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Seminario sulla Morte : il bardo più importante della vita

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SEMINARIO SULLA MORTE :

IL BARDO PIU’ IMPORTANTE DELLA VITA

“Possiate svegliarvi come il sole all’alba, pronti per fare la vostra sacra offerta.

Avanti, con gioia, come un pellegrino nel suo viaggio.

O essere eroico, cammina con decisione offrendo te stesso alla vita.

Possa tu piantare lo stendardo della vittoria

nel servizio del genere umano”

(Rig Veda)

*

La vita significa morte, le morte vita: non vi e’ alcuna differenza. Voi morite ogni giorno. Ogni giorno tutti voi dovete morire per vivere.  Cosi’, l’origine del problema con la morte sta nel fatto che non riconosciamo di essere venuti per andarcene.  Veniamo su questa terra per andarcene. Veniamo in stato di grazia, dunque dobbiamo andarcene in stato di grazia. Questa e’ la forma piu’ elevata di potere che si deve raggiungere

(Yogi Harbhajan)

La morte non e’ la fine della vita. La vita e’ un processo che non ha fine. La morte e’ soltanto un passaggio fenomenico e necessario. La dissoluzione del corpo non e’ diversa dal sonno. Proprio come un uomo dorme e poi si sveglia cosi’ devono essere considerate la nascita e la morte. La morte e’ come il sonno, la nascita come il risveglio

(Swami Shivananda)

Perché gli uomini muoiono lamentandosi tanto? Come si insegna ai bambini la matematica, la scrittura e tutto ciò che deve essere imparato bisogna insegnare loro anche la grande dignità della morte… Noi non sappiamo vivere e per questo non sappiamo morire. Finché avremo paura della vita, avremo paura della morte»

(Sri Aurobindo)

*

per iscrizione:

 info@spaziosacro.it

Se diventi vuoto e incrollabile vedrai l’essenza delle cose, avrai l’attitudine di Dio e superando la dualita’ vedrai che nel cosmo tutto e’ appropriato.

Sto preparando questo seminario su di un’isola, da un terrazzo che ha una splendida vista a 180° su di un immenso mare verde smeraldo ed uno verde di ulivi.

Solo nel cielo una lunga striscia appesa bianca e addensata che sembra tirata col compasso, sconvolge il paesaggio con la sua lunga scia chimica.

La vita e la morte insieme.

E’ tutto appropriato?

Nel test di questa era, di questa umanita’ tecnologica  e spirituale insieme, speriamo che l’appropriatezza abbia ancora un volto umano.

Parlare della morte e’ appropriato poiche’ ci appartiene, perche’ e’ il punto di giunzione, il bardo dei nostri due mondi: il divino ed il terreno. E’ quello piu’ importante.

Nella casa del Creatore, si avanza lentamente ma non vi e’ oscurita’ ultima.

Se lo chiamate vi rispondera’ e non perche’ siete di una religione piuttosto che di un’altra, con la morte questo non ha importanza poiche’ essa e’ un fatto personale tra noi e chi ci ha creato, tra noi e noi.

Se credete invece che ci sia il nulla, allora farete l’esperienza di “un buco nero” per poi scoprire che contiene infinite galassie; ma non temete, non c’e’ in questo dire nessun giudizio ne’ indottrinamento.

L’intento del test epocale non e’ il perche’ si muore, ma il come e questo partendo dalla propria responsabilita’, coerenza e volonta’.

La parola morte ha una sua forza intrinseca e da sola ha la capacita’ di spaventare molte persone.

Ma la paura fa perdere la grazia, ci si perde nella contrazione.

Tutto e’ in continuo cambiamento, e’ una legge dell’universo, ma nel cambiamento possiamo puntare su valori elevati e agire con grazia o valori piu’ bassi e agire con paura.

Sapendo che la morte e’ una cosa vera e la vita e’ una cosa vera, allora si deve viverle fino in fondo ed e’ appropriato farne esperienza con un grado elevato di consapevolezza

Per gli uomini, per ogni cosa bella si deve attraversare un mare di difficolta’.  Non c’e’ liberazione senza fatica, non c’e’ liberta’ gratuita, per imparare ad essere se stessi onesti ed integri si deve lavorarci, l’uomo si deve guadagnare la conquista.

