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50 curiosita' sul nostro cervello

Una raffica di informazioni sull’organo più complesso e misterioso del corpo

in occasione della Settimana mondiale del cervello

….finalmente lo conosciamo meglio!

-Facciamo dai quattro ai sette sogni per notte

E almeno la metà la rimuoviamo entro i primi minuti dopo il risveglio

-Si calma con l’odore di cioccolata…BASTA SOLO L’AROMA

È il posto più grasso del corpo

-Contiene per circa il 60% sostanze lipidiche, che sono fondamentali per il suo funzionamento e in particolare per l’integrità quindi occorre inserirle nel cibo!

….leggi tutto sotto e’ interessantissimo

Al via oggi l’edizione 2016 della Settimana mondiale del cervello, appuntamento annuale della Brain Awareness Week, in corso fino al prossimo 20 marzo. Promossa a livello globale dalla Dana Alliance for the Brain, l’iniziativa accende i riflettori sull’organo più interessante e ricco di misteri del nostro corpo coinvolgendo ancora una volta gli scienziati, le associazioni di pazienti e, in generale, tutti i cittadini desiderosi di cogliere le ultime dal mondo della ricerca o di informarsi sulle nuove prospettive di diagnosi o terapeutiche.

Nel nostro Paese, dove l’evento è appoggiato dalla Società italiana di neurologia, il tema chiave di quest’anno è Il tempo del cervello, a sottolineare l’importanza di agire in modo tempestivo sulle malattie che lo prendono di mira, della diagnosi precoce e della necessità di passare dalla ricerca all’applicazione il più velocemente possibile.

Per l’occasione, ecco pronta per per voi una vasta serie di news e curiosità su quest’organo: non solo per capire meglio com’è fatto e come funziona, ma anche per provare, attraverso stili di vita scientificamente approvati, a tenere in forma i nostri neuroni. A proposito: sapete quanti ne abbiamo nella testa?

 

FORSE NON SAPEVAMO CHE:

• Diventa buio in soli 5 minuti

Il mancato apporto di ossigeno anche per un piccolo intervallo di tempo può comportare un danno permanente ai tessuti cerebrali

• La meditazione modifica la morfologia del cervello

Chi pratica regolarmente questa disciplina ha mostrato cambiamenti nelle aree della corteccia deputate alla memoria, allo stress e alla consapevolezza di sé

Chi gioca ai videogiochi in modo compulsivo ha connessioni cerebrali alterate

• Si è visto che queste persone riescono a rispondere più rapidamente ad alcuni stimoli improvvisi, ma allo stesso tempo diventano più distratte

No, non si perde e riacquista la memoria con una botta in testa

Cert, un brutto colpo può generare confusione, ma non cancella la memoria autobiografica come succede nei film, né tantomeno una botta successiva la fa riacquistare

• Le funzioni del cervello sono migliorate dalla pratica sportiva

L’esercizio svuota la mente, ossigena il cervello e può essere una vera e propria terapia per alcuni disturbi mentali

La mente dei teenager non è fatta per abbracciare la prospettiva di qualcun altro

La capacità di immedesimarsi negli altri si sviluppa infatti solo verso la fine dell’adolescenza

• Si lavora a cortecce cerebrali in miniatura

Tentano di riprodurle oggi gli scienziati in laboratorio per lo studio ravvicinato di disturbi come la schizofrenia e la depressione

• Nessun dolore

Diversamente dalla pelle, dai muscoli e dagli altri organi, nel cervello non ci sono nocicettori, i recettori per gli stimoli dolorosi. Insomma, il cervello non fa mai male

La sua salute risente molto di quel che mangiamo

• Esiste un’intera branca della ricerca che studia i rapporti tra alimentazione e funzionalità del cervello

Apprezza la curiosità

• Attraverso il neuroimaging si è scoperto che le menti più assetate di conoscenza modificano fisicamente la struttura del cervello, predisponendolo all’apprendimento la struttura del cervello, predisponendolo all’apprendimento

• FACCIAMO QUELLO CHE UN ALTRO FA:

Basta guardare qualcuno compiere un gesto, che nel nostro cervello si attivano cellule nervose come se lo stessimo facendo anche noi

Questa, in sintesi, la teoria dietro la grande scoperta dei neuroni specchio

• Meno aree, più network

Anziché mappare le aree del cervello, i neuroscienziati sono oggi più concentrati a ricostruire le reti fra le aree tra loro interconnesse che funzionano insieme, cioè i network

Esiste un collegamento tra i microbi del nostro intestino e il cervello

Si chiama gut brain axis ed è il legame dimostrato tra il microbiota, cioè le migliaia di miliardi di microbi

