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LA MEDICINA AI TEMPI DEL WEB

Come muoverci nella giungla di informazioni che troviamo in rete. In che modo sta cambiando il rapporto tra paziente e medico, quanto la tecnologia influisce sulla medicina e viceversa. Abbiamo fatto qualche domanda a Maria Giovanna Ruberto, autrice del testo "La medicina ai tempi del web" e siamo entrati in un mondo molto interessante, quello della medicina 3.0.

 

La medicina sta cambiando. Il paziente e il medico collaborano verso un unico obiettivo, che è la ricerca della cura migliore. Sente che questo cambiamento tocca anche l'approccio del medico?

Certo, anche se di fronte ad un paziente più consapevole alcuni si sentono ancora in qualche modo “diminuiti” rispetto alla propria competenza. Non dobbiamo dimenticare che in Italia è ancora molto presente unmodello paternalistico di relazione medico-paziente, il paziente racconta ed il medico interpreta e dà la cura.

Non è solo un modo di fare del medico, molte persone preferiscono delegare la cura della propria salute. E nel nostro paese il contenzioso legale connesso alla sanità è elevatissimo, a dimostrazione del fatto che la relazione medico-paziente sta cambiando, ma la consapevolezza di questo è ancora poco diffusa.

 

Quanti medici davvero, invece di concentrarsi sul solo disturbo, ampliano la visione al benessere generale del sistema-corpo umano, con il fine di cercare nel corpo del paziente dove risiede la salute per poi avviare da lì il processo di guarigione?

In realtà l’interezza della formazione data dalle nostre università tende a favorire lasuperspecializzazione, perchè la tecnologia è prevalente rispetto all’atto medico in sé. Non è facile peraltro trovare quelli che una volta erano chiamati “maestri”, che ti insegnavano a guardare il paziente come una persona e non come un sintomo. Insegno in fasi diverse del corso di laurea in Medicina e Chirurgia e noto ad esempio che gli studenti un po’ “peggiorano” nel passaggio dai primi anni di studio a quelli dell’esperienza clinica. Partono insomma esprimendo attenzione di fronte al tema della relazione con il paziente, poi sono come sopraffatti dalla mole di informazioni che devono apprendere e perdono un po’ di vista l’insieme.

Nel mondo anglosassone è iniziato presso le grandi università un percorso inverso, con un'accentuazione dell’aspetto umanistico della medicina - penso alla nascita ed al consolidarsi della medicina narrativa – quindi possiamo sperare che prima o poi anche nel nostro paese si ritorni a pensare all’interezza della persona.

 

Il paziente ora è soggetto attivo che cerca, si informa, chiede, esplora e partecipa nelle decisioni. A fronte di una maggiore consapevolezza assistiamo però anche all'esplodere di terapie on line, guarugioni tramite Skype. Distinguere i "cialtroni" in questo contesto diventa più complesso?

La rete è un luogo sterminato e congesto di notizie vere e false. Non è facile distinguere neppure per gli addetti ai lavori. Ad es. alcuni studi svolti presso università e medici negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in Germania, dimostrano che è prevalente l’dea che se una notizia compare su un sito è certamente verificata. Se questo equivoco è così diffuso in chi ha una conoscenza della medicina si può solo immaginare quanto sia ancora più diffusa tra gli altri. Proprio la Gran Bretagna ha iniziato da tempo un percorso di “certificazione” dei siti che forniscono informazione sanitaria, ma non è facile.

Un ulteriore aspetto è dato poi dai cosiddetti siti sponsorizzati, che hanno un lato commerciale non sempre evidente. Insomma c’è molta confusione, ma sono certa che siamo semplicemente in presenza di un periodo di adattamento alle nuove tecnologie. In fondo la vicenda del veleno di scorpione cubano che cura il tumore non è molto diverso dal vecchio siero di capra degli anni ’70, ail fenomeno non era all’epoca planetario, ma il semplice passaparola aveva irretito centinaia di persone.

