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Categoria: "Progetti"

nuova emigrazione italiana

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Dal 2000 ad oggi, centinaia di migliaia di giovani hanno lasciato l'Italia. Solo quest'anno saranno oltre 200 mila, alla ricerca di un lavoro e di una condizione di vita più dignitosa. L'aggravarsi della crisi economica e le tragiche politiche di austerità faranno crescere ancora questo flusso nei prossimi anni, da tutti i paesi del sud Europa.

Abbiamo realizzato un nuovo portale aperto

e partecipato con cui vogliamo costruire una rete e una comunità permanente tra i giovani nuovi migranti ed offrire alcuni servizi minimi di orientamento al lavoro nei nuovi paesi di arrivo, con banche dati per la ricerca di lavoro e una piccola piattaforma di scambi di servizi, ricerca di affitto, ecc.

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L'ORIGINE DI TUTTE LE PAURE : LA PAURA DELL'ILLUMINAZIONE

E’ possibile identificare la paura primaria di ogni essere umano ? Ebbene si ! La paura seme, l’origine di tutte le paure è la paura dell’Illuminazione, è la paura del Co-Creare la propria realtà, è la paura di riconoscere la parte Divina che è in noi.

Essa ha origine dal libero arbitrio che ha generato la Dualità Umana. La Dualità è quella parte di noi che mette in dubbio ogni cosa, ed in particolare le cose Spirituali. La Dualità divide ogni cosa. La Dualità ci permette di dire che una cosa è reale o meno, oppure di dire, solo forse è reale.

Nelson Mandela scrive a tal proposito :

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre ogni limite. E' la nostra luce, non la nostra ombra a spaventarci di più. Ci domandiamo: ”chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo?”

 

Il lavoro sulle CREDENZE GEMELLE ® offre la possibilità di intervenire sull’equilibrio umano della dualità e permettere il processo di ascensione a tutti coloro che avranno compiuto la scelta e l’intenzione di portarsi più vicini alla divinità interiore, di essere operatori di luce.

 

I bambini indaco, hanno già fatto questa scelta. I bambini della nuova era hanno la capacità di allontanare questa dualità, sapendo di meritare di essere nati su questo pianeta perché consapevoli del qui ed ora. Tutti insieme possiamo celebrare questa Nuova Energia, ringraziando dei doni che Essa porta, irradiando Luce, senza sentirsi responsabili per chi non desidera partecipare a questo salto dimensionale.

La Nuova Energia dice Kryon “si presenta come capacità e Potere Umano” e cambiando l’equilibrio umano della dualità “ … il futuro sarà esattamente come l’Umano, che comprende l’ADESSO, lo fa essere”.

Nel seminario sulle “Credenze Gemelle ®” tenuto dalla nostra Associazione “Spazio Sacro” di Bologna, parliamo della “Manifestazione”, della capacità umana di co-creare la realtà così come della paura dell’Illuminazione, ma, prima di procedere con la lettura vorremmo che il lettore si soffermasse sulla frase “riconoscere la parte Divina che è in noi”.

In questo tempo di “caccia alle streghe” e di manipolatori della mente è importante essere chiari. Riconoscere la parte Divina che è in noi non significa sentirsi un Dio in terra, agire spinti dall’ego o semplicemente pensare positivo in uno stato temporaneo di auto-induzione. Al contrario, significa celebrare la vita, rendere sacro ogni gesto, non ostentare i propri doni e la propria potenza, rimanere umili ma consapevoli, non profetizzare catastrofi ma mostrarsi fiduciosi per il futuro. L’operatore di Luce della Nuova Energia è partito dal pensiero positivo della New Age per arrivare all’intenzione creativa della Now Age. Intenzione, coscienza e divinità spostano l’uomo in una nuova realtà.

Nel cammino sulle Emozioni effettutato durante il seminario vedremo insieme le 11 ruote di paure-seme collegate ai 7 chakra vedici.

Ogni ruota “vive” nella polarità degli opposti : le CREDENZE GEMELLE®.

La PRIMA RUOTA di paure-seme da cui nasce la PRIMA CREDENZA GEMELLA, collegata al primo chakra vedico, ci dice : “IO SONO”. Ma chi sono ? Io “sono la vita-morte”. Ossia ho paura della vita ed allo stesso tempo ho paura della morte.  Se  superassi la paura della morte ma rimanessi nella paura di vivere, non potrei egualmente co-creare una vita armoniosa, poiché la vita implica la morte e viceversa. Superare la dualità significa accettare la vita come parte della morte e la morte come parte della vita. Ogni respiro è un passo verso la morte, ogni morte è un passo verso una nuova vita.

Per comprendere il livello di consapevolezza legato a questa paura-seme occorre interrogarsi sul nostro rapporto personale con la madre che ci ha generato e la madre terra, il denaro e il cibo. In senso fisico verificare lo stato di salute dell’apparato muscolo-scheletrico e degli organi riproduttivi.

Così, ad esempio, se ho un cattivo rapporto con mia madre o la madre terra, con il denaro, con il cibo o il sesso significa che difficilmente potrò trovare un equilibrio su questa ruota se non “vi lavoro”.

NB: Invitiamo il lettore a notare la differenza, e, questo anche per tutte le credenze successive, se avessimo scritto io “sono la vita e sono la morte” invece di io “sono vita-morte”. Senza la congiunzione, il valore assoluto della Credenza si trova unicamente nella fusione tra le due parole, con la congiunzione “e” continueremmo a rimanere nella dualità.

Se  superassi la paura della morte ma rimanessi nella paura di vivere che è la sua “gemella”, non potrei egualmente co-creare una vita armoniosa, poiché la vita implica la morte e viceversa.

Ecco quelle che scrive il Maestro Osho sulla vita e sulla morte :

"Si dovrebbe accogliere la morte con gioia... è uno dei più grandi eventi della vita. Nella vita, esistono solo tre grandi eventi: la nascita, l'amore e la morte. La nascita, per tutti voi, è già accaduta: non potete farci più nulla. L'amore è una cosa del tutto eccezionale... accade solo a pochissime persone, e non lo si può prevedere affatto. Ma la morte, accade a tutti quanti: non la si può evitare. È la sola certezza che abbiamo; quindi, accettala, gioiscine, celebrala, godila nella sua pienezza." (Osho)

“La morte non è la fine, bensì il crescendo della vita stessa, il suo culmine... Se hai vissuto nel modo giusto, se hai vissuto totalmente, attimo dopo attimo, se hai spremuto tutto il nettare della vita, la tua morte sarà l'orgasmo supremo.”(Osho)

“La vita in se stessa non ha alcun valore se non c’è gioia, se non c’è danza, se non c’è creatività, se non c’è amore. La morte ci toglie solo quello che non abbiamo imparato ad abbandonare.”(Osho)

“La morte è improvvisa, e così il samadhi. Anche l'esplosione spirituale è subitanea! È come la morte. È più simile alla morte che alla vita: è improvvisa; può avvenire in qualsiasi momento.”(Osho)

Esistono diversi percorsi spirituali per “trasmutare” la paure seme, come quella della  “vitamorte”. Noi utilizzeremo il Sistema delle “Credenze Gemelle” ®.

E’ infatti possibile trasmutare la paura della “vitamorte” in sessioni di meditazione profonda con l’introduzione di particolari PAROLE DI POTERE.

Prima di parlarne, tuttavia, focalizziamo la nostra attenzione sugli atteggiamenti più comuni nei confronti della vita. Il Maestro Osho si rivolge ad ognuno di noi con queste domande e risposte invitandoci ad abbandonare queste false credenze …

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HA MAI PENSATO CHE NELLA VITA VI SIA POSTO SOLO PER I VINCENTI ?

Vivi senza aspettative. Affrontare la vita con aspettative porta inevitabilmente alla frustrazione, sempre e comunque. L'aspettativa è una forte fonte di destabilizzazione.