• dell’organismo, soprattutto nel tubo digerente, e le funzioni cerebrali

Dimenticare è importante come ricordare

Cancellare le informazioni non necessarie per far spazio alle nuove è un processo attivo, necessario a conservare l’integrità dei processi nervosi

• Si forma tutto il cervello a partire da un “tubo”

A sole tre settimane dal concepimento, uno strato di cellule si ripiega a generare il tubo neurale, il precursore del sistema nervoso centrale

• Alcuni circuiti cerebrali vengono fisicamente manomessi dall’ansia

In particolare quelli che elaborano le potenziali minacce, portando a una percezione alterata della realtà e un continuo stato di allerta

Alcune alterazioni al lobo frontale sono state associate ad alcuni reati d’impeto

Già, le neuroscienze, e in particolare il neuroimaging, stanno penetrando sempre più il campo della criminologia e le aule dei tribunali, anche se per gli esperti bisogna andarci coi piedi di piombo

• La depressione ha una base biologica

Pur essendo di origine psicologica o traumatica, le ipotesi sui meccanismi di questo disturbo mentale puntano tutto su alcuni processi molecolari

Pesa poco meno del nostro fegato

Nell’essere umano adulto, si aggira tra 1,3 e 1,4 chilogrammi

Il sonno ripulisce il cervello

Oltre che ripulirlo dalle tossine, dormire migliora le capacità di giudizio e aumenta la nostra velocità d’azione

La caffeina ci aumenta la RAM

• Grazie al neuroimaging sappiamo che questa sostanza attiva le aree della corteccia frontale deputate alla memoria a breve termine e all’attenzione

L’olfatto è il senso che più stimola i ricordi

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Inoltre gli scienziati hanno dimostrato che alcuni odori sono in grado di attivare più di altri le aree cerebrali deputate alla memoria autobiografica

• La percezione del tempo nel cervello è un campo tutto da scoprire

Anche solo per coordinare i movimenti per colpire una pallina in movimento il cervello deve elaborare moltissime informazioni temporali. Il come rimane ancora una domanda senza risposta

Le donne non vengono da Venere, gli uomini non vengono da Marte

• Nessuna ricerca sul cervello ha confermato lo stereotipo che le donne siano più emozionali, così come non è dimostrato che gli uomini siano più razionali o aggressivi

• Uno degli animali più utili per capire il cervello umano è il furetto

Questo animale si è dimostrato una finestra per capire lo sviluppo cerebrale e per studiare condizioni problematiche come l’autismo o le lesioni

È impossibile riempirlo tutto

La memoria del cervello è diversa da quella di un hard disk ed è virtualmente illimitata

• La violenza domestica fa male (anche) al cervello

I bambini che subiscono stress e abuso tra le mura di casa sono esposti a un rischio più elevato di sviluppare ansia e depressione da adulti

 

Si calma con l’odore di cioccolata…BASTA SOLO L’AROMA….

• Gli scienziati hanno visto che questo aroma fa aumentare le onde cerebrali connesse alla rilassatezza

Non c’è alcun legame tra emisfero, lato razionale e lato creativo

Emisfero destro e sinistro non sono associati a tratti della personalità, bensì lavorano insieme in modo integrato

• Da mille a diecimila È invece il numero di sinapsi di ciascun neurone

• Operazioni da svegli

Sì, esistono interventi chirurgici che è possibile effettuare con il paziente sveglio senza che senta dolore

• Genera decine di migliaia di pensieri al giorno

Anche 70mila, secondo gli esperti

Non è vero che ne usiamo solo il 10%

Si tratta solo di una credenza. Le scansioni cerebrali hanno dimostrato infatti che non ci sono aree

• Si tratta solo di una credenza. Le scansioni cerebrali hanno dimostrato infatti che non ci sono aree inattive, ma solo aree più attive di altre

Facciamo dai quattro ai sette sogni per notte

E almeno la metà la rimuoviamo entro i primi minuti dopo il risveglio

• Più grande il cervello, maggiore l’intelligenza?

No, la nostra capacità di capire, imparare ed elaborare i concetti non è proporzionale alla taglia del cervello, dipende piuttosto da quanto esso è ricco di connessioni

• L’alcol dà alla testa per davvero

Intercorrono appena sei minuti tra il momento in cui beviamo vino o birra e quello in cui l’alcol inizia ad alterare la comunicazione tra le cellule del cervello

Non è mai troppo tardi perche’ si continui a sviluppare…

Anche verso la fine degli “anta” il nostro cervello continua a svilupparsi

• Raggiunge il 90% delle sue dimensioni nei primi anni di vita

Più o meno quando siamo in prima elementare

È una questione cerebrale se non soffriamo il solletico facendocelo da soli

Questo perché il cervello distingue tra uno stimolo esterno inaspettato e un tocco fatto da noi stessi

