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Tumori: Addio alla Chemio Terapia. E' arrivata in Italia la miracolosa Cell Factory. Ecco dove

 

Tumori: Addio alla Chemio Terapia. E' arrivata in Italia la miracolosa Cell Factory. Ecco dove

 

A Pescara è stata inaugurata all’ospedale Santo Spirito la Cell factory, un laboratorio di manipolazione cellulare criobiologica che curerà i tumori senza chemio, ma con il trapianto di cellule staminali.

Tumori, leucemie, mielomi, linfomi, sclerosi multipla,Alzheimer, Parkinson e altre malattie degenerative potranno essere curate con il trapianto di cellule staminali prelevate da cordone ombelicale. La biobanca, una struttura di 220 metri quadrati, inaugurata nel reparto di ematologia pescarese e costata alla Regione 4 milioni di euro, dal 2017 potrà accogliere il primo paziente che sarà curato con questo nuovo protocollo.

Le cellule staminali sono usate in oculistica, ortopedia, ematologia, oncologia ed altre branche della medicina per la loro capacità di far rinascere le cellule e di “riparare” quelle parti del nostro corpo che per malattia o altro si sono ammalate o sono andate perdute.

 

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PIANGERE FA BENE O SEGNO DI DEBOLEZZA? ECCO PERCHE' L'UOMO PIANGE MENO DELLA DONNA

Per molti anni si è pensato che le lacrime fossero il principale segno di debolezza di una persona poiché con il semplice fatto di piangere si dimostrava una personalità immatura. Addirittura si pensava che le persone piangessero perché non sapessero assumersi le responsabilità dei propri errori e cercassero di suscitare compassione.

In realtà vedremo che il pianto emotivo è, non solo un istinto insito nell'uomo come forma di primo linguaggio ma anche vitaleper il suo stato di salute.

 

Il pianto sembra che ci assalga, che arrivi incontrollato e questo solo perchè è legato alla parte antica del nostro cervello ovveroal cervello emozionale, limbico, depositario della nostra memoria inconscia-implicita e che ci offre la risposta emozionale come risposta alla commistione fra percezione dell'evento e ricordo. La conseguenza emozionale è una cascata di effetti fisici fra cui appunto il pianto.

Il pianto quindi come attività involontaria governata dal sistema neurovegetativo (escludiamo qui il pianto indotto da agenti esterni) come espressione di emozioni: dolore,rabbia, paura ma anche felicità.

 

Ho trovato molto interessante la correlazione fra pianto primordiale, nutrimento e perdita del pelo da parte dell'Homo sapiens.

Studiosi infatti hanno osservato una correlazione in tal senso:

 

Il pianto è strettamente legato al nostro cervello emotivo, al sistema limbico, quindi a tutta quella parte che fa capo alla nostra memoria implicita, archetipa, che trascende la parola, un mondo in cui il linguaggio verbale ancora non era in atto.

Il pianto del bambino è la sua prima manifestazione di comunicazione infatti.

Secondo la medicina biologica o integrata il pianto viene definito come uno "scivolamento della funzione originale digestiva".

Il mammifero una volta introdotto il boccone deve insalivarlo per procedere all'assimilazione dei nutrimenti. La secrezione delle ghiandole salivari è pertanto necessaria alla captazione di nutrimento. L’essere umano con il complesso sviluppo del suo sistema nervoso ha una necessità di vissuto emozionale dal quale procede la sua crescita come fosse un vero nutrimento. La deprivazione emozionale infatti genera nell’essere umano conseguenze importanti sullo sviluppo fisico ed emotivo come se le emozioni fossero “cibo”.

 

La perdita del pelo in parallelo ha permesso all'uomo di essere esposto maggiormente agli eventi esterni e contemporaneamente ha permesso un maggior contatto tra gli esseri umani e dunque anche con le emozioni. Il successo evolutivo dell’ assenza di pelo è in relazione alla evoluzione emozionale umana. Il pianto e l’assenza di pelo sul corpo derivano entrambi dalla necessita umana di donare e ricevere emozioni per lo sviluppo delle funzioni più complesse del sistema nervoso.

 

 

 

Le emozioni sono in tal senso un ” nutrimento” per l’ homo sapiens.

Quando l'uomo capta l'emozione questa si trasforma in cibo. Nell'uomo si scatena il pianto pertanto ogniqualvolta, nella ricerca di rapporto emozionale si manifesta una turbativa del prendere o ricevere tali emozioni. Il pianto è un tentativo arcaico di “insalivare” il nutrimento emotivo del quale l’uomo ha assoluto bisogno. L’uomo che vive un conflitto di captazione nei confronti di una anelata emozione esprime una soluzione biologica per il tramite della commozione. Il pianto come commozione è una soluzione biologica al conflitto di captazione della stessa emozione.

 

Il pianto emotivo quindi ha una sua struttura che nasce dall'elaborazione dell'amigdala, quindi la sua costituzione assolve un preciso compito informativo sia per la realtà esteriore di comunicazione corporea - che l'altro percepirà attraverso i suoi neuroni specchio, la sua empatia - sia come valvola di autoguarigione per la realtà interiore.I ricercatori dell’università nel Minnesota (USA) hanno constato che le lacrime del tipo emozionale hanno una composizione chimica diversa dalle lacrime involontarie non legate quindi ad eventi che coinvolgono il cervello. Contengono infatti un quantitativo di prolattina , ormone ACTH e encefalina più alto. Si tratta di ormoni significativi per la relazione, lo stress e il dolore. La interpretazione biologica più elementare, descrive il pianto come una risposta alle emozioni, come la comunicazione non verbale delle emozioni e come il segnale biologico di accettazione.

Infatti nello stato depressivo ad un calo di noradrenalina, dopamina, serotonina il corpo risponde con il pianto come per lanciare un tentativo di aiuto e liberazione rilasciando endorfine, ossitocina e prolattina ACTH..

 

Gli esperti armericani spiegano questa diversa composizione chimica con il fatto che grazie al pianto eliminiamo tutte quelle tossine che si accumulano nel corpo quando si è sotto stress e se non eliminate con le lacrime queste potrebbero arrecare danni al cervello ed al cuore.

 

9 su 10 le persone che hanno dichiarato che il proprio umore migliora e avvertano una maggiore sensazione di benessere dopo un bel pianto, il che le consente di affrontare i problemi con maggior forza avvertendo anche un miglior stato di salute psico fisica.

 

Il pianto diventa un calmante naturale

 

Quando si è tristi, e lo si dimostra piangendo, automaticamente il corpo libera delle sostanze che svolgono il ruolo di un calmante naturale che aiuta a rendere il dolore meno intenso di quanto sembri.

 

Il pianto produce encefalina ,un oppioide endogeno e potente anestetico che insieme all'ossitocina ha il principale scopo, nel corpo umano , di scaricare la tensione accumulata, rilassando i muscoli.

 

Le encefaline sono neurotrasmettitori della famiglia delle endorfine. Vengono secrete a livello cerebrale e sono coinvolte nella regolazione della sensazione dolorifica. Sono agonisti fisiologici dei recettori degli alcaloidi dell'oppio (morfina e derivati), per questo vengono chiamati oppioidi endogeni. Hanno potenza analgesica inferiore a quella della morfina in quanto vengono catabolizzati molto rapidamente, circa 20 secondi.

 

Funzionano da anestetici naturali che portano tranquillità e, in un certo senso, rilassamento.Questo liquido che fuoriesce dagli occhi è molto simile a quello secreto dal corpo quando sudiamo, divenendo questi due modi molto validi di abbassare gli alti livelli di stress

 

Il pianto ripulisce l'anima dalle emozioni tossiche

 

Il pianto quindi diventa la voce delle nostre emozioni, diventa la capacità di lasciar andare ( il famoso letting go), importante per non trattenere l'emozione tossica che altrimenti farebbe mantenere uno stato psicofisico di instabilità.

Si può ben dire a ragione scientifica che il pianto fa bene al cuore.

 

Il pianto cerca di “pulire l’anima” eliminando psicobiologicamente un eccesso di tensione... lava l'occhio, lava l'anima, in questo senso esso ha una funzione limite tra il soma e la psiche: è una difesa somatica che viene utilizzata anche dalla psiche, il pulviscolo tossico emotivo viene rilasciato.

