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CALCIO E MAGNESIO - LA DOLOMITE : il calcio in maniera naturale

E' risaputo che il calcio è indispensabile per la salute delle ossa e che il magnesio fa bene al morale. Ma i benefici di questi minerali non si fermano qui! Per quanto provvisti di proprietà specifiche, è interessante rilevare che agiscono in modo sinergico in vari campi. - Anche il magnesio svolge un ruolo importante nella costituzione e nel mantenimento del capitale osseo (il 60% del magnesio presente nel corpo è immagazzinato nello scheletro). - Entrambi sono necessari per il buon funzionamento del sistema nervoso e il controllo dello stress. - Per la loro azione antistress e il loro effetto vasodilatatorio, il calcio e il magnesio contribuiscono a combattere l'ipertensione. - Questi due minerali fanno parte degli elementi fondamentali nel trattamento della sindrome premestruale. La dolomite è la miglior fonte naturale di calcio e di magnesio facilmente assimilabili.

Un integratore alimentare di grande utilità, adatto a tutti e a tutte le età, è la dolomite: una sabbia dolomitica che rappresenta la miglior fonte naturale di calcio e di magnesio, in forma digeribile e facilmente assimilabile. La dolomite contiene infatti i due minerali nella proporzione ideale: ogni compressa fornisce 100-120 mg di calcio e 60 mg di magnesio.

Esiste anche una varietà di dolomite arricchita di zinco, più adatta alle situazioni di stress, e quindi di aumentato fabbisogno di quest'oligoelemento.

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La dolomite ... perché la natura ha sempre ragione.

fonte: erbavita.com

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Il Codice della Luce

Il "codice della luce" è la scienza dello spirito, è il linguaggio dell'anima che ci aiuta a guarire, è la via del sole che porta al risveglio...


Il codice della luce è il linguaggio dell’anima, ed è possibile comprenderlo, decodificarlo e utilizzarlo per accedere a un nuovo stato di consapevolezza. Lungo il corso della storia dell’umanità sono stati molti i ricercatori che hanno interpretato questo codice, utilizzando gli approcci più differenti: santi, mistici, filosofi e in ultimo anche scienziati, ognuno secondo il suo modo di vedere e sentire. Da questo codice dipende ciò che chiamiamo realtà: le persone che incontriamo, le situazioni che viviamo, le malattie e la guarigione, il nostro grado di evoluzione, le esperienze che viviamo.

"Sia Luce. E Luce fu". Nei testi sacri più antichi, dalla Cabbalah all’alchimia, nelle grandi correnti di pensiero filosofico, da sempre, la luce è alla base della creazione. In essa è contenuto il seme della vita e le risposte più intime sulla natura della nostra coscienza. 

Per prima cosa bisogna rendersi conto che il concetto che comunemente si ha della luce è assolutamente riduttivo, illusorio e limitato. Dunque che cosa è la luce? Quando si parla di luce normalmente ci si riferisce alla porzione visibile di uno spettro elettromagnetico infinitamente più vasto, a cui appartengono raggi infrarossi, microonde, onde radio corte e lunghe, raggi ultravioletti, raggi x, raggi gamma e raggi cosmici. E oltre a questi ancora infinite frequenze che, per ora, l’essere umano non è in grado di rilevare e neanche di utilizzare attraverso la tecnologia attuale. 

In queste frequenze sono contenuti dei pacchetti di informazione fondamentali per la nostra evoluzione, per la capacità di stare in salute, di guarire, di espandere le capacità percettive e di sperimentare nuovi livelli di coscienza. Lecapacità terapeutiche e curative della luce e il nutrimento sottile, capace di influenzare le nostre emozioni e i nostri pensieri, sono contenute proprio nella porzione invisibile all’occhio umano. 

La tecnologia a nostra disposizione non è in grado di rilevare le informazioni evolutive contenute nelle frequenze più elevate della luce; esiste tuttavia un solo mezzo in grado di accedere e sperimentare queste informazioni: la nostra coscienza. Più questa si espande e smette di identificarsi con gli strumenti che utilizza per percepire l’universo (corpo, energia, emozioni, mente) e più è in grado di accedere alle informazioni evolutive contenute nella luce, sperimentando stati e piani di esistenza sempre più elevati. 

Che l’essere umano nella sua intimità sia fatto di luce, è stato rivelato dalle correnti mistiche da più di 4mila anni, grazie alla profonda consapevolezza della nostra natura essenziale. Oggi tuttavia la scienza lo conferma, a partire dai primi lavori del biochimico Albert Fritz Popp: ogni nostra cellula emana luce, come un piccolo sole. Queste emissioni di energia luminosa (debole e permanente) da parte dei tessuti viventi fu denominata “biofotoni”. 

