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Categoria: "Notizie scottanti"

La tua salute dalle unghie : scopri come leggerla. Interessantissimo !

Il colore e la forma delle unghie sono una spia del nostro stato di salute

 

Il colore e la forma che le nostre unghie assumono possono rivelare il nostro stato di salute: problemi cardiocircolatori o respiratori, presenza di funghi o normale invecchiamento, a seconda dell’aspetto

delle unghie, possiamo capire cosa ci aspetta e, in caso prevenire. “Le unghie e i capelli possono essere una spia di disturbi interni e ci possono indirizzare verso alcune patologie” spiega a In Forma Raffaele Mercuri, primario presso l’Ospedale San Raffaele.

 

Cosa rivelano le unghie sul nostro stato di salute

 

Unghie fragili: probabili carenze dovute a diete drastiche, abitudini alimentari sbagliate e manicure troppo frequenti e aggressive

 

Unghie gialle: probabili malattie dell’apparato respiratorio oppure utilizzo di smalti di cattiva qualità

 

Unghie violacee: probabile spia di problemi cardiocircolatori

 

Unghie con piccole macchie bianche: a differenza di quello che ci hanno sempre raccontato si tratta semplicemente di microscopiche bolle d’aria tra le lamine dell’unghia. Se però le macchioline bianche interessano tutte le unghie potremmo trovarci in presenza di malattie della pelle come psoriasi

 

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Unghie con avallamenti: traumi alla matrice delle unghie

 

Unghie con righe verticali: niente paura, si tratta semplicemente del naturale processo di invecchiamento

 

Unghie bianche e brune contemporaneamente: probabile presenza di funghi da curare con la massima urgenza perché non si diffondano alle altre unghie

 

Unghie con inspessimenti (soprattutto quelle dei piedi): traumi dovuti all’uso di calzature troppo strette, oppure, più semplicemente, una deformazione che riguarda soprattutto le persone più anziane.

 

“Chi si sottopone spesso a trattamenti dermoestetici deve stare molto attento e andare nei centri specializzati perché determinati solventi possono danneggiare la lamina ungueale,” ha concluso Mercuri.

 

 

 

DA: lafucina.it

 

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DOLORE CRONICO : alternative naturali al ibuprofene

5 alternative naturali all’uso di ibuprofene nel trattamento del dolore cronico

 

Più volte abbiamo parlato di dolore cronico e di come sostituire ai farmaci tradizionali, delle valide alternative naturali. Abbiamo visto il potere dello zenzero, dell’artiglio del diavolo.

 

Ma perché scegliere dei prodotti naturali?

 

Intanto, perché farmaci come i più comuni medicinali a base di ibuprofene CHE DANNO IN OSPEDALE oltre che il medico di famiglia e che creano tante allergie…. hanno inevitabili effetti collaterali; in secondo luogo, perché molti degli antidolorifici che ci sono in commercio derivano in parte da piante, erbe e altre sostanze con proprietà analgesiche naturali. La terza risposta è che nella maggior parte dei casi, i farmaci, oltre a essere corredati di effetti collaterali, non risolvono il problema, perché coprono solo il dolore.

 

Vediamo allora 5 alternative naturali utili ad alleviare il dolore e a guarire il nostro organismo.

 

1 Boswellia

 

Abbiamo già incontrato questa pianta quando abbiamo parlato di 3 alternative naturali per curare il dolore. La boswellia è una pianta ricca di principi attivi che aiutano a migliorare il flusso di sangue alle articolazioni e a placare le infiammazioni. Infiammazioni che, come sappiamo, sono spesso alla base del dolore cronico, come può essere quello causato dall’artrite. È indicata anche nel trattamento dell’artrite reumatoide. Allenta la rigidità delle articolazioni colpite da malattie infiammatorie e contribuisce a ripristinare l’integrità dei vasi indeboliti da spasmi.

 

 

 

2 Corteccia di salice bianco

 

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La corteccia di salice bianco è un rimedio naturale molto conosciuto, usato anche per la produzione di farmaci presenti in commercio. Al suo interno è presente una sostanza, conosciuta con il nome di salicina, a cui sono stati attribuite proprietà utili contro la febbre, le infiammazioni, i disturbi gastrici e varie forme di dolori. Abbiamo già visto, ad esempio, come questo rimedio naturale sia utilizzato per combattere il mal di testa, ma è indicato anche per contrastare mal di schiena, artrosi, e condizioni infiammatorie come borsite e tendinite. È utilizzato anche in caso di dismenorrea. La salicina possiede però anche un’azione antiaggregante piastrinica, per cui è meglio prestare attenzione se si fa uso di anticoagulanti, ma anche durante la gravidanza e l’allattamento.