 

Ai primi sintomi di un disturbo, si ricorre a un clic. La rete diventa una vera e propria giungla di informazioni. Oltre ad affidarsi al proprio buonsenso, l'utente dove può cercare strumenti che gli permettano di acquisire un criterio di selezione, in modo da formare un apropria "bussola interiore"?

Il buon senso non basta, stiamo parlando di salute. Esistono criteri per una ricerca utile e corretta. Ad esempio è utile consultare i siti istituzionali, quelli delle società scientifiche, che ormai hanno tutte portali dedicati.

Ma in rete si trova di tutto, dai blog di persone che si scambiano informazioni e suggerimenti a partire dalla condivisione di sintomi apparentemente uguali, a siti di professionisti che cercano clienti. Se dovessi dire che cosa è davvero utile sul web punterei piuttosto ai gruppi di aiuto tra pazienti, perchè permettono di condividere il peso della malattia. Per il resto è meglio parlare di persona con un medico.

 

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Quando si parla di Medicina 3.0 a cosa ci si riferisce esattamente? La parola e-Health fa riferimento al medesimo concetto?

Il termine e-Health si riferisce intanto al web 2.0, che è quello ancora più diffuso o allatelemedicina. Quindi alle reti sociali ed istituzionali, all’interazione tra soggetti che favorisce lo scambio di infomazioni e l’individuazione di possibili soluzioni.

Il web 3.0 è un presente/futuro, esistono già network operativi tra istituzioni sanitarie e laboratori di ricerca che incrociano i dati e li rendono contemporaneamente accessibili a tutti.

Così come si utilizzano gli strumenti che per molti sono di puro intrattenimento – penso alla galassia iPhone,iPad – ed alcune applicazioni per seguire ad esempio i pazienti nel percorso terapeutico. Si può inviare alle persone un messaggio via Twitter per ricordare di assumere i farmaci, per programmare un controllo, o usare terminali portatili  particolari per monitorare a distanza l’andamento della salute. Il web 3.0 dovrebbe  aiutarci a fare un ulteriore passo avanti, costruendo in modo interattivo la conoscenza attraverso la  condivisione di informazioni, per accelerare i tempi, evitare i doppioni, risparmiare risorse ed amplificare I risultati per la somma, che non è mai aritmetica, delle intelligenze e delle competenze coivolte.

 

Cos'è la cybercondria?

La paura di ammalarsi è a volte così forte da farci sentire male anche se non è vero. E’ un tema antico, basta pensare al “Malato immaginario” di Molière. Ma oggi c’è uno strumento in più ad incrementare le nostre paure, il cyberspazio. Nella rivisitazione linguistiche che il web sta determinando anche l’ipocondria diventa allora cybercondria.

Ho un po’ di tosse, digito “tosse” su un motore di ricerca e compaiono decine di malattie. Leggendo i sintomi mi sembra di averle tutte, sono caduto in preda alla cybercondria. D’altra parte mi ricordo che ai tempi dell’università, al 4° anno, quando ho iniziato il secondo triennio clinico, nel mio gruppo a turno ci siamo convinti tutti di essere malati di una delle patologie che dovevamo studiare. Il problema sta nel fatto che tra amici ci si prende in giro e ci si tranquillizza a vicenda, davanti da un computer siamo soli e le nostre paure possono rovinarci la vita. Soprattutto se poi ci curiamo da soli con farmaci magari acquistati sul web!

 

Mondo della sanità e web. Come possono migliorarsi a vicenda?

Il mondo della sanità ed il web non possono che collaborare, fenomeno peraltro già in atto. Il web rende la circolazione delle informazioni più veloce ed universale; dieci anni fa leggevi di una nuova terapia o di novità diagnostiche sulle riviste specializzate cartacee, che impiegavano mesi a diffondere i report.

Oggi tutto compare in rete in tempo reale e questo permette un accesso anche in realtà geograficamente svantaggiate alla conoscenza medica. Si possono trasmettere esami, immagini diagnostiche, via internet, facilitando consulti sui casi difficili o semplicemente garantendo supporto a strutture non altamente specializzate.