 

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Vi riporto un'altra interpretazione del pianto, collegata a tutto questo dire, formulata dall professore William Frey, autore del libro «Crying: The Mystery of Tears» (Piangere: il mistero delle lacrime), per spiegare cosa accade quando noi piangiamo, ha formulato la «recovery theory» (teoria della guarigione). Partendo dalla scoperta che le «lacrime emozionali», quelle causate da un dolore o da una forte emozione, sono diverse chimicamente da quelle provocate da stimoli non emotivi, come quelle che versiamo ogni qual volta sbucciamo una cipolla, lo scienziato suggerisce che il primo tipo di lacrima è prodotto dal nostro organismo per restituire al nostro corpo una condizione di equilibrio e di benessere che era stata perduta a causa di una situazione stressante: «Penso che ci sentiamo meglio dopo aver pianto perché ci siamo liberati di qualcosa» afferma il professore William Frey al quotidiano inglese Independent. «Le sostanze chimiche che sono prodotte quando siamo sotto stress probabilmente sono rimosse attraverso le nostre lacrime quando noi piangiamo». Il professore inoltre pensa che le lacrime siano necessarie e che senza lacrime lo stress incamerato non sarebbe espluso e ciò farebbe aumentare il rischio di infarto o di danni al cervello:

 

 

«La capacità dell'uomo di piangere gli permette di sopravvivere».

 

 

 

 

Uno strumento al quale, una volta che l'uomo avrà acquisito il linguaggio verbale, potrà comunque attingere per entrare in contatto con la sua coscienza, con la sua parte emozionale, la sua parte fisica irrazionale che determina il suo stato di salute psicofisico. Quando si piange, si fa con tutto il corpo: con tutto il sistema nervoso, l’apparato endocrino, gli organi interni e, soprattutto, la mente e l’ambiente esterno del soggetto sono infatti coinvolti nell’attivazione delle emozioni che si manifestano nel piangere

Il pianto quindi come linguaggio, nutrimento,e pulizia..

 

 

PERCHÈ LA DONNA PIANGE DI PIÙ DELL'UOMO?

 

 

 

 

La donna ha la possibilità di piangere di più proprio per la sua natura biologica ed esoterica.

La donna è commistione,biologicamente formata per la protezione, l'attaccamento, l'empatia, ha un potere di accoglimento, integrazione, nutrimento, ricettività e connessione che non solo viene descritta dalle filosofie antiche ma anche proprio dalle neuroscienze, che negli ultimi 10 hanno dimostrato con la neuroimaging un substrato scientifico a questo dire.

 

Il cervello della donna, a differenza dell'uomo destinato ad una processione più pragmatica ed analitica, ha una intelligenza relazionale maggiore, maggiormente attivate sono infatti alcune aree del suo cervello.

 

La donna ha più attive tutte le parti associative della corteccia prefrontale, della corteccia cingolata, dell'insula (percezione del sè) dell'ipotalamo,centri del linguaggio e non per ultima la parte sinistra dell'amigdala. (Di tutte quelle parti che rilasciano ormoni e neurotrasmettitori utili al fine della difesa, commistione,empatia, ossitocina, prolattina, encefaline,...)

 

L'amigdala depositaria della memoria emozionale, colei che attribuisce significato emozionale agli stimoli è dedita alle risposte impulsive, alla risposta allo stimolo COMBATTI-FUGGI, sostanzialmente per questo è più attiva nell'uomo ma in modo settoriale.

 

L'amigdala destra è maggiormente ricettiva negli uomini, nelle donne quella sinistra.

http://www.lifeme.it/2016/03/piangere-neuroscienze-uomo-donna-fa-bene.html?m=1&_utm_source=1-2-2

La parte destra è legata agli impulsi emotivi che riguardano la reattività il "tutto o nulla". Tutto ciò che richiede una reazione in pochissimo tempo viene processato qui. Infatti l'amigdala reagisce in 12 millesecondi. Vitale nella sua funzione primordiale.

La parte sinistra è invece adibita agli impulsi di paura, e quindi è del tutto normale che nella donna sia maggiormente ricettiva, proprio per la sua funzione biologica di difesa e protezione (difesa della prole).

L'amigdala deputata come visto prima al pianto assume quindi una connotazione importante nel linguaggio espressivo della donna.

 

Un profiling emotivo e biologico quindi diverso.

 

Infatti noi donne siamo sensibili a reazioni di tipo impulsivo che magari dall'altra parte non vengono percepite come tali.

 

La donna avendo fisicamente una parte ricettiva al pianto come espressione di disagio ovviamente questo diventa uno strumento inconscio e conscio di utilizzo.

Spesso l'uomo non capisce, viene quasi irritato dal pianto di una donna o lo fa sentire inerme, in colpa.. in realtà è dovuto non da mancanza di amore ma proprio perchè il profiling emotivo e biofisico uomo e donna sono diversi.

Un bilanciamento amigdaloideo , dove per la donna quella reazione è istintiva di espressione di disagio e di difesa, dall'altra parte invece genera nel cervello maschile un punto di domanda, perchè allo stimolo generatore l'uomo attiva o avrebbe attivato altro tipo di risposta, una risposta reattiva e quindi nasce la famosa domanda : "COSA STA SUCCEDENDO?".

Qui deriva l'apparente incomunicabilità.. semplicemente uomo e donna ad uno stimolo reagiscono fisicamente e biologicamente con linguaggi diversi.. e tante incomprensioni di coppia (amorosa o di amicizia) verrebbero meno se solo fossimo consci di questo.

 

 

http://www.lifeme.it/2016/03/piangere-neuroscienze-uomo-donna-fa-bene.html?m=1&_utm_source=1-2-2

 

 

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POSSIAMO ASSORBIRE ENERGIA DALLE ALTRE PERSONE?

E’ STATO VISTO CHE ALCUNE PIANTE PRENDONO ENERGIA DA ALTRE PIANTE, COSI’ LA SCIENZA SI interroga: POSSIAMO ANCHE NOI ASSORBIRE ENERGIA DALLE ALTRE PERSONE?

 

NON SI PARLA DI TERAPIE MA DI PRENDERE ENERGIE DIRETTAMENTE!

I nostri corpi sono in grado di assorbire energia dalle altre persone? Si tratta di un argomento davvero interessante che la scienza ha iniziato a studiare a partire dalle piante. In particolare, uno studio effettuato sulle alghe, secondo il medico e terapeuta Olivia Bader-Lee, suggerisce che quanto evidenziato dagli scienziati in merito al mondo vegetale potrebbe essere applicato anche agli esseri umani.

Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature. Un gruppo di ricercatori ha lavorato presso l’Università di Bielefeld, in Germania, e ha fatto una scoperta a dir poco interessante che mostra che le piante possono assorbire l’energia proveniente da altre piante.

Si ritiene che questa scoperta possa avere un impatto importante sul futuro della bioenergetica e che possa fornire le prove che anche gli esseri umani siano in grado di assorbire energia nello stesso modo.

I ricercatori del gruppo guidato dal professor Olaf Kruse hanno confermato per la prima volta che il Chlamydomonas reinhardtii, un’alga unicellulare, non solo compie la fotosintesi clorofilliana ma è anche in grado di assorbire energia da altre piante.

Secondo la dottoressa Olivia Bader-Lee, i fiori hanno bisogno di acqua e luce per crescere e le persone non sono diverse, i nostri corpo fisici sono come spugne che assorbono ciò che si trova nell'atmosfera intorno a noi. Ecco perché ci sono persone che si sentano a disagio quando sono in un gruppo di individui con un certo mix di energie ed emozioni.

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L’esperimento condotto dal professor Ola Kruse ha dimostrato che quando si trovano in una situazione di carenza energetica per poter compiere la fotosintesi, le alghe microscopiche Chlamydomonas reinhardtii possono assorbire energia da altre piante Presenti intorno a loro.

A parere di Olivia Bader-Lee, in futuro la scienza potrà compiere gli studi necessari che confermeranno che qualcosa di analogo accade anche nel caso degli esseri umani, dato che il corpo umano è molto simile a una pianta che assorbe l’energia necessaria per alimentarsi.

Uno scambio di energia simile avverrebbe anche tra gli esseri umani e gli elementi naturali: ecco spiegato allora perché trascorrere del tempo a contatto con la natura ci rigenera e ci fa sentire meglio.(lo sapevamo di sicuro per averlo sperimentato di persona)

Esiste dunque un mondo ‘spirituale’ e invisibile che al momento la scienza non può ancora sondare ma in merito a cui prima o poi potremo avere maggior chiarezza !

Marta Albè

Di www.greenme.it

 

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COSMESI SICURA- CONSIGLI UTILI

3 GIORNI DI COSMETICI CON BUON INCI ABBASSANO I LIVELLI DI SOSTANZE DANNOSE NELL'ORGANISMO

 

Le adolescenti, si sa, hanno il pallino della cura del corpo e della bellezza. Fanno quindi largo uso di trucchi, lozioni e prodotti vari per la pulizia e l’idratazione di pelle e capelli. Ma i cosmetici sono davvero sicuri oppure contengono ingredienti chimici potenzialmente pericolosi?

