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cambiamento climatico

Cambiamento climatico, l’Onu: «La crisi è da codice rosso, inevitabile e irreversibile»

di Sara Gandolfi
Gli scienziati Onu preannunciano «un aumento senza precedenti degli eventi climatici estremi» e impatti ormai «irreversibili» come lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento dei mari

Un riscaldamento così rapido non si registrava da almeno 2000 anni, temperature così elevate almeno da 6.500 anni, oceani così acidi da due milioni di anni. Ormai il cambiamento climatico è visibile e ha impatti gravissimi in tutti I continenti, tra ondate di calore e alluvioni. Le inondazioni sono più intense e frequenti e colpiscono il 90 per cento delle regioni del mondo. Così come la siccità.

Il cambiamento climatico sta spingendo il pianeta verso un punto di non ritorno
È il momento di dichiarare l’emergenza climatica planetaria dice K. Richardson

Secondo gli scienziati, non ci rendiamo conto del poco tempo a nostra disposizione per fermare i cambiamenti cui vanno incontro il clima e gli ecosistemi terrestri.
I sistemi climatici del pianeta stanno andando incontro a cambiamenti irreversibili, avvertono i climatologi: siamo in una condizione di emergenza planetaria. Superare una serie di punti di non ritorno potrebbe portare a un punto critico su scala globale, dove diversi sistemi terrestri raggiungeranno livelli di criticità ormai irreversibile.

Questa possibilità è una “minaccia esistenziale per la civiltà”, scrivono Tim Lenton e i colleghi su Nature. Un collasso di questo genere per i sistemi terrestri potrebbe trasformare il pianeta in una sorta di serra, con un aumento di 5°C nelle temperature, di 6-9 metri del livello del mare, la perdita delle barriere coralline e della foresta amazzonica. Grandi porzioni della Terra sarebbero del tutto inabitabili.

È il momento di dichiarare l’emergenza climatica planetaria
È importante ricordare che le temperature globali non sono influenzate solo dalle nostre emissioni di carbonio, sottolinea in un’intervista Katherine Richardson, co-autrice del rapporto e professoressa di oceanografia biologica alla University of Copenhagen. Anche i sistemi naturali della Terra come foreste, regioni polari e oceani giocano un ruolo cruciale. “Dobbiamo prestarvi attenzione”.

È già troppo tardi per scongiurare il verificarsi di alcuni di questi punti di non ritorno; le evidenze mostrano che almeno nove sono stati superati, dice Richardson. Il rischio che si riversino in un punto di non ritorno globale, con impatti tremendi per la civilizzazione umana, rende cruciale una dichiarazione di emergenza climatica planetaria.

Minimizzare il rischio significa mantenere il riscaldamento il più vicino possibile a 1,5°C, riducendo a zero le emissioni. Serviranno almeno 30 anni per raggiungere la neutralità, dice Richardson. “Ed è la stima più ottimistica.”

“Non credo che le persone si rendano conto di quanto poco tempo ci resti”, aggiunge in un’intervista Owen Gaffney, analista che si occupa di sostenibilità globale allo Stockholm Resilience Center della Stockholm University, co-autore della pubblicazione. “Raggiungeremo l’aumento di 1,5°C in 10 o 20 anni e, con 30 anni a disposizione per la decarbonizzazione, è chiaramente una situazione di emergenza. Se non agiamo trattandola come tale, è probabile che i nostri figli erediteranno un pianeta pericolosamente instabile”.

https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2019/12/il-cambiamento-climatico-sta-spingendo-il-pianeta-verso-un-punto-di-non-ritorno

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Le foreste europee hanno superato un punto critico:
A causa del riscaldamento globale, foreste dalla Finlandia alla Spagna hanno iniziato a perdere le difese naturali contro vento, incendi e parassiti.

https://www.nature.com/articles/d43978-021-00024-7

Clima, rapporto Onu: il tempo per fermare la catastrofe sta finendo | L'aumento del livello del mare è irreversibile per millenni

Unesco, allarme in Australia: la barriera corallina più grande del mondo è in pericolo

