tutti! Questa era una terra ricca e generosa e un piatto per tutti non mancava mai!" raccontava- "All'inizio proprio, erano i Greci che non c'avevano più da mangiare e vennero in Italia! Come hanno fatto gli albanesi! Ti ricordi? Si è visto pure in televisione! Sono stati pure qua." faccio cenno di sì con la testa.

"Insieme ai Greci arrivarono pure quelli di Troia, quelli del cavallo di Ulisse. L'ho sentito da un professorone di una università che è venuto proprio qua a studiare e a scavare con un sacco di studenti stranieri."

"Ma gli alberi che c'entrano?" ho chiesto.

"Hai visto che non sai proprio niente!" diceva con fierezza.

Sorseggiava la birra mentre il mio caffè sembrava disperso.

"Quelli di Troia, quelli vivi, perché Ulisse da dentro il cavallo fece una strage, scapparono sulle navi e inseguiti dai Greci arrivarono qua. Qua fecero pace con i Greci e vissero tranquilli, tanto c'era spazio e lavoro per tutti. Quelli di Troia prima di scappare presero delle cose che potevano servire e portarono anche degli alberi di ulivo che piantarono in queste zone. Da allora questi alberi una volta cresciuti in altezza hanno incominciato a spostarsi di lato. Un po' avanti , un po' a destra, un po' a sinistra. Così un po' oggi, un po' domani, si son trovati lontani da dove erano stati piantati."

" Ma sono passati più di 3.000 anni"- rispondo io- "Saranno altri alberi!"

" Ma no! Che vuoi che siano 3000 anni per un ulivo."

"E dove sono questi ulivi? Mi ci porti? Andiamo con la mia macchina."

"Dove sono! Ehhh!"– accompagnava la frase con un gesto del braccio che indicava tutta la vallata.

"Ho capito"- dicevo - "Fa troppo caldo per togliersi dall'ombra e così?"

Non diceva niente, ma annuiva con la testa. Il mio caffè era finalmente arrivato. Pessimo. Ho fumato una sigaretta e naturalmente ne ho offerta una anche al mio compagno di tavolo per poi dirgli che dovevo andare. Lui mi ha salutato alzandosi e stringendomi con vigore la mano, avvertivo le sue dita grosse e callose. Mi sono rimesso in viaggio verso la statale che conduce alla Jonica e pensavo alle parole dell'uomo.

In effetti i Troiani compaiono spesso da queste parti. Tra Valsinni e Rotondella, lungo il fiume Sinni dalla parte che guarda al parco del Pollino c'è un sito, Lagaria, che si dice fondata da Epeo, costruttore del cavallo di legno che ingannò gli abitanti di Troia. Poi c'è l'antica Siris che alcuni vogliono fondata proprio da esuli Troiani.

Questa storia degli alberi che camminano mi ha catturato e nei giorni seguenti ho cercato tra i libri, depliant, guide. Ricordavo di aver letto qualcosa da qualche parte. Non trovando nulla mi sono rassegnato alla sconfitta, era come cercare il classico ago in un pagliaio. Esattamente un anno dopo, di maggio, ma con poco sole, cercavo delle notizie sul Risorgimento mentre sfogliavo anche "Terroni" di Pino Aprile.

Apro il libro direttamente al capitolo "I Patriarchi" e noto degli appunti che avevo preso. Erano le notizie sugli alberi che camminavano! Di colpo mi ritorna in mente la domenica dell'anno prima, seduto a parlare di alberi che camminano con uno sconosciuto che sorseggiava birra e fumava le mie sigarette.

La lettura mi prende completamente. Quell'uomo non aveva detto sciocchezze nemmeno si discostava da quello che stavo leggendo. Leggo, infatti, che nella valle del Sinni nell'attuale Basilicata e nella valle del Gargaì in Calabria superiore, presso Saracena un dei comune calabresi alle pendici del Monte Orsomarso a sud del Parco del Pollino, esistono ulivi millenari che camminano.

La descrizione di questa singolare dinamica, propria dell'ulivo, era spiegata nel libro:

"Cresce, si svuota, diviene cavo, continua a crescere ma, invece di morire restando uno, si scinde in più individui, i quali riavviano il ciclo" ...al massimo del suo diametro, l'ulivo comincia a dividersi: il tronco spesso ormai vuoto in corrispondenza di ferite, nodi, potature, attacco di parassiti, si assottiglia, si rinsecchisce, muore e si crepa verticalmente La ceppaia si divide e ogni "pianta derivata" si porta via, in dote, la sua parte originaria. Questo può avvenire in più punti o più volte, nel tempo, e ognuna delle quali comincia, verso i mille anni, una vita propria".

Dal quel pomeriggio di maggio, ogni volta che incontro un ulivo secolare, mi fermo, lo saluto e gli chiedo il permesso di sedermi vicino. Come si fa con gli antichi padri. Magari se è di buon umore mi racconterà una storia.

 

 

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