Purtroppo la risposta già la sapete: gran parte dei cosmetici in commercio sono realizzati con una serie di ingredienti non proprio “green” e innocui che, alla lunga, potrebbero creare delle conseguenze sullo stato di salute soprattutto di organismi ancora in crescita e in una delicata fase ormonale come avviene nel caso delle teenager. L’esposizione a queste sostanze potrebbe essere particolarmente pericolosa proprio per le più giovani.

Secondo alcuni recenti studi scientifici, i comuni trucchi e prodotti di bellezza contengono alcuni ingredienti accusati di essere degli interferenti endocrini e di andare quindi a disequilibrare il lavoro degli ormoni nel nostro corpo. Queste sostanze sono state tra l’altro associate all’obesità e alla comparsa di alcuni tumori.

Una nuova ricerca condotta in collaborazione dall’University of California e la Clinica de Salud del Valle de Salinas e pubblicata su Environmental Health Perspectives ha però notato come bastino solo 3 giorni di utilizzo di prodotti cosmetici e trucchi con un buon Inci per veder abbassare, e di molto, i livelli delle sostanze dannose all’interno dell’organismo.

Per arrivare a questo risultato i ricercatori hanno preso a campione 100 ragazze adolescenti tra i 14 e i 18 anni che acquistavano cosmetici dagli ingredienti discutibili. I prodotti che loro utilizzavano comunemente sono stati sostituiti per 3 giorni con altri cosmetici in cui non comparivano sostanze potenzialmente dannose come parabeni, triclosan, ftalati e oxybenzone. Prima e dopo l’esperimento le giovani donne sono state sottoposte all’analisi delle urine per valutare il livello di sostanze chimiche presenti all'interno del corpo. Ebbene dopo soli 3 giorni si è notata una netta riduzione degli ingredienti incriminati che nei casi più eclatanti arrivava addirittura ad un -45%.

Il nostro consiglio (valido non solo per le adolescenti ma per tutti) è ovviamente quello di utilizzare sempre e solo cosmetici e prodotti per la cura del corpo biologici ed ecologici che abbiano un buon Inci.

Francesca Biagioli

 

GLI INGREDIENTI PIÙ TOSSICI CONTENUTI NEI COSMETICI

 

INGREDIENTI PIU' TOSSICI CONTENUTI NEI COSMETICI - Ogni giorno utilizziamo sapone e detergenti per lavarci, creme per il viso e per il corpo per rendere la nostra pelle morbida, shampoo e balsamo per avere chiome setose, per non parlare poi dell’innumerevole quantità di prodotti cosmetici che noi donne abbiamo nel nostro beauty-case: rossetti, ombretti, matite per occhi e labbra, kajal, smalti e mascara di ogni colore. Ma vi siete mai chiesti cosa c’è all’interno dei prodotti che usiamo quotidianamente?

Qualche anno fa aveva fatto scalpore una ricerca in cui si affermava che una donna si spalma ogni giorno 515 tipi di addittivi chimici. Nonostante lo studio sia stato prontamente smentito da Unipro, basta soffermarsi almeno una volta a leggere le etichette dei più comuni cosmetici e detergenti, per incontrare termini e sigle talvolta difficili da pronunciare che molto spesso si rivelano dannose per la pelle e causa di fenomeni allergici, di sensibilizzazione o di irritazione.

Abbiamo provato a stilare una breve lista degli ingredienti nocivi più usati nei cosmetici

I CONSERVANTI ovvero tutte quelle sostanze che devono essere addizionate ai cosmetici contenenti acqua per evitare che si sviluppino muffe o batteri. Tra i più comuni troviamo:

• FORMALDEIDE: la troviamo in tantissimi prodotti di uso comune e purtroppo viene largamente usata anche nella conservazione dei cosmetici. Prodotti come fondotinta, shampoo e smalti contengono formaldeide che oltre ad essere una sostanza conservante è un potente battericida. Nonostante sia stata accertata la sua cancerogenicità, la formaldeide continua ad essere contenuta in una vasta gamma di prodotti, anche se a concentrazioni molto basse.

• PARABENI: i sei principali parabeni che possiamo trovare nelle formulazioni in commercio sono methylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben e benzylparaben e vengono usati come conservanti nelle creme idratanti, solari, nei dentifrici, negli shampoo, nei detergenti intimi, nei deodoranti, nei gel da barba, insomma in tantissimi cosmetici di uso quotidiano, persino nei cosiddetti prodotti “naturali” o “organici” . E’ stato ampiamente dimostrato che queste sostanze penetrano attraverso la pelle e restano intatte all’interno del tessuto, accumulandosi. Sebbene siano legalmente autorizzati nell’Unione Europea, anche i parabeni sono seriamente sospettati di essere cancerogeni.

• QUATERNIUM 15: fa sempre parte dei conservanti. E’ presente in molti cosmetici per il make-up degli occhi, nei fondotinta, negli shampoo ma anche nelle lozioni idratanti e nelle creme solari. E’ nocivo perché rilascia formaldeide, è tossico e dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione.

• KATHON CG: è un altro conservante, un antimicrobico ad ampio spettro d’azione, incolore e inodore contenuto nei dermocosmetici, nei prodotti per l’igiene personale e nei prodotti per la casa. Dal punto di vista tossicologico, il Kathon CG, è stato classificato come irritante primario nonostante abbia un grandissimo utilizzo. E’ possibile trovarlo sulle etichette con dei sinonimi come GROTAN, EUXIL o ISOTIAZOLINA.

Altre sostanze impiegate comunemente nei cosmetici che ognuno di noi ha in casa sono:

• MEA-DEA-TEA: non sono i nomi di tre simpatiche sorelle ma rispettivamente le sigle di monoethanolamine, diethanolamine, triethanolamine e sono presenti in molti composti cosmetici. Li possiamo trovare quasi sempre nei prodotti che fanno schiuma quindi shampoo, saponi e bagnoschiuma e danno luogo a nitrati e nitrosamine ovvero agenti cancerogeni.

• PARAFENILENDIAMINA(PFD): questa sostanza, dal nome difficile da pronunciare, la incontriamo spesso quando andiamo dal parrucchiere, infatti è il colorante più importante usato per le colorazioni permanenti dei capelli. Molto spesso dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione tanto che questa sostanza è stata bandita da molti Paesi europei.

• FTALATI: una tra le sostanze più incriminate, di cui avevamo già ampiamente parlato, trova ampio utilizzo anche in campo cosmetico. Secondo un rapporto di Greenpeace, un grandissimo numero di profumi per uomo e donna delle migliori marche contiene due sostanze che possono avere effetti indesiderati sulla salute: gli ftalati appunto e i muschi sintetici.

• TENSIOATTIVI: sono sostanze dotate di proprietà schiumogene, detergenti e solubilizzanti. Sono ovviamente presenti in tutti i prodotti che detergono corpo e capelli e i più conosciuti sono senza dubbio il sodium laureth sulfate (SLES) e il sodium lauryl sulfate (SLS). Non sono sostanze cancerogene, come si pensava fino a qualche anno fa, ma essendo molto aggressive è meglio preferire prodotti contenenti tensioattivi più delicati e soprattutto limitarne l’uso.

• TOLUENE: leggi toluene e pensi subito ai prodotti per le unghie e in effetti il toluene è il solvente che serve a stendere facilmente lo smalto. Purtroppo è stato collegato a disturbi del sistema nervoso e può inoltre causare danni ai reni. Per correre ai ripari alcune case cosmetiche hanno tolto dai componenti dei loro smalti la sostanza incriminata. Forse il nostro smalto si sgretolerà più velocemente, ma avremo la certezza di non avvelenarci.

• PROFUMO: tutti i cosmetici in genere hanno un odore gradevole. Siamo portati a pensare che la fragranza all’interno dei prodotti per l’igiene personale sia del tutto innocua, ma non è così. Il 95% delle sostanze chimiche impiegate nei profumi e nelle fragranze dei cosmetici sono composti sintetici derivati dal petrolio e dal momento che i profumi hanno un basso peso molecolare, riescono a penetrare più facilmente nella pelle e possono causare allergie o difficoltà respiratorie.

• IDROCHINONE: leggendo le etichette dei prodotti schiarenti per la pelle è facile imbattersi in questo composto, un fenolo che risulta essere nocivo, irritante e pericoloso per l’ambiente. Anche se ne è stato vietato l’uso come schiarente per la pelle, questa sostanza continua ad essere impiegata nelle tinture per capelli, anche se a concentrazioni basse.