• È una macchina che brucia senza badare a spese

Il cervello richiama il 20% dell’afflusso di sangue corporeo e consuma il 20% dell’ossigeno dell’organismo

Lo stress cronico danneggia il cervello

Il meccanismo passa attraverso squilibri ormonali che, a lungo termine, finiscono per logorare le cellule nervose

• Il sesso? Una ginnastica per il cervello

Migliora il sonno, è antistress e ha dimostrato di attivare alcune aree della corteccia deputate alla memoria

• Districarsi tra le connessioni neuronali è un vero labirinto

Tanto che una branca delle neuroscienze si dedica esclusivamente a ricostruire (un po’ come la genetica col dna) la mappa completa del connettoma, cioè di come sono legati gli uni con gli altri i neuroni nel sistema nervoso centrale

L’arrivo di un figlio lascia una traccia anche nel cervello

• E questa traccia è diversa tra la neo-mamma e il neo-papà, dove l’attivazione dei circuiti relativi ai comportamenti genitoriali avviene con tempistiche diverse

Non solo ossa, muscoli e occhi

Ma anche il cervello subisce alterazioni in condizioni di microgravità.

È il posto più grasso del corpo

• Contiene per circa il 60% sostanze lipidiche, che sono fondamentali per il suo funzionamento e in particolare per l’integrità quindi occorre inserirle nel cibo!

Ridere è tutt’altro che semplice

La risata è il risultato dell’azione integrata di ben cinque aree della corteccia

Come si fissano i ricordi?

Il dibattito è aperto, ma sembra che le informazioni vengano scritte nel cervello con la formazione (o il rafforzamento) di sinapsi tra i neuroni

• Anche nel cervello ci sono i recettori del gusto

Gli scienziati li hanno trovati anche nello stomaco, nell’intestino, nei polmoni e persino nei testicoli

• Cento miliardi

Questo (più o meno) il numero di neuroni che formano il nostro cervello

Grandioso……

http://maticciofive.com/50-curiosita-sul-nostro-cervello/

 

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CAMBIAMENTI CLIMATICI ? MA CHIAMATELI CON IL LORO NOME: CHEMICALTRAILS ED ELETROMAGNETISMO PER SCOPI BELLICI E DI POTERE

Torna sabato 19 marzo l’Ora della Terra/Earth Hour 2016: alle 20.30 ciascun Paese, secondo la propria ora legale, spegnerà per un’ora tutte le luci.

Contro i cambiamenti climatici, i cittadini, le aziende e le istituzioni sono quindi chiamati ad agire concretamente “insieme per il cambiamento”, con spegnimenti simbolici delle luci per un’ora, dal Pacifico alle coste atlantiche, e con vari eventi, tra cui cene “amiche del clima” in tutta Italia.

CAMBIAMENTI CLIMATICI ? MA CHIAMATELI CON IL LORO NOME: CHEMICALTRAILS ED ELETROMAGNETISMO PER SCOPI BELLICI E DI POTERE!

ciascun Paese, secondo la propria ora legale, spegnerà per un’ora tutte le luci.

Un atto dovuto, soprattutto alla luce dei preoccupanti dati che snocciola WWF, tracciati dal gruppo di lavoro coordinato da Paola Mercogliano del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti climatici (CMCC): meno pioggia, ma precipitazioni violente e concentrate in alcuni periodi dell'anno, siccità estive sempre più marcate sulle Alpi e sulla Pianura padana, dove le magre prolungate del Po potrebbero mettere in ginocchio l’agricoltura e la zootecnia.

In più, vi sono un generale incremento della temperatura media in Italia nel corso di tutto il 21° secolo, fino a 6°C nello scenario peggiore, e un aumento dei periodi aridi in regioni come la Calabria, la Toscana e il Veneto.

In futuro, insomma, davvero secondo gli scienziati non ci saranno più le mezze stagioni: caldo e freddo all’improvviso cambieranno sempre più le nostre abitudini di vita e non solo. L’impatto più evidente si avrà sulle aree agricole, e quindi sul cibo, ma anche sulla produzione di energia idroelettrica e industriale.

IL CASO “ESTREMO” DEL IL BACINO DEL PO

Rischio alluvioni in autunno e inverno, aumento del rischio dei periodi di magra in estate: eccolo qui il singolare caso del bacino del Po, dove altra conseguenza sempre più probabile sarà l’inversione marina, con l’ingresso del cuneo salino lungo il fiume a causa della diminuzione della portata d’acqua dolce, con danni per agricoltura e industria. Quindi in sostanza per il Po si prospettano oltre i due mesi di magra in estate, quando evaporazione e traspirazione mettono a dura prova le coltivazione e l’afa provoca difficoltà per l’industria zootecnica.

