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TAV: rischio energetico per la Valle se il tracciato passa per le ley lines

Nel 1921 l’archeologo britannico Alfred Watkins individuò dei meridiani e nodi particolari della rete geografica che sprigionerebbero campi di torsione benefici per gli esseri viventi: sono le ley lines, anche conosciute con il nome di "linee della prateria".

Prima di lui altri studi erano giunti a conclusioni simili.

 

Nel 1870, presso la British Archeological Association, William Henry Black tenne una conferenza all’interno della quale spiegò che i principali monumenti, naturali e artificiali, sarebbero disposti sul territorio non in maniera casuale, ma in modo da formare un gigantesco reticolo che coprirebbe l’intera Europa.

Dodici anni dopo G. H. Piper arrivò alla stessa conclusione. Watkins andò ben oltre, rendendosi conto che questo reticolo di linee lungo le quali vennero costruiti monumenti o edifici di culto nell’antichità, ricalcavano il percorso del sole o della luna durante i solstizi. Ciò lasciava dedurre che le linee avessero non solo una funzione di comunicazione tra luoghi sacri, ma che fossero intimamente legate all’ambito spirituale. Esse potevano costituire una sorta di percorso da compiersi durante delle specifiche cerimonie sacre.

I successori di Watkins, a partire dall’esoterista Dion Fortune, attribuirono alle linee della prateria un valore energetico-magico.

Negli anni ’60 la teoria delle ley lines si fuse con la geomanzia, sostenendo la necessità di preservare l’armonia della natura e dei punti sacri lungo i quali sono sorti i luoghi di culto. L’energia di cui queste linee conduttrici possono essere positive per la psiche umana, la coltivazione e la civilizzazione di una comunità, come, all’opposto, dispensatrici di energie altamente negative. In questo senso l’esempio che viene fatto più spesso è il Triangolo delle Bermuda.

Lungo queste linee le popolazioni preistoriche, le antiche civiltà e i costruttori del Medioevo erigevano osservatori, templi, abbazie, infine maestose cattedrali. I siti scelti per opere quali Stonehenge, Chartres, la Sacra di San Michele, il Tempio di Gerusalemme, Giza, etc. venivano scelti proprio in base a questi meridiani o nodi di energia. Questi luoghi sono infatti definiti “sacri”, ma soprattutto “sentiti” come magici dalle popolazioni che vi si sono avvicendate nel corso di millenni. Non bisogna essere uno sciamano per intuirne il motivo.

Ebbene, forse non tutti sanno che una delle ley lines più importanti e dedicata all’arcangelo Michele, collega la Cornovaglia a Gerusalemme. La cosiddetta “Linea di San Michele” coincide con la Via Longobardorum: parte da Saint Michael’s Mount in Cornovaglia, passa per Moint Saint Michel in Francia, congiunge la Sacra di San Michele in Val di Susa a San Michele di Coli nei pressi di Bobbio arrivando fino a Castel Sant’Angelo nel Gargano. Sembra un disegno incredibile: una linea retta di duemila chilometri che unisce i 5 principali luoghi di culto europeo dedicati all’arcangelo Michele e che si prolunga per altri duemila chilometri arrivando fino a Gerusalemme.

 

Come spiegato dal ricercatore Stefano delle Rose, questa linea energetica, nell’antichità, sotto l’impulso delle apparizioni dell’arcangelo Michele, ha dato vita alla costruzione degli edifici sacri nei punti indicati, diventando via di pellegrinaggio e via di comunicazione storica. Questa linea di congiunzione passa anche per la Val di Susa, dove, da anni, si sta consumando una vera e propria battaglia – degenerata in guerriglia a causa della militarizzazione del luogo – per impedire la costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione.

Il ricercatore Fausto Carotenuto, già nel 2005, spiegava l’importanza della geografia sacra della Val Susa, definendola “un punto fondamentale degli equilibri energetici europei”, aggiungendo che “un chakra importantissimo è situato all’imbocco della Val Susa da cui si dipartono nodi e canali energetici che vanno a creare un asse importantissimo verso nord-ovest e verso sud-est”.