 

3 Uncaria tomentosa

 

Originaria del Sud America, questa pianta possiede delle potenti proprietà antinfiammatorie. Il termine “tomentosa” significa “peloso” e si riferisce ai peli lunghi presenti sul margine inferiore della foglia. È utilizzata nella medicina erboristica per la salute delle articolazioni e per le proprietà antinfiammatorie, immunostimolanti e immunomodulanti, oltre che come antidolorifico e cicatrizzante. Adatta come coadiuvante nella cura di diverse malattie con origine immunologica, e stati di infiammazione cronica di diverso genere, dolori muscolari e articolari e disturbi dell’apparato digerente. Una dose eccessiva può dare luogo, tuttavia, a disturbi a livello gastrointestinale, che però spariscono cessando l’assunzione.

 

4 Curcuma

 

Che dire più di quanto non sia stato già detto della curcuma e in particolare del suo principio attivo, la curcumina? La curcumina, è risaputo, è un potente antidolorifico. Oltre ad aiutare ad alleviare i dolori, intervenendo sui segnali che viaggiano nel nostro corpo e raggiungono il cervello, fornisce un valido aiuto nel trattamento del dolore cronico e delle infiammazioni croniche

 

 

5 Corydalis

 

Corydalis, una pianta utilizzata già da millenni nella Medicina Tradizionale Cinese si è dimostrata un ottimo rimedio per il trattamento del dolore cronico, in particolare dolori infiammatori e neuropatici. La conferma deriva da uno studio condotto da alcuni ricercatori californiani (potete approfondire qui) che non hanno fatto altro che isolare e studiare gli effetti di un composto contenuto nelle radici e chiamato deidrocoribulbina (Dhcb). Questa sostanza, si è rivelata utile nel diminuire il dolore infiammatorio, spesso associato a danni ai tessuti e infiltrazioni di cellule immunitarie. Allo stesso modo, si è dimostrata utile nella riduzione del dolore neuropatico causato da problemi al sistema nervoso. La sostanza, hanno precisato gli studiosi, non crea assolutamente dipendenza, come invece tende a fare la morfina.

 

Sono diversi i rimedi naturali per il trattamento del dolore, anche delle forme lievi. Molti di questi rimedi sono presenti nelle nostre cucine, anche se spesso non ci facciamo caso. Un’alternativa altrettanto efficace, può essere inoltre l’utilizzo degli oli essenziali QUALI MIRRA, ELICRISO,ISSOPO…(chiodi di garofano per il dolore orofaringeo) etc…..

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WI-FI: la morte invisibile che sta distruggendo le nuove generazioni

WI-FI: la morte invisibile che sta distruggendo le nuove generazioni

Quella che risulta essere la principale minaccia per la nostra salute è anche naturalmente quella che più viene tenuta nascosta dai media. Un giro economico più che miliardario, legato ai settori in piena crescita della telefonia e della tecnologia wireless in genere, monopolizza infatti