 

CALDO ED EVENTI ESTREMI

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Nell’ultimo trentennio del XXI secolo (2071-2100), nei mesi estivi le regioni settentrionali della nostra penisola potrebbero mediamente registrare incrementi addirittura maggiori di 6°C. Le precipitazioni invernali al nord e in particolare in Liguria, secondo lo scenario "medio" aumenteranno, andando oltre i 4-5 millimetri al giorno nello scenario più pessimista (con maggiori emissioni di gas serra), accentuandone così la stagionalità.

Si verificherà un incremento degli eventi meteo estremi, come i periodi aridi, caratterizzati cioè da giornate consecutive con precipitazioni inferiori a un millimetro al giorno che, in regioni come la Toscana, potrebbero aumentare tra il 30%, secondo lo scenario "medio", e giungendo fino all’80% per lo scenario pessimistico. Con questi scenari, in campo agricolo colture come la vite e l’olivo subiranno pesanti ripercussioni: l’areale della vite tenderà a spostarsi verso Nord e in altitudine, mentre per quanto riguarda l’olivo lo scenario è quello dell’anticipo delle fioriture e situazioni critiche per i lunghi periodi di siccità che potrebbero causeranno inevitabilmente l’incremento della richiesta di acqua da irrigazione.

SOTTO I 2 GRADI SI PUO’

Il futuro non è nei combustibili fossili, anzi l’indicazione più rilevante dell’accordo raggiunto alla COP21 di Parigi è la decisione di stare ben al di sotto di 2°C gradi di aumento medio della temperatura globale, facendo ogni sforzo per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto all’era pre-industriale. È da qui che si fa ancora più importante la necessità di accelerare la transizione verso un’economia libera dal carbonio e quindi dai combustibili fossili.

 

Cambiare il Cambiamento Climatico, spegnere le luci per accendere il cambiamento: con questo slogan, insomma, il WWF ci invita anche quest’anno a combattere concretamente il cambiamento climatico. E' ora di darci una mossa!

Germana Carillo

www.GREENME.IT

 

SI E DI SMETTERE DI IRRORARE LA TERRA CON SOSTANZE CHIMICHE ED ONDE ELETROMAGNETICHE CHE ALTERANO IL CLIMA PIU’ DELLA CO2 !!!!

 

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Vivere senza nulla e creare bellezza: la sfida di una clochard a Roma

Vivere senza nulla e creare bellezza: la sfida di una clochard a Roma

Chi l’ha detto che i senzatetto sono sinonimo di degrado? Sul lungotevere di Roma, tra Testaccio e Porta Portese, Laura Galletti ha creato un angolo di bellezza con la sua baracca totalmente ricoperta di disegni allegri e luminosi.

Laura Galletti è un’ex-grafica pubblicitaria, origini venete e una carriera a Milano. La sua storia è stata raccontata più volte ma vale la pena ricordarla

Guadagnava 7 milioni al mese quando ancora esistevano le lire. Dopo la morte della madre ha abbandonato tutto. Non aveva figli né un marito, ha deciso di vivere senza soldi. E ci è riuscita. Prima ha vissuto alla stazione Tiburtina. Da tre anni si è creata una baracca sul lungotevere nella zona di Porta Portese.

E’ la baracca più pulita e ordinata delle tante che esistono sul fiume. Per Laura quello che conta è creare bellezza intorno a sé, ha anche decorato la parete dei bastioni del Tevere a cui si appoggia la baracca con decine di metri di murales pieni di fiori e colori allegri.

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Ora ha 70 anni, cinque anni fa ha maturato la pensione. I primi mesi li ha usati poi ha deciso di regalarli a chi ha più bisogno di lei. Tieni per sé solo 27 euro.

’Non ho bisogno di altro e in questo modo riesco a conservare il piacere di vivere di quello che trovo o che mi viene donato, come è accaduto in questi dodici anni”, spiega.

Servizio di Flavia Amabile

GUARDATE IL VIDEO: CHE MURALES!  DEGNI DI UN GRANDE PITTORE! CHE FORTE CHE SEI LAURA GALLETTI!

http://www.lastampa.it/2016/03/15/multimedia/italia/chi-lha-detto-che-i-senzatetto-sono-sinonimo-di-degrado-r44L8gjFilNJ58PDyABBYO/pagina.html

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Costa d’Avorio: tra i bimbi di Abidjan, avvelenati dai rifiuti dell’Europa

Costa d’Avorio: tra i bimbi di Abidjan, avvelenati dai rifiuti dell’Europa

 