• COAL TAR: spesso in dermatologia per curare la psoriasi vengono utilizzati i catrami terapeutici. Tra questi, il più efficace è il Coal Tar ovvero il catrame minerale che, per la sua attività riducente e antiseborroica, trova impiego in molte creme antri prurito e nei trattamenti per il cuoio capelluto ma può dar luogo a fenomeni di fotosensibilizzazione.

• ALLUMINIUM: lo troviamo all’interno di tantissimi prodotti, alimentari e non, e ovviamente non poteva mancare tra i componenti di molti cosmetici, in particolar modo deodoranti e antitraspiranti, che possono contenere fino al 20% di sali di alluminio sotto forma di cloridrati di alluminio e idrati di zirconio. L’uso prolungato di queste sostanze è collegato al rischio di insorgenza di cancro al seno poiché i sali di alluminio sono in grado di danneggiare in modo significativo il Dna delle cellule, stimolandone la degenerazione in cellule cancerose.

Con questa lista di prodotti nocivi per la salute e l’ambiente, non avevamo intenzione di spaventarvi o convincervi a svuotare il beauty-case! Semplicemente vorremmo cercare di farvi capire quali sono i prodotti più sicuri da usare e spingervi verso un consumo consapevole dei cosmetici, preferendo quelli biologici (in cui per legge non possono contenere tali sostanze) e che non siano stati testati su animali. Ma soprattutto di leggere bene l'etichetta: conoscere l'INCI è l'unica arma per scegliere bene.

Chiara Fornaro

INCI: COME LEGGERE L'ELENCO DEGLI INGREDIENTI COSMETICI

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INCI, questo sconosciuto. Come possiamo comprendere se il prodotto cosmetico che stiamo per acquistare presenta una composizione rispettosa dell'ambiente e della nostra pelle? La risposta è molto semplice e consiste nell'imparare a leggere e decifrare l'INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients), la nomenclatura utilizzata a livello internazionale per identificare gli ingredienti presenti in un prodotto cosmetico così come essi vengono indicati nell'elenco riportato sull' etichetta che ne illustra la composizione.

1) Attenzione all'ordine degli ingredienti

La prima regola da conoscere per quanto riguarda la lettura dell'INCI è relativa all'ordine stesso in cui gli ingredienti sono presentati in etichetta. Esso infatti non è per nulla casuale e prevede che gli ingredienti siano indicati uno dopo l'altro a partire dalla sostanza presente in quantità maggiore nel prodotto. Seguono tutti gli altri ingredienti, che vengono presentati in ordine decrescente.

2) Linguaggio e nomenclatura utilizzate per gli ingredienti

Il secondo punto importante riguarda il linguaggio utilizzato per denominare gli ingredienti. Quando le sostanze sono elencate in etichetta mantenendo il loro nome latino, significa che esse sono state inserite nella formulazione del prodotto tali e quali, senza subire modificazioni chimiche. E' il caso ad esempio degli oli vegetali utilizzati puri, che vedremo dunque indicati in etichetta con il loro nome latino e di tutti gli altri ingredienti naturali che sono stati impiegati per la produzione del cosmetico. I nomi latini si riferiscono ad ingredienti botanici o presenti nella farmacopea. Ad esempio, l'olio di mandorle dolci viene indicato come "prunus amygdalus dulcis oil".

 

fonte foto: http://www.openkitchenmagazine.com

Coloranti artificiali

Per tutti gli altri ingredienti, frutto di sintesi chimica, vengono utilizzate denominazioni in lingua inglese o codici numerici; questi ultimi identificano i coloranti artificiali utilizzati all'interno del prodotto e seguono la lista internazionale denominata "Color Index", che vede la presenza della sigla "CI" seguita da una serie numerica composta da 5 cifre. I coloranti artificiali sono solitamente indicati verso la fine dell'elenco degli ingredienti presenti in etichetta. Lo potrete verificare dando un occhiata ad una qualsiasi confezione di comune shampoo o bagnoschiuma acquistabile al supermercato.

Per quanto riguarda i due prodotti sopracitati, a cui possiamo aggiungere i vari saponi liquidi e detergenti per la persona, il primo ingrediente in etichette sarà solitamente costituito dall'acqua, indicata come "aqua", che sarà seguita dagli ingredienti che svolgono la funzione di tensioattivi e in seguito dagli emulsionanti, dai conservanti, dagli estratti naturali (se sono presenti, con il loro nome latino), dalle profumazioni e dai coloranti.

Nei prodotti per l'igiene del corpo costituiti da una formulazione il più possibile rispettosa dell'ambiente, il numero e la quantità degli estratti naturali presenti nella formulazione sarà probabilmente maggiore ed è possibile che essi siano indicati, tramite l'apposizione di un asterisco, come provenienti da agricoltura biologica. Le profumazioni sintetiche, indicate in etichetta con la semplice sigla "parfum", saranno sostituite ad esempio da oli essenziali ("essential oil").

Tensioattivi

I tensioattivi di derivazione petrolchimica, come il Sodium laureth sulfate. il Sodium lauryl sulfate, e l'Ammoniun lauryl sulfate, presenti nei comuni detergenti reperibili nei supermercati, saranno sostituiti da tensioattivi di origine naturale o vegetale, come Coco glucoside, Decyl glucoside e Sodium lauroyl glutamate. Negli shampoo, bagnoschiuma e detergenti rispettosi dell'ambiente sono assenti siliconi come il dimethicone e ingredienti come la paraffina (paraffinum liquidum).

Per quanto riguarda le creme per il viso e per il corpo, un cosmetico a base vegetale sarà riconoscibile dalla presenza in maggioranza di ingredienti di origine naturale, come oli e burri, indicati con il loro nome latino, accompagnati da estratti naturali e da oli essenziali. In essi saranno assenti ingredienti come siliconi (con denominazione solitamente terminante con il suffisso "-one") e paraffina; la presenza di profumazioni sintetiche sarà limitata.

Ingredienti da evitare

 

In generale, ogni prodotto cosmetico o per la detergenza della persona pensato per essere rispettoso dell'ambiente e della pelle non dovrà contenere ingredienti come;

1) Tensioattivi derivati dalla raffinazione del petrolio (Sodium laureth sulfate, Sodium lauryl sulfate, Ammoniun lauryl sulfate e altri).

2) Altri ingredienti derivati dal petrolio come Paraffinum Liquidum, PEG e PPG, Mineral Oil, Petrolatum, spesso purtroppo presenti anche nei prodotti destinati a bambini e neonati e nelle creme idratanti per il viso e per il corpo vendute nei comuni supermercati e nelle profumerie, ma attenzione anche ai prodotti acquistati in farmacia o in erboristeria. Dietro scritte e illustrazioni verdi possono nascondersi ingredienti indesiderati.

3) Ingredienti altamente inquinanti come EDTA, MEA, TEA, MIPA.

4) Ingredienti altamente allergizzanti o considerati come potenziali cessori di formaldeide, tra i quali troviamo: Triclosan e Imidazolidinyl urea, DMDM Hydantoin, Methylisothiazolinone e Methylchloroisothiazolinone, utilizzati come conservanti.

5) Siliconi come Poliquaternium-80, Dimethicone e Amodimethicone, inquinanti e capaci di creare una pellicola sulla pelle e sui capelli, per renderli apparentemente sani, ma per nulla nutriti.

Gli ingredienti utilizzati nei cosmetici sono innumerevoli, ma iniziando a leggere le etichette dei prodotti comincerete a notare la frequente presenza delle sostanze che vengono utilizzate più spesso, così che potrete iniziare a memorizzarle tra i componenti da preferire o da evitare.

In caso di dubbio, per poter comprendere se un ingrediente cosmetico è da considerarsi rispettoso o potenzialmente dannoso per l'ambiente o non particolarmente benefico per la nostra pelle, è possibile consultare il Biodizionario, in cui sono stati catalogati oltre 4000 ingredienti cosmetici a seconda del loro livello di accettabilità.

Marta Albè

GUIDA ALL'ECO-COSMESI: BELLEZZA SICURA E SOSTENIBILE

 

La guida di greenMe.it agli eco-cosmetici, un percorso informativo e divertente nella giungla dei prodotti biologici ed ecologici dedicati alla bellezza e alla cura del corpo, dalla testa ai piedi.

1. Introduzione

Dai capelli alla punta dei piedi, passando per le mani, spesso ruvide, i glutei, troppo spesso cellulitici, e un altro miliardo di parti corporee da tenere a bada. Senza arrivare (non sempre) agli eccessi descritti dalla Weisberger, la cura del proprio corpo è uno dei passatempo preferiti non solo dai narcisisti.

