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Camomilla, Epilobio, Malva silvestris e rotundifolia

LA CAMOMILLA (MATRICARIA CHAMOMILLA) in olio essenziale, ricco di azulene, è il segreto della camomilla, che rende questa pianta medicinale l’erba più conosciuta dal popolo, la più usata; R. Willfort fa notare che essa è anche la pianta medicinale più studiata e sperimentata dalla scienza ufficiale. E ben merita tanta fama, essendo dotata di una incomparabile capacità di lenire tutte le sofferenze dovute a processi infiammatori. Per preparare la tisana di camomilla, fate bollire l’acqua, spegnete, aggiungete un cucchiaino abbondante di fiori di camomilla per ogni quarto d’acqua, filtrate dopo 5 minuti. Della tisana così preparata potete farne un triplice uso, così come indico schematicamente qui di seguito, sulla base di quanto scrive R. Willfort, a proposito della camomilla. q Impacchi locali: applicazioni locali con stoffa, oppure ovatta, imbevute con tisana di camomilla calda, fanno guarire tutte le lesioni cutanee, sia quelle con cui si associa un processo infiammatorio, sia quelle che assumono una espressione patologica particolare, del tipo delle lesioni tumorali, foruncoli, ascessi, ulcere a carico degli arti inferiori, processi suppurativi del letto ungueale. Sono stati segnalati ottimi risultati nel trattamento locale di forme anche gravi di eczema e di scabbia. Le forme catarrali della congiuntivite, le otiti, le cistiti, la minzione dolorosa, lesioni anali, le emorroidi, trovano negli impacchi locali con camomilla un rimedio di primissimo ordine. Osservazioni cliniche, eseguite a Friburgo dal professore universitario dott. Franz Eckstein, hanno evidenziato l’alto potere germicida della camomilla; tanto è vero che, applicazioni locali su formazioni purulente, associate a lesioni neoplastiche - carcinomi - hanno posto termine alla fuoriuscita di pus, ed al caratteristico maleodore, associato a questo stato patologico. q Sciacqui e gargarismi: il medico primario dott. H. Brenner garantisce una totale guarigione dall’afta epizootica, se il paziente fa degli sciacqui continui della bocca con la tisana di camomilla, per tutta la giornata, ogni quarto d’ora; confermando, così, la grande capacità della camomilla di uccidere i germi patogeni. Trattenere in bocca, per qualche momento, un po’ di tisana calda di camomilla, è il primo soccorso contro il fastidiosissimo mal di denti. L’infiammazione della mucosa orale, la tonsillite, la faringite, possono essere trattate con sciacqui e U 68 68 gargarismi con la tisana calda di camomilla; naturalmente in associazione con altre opportune misure terapeutiche. In caso di stitichezza, per ammorbidire il contenuto intestinale dell’ultimo tratto dell’intestino, è utilissimo usare la tisana di camomilla, sotto forma di clistere. q Le tisane di camomilla: intanto, va detto che è sempre opportuno associare all’uso locale della camomilla, sotto forma di impacchi e di sciacqui, l’assunzione di tisane, preparate nella maniera indicata sopra. Inoltre, l’uso della camomilla per via interna, bevuta a sorsi distanziati, lontano dai pasti, è vivamente consigliato nei seguenti stati patologici: Esaurimenti nervosi, ipersensibilità, iperreattività, facile irritabilità, nevralgie, nevralgia del trigemino, colpo della strega, stati di agitazione, insonnia, tensioni psichiche, stati di affaticamento, ecc. Tutte le malattie a carico dell’apparato digerente. A tal proposito va ricordato che, secondo le osservazioni cliniche fatte dal docente universitario dott. Hans Seel di Berlino, la camomilla è capace di guarire anche le ulcere gastriche e quelle gastroduodenali. Tra le altre patologie, vanno citate la colite, la diarrea, le enteriti, la gastrite, le flatulenze, il meteorismo, l’iperacidità, le epatopatie, la colecistite. Le sofferenze renali, la cistite, le altre malattie a carico dell’apparato urinario. Le malattie dell’apparato genitale femminile. Tutte le malattie dei bambini, Nel qual caso, è opportuno aggiungere un po’ di miele alla tisana, quando questa non sia più bollente, ma solo tiepida. IN APPENDICE: q Può essere utile sapere che la camomilla è un ottimo rimedio per rimuovere, in cucina, odori sgradevoli da piatti, da stoviglie e da altri utensili, lavando questi, alla fine dei normali lavaggi, con camomilla fredda: è quanto suggerisce alle casalinghe R. Willfort, con convinzione personale. q La «camomilla romana» - anthemis nobilis - è indicata per il trattamento delle stesse patologie per le quali si consiglia l’uso della «camomilla matricaria». In più, rispetto a questa, contiene un olio specifico, l’«oleum chamomillae romanae», e, nella tradizione 69 69 popolare, è molto usata dalle donne nel trattamento dei dolori mestruali e nelle alterazioni, in eccesso o in difetto, del flusso mestruale.

