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Escherichia Coli. Cause e Rimedi naturali

Diversi tipi di batteri esistono nel corpo con varie ed importanti funzioni, l’Escherichia coli è la specie di batterio più nota del genere Escherichia, costituisce parte integrante della normale flora batterica intestinale dell’uomo e di altri animali e, nonostante la maggior parte dei ceppi di Escherichia coli siano innocui, esistono dei ceppi che possono mettere a rischio la salute umana causando disturbi anche molto gravi. Ricordiamo tutti lo scandalo tedesco del 2011: prima i famigerati cetrioli e poi i germogli hanno causato la morte di oltre 50 persone.

Questi ceppi patogeni di Escherichia, i cosiddetti ceppi enteroemorragici (EHEC) sintetizzano potenti esotossine, responsabili di:

Colite Emorragica, una particolare forma di gastrointerite
Sindrome Emolitico Uremica, un’insufficienza renale molto pericolosa
I sintomi dell’infezione di solito si manifestano 3-4 giorni dopo l’esposizione al batterio, può risultare molto pericolosa soprattutto per bambini e anziani, i quali sono più vulnerabili e potrebbero sviluppare gravi complicazioni.

I sintomi più comuni dell’infezione da Escherichia Coli
Dolori e crampi addominali
Febbre
Nausea e/o vomito
Diarrea (anche sanguinolenta)
Cistite (L’80% dei casi di cistite è causata dall’Escherichia Coli nella vescica)
L’infezione da Escherichia Coli può scatenarsi in seguito all’assunzione o anche solo al contatto con acqua contaminata o con cibi contaminati crudi o parzialmente crudi.

 
I principali rischi di infezione da E. Coli derivano da
Acqua non potabilizzata (rubinetti e fontane)
Piscine
Frutta
Verdura
Latte non pastorizzato
Carne non cotta a sufficienza
Carne non macellata correttamente (specialmente hamburger e carne macinata)
Fortunatamente la cottura dei cibi permette di neutralizzare l’eventuale batterio contaminante, infatti l’Escherichia coli è sensibile al calore.

Spesso però la pastorizzazione e la cottura eliminano preziosi nutrienti dai nostri alimenti, non c’è assolutamente alcuna necessità di pastorizzare, distruggere o aggiungere sostanze chimiche nocive alla nostra alimentazione se prepariamo e cuciniamo con spezie come aglio, chiodi di garofano, cannella, origano e salvia.

Queste spezie uccidono i batteri di E. coli e il nostro cibo sarà più saporito ma soprattutto molto più salutare e nutriente. E’ così infatti che fanno in India.

 
È importante capire che le infezioni da E. coli non sono in grado di essere trattate con terapie farmacologiche come antibiotici o antidiarroici, anzi, questi farmaci prolungano il decorso della malattia e ne aumentano i sintomi.

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Consigli pratici per evitare le infezioni da Escherichia Coli
Questo può essere considerato assurdo per molte persone, spesso ci aspettiamo il farmaco adatto alla cura di ogni malattia, ma per l’infezione da E. coli non esistono farmaci specifici, però ci sono misure che si possono prendere per evitare la disidratazione e per alleviare i sintomi dell’infezione.

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Lavare accuratamente gli alimenti da consumare crudi.
Evitare i più cibi “a rischio” (carne non cotta a sufficienza, latte non pastorizzato).
Lavare molto bene gli utensili da cucina prima e dopo il contatto con alimenti a rischio.
Lavarsi molto bene le mani prima di manipolare gli alimenti.
Utilizzare contenitori separati per ogni alimento, per evitare eventuali contaminazioni
Nessun farmaco, è in grado di proteggere dall’infezione da Escherichia coli, è altamente sconsigliato assumere farmaci, specialmente antibiotici sperando di contrastare questa infezione. Si favorirà solamente l’antibiotico-resistenza.

11 Rimedi naturali per l’Escherichia Coli
Generalmente, l’infezione causata da E. Coli deve semplicemente fare il suo corso, tuttavia, molti trattamenti naturali possono prevenire l’infezione, alleviarne i sintomi, evitare complicazioni ed abbreviare il corso della malattia.