Alcuni ospedali ormai utilizzano cartelle elettroniche che permettono di inserire i dati del paziente in tempo reale, con un aggiornamento costante e senza necessità di trascrizione dei dati, evitando quindi o riducendo la possibilità di commettere errori. E così via. Potrei fare davvero un elenco sterminato di collaborazioni già in atto, perchè la medicina oggi è imprenscindibile dal web.

 

Siamo tutti potenziali pazienti. Quale consiglio darebbe a chi usa internet come strumento per avere maggiori informazioni sul corpo e sulla mente, sulla salute in generale?

Usate internet in modo intelligente, critico. Createvi una lista personale di siti istituzionalida consultare, cercate in rete le associazioni dei malati, leggete i blog dei pazienti e delle loro famiglie. Scoprirete che esiste un mondo ricco di umanità, di valori, di solidarietà.
E questo è infinitamente più importante rispetto alla ricerca di una sommatoria di informazioni.

Di Elisa Cappelli

FONTE

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Perche' il porcellino d'india e l'uomo non producono la vitamina C

Una premessa : le vitamine sono quei micronutrienti essenziali per la nostra salute che devono essere assunti quotidianamente con l’alimentazione poiché non vengono sintetizzati dall'organismo umano. In realtà, la vitamina C è un normale metabolita prodotto dal fegato dei Mammiferi con poche eccezioni (fra le quali l’uomo e il porcellino d’india): per questo motivo nel prosieguo preferirò riferirmi alla vitamina C con l’equivalente termine chimico di acido ascorbico.

L’acido ascorbico è una fondamentale sostanza anti-ossidante grazie alla sua capacità di donare e ricevere elettroni (figura 1)
L’importanza della funzione dell’acido ascorbico è testimoniata dal fatto che la sua produzione è immediata nel seme che germina e nell’uovo in sviluppo.
Gli organismi viventi che non lo producono devono introdurlo con l’alimentazione per non ammalarsi di scorbuto. In realtà lo scorbuto è solo un sintomo della carenza di acido ascorbico, carenza che determina un grave danno ossidativo portando alla distruzione dei tessuti.
Il danno ossidativo causato da una carenza pre-clinica di acido ascorbico può essere coinvolto in diverse malattie degenerative quali l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, i tumori e l’invecchiamento stesso.

La via metabolica per la produzione dell’acido ascorbico è di origine antica; probabilmente è apparsa quando le forme di vita più evolute erano ancora unicellulari, ben prima che i viventi si differenziassero in piante e animali.
Negli organismi superiori la sintesi avviene a partire da uno zucchero: il glucosio (figura 2).

Circa 400 milioni di anni fa le piante iniziano a popolare la terraferma, sostituendo una vegetazione sino ad allora costituita da muschi e licheni (figura 3), evolvendosi rapidamente in dimensioni, complessità e distribuzione e innescando un cambiamento lento, ma irreversibile, nell’atmosfera del nostro pianeta. Si pensa che all’inizio del Paleozoico (600 milioni di anni fa) il livello di ossigeno nell’atmosfera fosse solo il 2% (rispetto al 21% attuale), ma questo valore salirà costantemente come risultato della fotosintesi clorofilliana.

I primi Anfibi che alla fine del Devoniano (più di 350 milioni di anni fa) andarono alla conquista delle terre emerse si trovarono a passare da una concentrazione di ossigeno nel mezzo acquatico di circa 0,5% ad una terrestre del 15-18%, venendo quindi esposti a valori 30-40 volte superiori rispetto agli organismi acquatici. Ma alla fine del Carbonifero l’ossigeno atmosferico salì addirittura al 35%  persistendo per quasi 50 milioni di anni, fino al Permiano, per poi scendere ad un più mite 30%.

Queste concentrazioni erano tossiche e fatali per la fisiologia di animali che si erano da poco avventurati sulla terraferma; infatti nel Permiano si è verificata un’accelerata diversificazione delle specie e la più grande estinzione di massa di tutti i tempi e le peculiari caratteristiche dell’atmosfera potrebbero rappresentare una delle cause.

