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UN'ESPERIENZA DI GUARIGIONE DAVVERO SPECIALE

UN'ESPERIENZA DI GUARIGIONE DAVVERO SPECIALE

UN'ESPERIENZA CHE CONOSCIAMO anche noi : MICHELE GIOVANIOLI  ERA MALATO E IL BOSCO LO HA GUARITO

 

Michele e' un alchimista e scrive: L’alchimista sfrutta i codici attraverso i quali Dio ha creato l’uomo, che è una creatura molto potente – non c’è niente, in natura, che abbia il nostro potenziale biologico. Però l’alchimista lo sfrutta non per essere come vogliono “loro”, ma per essere come vuole lui. Quindi il processo di alchimia non è altro che un lavorare il proprio “composto”, per riconoscere la propria fattura e capire come siamo fatti, e quindi sperimentare e educare la propria “macchina-corpo” a fare certe cose, in modo tale che essa non faccia quello che vuole lei, ma quello che vuoi tu.

E’ come se prendesse un computer che ha un sistema operativo: glielo toglie e gliene mette uno nuovo. Quando facciamo alchimia di gruppo, nel bosco, io invito i partecipanti a camminare bendati. Da quel momento, nella loro “macchina” (sotto la loro volontà) viene disinstallato un sistema, un programma che gli diceva “vai dove vedi”, e iniziano a dire: “Vai dove vedi con le mani, coi piedi, con i campi elettromagnetici”.

 

Con il bosco ho vissuto un rapporto, un’esperienza forte. Avevo una malattia che non riuscivo a guarire. Avevo una “sigmoidite aspecifica con processi erosivi”.

Quando il mio gastroenterologo me l’ha detto, pensavo di avere solo uno zaino, sulle spalle. Invece avevo anche una “sigmoidite aspecifica con processi erosivi”. Stavo letteralmente perdendo l’intestino.

Falliti tutti i rimedi farmacologici, restava solo la via chirurgica.

Mi sono detto: se sto perdendo il colon e mi devo far tagliare l’intestino, che contiene un terzo del cervello, allora vuol dire che è finito il mio tempo: me ne vado, non devo vivere per forza, e magari “dopo” starò anche meglio, chi lo sa.

 

Quella sera ero in preda a una bella disperazione. E allora mi sono “dichiarato guerra”. E’ la prima operazione che l’alchimista compie: dichiararsi guerra.

 

Mi sono detto: Michele, qual è la cosa che ti fa più paura? Il bosco di notte.  Allora ci vado? Non ci vado?

Scatta una sorta di sana schizofrenia, che in alchimia si chiama “doppio alchemico”. In pratica, ti sdoppi.

Ti guardi da fuori, e il testimone ti osserva e ti parla.

 

Lo dice anche Dante, “mi ritrovai per una selva oscura” (e infatti la Divina Commedia è un libro iniziatico). “Mi ritrovai”: erano in due, lui e “l’altro me”.

 

Così è cominciato quel dialogo, quella sera. “Mi fa paura, il bosco di notte”. “Bene, allora adesso ti ci porto”. “Ma sei matto?”. “Sì, ci andiamo. E senza torcia elettrica”.

 

Così sono entrato nel bosco al buio, alla cieca. Ho cominciato a seguire un sentiero, ma poi mi sono perso. Ci sono rimasto per 4 ore.

Sono successe cose turche, unne, ostrogote. Ho vissuto momenti di grande terrore, uno shock emozionale.

Sono succese cose particolari, che non so descrivere perché non so cosa fossero. Però avvertivo che c’erano dei movimenti, attorno a me, c’erano come delle presenze. C’era qualcuno, con me. Cos’era? Non lo so. Ho fatto incontri particolari, diciamo.

 

E ho stretto un accordo con gli alberi: di questo non vi posso parlare, perché è una cosa che riguarda me e loro. Sta di fatto che, quando ho raggiunto la sommità del pendio, ho avuto un’esplosione di caldo fortissimo alla pancia. Ho fatto una gran sudata, poi sono scoppiato in singhiozzi. Sono caduto a terra, esausto, e ho pianto fino all’alba.

Tornato a casa, la mattina, ho scoperto di essere totalmente guarito: non avevo più niente.

 

Vi racconto questo dettaglio perché bisogna anche prendersi gioco di sé, per vincere.

Dopo diversi anni, sapete, ero arrivato a pesare 42 chili. E quella mattina, dopo tanto tempo, sono riuscito a fare… la cacca. Ora, quando parli di un uomo e racconti che va a fare la cacca non piace, è poco virile.

Ma io ho fatto la cacca e non volevo neppure tirare l’acqua: dopo anni, finalmente, avevo fatto una cacca normale. La rimiravo, pensavo addirittura di conservarla sotto spirito!

Davvero: da allora non ho più avuto nessun disturbo.