MIELE DI MANUKA. Il miele di manuka aiuta a stimolare il sistema immunitario e a sradicare le tossine, inoltre è in grado di inibire l’attività batterica. 1
ACETO DI MELE. L’acido acetico è il principale composto benefico presente nell’aceto di mele ed è in grado di uccidere i batteri patogeni, compreso l’Escherichia coli. Agisce come un potente purificante intestinale grazie ai suoi batteri amici dell’organismo. 2 E’ importante acquistare un aceto di mele bio non pastorizzato preferibilmente con la “madre” (i marchi migliori sono Bragg, Biona e Voelkel).
CURCUMA. Il principio attivo della curcuma, la curcumina ha ormai ben note proprietà antivirali, antibatteriche ed antimicotiche. 3
AGLIO. L’allicina è dotata di attività ad ampio spettro contro vari batteri e altri microrganismi (funghi, parassiti e virus). 4
CIPOLLA. Uno studio condotto presso la J. Nihon University School of Dentistry, dimostra che la cipolla ha azione antibatterica, un più forte effetto antibatterico si avrà consumando cipolla cruda. 5
ZENZERO. Grazie al suo potere antibatterico, lo zenzero evita alterazioni nella flora intestinale. elimina i batteri o i microrganismi come l’Escherichia coli che provoca diarrea nei bambini, ma anche quelli responsabili della gastroenterite. È un anti-vomito molto efficace: è uno dei migliori rimedi per combattere la nausea. 6
SUCCO DI MIRTILLO ROSSO. Inibisce l’adesione del batterio alle pareti del tratto urinario, impedendo le gravi complicazioni dell’infezione. 7
UVA URSINA. Molto consigliato in caso di cistite, studi dimostrano che ha un’attività antimicrobica diretta nei confronti dell’Escherichia coli. 8
ESTRATTO DI SEMI DI POMPELMO. L’estratto di semi di pompelmo è ricco di vitamine e di sostanze amare che tonificano stomaco … e antimicotiche, unite alla capacità di contrastare numerosi virus e batteri, tra cui l’E. Coli. 9
ARGENTO COLLOIDALE. Le proprietà depurative dell’argento colloidale sono risapute, è interessante ai fini dell’argomento trattato uno studio effettuato in Nebraska: è stata dimostrata l’efficacia dell’argento colloidale decontaminando uno stagno volontariamente inquinato con Escherichia coli, passando attraverso filtri dotati di elettrodi d’argento l’acqua è stata completamente purificata in sole tre ore. 10
CANNELLA. Le proprietà antimicrobiche della cannella sono così efficaci che la ricerca dimostra che questa spezia può essere utilizzata anche come alternativa ai conservanti alimentari tradizionali: è stato dimostrato che diverse spezie, tra cui l’aglio e la cannella, hanno ucciso il 99% dei batteri di E. coli. presenti in un succo di mela. 11, 12, 13
Poiché gli antibiotici non sono consigliati nelle infezioni da E. coli, spetterà al vostro sistema immunitario debellare l’infezione, fortunatamente, il sistema immunitario è in grado di farlo, serve il tempo necessario, possibilmente stando a riposo e il supporto adeguato, dato dai numerosi rimedi naturali che abbiamo a disposizione.

Consultate il vostro medico per una diagnosi adeguata e una eventuale terapia di sostegno!

Riposate, idratatevi (poiché si perdono molti liquidi in questo tipo di disturbo) e lasciate che il sistema immunitario faccia il suo lavoro!

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Il potere del respiro. Come migliorare la respirazione per aumentare l’energia, le prestazioni e la circolazione

Il segreto per perdere peso, ritrovare forma fisica e salute si trova nell’aspetto più semplice ma più trascurato della nostra vita: il modo in cui respiriamo. Uno dei più grandi ostacoli al nostro benessere è quasi sconosciuto: respiriamo troppo.

La quantità di aria che respirate può stravolgere tutto ciò che pensate di sapere sul vostro corpo, la vostra salute e le vostre prestazioni sportive. Vi domanderete in che senso io parli di <<quantità>>. Dopotutto, l’aria non è qualcosa di cui ci si possa abbuffare o di cui si possa bere un bicchiere di troppo. E se invece fosse così, in un certo senso? E se le buone abitudini respiratorie fossero altrettanto importanti di quelle alimentari per raggiungere la forma fisica ideale? E se fossero addirittura più essenziali dell’alimentazione?

Molti di noi immettono nel loro organismo quasi tre volte la quantità di aria utile, contribuendo così a causare o a peggiorare una serie di disturbi tra cui stanchezza cronica, insonnia, problemi di peso e di cuore, ansia, asma. Patrick McKeown ha messo a punto, testandolo su migliaia di persone, un metodo capace di migliorare la quantità di ossigeno che il sangue trasporta a muscoli, cervello e cuore mediante l’applicazione di semplici tecniche al modo in cui respiriamo. Partendo da un facile test per valutare l’efficienza con cui il nostro corpo utilizza l’ossigeno, nel suo libro Patrick McKeown spiega come incrementarla, quanto sia importante la respirazione a bocca chiusa, il valore dell’anidride carbonica, come evitare una dannosa produzione di radicali liberi. Dopo aver seguito questo programma solo per poco tempo, anche una persona fuori forma potrà salire le scale senza affanno, correre a prendere un autobus o disputare una partita di calcio, mentre uno sportivo vedrà incrementare in modo deciso le sue performance e il suo rendimento. Dal campione di triatlon al pantofolaio più irriducibile, il miglioramento di energia, salute, forma fisica è garantito. Facile come respirare.

L’iperventilazione cronica
Diamo per scontato che il corpo sappia istintivamente di quanta aria ha bisogno in ogni momento, ma purtroppo non è così. Nel corso dei secoli abbiamo alterato il nostro ambiente in maniera così profonda che molti hanno dimenticato il modo naturale di respirare, snaturato dallo stress cronico, dalla sedentarietà, dalle diete sbagliate, dalle case troppo riscaldate e dalla scarsa forma fisica. Tutti questi fattori contribuiscono alle cattive abitudini respiratorie, che a loro volta provocano spossatezza, aumento di peso, disturbi del sonno, malattie respiratorie e cardiache.