In questo seminario non vogliamo dilungarci in concetti filosofici, di cui fra l’altro non ne saremmo all’altezza, poiche’ menti ben piu’ illuminate delle nostre hanno trasmesso conoscenze immense.

Ma l’essere umano semplice e umile deve vivere nella sua realta’ e verita’ pratica, poiche’ la verita’ e’ Dio e solo Dio e’ la verita’ per tutti, quella concreta.

Nel nostro DNA, come dice Gregg Braden nella sua ricerca, nel 50% delle nostre cellule, vi e’ scritto il nome di Dio per cui, per noi, non si puo’ parlare della morte senza parlare di DIO, signore della vita e della morte-vita.

Ci faremo comunque aiutare da saggi ed esperti tramite i loro libri, ma essi saranno solo un appendice poiche’ il fulcro del discorso riguardera’ voi e noi, una condivisione personale sulla morte per ampliare i nostri orizzonti  e capire se realmente stiamo vivendo la nostra vita o se ci siamo ritirati nella non vita con la paura della morte.

Parlate con un’ esperta della morte avendola incontrata da vicino diverse volte, ma  volta dopo volta non l’ho sentita nemica e volevo che fosse amica.

Non e’ cattiva ne’ buona, e’ giusta. Prima o poi arriva per tutti, nessuno escluso.

Ora la vedo come un angelo di rara bellezza con le ampie ali nero lucenti che riflettono tutti i colori dell’universo.

Potremmo incontrare la morte in un ospedale e soffrendo, potremmo morire in meditazione, nel sonno o violentemente, ma quando e’ arrivato il nostro momento ella appare e sara’ comunque dolce con tutti se non la respingiamo, se abbiamo accettato il ciclo delle vite o perdonato chi ci ha ferito profondamente.

Infatti gli antichi indu’ ci insegnano che bisogna vivere la vita secondo le leggi della vita stessa dove quello piu’ adatto a rimanere rimane e dove tutto ritorna poi alla terra. La vita e’ un sogno e l’importante e’ non sognare il sogno di un altro.

La vita e’ un libro dei mutamenti e, come dice yogi Harbhajan , occorre leggerlo solo per capirne le funzioni poiche’ non ci si puo’ opporre ai cambiamenti, essi devono giungere che siano buoni o cattivi  poiche’ quello che pensiamo buono segue sempre il cattivo e il cattivo il buono.

 sempre la nostra parte divina portera’ conforto e soluzioni se l’intento e’ integro.

Siamo in un’epoca violenta e distruttrice?

Non siamo i primi sulla terra per questo primato, ma mai come ora siamo arrivati a dei vertici di coscienza cosi’ potenti e mai abbiamo raggiunto picchi tecnologici cosi’ stupefacenti ma anche mortali su larghissima scala.

Si parla di tutto oggi, non vi e’ censura in quasi niente di quello che vogliono che noi pensiamo: internet ha unito il mondo.

Pochissimi tuttavia ci istruiscono sulla morte , spesso la conosciamo solo in quella continua sequenza  di immagini violente che oramai hanno anestetizzato le coscienze allontanandole da un elevato concetto del morire stesso.

Si perde cosi’ la sacralita’ della vita. E la morte diventa una specie di video gioco.

Per questo e’ importante recuperare i valori della nostra umanita’ e parlando della morte in termini piu’  consoni alla vera vita, le persone si renderebbero consapevoli che hanno dei compiti importanti da svolgere, che hanno una responsabilita’ collettiva da rispettare, che la vita e’ preziosa perche’ sono in essa per scelta e per imparare ad evolvere e aiutare gli altri a farlo.

Consapevoli di questo non sprecherebbero la loro vita ma cercherebbero, ognuno nel suo campo, l’eccellenza, l’integrita’ e il rispetto, la’ dove ognuno avrebbe valore, nessuno escluso.

Nel piu’ infimo degli infimi puo’ vivere l’essere piu’ elevato.