Il nostro corpo, insieme a quello dei vegetali e degli animali, emette una certa quantità di luce che nell’insieme ci dà un certo grado di luminosità. Da questa luminosità dipende la nostra salute e il nostro equilibrio fisico, vitale, emozionale, mentale e spirituale

Lo spettro elettromagnetico completo della luce è in grado di trasmettere delle informazioni capaci di cambiare e influenzare la materia, regolare le funzioni vitali delle nostre cellule e dialogare anche con cellule di altri organismi. Prima che avvenga attraverso un’ormone, un’impressione, un pensiero, un’emozione, una parola o il contatto fisico noi dialoghiamo attraverso la luce che emaniamo. Molti ricercatori e mistici hanno vissuto l’esperienza del contatto col proprio “corpo di luce”, attraverso lo sviluppo di una profonda visione interiore. 

Esiste dunque un codice contenuto nella luce, ossia un linguaggio trascendentale composto da un insieme di informazioni evolutive, dal quel dipende la realtà che viviamo, in tutto e per tutto. Il lavoro di decodificazione delle informazioni contenute in questo codice luminoso è connesso alla consapevolezza di ogni essere umano di essere un centro di irradiazione di luce, calore e vita. 

Quando la nostra coscienza sperimenta questo livello di espansione, allora è capace di utilizzare questo codice per creare una realtà armonica. Per studiare e comprendere il codice della luce dobbiamo osservare e capire la fonte luminosa più potente a nostra disposizione in questa parte di universo: il sole. Il sole ha sempre ispirato l’evoluzione di tutti i popoli che sono esistiti sul pianeta Terra. Il Donatore di vita, la Sorgente, Surya (India), Šamaš(Mesopotamia), Savitri (India), Helios (Grecia), Ra (Egitto), Inti (Inca), Kinich Ahau (Maya), Amaterasu (Giappone), sono solo alcuni dei nomi attraverso cui il sole è stato adorato nel corso dei millenni. 

A dire il vero la relazione tra uomo e sole è stata boicottata negli ultimi vent'anni anni attraverso una massiccia informazione mediatica basata sulla paura: è vero che la luce solare può causare il cancro alla pelle, ma sono molte di più le malattie che può curare e prevenire che non quelle che potrebbe causare. L’essere umano ha necessità di luce per poter vivere in equilibrio. 

In definitiva il sole e la sua luce sono l’alimento e il medicamento più potente che abbiamo a nostra disposizione in forma gratuita. Non abbiamo idea dellamoltitudine di benefici che si possono ottenere mediante l’utilizzo consapevole della luce solare e del sole. Alcuni esempi: migliora la resistenza fisica, la tolleranza dello stress, migliora il carattere, regolarizza la fame e la sete (eliminando gli impulsi compulsivi verso il cibo e facilitando il raggiungimento del peso forma!), migliora i tempi di recupero dalle malattie, migliora la crescita e lo sviluppo nell’adolescenza, riduce il colesterolo nel sangue e svolge un’azione preventiva contro i tumori, incrementa il testosterone negli uomini e il progesterone nelle donne, ha un'azione germicida nel caso di malattie infettive, migliora la circolazione epidermica (azione rassodante), aumenta la libido e le capacità riproduttive, migliora la circolazione, ha effetti terapeutici per artriti, reumatismi, artrosi e riduce la necessità di consumare droghe e alcol. E questi sono solo alcuni degli effetti positivi. 

Quanti milioni di persone non conoscono né utilizzano questa possibilità, prendendo il sole solo d’estate o nei mesi primaverili? Quanti soldi si spendono per i farmaci antinfluenzali, per l’ipertensione e per curare una lista interminabile di malattie più o meno gravi? La luce solare svolge un’azione regolatrice rispetto alla pressione sanguigna. Quante persone potrebberoridurre o eliminare l’utilizzo massiccio di medicinali per l’ipertensione (e con essi gli effetti collaterali) attraverso una corretta e costante esposizione alla luce solare? A volte abbiamo le soluzioni a portata di mano ma manca la giusta informazione. In America le persone che soffrono di ipertensione sono circa 50 milioni. Quanti miliardi di dollari perderebbero le industrie farmaceutiche e quelle cosmetologiche se l'ipertensione si riducesse naturalmente? 

Una corretta cultura della luce è fondamentale per una evoluzione armonica ed il sole rappresenta un modello di evoluzione molto efficace e potente perché rappresenta il centro e ci mostra come è ognuno di noi quando ha trovato l’equilibrio dentro se stesso. L’essere umano che riconquista il centro di se stesso è capace di manifestare un ordine naturale intorno a sé, come questo sistema planetario, dove i pianeti che gravitano nella giusta orbita sono le nostre idee, le nostre emozioni e le situazioni che viviamo. 

Il sole, in ultima analisi, non è che il riflesso della nostra intima natura luminosa, quella capace di illuminare ogni cosa incondizionatamente; quella capace di trovare nell’ombra il testimone della presenza della luce. 

Daniel Lumera

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Scegli e crea. Noi non scegliamo, ma obbediamo

L'abitudine è un programma che si attiva ogni volta che la coscienza è dormiente. Si può imparare invece ad accorgersi del presente, a uscire dagli automatismi e dalle credenze che hanno radici nel passato, e quindi a scegliere, piuttosto che essere scelti. Quello che segue è un articolo estratto dal libro Progetto Anima di Monia Zanon.