 
Per capire se respirate troppo, rispondete alle seguenti domande:

Mentre svolgete le attività quotidiane, a volte respirate con la bocca?
Respirate con la bocca durante il sonno profondo? (Se non lo sapete: vi svegliate con la bocca secca?)
Dormendo, russate o trattenete il respiro?
A riposo, il vostro respiro è visibile? Per scoprirlo, guardate i movimenti del petto e dell’addome mentre respirate. Più sono evidenti, maggiore è la forza con cui respirate.
Quando osservate il vostro respiro, vedete più movimento all’altezza dal petto che dell’addome?
Sospirate spesso durante il giorno? (Un sospiro di tanto in tanto non è un problema, ma i sospiri regolari bastano a mantenere l’iperventilazione cronica.)
Vi capita di udire il vostro respiro anche in stato di riposo?
Presentate sintomi imputabili all’iperventilazione abituale, come naso chiuso, contrazione delle vie respiratorie, affaticamento, capogiri o vertigini?
Se avete risposto si anche solo ad alcune domane è probabile che tendiate all’iperventilazione.

L’abitudine inconsapevole di respirare eccessivamente ha raggiunto proporzioni epidemiche in tutto il mondo industrializzato ed è molto dannosa per la salute.

 
Queste errate abitudini respiratorie possono fare la differenza tra una persona in perfetta salute e una malata e debole. L’iperventilazione provoca il restringimento delle vie aeree, limitando la capacità di ossigenazione del corpo e determinando la costrizione dei vasi sanguigni, che riduce l’apporto di sangue al cuore e agli altri organi e muscoli. Queste conseguenze di natura sistemica influenzano in profondità la salute, che siate un atleta professionista, sia che il vostro sforzo più intenso consista nel salire le scale di casa.

Forse ricorderete di avere studiato a scuola che inspiriamo ossigeno ed espiriamo anidride carbonica (CO2). Vi avranno insegnato che l’anidride carbonica è solo un gas di scarto che espelliamo dai polmoni, però non è così: la CO2 permette al corpo di metabolizzare l’ossigeno rilasciato dai globuli rossi. Questo si chiama effetto Bohr. Capire e sfruttare tale principio fisiologico vi permetterà di porre rimedio all’iperventilazione.

 
L’effetto Bohr e l’importanza dell’anidride carbonica
Scoperto oltre un secolo fa, l’effetto Bohr descrive il meccanismo con cui l’ossigeno presente nel sangue viene trasmesso ai muscoli e agli organi. Molte persone non lo sanno, ma la quantità di anidride carbonica nel sangue determina la quantità di ossigeno che possiamo consumare. Il punto cruciale è che il modo in cui respiriamo influenza la quantità di anidride carbonica presente nel sangue. Quando respiriamo correttamente abbiamo anidride carbonica a sufficienza e il nostro respiro è silenzioso, regolare e ritmico. Se invece iperventiliamo, il respiro sarà pesante, più intenso e irregolare, quindi espireremo troppa anidride carbonica, lasciando il corpo a boccheggiare (letteralmente) per la carenza d’ossigeno.

E’ semplice: se respiriamo meglio, aumentando la quantità di anidride carbonica nel nostro organismo, potremo fornire più ossigeno ai muscoli e agli organi, compresi il cuore e il cervello, incrementando così le capacità fisiche. Non si tratta d’altro che di aiutare il corpo a funzionare nel modo in cui è stato progettato.

Dilatazione e costrizione delle vie aeree e dei vasi sanguigni
Respirare troppo può anche ridurre il flusso sanguigno. Per la grande maggioranza delle persone, 2 minuti di respirazione profonda bastano a rallentare la circolazione sanguigna in tutto il corpo, compreso il cervello, dove la carenza di sangue può causare capogiri e vertigini. In generale l’afflusso di sangue al cervello cala di pari passo con la riduzione dell’anidride carbonica. Uno studio ha riscontrato che in alcuni individui il diametro dei vasi sanguigni diminuisce anche del 50 per cento.

Vi sarà capitato di percepire la contrazione del flusso sanguigno al cervello che risulta dall’iperventilazione: dopo aver fatto alcuni lunghi respiri la bocca si inizia a sentir girare la testa. Analogamente, molte persone che dormono con la bocca aperta faticano a ingranare la marcia al mattino: pur avendo dormito a sufficienza, continuano a sentirsi stanche e stordite per qualche ora dopo il risveglio. E’ ampiamente documentato che l’abitudine di respirare con la bocca, nelle ore di veglia come nel sonno, genera affaticamento, difficoltà di concentrazione, riduzione della produttività e cattivo umore.

La regolazione del pH del sangue 
Oltre a determinare quanto ossigeno viene rilasciato nei tessuti e nelle cellule, l’anidride carbonica svolge anche un ruolo essenziale nella regolazione del pH del flusso sanguigno, vale a dire l’acidità o alcalinità del sangue. Il pH normale del sangue è pari a 7,365 e deve rimanere entro un intervallo ben definito, altrimenti il corpo è costretto a compensare. Per esempio, quando il pH del sangue diventa più alcalino la respirazione si riduce per consentire un aumento del livello di anidride carbonica e ripristinare il pH corretto.

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All’opposto, se il pH del sangue è eccessivamente acido (come accade quando si mangiano troppi alimenti confezionati), la respirazione accelera per espellere l’anidride carbonica sotto forma di acido. Il mantenimento del pH normale del sangue è fondamentale per la nostra sopravvivenza: se è troppo acido e scende sotto i 6,8, o troppo alcalino e sale sopra i 7,8, si rischia la morte. Questo perché il livello del pH influenza direttamente la funzionalità degli organi interni e del metabolismo.