Tra i Vertebrati riuscirono a sopravvivere solo quelli che avevano acquisito un efficiente adattamento respiratorio alla vita terrestre e un forte meccanismo di difesa contro la tossicità dell’ossigeno: questo meccanismo fu probabilmente l’espressione nei tessuti del gene per la L-gulonolattone-ossidasi (GLO, vedi il penultimo step della figura 2), indispensabile per poter sintetizzare un adeguato quantitativo di acido ascorbico, vitale anti-ossidante (nei Pesci il gene per la GLO è presente, ma non esprime la proteina).

Negli Anfibi e nei Rettili, Vertebrati a sangue freddo, il luogo di sintesi dell’acido ascorbico è il rene, mentre nei Mammiferi, animali a sangue caldo, l’organo deputato alla sintesi sarà il fegato.
Il motivo di questo cambio di sede è da ricercare nella maggiore attività dei Mammiferi (apparsi 250-200 Ma): in pratica, maggiore è lo stress metabolico al quale è sottoposto l’animale, maggiore la quantità di acido ascorbico da produrre per far fronte ad esso. Il rene, organo relativamente piccolo e affollato, divenne inadeguato a fronte dell’aumentata richiesta e l’evoluzione favorì il trasferimento della sintesi al fegato, l’organo più grande del corpo.
Le tracce di questo percorso si trovano in alcuni Uccelli odierni, gli antenati dei quali sono più o meno coevi dei Mammiferi: infatti anitre, piccioni e falchi, ordini piuttosto antichi, continuano a produrre l’acido ascorbico nei reni, mentre tra gli ordini più recenti ed evoluti (soprattutto Passeriformi) alcuni sintetizzano acido ascorbico sia nei reni sia nel fegato, altri solo nel fegato.

 

I Primati, che comprendono le scimmie e l’uomo, apparvero circa 65 milioni di anni fa e come gli altri Mammiferi erano capaci di sintetizzare l’acido ascorbico, ma qualcosa accadde durante la loro evoluzione, così in alcuni di essi venne a mancare l’enzima GLO, impossibilitando l’ultima tappa della biosintesi dell’acido ascorbico (figura 2).

Inizialmente si pensò che la mutazione responsabile dell’inattivazione del gene per l’enzima GLO fosse avvenuta nella stessa epoca nei Primati e nei Cavidi, all’incirca nello stesso periodo in cui si estinsero molte specie, tra le quali i Dinosauri, ipotizzando l’esplosione di una supernova nelle vicinanze del sistema solare che avrebbe determinato, oltre ad un repentino cambiamento climatico, la distruzione della fascia di ozono consentendo una pioggia di radiazioni ad alta energia (raggi cosmici e raggi gamma) con effetto mutageno.

Oggi le ipotesi più accreditate per spiegare l’estinzione dei Grandi Rettili (i Mammiferi invece sembrano risentire poco di tale crisi) sono: un deterioramento del clima, con effetti in un tempo relativamente ristretto di qualche milione di anni; e una catastrofe improvvisa, con evento principale nell’arco di qualche migliaio di anni o anche meno, probabilmente la collisione con un asteroide (mentre una supernova potrebbe aver contribuito a causare la più grande estinzione di flora e fauna nella storia del nostro pianeta, che si verificò molto prima, alla fine del Permiano, circa 220 milioni di anni fa).

L’assenza della GLO nell’uomo fu scoperta nel 1955 e solo nel 1966 si dimostrò che non tutti i Primati erano soggetti ad ammalare di scorbuto, come si credeva fino ad allora; si scoprì infatti che GLO era attiva nel fegato delle Proscimmie, mentre era inattiva in quello degli Antropoidei.
A loro volta gli Antropoidei si differenziarono in scimmie del Nuovo Mondo e scimmie del Vecchio Mondo, che comprendono gli antenati dell’uomo. Ma poiché le scimmie del Nuovo e del Vecchio Mondo sono prive della GLO, mentre le Proscimmie ce l’hanno, la perdita dell’attività enzimatica deve essere avvenuta dopo la divergenza tra proscimmie e scimmie (50-65 milioni di anni fa), ma prima della divergenza tra scimmie del Nuovo e vecchio Mondo (35-45 milioni di anni fa) (figura 4).