Ieri è legna; domani è cenere. Solo oggi il fuoco brucia gagliardo.
Proverbio eschimese 

L’abitudine è uno strano fenomeno che sembra, all’apparenza, piuttosto innocuo. Accade così che ci si abitui a compiere azioni, a comperare cose, a essere qualcuno di diverso da ciò che siamo davvero. L’abitudine è il netto contrario dell’originalità, del cambiamento, della crescita. 

Pensaci, anima. L’abitudine può diventare tossica. Chi ha tante abitudini tradisce il presente. Chi non vive nel presente crea disagi alla sua esistenza, poiché vive di proiezioni per ciò che sarà domani o di vissuti per cosa è stato ieri, e di ciò che rimane del tempo dell’oggi si occuperà, invece, il programma subconscio, che così gestirà, secondo dati vecchi e fallimentari, quella che noi chiamiamo «la mia vita». Orrore! Comprendi, anima? L’abitudine tradisce, colpisce alle spalle. Ti prende da dietro, dal mondo del passato e lo fa diventare oggi, senza inserire del nuovo nel tuo viaggio, anzi, condizionando le tue scelte e proponendoti la pigrizia del solito modo di vedere. 

Anima, dillo al tuo veicolo, digli di vivere un giorno per volta: sarà il dono più grande che potrà fare a se stesso, nessuno gli chiederà di più! L’abitudine ti fa credere che tu sia la tua malattia, la tua rabbia, ciò che pensi di te e degli altri… ma tu non sei la tua malattia, la tua rabbia o ciò che pensi di te e del mondo. Tu però fai accadere la tua malattia, la tua rabbia e ciò che pensi di te e del mondo, quando ci credi. 

L’abitudine sa essere davvero tossica, cara anima confidente. Si insinua comodamente nei tuoi gesti, nella tua esistenza e poi, come le cose che possiedi, finisce col possederti. Solo che tu non te ne accorgi facilmente poiché il veicolo ne è intossicato. La paura di scegliere vie diverse intossica il tuo essere. 

Beato sia, anima, chi non teme l’ignoto e attende quieto e fiducioso, rimanendo sordo a chi lo offende. Beato chi non si difende, chi non va in chiusura, ma vive la sua giornata al meglio che può, reagendo con coscienza e per questo sapendo di essere nella via dell’evoluzione. Non baderà a chi lo vorrà squalificare mentre, nella condizione di centratura in se stesso, tranquillo attenderà l’inatteso chiamato «miracolo », che si cela dietro a ogni evento. Il beato sa che esiste un disegno sepolto sotto a tutto ciò che accade: è beato poiché sorride alla vita quando questa apparentemente gli sputa in un occhio. Beato chi si accorge e fa accorgere! 

Anima, fai accorgere il tuo veicolo. Dove ora si trova, è dove è! Il desiderio di trovarsi altrove lo può confondere, facendogli innescare l’illusione che lo porterà ad agire secondo altri programmi, ma esso è dove la sua mente si trova! Qui deve far esperienza del «momento presente» col programma dell’accorgersi, altrimenti non progredirà nella scala evolutiva, rimanendo nel subconscio, intrappolato nel programma di chi è stato prima di lui. 

Anima, informa il tuo veicolo. Le cose cambiano quando raggiungi l’esatto momento in cui decidi di farle cambiare. Non permettere che il tuo veicolo si riempia di abitudini, ma piuttosto di scelte! Le scelte rivoluzionano, portano energia nuova e la somma delle buone scelte crea un buon presente. Non permettere che il tuo essere viva col pilota automatico inserito! 

Devi sapere, cara anima, che non è solo la programmazione realizzata dagli specialisti dell’imprinting che influenzerà il tuo veicolo, ma esso sentirà l’influenza anche del «campo magnetico» che lo circonda. Nel campo soggiornano tutte le credenze di chi è venuto prima di noi: forme pensiero che ci inducono a pensare con la stessa qualità di quelle interferenze (per quanto riguarda le forme pensiero e le egregore, al fine di una più ampia comprensione consiglio la lettura del mio libro Sincronicità, Anima edizioni). 

Chi è cresciuto in un ambiente e in un campo magnetico che lo ha dotato di incoraggiamento e di fiducia, penserà con questi filtri e vedrà le soluzioni. Chi sia stato abituato a credere che sia inutile impegnarsi poiché tanto ci sarà sempre qualcuno a sottometterlo, vedrà accadere proprio questo nella sua vita. In alcune zone d’Italia è davvero difficile sottrarsi al campo e alle informazioni di servilismo e sudditanza psicologica di certe forme pensiero. Per la maggior parte della giornata – e non scandalizziamocene troppo – noi non scegliamo, ma obbediamo! Non viviamo, ma siamo vissuti! Ecco che è inutile chiedere a Dio, ai santi, all’Universo che la nostra realtà cambi; dobbiamo accorgerci e far accorgere il veicolo, dobbiamo essere noi a farlo! 