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l’informazione, impedendo che si sappia a livello di massa un’inquietante verità: l’esposizione alle radiazioni di microonde a basso livello (Wi-Fi) è causa conclamata di irreversibili danni cerebrali, cancro, malformazioni, aborti spontanei, alterazioni della crescita ossea. E la fascia di popolazione più a rischio è rappresentata in assoluto dai bambini e dalle donne. Non stupisce quindi che tutto questo fosse ben noto e documentato in ambito medico e scientifico già molto prima che la tecnologia Wi-Fi dilagasse in tutte le nostre case, arrivando quotidianamente alla portata anche dei bambini. Gli effetti biologici non solo pericolosi, ma letali di questa tecnologia sono stati abilmente tenuti nascosti al pubblico per preservare i lauti profitti delle aziende e per foraggiare le tasche dei vari Bill Gates, Steve Jobs e Carlo De Benedetti. Come ha dimostrato il Professor John Goldsmith, consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Epidemiologia e Scienze della Comunicazione, l’esposizione alle radiazioni di microonde Wi-Fi è diventata ormai la prima causa di aborti spontanei: addirittura nel 47,7% dei casi di esposizione a queste radiazioni, i casi di aborto spontaneo si verificano entro la settima settimana di gravidanza. E il livello di irraggiamento incidente sulle donne in esame partiva da cinque microwatt per centimetro quadrato. Un tale livello potrebbe sembrare privo di senso per un non scienziato, ma diventa però più significativo se diciamo che è al di sotto di quello che la maggior parte delle studentesse riceve in un’aula dotata di trasmettitori Wi-Fi, a partire dall’età di circa cinque anni in su. Il dato ancora più allarmante è che nei bambini l’assorbimento di microonde può essere dieci volte superiore rispetto agli adulti, semplicemente perché il tessuto celebrale e il midollo osseo di un bambino hanno proprietà di conducibilità elettrica diverse da quelle degli adulti a causa del maggiore contenuto di acqua. L’esposizione a microonde a basso livello permanente può indurre ‘stress’ cronico ossidativo e nitrosativo e quindi danneggiare i mitocondri cellulari (mitocondriopatia). Questo ‘stress’ può causare danni irreversibili al DNA mitocondriale (esso è dieci volte più sensibile allo stress ossidativo e nitrosativo del DNA nel nucleo della cellula). Il DNA mitocondriale non è riparabile a causa del suo basso contenuto di proteine istoniche, pertanto eventuali danni (genetici o altro) si possono trasmettere a tutte le generazioni successive attraverso la linea materna. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha evidenziato questi rischi in un documento di 350 pagine noto come “International Symposium Research Agreement No. 05-609-04” (“Effetti biologici e danni alla salute dalle radiazioni a microonde – Effetti biologici, la salute e la mortalità in eccesso da irradiazione artificiale di microonde a radio frequenza”). La sezione 28 tratta in modo specifico i problemi riguardanti la funzione riproduttiva. Questo documento è stato classificato ‘Top Secret’ e i suoi contenuti celati dall’OMS e dall’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection – Commissione Internazionale per la Protezione dalla Radiazione Non-Ionizzante). Da un ottimo articolo di Barrie Trower pubblicato dall’edizione italiana della rivista Nexus, apprendiamo quali sono i rischi principali per i bambini esposti all’uso di cellulari e a tecnonologie Wi-Fi: L’irradiazione di microonde a bassi livelli influenza i processi biologici che danneggiano la crescita fetale. Non solo: gli stessi processi biologici sono coinvolti per: – Barriera Ematoencefalica: si forma in 18 mesi e protegge il cervello dalle tossine. Si sa che viene alterata. – Guaina Mielinica: ci vogliono 22 anni perché si formino i 122 strati di cui è composta. E’ responsabile di tutti i processi cerebrali, organici e muscolari. – Cervello: ci vogliono 20 anni perché si sviluppi (vi assicuro che i cellulari non lo aiutano in questo). – Sistema Immunitario: ci vogliono 18 anni perché si sviluppi. Il midollo osseo e la densità ossea sono notoriamente influenzati dalle microonde a bassi livelli come pure i globuli bianchi del sistema immunitario. – Ossa: ci vogliono 28 anni per lo sviluppo completo. Come menzionato, il grande contenuto di acqua nei bambini rende sia le ‘ossa molli’ che il midollo particolarmente attraenti per l’irradiazione con microonde. Il midollo osseo produce le cellule del sangue. Chiaramente, quelli che decidono per noi stanno sottovalutando una pandemia di malattie infantili finora sconosciuta nelle nostre 40.000 generazioni di civiltà, che può coinvolgere più di una metà delle mamme/bambini irraggiati al mondo. Alla luce di questi dati allarmanti e delle previsioni di molti scienziati secondo i quali, se proseguirà con questo ritmo la diffusione incontrollata dei sistemi Wi-Fi, entro il 2020 il cancro e le mutazioni genetiche saranno diffusi in tutto il mondo a livello pandemico, molti paesi stanno fortunatamente correndo ai ripari, varando leggi che limitano per i bambini l’uso dei cellulari e rimuovendo dalle aule scolastiche i dispositivi wireless. Il Comitato Nazionale Russo per la Protezione dalle Radiazioni NON-Ionizzanti, in un proprio documento di ricerca intitolato “Effetti sulla salute dei bambini e adolescenti” ha evidenziato nei bambini esposti a queste radiazioni: 1) 85% di aumento delle malattie del Sistema Nervoso Centrale 2) 36% di aumento dell’epilessia 3) 11% di aumento di ritardo mentale 4) 82% di aumento di malattie immunitarie e rischio per il feto. E nel 2002, 36.000 medici e scienziati di tutto il mondo hanno firmato l’ “Appello di Friburgo”. Dopo dieci anni, l’Appello è stato rilanciato e mette in guardia in particolare contro l’uso del Wi-Fi e l’irradiazione di bambini, adolescenti e donne incinte. Quello di Friburgo è un appello di autorevoli medici internazionali che in Italia ha purtroppo trovato scarso ascolto. E allora che fare? Come proteggere noi stessi, e soprattutto i nostri bambini, da questa letale minaccia invisibile? Il sito Tuttogreen ha diramato un utile prontuario, consistente in dieci consigli pratici, che qui di seguito vi riporto: 1) Non fare usare i telefoni cellulari ai bambini, se non in caso di emergenza. Tollerati gli SMS, ma è meglio ridurre anche quelli. In Francia, non a caso è stata vietata la pubblicità dei telefoni cellulari rivolta ai minori di 14 anni; 2) Utilizzare sempre gli auricolari con cavo (non quelli wireless). Anche l’uso del vivavoce è consigliabile; 3) In caso di presenza di poca rete o di mancanza di campo, non effettuare chiamate. In questi casi sarà necessaria più potenza radiante, con conseguenti maggiori radiazioni; 4) Usare il cellulare meno possibile in movimento, come ad esempio in treno e in automobile. Il rischio costante di diminuzione del segnale aumenta in questi casi l’emissione di radiazioni; 5) Non tenete il cellulare vicino all’orecchio o vicino alla testa in fase di chiamata, quando le radiazioni sono più forti. Fatelo semmai dopo aver atteso la risposta; 6) Non tenete il cellulare in tasca dei pantaloni, nel taschino della camicia o nella giacca che indossate; 7) Cambiate spesso orecchio durante la conversazione e, soprattutto, riducete la durata delle chiamate; 8) Utilizzate il più possibile, quando potete farlo, la linea fissa non wireless, oppure strumenti di instant messaging come Skype o similari; 9) Non addormentatevi mai con il cellulare vicino alla testa, ad esempio usandolo come sveglia; 10) Scegliete sempre modelli che abbiano un basso valore di SAR (tasso di assorbimento specifico delle radiazioni). Un undicesimo consiglio lo aggiungo io: se proprio dovete utilizzare un cellulare per comunicare con il mondo che vi circonda, evitate di usare gli smartph one. Sono in assoluto i più pericolosi! Signoraggio.it