HAI MAI PENSATO CHE SIA MEGLIO AVERE PIUTTOSTO CHE ESSERE ?

Sii Rilassato. Perché correre affannosamente qua e là senza motivo? Tu sei ciò che l'esistenza vuole che tu sia.

HAI MAI PENSATO CHE LA SERIETA’ SIA ALLA BASE DEL SUCCESSO NELLA VITA ?

Sii giocoso. Ti sorprenderà sapere che tutto ciò che vedi è stato inventato da persone giocose, non dalle persone serie. Le persone serie sono troppo orientate verso il passato, continuano a ripetere il passato, perché sanno che funziona. Non sono mai innovative.

HAI MAI PENSATO CHE ADEGUARSI SIA L’UNICA SOLUZIONE ?

Sii originale. Le persone originali danno sempre fastidio alla società. Non sono così facili da manipolare, rimangono se stesse. Cercheranno di vivere la propria vita non secondo uno schema, ma secondo uno stato naturale e secondo la loro visione. Le persone originali quando sono felici non ostentano ma danzano e ti invitano a danzare, quando sono tristi non si nascondono ma piangono.

HAI MAI PENSATO DI DOVER “FAR FUNZIONARE” L’AMORE ?

Sii liberante. Lascia che il tuo amore si espanda, dona all'altro più spazio di quanto ne abbia mai avuto quando era solo. Nutritelo, ma non avvelenate il suo nutrimento, non possedetelo. Lasciate che sia libero, più libero di quanto non sia mai stato. In questo caso l’amore crescerà in una profonda intimità. Quando l'amore porta con sé la libertà, scende a profondità maggiori. Quando l'amore fa sentire l'altro rispettato, non umiliato, non distrutto ma sostenuto, quando l'amore ci fa sentire nutriti, liberi, allora scende a profondità maggiori. In questo caso diventa preghiera. Diventa l'esperienza più elevata, suprema della vita.

HAI MAI PENSATO CHE AVRESTI VOLUTO CAMBIARE IL TUO PASSATO ?

Sii coraggioso. Rischia tutto, perché il momento successivo non è mai certo, quindi perché preoccuparsi? Perché angustiarsi? Vivi pericolosamente, vivi gioiosamente. Vivi senza paura, vivi privo di sensi di colpa. Vivi senza temere l'inferno, e senza bramare il paradiso. Vivi e basta.

HAI SEMPRE CERCATO UNA RISPOSTA AD OGNI COSA ?

Sii innamorato dell’esistenza e grato per tutto ciò che esiste. A tutti noi viene insegnato ad essere colti, non ad essere innocenti o a percepire la meraviglia dell'esistenza; ci vengono insegnati i nomi dei fiori; degli alberi e non come entrare in comunicazione con loro, in sintonia con l'esistenza. L'esistenza è un mistero e non è accessibile a coloro che vogliono sempre analizzare, selezionare, ma solo a coloro che sono disposti ad innamorarsene, a danzare con lei.

In ultima analisi occorre interrompere la lotta insita nella dualità vita-morte e finire di pensare che la morte sia una nemica, al contrario la morte è la  più grande esperienza della vita, se riesci a morire consapevolmente. E puoi morire consapevolmente solo se non ti opponi ad essa. Se ti opponi, sorgerà un grande panico, una grande paura. Quando sei così spaventato che la paura diventa intollerabile, esiste un meccanismo naturale nel corpo che rilascia delle sostanze che ti rendono inconsapevole. C’è un punto al di là del quale non è possibile sopportare e perdi coscienza. Quindi milioni di persone muoiono inconsapevolmente e mancano un momento importante, il più importante di tutti. È samadhi, è satori, è la meditazione che ti accade. È un grande dono.

Imparare a morire è imparare a vivere veramente! Se siamo aperti, pazienti, e veramente alla ricerca della “Verità” impariamo a aprirci e a lasciarci andare nella vita in quei momenti in cui i nostri condizionamenti ci vogliono chiusi. La morte può darci la chiave per essere presenti alla vita. E questo è l'essenziale da raggiungere nella vita! il dono più grande che la morte ci insegna sulla vita: la mancanza di paura. Solo allora può succedere una vera ribellione, la ribellione del risvegliarci a ciò che siamo, alla libertà nella nostra sconfinata essenza.

La paura si alimenta con l'emozione di perdere, di finire, di soffrire e soprattutto con il timoroso sentimento di confrontarsi con il diverso che appare ignoto e terrificante.

La paura si elimina con la generosità, con l'amore, con il confronto positivo, con l'autocoscienza, con il coraggio di conoscere se stessi e con la voglia di amare ed essere amati.

Ricorda : l'opposto dell'amore non è l'odio, ma è la paura. L'odio è amore a testa in giù, non è l'opposto dell'amore. Il vero opposto dell'amore è la paura. Quando ami ti espandi; quando hai paura ti rattrappisci. Quando hai paura ti chiudi; quando ami ti apri. Quando hai paura ti assalgono i dubbi; quando ami hai fiducia.” (Osho)

[ ... ]

PAROLE DI POTERE PER IL SUPERAMENTO DI QUESTA PAURA IN SESSIONE DI MEDITAZIONE PROFONDA

Durante il Seminario sulle “Credenze Gemelle ®” viene praticata dal facilitatore una  Meditazione guidata, applicando specifiche tecniche dello yoga nidra e delle visualizzazioni creative per far compiere al Sé Superiore della persona un “viaggio” all’interno dei suoi chakra e in altri piani di coscienza dove verrà apposto un Sigillo di trasmutazione che lo sintonizzerà sulle vibrazioni di guarigione con effetti benefici sia sui piani corporei che su quelli astrali ... [ ... ]

[ ... ]

Se siete interessati ad approfondire l'argomento :

https://www.spaziosacro.it/corsi/credenze_gemelle/

Nota: Non è possibile copiare questi testi senza autorizzazione.

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In Sardegna nasce l'Universita' della Felicita'

Nasce in Sardegna Aristan, l'Università della felicità. Per chi non è in cerca del "pezzo di carta" ma vuole allenare la mente a stare bene davvero.


Dopo l’Assessorato alla Felicità dell’Emilia Romagna, arriva l’Università della Felicitàdella Sardegna. Potrebbe sembrare uno scherzo, ma non lo è: in Sardegna sono nate l’Università di ARISTAN e la Facoltà della Felicità, dove – dal prossimo febbraio – partirà il primo “Corso di Laurea in Teoria e Tecniche di Salvezza dell’Umanità”. 
Le materie d’insegnamento di questa nuova e singolare facoltà universitaria spazieranno da FrancoecicciologiaLeggerezza, da Infantologia aDivertentismo, da Ars amatoriaTex Willer, da FolliaCoscienza comparata, da MetamorfosiPoesia all’improvviso, da AmoreZen

I docenti sono personaggi noti e autorevoli: Vittorio Sgarbi, Barbara Alberti, lo scienziato Gianluigi Gessa, il filosofo Giulio Giorello, la scrittrice Michela Murgia e l’attore Benito Urgu – oltre a giornalisti, critici, antropologi, musicisti, ingegneri e poeti. 

Le sedi di Aristan sono dislocate in tutta la Sardegna (Cagliari, Oristano, Santa Maria Coghinas) più una sede distaccata a Firenze. Sono previste unalaurea breve della durata di due anni e una laurea magistrale di tre anni, e i corsi, che partiranno il prossimo febbraio, si terranno il venerdì e il sabato, con lezioni di 40 minuti ciascuna e 20 minuti di confronto docenti-studenti. 

La “mission” dichiarata del neonato Ateneo è quella di diventare “un solido, agguerrito, autorevole punto di riferimento per chi, coraggioso ma sempre più isolato, si batte contro l’epidemia feroce d’idiozia che sta mettendo a rischio l’esistenza stessa del Pianeta”. 