Negli slum del Paese africano si muore per gli scarichi tossici di una multinazionale europea. Bambini e adulti si ammalano di cancro. Come Malana, 4 anni, il volto trasformato dal linfoma di Burkitt. O Juliette, 30 anni, che spiega: "Dalle ustioni la bocca mi si era quasi completamente chiusa, le labbra attaccate l'una all'altra"

di Vauro Senesi |

Abidjan (Costa d’Avorio) – Vista da lontano, dalla strada asfaltata, prima di addentrarvisi, la baraccopoli Attè Coubè di Boribana ad Abidjan appare come una sterminata chiazza grigia. I tetti di lamiera, di cartone o di tela sono così a ridosso tra loro da dare la sensazione di un tutt’uno scolorito uniformemente dalla miseria. Una chiazza grigia schiacciata tra gli ultimi brandelli di città e l’acqua limacciosa della laguna della baia. Ma appena i piedi calpestano la fanghiglia del Dedalo dei suoi vicoli strettissimi ritagliati tra le baracche, tanto stretti che due persone affiancate stentano a passarvi, i colori esplodono rivelandone la vita come espulsi dalle vene della bidonville, i canali delle fogne a cielo aperto colmi di putridume indistinto.

I colori accesi e sgargianti delle lunghe vesti delle donne: giallo intenso, verde smeraldo, blu cielo, e insieme a questi il bianco dei sorrisi dei bambini che brilla in contrasto con la loro pelle scura. Decine, centinaia, migliaia di bambini. Frotte chiassose che paiono riempire della loro voglia di gioco e di allegria ogni spazio angusto tra le baracche e i banchetti di assi mezze marcite dov’è esposta per la vendita la merce della fame: brandelli di carne di capra neri di mosche, pezzi di pesce seccato sui quali, a tratti, fanno rapide scorrerie grossi lucertoloni neri e gialli. Colori e voci. Voci dello schiamazzare dei bambini, voci di preghiera dalla baracca che funge da moschea, voci e suoni gracchianti da vecchie radioline a transistor. La chiazza grigia di Attè Coubè dentro ribolle di vitalità. Trabocca di una disperazione talmente profonda e senza tempo da aver forse perso la cognizione di sé, da somigliare incredibilmente alla gioia del vivere.

Il tuo cancro vale meno del mio profitto :

– È questa allegria disperata a permeare l’aria, rendendola respirabile nonostante il fetore feroce del sudiciume che la impregna. Oggi siamo noi il nuovo gioco del popolo dei bambini di Attè Coubè. Fanno a gara a toccarci, a darci la mano, ridono eccitati e divertiti venendoci dietro ed attorno mentre guidati da Hassan andiamo verso l’abitazione della madre di Bintou. È stato lui a fissarci un incontro con lei e la sua bimba di sette anni. Pochi giorni fa la madre di Bintou aveva accettato di farcela conoscere, di raccontarci di lei, della piccola Bintou ammalata di cancro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le baracche sono basse, lasciano scorgere laggiù in fondo alla baia le sagome delle grandi petroliere attraccate nel porto di Abidjan. È con una di quelle navi che è arrivata qui la malattia di Bintou, ancor prima che lei nascesse. Dal suo ventre metallico il veleno chimico ha iniziato a scorrere nell’acqua, a saturare l’aria, a mischiarsi al fango della povertà rendendolo ancora più micidiale. “Quando piove e l’acqua lo bagna – ci dice Hassan – il terreno ancora libera gas e allora l’odore acido si sente forte. Brucia la gola, fa lacrimare gli occhi”.

quando laggiù alla banchina della Puma Energy era attraccata, battente bandiera panamense, la petroliera Probo Koala con il suo carico di 530 metri cubi di rifiuti derivati dalla raffinazione del petrolio, effettuata in mare aperto nella nave stessa. Raffinazione con soda caustica. Metodo poco costoso ma pericolosissimo proprio per le sue rimanenze altamente tossiche. La Probo Koala era stata presa in affitto dalla società Probo Koala Shi pping Inc. nelle isole Marshall dalla multinazionale Trafigura.

Casa madre nei Paesi Bassi, si dirama nelle sue controllate: Trafigura Limited in Gran Bretagna, Trafigura Ag in Svizzera, Puma Energy nei Paesi Bassi, quest’ultima controlla al 100 per cento la Puma Energy di Abidjan in Costa D’Avorio.

Ha navigato attraverso palazzi, consigli d’amministrazione, canali informatici e mari, il cancro, prima di sbarcare qui per aggredire il corpicino di Bintou. La Probo Koala aveva fatto scalo anche nel porto di Amsterdam. Era là che il suo carico venefico avrebbe dovuto essere trattato da una società specializzata. Prezzo concordato per lo smaltimento: 27 euro a metro cubo, che era salito però a mille euro al metro cubo quando la società aveva verificato il suo altissimo livello di tossicità: soda caustica, benzene, stronzio e altre schifezze mortali.