Il mio gastroenterologo non se lo spiegava: pensava che fossi stato a Lourdes, figuratevi.

Mi sono detto: caro dottore, io e te non ci vedremo più, se non per un caffè o un aperitivo.

Io questa storia l’ho vissuta e basta, e da lì non ho avuto più niente. Pensate che bello. Non vi nascondo che ho un po’ di commozione, nel raccontarla.

 

Avevo seguito la via normale: hai un problema?, vai dal medico. Avevo lasciato perdere le alternative: mi ero affidato alla scienza, alla medicina ufficiale.

E vi lascio immaginate a che tipo di analisi intrusive sono stato sottoposto, con tutte quelle sonde. Ero diventato carne da macello, ma non era servito a niente.

Poi, appunto, sono andato nel bosco di notte.

 

(anche noi lo abbiamo fatto nella valle dei ciclopi, degli ulivi millenari)

 

E’ successo qualcosa, sotto quegli alberi.

Mi reputo una persona normalmente intelligente, capace di coltivare il dubbio.

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E il dubbio è una delle cose più preziose, è l’anticamera di ogni processo evolutivo.

Se cominci a dubitare, smetti di prendere tutto per buono.

 

E allora mi sono detto: è successo qualcosa, nel bosco. Non so cosa: non posso portarvi la formula chimica, non posso dire “è come se avessi preso questo farmaco che inibisce questa cosa e attiva quest’altra”.

 

Eppure sono passato dalla malattia alla guarigione.

 

Posso dire questo: quando sono entrato nel bosco, quella notte, sapevo che la mia condizione andava degenerando. Lì è successo qualcosa, e infatti ne sono uscito guarito.

Da allora ho cominciato a tornarci, tra gli alberi. La sera dopo sono tornato in quel bosco e ho fatto la stessa cosa, però senza più abbandonarmi totalmente.

Una volta entrato ho percorso trecento metri e mi sono fermato lì in mezzo: ascoltavo. Il giorno dopo sono ritornato. Poi sono passato ad altri boschi.

Cos’era successo, la prima notte? Provo a descriverlo come posso.

Stare in quel bosco ha come attivato una memoria, un ricordo.

 

Un po’ come dire: mi ricordo che sono fatto in un certo modo. E mi ricordo che posso anche modificarmi, se ho delle conoscenze. E così mi si è aperto tutto.

E’ cosi’ che sono morto.

Quella sera sono morto: è morto il vecchio Michele, ed è iniziata una vita nuova, sicuramente consapevole e più libera.

 

Per certi aspetti una vita anche più difficile, perché ti accorgi che nel tuo mondo precedente, di cui ti fidavi, c’erano troppe falsità.

 

E allora dici: adesso devo veramente far fronte esclusivamente con le mie forze.

E’ faticoso, tutto diventa più difficile.

Sta meglio il pollo d’allevamento, sotto certi aspetti, rispetto al gallo cedrone: il pollo ha da mangiare, è protetto e curato. Ma la sua vita è in funzione del padrone. Vuoi mettere, un secondo da gallo cedrone, rispetto ai 43 giorni di vita del pollo d’allevamento?

Pensate alla volpe: si sveglia ogni mattina e, di tutti i pensieri che facciamo noi, non ne fa neanche mezzo. Non pensa: devo pettinarmi prima di uscire, devo telefonare a questo e a quello, ho la scadenza dell’Iva, ho un senso di colpa che mi fa marcire dentro perché sono andato a letto con un’altra.

 

La volpe non vive niente di tutto ciò: ha una libertà esperienziale estrema.

 

La cosa ci deve far riflettere, perché il primo punto di partenza – per qualunque processo di guarigione – sta nel capire che stiamo vivendo una quotidianità che è totalmente artefatta.

Iniziare a metterla in discussione significa aprire alternative.

Poi c’è chi, come me, ha incontrato un albero, ma c’è chi può incontrare una persona e c’è chi, semplicemente, può vivere un sogno: qualcosa di particolare, che gli apre un’alternativa.

 

Aprirsi un’alternativa, secondo me, significa raggiungere il massimo obiettivo.

 

Dove ti porta, questa strada? E’ del tutto secondario.

L’obiettivo non è raggiungere qualcosa.

L’obiettivo è riuscire ad avere la voglia di cercare.

Il risultato non è nel trovare, ma nel voler cercare.

E quando la vivi, la ricerca stessa diventa un nutrimento assoluto.

 

Michele Giovagnoli, L'ALCHIMISTA, che ringrazio di cuore, lo comprendiamo per aver provato anche noi quello che racconta

DAL LIBRO DI MICHELE GIOVAGNOLI: ALCHIMIA SELVAGGIA

libro che consigliamo vivamente per chi vuole ritrovare se stesso nel rapporto con la natura. 

 

 

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