L’ideatore di questa Università così fuori dal comune è Filippo Martinez, pittore, artista e regista sardo. 
L’intera operazione non ha scopo di lucro, i docenti non sono remunerati e sono stati scelti per la passione che hanno nei confronti del tema che tratteranno e per la capacità di emozionare gli allievi e renderli complici del nuovo originale progetto: allenare la mente a cercare la felicità in ogni piega del vivere quotidiano.

Martinez precisa che la “Laurea in Teoria e Tecniche di Salvezza dell’Umanità” non ha alcun un valore legale e non è spendibile sul mercato del lavoro, ma promuove un originale percorso di ricerca della felicità, nel quale si insegna a ricominciare da capo, a sorridere e a ritrovare l’entusiasmo anche di fronte alle avversità quotidiane. 

“A differenza delle altre, questa laurea è per il puro piacere dello studio, sia per i docenti sia per gli studenti. Quella di Aristan – spiega Martinez – è un’idea che maturava già da molto tempo perché con alcuni amici, che sono docenti di Aristan e con i quali abbiamo già portato avanti con successo altre iniziative, volevamo creare una vera università “fuori legge”, perché il pezzo di carta che forniamo non ha alcun valore legale. L’idea è di stabilire uncontatto che ormai nelle università ufficiali si è perso. 
Per i prossimi tre anni, cercheremo di creare uno spazio di incontro dove docenti e studenti si possano confrontare”.

“Partiamo dal presupposto  –  continua Martinez – che i docenti, nei loro vari campi, rappresentano un’eccellenza. A loro non abbiamo chiesto di insegnare la loro materia ufficiale, ma quale materia avrebbero preferito insegnare, se avessero potuto scegliere in base alle proprie pulsioni, passioni e divertimento. Così, ad esempio, il filosofo Giulio Giorello ha scelto di insegnare “Tex Willer”. È evidente che un docente che ha la competenza e la sapienza di Giorello, parlando di Tex Willer vi metterà tutto se stesso, tutta la sua conoscenza”. 

A tal proposito, il neuroscienziato Gianluigi Gessa ha dichiarato: “Io parlerò di libertà, della parte del cervello che controlla il bene e il male e, quindi, del libero arbitrio. La laurea vera ti dà un titolo di studio che, se va bene, può avere ricadute sul lavoro. Aristan, invece, è una palestra della mente e allena a combattere le brutture della vita. I docenti di Aristan parlano di ciò di cui sono innamorati e solo così riescono a trasmettere felicità agli allievi. Insegnare ciò di cui si è innamorati è un grande privilegio”. 

Infine, il preside della “Facoltà di Scienze della Felicità” (Massimo Deiana, preside della Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari) garantisce che si tratta di “un’università serissima. C’è tremendamente bisogno di benessere e il presupposto è che la salvezza dell’umanità parte dalla salvezza del singolo. È una laurea totalmente illegale, ma di grande peso scientifico, perché la felicità è una scienza terribilmente seria, una vaccinazione contro l’idiozia”.

Autore: buonenotizie.it

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Militare naturale

Sui reduci dall'Afghanistan si è dimostrato che l’agopuntura è efficace nella sindrome post-traumatica da stress e, da due anni, un gruppo di lavoro istituito all'interno del Patto Atlantico studia l'applicazione delle medicine non convenzionali fra le forze armate. Il gruppo si chiama NATO Research and Technology Organisation (RTO e  promuove ricerche scientifiche in cooperazione con le 28 nazioni della organizzazione e con 38 partner esterni, avvalendosi del lavoro di oltre 3.000 scienziati e ingegneri.

Il Gruppo di Lavoro, con mandato 2010-2013,  ha l'obiettivo di fornire una serie di proposte e protocolli sull'applicazione in ambito militare delle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali con approccio multidisciplinare e multiprofessionale.

Due gli obiettivi principali del progetto. «Il primo  riguarda l'individuazione di trattamenti più veloci, efficaci, meno costosi e senza effetti collaterali nel dolore acuto, mentre nel secondo caso parliamo di trattamento della sindrome post traumatica da stress, cioè tutte quelle manifestazioni fisiche e psichiche dei soldati reduci dal fronte o dopo azioni in scenario di guerra».

Con i primi eccellenti risultati presentati a Bologna, in un congresso dell’ottobre scorso.

In Italia, poi, i militari del Policlinico Celio, hanno da tempo cominciato ad interessarsi di medicine non convenzionali, soprattutto agopuntura, omeopatia, omotossicologia e fitoterapia, con un profilo integrato di trattamento, secondo il dettato moderno della sinergia e non della opposizione fra modelli medici.

Al Celio lavorano circa mille dipendenti ed esso, pur rappresentando  un polo di eccellenza per le esigenze sanitarie delle Forze Armate, dispone di sei sale operatorie, 200 posti-letto, idonei ad erogare prestazioni di elevata qualità in regime di degenza, ambulatoriale e di day-hospital in tutti i settori della Medicina e della Chirurgia.

 

Delle varie esperienze nei vari ambiti di medicina non convenzionale, si parlerà in un congresso previsto presso la Sala Riunioni del Celio, in  Piazza Celimontana 50, a Roma, il prossimo 27 gennaio, per fare il punto sulla situazione italiana ed internazionale, in un periodo che vede un forte incremento nell’utilizzo delle medicine non convenzionali/complementari da parte del personale militare. I dati mostrano infatti che una percentuale superiore al 50% della popolazione militare, inclusi i dipendenti, vi ha fatto ricorso in anni recenti e che il 66% del personale ancora in servizio attivo utilizza integratori alimentari nella dieta quotidiana. Sempre meno, per contro, sono coloro che si avvalgono dei tradizionali servizi medici militari: cresce il numero di coloro che prendono le distanze dai farmaci da prescrizione medica e dagli OTC a causa dei potenziali effetti collaterali.

L'acceso e tormentato dibattito intorno al rapporto fra medicina accademica e medicine non convenzionali che ha occupato almeno gli ultimi trent'anni, ha visto succedersi, a fasi alterne, una lunga serie di proposte, interpretazioni, aperture, chiusure, tolleranze e intolleranze.

Nel corso del prossimo congresso romano, in cui sono stato invitato come relatore, parlerò  della necessità, soprattutto oggi in ambito militare e generale, di una “medicina integrata”, come già dal 1973 suggerito da Oreste Speciani, fautore di una posizione in cui ogni medico è uomo del suo tempo , con piena maturazione del vicolo cieco disumanizzante nel quale l'ideologia scientista e tecnicista, che, da oltre trenta anni, conduce la medicina a distanziarsi dal paziente e verso la bancarotta sul piano socio-economico.

Occorre quindi, in ogni ambito, rimettere la persona al centro, come criterio guida per ridisegnare l'organizzazione della sanità generale e territoriale.

Rimettere la persona al centro, in altre parole, dev'essere la mission di un progetto culturale in grado di mobilitare trasversalmente le risorse umane necessarie a ridisegnare sotto questa nuova luce i percorsi di diagnosi e cura, individuare strategie diagnostiche e terapeutiche più articolate e personalizzate, far emergere i valori e i contenuti di una nuova cultura clinica per la formazione dei futuri medici, anche di quelli militari.

Medici che siano formati scientificamente e tecnicamente, ma anche polisticamente, che conoscano il valore di un antibiotico, le indicazioni di un intervento chirurgico, ma anche le possibilità ascritte ad agopuntura e piante medicinali.

Medici, infine, che abbiano trovato nutrimento dai principi epistemici e dalle riflessioni di Ludwig von Bertalanffy, Prigogine, Bateson, Maturana, Varela, Morin, Capra, Goodwin e molti altri.