“Troppo caro” devono aver pensato Claude Dauphin ed Eric De Turckheim, dirigenti della sede di Londra, dando ordine alla Probo Koala di salpare con il suo carico ancora a bordo alla volta di Abidjan, Costa D’Avorio, in quegli anni lacerata dalla guerra civile e quindi con bassissimo rischio di controlli ed alte possibilità di corruzione.

Vite di sconosciuti, poveracci comunque già ostaggi di guerre e miseria, non valgono niente a fronte di un risparmio di un profitto di 515,690 mila euro. Nulla di eccezionale. Solo un piccolo buon affare per la Trasfigura.

Siamo quasi arrivati davanti alla casa della mamma di Bintou. Hassan esita a proseguire. Sul viso la tristezza, prima appena accennata, si è trasformata nella contrazione di dispiacere profondo e di pudore che ora ne segna l’espressione. Nonostante il riso spensierato dei bambini che ci circondano proviamo dolore anche noi. Dolore e smarrimento. Hassan allontana i bambini con un gesto autoritario ma non cattivo. Loro sciamano via. Sul davanti della casa della madre di Bintou si apre un piccolo atrio di cemento coperto da una tettoia di lamiera, così bassa che bisogna curvarsi per entrare nella sua ombra. Non la conosceremo la piccola Bintou. Lo sa Hassan, lo sappiamo noi, perché è la prima cosa che ci ha detto quando ci siamo incontrati sul confine della Bidonville.

“Bintou è morta stamattina, sua madre vuole vedervi lo stesso. Andiamo a porgerle le nostre condoglianze”. Noi lo abbiamo seguito in silenzio. Ci fa sedere nell’atrio basso, la madre di Bintou. È una donna alta, molto bella. La sofferenza che sta provando non è riuscita a strappare la grazia alle sue fattezze. La raccontano i suoi occhi. Le palpebre semi abbassate dalla stanchezza del dolore. I movimenti gentili ma lenti. Ha mani grandi dalle dita affusolate. In braccio tiene una bambina di tre mesi, piccolissima. L’ultima nata, la sorellina di Bintou. Le grandi mani la racchiudono quasi tutta come volessero proteggerla da una minaccia invisibile.

L’odore “che brucia” e non se ne va più via (soda caustica !) – “Ricordo l’odore”, racconta la mamma, “un odore strano, forte, faceva bruciare la pelle, lacrimare gli occhi, dava nausea. Torna anche adesso quando piove, – ci dice anche lei – è da quando quell’odore è comparso che i bambini ma anche gli adulti, hanno preso ad ammalarsi. Di mali che prima non conoscevamo”.

“Abbiamo avviato degli studi che pubblicheremo nel 2016 sulla correlazione tra tumori e rifiuti tossici – ci dirà, quando lo incontreremo, il dottor Innocent Adoubi, direttore del programma nazionale di lotta contro il cancro – ma posso già affermare con certezza che il benzene ha provocato e sta provocando un forte aumento della leucemia”. Ecco il male, prima poco diffuso, che si è portato via Bintou.

“L’odore che brucia” lo chiama sua madre. “Un odore di cipolla, però molto più forte” lo definisce Juliette Gueibla, 30 anni, lei vive in un’altra baraccopoli a Yopougon. Juliette ha attacchi di vomito, sta gradualmente perdendo la vista, non potrà più avere figli. “Dalle ustioni la bocca mi si era quasi completamente chiusa, le labbra attaccate l’una all’altra” . È arrabbiata, Juliette. “Siamo poveri, abbiamo la pelle nera ma il nostro sangue è rosso, uguale a quello dei capi di Trafigura.

Che diritto avevano di farci questo?”. Ce la vuol mostrare la sua pelle, Juliette. La rabbia è più forte del pudore. Si alza la camicetta fin sopra il reggiseno. Il suo bel corpo di ragazza è costellato di piccole e fitte chiazze violacee, sembrano tante bruciature di sigaretta. “Ma non se ne vanno. Continuano a bruciare”.

L’odore. “Puzza di gas” lo definisce semplicemente Adama Diakite. Seguiamo il percorso dei veleni che sono stati sversati in ben diciotto diversi luoghi della città. Almeno quelli accertati fino ad adesso, in realtà forse molti di più. Adama è uno sfasciacarrozze. Vive con la sua famiglia tra le carcasse di auto arrugginite e le montagne di vecchi copertoni che fiancheggiano una delle arterie periferiche di Abidjan, Abobo Anador. Un lungo cimitero di mezzi che si dipana su una striscia di terra battuta tra l’argine della strada ed il fitto della foresta. “L’ho visto, quella notte, il camion scaricare qui. Il giorno dopo siamo stati presi da vomito, mal di testa, gonfiori di pancia. Non capivamo cosa stesse accadendo. Il governo ci mandò dei farmaci antidiarroici. Non servivano a nulla”.