Ma quanto ci costa? E non solo in termini economici. I cosmetici convenzionali contengono una serie infinita di sostanze inquinanti e dannose, oltre a essere ben impacchettati e sigillati da cellophane e cartoncini di diverso genere e specie.

I prodotti che utilizziamo ogni santo dì per farci carini, profumati e seducenti in realtà nascondono derivati petroliferi, siliconi, sostanze non biodegradabili, "cessori" di formaldeide (ossia quelle sostanze che nel tempo rilasciano una molecola valutata cancerogena dall'Oms, e altre molecole dall'effetto ignoto.

 

E allora, se vogliamo evitarci la tortura di passare in rassegna tutto ciò che un cosmetico può contenere di potenzialmente pericoloso, possiamo almeno orientare la nostra scelta verso quei prodotti che, piuttosto, già assicurano di non trattenere sostanze chimiche tossiche.

Ovviamente, la domanda sorge spontanea: chi o cosa ci garantisce che un determinato prodotto sia rispettoso della nostra pelle e dell'ambiente?

Bene, anche nell'ambito della cura personale è possibile venire a conoscenza di un bel po' di consigli per consumare criticamente. Ecco alcune regole su come comportarsi con i prodotti convenzionali e altre per muoversi nel fantastico mondo della "bioecocosmesi".

2. Statistiche

• Da 1 a 400 milioni di tonnellate all'anno: di tanto è cresciuta dal 1930 a oggi la produzione di sostanze chimiche e quella dell'Europa è pari a un terzo della produzione mondiale (fonte: Greenpeace);

• 6/7: sono di media le volte al giorno in cui gli italiani utilizzano prodotti cosmetici, superando le 25 volte se si tratta di donne (fonte: Unipro);

• il settore della cosmetica in Italia ha chiuso il 2008 con un fatturato in crescita dell'1,2% a 8,34 miliardi di euro, un valore di mercato pari a 9,07 miliardi (+0,8%) e un export in aumento del 2,1% a oltre 2,31 miliardi (fonte: Unipro);

• 70%: è, d'altro canto, l'aumento di cosmetici naturali e di punti vendita in Italia tra il 2007 e il 2008 (fonte: Icea);

• 85%: l'incremento del fatturato, che si assesta sui 6 milioni di euro con un catalogo di 1.800 prodotti dotati del marchio Icea per cosmetici naturali controllati (fonte: Icea).

3. Cosmetici tradizionali e bioecologici: consigli per l'uso

Capelli lucidi e lisci effetto seta con un solo colpo di spazzola, niente zampe di gallina intorno agli occhi, denti splendenti, vita stretta e addome piatto. Se proprio non ci volete credere che per ridurre i chili in eccesso a volte basta non prendere l'auto per fare 20 metri e concedersi un minimo di attività fisica, ricordatevi almeno che, il più delle volte, abbiamo bisogno solo della metà di tutti i prodotti che riempiono il bagno.

Così come con i prodotti per la pulizia della casa, anche con i cosmetici possiamo ridurre il numero di acquisti, spendere un po' di più ma comperare quegli articoli bioecologici di qualità decisamente migliore.

 

Intanto, atteniamoci ad alcune piccole norme:

• Leggere l'INCI

Ossia l'International Nomenclature of Cosmetic Ingredients, l'elenco degli ingredienti dei cosmetici, obbligatorio dal 1997 per tutti i prodotti. Al primo posto è indicato il componente contenuto in quantità maggiore, fino a quello presente in percentuale più bassa.

Gli ingredienti di derivazione vegetale che non sono stati sottoposti ad alcun intervento chimico vengono indicati con il loro nome latino (per esempio l'Helianthus annuus oil non è nient'altro che l'olio di girasole), mentre le sostanze che hanno subito un processo chimico riportano un nome inglese. Inoltre, i coloranti compaiono sempre in fondo alla lista con la sigla C.I. (Color index), tranne quelli per i capelli che sono segnalati con il nome chimico inglese (per esempio Hc yellow no.10).

• Consultare il biodizionario

Ottimo per comprendere i termini spesso incomprensibili che ci scorrono sotto gli occhi.

Il biodizionario, serve a capire di cosa si sta parlando e il grado di "pericolosità" del componente.

• Attenti alla scadenza

Non tutti sanno che anche i cosmetici, tradizionali e non, hanno un termine, per legge indicato o dalla dicitura "Da consumarsi preferibilmente entro...", se la scadenza è inferiore ai 30 mesi, o dal simbolo di una scatolina aperta per la scadenza successiva alla prima apertura espressa in mesi.

• Un po' di pazienza

Convertirsi alla cosmetica naturale richiede un pizzico di arrendevolezza iniziale. La pelle e i capelli che non sono abituati ad accogliere ecoprodotti potrebbero non reagire prontamente secondo le nostre aspettative. E' necessario che si "disintossichino" e disabituino ai prodotti sintetici. Il risultati poi saranno eccezionali!

 

• E la schiuma?

Su! Ormai lo sanno tutti che "schiuma" non è sinonimo di "pulizia". In realtà è solo il segnale di un elevatissimo numero di sostanze di sintesi, nocive per l'uomo e l'ambiente. Se il nostro nuovo shampoo o detergente fa poca schiuma, abbiamo scelto quello giusto!

 

. La biocosmetica,

 

-Profumi e deodoranti Noi, assieme al nostro AROMATERAPEUTA ABBIAMO CREATO IL PROFUMO DI SPAZIO SACRO “INCANTO” fatto solo con oli essenziali purissimi e alcool biologico che ha fini “per il benessere fisico e mentale e spirituale”

Anche i profumi tradizionali non sono privi di sostanze chimiche, muschi sintetici e ftalati, che presentano una considerevole varietà di rischi per la salute e l'ambiente. Da un'analisi svolta pochi anni fa, Greenpeace ha dimostrato la presenza di muschi sintetici e ftalati in tutte le marche di profumo sottoposte ad esame (36).

Non sta a noi ora discutere sul grado di pericolosità nell'utilizzo del caro vecchio eu de parfum. Ci basti sapere che è basato su fragranze create in laboratorio attraverso processi di sintesi. Sempre meglio cautelarsi, quindi, e scegliere uno dei tanti profumi biologici e "ecochic" che sono ormai in commercio.

Per i deodoranti, il sito saicosatispalmi ancora una volta ci viene in aiuto per realizzare in casa due deodoranti del tutto naturali. Potrete notare come il bicarbonato in casa non debba mai mancare...

. 1 I capelli

Ah, noi donne! Chi li ha lisci li vuole ricci, chi li ha neri li vuole biondi... Per non parlare della razza maschia, pronta a giocarsi la madre pur di non fare i conti con la caduta libera dei capelli...

Dunque, prima regola è: accontentarsi di ciò che Madre Natura ci ha dato, senza dover per forza stravolgere la nostra chioma con trattamenti chimici, meches, tinture e stiramenti.

Per ogni esigenza c'è un "ecorimedio", che consente di non rovinare la struttura del capello rispettando l'ambiente:

Lo shampoo

Negli shampoo tradizionali a lavare e a rendere lucida la capigliatura ci pensano i tensioattivi chimici e i siliconi, che coprono il capello senza nutrirlo in profondità.

Gli shampoo eco biologici, dall'INCI "verde" e che si trovano per lo più in erboristeria, sono un'ottima alternativa per una cura delicata della nostra zazzera. Non fanno schiuma, ma lavano benissimo, e non aggrediscono i capelli e il cuoio capelluto. Inoltre, possono essere diluiti così da ottimizzare la loro resa, ma bisogna farlo solo al momento del loro utilizzo, per evitare che si deteriorino.

 

Balsami e trattamenti

Altro che balsami alle micro-cere, fluidi miracolosi modella ricci, mousse effetto piastra! Avete mai pensato che rimedi un po' più naturali farebbero molto meglio alla salute della vostra criniera?

Così come in mille consigli della nonna per la casa, anche per i capelli, per esempio, si può "lucidare" il pelo utilizzando l'aceto all'ultimo risciacquo.

E, assodate anche le straordinarie proprietà degli agrumi per i capelli, esiste un ventaglio infinito di scelte in quanto a metodi naturali.

Tea tree (dalle mille proprietà: vedi questo blog sulla bellezza naturale) miele, yogurt, cacao, olio di oliva o proprio succo di limone, c'è da sbizzarrirsi nel fare impacchi a casa contro i capelli grassi o deboli. I consigli su alcuni blog e siti: ecobioplanet e saicosatispalmi.