Cosi’, al momento della morte, che non sarebbe piu’ provocata da efferati delitti  o errori umani, si potrebbe “ritornare a casa” con serenita’ e con un grande senso di appartenenza che fugherebbero ogni paura o timore.

Cambierebbero i “vestiti” ma  l’anima non cambiera’ poiche’ e’ la parte immortale di noi.

Ogni cosa deve essere equilibrata.

Ogni giorno della vita e’ un altro giorno della morte ed e’ meglio morire dicendo la verita’ piuttosto che vivere da codardi nascondendo la testa sotto la sabbia per non voler sapere o per scappare, per uccidere impunemente o per vivere in un’ indifferenza ignorante.

La paura della morte fa parte del naturale istinto di sopravvivenza dell’uomo, ma puo’ essere trasmutata.

Qui verranno solo i coraggiosi

Quelli che vivono con semplicita’ e grazia,

quelli che vogliono sapere e superare la paura della morte

quelli che desiderano cambiare e dare valore alla loro esistenza e conoscere il proprio se’

quelli che dicono: mi fido e mi affido

quelli che vorranno giungere alla loro morte consapevoli e sereni nel momento in cui la loro polarita’ li portera’ alla loro totalita’, al CREATORE dei mondi.

Avranno grazia e compassione per tutto, un amore umano che diventa divino.

Verranno quelli che saranno in grado di accompagnare e sostenere i loro cari o chiunque si pone sul loro cammino che si trovi nel BARDO della morte: riconosceranno i Segni, avranno delicate soluzioni

E comprenderanno che il pianto e’ solo commozione per la grandezza dell’evento: un essere umano, magari molto amato, e’ RITORNATO A CASA

Rimane di queste creature il profumo della loro essenza, un gesto, l’opera che ha compiuto, magari un sorriso.

Comprendendo che la morte non e’ qualcosa di definitivo come magari ci hanno insegnato o come avevamo pensato, ci sentiremo guidati, sostenuti e amati.

Si puo’ guarire anche nella morte se l’abbracciamo consapevoli di quello che e’,  poiche’ avremo conosciuto finalmente i veri noi stessi ed in modo nuovo: spiriti liberi nei mondi infiniti.

 

IN QUESTI DUE WEEKEND CI FAREMO AIUTARE

dalle parole di maestri ed esperti ed in particolare modo dal BARDO TIBETANO DEI MORTI

Ringraziamo Cesare Boni  dal quale abbiamo attinto i concetti che cosi’ saggiamente ci pone dal suo libro “Dove va’ l’anima dopo la morte?” che consigliamo a tutti di leggere. Ringraziamo  di cuore Boni perché il suo bel libro, le sue parole, le sue ricerche, le sue esperienze, aprono un mondo nuovo e liberano dalla paura.

*

Dopo aver parlato del concepimento e della creazione dei chakra e del prana che li alimenta,

parleremo del loro dissolvimento: il BARDO DEL MORIRE

*

PARLEREMO DELLA

 DISSOLUZIONE ESTERNA ED INTERNA DEI CHAKRA, LA MORTE E LA RINASCITA

“Giorno dopo giorno, prima o poi giungeremo al momento in cui la struttura fisica diverra’ inadatta a sostenere il nostro lavoro di AUTOCONSAPEVOLEZZA..

Il corpo formato dagli organi di senso, dai nostri sensi e dai nostri elementi  COMINCIANO A DISSOLVERSI.

Questo nel buddismo tibetano e’ chiamato il “Bardo del Morire”

La parola Bardo significa “momento di passaggio”, “punto di giunzione”.

Ogni volta che una situazione, un atto un pensiero finisce ed una nuova situazione non e’ ancora iniziata, stiamo vivendo un punto di giunzione, un bardo.

In quel momento avviene qualcosa di straordinario: si apre una porta per entrare nell’esperienza della nostra vera natura.

Questi momenti di passaggio, questi bardi sono estremamente preziosi, carichi di una straordinaria energia essendo porte di contatto con l’Assoluto.

Nella nostra vita incontreremo molti bardi, il piu’ importante e’ quello del morire, che va di fatto da quando inizia una malattia, un incidente che ci portera’ alla morte fino all’ effettiva morte fisica.