 

L’EPILOBIO  per le malattie delle vie urinartie (EPILOBIUM ROSEUM, EPILOBIUM MONTANUM)

mille sono le piante medicinali indicate per il trattamento delle malattie delle vie urinarie, ma una sola promette di fare miracoli, quando si tratta di tumori della vescica e della prostata, ed è l’epilobio. Con queste proprietà straordinarie è presentato, l’epilobio, sia da Maria Treben, che da R. Breuss.

Ma è soprattutto la prima ad esprimere meraviglia, sorpresa, fiducia, per le sorprendenti azioni curative esplicate da questa pianta medicinale (kleinblütiges Weidenröschen, in tedesco), anche quando si tratti di neoplasie maligne, per le quali si siano ormai perse tutte le speranze; confortata, in questo, dal fatto di essere stata testimone oculare di casi di cancri, tanto della prostata, quanto della vescica, risolti positivamente, a suo dire, dall’assunzione dell’epilobio sotto forma di tisana.

La pianta le fu suggerita, per la prima volta, da un vicino di casa, con l’indicazione precisa del trattamento di tutte le forme di malattia della prostata e della vescica, e, come ultimo tentativo, in caso di malattie tumorali. La mamma, prima di morire, le raccomandò di non dimenticare l’epilobio, e di tenerne sempre una scorta in casa, per poter aiutare tutti i sofferenti di ipertrofia prostatica, o di malattie gravi della vescica; la pianta cresce solamente nelle stagioni calde, e bisogna conservarla essiccata, in vasetti di vetro, per la stagione fredda.

In quel 1961, anno della morte della mamma, la Treben aveva dimenticato di raccogliere, in estate, l’epilobio per l’inverno; e solo per caso, e per volontà di Dio, riuscì a trovare, in ottobre, quelle due sole pianticelle ingiallite, con le quali, tuttavia, poté aiutare un ammalato, affetto da cancro della vescica, a superare la fase più critica, e ad uscire fuori pericolo di morte. Da allora, Maria Treben ha avuto modo di aiutare diverse centinaia di sofferenti di prostata, o di vescica.

Mi sono preso la briga di contare il numero delle testimonianze relative a guarigioni da malattie della prostata mediante l’uso dell’epilobio, riportate nella brochüre «Maria Treben’s Heilerfolge»; il risultato è stato davvero confortante, e più che lusinghiero, fermo restando che si tratta di testimonianze non controllate da un’équipe medica, per i necessari riscontri scientifici. In quattro casi, si parla di guarigioni complete da tumori maligni, diciassette testimonianze sono relative a patologie della prostata di differente gravità, e due casi riguardano stati di ipertrofia prostatica. Ma Un problema si pone, ed è relativo alla non facile reperibilità della pianta presso le erboristerie.

Tuttavia, a tanto si può ovviare, pregando i gestori delle erboristerie di procurare l’epilobio, seguendo i loro canali preferenziali; intanto, scrivo, qui di seguito, l’erboristeria austriaca, indicata dalla stessa Maria Treben, la quale si è imbattuta nel problema, quando, avendo scoperto la miracolosità dell’epilobio, ha dovuto constatare quanto questa pianta medicinale sia poco nota agli erboristi, ed alle erboristerie.

L’indirizzo è il seguente: Antonius Drogerie Seiser, Hochstrasse 1, A-4522 Sierning, Austria.

L’epilobio si prepara nella maniera seguente: fate bollire l’acqua, spegnete, aggiungete un cucchiaino abbondante d’epilobio per ogni quarto d’acqua, filtrate dopo 5 minuti. È opportuno berne un quarto la mattina presto, a digiuno, a piccoli sorsi distanziati, e un quarto la sera, entro un’ora prima della cena - cioè, da quando avete finito di bere l’epilobio, all’inizio della cena, deve passare un’ora circa. Un’altra maniera di bere l’epilobio può essere questa: un quarto lo bevete a sorsi distanziati dalle 10:00 alle 12:00, e l’altro quarto nel pomeriggio, lontano dai pasti.