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Il punto di longevita' con effetti di ringiovanimento

Ecco cosa succede se massaggiate ogni giorno questo punto del corpo

Una leggenda giapponese racconta che una volta, ad un uomo furono tramandate preziose conoscenze dal padre, queste comprendevano la posizione del punto di longevità e/o “il punto delle 100 malattie”.

Pare che il figlio seguendo i suoi consigli (massaggiando questo punto), visse abbastanza per vedere la nascita e la morte di diversi imperatori.

 

Massaggiare alcuni punti specifici è parte dei più antichi metodi di trattamento orientale, questa tecnica viene utilizzata da migliaia di anni. Il nostro corpo è dotato di una sottile energia elettromagnetica denominata “KI” (in giapponese) che costituisce l’energia che preserva e nutre il nostro corpo, ed è proprio sulla stimolazione di questa energia che va ad agire lo shiatsu. Per comprendere il funzionamento del sistema di energia a cui fa riferimento la medicina orientale (e dunque anche lo shiatsu) è necessario introdurre i concetti di “meridiano” e di “tsubo”; i meridiani si possono immaginare come un sistema di canali e di percorsi, distribuiti su tutto il volume corporeo e all’interno dei quali l’energia vitale fluisce senza ostacoli, mentre gli tsubo sono delle piccole aree in cui vi è una concentrazione molto elevata di energia elettromagnetica, si trovano lungo i meridiani e sono detti anche punti di pressione.

 

Nel sistema dell’energia sono stati individuati 12 meridiani principali, doppi e simmetrici, che contengono oltre 700 tsubo. Ciascun meridiano apporta energia ad uno specifico organo o apparato del corpo. Può capitare, ad esempio in caso di stress, che alcuni meridiani o tsubo, possano bloccarsi, in questo modo la zona e le funzioni governate da questi meridiani entrano in uno stato di disfunzione. Rimuovendo questi blocchi possiamo ritrovare uno stato di salute migliore che ci aiuta a conquistare una condizione di perfetto equilibrio.