Il Bardo del morire si articola in due fasi egualmente importanti:

-la dissoluzione esterna e quella interna.

  • Nella dissoluzione esterna riassorbiamo le energie del nostro corpo fisico, quindi degli organi d’azione, degli organi dei sensi, dei sensi fisici e dei 5 elementi di cui siamo formati.

  • Nella dissoluzione interna riassorbiamo i nostri sensi interni, la nostra mente, il nostro intelletto e la costruzione mentale del nostro ego, destrutturiamo, quindi, il nostra senso di identita’ , la nostra individualita’….etc….

  • ***

PER IMPARARE AD AIUTARE SIA IL MORENTE CHE CHI LO ACCOMPAGNA PROPONIAMO:

-LA CONSAPEVOLEZZA DI QUELLO CHE AVREMO APPRESO E  CONDIVISO E CHE POI METTEREMO IN PRATICA-
– CON L’AIUTO DELLO YOGA NIDRA PROPONIAMO UNA MEDITAZIONE E VISUALIZZAZIONE COMMOVENTE
-LA FLORITERAPIA DI BACH E QUELLA AUSTRALIANA: I FIORI PER LENIRE LE SOFFERENZE FISICHE E PSICOLOGICHE
-IL REIKI DELLA SCUOLA DI SPAZIO SACRO: I TRATTAMENTI PIU’ APPROPRIATI
-GLI OLI ESSENZIALI PURISSIMI PER SOSTENERE IL BARDO
-I MANTRA E LE PREGHIERE PER AIUTARE L’ANIMA NEL SUO VIAGGIO
-I SUONI E LE MUSICHE APPROPRIATE

Naturalmente quando questo e’ possibile.

PER QUANTO RIGUARDA NOI, OGNI GIORNO E’ APPROPRIATO PER LA CONSAPEVOLEZZA.

GRAZIE PER ESSERE QUI A LEGGERE E MEDITARE !

***

DAL LIBRO DI CESARE BONI “dove va l’anima dopo la morte” :

Perché la gente ha tanta paura della morte? Perché la gente non ne vuole parlare, né sentir parlare?

Persino i miei genitori, i miei professori, i sacerdoti che mi insegnavano le Scritture della mia tradizione non sapevano nulla del fenomeno chiamato morte e si sentivano a disagio quando ne parlavo. Perché?

Seppi poi che non era una reazione tipica occidentale. Ho avuto infatti continue occasioni di vivere in Oriente ed essere in contatto con gli orientali e con le loro tradizioni. La morte è temuta da tutti. La Katha Upanishad, la scrittura del Vedanta completamente dedicata alla morte, inizia infatti con  un’affermazione molto chiara (1,2,7):

«Molti non riescono neppure a udir parlare (del passaggio all’aldilà); molti, pur udendone parlare, non sanno intenderlo; una rarità è un maestro capace che sappia spiegarlo; una rarità chi, istruito da un esperto, giunga a conoscerlo».

Nel Mahabharata al saggio Yudhisthira fu chiesto: «Di tutte le cose della vita, qual è la più stupefacente?» Yudhisthira rispose: «Che un uomo, vedendo gli altri morire intorno a lui, non pensi mai che anch’egli morirà».

Il Corano incoraggia la gente a non temere la morte ma ad accettarla con pazienza e certezza perché la morte fa parte del processo della vita, e ad avere sempre in mente l’idea serena che la morte non è la fine della vita. Parlando dei morti dice: «Non credete che i vostri amati abbiano cessato di esistere. I morti, e lo dico in verità, sono più vivi di coloro che vivono» (Corano, 3,169)

La paura della morte fa parte del naturale istinto di sopravvivenza dell’uomo, ma da noi in Occidente non vi è solo timore per un processo che non si conosce, una paura dell’ignoto, vi è una vera e propria ossessione. Credo che essa sia dovuta ad un errore fondamentale e cioè al ritenere che la nostra esistenza si svolga nel seguente modo: si pensa che la vita cominci con la nascita, prosegua per un certo numero di anni, contati dal nostro destino, e termini con la morte. La nascita diventa così l’inizio della vita, la morte diventa così la fine della vita.