Esistono dei sistemi, cara anima che ti accorgi, di una semplicità tale che, proprio per questo, non vengono presi in considerazione ma che davvero potrebbero fornirti la giusta misura di libertà da queste interferenze tossiche. Eccoli. 

L’attenzione consapevole attraverso l'accorgersi

Si tratta di prestare attenzione, rimanendo il più possibile nell’atteggiamento del bambino che non vede ma guarda… guarda davvero e ci sente sul serio! Solo nei primi sei anni di vita noi riusciamo a restare nell’accorgersi, poi, dal settimo anno, parte il programma preconfezionato che gestirà la maggioranza dei nostri momenti di vita… Allucinante realtà! 

Fai quello di cui ti importa e rendi importante quello che fai

Scegli e crea. Non essere scelto, limitandoti a consumare ciò che ti viene propinato. Fai sempre come se vedessi il mondo per la prima volta. C’è sempre molto di cui stupirsi; l’entusiasmo è il sale della vita e arricchisce di nuovo ogni cosa su cui posa l’attenzione. Allora tutto può cambiare, anche ciò che ci era stato destinato; ossia quanto predestinato potrebbe, nello stupore, subire dei gloriosi mutamenti! 

Predisporsi al miracolo

Ogni mattina, non appena apri gli occhi, pensa a come puoi predisporti al miracolo, senza aspettarti che esso suoni alla tua porta. Sii già tu stesso il tuo miracolo! Contagerai chiunque incontri… come lo «sfigato», con le sue tossine, fa col prossimo! 

Essere attenti a se stessi

Io governo me stesso, non sono una marionetta agita da forze che usano le forme pensiero meglio di me! Esserci per me, offrirmi la possibilità di cambiare, di migliorarmi e di scoprire ciò che non va in quanto non mi somiglia più, a favore del nuovo. 

Controllarsi con coscienza

Occorre sforzarsi in più istanti nella giornata per far accorgere il veicolo di ciò che è tossico. Anima, concentrati su te stessa e fai attenzione al programma che si accende nella mente del veicolo. Spetta a te scegliere cosa e come; hai il potere, esercitalo! 

Vince chi si accorge

Il compito del subconscio è quello di creare la realtà registrata nei programmi interiori. Vince chi si accorge per primo e installa se stesso. Fai in modo, viandante, di sottrarre un numero sempre maggiore di ore della tua giornata alla gestione del subconscio, per eliminare dalla tua vita tutto ciò che odora di stantio! Fai operare il conscio, allena la consapevolezza, così essa diverrà sempre più forte a discapito del «già visto» e del «già accaduto», prodotto dai tossici cliché che albergano nell’inconscio! 

Osservazione di sé e arte del silenzio

Accorgiti, anima, quando nelle giornate del tuo veicolo la vita riflette non ciò che vuoi, ma il programma! Può a questo proposito servire la meditazione dinamica, cioè l’osservazione di se stessi mentre si svolgono le mansioni più normali: cucinare, pulire, pettinare i figli e vestirli per la scuola. Osserviamo le risposte che diamo a delle domande scontate. Osserviamo le nostre domande scontate e come avremmo invece voluto saper chiedere. Dieci, quindici minuti al giorno, inoltre, pratichiamo l’arte del silenzio!

Il vuoto mentale

Osserviamo i nostri pensieri mentre fluiscono. Spegniamoli uno a uno, e pratichiamo uno stato di vuoto mentale. Sentiamo e percepiamo il silenzio interiore, la struttura del nostro essere… Questo ci servirà a impossessarci nuovamente di noi stessi. Bastano pochi minuti per guadagnare ore di noi!

[...]

Estratto da Progetto Anima, di Monia Zanon (Anima Edizioni)

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LA MEDICINA AI TEMPI DEL WEB

Come muoverci nella giungla di informazioni che troviamo in rete. In che modo sta cambiando il rapporto tra paziente e medico, quanto la tecnologia influisce sulla medicina e viceversa. Abbiamo fatto qualche domanda a Maria Giovanna Ruberto, autrice del testo "La medicina ai tempi del web" e siamo entrati in un mondo molto interessante, quello della medicina 3.0.

 

La medicina sta cambiando. Il paziente e il medico collaborano verso un unico obiettivo, che è la ricerca della cura migliore. Sente che questo cambiamento tocca anche l'approccio del medico?

Certo, anche se di fronte ad un paziente più consapevole alcuni si sentono ancora in qualche modo “diminuiti” rispetto alla propria competenza. Non dobbiamo dimenticare che in Italia è ancora molto presente unmodello paternalistico di relazione medico-paziente, il paziente racconta ed il medico interpreta e dà la cura.

Non è solo un modo di fare del medico, molte persone preferiscono delegare la cura della propria salute. E nel nostro paese il contenzioso legale connesso alla sanità è elevatissimo, a dimostrazione del fatto che la relazione medico-paziente sta cambiando, ma la consapevolezza di questo è ancora poco diffusa.