Comunque sia, quei lontani antenati dell’uomo nei quali si verificò la mutazione vivevano una vita arborea in un ambiente tropicale o sub-tropicale, dove erano sempre disponibili vegetali che fornivano l’indispensabile acido ascorbico. La produzione fisiologica di una sostanza essenziale è sempre inferiore all’ottimale, perché la sintesi della quantità ottimale richiederebbe un impegno metabolico particolarmente oneroso; in quell’ambiente preistorico il meccanismo per la biosintesi non era più necessario, anzi, diventava un ingombro cellulare che consumava energia che poteva essere destinata ad altri scopi; in questo senso la mutazione venne a rappresentare un possibile vantaggio evoluzionistico.

Un evento mutazionale analogo si è verificato anche per la capacità di sintetizzare la tiamina (vitamina B1), capacità persa in qualche lontano progenitore dei Vertebrati centinaia di milioni di anni fa.

Naturalmente quando gli ominidi lasciarono la vita arborea, spostandosi verso climi più temperati con differenti risorse alimentari il vantaggio acquisito andò perduto; il necessario apporto di acido ascorbico non sempre poteva essere raggiunto e questo ha costituito un grave handicap per l’uomo moderno, almeno fino al riconoscimento della somministrazione di vitamina C come mezzo per la prevenzione e la terapia dello scorbuto, un errore innato del metabolismo dei carboidrati.

E’ quasi certo che ulteriori mutazioni sono avvenute nell’uomo e nei suoi immediati predecessori piuttosto recentemente, per favorire la sopravvivenza anche con un apporto di acido ascorbico inferiore a quello fornito da cibi vegetali che ne sono ricchi. Queste mutazioni avrebbero reso possibile un maggior recupero dell’acido ascorbico nelle urine da parte dei tubuli renali e una aumentata capacità di certe cellule di estrarre l’acido ascorbico presente nel plasma.

Altri Mammiferi, oltre all’uomo e a certe scimmie, presentano il difetto di produzione dell’enzima GLO: sono il porcellino d’india e alcuni pipistrelli che si cibano di frutta.
La perdita della GLO nell’evoluzione del porcellino d’india è un evento relativamente recente, avvenuto meno di 20 milioni di anni fa.

In realtà il gene per la L-gulonolattone-ossidasi è presente nell’uomo e nel porcellino d’india in forma di pseudo-gene, mutato e incapace di funzionare. Nel genoma umano tale pseudogene è stato localizzato sul braccio corto del cromosoma 8 (8p21.1) e contiene solo 5 dei 12 esoni (porzioni codificanti) che costituiscono il gene funzionale, mentre nel porcellino d’india ne restano 7.

Come abbiamo puntualizzato all’inizio, il ciclo biochimico dell’acido ascorbico è un importantissimo sistema di ossido-riduzione e la sua perdita non poteva essere senza conseguenze nella fisiologia delle specie che ne sono privi; ma per fortuna nel progredire dell’evoluzione altri sistemi hanno contribuito almeno in parte a compensare la carenza.
Per contrastare gli effetti dei radicali superossido, pericolose forme reattive dell’ossigeno, interviene un altro enzima, la superossido dismutasi (SOD), che li trasforma in molecole meno pericolose (ossigeno e acqua ossigenata).
Guarda caso la SOD non era indotta nei primi Vertebrati terrestri, ma la sua attività è aumentata nei Mammiferi carenti di GLO: c’è infatti una correlazione inversa tra gulono-lattone ossidasi e superossido dismutasi nel corso dell’evoluzione, con attività della SOD particolarmente elevata proprio nelle specie che mancano della GLO.
Comunque la SOD non può rimpiazzare completamente GLO; infatti l’acido ascorbico oltre a rimuovere i radicali ossigeno, protegge anche dalla perossidazione lipidica e dalla degradazione ossidativa delle proteine, quindi persiste la necessità di introdurre acido ascorbico con l’alimentazione.