 

Carotenuto, quando ancora il vecchio tracciato del TAV sarebbe passato proprio in prossimità del monte Musinè (in dialetto asinello), aveva messo in guardia la popolazione dal pericolo del “progetto mirante ad alterare antichi equilibri per renderli inutilizzabili a fini positivi: scavare un'enorme galleria nelle viscere della montagna sacra, per sconvolgere il chakra del Musinè, portando alla luce forze oscure e potenti dalle profondità della Terra”. Non solo, dunque, per la presenza di amianto e uranio nella Valle, ormai accertati da studi geologici che sono stati deliberatamente ignorati.

Attorno alla montagna del Musinè – considerata una vera e propria “antenna” dimensionale – sono sorte, a partire dall’antichità, numerose leggende che in tempi moderni hanno acquisito carattere “ufologico”, per i numerosi avvistamenti di globi luminosi (e UFO) nel luogo.

 

Una leggenda narra che nelle viscere della montagna sia sepolto un drago. Il simbolismo del drago, come guardiano sovrannaturale delle potenti energie sotterranee, o che dorme sepolto nelle profondità della terra, evoca le forze telluriche primigenie oscure che Michele Arcangelo o San Giorgio avrebbero annientato. L’allegoria è evidente: il drago che infesta o dorme nelle viscere della terra rappresenta una forza “interiore”, sotterranea appunto, che, se conquistata e diretta, rende possibile la purificazione del luogo – nel processo alchemico allude alla catabasi (con catàbasi si intende la discesa di una persona viva nell’Ade) e alla purificazione dell’adepto dai suoi istinti primigeni, animali – spingendo appunto indietro gli istinti selvaggi che ci legano alla materia. In questo senso il drago rappresenta l’avversario, un concetto collegabile nel cristianesimo al diavolo. Proprio per questo nell’iconografia degli edifici costruiti lungo la retta dedicata a San Michele ritroviamo innumerevoli raffigurazioni dell’Arcangelo che schiaccia il drago inteso come incarnazione del demonio. Per gli alchimisti uccidere il drago rappresentava l’operazione del Solve, della soluzione della Grande Opera.

L’evidente simbolismo alchemico suggerisce che ci siano delle potenze oscure che non dovrebbero essere risvegliate. Nell’antichità, infatti, le forze che si trovano lungo le ley lines venivano chiamate anche "le forze del drago", intendendo che esse erano oscure, “selvagge”. Che, come il drago che secondo la leggenda dorme sotto il Musinè, non dovrebbero essere risvegliate. A questo servivano gli edifici costruiti lungo il tragitto delle ley lines: a tenere a bada queste forze, canalizzandole.

Il Musinè, secondo le leggende del luogo, come spiega Carotenuto, “è un luogo dalle energie fortissime, uno dei principali in Europa. Le forze spirituali del drago hanno conformato un sottosuolo pieno di energie enormi, selvagge, che si manifestano in conformazioni rocciose insolite e piene di materiali forti, nocivi se liberati”. Da anni si parla, infatti,dell’amianto e dell’uranio contenuti nel sottosuolo e che verrebbero liberati in caso di trivellazioni.

Le recenti guerre, distruzioni, terremoti – L’Aquila sorge proprio su una potentissima ley lines – aggressioni farmacologiche e alimentari, attività di terrorismo, scie chimiche – l’alluminio disperso nell’aria sembra essere un elemento distruttivo per queste linee di forza – avvengono lungo i cosiddetti luoghi sacri. Lungo questi canali sono sorti nell’antichità dolmen, menhir, cerchi di pietra, templi, cattedrali, piramidi, in modo da permettere un contatto tra l’uomo e le dimensioni spirituali. E’ possibile dunque che le forze oscure stiano manipolando il potere politico, economico, per distruggere questi luoghi energetici e per ostacolare l’evoluzione spirituale dell’uomo spegnendo luoghi di iniziazione e di culto?

In questo senso scavare una galleria nelle viscere della montagna lungo una delle linee energetiche più forti al mondo significherebbe alterare e sconvolgere gli equilibri energetici del luogo.

Un tentativo di sferrare un colpo al cuore della geografia sacra europea.

Anche per questo i valligiani si oppongono.

Non solo per l’inutilità dell’opera, i miliardi a nostro carico che verranno inutilmente spesi, il rischio per la salute pubblica. C’è una motivazione più antica e sacra a questa ribellione che chi abita queste terre conosce o almeno intuisce.

Ognuno è libero di ridere di ciò. Di opporvisi. Di non crederci.