 

Quanti medici davvero, invece di concentrarsi sul solo disturbo, ampliano la visione al benessere generale del sistema-corpo umano, con il fine di cercare nel corpo del paziente dove risiede la salute per poi avviare da lì il processo di guarigione?

In realtà l’interezza della formazione data dalle nostre università tende a favorire lasuperspecializzazione, perchè la tecnologia è prevalente rispetto all’atto medico in sé. Non è facile peraltro trovare quelli che una volta erano chiamati “maestri”, che ti insegnavano a guardare il paziente come una persona e non come un sintomo. Insegno in fasi diverse del corso di laurea in Medicina e Chirurgia e noto ad esempio che gli studenti un po’ “peggiorano” nel passaggio dai primi anni di studio a quelli dell’esperienza clinica. Partono insomma esprimendo attenzione di fronte al tema della relazione con il paziente, poi sono come sopraffatti dalla mole di informazioni che devono apprendere e perdono un po’ di vista l’insieme.

Nel mondo anglosassone è iniziato presso le grandi università un percorso inverso, con un'accentuazione dell’aspetto umanistico della medicina - penso alla nascita ed al consolidarsi della medicina narrativa – quindi possiamo sperare che prima o poi anche nel nostro paese si ritorni a pensare all’interezza della persona.

 

Il paziente ora è soggetto attivo che cerca, si informa, chiede, esplora e partecipa nelle decisioni. A fronte di una maggiore consapevolezza assistiamo però anche all'esplodere di terapie on line, guarugioni tramite Skype. Distinguere i "cialtroni" in questo contesto diventa più complesso?

La rete è un luogo sterminato e congesto di notizie vere e false. Non è facile distinguere neppure per gli addetti ai lavori. Ad es. alcuni studi svolti presso università e medici negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in Germania, dimostrano che è prevalente l’dea che se una notizia compare su un sito è certamente verificata. Se questo equivoco è così diffuso in chi ha una conoscenza della medicina si può solo immaginare quanto sia ancora più diffusa tra gli altri. Proprio la Gran Bretagna ha iniziato da tempo un percorso di “certificazione” dei siti che forniscono informazione sanitaria, ma non è facile.

Un ulteriore aspetto è dato poi dai cosiddetti siti sponsorizzati, che hanno un lato commerciale non sempre evidente. Insomma c’è molta confusione, ma sono certa che siamo semplicemente in presenza di un periodo di adattamento alle nuove tecnologie. In fondo la vicenda del veleno di scorpione cubano che cura il tumore non è molto diverso dal vecchio siero di capra degli anni ’70, ail fenomeno non era all’epoca planetario, ma il semplice passaparola aveva irretito centinaia di persone.

 

Ai primi sintomi di un disturbo, si ricorre a un clic. La rete diventa una vera e propria giungla di informazioni. Oltre ad affidarsi al proprio buonsenso, l'utente dove può cercare strumenti che gli permettano di acquisire un criterio di selezione, in modo da formare un apropria "bussola interiore"?

Il buon senso non basta, stiamo parlando di salute. Esistono criteri per una ricerca utile e corretta. Ad esempio è utile consultare i siti istituzionali, quelli delle società scientifiche, che ormai hanno tutte portali dedicati.

Ma in rete si trova di tutto, dai blog di persone che si scambiano informazioni e suggerimenti a partire dalla condivisione di sintomi apparentemente uguali, a siti di professionisti che cercano clienti. Se dovessi dire che cosa è davvero utile sul web punterei piuttosto ai gruppi di aiuto tra pazienti, perchè permettono di condividere il peso della malattia. Per il resto è meglio parlare di persona con un medico.

 

Quando si parla di Medicina 3.0 a cosa ci si riferisce esattamente? La parola e-Health fa riferimento al medesimo concetto?

Il termine e-Health si riferisce intanto al web 2.0, che è quello ancora più diffuso o allatelemedicina. Quindi alle reti sociali ed istituzionali, all’interazione tra soggetti che favorisce lo scambio di infomazioni e l’individuazione di possibili soluzioni.

Il web 3.0 è un presente/futuro, esistono già network operativi tra istituzioni sanitarie e laboratori di ricerca che incrociano i dati e li rendono contemporaneamente accessibili a tutti.

Così come si utilizzano gli strumenti che per molti sono di puro intrattenimento – penso alla galassia iPhone,iPad – ed alcune applicazioni per seguire ad esempio i pazienti nel percorso terapeutico. Si può inviare alle persone un messaggio via Twitter per ricordare di assumere i farmaci, per programmare un controllo, o usare terminali portatili  particolari per monitorare a distanza l’andamento della salute. Il web 3.0 dovrebbe  aiutarci a fare un ulteriore passo avanti, costruendo in modo interattivo la conoscenza attraverso la  condivisione di informazioni, per accelerare i tempi, evitare i doppioni, risparmiare risorse ed amplificare I risultati per la somma, che non è mai aritmetica, delle intelligenze e delle competenze coivolte.

 

Cos'è la cybercondria?