 

Possiamo definire il sintomo come un mutamento dell’energia o meglio come una distorsione dell’energia. Tale distorsione crea dei disquilibri nella distribuzione di energia lungo tutti i meridiani e si manifesta in vari modi a gravità a secondo dell’individuo colpito. Infatti, il modo in cui reagisce il corpo varia secondo l’età, agilità fisica e del livello di stress a cui si è sottoposti. La causa del sintomo si ripercuote sulla funzionalità dei meridiani e degli organi ad essi correlati. Con lo shiatsu siamo in grado di identificare la causa del sintomo, o di più sintomi, per poi decidere il trattamento più adeguato alla risoluzione del problema.

 

Il terapista, nel momento in cui si accinge ad esaminare il caso di un paziente, va a rintracciare due tipi di situazioni: la situazione in cui si verifica un eccesso di energia su una o più aree e la situazione in cui c’è, invece, una carenza di energia. L’energia in eccesso sarà concentrata e condensata su una certa area del corpo e il suo effetto potrebbe arrivare a bloccare tutta la parte interessata. L’energia in difetto comporterà una diminuzione a una totale assenza di energia e forza vitale nella parte interessata. Lo shiatsu serve per ripristinare il perduto equilibrio della distribuzione di energia.

 

Tra i vari punti “sensibili” del nostro corpo, uno in particolare conosciuto come punto Zu San Li, pare abbia effetti di ringiovanimento poiché ritarda l’invecchiamento. Per questo, tale punto di pressione è conosciuto anche come “Il Punto di longevità” (in Cina), mentre in Giappone – “Il punto delle 100 malattie”.

 

In che zona del nostro corpo si trova?

 

Ebbene, lo Zu san Li si trova sotto la capsula del ginocchio, per trovarlo bisogna coprire il ginocchio con il palmo della mano, poco più in basso c’è questa piccola fessura, e questo è il nostro punto di Zu San Li.

 

 

punto-zu-san-li-massaggio

 

 

Perché questo punto viene chiamato il punto delle 100 malattie, di cosa è responsabile?

 

Controllo il funzionamento degli organi che si trovano nella parte inferiore del corpo.

Controllo il funzionamento del punti della colonna vertebrale, a loro volta responsabili per il corretto funzionamento del tratto digestivo, tratto intestinale, gli organi genitali e le ghiandole surrenali.

Pare che massaggiare lo Zu San Li, aumenta l’attività delle ghiandole surrenali. Il surrene è un organo dei vertebrati composto da due ghiandole ad attività endocrina, esse sono più o meno distinte a seconda del gruppo tassonomico animale a cui si fa riferimento. Tale organo è responsabile principalmente della regolazione della risposta allo stress mediante la sintesi di corticosteroidi e catecolamine, tra cui il cortisolo e l’adrenalina.

 

Massaggiando questo punto è possibile normalizzare molte altre funzioni, quali:

 

La pressione sanguigna

Normalizzazione della glicemia, insulina

Rimozione dei processi infiammatori presenti nell’organismo

Regolare il sistema immunitario

Migliorare il sistema digestivo

Curare malattie del tratto gastrointestinale

Migliorare la salute del cuore

La digitopressione su tale zona aiuta anche a migliorare l’autostima, eliminare lo stress e trovare la pace interiore, ed è anche utile per problemi di tutti i giorni, come il singhiozzo, costipazione e incontinenza.

 

Quando, e come eseguire questo esercizio?

 

E’ preferibile massaggiare il punto Zu San Li la mattina. Bisogna compiere un movimento circolare 9 volte in senso orario su una gamba per poi passare all’altra (ripetere questo esercizio per 10 minuti). Naturalmente prima di procedere con il massaggio è necessario sedersi trovando una posizione comoda.

 

Viene raccomandata una respirazione ritmica (lenta e profonda), quindi rilassarsi concentrandosi in uno stato di armonia e comprensione. Pensare ad uno stato di guarigione è molto utile, questo fa intendere che lo scetticismo (energia negativa) non aiuta nel processo. Al contrario, trovando la giusta concentrazione avrà un effetto stimolante.

