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SPIRITO, REINCARNAZIONE E KARMA

Può sembrare che ciò che si pensa su ciò che succede dopo la morte non sia così importante, e che ciò che veramente conta sia solo come si vive qui e adesso. Ma che dire se le due cose fossero strettamente connesse? Che dire se ciò che si fa ora influisse in modo determinante sul futuro e le mie attività del passato avessero ora i loro effetti?

Con un'analisi approfondita, inoltre, si può osservare che lo stile di vita nelle diverse culture del mondo si può facilmente mettere in relazione al concetto che ciascuno ha della vita dopo la morte. Spesso è proprio questo che modella l'intera impostazione culturale.

Sebbene i particolari della trasmigrazione dell'anima, la reincarnazione, varino da religione a religione, le basi scientifiche di questo credo o i principi su cui si fonda, sono gli stessi.

In sostanza il concetto è che la forza vitale, o l'essenza che distingue un corpo vivente da uno morto, sopravvive alla morte del corpo; bisogna passare di corpo in corpo, proprio come in questa vita si passa dall'infanzia all'adolescenza e dall'adolescenza alla vecchiaia, fino a quando non si raggiunge la perfezione, vale a dire la relazione di puro amore per Dio, che rende coscienti della propria posizione originale.

Fino a che non saremo abbastanza puri e desiderosi di ricongiungerci a Dio, torneremo più e più volte a prendere nuovi corpi materiali al fine di purificare appunto la nostra coscienza da tutti i desideri di natura materiale.

La legge di causa ed effetto, conosciuta nella Letteratura Vedica come "legge del karma" e simboleggiata nella Bibbia dalla frase "ciò che semini raccoglierai", accompagna logicamente il concetto di reincarnazione.

Spesso confuso con una specie di punizione, il karma, propriamente compreso, è un sistema didattico dal quale si può trarre insegnamento; se si fanno le cose giuste, tutto andrà bene, mentre se si fanno cose sbagliate tutto andrà male; così è possibile imparare dai nostri errori.

Spesso l'apprendimento è sottile; quindi, anche se non ricordiamo gli errori commessi nelle vite precedenti, saremo guidati naturalmente verso il progresso, o il regresso, secondo i desideri e le attività del passato. Il fatto che non si possano ricordare le attività del passato non dimostra affatto che non esistano. D'altro canto chi ricorda le prime parole di questo articolo?

Gli scettici sostengono che la reincarnazione è la speranza di chi non riesce ad accettare la morte. Molti non desiderano però reincarnarsi, ma cercano di perfezionare le loro vite in vista di un obbiettivo al di là del mondo materiale.

Esistono anche parecchie ricerche che suggeriscono che la reincarnazione sia più di una speranza.

Ian Stevenson, dell'Università della Virginia, ha raccolto numerose testimonianze secondo le quali molte persone sostengono di ricordare vite precedenti. In molti casi bambini hanno dato indicazioni sufficienti ad identificare una famiglia precedente. L'ipotesi che queste persone possano davvero aver trovato la famiglia giusta è, alcune volte, sostenuta da segni particolari congeniti, o caratteristiche che erano presenti nel corpo precedente.


Anche nel mondo della scienza, Einstein, Stromberg, Edison, ecc..., erano sostenitori della dottrina della reincarnazione, e i primi filosofi dell'antica Grecia ne erano ardenti sostenitori e la spiegavano in termini di ragione e di logica.


Socrate, Platone e Pitagora non sono che pochi tra i grandi pensatori che sostennero la verità della reincarnazione. La scienza considera molto importanti le relazioni di "causa" nel mondo fenomenico. Ogni evento fenomenico ha la sua causa, ed ogni causa avrà il suo effetto; questa è la terza legge di Newton.


Le scienze spirituali, specialmente i Veda, allargano questa concezione anche alla vita morale e spirituale dell'uomo. Anche le religioni occidentali lo sostengono. "Ciò che uno semina raccoglie"; oppure "Chi di spada ferisce, di spada perisce", ecc.


Le conseguenze delle scelte passate condizionano la vita presente, come un giocatore si trova la partita vinta in mano, ma è comunque libero di giocarla in diversi modi. Ciò significa che il viaggio dell'anima da un corpo ad un altro è guidato dalle nostre scelte.

*La reincarnazione e le religioni del mondo*


Proprio come gli Hindu e i Buddisti accettano la dottrina della reincarnazione, così tutte le tradizioni religiose l'hanno accettata in tempi diversi.


Gli antichi Egizi e i Greci la accettavano come un fatto della vita, mentre i Druidi arrivavano a prestare denaro pensando di riaverlo in una vita futura.


Gli Indiani d'America, gli aborigeni australiani e molte tribù africane includono la reincarnazione nei loro credo.

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L'idea, pienamente accettata da Ebrei ed Esseni, era largamente diffusa ai tempi di Gesù, e ha continuato ad essere popolare tra gli Ebrei europei fino alla fine del Medioevo, tra gli Ebrei Cassidici e mistici, presso i quali è conosciuta come "gilgul" ed è spiegata abbastanza in profondità in varie opere cabalistiche.


I Drusi, di origine musulmana, non solo credono nella reincarnazione, ma considerano le memorie delle vite passate una cosa normale, anche se fino a poco tempo fa era loro vietato di parlarne al di fuori del loro popolo.