La paura di ammalarsi è a volte così forte da farci sentire male anche se non è vero. E’ un tema antico, basta pensare al “Malato immaginario” di Molière. Ma oggi c’è uno strumento in più ad incrementare le nostre paure, il cyberspazio. Nella rivisitazione linguistiche che il web sta determinando anche l’ipocondria diventa allora cybercondria.

Ho un po’ di tosse, digito “tosse” su un motore di ricerca e compaiono decine di malattie. Leggendo i sintomi mi sembra di averle tutte, sono caduto in preda alla cybercondria. D’altra parte mi ricordo che ai tempi dell’università, al 4° anno, quando ho iniziato il secondo triennio clinico, nel mio gruppo a turno ci siamo convinti tutti di essere malati di una delle patologie che dovevamo studiare. Il problema sta nel fatto che tra amici ci si prende in giro e ci si tranquillizza a vicenda, davanti da un computer siamo soli e le nostre paure possono rovinarci la vita. Soprattutto se poi ci curiamo da soli con farmaci magari acquistati sul web!

 

Mondo della sanità e web. Come possono migliorarsi a vicenda?

Il mondo della sanità ed il web non possono che collaborare, fenomeno peraltro già in atto. Il web rende la circolazione delle informazioni più veloce ed universale; dieci anni fa leggevi di una nuova terapia o di novità diagnostiche sulle riviste specializzate cartacee, che impiegavano mesi a diffondere i report.

Oggi tutto compare in rete in tempo reale e questo permette un accesso anche in realtà geograficamente svantaggiate alla conoscenza medica. Si possono trasmettere esami, immagini diagnostiche, via internet, facilitando consulti sui casi difficili o semplicemente garantendo supporto a strutture non altamente specializzate.

Alcuni ospedali ormai utilizzano cartelle elettroniche che permettono di inserire i dati del paziente in tempo reale, con un aggiornamento costante e senza necessità di trascrizione dei dati, evitando quindi o riducendo la possibilità di commettere errori. E così via. Potrei fare davvero un elenco sterminato di collaborazioni già in atto, perchè la medicina oggi è imprenscindibile dal web.

 

Siamo tutti potenziali pazienti. Quale consiglio darebbe a chi usa internet come strumento per avere maggiori informazioni sul corpo e sulla mente, sulla salute in generale?

Usate internet in modo intelligente, critico. Createvi una lista personale di siti istituzionalida consultare, cercate in rete le associazioni dei malati, leggete i blog dei pazienti e delle loro famiglie. Scoprirete che esiste un mondo ricco di umanità, di valori, di solidarietà.
E questo è infinitamente più importante rispetto alla ricerca di una sommatoria di informazioni.

Di Elisa Cappelli

FONTE

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Perche' il porcellino d'india e l'uomo non producono la vitamina C

Una premessa : le vitamine sono quei micronutrienti essenziali per la nostra salute che devono essere assunti quotidianamente con l’alimentazione poiché non vengono sintetizzati dall'organismo umano. In realtà, la vitamina C è un normale metabolita prodotto dal fegato dei Mammiferi con poche eccezioni (fra le quali l’uomo e il porcellino d’india): per questo motivo nel prosieguo preferirò riferirmi alla vitamina C con l’equivalente termine chimico di acido ascorbico.

L’acido ascorbico è una fondamentale sostanza anti-ossidante grazie alla sua capacità di donare e ricevere elettroni (figura 1)
L’importanza della funzione dell’acido ascorbico è testimoniata dal fatto che la sua produzione è immediata nel seme che germina e nell’uovo in sviluppo.
Gli organismi viventi che non lo producono devono introdurlo con l’alimentazione per non ammalarsi di scorbuto. In realtà lo scorbuto è solo un sintomo della carenza di acido ascorbico, carenza che determina un grave danno ossidativo portando alla distruzione dei tessuti.
Il danno ossidativo causato da una carenza pre-clinica di acido ascorbico può essere coinvolto in diverse malattie degenerative quali l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, i tumori e l’invecchiamento stesso.

La via metabolica per la produzione dell’acido ascorbico è di origine antica; probabilmente è apparsa quando le forme di vita più evolute erano ancora unicellulari, ben prima che i viventi si differenziassero in piante e animali.
Negli organismi superiori la sintesi avviene a partire da uno zucchero: il glucosio (figura 2).

Circa 400 milioni di anni fa le piante iniziano a popolare la terraferma, sostituendo una vegetazione sino ad allora costituita da muschi e licheni (figura 3), evolvendosi rapidamente in dimensioni, complessità e distribuzione e innescando un cambiamento lento, ma irreversibile, nell’atmosfera del nostro pianeta. Si pensa che all’inizio del Paleozoico (600 milioni di anni fa) il livello di ossigeno nell’atmosfera fosse solo il 2% (rispetto al 21% attuale), ma questo valore salirà costantemente come risultato della fotosintesi clorofilliana.