 

io non la conoscevo affatto per cui personalmente non mi esprimo....

 

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LA MALVA (MALVA SILVESTRIS, MALVA ROTUNDIFOLIA) e vi trovate in un luogo solitario, lontano dai centri abitati, e vi imbattete in una pianta di malva, state tranquilli che, nelle immediate vicinanze, c’è qualche casolare; questa pianta medicinale è così importante che, anche se è negletta, non apprezzata, non riconosciuta per quello che vale, è sempre là, a due passi dall’uomo, per poterlo aiutare al momento opportuno.

Imparate a saperla riconoscere, e vi accorgerete presto quant’è diffusa un po’ dovunque, ed anche in abbondanza; e, quando è in fiore, è piacevole a guardarsi. La malva trova indicazione - in primis - in tutte le malattie dell’apparato respiratorio, persino nel trattamento dell’enfisema polmonare, e del carcinoma della laringe. Ma, prima di procedere all’elencazione delle varie malattie che si possono trattare con la malva (elencazione che si ricava dalle indicazioni date da R. Willfort, e da Maria Treben), è necessario descrivere la maniera corretta di preparare le tisane di malva.

Procedete nel modo seguente: mettete in un quarto d’acqua fredda 1 o 2 cucchiaini abbondanti di foglie, o fiori, o foglie e fiori assieme di malva, lasciate in infusione a freddo per 8 ore circa, filtrate, riscaldate un poco la tisana, conservatela in un termos, per poterla consumare tiepida, a sorsi distanziati, durante la giornata, lontano dai pasti. Potete utilizzare tanto foglie e fiori della pianta fresca - se la sapete riconoscere, e raccogliere nella maniera più corretta - oppure la malva comprata presso le erboristerie. Se volete addolcire la tisana, aggiungete del miele.

 

Ecco l’elenco, necessariamente generico, delle malattie che potete curare con la malva: Tutte le affezioni a carico delle vie respiratorie - quali, ad es. la tosse, il catarro bronchiale, la raucedine, la laringite, l’enfisema polmonare, la bronchite. Sono opportuni dei gargarismi, associati alle tisane, in caso di raucedine o di faringite. Tutti i particolari relativi al trattamento più specifico della laringite, il lettore potrà trovarli alle pagg. XXX-XXX. Anche lo spasmo della laringe può essere trattato in questo modo, con successo. Le infiammazioni del cavo orale vanno trattate, utilmente, con colluttori di tisana di malva. S 76 76 Le tisane di malva risolvono rapidamente le coliche addominali, dovute a stati di sofferenza dello stomaco, o dell’intestino, e trovano una specifica indicazione nella dissenteria. Anomalie nella minzione, ritenzioni urinarie, emissione delle urine con dolore. La quantità media giornaliera di tisana di malva sia di mezzo litro, o di tre quarti, in mancanza di altre specifiche indicazioni. q La malva nella storia (da R. Willfort).

Già più di 500 anni fa, i Cinesi usavano la malva, per le terapie nei disturbi a carico della funzione digerente, e per la sua attività mucolitica. Mosè la diede a degli ammalati, per combattere il loro stato febbrile. I Pitagorici la consideravano pianta curativa. Dioscuride e Plinio ne sottolineano l’efficacia nel lenire i dolori, le sue virtù quale emolliente, la funzione mucolitica. In tutti i manoscritti di erboristeria del Medioevo, la malva occupa un posto di primo piano.

 

LA SALVIA (SALVIA OFFICINALIS) ur moritur homo, cui crescit salvia in horto? Quia contra vim mortis, nulla est herba in hortis». Questo scriveva la scuola medica salernitana, nel Medioevo, a proposito della salvia, intendendo significare, in quei versi, che la salvia è capace di curare tutte le malattie, e che si ferma solo davanti alla ineluttabilità dell’evento morte. La traduzione letterale dei versi latini è: «Come mai muore anche colui che tiene la salvia nel suo orticello? Perché nessuna erba dell’orto può neutralizzare la potenza della morte».

 

La grande efficacia della salvia nel trattamento di malattie di ogni genere dipende dal fatto che essa rilascia fattori attivi in particolar modo sul sistema endocrino, cioè sulle ghiandole che producono e rilasciano ormoni. La sua azione influenza contemporaneamente tutte le ghiandole endocrine, dando come risultato finale una ordinata orchestrazione ormonale, dalla cui equilibrata funzione dipende, in ultima analisi, la buona salute. Quello che deve tranquillizzare il lettore è che, in ogni caso, non ci sono pericoli di effetti collaterali quando si fa uso della salvia, non presentando essa controindicazioni.