L’ultima tappa del nostro viaggio sulle tracce dell’odore ci porta ad Ackquèdo, là “discarica autorizzata” di Abidjan. Era qui che i camion avrebbero dovuto sversare tutto il carico tossico della Probo Koala.

Sterminata, infinita piana, resa collinosa dai mucchi di spazzatura che si alzano su strati e strati di altra immondizia. Le nubi dense di fumo nero dell’autocombustione macchiano il cielo. Grandi stormi di aironi bianchi si levano in volo e ridiscendono, contendendosi il cibo tra i rifiuti con gli stormi delle cornacchie. Ma non sono gli uccelli la specie principale che popola questo paesaggio putrido e triste.

L’umanità sprofondata nell’immondizia

– Gli uomini, le donne, i bambini sono molti di più. È qui che vive il popolo della discarica, in baracche che a malapena si distinguono dal pattume sul quale sorgono. Un’intera umanità che sopravvive di tutto ciò che è riciclabile, usabile, rivendibile. China tutto il giorno tra il marciume. Le sagome antiche delle donne africane che camminano aggraziate reggendo sulla testa il loro carico si stagliano in tutta la loro eleganza mentre camminano nelle strade di melma fetida ricavate tra i cumuli. Ma non portano anfore o ceste di frutta, portano enormi sacchi colmi del ricavato della loro ricerca. Ci sono un’infinità di bimbi piccolissimi che ancora non sanno camminare. Alcuni nelle sciarpe di tela legate alla schiena delle madri, altri seduti giocano con il lerciume incuranti delle mosche che li assediano a sciami, posandosi sugli occhi e sulle labbra. Il tanfo è talmente forte che l’aria stessa pare aver acquisito una consistenza densa, appiccicosa e soffocante. Eppure è stato proprio il popolo della discarica di Ackquèdo a riconoscere subito l’odore come estraneo ai miasmi di sempre ed a ribellarsi immediatamente dopo i primi sversamenti dei camion, impedendo che continuassero. Ma c’e’ chi ha pagato

Chi davvero ha pagato e continua a pagare sono le tante, troppe, Bintou. Uno studio ancora approssimativo quantifica in 30mila le vittime degli sversamenti tossici della Probo Koala nel breve periodo, ed in più di 100mila nel medio-lungo periodo. Una stima sicuramente per difetto: nelle bidonville sono molti i senza nome. Quelli ai quali la miseria nega anche un numero su un pezzo di carta. Esseri umani senza volto. Come lo è Malana, 4 anni, seduta nel suo lettino nel reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale di Treichville ad Abidjan. Il linfoma di Burkitt ha trasformato il suo viso in una massa informe di carne tumida e rigonfia.

È chiamato anche cancro africano perché si manifesta particolarmente dove la mancanza di igiene ambientale e la denutrizione portano all’abbassamento delle difese immunitarie. L’esposizione a sostanze tossiche come i solventi ne favorisce lo sviluppo. L’oncologia dell’ospedale di Treichville non ha radioterapia né stanze sterilizzate, ma chi riesce ad arrivarvi è fortunato. I venti posti letto disponibili sono gli unici della Costa D’Avorio con i suoi più di venti milioni di abitanti, così come i sette oncologi sono i soli in tutto il paese. I farmaci per la chemioterapia vi arrivano soltanto grazie al lavoro di una Ong italiana, “Soleterre, in cooperazione con il “Gruppo di appoggio franco africano” nato all’Istituto Gustave Roussy di Parigi.

La “Soleterre” (ass. umanitaria) e il sorriso di Andrea

– È li che conosciamo Francois, Laetitia, Izaac e gli altri bambini e bambine colpiti dal tumore. Quelli che hanno la forza e la possibilità di alzarsi dal lettino sono tutti nella stanza di ricreazione allestita e seguita sempre dagli operatori di “Soleterre”. Stanno cantando, accompagnando il ritmo di una bella canzone africana con il battere della mani. Un po’ di allegria, di gioco, sono terapia, importante quanto lo sono i farmaci. Ci divertiamo insieme a disegnare ed a colorare uccelli buffi e strampalati.

Due giorni dopo, nella casa dove “Soleterre” dà ospitalità ai genitori ed ai bambini sotto terapia che non avrebbero altro luogo dove andare se, come Andrea, sono arrivati da villaggi lontani. Andrea sorride perché ha fatto amicizia con Laetitia, ospite della casa anche lei. Ora si sente un po’ meno sola e persa. “Ciao Laetitia, ciao Andrea. Je vous donne la demi route”. La mezza strada. È il saluto ivoriano. Un augurio per rincontrarsi. Mezza strada è la metà del percorso che si deve fare a ritroso per ritornare. Mezza strada perché non ci si allontani troppo.