Le ricerche scientifiche dimostrano chiaramente che l’anidride carbonica è un elemento essenziale non solo per la regolazione del respiro, l’ottimizzazione del flusso sanguigno e il rilascio dell’ossigeno ai muscoli, ma anche per mantenere un pH corretto. In breve, la relazione del nostro organismo con l’anidride carbonica determina lo stato di salute che possiamo raggiungere. Una respirazione migliore permette all’anidride carbonica di assicurare che tutte le parti interconnesse del corpo funzionino in armonia, consentendoci di sfruttare al meglio il nostro potenziale nelle prestazioni sportive e di massimizzare forza e resistenza.

Quanto siete in forma? Il test per misurare l’ossigenazione del corpo (BOLT, Body Oxygen Level Test)
Ecco un metodo molto semplice per sperimentare l’effetto dell’anidride carbonica sul nostro stimolo a respirare:

Espirate leggermente dal naso e poi tappatelo stringendolo con le dita. Mentre trattenete il respiro, l’anidride carbonica si accumula nel sangue e dopo alcuni secondi i recettori nel cervello e nel collo segnalano ai muscoli preposti alla respirazione di riattivarsi per espellere l’eccesso. Comincerete a percepire questi segnali sotto forma di contrazioni del muscoli nel collo e nell’addome accompagnate dal bisogno di inspirare.
Togliete le dita e riprendete a respirare dal naso quando sentite i primi messaggi del corpo che vi dice di farlo.
E’ importante ricordare che lo scopo della respirazione è espellere l’anidride carbonica in eccesso e non eliminarne il più possibile. Un’iperventilazione che si protrae per giorni e settimane di fila rimuove più anidride carbonica del necessario, aumentando la sensibilità dei recettori.

La sensibilità del recettori all’anidride carbonica e all’ossigeno determinerà la reazione dell’organismo all’esercizio fisico. Una maggiore tolleranza all’anidride carbonica non solo riduce la sensazione di fiato corto, ma permette anche un trasporto molto più efficiente dell’ossigeno ai muscoli attivi.

Il test del livello di ossigenazione del corpo
Già nel 1975 alcuni ricercatori notarono che l’arco di tempo in cui si riesce confortevolmente a trattenere il respiro poteva costituire un semplice test per determinare il volume respiratorio relativo a riposo e la dispnea durante l’esercizio fisico. Il BOLT è uno strumento molto utile e accurato per determinare il volume respiratorio relativo. Differisce da altri test di sospensione del respiro in quanto calcola il tempo necessario affinché si manifesti il primo chiaro desiderio di respirare. Trattenere il fiato finché proviamo l’esigenza naturale di respirare fornisce informazioni sul tempo necessario per indurre la sensazione di fame d’aria

Tre passi per aumentare il punteggio BOLT
Ecco una guida rapida ai tre interventi che permettono di aumentare il punteggio BOLT.

1) Contenere le perdite di anidride carbonica 
Respirate sempre con il naso, giorno e notte.
Smettete di sospirare: piuttosto deglutite o soffocate il respiro. Sospirare a intervalli di qualche minuto è sufficiente per mantenere un’iperventilazione cronica, quindi è necessario controbilanciare il respiro deglutendo o trattenendo il fiato. Se vi accorgete del sospiro solo dopo averlo fatto, trattenete il respiro per 10-15 secondi per compensare la perdita di anidride carbonica.
Evitate di trarre respiri profondi mentre sbadigliate o parlate.
Le persone con un BOLT basso si sentono spesso stanche e sbadigliano ripetutamente nel corso della giornata. Analogamente, chi per lavoro parla molto deve essere consapevole che mentre parla non dovrebbe sentirsi respirare. Se scoprite che riuscite a sentire il vostro respiro mentre parlate, allora è meglio parlare più lentamente, usare frasi più brevi e fare un respiro leggero con il naso tra una fase e l’altra.
Osservate la respirazione nell’arco della giornata. Una buona respirazione a riposo dovrebbe essere silenziosa e invisibile.

2) Aumentare la tolleranza all’anidride all’anidride carbonica 
E’ qui che eseguirete gli esercizi mirati a ridurre il volume respiratorio, riportandolo a valori normali. Questo vi farà sentire rilassati e indurrà il respiro a rallentare e a farsi più pacato. L’obiettivo è creare un esigenza di respirare, o fame d’aria, di intensità sopportabile. Una fame d’aria sostenuta per 10-10 minuti azzera i recettori del cervello per indurli a tollerare una maggiore concentrazione di anidride carbonica. Gli interventi 1 e 2 sono necessari per aumentare il punteggio BOLT da 10 a 20 secondi.

3) Simulare l’allenamento ad alta quota 
Respirare meno di quanto ci sembri necessario durante un allenamento è un metodo eccellente per abituare il corpo a tollerare una maggiore concentrazione di anidride carbonica, e al contempo espone l’organismo a un ridotto apporto di ossigeno.

Il vantaggio derivante dall’applicazione delle tecniche di respirazione Oxygen Advantage durante l’esercizio fisico è che si può indurre una maggiore carenza d’aria di quanta se ne creerebbe a riposo. Una forte sensazione di mancanza d’aria è necessaria per far passare il punteggio BOLT da 20 a 40 secondi.