 

http://www.ilcapoluogo.com/Rubriche/Salute-e-Sociale/Militare-naturale-75759

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Il principio del minimo stimolo

Da molto tempo la pratica clinica , sia medica che psicologica, ha rilevato l’importanza essenziale dei piccoli stimoli, piuttosto che degli stimoli grandi, per rafforzare la capacità di autoregolazione e autoriparazione dell’organismo vivente. In questo scritto esaminiamo in particolare la tecnica del massaggio dolce di Eva Reich e alcuni approcci nati nell’ambito dell’osteopatia. Emerge da questo esame il ruolo preminente giocato da quella variabile fisica chiamata “fase”, che nel gergo dei fisici corrisponde al ritmo di oscillazione, rispetto allo scambio di energia, generalmente ritenuto l’elemento fondamentale della dinamica del vivente. Le conseguenze profonde di questo cambiamento di punto di vista sono discusse alla luce dei principi della fisica quantistica.

Sez.1

Introduzione

 

La relazione tra lo stimolo ricevuto da un organismo vivente e la conseguente risposta è un elemento fondamentale per la comprensione della dinamica profonda di un organismo. Le terapie convenzionali, sia mediche che psicologiche, si fondano, anche se in modo non sempre consapevole, sull’opinione che la risposta di un organismo vivente sia proporzionale allo stimolo ricevuto. Questo fatto è visibile ad esempio nella attitudine della medicina convenzionale a proposito dell’azione dei campi elettromagnetici sugli organismi viventi. Questa azione è considerata trascurabile poiché l’intensità di questi campi è comunemente al di sotto di certi livelli minimi. Allo stesso modo perché gli psicologi comportamentisti trascurano l’importanza dei sentimenti sottili? In un notevole numero di approcci al lavoro sul corpo esiste la prassi di, come si suole dire, “darci dentro”, cioè di costringere il corpo, in particolare il suo apparato muscolare, ad un duro lavoro, considerato “conditio sine qua non” per ottenere un risultato.

Esistono, al contrario, nella storia delle terapie, importanti tendenze che attribuiscono un ruolo decisivo, per la riorganizzazione di un organismo, a stimoli lievissimi, laddove stimoli molto maggiori hanno un’importanza minore o nulla. Citiamo ad esempio la terapia del tocco a farfalla elaborata negli ultimi cinquant’anni da Eva Reich[1]e la così detta biodinamica nata alla fine dell’ottocento dalla intuizione dei medici Still [2], Sutherland[3]e Rollin Becker[4].

Nonostante l’apparenza “eretica” di queste tendenze esse si trovano molto più in accordo con i pilastri della fisiologia classica di quanto non siano le tendenze più diffuse della psicologia e medicina convenzionale. In effetti intorno alla metà dell’ottocento la fisiologia classica fu in grado di stabilire una relazione universale, valida per tutte le specie viventi, sia animali che vegetali, tra stimolo e risposta. Si tratta della legge di Weber e Fechner[5] la quale stabilisce la proporzionalità della risposta, non allo stimolo ma al logaritmo dello stimolo. Per aiutare il lettore non esperto di matematica, riportiamo in figura 1 il grafico della funzione log S/So. Chiamiando R l’entità della risposta, S l’entità dello stimolo e C una costante di proporzionalità si ha R=C logS/So dove So è un valore particolare dello stimolo per cui la risposta è nulla.

 

Il grafico riportato in figura 1 ci mostra che quando S è maggiore di So la risposta è positiva, cioè rivolta verso l’esterno: se il mio ginocchio è colpito da una martellata reagisco con un calcio. L’entità della risposta cresce molto più lentamente dell’entità dello stimolo, cosa molto utile per la protezione dell’organismo da stimoli troppo grandi. Tuttavia è stupefacente il risultato dell’esame di ciò che accade quando lo stimolo S è più piccolo dello stimolo soglia So, per il quale si ha risposta nulla. Quando lo stimolo è minore di So l’entità della risposta cresce al diminuire di S, ma acquista il segno negativo, cioè è una risposta non rivolta verso l’esterno, ma verso l’interno; in altre parole l’organismo agisce su se stesso, si ristruttura, si riorganizza, tanto più quanto minore è l’entità dello stimolo. Ecco dunque una base razionale per la formulazione del principio del minimo stimolo: quanto minore è lo stimolo tanto maggiore è la potenzialità dell’organismo di riformarsi e riorganizzarsi, ciò che è appunto il fine di ogni terapia. Naturalmente il tipo di riorganizzazione dipende dalla natura dello stimolo, cosa che va indagata caso per caso e costituisce lo scopo di questo articolo, che è organizzato nel modo seguente. Nella sez.2 discuteremo come il principio del minimo stimolo sia emerso all’interno del filo di pensiero iniziato da Wilhelm Reich e continuato da sua figlia Eva. Nella sez. 3 faremo cenno ad altri approcci incluso il metodo biodinamico [6] fondato anche esso sul principio del minimo stimolo. Nella sez. 4 daremo le grandi linee di un approccio alla biologia fondato sulla fisica quantistica capace di fornire una base razionale a questi concetti mentre nella sez. 5 trarremo alcune conclusioni.

Sez. 2

L’approccio psicodinamico: Wilhelm e Eva Reich.

L’inizio del ‘900 vede una grande rivoluzione scientifica iniziata con il lavoro di Sigmund Freud, in cui si cerca di comprendere le leggi dell’inconscio profondo, cioè di quell’ambito oscuro dell’organismo chiamato da Freud Es che da origine alle pulsioni, alle emozioni, ai sogni e che costituisce una struttura permanente, il carattere, che governa l’insieme dei comportamenti di un soggetto [7], [8]. Da dove emerge l’inconscio di un individuo e la sua personalità? Convinto dell’intrinseca unitarietà della realtà, Freud pensava , con ottime ragioni, che l’Es dovesse emergere in ultima analisi dal mondo degli atomi e delle molecole, usualmente riservato alla competenza dei fisici. Tuttavia Freud pensava con ottime ragioni che la fisica del suo tempo fosse incapace di comprendere l’emergenza della sfera emotiva dalla struttura molecolare del corpo. Ogni incursione di questa fisica inadeguata del suo tempo all’interno della nascente scienza psicodinamica avrebbe comportato la soppressione delle intuizioni più profonde e geniali della rivoluzione in corso a vantaggio di un becero comportamentismo meccanicista. Il problema non era infatti quello di giustificare le scoperte della nuova psicodinamica con una scienza fisica vista come una sacra scrittura incapace di progresso. Il problema era invece l’opposto: sarebbe venuto il giorno in cui la fisica sarebbe progredita fino al punto di essere in grado di comprendere il mondo della psicodinamica? Non quindi il mondo della psicodinamica sarebbe dovuto andare a lezione dai fisici ma piuttosto i fisici avrebbero dovuto apprendere dalla rivoluzione nata con Freud dove erano i limiti della propria comprensione presente del reale che impedivano di comprendere come la materia a un certo grado del suo sviluppo facesse emergere una psiche. Freud era profondamente ancorato al mondo accademico per cui si rifiutò di affrontare questa impresa, troppo al di sopra delle possibilità della sua epoca e, nonostante i suoi dialoghi con Einstein sulla natura della guerra [9] , consigliò ai suoi seguaci di ignorare la fisica. La saggezza di questo consiglio può essere meglio compresa se si considera il destino di quelle correnti di psicologia o terapia non convenzionale che, alla ricerca di un riconoscimento accademico e/o istituzionale, hanno “cercato il dialogo” con la scienza fisica, chimica e biologica convenzionale fondata, come vedremo nella sezione 4, su una visione della materia come mero aggregato di atomi indipendenti. In questi casi gli indirizzi terapeutici che erano nati da intuizioni relative al funzionamento olistico degli individui, cioè non riconducibili ad un insieme di eventi molecolari indipendenti, non hanno visto riconosciute dalla scienza convenzionale la loro originalità e fecondità e hanno dovuto accontentarsi di un ruolo subalterno come ausiliari del mondo istituzionale, diventando medicine complementari della medicina istituzionale, riconosciuta come l’unica proprietaria della verità: extra institutionem nulla salus. Seguendo questa strada di subordinazione il potenziale creativo della rivoluzione psicodinamica sarebbe sparito completamente, seguendo il percorso di altre rivoluzioni del ‘900.Questo era appunto il giusto timore di Freud .