 

Pare che applicando uno spicchio d’aglio su questo punto aiuta nella guarigione delle infezioni, ma non si dovrebbe applicare per più di un’ora o due. Quando la pelle si arrosserà, questo sarà il momento giusto per rimuoverlo.

 

Tale massaggio non deve essere eseguito prima di coricarsi, in quanto il suo effetto stimolante potrebbe causare insonnia.

 

E’ possibile massaggiare questo punto ogni giorno, ma gli effetti maggiori avverranno durante la Luna Nuova, otto giorni dopo (luna nuova), è consigliato di eseguire il massaggio al mattino, il momento di picco che quale garantisce il miglioramento della funzione degli organi e, l’anti-invecchiamento.

 

La stimolazione del punto Zu San Li prima di pranzo, ha effetti positivi sulla memoria, sistema cardiovascolare e del sistema digestivo. Tuttavia, se tali massaggi vengono eseguiti dopo il pasto, contribuiscono a migliorare lo stress, nervosismo e irritabilità, e disturbi del sonno.

 

http://www.coscienza-universale.com/salute/massaggiare-il-punto-zu-san-li-per-effetti-benefici/

 

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INCROCIARE LE DITA CAMBIA INTENSITA' DEL DOLORE : provare per credere !

Incrociando le dita si può influenzare il modo in cui il cervello elabora la sensazione di dolore e in alcuni casi la riduce.

Non si tratta di una trovata da social network, ma dei risultati di una ricerca condotta dall’università di Verona in collaborazione con l’University College di Londra.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, suggerisce la possibilità che il dolore possa essere modulato attraverso altri stimoli fisici e modificando la posizione della parte del corpo dolorante.

Così facendo si potrebbe influenzare il modo in cui il nostro cervello elabora le sensazioni di sofferenza.

Secondo i ricercatori, il fenomeno potrebbe, in ultima analisi, essere sfruttato nel trattamento del dolore cronico, nei pazienti che dopo un infortunio fisico soffrono per molto tempo prima di guarire.

"Lo studio - spiega Marotta - è stato condotto utilizzando il fenomeno dell’illusione della griglia termica.

Un metodo controllato che permette di attivare il sistema del dolore, senza tuttavia produrre un effettivo danno della pelle e che si realizza applicando un sistema di temperature caldo-freddo-caldo sulle dita.

La sensazione di bruciore che caratterizza l’illusione è dovuta all’interazione fra tre vie sensoriali: quella del caldo, quella del freddo e quella del dolore.

Il caldo riduce l’attività dei recettori del freddo.

Normalmente, l’attività dei recettori del freddo inibisce i nocicettori, ossia i recettori del dolore.

Riducendo l‘inibizione dei recettori del freddo, le cellule del dolore si attivano.

Questo evoca la sensazione di bruciore caratteristica dell’illusione della griglia termica".

"I nostri risultati - aggiunge Ferrè - mostrano che un semplice modello spaziale è in grado di modulare l’intensità del dolore.

Quando il dito che riceve la stimolazione fredda è posto tra le due dita che ricevono il caldo, si produce una distinta sensazione di bruciore.

Al contrario, quando il dito che riceve il freddo è spostato verso una posizione esterna rispetto alle dita che ricevono il caldo, la sensazione di bruciore si riduce.

Questo perché il nostro cervello utilizza le informazioni relative alla posizione di ciascuno stimolo rispetto agli altri per produrre la sensazione di bruciore su un solo dito".

"Interazioni come queste possono contribuire a interpretare la variabilità della percezione del dolore", precisa Haggard.

"L’intensità del dolore percepito può essere molto diversa da quella che ci si aspetterebbe in relazione all’effettivo danno tissutale.

Ne è un esempio la sensazione percepita da pazienti affetti da dolore cronico.

Anche se la nostra è una ricerca di base, suggerisce la possibilità che il dolore possa essere modulato applicando altri stimoli sul corpo e modificando la posizione della parte del corpo dolorante nello spazio".

Tra gli autori dello studio Angela Marotta, dottoranda in neuroscienze all’università di Verona, sotto la guida di Michele Tinazzi e Mirta Fiorio, del dipartimento di Scienze neurologiche e del movimento dell’ateneo, diretto da Marina Bentivoglio.

La ricerca è stata curata anche da Patrick Haggard, docente di neuroscienze Cognitive dell’university College London, ed Elisa Raffaella Ferrè, assegnista di ricerca dell’ateneo londinese.

 

Roma, 23 apr. (AdnKronos Salute)

 

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