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IL CERVELLO IN ESTASI di Rudiger Braun : la capacita' di cadere in trance e' una reazione umana normale quanto, per esempio, il sonno

Stato di trance: una particolare condizione tra il sonno e la veglia, tra l’attività e il riposo, nella quale la percezione del corpo si confonde e il tempo sembra dilatarsi.

Che si chiamino sacerdoti, guaritori, sciamani o guru, quasi in ogni società umana esistono individui che praticano l’immersione nel misterioso regno degli spiriti. La trance consente loro di entrare in un presunto “altro mondo”, dove questi maestri dell’estasi sperano di poter trovare consiglio, guarigione o la comunione con una potenza superiore.

Spiriti, danze selvagge, ritmi di tamburi, droghe psicoattive: come possono queste attività avere una capacità di guarigione? Non ci si stupisce che la scienza moderna abbia giudicato per lungo tempo i ritmi di trance come superstizioni da primitivi. (…)

Nel frattempo, però, la valutazione di questi soggetti è profondamente cambiata.

Uno studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità ha certificato che le tecniche di trance delle etnomedicine hanno nei confronti delle malattie psicosomatiche una capacità curativa pressoché uguale a quella della medicina classica.

Alcuni scienziati come Wielant Machleidt, professore di psichiatria sociale ad Hannover, vedono nei riti di trance l’origine delle psicoterapie (…).

Secondo Dieter Vailt, direttore dell’Istituto per la sociobiologia e la terapia del comportamento dell’Università di Giessen, in Germania, nonché coordinatore del gruppo di ricerca, “la capacità di cadere in trance è una reazione umana normale quanto, per esempio, il sonno”. La coscienza è una facoltà non certo rigidamente strutturata, ma altamente dinamica (…).

Molte culture hanno sfruttato queste particolari condizioni di coscienza (…).Gli indigeni messicani utilizzano la mescalina, un allucinogeno che viene estratto dal pejote. In Africa la trance viene evocata principalmente con musica e danze ritmiche. I monaci tibetani, invece, si immergono nella meditazione e nell’assenza di movimento: si concentrano sulla ripetizione monotona di poche parole e praticano una particolare tecnica di respirazione per abbassare i livelli di anidride carbonica nel sangue. Ciò può condurre a una condizione estatica prossima alla perdita di coscienza.

(…) Un altro aspetto caratteristico è anche la sensazione di perdita di controllo di se stessi. Allo stesso modo, cambia anche l’idea di essere in sé. Quanto più è profonda la trance, tanto più si confondono i confini tra soggetto e oggetto, tra interno ed esterno, tra Io e ambiente. I praticanti della trance riferiscono di sentirsi dilatati fino a confondersi con l’ambiente. Occasionalmente in questa condizione si percepiscono anche colori intensi e suoni o persino scene complesse.

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Dier Vailt e il suo collega Ulrich Ott si occuparono principalmente degli effetti fisiologici delle danze e dei ritmi di tamburo che sono in grado di indurre la trance (…), hanno messo a punto una poltrona controllata elettronicamente sulla quale i soggetti venivano fatti oscillare avanti e indietro, con questo apparecchio hanno cercato di scoprire come agisce sul cervello un semplice movimento del corpo. I partecipanti allo studio venivano invitati a lasciarsi andare ma rimanere svegli e ad aprire spesso gli occhi. (…).

Già dopo pochi minuti, l’attività cerebrale dei partecipanti cambiava in modo marcato: mentre nel caso dei soggetti svegli e con gli occhi aperti prevalgono onde cerebrali con frequenza compresa tra 14 e 32 Herz -le cosiddette onde beta- nel caso dei partecipanti sulla poltrona le oscillazioni elettriche rallentavano fino a valori tra 3 e 7 Herz.

Queste “onde theta” si producono principalmente durante l’addormentamento e indicano che l’attenzione viene meno. Molti soggetti del test riferiscono che (…) erano piacevolmente scivolati nel mondo dell’immaginazione e avevano quasi dimenticato dove si trovassero.

(…) Alcuni ritmi, inoltre, sono particolarmente adatti a determinare condizione di coscienza alterata. Così, non deve sorprendere che nei rituali con danze o suoni di tamburo esistenti in varie parti del mondo i ritmi di trance siano molto simili (..), è in particolare un ritmo di tamburo monotono e regolare di quattro pulsazioni e mezzo a portare il cervello dalla zona delle onde beta a quella delle onda theta. Questo ritmo corrisponde esattamente a quello con cui molti sciamani introducono la loro trance, ma è anche la stessa frequenza con cui oscillano le onde cerebrali nella condizione theta. In questo caso il cervello sembra realmente sincronizzarsi con i battiti del tamburo.

Ma allora come fa un movimento ritmico, come l’oscillazione o la danza, a influenzare l’attività del cervello? I ricercatori di Giessen ritengono di poter rispondere alla domanda: i movimenti oscillatori spostano il sangue nel corpo del soggetto, attivando particolari misuratori di pressione nella carotide -i cosiddetti barocettori- che regolano l’afflusso di sangue al cervello in base alla situazione. Nella posizione a “testa in basso”, essi rallentano il battito cardiaco, in quella “testa in alto” lo accelerano il battito si sincronizza anche con il ritmo di dondolamento. In seguito la respirazione si adatta al ritmo e diventa più profonda e regolare. Dieter Vaitl ritiene che dopo un certo tempo questa sincronizzazione dell’organismo sui barocettori faccia sprofondare il cervello in uno stato di semi-incoscienza.

(…) Secondo la tecnica della tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli (SPECT) Andrew Newberg, dell’Università della Pennsylvania, sottoponendo a indagini buddisti e suore cattoliche con decenni di esperienza nella meditazione ha rilevato che nel lobo parietale destro, che presiede alla capacità di orientamento spazio-temporale, l’attività delle cellule nervose è fortemente diminuita.

(…) Quando, durante la trance, si riduce l’attività dei lobi parietali, commenta Newberg, si perde la capacità di percezione del proprio corpo. (…). Inoltre la meditazione accentua l’attività del sistema limbico, (…) questa correlazione chiarisce le emozioni forti provate durante le esperienze estatiche e, secondo Newberg, rappresenta anche lo stimolo per indagare simili condizioni.

(…) Per produrre estasi o trance devono essere ugualmente attive diverse aree del cervello.

Fonte: Rudiger Braun
-biologo e giornalista freelance ad Amburgo-
Mente e Cervello-n°4 anno I luglio-agosto 2003
RIPORTATO DA : http://www.sigmasophy.com

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