Per fortuna esiste nel mondo anche chi non si sottrae a compiti superiori alle proprie forze e così facendo “dischiude all’avvenir novella via”. Vi fu un fisico teorico, Wolfgang Pauli, uno dei fondatori della moderna fisica quantistica, che accettò un dialogo alla pari con il mondo della psicodinamica, impersonato nel caso specifico da Carl Gustav Jung [10]. Come si dirà nella sezione 4 la fisica quantistica concepisce la realtà fisica non come un mero aggregato di atomi ma aggiunge ad essi una rete di relazioni non necessariamente localizzabili nello spazio e nel tempo il cui insieme costituisce il vuoto quantistico. Il vuoto è una base non separabile in entità localizzabili che interagisce con tutti gli oggetti localizzabili nello spazio e nel tempo. Esso consente un comportamento olistico della materia poiché può mettere in fase i movimenti di corpi separati, in accordo con l’affermazione di Blaise Pascal: “il tutto è superiore alla somma delle parti”.

Nel dialogo tra Pauli e Jung emersero alcune suggestioni che sono rimaste come semi di sviluppi futuri. Una prima suggestione è che il mondo della psiche, che non può incarnarsi in nessun particolare corpo materiale, possa invece essere l’insieme delle relazioni risonanti stabilite attraverso il vuoto quantistico tra le varie parti dell’organismo, assicurandone un comportamento unitario; la psiche diventa perciò il modo di essere della materia organismica. Queste relazioni risonanti non richiedono un flusso di energia, quanto piuttosto, in accordo con l’intuizione di Prigogine [ 11], una concentrazione dell’energia interna già presente nell’organismo implicante una diminuzione della sua entropia. Il movimento dell’organismo non è quindi prevalentemente un movimento dall’esterno che richiede un consistente apporto di energia quanto piuttosto un movimento dall’interno fondato sulla riorganizzazione dell’energia interna e messo in moto da stimoli di tipo informativo. La base razionale del principio del minimo stimolo comincia perciò a delinearsi. Su questo filo di pensiero è utile citare il lavoro di un pioniere pressoché sconosciuto, Ervin Bauer [12], biologo nato in Ungheria durante l’impero austroungarico, educato in Germania alla scuola vitalistica di Driesch [13] , emigrato nella Russia sovietica in quanto coinvolto nella Repubblica Sovietica ungherese del 1919 e infine sparito nelle prigioni staliniane nel 1937. Egli scrisse nel 1935 un trattato di biologia teorica, sparito con lui e ritrovato negli anni ’80 in cui cercava di definire le leggi di un organismo vivente e poneva come punto centrale proprio l’intuizione discussa in precedenza.

Una seconda e più profonda suggestione ha a che fare con la natura extratemporale del vuoto quantistico, capace di connettere eventi localizzati in luoghi e tempi diversi. Jung intuì che questo risultato della fisica quantistica desse luogo a una fenomenologia differente da quella basata su eventi localizzabili nello spazio e nel tempo legati dal principio di causalità [14]. In quest’altra dinamica invece si instaura un processo collettivo implicante eventi localizzati in luoghi e tempi diversi, che diventano perciò eventi sincronici. Si apre una prospettiva affascinante che consente di trovare una base razionale a molte intuizioni prodotte dal mondo della psicodinamica, dalla psicogenealogia di Anne Ancelin Schϋtzenberger [15] alle costellazioni familiari di Bert Hellinger [16]. In tutte queste tendenze si osserva in modi diversi la “presenza”, all’interno della dinamica psichica di persone viventi qui e ora, di esperienze psichiche avvenute in epoche diverse. Discuteremo questo punto in esteso più avanti alla luce dei risultati della fisica quantistica.

Il tema delle basi fisiche della dinamica dell’Es fu ripreso con maggior vigore da Wilhelm Reich, il cui processo di comprensione attraversò tre fasi. In una prima fase che copre gli anni ’20 e gli inizi degli anni ’30, i cui esiti sono sintetizzati nell’opera “L’analisi del carattere” [17], egli si muove sul terreno tracciato da Freud, di cui era uno dei principali assistenti. In questa fase egli si concentrò sugli aspetti dinamici e funzionali delle strutture caratteriali, su come le strutture psichiche dessero luogo a corrispondenti strutture somatiche, il cui insieme veniva a costituire la “corazza caratteriale”. La correlazione tra strutture fisiche e psichiche divenne il centro dell’indagine reichiana e suggerì la strada alternativa di intervenire sulle strutture psichiche anche attraverso un intervento sulle strutture fisiche. Questa prospettiva fu perseguita nel secondo periodo reichiano che copre gli anni ‘30 e che portò alla elaborazione della così detta vegeto terapia [18] . La vegetoterapia riconosce che l’organismo vivente è caratterizzato fondamentalmente da una “pulsazione” originata dal ritmo respiratorio dell’intero organismo. Questa pulsazione dà ad esso la sua unità e la sua armonia; il disturbo psichico corrispondente alla nevrosi nasce da una alterazione della pulsazione in cui la fase di inspirazione, che corrisponde al processo di carica energetica, assume un ruolo dominante rispetto alla fase espiratoria, che corrisponde alla scarica energetica, alla quale è associata la possibilità di provare piacere. In accordo con le concezioni di Freud la nevrosi è vista come conseguenza della soppressione del piacere, ma Reich va oltre poiché comincia ad indagare le modalità fisiche con cui questo processo avviene. L’approfondimento della dinamica di questo processo segna il terzo periodo della ricerca reichiana che va dalla fine degli anni ’30 alla sua morte nel 1957. In questo periodo Reich cerca la base organica della pulsazione del vivente e la riconduce ad una particolare forma di energia da lui definita orgone [19], [20] . All’interno del pensiero di Reich resta ancora oscuro se l’orgone sia una forma di energia, da porre accanto alle altre, come l’energia gravitazionale e quella elettromagnetica oppure sia, come vedremo nella sezione 4, un modo di essere della energia di interazione elettromagnetica tra i componenti dell’organismo, quando questi riescono a sintonizzare le loro oscillazioni individuali. A parte questo problema Reich investigò in profondità la dinamica dell’orgone nell’organismo malato e in questo ambito fu capace di ricondurre la malattia fisica del cancro alla deformazione energetica prodotta dal blocco del principio del piacere [20].

Mentre la vegetoterapia era fondata sul tentativo di allentare la corazza caratterialeattraverso l’esecuzione di esercizi fisici implicanti lo scambio di significative quantità di energia ( questo approccio è stata la principale fonte di ispirazione della bioenergetica di Alexander Lowen [21) , nella fase dell’orgone comincia a farsi strada l’idea che l’oscillazione organismica possa essere un fenomeno di tipo risonante;in esso non è importante l’intensità dell’apporto energetico quanto invece la coincidenza tra la frequenza di oscillazione dello stimolo e la frequenza propria di oscillazione dell’organismo. Quando questa coincidenza si verifica, e si stabilisce conseguentemente una relazione di risonanza, l’oscillazione propria dell’organismo si autoamplifica, diventa dominante rispetto alle oscillazioni spurie che ne perturbano la dinamica e alla fine le rimuovono.