I primi Anfibi che alla fine del Devoniano (più di 350 milioni di anni fa) andarono alla conquista delle terre emerse si trovarono a passare da una concentrazione di ossigeno nel mezzo acquatico di circa 0,5% ad una terrestre del 15-18%, venendo quindi esposti a valori 30-40 volte superiori rispetto agli organismi acquatici. Ma alla fine del Carbonifero l’ossigeno atmosferico salì addirittura al 35%  persistendo per quasi 50 milioni di anni, fino al Permiano, per poi scendere ad un più mite 30%.

Queste concentrazioni erano tossiche e fatali per la fisiologia di animali che si erano da poco avventurati sulla terraferma; infatti nel Permiano si è verificata un’accelerata diversificazione delle specie e la più grande estinzione di massa di tutti i tempi e le peculiari caratteristiche dell’atmosfera potrebbero rappresentare una delle cause.

Tra i Vertebrati riuscirono a sopravvivere solo quelli che avevano acquisito un efficiente adattamento respiratorio alla vita terrestre e un forte meccanismo di difesa contro la tossicità dell’ossigeno: questo meccanismo fu probabilmente l’espressione nei tessuti del gene per la L-gulonolattone-ossidasi (GLO, vedi il penultimo step della figura 2), indispensabile per poter sintetizzare un adeguato quantitativo di acido ascorbico, vitale anti-ossidante (nei Pesci il gene per la GLO è presente, ma non esprime la proteina).

Negli Anfibi e nei Rettili, Vertebrati a sangue freddo, il luogo di sintesi dell’acido ascorbico è il rene, mentre nei Mammiferi, animali a sangue caldo, l’organo deputato alla sintesi sarà il fegato.
Il motivo di questo cambio di sede è da ricercare nella maggiore attività dei Mammiferi (apparsi 250-200 Ma): in pratica, maggiore è lo stress metabolico al quale è sottoposto l’animale, maggiore la quantità di acido ascorbico da produrre per far fronte ad esso. Il rene, organo relativamente piccolo e affollato, divenne inadeguato a fronte dell’aumentata richiesta e l’evoluzione favorì il trasferimento della sintesi al fegato, l’organo più grande del corpo.
Le tracce di questo percorso si trovano in alcuni Uccelli odierni, gli antenati dei quali sono più o meno coevi dei Mammiferi: infatti anitre, piccioni e falchi, ordini piuttosto antichi, continuano a produrre l’acido ascorbico nei reni, mentre tra gli ordini più recenti ed evoluti (soprattutto Passeriformi) alcuni sintetizzano acido ascorbico sia nei reni sia nel fegato, altri solo nel fegato.

 

I Primati, che comprendono le scimmie e l’uomo, apparvero circa 65 milioni di anni fa e come gli altri Mammiferi erano capaci di sintetizzare l’acido ascorbico, ma qualcosa accadde durante la loro evoluzione, così in alcuni di essi venne a mancare l’enzima GLO, impossibilitando l’ultima tappa della biosintesi dell’acido ascorbico (figura 2).

Inizialmente si pensò che la mutazione responsabile dell’inattivazione del gene per l’enzima GLO fosse avvenuta nella stessa epoca nei Primati e nei Cavidi, all’incirca nello stesso periodo in cui si estinsero molte specie, tra le quali i Dinosauri, ipotizzando l’esplosione di una supernova nelle vicinanze del sistema solare che avrebbe determinato, oltre ad un repentino cambiamento climatico, la distruzione della fascia di ozono consentendo una pioggia di radiazioni ad alta energia (raggi cosmici e raggi gamma) con effetto mutageno.

Oggi le ipotesi più accreditate per spiegare l’estinzione dei Grandi Rettili (i Mammiferi invece sembrano risentire poco di tale crisi) sono: un deterioramento del clima, con effetti in un tempo relativamente ristretto di qualche milione di anni; e una catastrofe improvvisa, con evento principale nell’arco di qualche migliaio di anni o anche meno, probabilmente la collisione con un asteroide (mentre una supernova potrebbe aver contribuito a causare la più grande estinzione di flora e fauna nella storia del nostro pianeta, che si verificò molto prima, alla fine del Permiano, circa 220 milioni di anni fa).

L’assenza della GLO nell’uomo fu scoperta nel 1955 e solo nel 1966 si dimostrò che non tutti i Primati erano soggetti ad ammalare di scorbuto, come si credeva fino ad allora; si scoprì infatti che GLO era attiva nel fegato delle Proscimmie, mentre era inattiva in quello degli Antropoidei.
A loro volta gli Antropoidei si differenziarono in scimmie del Nuovo Mondo e scimmie del Vecchio Mondo, che comprendono gli antenati dell’uomo. Ma poiché le scimmie del Nuovo e del Vecchio Mondo sono prive della GLO, mentre le Proscimmie ce l’hanno, la perdita dell’attività enzimatica deve essere avvenuta dopo la divergenza tra proscimmie e scimmie (50-65 milioni di anni fa), ma prima della divergenza tra scimmie del Nuovo e vecchio Mondo (35-45 milioni di anni fa) (figura 4).