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Oppure di comprendere umilmente che le energie che stiamo per risvegliare potrebbero comportare un danno enorme per tutti noi.

FONTE : http://ildemocratico.com/2011/07/04/scoop-tav-rischio-energetico-per-la-valle/

 

LEY-LINES

a cura di Luca Berto

 

La prima formale definizione di cosa siano le ley-lines è databile al 1921, ad opera dell’archeologo dilettante inglese Alfred Watkins; tuttavia, non mancano studi antecedenti che, in una maniera o nell’altra, descrivono i medesimi contenuti. Nel settembre 1870, presso la British Archeological Association, William Henry Black tenne una conferenza dal titolo Boundaries and Landmarks. Secondo Black, i monumenti, naturali e non, sarebbero disposti sul territorio non in maniera casuale, ma in modo da formare un unico gigantesco reticolo, a copertura dell’intera Europa Occidentale. Nel 1882, ancora, G. H. Piper presentò al Woolhope Club di Hereford, in Inghilterra, un lavoro in cui sosteneva che la linea che collegava Skirrid-fawr a Arthur’s Stone attraverso Hatterill Hill, Oldcastle, Longtown Castle e i castelli di Urishay e Snodhill non era un casuale risultato del lavorio della natura, ma il preciso prodotto del lavoro degli antichi abitanti di quei territori, da Piper ribattezzati “dodmen”.

 

Ma veniamo ad Alfred Watkins. Nel 1920, questi stava percorrendo con la propria auto le strade di Blackwardine, nell’Herefordshire, in Inghilterra, quando, osservando la cartina, si rese conto che moltissimi siti preistorici, in quella zona per lo più megalitici, e edifici di culto erano allineati e collegabili tra loro con precise linee rette, costituite, anche nella realtà, da piste, sentieri, di circa due metri di larghezza. Dopo una serie di approfondite ricerche, che sfociarono nei volumi Early British Trackways e The Old Straight Track, Watkins giunse alla conclusione che quelle linee erano risalenti al periodo pre-romanico, forse addirittura al neolitico; che fossero poi state ricalcate nell’età del bronzo e del ferro e preservate in modo occasionale durante la cristianizzazione, giungendo quasi intatte fino a noi. Riguardo la loro funzione, Watkins riteneva che le ley-lines fossero semplici vie di comunicazione tra luoghi di rilevanza sociale e religiosa particolarmente forte. Tuttavia, il fatto che molte lines ricalchino il percorso del sole durante i solstizi o quello della luna, lasciava pensare che essere avessero anche una funzione legata all’ambito spirituale: secondo Watkins, esse potevano costituire una sorta di percorso, di tracciato, da compiersi durante alcune particolari celebrazioni o cerimonie. Il fatto stesso che le lines colleghino luoghi di culto come siti megalitici o zone di sepoltura o chiese pare confermare tale interpretazione.

 

Inizialmente, Watkins non attribuì alle ley-lines alcun significato soprannaturale o magico: semplicemente, egli riteneva che si trattasse di antichi sentieri utilizzati come vie di comunicazione commerciale o percorsi di cerimonie religiose, come abbiamo visto. Ad attribuire un primo connotato soprannaturale alle “linee di prateria”, in un certo qual modo tradendo il senso delle sue ricerche, ci pensarono i successori di Watkins. Il primo fu l’occultista e scrittore Dion Fortune, che nel romanzo del 1936 The Goat-footed God conferì alle ley-lines caratteristiche magiche, legate al culto della terra. In seguito, due rabdomanti inglesi, il capitano Robert Boothby e Reginald Smith del British Museum, collegarono i tracciati delle ley-lines alla presenza di falde acquifere sotterranee e all’esistenza di ipotetici flussi elettromagnetici. Ancora, due ricercatori nazisti, Wilhelm Teudt e Josef Heinsch, piegando la ricerca all’esaltazione incondizionata della razza ariana, conclusero che gli antichi Teutoni avevano contribuito alla realizzazione di una fitta rete di linee astronomiche, le cosiddette Heilige Linien, la quale avrebbe collegato tra loro i più importanti luoghi sacri dell’antichità. Teudt localizzò il distretto di Teuburgo Wald district in nella Bassa Sassonia, centrata attorno la formazione rocciosa di Die Externsteine. Negli anni ‘60 la teoria delle ley-lines si incontra con la geomanzia, ossia la pratica di predire il futuro dalla forma del territorio. Secondo quanto sostenuto dalla cosiddetta New Age, e in particolare dallo scrittore John Michell, gli uomini del neolitico ritenevano che l’armonia della società civile dipendesse dall’armonia delle forze della natura e della terra. Tale armonia naturale poteva essere preservata collocando i luoghi di culto e le costruzioni degli uomini in precisi luoghi e in precisi punti, particolarmente rilevanti e in cui la “forza della terra” fosse più forte. E’ quanto, per esempio, fecero i cinesi, “inventando” la disciplina a noi nota come Feng Shui.