Questo avviene tanto piu’ facilmente quanto più piccola è l’entità dello stimolo, al di sotto del limite a cui entrano in gioco i meccanismi di allarme dell’organismo che danno luogo alla comparsa dello stress e dei conseguenti blocchi energetici. Invece nel caso di forti stimoli, come quelli connessi con la pratica della vegetoterapia e della bioenergetica, esiste sempre la possibilità che scattino i meccanismi di allarme dell’organismo, si produca stress e nuovi blocchi energetici prendano il posto dei vecchi. Diventa quindi possibile che i processi energetici ipoteticamente “liberatori” che appaiono in queste pratiche possano essere soltanto modalità di difesa della corazza caratteriale di fronte agli stimoli. La scoperta del principio del minimo stimolo, dovuta principalmente ad Eva Reich, figlia di Wilhelm, segna perciò un salto in avanti fondamentale nella psicodinamica.

 

 

 

SEZ 3 Il minimo stimolo nelle terapie corporee.

 

A partire dalla seconda metà dell’ ‘800 e fino ad oggi un gran numero di approcci terapeutici è nato e si è sviluppato al di fuori della medicina e psicoterapia convenzionali, istituzionali. Le terapie istituzionali si fondano sulla scoperta dei “sintomi”, cioè delle deviazioni sia fisiche che psichiche dell’organismo da uno “stato di sanità” definito sulla base della statistica degli organismi “presunti” non malati , e sulla loro conseguente repressione mediante l’uso di appropriate sostanze chimiche (farmaci) oppure di appropriati interventi psicologici.

Gli approcci terapeutici alternativi, benché molto diversi tra di loro , convergono prevalentemente sul riconoscimento che l’organismo vivente abbia ricevuto dalla natura una capacità di autoriparazione, la cui entità dipende strettamente dalla possibilità dell’organismo di seguire il ritmo di una propria pulsazione naturale (in questo quadro l’approccio di Reich converge pienamente con quello di queste altre terapie).

L’organismo soffre e quindi “si ammala”, quando la capacità di autoriparazione è ostacolata da una qualche perturbazione che colpisce la pulsazione naturale e la sua capacità di adattarsi ai mutamenti richiesti dall’ambiente; la malattia è quindi sempre una difficoltà di dialogo tra l’organismo e il suo ambiente, cioè l’insieme di altri organismi e oggetti con cui esso è in relazione. Per superare questa difficoltà l’organismo viene messo in contatto con altre pulsazioni naturali presenti nell’ambiente. Queste sono scelte tra quelle che fanno normalmente parte del processo complesso che è alla base della formazione della pulsazione naturale di quell’organismo e che d’altra parte non appartengano al novero delle influenze disturbanti alla base del conflitto all’origine della patologia. In tal modo la pulsazione naturale riesce a ricostituirsi sulla base del rafforzamento delle sue parti sane . Le varie proposte terapeutiche differiscono tra loro per la scelta del particolare ritmo naturale da far intervenire in aiuto. Si può adoperare ad esempio il ritmo musicale che l’organismo riconosce come ”bello” (musicoterapia). Il giudizio di bellezza è connesso con la sensazione di piacere interiore che l’organismo riceve dall’ascolto di quella musica. Questa sensazione di piacere è, in accordo con Reich, il segno che l’organismo è di nuovo mosso dalla sua pulsazione naturale e quindi la sua capacità di autoriparazione è di nuovo all’opera. E’ ben noto che la musicoterapia così come le altre forme di arte terapia producono effetti positivi in tutti i trattamenti terapeutici. Il loro effetto terapeutico è tanto più grande quanto maggiore è la partecipazione emotiva dell’organismo coinvolto. Questo coinvolgimento è rafforzato dalla partecipazione attiva del soggetto allo stimolo musicale, come avviene quando la musica non è mera fruizione, ma diventa canto e danza. E’ ovvio che l’effetto è tanto più grande quanto maggiore è la durata dell’esperienza. Nel caso però di malattie molto gravi, come le malattie degenerative, quella che si perde è proprio la capacità di provare piacere e l’organismo, che ha certamente avuto una qualche ragione per ammalarsi, difende la sua “scelta” di malattia opponendosi alla rinascita della capacità di autoregolazione. Reich aveva appunto sottolineato che l’elemento decisivo di ogni terapia è il trattamento delle resistenze. Ed è appunto qui che il principio del minimo stimolo gioca un ruolo essenziale [22].

Siccome si può presumere che la causa patogena sia meno organizzata dell’intero organismo essa può rispondere solo a stimoli aventi una intensità non infinitesima. Esiste perciò un intervallo d’intensità dello stimolo, al di sotto di una soglia critica, percepibile unicamente dalla parte sana dell’organismo, per così dire dalla sua “forza vitale”, ed invece non percepibile dalla causa patogena.

Questo stimolo minimo deve naturalmente avere una pulsazione intrinseca capace di risuonare con la pulsazione dell’organismo in condizioni di sanità. La sua azione determinala crescita per risonanza della capacità di autoriparazione dell’organismo, facendo avvenire tutto ciò all’insaputa della causa patogena che vede ad un certo punto franare il terreno sotto i piedi. Quanto ora esposto appare come una fantasia ma ad un attento esame si rivela consistente con un certo numero di pratiche terapeutiche, incluso il tocco di Eva Reich [1].Prendiamo ad esempio l’approccio biodinamico [6] fondato da Rollin Becker [4] nell’ambito dell’osteopatia fondata da Still [2]. Still costruisce il suo metodo a cavallo tra l’800 e il ‘900 su base puramente empirica; egli dichiara di aver preso ispirazione soltanto dall’esperienza e da Dio (per lui l’osteopatia è sacra perché cura con tutta la natura).

Rollin Becker, invece, e il suo maestro W. Sutherland [3] si riferiscono esplicitamente a correnti del pensiero scientifico; in particolare Becker cita esplicitamente la fisica quantistica come fonte d’ispirazione. Riprenderemo questo punto nella sez 4.

In questo approccio il soggetto sofferente è esposto per un tempo adeguato ad una pluralità di stimoli provenienti sia dall’ambiente naturale (luci, suoni, forme..) sia dal corpo del terapeuta medesimo che si suppone essere meno sofferente del paziente. Il terapeuta si pone in posizione di ascolto rispetto al paziente, diventa cioè capace di sentire nel proprio corpo, attraverso le proprie pulsazioni, il ritmo di oscillazione del paziente. Può quindi in primo luogo scoprire quali siano le parti del paziente la cui pulsazione è disturbata o irregolare, può cioè fare una diagnosi. Ma questa non è la cosa più importante; la cosa più importante è che il contatto prolungato tra la pulsazione presumibilmente sana del terapista e la pulsazione disturbata del paziente può, nel lungo periodo, rafforzare la capacità di autoriparazione di quest’ultimo. E’ evidente tuttavia l’esistenza di una relazione inversa che produce per il terapeuta il pericolo di ammalarsi, a meno che egli non difenda la propria sanità con una prolungata interazione risonante con le pulsazioni naturali dell’ambiente. Questa interazione risonante di minimo stimolo si riscontra anche in altre pratiche terapeutiche come ad esempio la scansione dei colori [23], [24] oppure l’hado-shiatsu [25], [26] ; in quest’ultima tecnica l’operatore riceve dal contatto con il paziente l’indicazione di quali siano i meridiani bisognosi di trattamento.

Il tocco di Eva Reich fa parte di quest’insieme di pratiche terapeutiche in cui il contatto risonante tra pulsazioni avviene per via tattile. Il tocco non è un mezzo per applicare forza o trasmettere energia, come nella pratica del Rolfing, ma l’entità minima indispensabile per trasmettere pulsazioni da un corpo a un altro; non si trasmette energia, ma si trasmette ritmo di oscillazione, proprio come fa un direttore d’orchestra con i suoi orchestrali. Allo stesso modo con cui un direttore d’orchestra trasforma un rumore caotico in una sinfonia, il respiro calmo e regolare della mamma trasforma il pianto disperato del suo bambino in un ritmo tranquillo e pacificato.