Comunque sia, quei lontani antenati dell’uomo nei quali si verificò la mutazione vivevano una vita arborea in un ambiente tropicale o sub-tropicale, dove erano sempre disponibili vegetali che fornivano l’indispensabile acido ascorbico. La produzione fisiologica di una sostanza essenziale è sempre inferiore all’ottimale, perché la sintesi della quantità ottimale richiederebbe un impegno metabolico particolarmente oneroso; in quell’ambiente preistorico il meccanismo per la biosintesi non era più necessario, anzi, diventava un ingombro cellulare che consumava energia che poteva essere destinata ad altri scopi; in questo senso la mutazione venne a rappresentare un possibile vantaggio evoluzionistico.

Un evento mutazionale analogo si è verificato anche per la capacità di sintetizzare la tiamina (vitamina B1), capacità persa in qualche lontano progenitore dei Vertebrati centinaia di milioni di anni fa.

Naturalmente quando gli ominidi lasciarono la vita arborea, spostandosi verso climi più temperati con differenti risorse alimentari il vantaggio acquisito andò perduto; il necessario apporto di acido ascorbico non sempre poteva essere raggiunto e questo ha costituito un grave handicap per l’uomo moderno, almeno fino al riconoscimento della somministrazione di vitamina C come mezzo per la prevenzione e la terapia dello scorbuto, un errore innato del metabolismo dei carboidrati.

E’ quasi certo che ulteriori mutazioni sono avvenute nell’uomo e nei suoi immediati predecessori piuttosto recentemente, per favorire la sopravvivenza anche con un apporto di acido ascorbico inferiore a quello fornito da cibi vegetali che ne sono ricchi. Queste mutazioni avrebbero reso possibile un maggior recupero dell’acido ascorbico nelle urine da parte dei tubuli renali e una aumentata capacità di certe cellule di estrarre l’acido ascorbico presente nel plasma.

Altri Mammiferi, oltre all’uomo e a certe scimmie, presentano il difetto di produzione dell’enzima GLO: sono il porcellino d’india e alcuni pipistrelli che si cibano di frutta.
La perdita della GLO nell’evoluzione del porcellino d’india è un evento relativamente recente, avvenuto meno di 20 milioni di anni fa.

In realtà il gene per la L-gulonolattone-ossidasi è presente nell’uomo e nel porcellino d’india in forma di pseudo-gene, mutato e incapace di funzionare. Nel genoma umano tale pseudogene è stato localizzato sul braccio corto del cromosoma 8 (8p21.1) e contiene solo 5 dei 12 esoni (porzioni codificanti) che costituiscono il gene funzionale, mentre nel porcellino d’india ne restano 7.

Come abbiamo puntualizzato all’inizio, il ciclo biochimico dell’acido ascorbico è un importantissimo sistema di ossido-riduzione e la sua perdita non poteva essere senza conseguenze nella fisiologia delle specie che ne sono privi; ma per fortuna nel progredire dell’evoluzione altri sistemi hanno contribuito almeno in parte a compensare la carenza.
Per contrastare gli effetti dei radicali superossido, pericolose forme reattive dell’ossigeno, interviene un altro enzima, la superossido dismutasi (SOD), che li trasforma in molecole meno pericolose (ossigeno e acqua ossigenata).
Guarda caso la SOD non era indotta nei primi Vertebrati terrestri, ma la sua attività è aumentata nei Mammiferi carenti di GLO: c’è infatti una correlazione inversa tra gulono-lattone ossidasi e superossido dismutasi nel corso dell’evoluzione, con attività della SOD particolarmente elevata proprio nelle specie che mancano della GLO.
Comunque la SOD non può rimpiazzare completamente GLO; infatti l’acido ascorbico oltre a rimuovere i radicali ossigeno, protegge anche dalla perossidazione lipidica e dalla degradazione ossidativa delle proteine, quindi persiste la necessità di introdurre acido ascorbico con l’alimentazione.

In conclusione, l’acido ascorbico differisce dalle altre vitamine perché la maggior parte delle specie animali continuano a produrlo, nonostante la sua presenza negli alimenti naturali. Si deduce che nel corso di decine e centinaia di milioni di anni il quantitativo di acido ascorbico presente nel cibo a disposizione non ha potuto coprire in modo ottimale il fabbisogno e giustificare l’abbandono del meccanismo biologico per la sua produzione.

Questa capacità è stata persa in almeno quattro occasioni nella recente storia dei Vertebrati: nell’antenato comune all’uomo e a certe scimmie, nel porcellino d’india, in pipistrelli che si nutrono di frutta e in alcuni uccelli Passeriformi. La mutazione responsabile all'epoca è risultata vincente in termini evolutivi perché gli animali in questione vivevano in un ambiente in grado di fornire loro acido ascorbico in abbondanza.

 

http://www.amicacavia.net/forum/topic/1269-perche-il-porcellino-dindia-e-luomo-non-producono-la-vitamina-c/&sa=U&ei=OrF3TcaxO4qfOsep0ccB&ved=0CB8QFjAJ&usg=AFQjCNEyWrSMTrNpAw5jPx0yWBcZBRWvNw#top

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