 

D’altra parte, essendo la sua efficacia operativa di 360 gradi, quando è in corso una malattia per la quale non si sa quale cura fare, si può ricorrere alla salvia senza esitazione. Quanto al modo di preparare le tisane di salvia, due sono i metodi proposti: c’è quello della tradizione popolare, riportato anche da R. Willfort nella sua opera «Gesundheit durch Heilkräuter», e l’altro, caldeggiato da R. Breuss. Se seguite il primo metodo, fate bollire l’acqua, spegnete, aggiungete un cucchiaio abbondante di salvia per ogni quarto d’acqua, e filtrate dopo 5 minuti. Breuss, invece, consiglia di far bollire assieme l’acqua e la salvia per tre minuti, perché - egli sostiene - è solo attraverso questa bollitura, che la salvia rilascia i principi, attivi sulle ghiandole che secernono gli ormoni.

Quindi, se volete preparare le tisane di salvia secondo i consigli di Breuss, procedete in questo modo: ad ogni quarto d’acqua, aggiungete uno o due cucchiaini di salvia, accendete il fuoco, e portate l’acqua e la salvia a bollitura; fate bollire per tre minuti; quindi spegnete, e filtrate dopo 10 minuti di infusione. Tutti e due i metodi di preparazione delle tisane sono validi ai fini dell’uso terapeutico della salvia; personalmente, amo seguire il metodo suggerito da R. Breuss, quando tratto la salvia da sola, mentre l’infusione, «C 84 84 consigliata da Willfort, la ritengo opportuna, se la salvia è miscelata ad altre erbe medicinali.

Breuss attribuisce alla salvia una importanza fondamentale nel trattamento di tutte le patologie neoplastiche, cioè nella lotta ai tumori, in concomitanza con il digiuno terapeutico. Potremmo dire, parafrasando il detto sulle mele, che «mezzo litro di salvia al giorno, leva il medico di torno». Se il sapore della tisana non è gradevole abbastanza, per addolcire la bevanda aggiungete un cucchiaino di miele, quando la tisana è pronta per essere bevuta. Nella sezione del libro dedicata al trattamento di singole patologie, indico, volta per volta, la opportunità dell’uso della salvia; tuttavia, in linea di massima, si può dire tranquillamente che la tisana di salvia trova indicazione sempre e dovunque, come ho già scritto sopra. R. Willfort elenca una serie di azioni specifiche, esercitate dalla salvia, che riporto qui di seguito per utilità pratica del lettore, perché possa meglio orientarsi: La salvia è un ottimo rimedio naturale, per regolare la sudorazione, tanto se essa è eccessiva, quanto se è insufficiente. La salvia purifica efficacemente il sangue, esercitando una radicale azione disintossicante. La salvia decongestiona la mucosa delle vie respiratorie, e la mucosa gastrica, facendo ritornare l’appetito, ove questo fosse stato perduto. Miscelata in parti uguali con l’achillea, è indicata nel trattamento del diabete. La salvia esercita una notevole azione antinfiammatoria, in modo particolare negli stati infiammatori a carico dello stomaco, dell’intestino, del fegato, della colecisti, delle vie urinarie. Usata per irrigazioni vaginali, può portare a guarigione la leucorrea, cioè le perdite bianche. La tisana di salvia è utile per collutori nel trattamento di patologie a carico del cavo orale, quali stomatiti e paradentiopatie (gengiviti soprattutto). Usata per gargarismi, combatte la tonsillite, la faringite, la laringite. La salvia è indicata nel trattamento di tutte le forme di alterazione del metabolismo, nelle malattie di natura reumatica, nella gotta.

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Riconosci il tuo scopo e compi il tuo destino

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Yogi Harbhajan disse qualcosa di strano quando si parlava di obiettivi e dell'approccio umano alla vita. Disse che era molto inumano sforzarsi, cercare qualcosa e provare ad ottenerlo. Invece ci implorava di riconoscere ed emanare; di stare fermi e lasciare che le cose vengano a noi.

 

Non voleva dirci di essere passivi. Voleva dire che abbiamo il potere di essere raggianti, letteralmente raggianti, nella nostra aura. E figurativamente raggianti, nel carisma che abbiamo quando siamo chiari, coerenti e consapevoli. Quando riconosciamo e proiettiamo la nostra identità, allora ogni cosa che completa questa identità, naturalmente arriverà a noi. Si tratta del principio primo della consapevolezza dell'abbondanza. Egli chiamò questo attributo, "Presenza".