 

 

 

Quale che sia la ragione per cui diversi punti sulla Terra siano collegati tra loro da linee, un unico fatto pare certo: le ley-lines esse stesse e i luoghi che esse collegano tra loro sono zone positive e particolarmente cariche di un’energia dagli effetti vantaggiosi e favorevoli. Per esempio: in Scozia la piccola comunità di Findhorn coltiva ortaggi di dimensioni superiori alla norma in condizioni assolutamente proibitive, su un suolo inadatto all’agricoltura, in un clima terribile e senza utilizzare fertilizzanti chimici. Gli abitanti di Findhorn attribuiscono tali risultati alla loro particolare ed intima connessione spirituale con le piante e con le Entità che, a quanto dicono, le proteggono. Tuttavia, tale località si trova a soli 80 km da un nodo di ley-lines e la cosa, nella nostra ottica, non può essere tralasciata. Gli effetti positivi delle lines non si esauriscono nell’esempio di Findhorn: pare, infatti, che l’energia di cui le linee sono conduttrici abbiano effetti positivi sulla psiche umana, favorendo ed amplificando capacità “particolari” o sciogliendo alterazioni della mente e problemi legati alla sfera psichica. In alcuni casi, quando le lines si congiungono in nodi di discrete dimensioni, l’energia sprigionata dalla linee può raggiungere livelli eccessivi e divenire energia negativa. L’esempio più famoso, in tal senso, è quello costituito da quella porzione di oceano compresa nel cosiddetto Triangolo delle Bermude, teatro della scomparsa di molteplici imbarcazioni e aerei. Poiché tutte le testimonianze convergono nel registrare il malfunzionamento della bussola e di tutta la strumentazione radar, le cui cause principali sono sicuramente imponenti fenomeni di disturbo di natura elettromagnetica, si può ipotizzare con ragione che la causa di tali eventi sia da individuare nelle numerose lines che lì si incrociano e nell’energia di cui sono portatrici.

 

Come ogni teoria, anche quella delle ley-lines andò incontro a critiche e perplessità. Il primo dubbio che investì gli esperti, e i matematici in particolare, riguardò l’elemento fondante tutto il disegno messo a punto da Watkins: le ley-lines esistono veramente? Oppure il fatto che su una mappa determinati luoghi giacciano su una stessa linea retta è un fatto del tutto casuale? In effetti, dimostrazioni matematiche neanche troppo complicate mostrano che l’allineamento di punti disposti casualmente su una mappa porta ai medesimi risultati ottenuti da Watkins e che, dunque, l’esistenza delle ley-lines è determinata da costruzioni mentali assolutamente illogiche. Altri dubbi riguardano poi l’idea che, anticamente, queste ipotetiche strade possano essere state utilizzate come vie di comunicazione. Analizzando i percorsi delle lines su cartine toompiono percorsi decisamente strani, salendo alti pendii, scendendo in profonde valli o compiendo scomode deviazioni. In pratica, chiunque abbia disegnato i percorsi delle ley-lines nell’ottica di utilizzarle come strade, non ha assolutamente tenuto conto della loro funzionalità e della loro comodità. Un fatto decisamente strano in un’epoca in cui la rapidità e facilità di comunicazione era fondamentale. A proposito dell’eventuale connessione tra ley-lines e magnetismo, le ricerche in tal senso sono ancora in corso e non hanno finora portato evidenti prove a suffragio dell’ipotesi che le lines colleghino centri dotati di particolare carica magnetica. La mappa delle ley-lines è ancora lontana dall’essere completata.

 

WEBGRAFIA

 

· www.glastonburytor.org.uk

· www.cerchinelgrano.info

· http://skepdic.com

· www.stonesofwonder.com

· www.ufomagazine.co.uk

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