I benefici dell’innalzamento BOLT
Alcune precisazioni importanti sull’innalzamento del BOLT.

Vi sentirete meglio ogni volta che il vostro punteggio aumenterà di 5 secondi.
La progressione generale del BOLT prevede un aumento di 3 o 4 secondi nelle prime 2-3 settimane. Quando si arriva a 20 secondi per 8-10 settimane. Per passare da 20 a 40 secondi è necessario svolgere esercizio fisico in parallelo alle tecniche descritte in questo libro. Siate determinati e non scoraggiatevi se il vostro BOLT non migliora o si riduce temporaneamente! Intanto potete raccogliere i frutti del lavoro svolto per arrivare a 20 secondi.
Una crescita stentata del punteggio può dipendere da fattori legati allo stile di vita, come lo stress o l’abitudine di parlare troppo , oppure da una malattia. La grinta e la durata di quest’ultima detteranno il ritmo del progresso del vostro BOLT. Ma qualunque sia il vostro stato di salute attuale, ci sono sempre esercizi che potete svolgere. Vale la pena perseverare, perché anche un lieve miglioramento del punteggio arreca grandi benefici alla salute.
Il BOLT è più accurato se misurato al risveglio. Questo perchè durante il sonno non potete influenzare il respiro, quindi al mattino il punteggio sarà basato sul volume respiratorio stabilito naturalmente dal vostro apparato respiratorio.
L’obiettivo è mantenere un punteggio di 40 secondi al risveglio per un periodo di sei mesi. Poiché la vita moderna può influenzare negativamente il punteggio BOLT, è necessario prestare attenzione alla respirazione nell’arco della giornata, assicurandosi che sia leggera e avvenga attraverso il naso, e introdurre gli esercizi Oxygen Advantage nel rapporto regime di attività fisica e nella quotidianità. Questo vi aiuterà a mantenere un punteggio elevato.
Bibliografia e approfondimento: “Oxygen – Il Potere del Respiro” di Patrick McKeown

https://www.dionidream.com/potere-del-respiro-come-respirare/

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DMT. La molecola prodotta dalla ghiandola pineale che apre le porte di altri mondi

La DMT o dimetiltriptammina è una molecola prodotta dalla ghiandola pineale, presente anche in piante allucinogene, ed ha effetti psichedelici. La storia della DMT è antichissima dato che le piante in cui è contenuta, come l’Ayahuasca, sono state utilizzate durante cerimonie, riti religiosi e di guarigione. Nel 1931 è stata riprodotta sinteticamente in laboratorio da Richard Manske e questo ne ha permesso lo studio ed anche la diffusione come droga.

Nel 1990 il Dr. Rick Strassman, medico americano specializzato in psichiatria, ha effettuato uno dei più grandi studi sugli effetti della DMT nell’essere umano. La sua ricerca è stata avviata sia per scopi terapeutici, ovvero capire se la DMT potesse avere un ruolo nei disturbi mentali, sia per scopi spirituali diciamo ovvero per capire come la DMT possa essere legata alle percezioni extrasensoriali e la trasformazione evolutiva personale.

La medicina moderna fino a poco tempo fa quasi ignorava il ruolo svolto dalla ghiandola pineale e ancora oggi ci sono molte cose che non comprendiamo. Tuttavia già nelle tradizioni orientali essa era associale alla visione interiore e all’illuminazione. Cartesio affermò che la ghiandola pineale fosse in qualche modo la “sede dell’anima”, l’intermediario tra il fisico e lo spirituale. Il corpo e lo spirito si incontravano qui, influenzandosi reciprocamente, e le ripercussioni si estendevano in entrambe le direzioni.

Quindi poiché la ghiandola pineale è legata al mondo spirituale, il Dr. Strassman volle scoprire se un picco improvviso di rilascio di DMT nel cervello prodotto dalla ghiandola pineale possa essere in qualche modo legato agli stati “psichedelici” che avvengono in modo naturale: la nascita, la morte, gli stati di pre-morte (NDE) le psicosi e le esperienze mistiche. Quello che ha sorpreso dai risultati del Dr. Strassman è stato che anche le esperienze di rapimenti alieni possono essere legate alla DMT.

 
Le scoperte e le testimonianze raccolte dal Dr. Strassman sono molto importanti per svelare cosa accade nel nostro cervello e quali sono le potenzialità dell’essere umano. Tutto questo può essere letto nel suo libro tradotto in italiano “D M T. La molecola dello spirito“. Di seguito inserisco alcuni estratti dal libro.

“Dmt – La molecola dello spirito, benché il titolo possa di primo acchito darlo a pensare, non è un libro “spirituale” nel senso più stretto del termine. Non contiene ricette per illuminazioni istantanee su ordinazione, ma è un serio testo scientifico dotato di un certo piglio divulgativo che però, volendo, può aiutarvi a chiudere un cerchio di domande importanti. Non potrà in alcun modo dirvi chi siete, tantomeno condurvi illesi a nuove presunte verità di origine spirituale, utili a riempire ulteriormente quello stracolmo calderone che è la proposta contemporanea. È piuttosto un testo che, nella semplice esposizione di ciò che è avvenuto durante i coraggiosi esperimenti condotti dal dr. Rick Strassman alla Scuola di Medicina dell’Università del New Mexico, sarà in grado di fornire a chiunque una base solida di elementi utili a delineare un nuovo orizzonte, senz’altro più cristallino nei confronti di ciò che definiamo Coscienza o Natura delle Realtà “altre”, dipanando così molte nebbie.