 

Quando riconosciamo il nostro destino e lo scopo che lo accompagna, si diventa presenti in modo tangibile e potente. Questo non è un esercizio intellettuale, né è il risultato di un elenco di obiettivi, né l'esperienza che si può avere sviluppato nel tempo e con le esperienze. La presenza e lo scopo comprendono tutti i nostri obiettivi e risolvono quelli irrilevanti, dando vita a quelli importanti.

 

Noi tutti sperimentiamo questa presenza a volte. Spesso non intenzionalmente. Essa si risveglia in noi quando siamo assorbiti nel fare qualcosa che ci siamo impegnati a fare. Altre volte siamo spinti a riscoprire e allineare il nostro vero scopo a causa di una circostanza, di solito sgradevole. Questo a volte accade quando il successo cede il passo alla depressione o alla noia; quando si vive un'inspiegabile, graduale deriva dal senso di significato in ciò che facciamo; quando un importante transizione sconvolge la nostra vita - dal cambiamento di lavoro, di residenza, il matrimonio, la morte, la guerra o un disastro; o quando siamo pressati dai nostri cicli naturali di maturazione a rivalutare cosa, come e perché facciamo le cose.

 

Secondo Yogi Bhajan il destino è già dato dalla nostra totalità, con lo slancio e le potenzialità di ogni nostra azione nel corso della vita, e da Dio. Egli dice anche che in qualche misura possiamo cambiare il nostro destino, per come pensiamo, per la nostra capacità di estendere la nostra aura e di ottimizzare le funzioni dei nostri chakra e dei centri sottili. Entrambe le cose sono vere. Il destino che abbiamo e lo scopo che soddisfiamo sono cose dinamiche, non statiche. Esse emergono dal rapporto tra il nostro Sé finito e il nostro Sé Infinito. Se apriamo MEGLIO i nostri chakra e stabiliamo una chiara identità e coscienza, allora creiamo e diveniamo consapevoli del nostro destino più elevato.

 

Noi siamo in grado di entrare in sintonia con il nostro destino e di chiarirlo, come anche lo co-creiamo attraverso la nostra disciplina, l'impegno e la capacità. Possiamo esprimerlo a parole o frasi che contengono non, "che cosa" come un obiettivo o, "come" al pari di una strategia, ma "chi e perché". Non c'è niente di male ad essere occupati e anche abili a salire la scala in fretta; basta assicurarsi che la scaletta sia appoggiata sul giusto edificio !

 

Il nostro cervello si è evoluto nel tempo per riconoscere dei modelli e per cercare di prevedere che cosa accadrà da quei modelli. Noi siamo fortemente direzionati nel cercare prevedibilità e sicurezza. Sei così in sintonia con il riconoscimento dei modelli che tutta la tua vita è soffusa con il tuo destino.

 

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Lo scopo della vita lascia impronte dappertutto attraverso il paesaggio delle tue esperienze. Hai solo bisogno di concentrarti, di aprire la tua percezione e lasciare che il modello scopra se stesso.

 

    * Metti da parte le tue aspettative e sostituiscile con una neutrale previsione e curiosità infantile

    * Metti da parte i tuoi giudizi di bene e male e dimora nella gratitudine con ciò che è reale

    * Metti da parte le convinzioni e le impronte degli altri e sostieni le convinzioni che sono autentiche per tuo cuore, la tua anima e la tua esperienza

    * Metti da parte i tuoi dubbi e vedi i tuoi talenti e i tuoi doni, emotivi, fisici, mentali, spirituali e sociali.

    * Metti da parte il ronzio costante della tua vita e sostituiscilo con la quiete e la sensibilità intuitiva della tua coscienza

 

In questo modo, il modello del tuo destino e la direzione del tuo scopo saranno nel momento presente e in ogni momento della tua vita proprio come la forza della corrente crea la forma di un fiume. Appena percepisci questa forza del destino, traine fuori le parole che susciteranno passione per la vita e ispireranno altri allo stesso modo.