In conclusione, l’acido ascorbico differisce dalle altre vitamine perché la maggior parte delle specie animali continuano a produrlo, nonostante la sua presenza negli alimenti naturali. Si deduce che nel corso di decine e centinaia di milioni di anni il quantitativo di acido ascorbico presente nel cibo a disposizione non ha potuto coprire in modo ottimale il fabbisogno e giustificare l’abbandono del meccanismo biologico per la sua produzione.

Questa capacità è stata persa in almeno quattro occasioni nella recente storia dei Vertebrati: nell’antenato comune all’uomo e a certe scimmie, nel porcellino d’india, in pipistrelli che si nutrono di frutta e in alcuni uccelli Passeriformi. La mutazione responsabile all'epoca è risultata vincente in termini evolutivi perché gli animali in questione vivevano in un ambiente in grado di fornire loro acido ascorbico in abbondanza.

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11-11-11 : GIORNATA ITALIANA DELLA LIBERTA' DI SCELTA TERAPEUTICA SECONDO UNA VISIONE OLISTICA

Il giorno 11 Novembre 2011 (11 - 11 -11) è dedicato alla Libertà di Scelta Terapeutica in Italia. Il percorso per il riconoscimento delle medicine non convenzionali ha seguito sino ad oggi un lungo iter parlamentare, senza giungere ancora alla creazione di un quadro normativo nazionale. Attualmente in Italia non è ancora giuridicamente riconosciuta la figura professionale del Naturopata e dell'operatore delle Discipline Bio-Naturali.

Per questi motivi, liberi cittadini, hanno deciso di creare un sito e raccogliere le 50.000 firme necessarie per presentare una proposta di Legge apartitica di iniziativa popolare, con una visione olistica dove le conoscenze di cura coesistono, non limitandosi alla mera tolleranza ma integrandosi con amore per il bene dell'uomo. Uomo inteso nella sua completa espressione : fisica, mentale e spirituale.

50.000 firme per la libertà di scelta terapeutica e la legittimità delle Medicine Non Convenzionali. Una proposta di Legge Popolare non vincolata o promossa da alcun Partito Politico, Ente o Società, senza secondi fini e che non è contro la Medicina Ufficiale.

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In occasione della giornata italiana della Libertà di Scelta Terapeutica tutte le 17.200 persone che hanno già firmato si impegneranno nell’inserire una lettera in busta chiusa nella cassetta della posta dei loro condomini per sensibilizzarli su questo argomento e richiedere la loro firma. Si raccomanda di scrivere in grande sulla busta "MESSAGGIO IMPORTANTE" e di indicare il cognome della famiglia. Questo garantisce una lettura più efficace del messaggio che altrimenti verrebbe considerato semplice pubblicità.

Vai sul sito http://www.UnaLeggePerLeMedicineNonConvenzionali.it/ e partecipa a questo Progetto del 11-11-11 scaricando la lettera che si trova a questo indirizzo web : www.unaleggeperlemedicinenonconvenzionali.it/vittoria_11_11_11.pdf e ponendo subito la tua firma !

Grazie. Uniti è possibile. Insieme si vince !!!

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Giornata Nazionale degli Abbracci e meditazione mondiale per l'Italia

Domenica 16 Ottobre 2011 Umani in divenire inaugura la prima giornata nazionale degli abbracci.

L’energia che si genera in un luogo in cui si regalano abbracci ai passanti è qualcosa di straordinario che solo chi ha vissuto può comprendere.

Chi lo ha già sperimentato sa bene quanta energia si sprigiona quando le anime si aprono, abbracciandosi.

Ci sono attivisti che si organizzano saltuariamente in varie città. Spesso molti vorrebbero partecipare ma non possono viaggiare o, peggio ancora, non sanno nemmeno dell’evento. Ragion per cui ci mobiliteremo insieme in questo giorno, ciascuno dalla propria città, per regalare abbracci all'intera nazione. Ciascuno dunque, in base al luogo in cui si trova, scelga una specifica piazza o strada di ritrovo e

ci comunichi dati, contatti e indirizzi a: contattaci@umaniindivenire.it

Inseriremo i dati di tutti sulla mappa nazionale degli abbracci di questa pagina in modo da essere visibili a tutti e coprire l’intero territorio nazionale.