Come asciugarli

Il rimedio più naturale sarebbe al sole, ma non sempre questa fantastica fonte energetica è a disposizione...

Dopo aver lavato i capelli, è bene asciugarli con un asciugamano, meglio se ecologico, e poi usare solo per il giusto necessario il phon. Oltre a consumare parecchia energia elettrica, sfibra il capello e provoca secchezza del cuoio capelluto.

Meglio ancora se ci armiamo di un asciugacapelli ecologico, che regala chiome impeccabili a basso risparmio energetico.

 

Colorazioni

Molte donne hanno una fissa particolare per la... nuance dei propri capelli. Guai a saltare l'appuntamento dal parrucchiere per coprire la famigerata ricrescita e ritoccare finanche il colore delle sopracciglia!

 

Ebbene, molte tinture per capelli contengono acetato di piombo e nitrato d'argento, che solo i nomi è tutto un programma. Senza star qui a discutere ancora sulla pericolosità di certi ingredienti delle colorazioni chimiche (e senza parlare dell'acqua utilizzata per il lavaggio, smaltita con un carico notevole di inquinanti), alternative naturali ce ne sono eccome per donne (e uomini) green. E mentre in alcuni saloni di parrucchieri si è già scommesso su tinte senza ammoniaca o quant'altro, in Giappone hanno scoperto un enzima che potrebbe schiarire i capelli in maniera del tutto naturale.

 

4.2 Viso e corpo (Roberto il nostro aromaterapeuta ha prodotti biologici e a base di oli purissimi eccellenti)

Gioie e dolori, amori e dissapori si imprimono sul nostro viso come marchi. E il passare degli anni ci mette il suo. La pelle risente moltissimo di tutto ciò che ci passa per la testa e non c'è crema che tenga contro i "segni del tempo".

 

Buon sonno, sana alimentazione, niente lampade abbronzanti, un po' di gioia di vivere in più e prendere le rughe per semplici simboli di saggezza e giudizio, potrebbero già bastare a vivere la nostra pelle serenamente.

Ma "coccolarla" non è mai un errore, soprattutto oggi che si vive in città zeppe di smog aggressivo.

E allora, ciò di cui necessita la pelle è una buona detersione unita a una delicata idratazione. Come al solito, nella scelta dei prodotti occorre leggere l'INCI e farsi aiutare dal biodizionario nell'interpretazione degli ingredienti.

In ogni caso, non basta scegliere un prodotto che, in erboristeria, si proclama naturale. Può capitare, infatti, di trovare cosmetici uguali a quelli tradizionali per ingredienti di origine chimica o di sintesi. Più in là troverete una piccola lista delle marche più sicure e le indicazioni su come si certifica un prodotto bio.

Intanto, non sono pochi i consigli della nonna per un sano mantenimento della cute.

Trucco e strucco (roberto, il nostro aromaterapeuta ha due prodotti naturalissimi e buonissimi)

Prodotti per il make up ecologico ce ne sono a sufficienza per soddisfare le esigenze anche delle femminucce più vanitose. Anche in questo caso, date un'occhiata alla lista delle marche.

Quanto agli struccanti, aborrite le cosiddette salviettine umidificate, che vedono largo consumo anche sul culettino dei bebè. Di qualità pessima e fatte con componenti altamente tossici, hanno dalla loro solo il fatto di essere comode. Ma non fatevi ingannare!

Esistono piuttosto salviette in pura ovatta di cellulosa con oli essenziali o, più in generale, prodotte con materie prime provenienti da agricoltura biologica e ingredienti naturali.

E, per i metodi fai da te, è molto efficace seguire una serie di passaggi consigliati da saicosatispalmi. Innanzitutto versare tra le mani o su un dischetto di cotone qualche goccia di olio vegetale (olio di mandorle dolci, ricino, jojoba... ottimi anche per l'idratazione del resto del corpo) e strofinare sul viso.

A questo punto utilizzare un sapone vegetale per rimuovere l'olio (in internet si trovano un sacco di ricette anche per fare il sapone a casa), risciacquare e, in ultimo, usare un tonico ecobio dal ph acido.

Ottime alternative al tonico sono un po' di succo di limone o aceto diluiti nell'acqua.

 

Detergenti

Stesso discorso per i bagnoschiuma. Abbiamo già detto che la loro funzione è lavare non fare spuma e bollicine. Ce ne sono molti di irritanti per la pelle che certo non contribuiscono neanche a mantenere l'equilibrio delle acque di mari e fiumi.

Anche in questo caso, scegliere il prodotto giusto non è impresa difficile. L'importante è preferire prodotti che dichiarano un tensioattivo di provenienza vegetale, come il cocco o il polipeptide di soia.

 

Creme solari

Risale a circa un anno fa la raccomandazione dell'Unione europea sull'etichettatura dei prodotti per l'esposizione al sole. Sancito il divieto di usare la dicitura "schermo totale", al suo posto va ora indicato il fattore di protezione solare (Spf, Fps o Fp), espresso con numeri fino a 50 (basso, medio, alto, molto alto), che specifica il livello di protezione contro le radiazioni UVB, quelle che provocano le scottature. Inoltre, i prodotti solari devono riportare anche un logo "UVA", per attestare la presenza della protezione necessaria contro quelle radiazioni che provocano l'invecchiamento precoce della pelle e interferiscono con il sistema immunitario.

 

Ma come sono fatte queste creme solari? Alcuni ingredienti in esse presenti possono causare reazioni fotoallergiche (come il Benzophenone-3), favorire l'assorbimento di altre sostanze chimiche presenti nella crema (come l'Octisalate) o avere una tossicità tiroidea e un'azione xenostrogenica (rischio di tumori ormonodipendenti, come il 4-Methylbenzylidene campo). In più, in molte creme solari e nei famosi dopo-sole, spesso si trovano antisettici e conservanti potenzialmente cancerogeni, come il triclosan e i parabeni.

Insomma, il solito disastro, soprattutto se si considera che poi tutte queste profumose cremette e le loro sostanze chimiche vanno a finire dritte dritte in mare!

Per proteggerci in modo più naturale impariamo prima di tutto a non esporci al sole nelle ore centrali della giornata e a indossare una maglietta di cotone se la nostra pelle comincia a implorare pietà.

Quanto alle creme, controlliamo sempre l'INCI nel momento dell'acquisto, scegliamo prodotti privi di profumi, conservanti e coloranti sintetici derivati del petrolio e prediligiamo eco-soloari con ingredienti vegetali e con emulsionanti e tensioattivi delicati. In pratica, scegliamo sempre prodotti certificati da affidabili enti di controllo.

Infine, l'alimentazione. L'abbronzatura è favorita da alcuni alimenti ricchi di vitamina A, che protegge dal sole e aumenta la quantità di melanina. La Coldiretti ha stilato una classifica sui dieci alimenti che favorirebbero la tintarella. Tra i più ricchi di vitamina A compaiono le carote, ma ci sono anche spinaci, albicocche, melone giallo e peperoni.

 

Se invece di rosso peperone c'è solo la vostra pelle, vuol dire che col sole avete un po' esagerato. Le creme alla calendula, dalle proprietà emollienti, lenitive e rinfrescanti sono un ottimo rimedio naturale alle ustioni solari. Ma si possono fare anche impacchi alla camomilla, lasciando raffreddare un infuso e applicandolo sulle parti scottate, o si può utilizzare una crema alla lavanda, lenitiva e calmante. E poi non mancano altri rimedi casalinghi come infusi di malva, olio di oliva o yogurt, mentre c'è chi giura che anche il pomodoro e la patata siano una panacea contro le scottature. Barba e dopobarba

 

Quanto ai maschietti, diciamo che il loro "maggior impatto ambientale" riguarda il modo di farsi la barba. Realizzato, infatti, che pochi (se non nessuno) rimedi lasciano attaccati i capelli alla testa (diciamoci la verità, puoi metterci di tutto, dall'uovo sbattuto al germe di grano, se la calvizie c'è, c'è...), la cosa che rimane da fare all'uomo green è stare attento a poche regole per radersi e all'utilizzo di dopobarba anche fai da te, a meno che non sia fissato anche lui con la ceretta sul petto (ahi, che dolore!) o la cura dei capelli, semmai dovesse averli lunghi e folti.

 

Unghie

Biglietto da visita per lui e per lei, una bella mano curata fa fare sempre una bella figura. Anche qui è sufficiente ricorrere ad antichi metodi.