Nella numerologia tantrica rivisitata da yogi Bhajan si puo’ capire molto sul nostro destino e il nostro scopo nella vita

 

Grazie yogiji

www.yogibhajan.com

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LA MALVA

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La malva è ricca di proprietà benefiche per il nostro organismo e per questo viene abitualmente consumata da tantissime persone ogni giorno; tra le proprietà della malva che la rendono una pianta così importante per i suoi usi fitoterapici abbiamo sicuramente quelle lenitive ed emollienti. L'azione lenitiva ed emolliente della malva unitamente alle sue proprietà antinfiammatorie ed antisettiche la rendono un ottimo rimedio naturale contro infezioni e stati infiammatori molto comuni; inoltre la malva ha proprietà gastro-protettive e lassative per questo le tisane alla malva sono consigliate a chi ha problemi intestinali di vario tipo come ad esempio la stipsi. Per tutti questi motivi, quindi, la malva viene ancora oggi utilizzata per preparare infusi, tisane e decotti per trattare una grandissima gamma di piccoli disturbi.

La malva viene utilizzata per trattare tantissimi piccoli disturbi sfruttando le sue proprietà lenitive, emollienti, antisettiche e antinfiammatorie; uno degli usi più comuni della MALVA riguarda l'igiene intima femminile, questa pianta viene infatti usata in maniera frequente per realizzare lavande vaginali. Oltre questo la malva viene impiegata per lenire la tosse e quindi usata per trattare disturbi come la bronchite, mentre dal punto di vista intestinale la malva serve sia per contrastare la stipsi sia per alleviare i disturbi dovuti alla malattia emorroidaria ma anche per lenire i sintomi di alcuni disturbi del cavo orale (come nel caso delle afte). Terminiamo segnalando che la malva viene anche comunemente impiegata per lenire alcuni disturbi di carattere psicologico come ad esempio gli stati di forte stress e quelli d'ansia

Il principale beneficio della malva per il nostro organismo è senza dubbio la sua azione lenitiva; grazie alle sue proprietà emollienti e antinfiammatorie la MALVA può essere impiegata con giovamento per trattare tutti quei disturbi che provocano stati infiammatori (dalla semplice tosse alla bronchite passando per l'irritazione vaginale fino a disturbi come la malattia emorroidaria). Un altro importante beneficio della malva consiste nella sua azione lassativa che rende, ad esempio, le tisane alla malva un ottimo rimedio naturale contro la stitichezza; associando poi all'azione antinfiammatoria anche quella antibatterica e depurativa la malva può essere usata anche come rimedio naturale per la pulizia del cavo orale sotto forma di soluzione per effettuare risciacqui e gargarismi

Della malva si può usare tutto, sia le foglie che i fiori e in alcuni casi anche le radici; in linea di massima occorre considerare che i fiori di malva contentongono più principio attivo per cui, nella preparazione di una tisana ad esempio, se si useranno FIORI DI MALVA se ne potrà usare una quantità inferiore rispetto a quanto necessario in caso si usassero le foglie. Se da un lato i fiori di malva risultano avere, ovviamente, concentrazioni più alte di principi attivi è anche vero che sono più difficili da conservare rispetto alle foglie. In linea di massima comunque nella preparazione di rimedi naturali a base di malva si possono usare indifferentemente sia le foglie che i fiori e persino, come accennato, le radici (per quanto non sia una cosa esattamente comune)

Spesso sentiamo parlare di malva bianca e malva blu ma non comprendiamo bene la differenza tra questi due tipi di pianta; sostanzialmente sono solo due diverse varietà di MALVA, ma le proprietà e i principi attivi che contengono sono molto simili.

Malva bianca è il nome con cui comunemente parliamo dell'altea, una pianta appartenente appunto alla famiglia delle Malvaceae particolarmente indicata per la sua delicatezza per la produzione di rimedi naturali per la cura della pelle; in particolare la malva bianca viene utilizzata dalle persone con problemi di pelle sensibile e per le pelli dei bambini.

La malva blu invece è la malva così detta sylvestris, e sostanzialmente la malva propriamente detta, la varietà cioè a cui tutti ci riferiamo quando parliamo di malva

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Le controindicazioni della malva sono le stesse che presenta qualunque altra pianta officinale; anche se su internet potrete leggere che le controindicazioni della malva sono sostanzialmente pari a zero esiste comunque la possibilità che la malva, oltre che causare una reazione allergica, riduca, anche in virtù delle sue proprietà lassative, l'assorbimento di molti farmaci assunti per via orale. Alcune fonti, poi, dichiarano incompatibilità tra alcuni farmaci antidiabetici e l'assunzione abituale di malva; se per le persone in salute, quindi, l'assunzione sporadica di MALVA non è un problema, per tutti gli altri, i soggetti affetti da patologie di qualunque tipo, le donne in gravidanza e durante l'allattamento oltre che per chi consumasse malva in maniera abituale una chiacchierata col medico di fiducia rimane consigliata