Ritengo Dmt – La molecola dello spirito in assoluto il testo più importante degli ultimi tredici anni. Mi ha permesso di uscire da quell’overdose di informazioni a cui mi ero sottoposto per l’amore che provavo nei confronti della conoscenza, aiutandomi così a delineare un aspetto più “armonico” di quanto conosciamo circa le meccaniche dell’Universo; sono certo fornirà anche a molti di voi la grande opportunità di unire tutti quei puntini rimasti per una ragione o per l’altra ancora scollegati tra di loro, in quel torbido terreno composto da tutte quelle straordinarie esperienze che, ogni notte, più o meno dalle 3 e 33 in poi, affrontiamo quando andiamo a coricarci: sogni lucidi, incontri con esseri di altre dimensioni (più o meno socievoli), entità mitologiche o psicopompe, viaggi astrali, viaggi nel tempo, incontri con i tulpa e chi più ne ha più ne metta. Tutte questioni ritenute solitamente di scarsa rilevanza, o più semplicemente considerate il frutto di problematiche inconsce rimaste irrisolte, le quali, durante la notte, per chissà quali misteriosi processi cognitivi non del tutto chiariti, sarebbero utili al cervello per dare un “senso” alle nostre banali esperienze quotidiane.

 
E se non fosse esattamente così? E se quei mondi fossero in realtà più reali di quanto non lo riteniamo possibile, sebbene ognuno di essi sia legato indissolubilmente al nostro “Io” profondo? Potremmo definirli “mondi-specchio” nel quale riconoscere la nostra vera natura che giace indisturbata sotto la maschera che indossiamo? Ecco, gli esperimenti compiuti dal dr. Strassman sono senza ombra di dubbio quanto di più vicino possediamo, in termini di dati e informazioni reali, tangibili, per definire meglio cosa siamo (e non chi) rispetto a questi fenomeni e quali siano le meccaniche coinvolte in questi processi notturni che danno luogo a tali esperienze che così tanto stravolgono la nostra vita.” Andrea Doria, dalla prefazione.

L’autore Rick Strassman rivela:

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“L’ipotesi più generale è che la ghiandola pineale produca quantità psichedeliche di DMT in momenti eccezionali della nostra vita. La produzione di DMT da parte della pineale è la rappresentazione fisica di processi non-materiali ed energetici.”

“Anche la meditazione o la preghiera possono originare profondi stati alterati di coscienza. La produzione di DMT nella pineale potrebbe essere alla base di queste esperienze mistiche e spirituali.
Tutte le discipline spirituali fanno dei resoconti assolutamente psichedelici delle esperienze trasformative il cui conseguimento è l’obiettivo della loro pratica. Luce bianca accecante, incontri con entità demoniache e angeliche, emozioni estatiche, senso di eternità, suoni paradisiaci, sensazione di esser morti e poi rinati, contatto con una presenza amorevole e potente che sottostà a tutta la realtà: queste esperienze trascendono ogni definizione. Inoltre, sono tipiche di una completa esperienza psichedelica da DMT.”

In che modo la meditazione potrebbe provocare il rilascio di DMT nella ghiandola pineale? Secondo l’autore, le potenti onde cerebrali lente e sincronizzate che si creano nella meditazione profonda possono far vibrare la pineale a frequenze che indeboliscono le sue molteplici barriere contro la formazione di DMT. Il risultato finale è un’ondata psichedelica della molecola dello spirito prodotta dalla ghiandola pineale, che dà luogo a stati soggettivi di consapevolezza mistica.

Per scoprire come la nascita, la morte, le esperienze di pre-morte, i rapimenti alieni possano essere ricondotti alla DMT consiglio la lettura del libro.

https://www.dionidream.com/dmt/

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Dieta studiata per le malattie autoimmuni : il Protocollo Autoimmune Paleo

La dieta del protocollo autoimmune paleo (AIP) è un approccio terapeutico basato sull’alimentazione per eliminare l’infiammazione nel corpo.

Le malattie autoimmuni non possono essere curate per la medicina ufficiale, ma possono andare in remissione. La dieta del protocollo autoimmune lavora per ridurre alcuni dei sintomi di queste condizioni.

La malattia autoimmune è un’epidemia nella nostra società, gli esperti stanno sempre più riconoscendo che l’alimentazione è un fattore che contribuisce alla malattia autoimmune, ciò significa che questo tipo di malattia è direttamente legata alle nostre scelte alimentari ma significa anche che possiamo gestire e far regredire la malattia autoimmune semplicemente cambiando il modo in cui si mangia.

L’obiettivo del protocollo autoimmune paleo è quello di dare al corpo esclusivamente sostanze nutritive, evitando qualsiasi cibo che possa contribuire alla malattia o anche solo interferire con gli sforzi per guarire. “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo” diceva Ippocrate, il padre della medicina moderna 2500 anni fa.