 

Sez 4

L’organismo vivente alla luce della fisica quantistica.

L’esperienza ha riconosciuto finora due tipi di movimento degli oggetti: 1) il movimento generato da una causa esterna, che si manifesta come forza e richiede un flusso esterno di energia e/o impulso, 2) il movimento proveniente dall’interno dell’oggetto medesimo o automovimento, movimento spontaneo.

Illustriamo questi due movimenti con un esempio. Prendiamo un’automobile nel cui serbatoio siano rimasti pochi decilitri di carburante e un gatto affamato e digiuno da vari giorni. Mentre il gatto affamato impiega le ultime “gocce” di energia rimaste per cercare cibo nell’ambiente, l’automobile non è in grado di utilizzare le ultime gocce di carburante rimaste nel serbatoio per andare alla ricerca del più vicino distributore; essa può raggiungere il distributore soltanto se viene spinta o trainata da un soggetto esterno. Questa è la differenza tra lo stato inerte e lo stato vivente della materia.

La fisica classica fondata da Galileo e Newton nel ‘600 si è concentrata sulla descrizione del solo stato inerte della materia. Attraverso la formulazione del principio d’inerzia essa concepisce anzi l’intera materia come inerte, marcando una forte differenza con le correnti magiche del pensiero rinascimentale che ebbero la formulazione più consapevole in Giordano Bruno [27]. La fisica quantistica, nata all’inizio del ‘900, ristabilisce la possibilità del contatto col pensiero del Rinascimento e anche con la tradizione Romantica, che aveva ripreso i temi dell’automovimento (“e vado e vengo e intesso la veste vivente di Dio” dal Faust di Goethe).

La tradizione vitalistica della biologia, particolarmente presente nella Germania dell’800 [13] , deve la sua nascita alla tradizione del Romanticismo. La tradizione vitalistica ha cercato di mettere al centro dell’attenzione l’automovimento come caratteristica dell’essere vivente. Ma essa incontrò sulla sua strada il muro rappresentato dall’influenza del pensiero della fisica classica nel mondo della biologia. Basti ricordare a tal proposito l’importanza di figure come Von Helmholtz, principale esponente della scuola medica di Berlino, oppure la figura dei “cacciatori di microbi” come Robert Koch. Freud cerca di mettere al riparo la sua nascente scuola proprio dall’influenza di questa corrente fisicalista della biologia.

Torniamo alla fisica quantistica [28] , [29], [30]. Essa riconosce il ruolo essenziale giocato dalle fluttuazioni spontanee di tutti gli oggetti fisici che non possono non fluttuare. Mentre la natura degli antichi era caratterizzata dall’ horror vacui, la natura della fisica quantistica è caratterizzata dall’ horror quietis.

Ogni oggetto è caratterizzato sia da fluttuazioni indotte dall’esterno mediante apporti di energia sia da fluttuazioni spontanee. Si definisce stato fondamentale di quell’oggetto, ovvero nel gergo dei fisici ”vuoto”, lo stato di minima energia dell’oggetto. Il vuoto è quindi l’insieme delle fluttuazioni spontanee dell’oggetto. Queste fluttuazioni spontanee impediscono di rendere “chiuso” l’oggetto, poiché esso comunica con l’ambiente proprio attraverso queste fluttuazioni. Un esame approfondito, che richiede l’uso del formalismo matematico della Teoria Quantistica dei Campi, mostra che le fluttuazioni del ritmo di oscillazione dei corpi, che nel gergo dei fisici è denominato “fase”, si diffondono nell’ambiente in forma di potenziali di particolari campi, denominati nella teoria “campi di gauge”; l’esempio più semplice è il campo elettromagnetico che è il campo che governa le interazioni tra atomi e molecole. La fase, a differenza della energia, può viaggiare a velocità maggiori della velocità della luce. Questo fatto produce una violazione della causalità nel senso di Einstein. Pertanto le interazioni fondate sulla trasmissione di energia obbediscono al principio di causalità (nessun effetto anteriore all’arrivo della causa) mentre le interazioni fondate sulla trasmissione della fase, in quanto mediate da un messaggero che può muoversi anche a velocità infinita o addirittura andare indietro nel tempo, non seguono il principio di causalità e possono connettere soggetti posti in luoghi e tempi diversi. Di qui la base razionale per comprendere l’origine dei fenomeni sincronici intuiti da Jung.

Si aprono a questo punto due possibilità. La prima possibilità si ha quando le fluttuazioni dei corpi e del vuoto restano reciprocamente non sintonizzate dando luogo ad una grande indeterminazione del ritmo di oscillazione complessivo. In questo caso i corpi mantengono la loro individualità, per cui resta possibile determinare con accuratezza la loro struttura atomica; l’oscillazione spontanea non gioca in questo caso un ruolo centrale e la dinamica complessiva, come nella fisica classica, resta consegnata alla dinamica delle forze e delle energie esterne. L’automovimento svanisce e resta il movimento dall’esterno di corpi da considerare quindi inerti. Questo è il mondo descritto dalla biologia molecolare convenzionale, alla base della medicina istituzionale.

Ma esiste una seconda possibilità. In opportune condizioni, chiarite dalla analisi fisica, le fluttuazioni della materia e del vuoto si possono sintonizzare, mettere in fase, entrare in una danza collettiva che richiama l’orgasmo della intuizione reichiana. I fisici chiamano “coerente” questo stato della materia. In questo stato è invece il numero dei componenti a restare indeterminato mentre il ritmo di oscillazione acquista una definizione sempre più precisa. Questo risultato è l’espressione di un principio di indeterminazione, valido in fisica quantistica, che afferma che le incertezze del numero di componenti di un sistema fisico e della sua fase sono inversamente proporzionali. E’ evidente che per diminuire al massimo l’incertezza del ritmo di oscillazione di un sistema fisico, e quindi renderlo più coerente, è necessario ampliare il più possibile l’incertezza del numero dei partecipanti alla danza collettiva. Bisogna perciò evitare di chiudere il sistema, cosa che renderebbe costante il numero dei componenti, bisogna al contrario aprirlo il più possibile all’esterno aumentando a dismisura il numero dei potenziali partecipanti alla danza collettiva. E qui sorge il problema centrale.

Per partecipare alla danza collettiva bisogna che i ritmi di oscillazione degli aspiranti partecipanti, in gergo fisico le loro frequenze, debbano essere uguali. Però l’uguaglianza assoluta non esiste in natura; la probabilità che due frequenze siano assolutamente uguali, e non invece poco diverse, è zero. Come possono fare allora questi oggetti a risuonare? Nella loro solitudine non potrebbero mai farlo, occorre un ambiente amico, un ambiente ricco di fluttuazioni di bassissima frequenza, di un rumore diffuso che consenta ai due oggetti fisici, aspiranti ad entrare in risonanza, o, per dirla con Reich, ad entrare in orgasmo, di rubare all’ambiente quella oscillazione piccolissima che colma appunto la differenza e rende uguali le frequenze di oscillazione dei partner.