Anche se l'uso della malva in cucina è stato molto comune in passato nella nostra società oggi è andato un po' in disuso; certamente ancora molte persone usano la MALVA per insaporire piatti e preparare ricette sfiziose e ricercate, ma oggi come oggi è un fenomeno un po' di nicchia mentre in passato, sin dall'epoca classica, era una cosa estrEmamente diffusa. La malva può essere mangiata sia cruda che cotta, può essere impiegata come condimento o essere l'ingrediente principale di numerose ricette; se cruda la malva viene usata per arricchire insalate oppure tritata come una specie di spezia per insaporire ripieni e salse. La malva può essere inoltre utilizzata per preparare gustosi risotti e frittate e viene inclusa tra gli ingredienti principali di un gran numero di ricette di zuppe e ministre tipiche delle varie regioni italiane.

L'olio essenziale di malva può essere usato tranquillamente in alternativa ai normali fiori di malva come rimedio naturale già pronto all'uso; può essere diluito per preparare soluzioni adatte a fare gargarismi o lavande vaginali, può essere impiegato a livello topico sulla pelle per lenire le irritazioni oppure ancora può essere usato contro alcuni disturbi del cavo orale (come nel caso delle afte). Ovviamente non potremo preparare una tisana o un decotto alla malva usando l'olio essenziale, ma per il resto questo prodotto può essere impiegato tranquillamente e con una certa comodità dal momento che con l'olio essenziale di malva diventa più facile regolarsi con le dosi (dato che possiamo contare le goccie), ed è per questo che l'olio essenziale di malva è considerato un'ottima alternativa per chi avesse poca confidenza con le piante officinali

In termini fitoterapici le proprietà della malva sono scientificamente provate in particolar modo per quel che riguarda i benefici per l'apparato intestinale; chi avesse problemi di stipsi e stitichezza può quindi orientarsi al consumo di prodotti a base di malva come valido rimedio naturale per contrastare i sintomi correlati a questi disturbi. La malva viene poi comunemente impiegata anche nella preparazione di numerosi altri rimedi naturali, per contrastare i sintomi di alcuni disturbi delle vie urinarie, ad esempio, o per contrastare alcune infezioni del cavo orale come nel caso delle afte; sostanzialmente quindi la malva viene usata in fitoterapia per trattare tutti quei disturbi che possono trovare giovamento grazie alle sue proprietà lenitive ed emollienti.

 

http://unadieta.it/malva/1604-fitoterapia-malva.html

 

 

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Benvenuti nell'antropocene.....conservare un bosco....

Paul Crutzen, autore di ‘Benvenuti nell’antropocene’, descrive in modo piano e semplice, come fosse un romanzo, le modificazioni climatiche e ambientali che l'umanità sta provocando e gli scenari futuri. L’uomo ha modificato la composizione dell’atmosfera, intaccando lo strato di ozono che ci protegge dai dannosi raggi Uv del sole e generando concentrazioni di gas serra superiori a quelle che, in passato, posero fine alle glaciazioni.

Un osservatore che guardasse la Terra da lontano e ne seguisse lo sviluppo

da miliardi di anni, troverebbe il nostro pianeta bizzarro e interessante. Si accorgerebbe che in questi anni avvengono strani cambiamenti e non riuscirebbe a capire perché.

Noterebbe che la temperatura si alza, l’atmosfera diventa insieme più luminosa e più lattiginosa, opaca, perche' da alcuni decenni s’è aperto nello strato esterno di ozono che avvolge il globo un enorme buco in corrispondenza del Polo Sud.

Ne resterebbe meravigliato, non sapendo che tutto ciò è la conseguenza dell’attività di noi uomini.

Che il riscaldamento è dovuto alle nostre emissioni di anidride carbonica e di altri gas che contribuiscono all’effetto serra...e ai metalli pesanti nell'aria...e  Che luminosità e opacità aumentano di pari passo, perché con i nostri processi di combustione abbiamo riempito l’atmosfera di particelle, gli aerosol. (pure chimico!)

Che quel buco nello strato d’ozono è stato causato dai clorofluorocarburi (Cfc) prodotti dalle nostre

industrie e finiti nelle bombolette spray o nei liquidi refrigeranti di frigoriferi e condizionatori.