 

L’intento deliberato di un tale evento congiunto che sfocia in un abbraccio collettivo che coinvolge un’intera nazione, 

ha degli effetti così potenti da generare un gigantesco campo di energia unificato capace di frantumare molte barriere inducendo così molti ad aprirsi.

 

http://umaniindivenire.grou.ps/567466

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L'invasione degli alberi mostro : coltivazioni segrete di foreste ogm

La Red per un Cile senza transgenici, composta da una settantina di organizzazioni ambientaliste e associazioni di consumatori, ha denunciato che nel paese sudamericano si stanno realizzando, all'insaputa dell'opinione pubblica, varie piantagioni di specie native di alberi locali clonate e in cui sono stati inseriti geni trangenici. Dice che almeno due specie di alberi delle zone fredde della cordigliera andina, il lenga (Nothofagus pumilio) e il raulí (Nothofagus alpinum), alberi molto utilizzati nelle costruzioni e in falegnameria per l'eccelente legno dai toni rosati che producono, sono coltivati - in segreto - nella nona regione l'Araucabia (nella parte meridionale del paese), in esperimenti condotti sia dall'istituto forestale statale Infor sia dall'impresa Demegen Inc.
Dale notizie trapelate, queste ricerche non sono nuove in Cile. Infatti, fin dal 2002 e fino al 2008, la joint venture GenFor, basata in Cile, con le imprese biotecnologiche Cellfor (Canada), Interlink (Usa) e la locale Fundación Chile - oltre al Consorcio Genómica Forestal S.A. (che opera nell'Università del Centro de Biotecnología di Concepción, nella regione di Bío Bío) e la VitroGen S.A., appoggiate dall'istituto forestale nazionale e da sei imprese forestali, avevano coltivato ettari di alberi transgenici per renderli resistenti alle malattie e al freddo. Attraverso una tecnologia di embriogenesi somatica della Genfor SA, sono stati introdotti nei pini geni resistenti agli erbicidi. Agli eucalipti sono stati clonati geni con proprietà insetticide e altri tolleranti a funghi defolianti.
I risultati di queste sperimentazioni non sono mai stati resi pubblici: la giustificazione fu che si trattava di imprese private che effettuavano esperimenti in terreni privati e che si trattava di biotecnologie in pieno sviluppo. Questo però dopo aver ottenuto permessi ad hoc, forzando le norme del Servizio agricolo ufficiale (Sag), le cui norme impongono requisiti di biosicurezza per autorizzare coltivazioni transgeniche in Cile, e di fatto escludono le piantagioni commerciali di alberi.
Casi analoghi accadono in Finlandia, Francia, Belgio, Australia, Canada, Indonesia, Israele, Nuova Zelanda, Svezia e Giappone. Senza tralasciare la Russia, dove pare che nel 2009 siano stati piantati a San Petersburgo e Novgorod qualcosa come 300.000 pioppi e betulle transgeniche per «frenare la deforestazione e contrastare il cambio climatico». In Cina esistono dal 1987 centinaia di ettari di pioppi transgenici a crescita rapida. Questi boschi transgenici si sono mescolati a quello che restava dei boschi nativi. Negli Usa la transnazionale produttrice di cellulosa, legname e biocombustibili ArbolGen ha programmato di piantare mezzo milione di eucalipti e pioppi transgenici in almeno sette stati, modificati con il batterio Pseudomonas putida per assorbire acque contamínate e ripulire Tnt dai suoli contaminati.
I rischi ambientali delle monocolture di alberi transgenici sono ormai ben conosciuti e documentati: rappresentano una erosione della biodiversità (per essere resistenti all'aggressione di insetti e perché non producono fiori, frutta né semi) e un aumento dell'inquinamento del suolo (perché comportano un maggiore uso di erbicidi e insetticidi - paradossale, visto che sono modificati proprio per resistere ai parassiti). Senza dimenticare la contaminazione genetica che viene dalla cross-impollinazione con le specie native, e il rischio di veder sviluppare super

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