Frizionare ogni giorno dell'olio d'oliva o di glicerina o massaggiare le unghie con del succo di limone, cui magari aggiungere poche gocce di aceto di mele, garantisce degli artigli resistentissimi (oltre a una pelle molto liscia). Si può provare anche una miscela di sale marino fino e aceto di mele, da massaggiare e tenere in posa per qualche minuto.

C'è da ricordarsi, inoltre, di utilizzare sempre i guanti per i lavori domestici e che lo smalto abbellisce le unghie e può proteggerle anche da fattori esterni, ma è bene lasciarle ogni tanto al naturale per farle "respirare". Per rimuovere lo smalto, attenzione a utilizzare prodotti privi di sostanze sintetiche e petrolchimiche.

 

Ceretta

A meno che non decidiate di tirare con la pinzetta uno ad uno tutti i peli delle gambe, di modi ecologici per "tosarvi" ne trovate parecchi sul mercato. Ormai sono di uso comune le cerette al miele, ma la più sostenibile è senza dubbio quella fatta in casa con acqua e zucchero, la cosiddetta ceretta al caramello.

 

Dentifrici e colluttori

Molti sono i dentifrici che utilizzano solo ingredienti naturali come l'argilla, il propoli (efficace antibatterico), la salvia e la menta.

In alternativa, ancora il bicarbonato, questo volta unito a tea tree. La ricetta è semplice: basta mescolare bicarbonato (che rimuove la placca e sbianca i denti), un po' di olio di mandorle dolci, una goccia di olio di tea tree (che elimina i batteri, così come l'estratto di semi di pompelmo) o due o più gocce di menta piperita, cannella o finocchio e spazzolare un paio di volte al giorno.

Per quanto riguarda i colluttori, queste bombe per la bocca andrebbero usate con più cautela e soprattutto possono essere utili in caso di gravi infezioni, ma sempre se prescritte dal dentista.

Ci si può preparare a casa un collutorio sciogliendo in un bicchiere di acqua tiepida due cucchiaini di sale marino doppio o aggiungendo alcune gocce di propoli, o si può preferire un prodotto che contenga tintura di camomilla, oli essenziali di cumino, garofano, menta o salvia.

 

Assorbenti

E ora sono dolori: le mestruazioni. Impiccio mensile, mal di pancia ogni ventotto giorni (giorno più giorno meno), sbalzi d'umore. L'unica nota positiva, quel seno un po' più... gonfio. Ma per il resto, questa "mensilità" tutta al femminile non fa che creare disagi, anche in termini di impatto ambientale.

Considerato che non possiamo fare altrimenti, potremmo se non altro ridurre quell'abnorme uso di assorbenti e tamponi seguendo metodi un po' più ecologici. Coppette di silicone, assorbenti in cotone o lavabili: proprio su greenMe.it trovate tutte le soluzioni.

 

5. La detersione dei bimbi

Sembrerà strano e molti di voi strabuzzeranno gli occhi, ma sappiate che fino ai 6-8 mesi i piccolini non hanno bisogno di nessun prodotto detergente. Basta semplicemente un po' di sale marino integrale e un po' di amido di mais sia per il corpo che per i capelli.

 

A ogni cambio di pannolino, poi, si può usare un olio super delicato.

Coi più grandicelli, si può cominciare ad utilizzare detergenti delicati in ridotte quantità o una saponetta delicata alla calendula. Anche in questo caso, seguite la lista delle marche più in basso.

E ricordatevi dei pannolini e della carta igienica lavabili!

 

6. Come riconoscere i prodotti bio

Ci siamo più volte raccomandati di leggere l'INCI, ossia l'elenco degli ingredienti che compongono un articolo, ma anche nel momento in cui ci si affida a un prodotto che si dice naturale ed ecologico bisogna stare con gli occhi ben aperti.

Ci sono, infatti, precise regole che le aziende che decidono di mettere in commercio prodotti bioecologici devono seguire, tra cui la quantità minima di ingredienti naturali utilizzati provenienti da coltivazioni biologiche (fino al 95%), i metodi di produzione e di testaggio, che non deve avvenire sugli animali.

La redazione di greenMe.it si è già occupata della certificazione Icea, ma molti sono gli enti certificatori che assicurano il rispetto dei parametri, sia nelle materie prime utilizzate che nella produzione, affinché un cosmetico venga considerato biologico.

Germana Carillo

 

http://biodetersivi.altervista.org

 

da www.greenme.it

 

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La Terapia con onde d'urto

Premettiamo che non conosciamo questa terapia ma che ci  e vi terremo informati

 

La Terapia con onde d'urto

Il trattamento con onde d’urto è stato introdotto in medicina già negli anni ’80 e utilizzato nel trattamento della calcolosi renale. Le onde d’urto venivano, e vengono, in questo caso sfruttate per le loro caratteristiche fisiche finalizzate alla frantumazione del calcolo.

Da queste esperienze si passa all’uso sperimentale delle onde d’urto nella stimolazione dei monconi ossei. Nel 1986 vengono avviati i primi esperimenti sulle ossa di animali, e successivamente tale metodica viene applicata nella Osteogenesis Stimulated Shockwave Application (O.S.S.A.) per il trattamento delle patologie ossee in caso di mancata riparazione delle fratture (pseudoartrosi).
Nel 1991 viene presentata la prima apparecchiatura dedicata a questo trattamento e da allora si è registrato un rapido sviluppo della “Extracorporeal ShockWave Therapy (E.S.W.T.)” utilizzata anche in altri ambiti terapeutici: dapprima nelle calcificazioni intramuscolari, e successivamente nelle patologie inserzionali tendinee.

Dalla sperimentazione si è passati recentemente all’utilizzo pratico di questa metodica sfruttando le potenzialità specifiche degli effetti delle onde d’urto :
• a livello del passaggio osteo-tendineo,
• a livello delle calcificazioni intramuscolari,
• a livello delle discontinuità ossee nelle patologie di mancata saldatura dei monconi ossei.

La traduzione pratica si è quindi rivelata di grande interesse nella patologia muscolo-scheletrica in tre specifici ambiti di intervento:
a) nel ripristino dei processi di riparazione ossea ove si registri un ritardo di consolidazione o una evidente pseudoartrosi; tali situazioni sono relativamente frequenti nelle fratture di tibia o di femore, nelle fratture ulnari e soprattutto a carico dello scafoide carpale.
Spesso, soprattutto nei soggetti giovani e desiderosi di tornare in attività si hanno mobilizzazioni precoci che provocano una instabilità rotatoria dei monconi e possono portare ad un ritardo della saldatura ossea. L’evoluzione in pseudoartrosi o in un ritardo di consolidamento ha più probabilità di verificarsi nel caso di traumi che hanno portato i capi ossei ad una notevole distanza tra loro, nel caso di traumi con l’interposizione di tessuti molli tra i monconi, nel caso di interventi chirurgici di osteosintesi con ampio scollamento periostale e, secondo le più recenti teorie, nell’applicazione di sintesi rigide che impediscono l’effetto piezoelettrico di stimolazione dell’osso.
b) nel caso di esiti fibrotici e/o calcifici delle lesioni muscolari, quali strappi e lesioni da schiacciamento o da taglio; in tutte quelle situazioni in cui si verifica un versamento ematico è facile la formazione di raccolte inframuscolari che possono organizzarsi e risolversi con un residuo cicatriziale e/o calcifico di difficile trattamento.
Tali evoluzioni patologiche possono verificarsi anche in caso di interventi chirurgici ed in particolare di re-interventi.
Possono verificarsi anche in assenza di lesioni dirette ma in associazione a patologie neurologiche e in particolare nei comi. In questi casi ad essere maggiormente colpite sono le formazioni paraarticolari dell’anca e del gomito.
c) nelle patologie tendinee o nelle patologie da sovraccarico, in particolare nelle tendinopatie croniche resistenti ad altre terapie, con una chiara e circoscritta localizzazione anatomo-funzionale; ad esempio nelle classiche epicondiliti (tennis elbow), nelle sofferenze del tendine d’achille, nella tendinopatia calcifica di spalla, nelle fasciti plantari associate o meno a spina calcaneale.

Con la sperimentazione sui tessuti biologici è stata superata la concezione dell’effetto fisico delle onde d’urto -di frammentazione dei calcoli- grazie alla evidenza di un’azione neovasculogenetica e di stimolazione dell’attività cellulare.