"Alluvioni, uragani, frane, ondate di calore, siccità: eventi climatici estremi con i quali sempre più spesso siamo chiamati a confrontarci da alcuni anni a questa parte. Quasi tutte le regioni italiane sono rimaste colpite, così come molti Paese in tutto il mondo. Ci sono isole e città costiere che rischiano seriamente di scomparire a causa dell'innalzamento dei mari e sempre più persone saranno costrette a migrare per ragioni ambientali verso terre più sicure. La scienza ha dimostrato la correlazione tra l'aumento della frequenza di questi fenomeni e il cambiamento climatico in atto e ha individuato nelle attività umane la principale causa del cosiddetto "riscaldamento globale", che scatena gli eventi climatici estremi. L'uomo sta modificando il clima della Terra con conseguenze preoccupanti dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Ma la maggior parte delle persone non sembra avere un quadro chiaro di quanto sta accadendo. Eppure ogni giorno perso rende sempre più irreversibili gli effetti sul futuro del nostro pianeta"

Andrea Merusi

Lo scenario sulla Terra per i prossimi 30 anni non è proprio rincuorante, dato che gli effetti del cambiamento climatico sarebbero «estremamente gravi». Un triste futuro quello del nostro ecosistema che porterà 1 miliardo di persone a diventare migranti climatici e ad abbandonare la propria città. In tutti gli scenari che sono stati simulati dal think tank capitanato da un ex capo militare australiano non ci sono grandi chance per l’uomo.
Quelli che vengono proposti sono scenari possibili ma tutti mostrano come il cambiamento climatico potrebbe portare a gravissimi e irreversibili problemi per il nostro Pianeta. la Terra potrebbe, a causa del cambiamento delle temperature, essere per metà inabitabile.

Il documento proposto dal Breakthrough National Center for Climate Restoration mostra tra le conseguenze non solo gli oltre 1 milione di profughi in fuga dalle proprie città, ma anche un grave e pesante taglio della produzione alimentare. A proporre questi scenari sono David Spratt e Ian Dunlop, due climatologi, che mettono in guardia il mondo e che mostrano la necessità di trovare nel breve periodo soluzioni efficaci, per riuscire a evitare la comparsa di questi scenari apocalittici.
In base ai dati scientifici attualmente a disposizione, i meteorologi hanno calcolato che ci sarà nel tempo un innalzamento delle temperature di ben 3°. Se Questo incremento sarebbe costante per 20 giorni consecutivi, un periodo di tempo che il corpo umano non è in grado di sopportare, porterebbe alla conseguente estinzione della specie.

Nello scenario prefigurato molti ecosistemi, per l’incremento delle temperature, non riuscirebbero a resistere e si direbbe addio a Foresta Amazzonica e Barriera corallina. Molte zone del mondo, come ad esempio Medio Oriente e nel Sud-Est asiatico, avrebbero oltre 100 giorni l’anno di caldo letale, che porterebbero quindi queste zone ad essere invivibili. L’abbandono di vaste aree del Pianeta obbligherebbero a dover anche dire addio ai raccolti e alle zone attualmente coltivate in quelle parti del globo, con un conseguente aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
Nel rapporto Breakthrough National Center for Climate Restoration si spiega che città quali Mumbai, Giacarta, Hong Kong, Canton, Shanghai, Bangkok e Manila (tutte densamente popolate) sarebbero abbandonate per l’aumento del livello del mare e per le pesanti condizioni climatiche che si avrebbero in questi punti del mondo. Principalmente da queste zone arriverebbero poi i migranti climatici, in cerca di luoghi dove poter ancora vivere.

Una soluzione si deve trovare al più presto quindi e soprattutto deve essere drastica e deve portare a riconvertire le industrie di tutto il globo. In caso non venissero apportate modifiche si arriverebbero ad avere milioni di morti a causa dell’inquinamento atmosferico e delle condizioni climatiche estreme. La Terra diventerebbe quindi un luogo ostile e non più idoneo per la sopravvivenza della specie umana.
Un allarme lanciato anche da un recente rapporto dell’ONU. A marzo l’organizzazione ha infatti spiegato che se si continuerà in questo modo si avranno problemi di siccità, acqua potabile inquinata, mancanza di cibo e infezioni resistenti agli antibiotici.

https://www.money.it/Fine-mondo-2050-conseguenze-cambiamento-climatico

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