Per facilitare il raggiungimento della condizione di risonanza tra i componenti, un gran numero di piccole oscillazioni è molto più utile di un’unica oscillazione di pari entità complessiva. Questo meccanismo fisico è stato discusso recentemente nell’ambito della fisica del laser da A.Beige, P. Knight e G.Vitiello [31] . L’instaurazione della coerenza in un sistema fisico apre la possibilità del suo auto movimento. Un sistema coerente è infatti capace di concentrare la sua energia dall’insieme di tutti i suoi gradi di libertà su un piccolo numero di essi. In tal modo l’energia non vede più la sua direzionalità diluita in mezzo al gran numero di possibilità connesse al gran numero di gradi di libertà, ma acquista la direzionalità proprio attraverso l’eliminazione della agitazione “inutile” delle sue molecole. Quando l’energia è dispersa su un gran numero di gradi di libertà, la variabile chiamata dai fisici entropia ha un valore molto grande, che però diminuisce quando l’energia si concentra su pochi gradi di libertà. L’energia ad alto contenuto entropico può produrre poco lavoro esterno; abbassando l’entropia il sistema fisico acquista la capacità di compiere lavoro esterno, purchè ovviamente sia un sistema aperto all’ambiente. Per un sistema fisico acquistare coerenza equivale ad acquistare capacità di auto movimento.

Discutiamo ora la rilevanza dei principi introdotti sulla dinamica degli organismi viventi [32] . Un organismo vivente è caratterizzato dall’essere coerente in modo variabile con il tempo, nel senso che le sue frequenze di oscillazione variano nel tempo, proprio come le note di una musica, le lettere di una parola, le parole di un discorso. Si può dire che proprio l’insieme delle frequenze di oscillazione di un organismo, considerato nella sua globalità, costituiscano il modo d’essere di quell’organismo, la sua individualità specifica. Si può a questo punto azzardare l’ipotesi che sia proprio quest’insieme di oscillazioni coerenti, variabili con il tempo, la base fisica della psiche di quell’organismo, in particolare del suo Es? Si può inoltre avanzare l’ipotesi che l’orgone di Wilhelm Reich sia proprio la forma assunta dal’energia dell’organismo nelle condizioni della coerenza? In tal caso la scomparsa dell’orgone diventa la conseguenza della perdita della coerenza dell’organismo, con la conseguente perdita dell’automovimento e il conseguente ritorno allo stato di materia inerte.

Se perciò la conservazione dell’orgone implica il mantenimento della condizione di risonanza dobbiamo richiedere, alla luce di quanto discusso in precedenza, che l’ambiente circostante sia ricco di un gran numero di piccoli stimoli piuttosto che di un piccolo numero di grandi stimoli. Possiamo perciò comprendere meglio il percorso intellettuale di Eva Reich che fu capace di riconoscere che la dinamica dell’orgone scoperta da suo padre poteva svolgersi in modo ottimale soltanto nel quadro di un ambiente governato da minimi stimoli, come richiesto dal principio classico di Weber e Fechner.

Negli ultimi decenni è stato riconosciuto il ruolo centrale dell’acqua ( che costituisce il 70% della massa e il 99% delle molecole di un organismo umano) nella dinamica del vivente e si è osservato come la dinamica dell’acqua liquida presenti caratteristiche analoghe a quelle postulate per l’orgone [32] , [33] , fornendo quindi alla finora misteriosa nozione di orgone una chiara base fisica.

Sez5

Conclusioni

La connessione del principio del minimo stimolo con le dinamiche della fisica quantistica e in particolare con l’esistenza del vuoto consentono di trovare una base razionale alle terapie non convenzionali discusse all’inizio di questo articolo. Infatti la capacità di autoregolazione e autoriparazione dell’organismo fa parte della sua capacità di auto movimento, che abbiamo visto essere governata dall’esistenza di un regime coerente. L’esistenza di un regime coerente, d’altra parte, come risulta evidente dalla fisica del laser, è resa possibile dall’esistenza di un ampio “reservoir” di piccole oscillazioni esterne capaci di oliare, di lubrificare l’accesso alla condizione di risonanza. Una delle risonanze importanti nel processo terapeutico è quella tra l’organismo del terapeuta e l’organismo del paziente; risonanza non soltanto mentale ma anche corporea. Attraverso la comune connessione con il corpo del terapeuta, ipoteticamente capace di autoregolazione , le parti energeticamente dissonanti del corpo del paziente possono essere aiutate a riacquistare una coerenza. Allo stesso modo un aiuto è fornito dall’esistenza di un vasto serbatoio di oscillazioni luminose, acustiche, meccaniche (movimenti leggeri e quindi il tocco), mentali (e quindi la parola) e così via.

Analizziamo in particolare la dinamica indotta dall’uso della parola. La parola , essendo ambigua, si rivolge contemporaneamente sia all’Io che al’Es, sia al pensiero primario che al pensiero secondario. Se la parola resta nell’ambito del razionale, lo scambio, per quanto profondo e illuminante, coinvolge soltanto l’Io. Se invece la parola mantiene l’ambiguità originale, come ad esempio nella poesia o nella metafora, penetra nel profondo e può portare ad intuizioni di guarigione, fondate sulla risonanza tra Io ed inconscio.

Infine bisogna mettere in rilievo la possibilità di risonanze tra eventi lontani nello spazio e nel tempo. Possiamo quindi comprendere la profondità delle intuizioni e delle osservazioni di Anne Ancelin Schϋtzenberger [15] sulla possibilità che eventi accaduti a secoli di distanzaabbiano effetti su soggetti purchè essi conservino un legame emotivo con essi. Uno di questi eventi importanti per la vita di un soggetto può essere proprio la sua connessione emotiva risonante con una esperienza positiva avvenuta alla nascita quale è il minimo stimolo del tocco leggero proposto da Eva Reich [1]. Attraverso questo tocco leggero (massaggio a farfalla) si stabilisce il ponte risonante del nuovo nato con la madre e più in generale con la sua genealogia, mediatrice del rapporto con l’intero genere umano [34].

 

Bibliografia

 

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Edizione italiana :La Sfera Craniale – Ed. Futura (2004)

4)R.E. Becker (1997)-Life in Motion: The Osteopathic Vision-Stillness Press, USA

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21) A. Lowen (1978) – Il linguaggio del corpo- Feltrinelli, Milano.

22) S. Wendelstaedt (2010) – Il principio del minimo stimolo e i processi di auto regolazione – in AA. VV. – Grounding- Franco Angeli Ed.

23) R.P. Bajpai , L.S.Brizhik, E. Del Giudice , F. Finelli, F.-A. Popp, K.-P. Schlebusch (2010) –Light as a trigger and a probe of the internal dynamics of living organisms-Journal of Acupuncture and Meridian Studies , 3, 291-297

24) F. Finelli (2011) – Capitolo del presente Volume

25) P. Stefanini (20 E1)- Hado Shiatsu- Capitolo 16 nel volume : D.F.Mayer, M.S.Micozzi (Ed.)- Energy Medicine East and West: a natural history of Qi-Churchill , Elsevier- pag. 218-221.

26) P. Stefanini (2011)- Capitolo nel presente Volume.

27)E. Bloch (1997) – Filosofia del Rinascimento- Il Mulino , Bologna.

28) G.Preparata (2001) – L’Architettura dell’ Universo – Bibliopolis, Napoli

29) G.Preparata (2002) – An Introduction to a Realistic Quantum Physics – World Scientific ,Singapore , London, New Jersey.

30) E. Del Giudice (2010 ) – Una via quantistica alla teoria dei sistemi- Nel volume: L.Urbani Ulivi (Ed.)-Strutture di Mondo- Il Mulino , Bologna- pag.47-70.

31) A. Beige, P. Knight, G. Vitiello (2005) –Cooling many particles at once- New Journal of Physics, 7, 96-105.

32) E.Del Giudice, P.R. Spinetti, A. Tedeschi (2010) – Water dynamics at the root of metamorphosis in living organisms – Water, 2,566-586.

33) A. Tedeschi (2010)- Is the living dynamics able to change the properties of water?- Journal of Design & Nature and Ecodynamics, 5, 60-67.

34) M. Tosi (2011) – Capitolo nel presente Volume.

 

FONTE : http://www.psicologia-integrale.it/archives/2005

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