Non siamo poi così lontani noi qui in Italia. Non lo è certo la Acegas del gruppo Hera che fa parte della Acea, primo produttore italiano per i rifiuti trattati, che nel 2009 costituisce la Adria Link, società partecipata in egual misura da Enel Produzione Spa e da Trafigura Elettricity Italia srl (adesso Spa) incurante ed indifferente riguardo alle responsabilità criminali della Trafigura nella tragedia provocata dalla Probo Koala. Certo, l’incuranza e l’indifferenza non sono crimini. Sono “demi route” a metà strada con la complicità.

(Ha collaborato Gabriele Fazio)

Da Il Fatto Quotidiano

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Si possono fare molti soldi dicendo alle persone sane che sono malate

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Così inizia un articolo scritto per il “Britisch Medical Journal” da un giornalista scientifico, un medico di base e un professore di farmacologia clinica, il cui titolo esplicita l’argomento: "Vendere malattie: l’industria farmaceutica e il mercato della malattia".
Gli autori dimostrano, con numerosi esempi, che c’è una costante azione, da parte dell’industria farmaceutica, di medicalizzazione della società, al fine di allargare il mercato.

 

Lo studioso della Sanità Gianfranco Domenighetti così descrive le strategie di allargamento del mercato messe in atto dall’industria e dagli altri anelli della rete.“Anticipazione della diagnosi, screening e altre procedure assimilabili, che tendono ad estendere il dominio della malattia sul piano temporale della vita. Abbassamento della soglia tra normalità e patologia, che tende ad estendere il dominio della vita sul piano quantitativo. Attribuzione della qualifica di patologico a condizioni esistenziali comuni, che tendono ad estendere il dominio della malattia sul piano qualitativo”. La promozione dello screening rappresenta probabilmente “il più grosso business per creare nuovi ammalati”, scrive Domenighetti.


Tipico è lo screening per il PSA (l’antigene prostatico specifico), che è stato proposto a tappeto in Europa e negli USA a maschi cinquantenni, anche in buona salute, con effetti nulli sul controllo della mortalità per tumore alla prostata, con molti effetti negativi derivanti dalla diffusione ingiustificata della chirurgia della prostata e con molti effetti positivi per i produttori dei test e dei farmaci...

L’ALTRO PILASTRO DELLA STRATEGIA DI MARKETING è l’abbassamento della soglia che divide il normale dal patologico. 
Gli esempi li abbiamo sotto gli occhi: la soglia del colesterolo e quella della pressione arteriosa sono diventate talmente mobili verso il basso che si fa fatica a catturare l’ultime limite. Al punto che ormai è frequente sentire cardiologi dire che meno colesterolo si ha e meglio è, stravolgendo la fisiologia e la biochimica, che ci insegnano che questa molecola è essenziale per la stabilità della membrana cellulare e per la sintesi degli ormoni steroidei (ormoni sessuali, cortisolo, DHEA e altri di minor peso).


Dal punto di vista conoscitivo, adottare questo punto di vista significa passare dal concetto di equilibrio dei valori (del colesterolo, della glicemia, della pressione arteriosa, eccetera) a quello di nemici interni da annientare.

 

IL CONCETTO DI SALUTE CHE E’ ALLA BASE NON E’ QUELLO DI EQUILIBRIO
che la persona ricerca in prima persona, ma è quello di difesa dai nemici sia interni che esterni, da realizzarsi con armi che vengono fornite dall’esterno sotto forma di pillole, bisturi e simili.
Ray Moynihan, primo firmatario dell’articolo sopra citato, in un suo recente libro fa notare che la decisione di abbassare la soglia del colesterolo in USA, dopo molte traversie, è stata presa nel 2004 da un gruppo di nove esperti federali, di cui otto hanno interessi con le industrie che producono farmaci per abbassare il colesterolo. Le nuove linee guida, solo negli USA, hanno di colpo creato 25 milioni di malati in più, facendo passare da 12 a 36 milioni le persone che dovrebbero ricevere un farmaco per abbassare il colesterolo.

Per non parlare poi delle linee guida sull’ipertensione, per le quali, nel giro di pochi anni, si è passati da una pressione di 90/140 considerata normale a 120/80.

 

Infine nella primavera del 2003, gli esperti chiariscono che se si raggiungono quei valori la persona deve essere considerata in “pre-ipertensione”. Insomma per questi signori, uno per essere considerato sano, dovrebbe stare sempre sul filo dell’ipotensione!

Anche qui è ovvio che abbassare la soglia significa alzare la prescrizione di farmaci, e comunque medicalizzare uno stato normale.

Fonte: www.ilfattaccio.org

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