 
Le principali malattie autoimmuni associate prevalentemente ad una alterata permeabilità intestinale(leaky gut) sono:

Artrite reumatoide
Celiachia
Diabete
Ipotiroidismo
Tiroidite di Hashimoto
Morbo di Crohn
Psoriasi
Vitiligine
Sclerosi multipla
La causa principale di tutte le malattie autoimmuni è la stessa: il nostro sistema immunitario, che dovrebbe proteggerci, invece si ritorce contro di noi attaccando le nostre proteine, le cellule e i tessuti. Nella tiroidite di Hashimoto, viene attaccata la tiroide, nell’artrite reumatoide, vengono attaccati i tessuti delle articolazioni. Nella psoriasi, vengono colpite le proteine all’interno degli strati di cellule che compongono la pelle. Tuttavia, la causa principale è sempre la stessa.

Il protocollo autoimmune paleo è una strategia potente che usa la dieta e lo stile di vita per regolare il sistema immunitario, mettere fine a questi “auto-attacchi” e dare al corpo l’opportunità di guarirsi.

 
Come funziona il Protocollo Autoimmune Paleo?
Sfruttando le intuizioni e le conoscenze raccolte da più di 1.200 studi scientifici, il protocollo autoimmune paleo elabora delle raccomandazioni specifiche dietetiche e di stile di vita che possono aiutare nel controllo e contrasto di malattie croniche ed autoimmuni.

Per comprendere al meglio il funzionamento del protocollo autoimmune paleo si deve capire che va ad agire su quattro aree chiave molto importanti che sono direttamente coinvolte in caso di malattia autoimmune.

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1. Il sistema immunitario (e in effetti ogni sistema del corpo) richiede una serie di vitamine, minerali, antiossidanti, acidi grassi essenziali e aminoacidi per funzionare normalmente. Le carenze e gli squilibri micronutrienti sono fattori chiave nello sviluppo e nella progressione della malattia autoimmune. Consumare solamente cibi molto nutrienti fornisce un surplus sinergico di micronutrienti per correggere sia le carenze che gli squilibri, sostenendo così la regolazione del sistema immunitario, dei sistemi ormonali, dei sistemi di disintossicazione e della produzione di neurotrasmettitori.

2. Una delle cause principali scatenante varie malattie autoimmuni è una alterata permeabilità intestinale. La salute dell’intestino è un fattore chiave. Gli alimenti raccomandati nel protocollo autoimmune paleo favoriscono lo sviluppo e la crescita di una sana varietà di microrganismi intestinali. Gli alimenti che irritano o danneggiano l’intestino sono banditi, mentre gli alimenti che aiutano a ripristinare la funzionalità della barriera intestinale sono approvati.

3. Vari fattori dietetici, ad esempio mangiare troppo zucchero o mangiare fuori pasto, influiscono sugli ormoni ed il sistema immunitario è direttamente coinvolto e stimolato. La dieta del protocollo autoimmune paleo è progettata per promuovere la regolazione ormonale, regolando così di conseguenza il sistema immunitario. Oltre all’alimentazione ci sono vari fattori che influiscono direttamente sui nostri ormoni, la quantità e la qualità del riposo, lo stress a cui siamo sottoposti e la nostra risposta ad esso, quindi lo stile di vita in generale.

4. La regolazione del sistema immunitario è ottenuta ripristinando un microbiota sano grazie alla cura della barriera dell’intestino dato che il nostro intestino contiene circa il 70% del sistema immunitario. Diventa quindi chiaro che è fondamentale agire sulla nostra pancia per curare le malattie autoimmuni. Questo protocollo fornisce sufficienti quantità di micronutrienti necessari per il normale funzionamento del sistema immunitario e regolando gli ormoni chiave che a loro volta regolano la funzione immunitaria.

La dieta autoimmune agisce per ridurre l’infiammazione
L’infiammazione è presente in tutte le malattie croniche e questa è un’area in cui i cibi che mangiamo possono fare una grande differenza.

Un sistema immunitario che non si sta regolando correttamente può causare la malattia, in altri casi l’infiammazione può essere la causa stessa della malattia, l’infiammazione è comunque sempre un sintomo della malattia – in tutti i casi l’infiammazione è un grande problema!

Ciò significa che ridurre i processi infiammatori in atto e dare al sistema immunitario le risorse necessarie, nonché l’opportunità di regolare sé stesso, può aiutare in ogni singola malattia.

Questo è molto importante perché l’infiammazione è fortemente influenzata da ciò che mangiamo, da quanto e come dormiamo e dai livelli di stress ai quali siamo sottoposti.

Ecco perché la malattia cronica può rispondere in modo molto positivo ai cambiamenti nella dieta e nello stile di vita.

L’alimentazione del Protocollo Autoimmune Paleo
L’alimentazione scelta si basa sull’eliminazione di tutti i cibi che possono favorire infiammazione e sull’introduzione di quelli che riducono l’infiammazione e favoriscono la rigenerazione dell’organismo.

CIBI DA EVITARE. Si può vedere il protocollo autoimmune paleo come un sottoinsieme della dieta paleo, solamente con qualche restrizione in più. La dieta AIP è molto precisa e limitata, c’è una lunga lista di alimenti non concessi.

Questi includono alcuni degli stessi alimenti da evitare anche nella dieta paleo.