L’utilizzazione delle E.S.W.T si è quindi affermata inizialmente in ambito ortopedico, nei processi di riparazione ossea ove si registri un ritardo di consolidamento o una evidente pseudoartrosi; tali situazioni sono relativamente frequenti nelle fratture di tibia o di femore, nelle fratture ulnari e a carico dello scafoide carpale. In questi casi la presenza di mezzi di sintesi derivanti da precedenti interventi non rappresenta motivo di impedimento alla terapia con onde d’urto. Essa è solitamente eseguita attraverso un puntamento radiologico così da colpire esattamente la zona critica e richiede l’applicazione di una energia elevata; nella maggior parte dei casi un unico trattamento si rivela sufficiente.

Figura 1 -42aa Uomo

Tibia a 16 mesi dal trauma e a 6 mesi dopo la terapia (un unico trattamento con 6000SW)

Figura 3 - 36aa  Donna

scafoide carpale a 6 mesi dal trauma e a 3/5 mesi dopo terapia  (un solo trattamento con 4000SW)

Successivamente l’attenzione per questa metodica si è rivolta al trattamento delle tendinopatie croniche resistenti alle terapie tradizionali quali la fascite plantare, la tendinopatia calcifica del sovraspinoso e l’epicondilite. La terapia, in questo tipo di patologie, è proposta in due o tre sedute; sono consigliate circa 2 settimane di intervallo tra le applicazioni successive; l’intensità di energia utilizzata è di livello medio. L’applicazione delle onde d’urto tende a coprire la zona interessata dalla patologia.

Figura 3 - 54aa Uomo

femore 14 mesi dal trauma e 9 mesi dopo la terapia (un unico trattamento con 8000SW)

Per queste indicazioni è stata ottenuta anche l’approvazione della Food and Drug Administration (per l’apparecchiatura Ossatron OSA140), ma sono anche altre le localizzazioni indicative per la terapia con onde d’urto. In particolare la tendinopatia dell’achilleo, del rotuleo, la trocanterite, la tendinopatia della zampa d’oca.
L’indicazione elettiva è quindi rappresentata da sofferenze tendinee croniche resistenti ad altre terapie; l’effetto sulle infiammazioni acute appare meno clamoroso, ma sono molti gli autori che propongono le onde d’urto anche in questi casi.
Un discorso particolare riveste il trattamento dell’atleta. Infatti lo sportivo tende a considerare il dolore come unico elemento limitante, ma la terapia con onde d’urto porta solitamente ad una riduzione della sintomatologia dolorosa decisamente prima del suo effetto biologico sui tessuti, inoltre l’effetto fisico della terapia stessa necessita di almeno una settimana per essere assorbito; quindi è importante informare l’atleta e l’allenatore dei tempi da rispettare per la ripresa dell’attività poiché una ripresa incauta potrebbe portare ad effetti negativi anziché ad un miglioramento della sofferenza tendinea.

Successivamente la terapia con onde d’urto è stata utilizzata con successo anche nel trattamento dei processi calcifici muscolari e tendinei. In questi casi si registra spesso un netto miglioramento clinico nella mobilità del segmento cui non corrisponde analoga modificazione del quadro radiografico che si modifica solo molto più tardi.

Figura 5 - 57aa Uomo

Paraosteopatia gomito prima

e 3 mesi dopo il trattamento

(due trattamenti con 1600SW)

Figura 4 - 48aa Uomo

Tendinopatia calcifica di spalla prima e  dopo trattamento (2  trattamenti con 1400SW)

Buoni risultati sono stati ottenuti anche nella stimolazione della vascolarizzazione in particolari patologie dell’osso quali la necrosi della testa del femore e della testa dell’omero o nelle sindromi algodistrofiche.

Figura 6 – 20aa Uomo

miosite ossificante RMN prima e 3 mesi dopo il trattamento (due trattamenti con 1500SW)

Figura 7 – 48aa Uomo

Necrosi della testa del femore RMN prima e 6 mesi dopo il trattamento (un unico trattamento con 5000SW)

Altre applicazioni

Le risposte positive ottenute nel trattamento dei tessuti tendinei hanno indotto l’uso delle onde d’urto anche nel trattamento delle fibrotizzazioni delle fasce e dei tendini come nel caso delle rigidità postraumatiche o nel morbo di Dupuytren.
Per analogia l’uso della stimolazione con onde d’urto si è diffuso ad altre branche mediche, infatti in andrologia è stato proposto e si sono ottenuti buoni risultati nel trattamento dell’ Ipertrofia Penis Plastica; in odontoiatria è stata proposta nell’implantologia, in veterinaria per le patologie tendinee analogamente al trattamento umano.
Una decisa spinta ad un allargamento del campo applicativo delle onde d’urto è venuta recentemente dalla sua proposizione in chirurgia plastica nel trattamento delle ulcere cutanee; in questo caso è stata messa a punto una particolare sonda generatrice di onde d’urto defocalizzate atte ad una azione superficiale diffusa.

Ulteriori possibili Applicazioni

A livello sperimentale si sta sviluppando una proposta terapeutica peculiare in cardiologia finalizzata alla stimolazione delle zone cicatriziali o sofferenti del muscolo cardiaco dopo infarto miocardio attraverso una specifica focalizzazione dell’onda d’urto.
Infine si sta sviluppando un ulteriore ambito di ricerca riferito alla stimolazione della crescita nelle cellule staminali.

Cautele

La terapia ad onde d’urto ha delle nette controindicazioni nel caso di infezioni ossee, sulle cartilagini di accrescimento e nei disordini della coagulazione. Inoltre vi sono delle controindicazioni relative come nel caso di tumori ossei, in caso di gravidanza e nei portatori di pace-maker. Altra controindicazione relativa è rappresentata da infiltrazioni cortisoniche recenti, poiché queste possono alterare la risposta dei tessuti e ridurre significativamente l’effetto biologico cellulare conseguente alla terapia.
Particolare attenzione deve essere posta ai possibili effetti indesiderati sui tessuti nervosi e vascolari, che possono venire danneggiati dal trattamento stesso. La terapia ad onde d’urto non deve essere quindi utilizzata a livello della colonna vertebrale, del cranio e del torace.

Dolorosità

Va tenuta presente la possibilità che la terapia possa risultare dolorosa e quindi spiacevole per il paziente; infatti quando l’onda d’urto va a colpire la zona da trattare può giungere a impattare la porzione superficiale dell’osso. Questa porzione “corticale” dell’osso è particolarmente ricca di recettori e sensibile alla stimolazione pressoria. E’ inevitabile la sua sollecitazione quando si va a trattare una sofferenza tendinea molto prossima ai capi ossei o quando si vuole trattare una sofferenza al suo passaggio osteo-tendineo. Il dolore suscitato per ogni onda d’urto è legato al numero di recettori stimolati e quindi all’ampiezza della zona trattata ma soprattutto alla quantità di energia somministrata, più che alla semplice densità di flusso di energia somministrata; la conseguenza di ciò è che alcune apparecchiature risultano più dolorose altre meno. Nella maggior parte dei casi anche questa sensazione dolorosa, seppur fastidiosa, è ben tollerata. Solo raramente si ricorre ad un’anestesia locale.
Quando si tratta l’osso è inevitabile colpire direttamente la zona corticale tra l’altro ad una intensità elevata; il dolore provocato è significativo tanto che in questi casi è opportuno utilizzare una blanda forma di anestesia con una sedazione del paziente, anche perchè l’anestesia locale non risulta congrua.

Non va dimenticato che

La maggior parte dei trattamenti riguarda le patologie dei tessuti molli e le infiammazioni muscolo-tendinee. La terapia con onde d’urto agisce su condizioni di sofferenza che hanno cause biomeccaniche spesso distanti dalla sede di infiammazione da trattare; quindi l’efficacia della terapia non è legata solo all’efficacia del trattamento in sé, ma richiede una corretta diagnostica biomeccanica e un trattamento di rieducazione e correzione di sostegno atto a modificare anche le cause originarie della patologia per evitare il rischio che la medesima patologia si ripresenti a breve distanza.
E’ quindi importante che la terapia con onde d’urto sia parte di un processo terapeutico più ampio che valuti l’aspetto patologico nell’insieme della condizione clinico-funzionale del soggetto, così che, integrata con altri interventi fisiokinesiterapici, risolva il fenomeno infiammatorio conclusivo e, contestualmente, intervenga anche sulle cause originarie.

In conclusione

Si può quindi affermare che, nei casi in cui vi è una corretta indicazione clinica, l’interesse per il trattamento con la terapia ad onde d’urto si evidenzia
- nella riduzione del ricorso al trattamento chirurgico,
- nella riduzione dell’uso di farmaci,
- nella relativa assenza di effetti collaterali,
- nella precoce evidenza della risposta positiva,
- nel numero estremamente ridotto dei trattamenti necessari.

http://www.ondedurto.org/infopazienti.html

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