L’osservatore extraterrestre non può saperlo con certezza, è troppo distante  per cogliere i particolari, ma deduce che sulla superficie del nostro pianeta sta accadendo qualcosa, che una nuova forza ne sta modificando profondamente gli equilibri e l’aspetto.

 Pensa di essere testimone di un evento insolito, che potrebbe avere sviluppi spettacolari: un grande sconvolgimento del clima oppure, chissà,

una catastrofe. Non avrebbe dubbi di trovarsi di fronte all’inizio di una nuova era geologica.

E se sapesse che la causa di tutti i cambiamenti che osserva siamo noi uomini, non esiterebbe a chiamare la nuova era Antropocene, cioè l’era dell’uomo.

 Nel suo insieme, il nostro pianeta è mite e ospitale da circa 10 mila anni, da poco dopo l’inizio dell’epoca geologica detta Olocene, così propizia allo sviluppo e  alle imprese dell’Homo sapiens. Prima, però, nel corso di una storia durata 4,5 miliardi di anni, ha avuto un’evoluzione complessa e ha cambiato aspetto molte volte, spesso in maniera catastrofica per le specie che ne abitavano la superficie. 

Condizioni altrettanto avverse potranno ripresentarsi in futuro e non è detto che i nostri discendenti si troveranno in un ambiente gradevole come l’attuale.

Paul Crutzen

(Amsterdam, 3 dicembre

1933) è un chimico olandese, vincitore, del

Premio Nobel per la chimica nel 1995 per gli studi sul buco nell’ozono

 

 

 

Tratto da: Paul J. Crutzen “Benvenuti nell’antropocene” - Mondadori, 2005, pp 15-17

 

Il tempo è sempre stato nei discorsi delle persone. In questi ultimi anni

con maggior frequenza perché sono entrati nella discussione temi come

riscaldamento globale, effetto serra, anidride carbonica, cambiamenti

climatici; se ne interessano giornali, riviste scientifiche, televisioni.

Sono argomenti complessi ma di cui devi avere conoscenza; perché riguardano

soprattutto il futuro, il futuro prossimo, quello che ti interesserà direttamente.

 

Il clima del pianeta si è modificato molte volte.

Come AVRAI NOTATO periodi di freddo intenso si sono

alternati a periodi più caldi. Ma ciò che preoccupa oggi è la velocità con

cui avviene tale cambiamento. Gli scienziati misurano con preoccupazione

l’aumento della temperatura del Pianeta, la fusione dei ghiacciai dei Poli e

delle grandi montagne come le Alpi, l’avanzata dei deserti, la frequenza

degli uragani, l’innalzamento del livello dei mari.

 

Alcuni effetti di questo cambiamento in atto li puoi già osservare anche tu:

l’aumento delle temperature medie, i cicli delle stagioni sempre più irregolari,

le piogge che cadono con maggior intensità e concentrazione e che si

alternano a lunghi periodi di siccità.

Perché succede tutto questo?

E perché il bosco è importante in tutto questo?

 

Per distruggere un bosco basta l’ignoranza

Per conservarlo e crearlo serve conoscenza

  

http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_226_20091115122534.pdf

GRAZIE FORESTALI DELLA SARDEGNA!

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Un maestro zen

vide uno scorpione che stava annegando e decise di aiutarlo e sollevarlo dall’acqua. Ma, quando lo fece, lo scorpione sentendosi minacciato lo punse.
Sentendo il colpo secco della puntura, il maestro mollò la presa e lo scorpione cadde ancora in acqua. Ancora una volta il monaco lo sollevò ed ancora una volta lo scorpione lo punse.


Un discepolo dopo aver osservato la scena, interrogò il maestro sul perché della sua ostinazione. 

Il maestro rispose così: “la natura dello scorpione è di pungere, ma questo non modificherà la mia che è quella di prestargli soccorso e di aiutare.”

Detto questo, il maestro ragionò sul da farsi e con l’aiuto di una foglia riuscì a salvare lo scorpione senza essere nuovamente punto e continuò rivolto al suo discepolo: 

“non cambiare la tua natura in risposta al male che ti viene inferto, sii solo accorto.

 Spesso chi aiuti non ti sarà grato, ma non per questo devi rinunciare all’amore e alla compassione che sono in te. Alcuni inseguono la felicità, altri la raggiungono donandola.

Occupati solo della tua coscienza e non di ciò che la gente dice di te,

perché solo la tua coscienza è ciò che tu realmente sei, la reputazione è ciò che gli altri credono tu sia.”

www.mondozen.com

 

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