Cereali
Legumi (fagioli, soia, piselli ecc.)
Prodotti lattiero-caseari (compresi i prodotti grezzi)
Tutti gli alimenti trasformati
Zuccheri raffinati
Oli di sementi industriali (come oli vegetali)
La dieta AIP inoltre limita anche i seguenti alimenti, che non sono sempre banditi nella dieta paleo:

Uova
Noci e semi, inclusi caffè, cioccolato e alcune spezie (per esempio coriandolo e cumino)
Solanacee (pomodori, peperoni, melanzane, patate)
Dolcificanti alternativi
Emulsionanti e addensanti alimentari
Alcolici
Alghe (incluse clorella e spirulina)
È inoltre necessario evitare farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS)
Miele biologico, sciroppo d’acero, zucchero di cocco (tutti occasionalmente e in moderate quantità)
Tapioca
Va seguita per almeno 6-8 settimane. Dopo un certo periodo di tempo in dieta AIP, alcuni dei cibi esclusi possono essere reintrodotti, ma solamente quelli che hanno un valore nutrizionale pur contenendo alcuni composti potenzialmente dannosi.

CIBI CONSENTITI. il protocollo autoimmune paleo accetta esclusivamente questi cibi:

Carne preferibilmente allevata al pascolo (grass fed)
Pesce preferibilmente pescato e non allevato
Frattaglie
Verdura di stagione preferibilmente biologica
Frutta di stagione preferibilmente biologica (in moderate quantità, con preferenza per i frutti di bosco e bacche poiché meno zuccherini e ricchi di antiossidanti)
Brodo di ossa (è un punto fisso nella dieta paleo)
Amidi sicuri: Patate dolci americane, Patate dolci a pasta arancione (batate), platani, Arrowroot, Farina di Chufa
Avocado
Cibi fermentati
Olive e olio extravergine di oliva
Cocco e prodotti derivati (olio di cocco, farina di cocco, acqua di cocco, latte di cocco)
Condimenti: Sale rosa dell’Himalaya e Sale Integrale, Limone, Aceto di mele non pastorizzato
Tè verde e tisane a base di erbe (non semi)
Caffè di Cicoria e Karkadè
Considerazioni finali sul trattamento delle malattie autoimmuni
Il cibo ha enormi potenzialità terapeutiche per svariate malattie ma non può essere l’unica terapia, i cambiamenti dietetici potrebbero portare enormi benefici fino alla totale remissione in molti casi, oppure possono rallentare il progresso della malattia o semplicemente migliorare la qualità della vita.

Infatti è importante farsi seguire da un esperto perché ci sono integratori naturali che possono essere molto utili in combinazione con questo tipo di alimentazione, per migliorare ed accelerare i risultati. Soprattutto per coloro che hanno problemi con la glicemia e SIBO.

Quando si decide di adottare il Protocollo Autoimmune Paleo, le scelte alimentari si concentreranno sul consumo di sostanze nutritive e assunzione di integratori alimentari per promuovere la guarigione e fornire al corpo gli strumenti e le risorse necessarie per smettere di attaccarsi ed aiutarlo a riparare i tessuti danneggiati e quindi tornare in salute.

Una volta passate 6-8 settimane e si notano gli effetti benefici si possono reintrodurre i cibi consentiti nella dieta Paleo e vietati invece nella AIP. Bisogna reintrodurre massimo un cibo al giorno per permettere al corpo di riadattarsi. Se noti delle reazioni di intolleranza introducendo un cibo, quindi può essere utile tenere un diario di quello che si è mangiato ad ogni pasto così da ricollegare i sintomi al cibo.

Una buona alimentazione, basata sui principi AIP non può essere in tutti i casi l’unica cura o il miracolo in cui stai sperando, ma può essere così potente da sorprenderti. E’ importante praticare il digiuno intermittente e delle depurazioni periodiche ogni sei mesi.

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Riferimenti
1. Miller, F., Alfredsson, L., Costenbader, K., et al., “Epidemiology of Environmental Exposures and Human Autoimmune Diseases: Findings from a National Institute of Environmental Health Sciences Expert Panel Workshop,” Journal of Autoimmunity 39 (2012): 259-271. 
2. Fasano, A., “Zonulin, regulation of tight junctions, and autoimmune diseases,” Annals of the New York Academy of Sciences 1258 (2012): 25-33. 
3. Fasano, A., “Zonulin and its regulation of intestinal barrier function: the biological door to inflammation, autoimmunity, and cancer,” Physiological Reviews 91 (2011): 151-75.
4. Banan, A., Fields, J., Decker, H., et al., “Nitric oxide and its metabolites mediate ethanol-induced microtubule disruption and intestinal barrier dysfunction,” Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics 294 (2000): 997-1008.
5. Groschwitz, K., and Hogan, S, “Intestinal barrier function: molecular regulation and disease pathogenesis,” Journal of Allergy and Clinical Immunology 124 (2009): 3-20.
6. Dulantha, U., “Regulation of Tight Junction Permeability by Intestinal Bacteria and Dietary Components,” The Journal of Nutrition 141 (2011): 769-76.
7. Vieira SM1, Pagovich OE, Kriegel MA. Diet, microbiota and autoimmune diseases. Lupus. 2014 May;23(6):518-26. doi: 10.1177/0961203313501401.

 

Disclaimer: Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento

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