In questa vita noi ci identifichiamo con ogni cosa che abbiamo, che siamo, che saremo. La morte diventa la fine di tutto, la separazione totale dal nostro corpo, dai nostri averi, dai nostri familiari, dai nostri sentimenti, e da questo nascono per estrapolazione tutti gli altri nostri problemi, le nostre paure, le nostre ansie, le nostre angosce.

La morte è diventata la nostra peggior nemica. È così che la vediamo perché è così che ci viene insegnata.

Esattamente l’opposto di quello che dicono i libri sapienziali di tutte le tradizioni ed i grandi saggi di ogni epoca:

«La morte non è la fine della vita. È invece un aspetto della vita. È qualcosa che accade nel corso della vita. È necessaria per la nostra evoluzione. La morte non è l’opposto della vita. È solo una fase della vita. La vita continua a fluire senza sosta» (Swami Sivananda);

«Perché gli uomini muoiono lamentandosi tanto? Come si insegna ai bambini la matematica, la scrittura e tutto ciò che deve essere imparato bisogna insegnare loro anche la grande dignità della morte… Noi non sappiamo vivere e per questo non sappiamo morire. Finché avremo paura della vita, avremo paura della morte» (Sri Aurobindo);

«La nascita non arresta la morte. La morte non arresta la nascita» (Dogen);

«Colui che sa che l’anima è saggezza, senza vecchiaia, eternamente giovane, non teme la morte, poiché sarà libero dai propri desideri; immortale, perché saprà di essere l’unica cosa esistente, libero da ogni mancanza» (Atharva Veda, 10,8,43-44).

 

Perché esiste la morte

Nella sezione “Mokshadharma” del Mahabharata, il saggio Yudistira chiede a Bishma cosa sia la morte e perché esista. Bishma racconta che Dio, essendo creatore, assolve questo suo compito senza sosta in questo universo. Ma un tempo, non essendoci la morte, ogni cosa cresceva e si moltiplicava, nasceva, viveva ed invecchiava, ma non moriva. Dio cominciò a preoccuparsi di una situazione che diveniva esasperata. Non potendo distruggere tutti per ristabilire un equilibrio, chiamò Mrityu, l’energia che sostiene la vita, e diede ordine che questa energia svolgesse il suo compito solo per un certo numero di anni, in maniera differenziata per ogni specie e per ogni individuo. Questo fu reso noto in tutto l’universo, così che la morte non fosse considerata solo un evento individuale ma che tutti sapessero che chi viene al mondo attraverso un qualsiasi tipo di nascita, dovrà necessariamente, scaduto il suo tempo, morire.

«Certa è la morte per chi è nato e certa è la nascita per chi è morto. Quando vi è nascita, vi è morte. Quando vi è morte, vi è rinascita» (Bhagavad Gita, 2,27).

«Si nasce e si muore, si rinasce e si muore di nuovo. Si entra nel grembo di una madre numerose volte» (Adi Shankaracharya. Carpatapanjarika Stotram).

«Oggi celebrano il cordoglio; domani sarà il loro turno di essere oggetto di cordoglio» (Proverbio cinese).

 

Possiamo prepararci a morire?

Come possiamo fare amicizia con la nostra mente, per evitare che ci crei dei problemi in punto di morte?

La Bhagavad Gita (8,5) rassicura tutti dicendo: «Comunque, se al momento della morte esci dal tuo corpo, ricordando me soltanto, allora ti fonderai con me».

Per poter pensare soltanto a Dio al momento della morte, la paura della morte deve aver trovato soluzione da tempo. Ciò non avviene con una conoscenza teorica della morte, ma soltanto con una pratica costante di meditazione che ci permetta non solo di conoscere la via che porta allo stato trascendentale dell’Essere, ma di avere con il nostro Sé assoluta familiarità.

«Ho visto il mio signore con gli occhi del mio cuore e gli ho chiesto: “Chi sei?”. Egli mi ha risposto: “Te”» (Al-Hallaj).

 

Abbiamo scelto come protettore di questo seminario SAN FANURIOS

il giovane santo che non ha avuto paura della morte

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