Il concetto di reincarnazione è decisamente una componente anche del primo Cristianesimo; ciò nonostante, molti cristiani moderni tendono a considerare l'idea come una buffa superstizione.


I padri della Chiesa Cristiana, comunque, testimoniano che le reincarnazione era parte del pensiero cristiano primitivo.


Per esempio, nel terzo sec. d.C., Origene, che era considerato secondo solo ad Agostino per la sua influenza durante i primi tempi della Chiesa, scrisse nella sua opera "Sui Principi": "A causa di una certa inclinazione verso il male di alcune anime, esse perdono le ali e prendono corpo, prima sotto forma di uomini; quindi, a causa dell'associazione con la passione irrazionale, dopo il periodo assegnato con la forma umana, essi si trasformano in bestie, forma dalla quale passano poi alla forma di piante. Restano in queste diverse forme di corpi fino a quando non saranno degni di essere riportati alla loro posizione spirituale". (NDR: in effetti, questa non è l'esatta "formula" reincarnativa. Nessuno torna "indietro" - secondo Tradizione - in esperienze superate. L'uomo evolverà sempre, una volta entrato nel regno umano, e non tornerà ad abitare in regni precedenti a questo)


Con il tempo, quando la teologia cristiana iniziò a cambiare, l'idea della reincarnazione divenne sinonimo di eresia, e nel 553 d.C., nel secondo Concilio di Costantinopoli, l'Imperatore Giustiniano proclamò il suo anatema contro Origene:


"Se qualcuno dovesse proclamare che l'anima trasmigra da un corpo ad un altro che sia maledetto".


Questo pose fine ad ogni disquisizione seria sulla trasmigrazione dell'anima nella cristianità organizzata.



*La conclusione Vedica*


Secondo i Veda, che danno informazioni più dettagliate e scientifiche sulla trasmigrazione dell'anima, la forza vitale è legata al corpo nella stessa misura in cui il corpo è legato ai vestiti che indossa o alla casa in cui abita.


Quando un vestito sta stretto o la casa è piccola li cambiamo. La scienza spiega che nel corso di sette anni tutte le cellule del corpo cambiano; quindi, il corpo di sette anni fa non è più lo stesso; difatti basta .... guardarsi allo specchio.


La nostra mente e la nostra personalità subiscono, nel corso della vita, cambiamenti altrettanto radicali.


Eppure, nonostante questi cambiamenti, su un altro livello (quello spirituale) siamo sempre gli stessi, siamo sempre la stessa persona. Che cos'è questo livello più profondo e fondamentale che continua in mezzo a tanti mutamenti? L'anima.


Il vocabolo "personalità" deriva dal latino "persona", che in origine indicava la maschera indossata dagli attori sulla scena. La maschera aveva le caratteristiche del personaggio interpretato, mentre l'attore restava anonimo.


Anche noi, usando stratagemmi simili alle maschere, camuffiamo la nostra vera identità con i trucchi e le apparenze del ruolo che stiamo interpretando. Le nostre reali personalità sono nascoste.


Sfortunatamente, chi sceglie di ignorare il messaggio di Dio, così com'è rivelato dalle Sacre Scritture, tende a perdere di vista la differenza tra la vera personalità e la personalità materiale, che è la maschera che stiamo indossando attualmente; ma, che ci verrà tolta alla fine di questo show, con la morte.


Siamo tanto identificati con questa parte, che non riusciamo più a vedere nient'altro. Però, c'è chi decide di ritrovare la propria vera identità nascosta, cercando di portare la propria attenzione sull'elemento spirituale che sta sotto alle apparenze esteriori.


Così, riuscendo ad eliminare tutti gli strati della maschera della falsa identificazione materiale, possiamo scoprire il vero attore che c'è sotto: un'anima, che per "vera" natura è piena di conoscenza, di felicità ed è eterna servitrice di Krishna, Dio, la Persona Suprema.

AUTORE Anonimo
fonte : http://www.viviamoinpositivo.org
RIPORTATO DA http://www.liberamenteservo.it

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ho 'oponopono GUARISCI TE STESSO Dr. Ihaleakala Hew Len - Se vuoi curare qualcuno lo fai guarendo te stesso

GUARISCI TE STESSO
[Dr. Ihaleakala Hew Len]
Traduzione Carol Saito
gentilmente concessa dal Dr. Ihaleakala Hew Len

Due anni fa, sentii parlare di un terapeuta che, alle Hawaii, curò un intero reparto di pazzi criminali, senza mai vederne nemmeno uno. Lo psicologo studiava la cartella di uno dei pazienti e guardava dentro di sé per vedere come aveva creato la malattia di quella persona. Migliorando se stesso, il paziente migliorava.
Quando sentii questa storia per la prima volta, pensai fosse una leggenda urbana. Come potrebbe qualcuno guarire qualcun altro, guarendo sé stesso? Come potrebbe, anche il più grande maestro di auto-miglioramento curare un pazzo criminale? Non aveva alcun senso. Non era logico, quindi accantonai la storia. Ad ogni modo, la sentii nuovamente un anno dopo. Seppi che il terapeuta aveva usato un processo di guarigione Hawaiano chiamato ho 'oponopono. Non ne avevo mai sentito parlare, tuttavia non riuscivo a togliermelo dalla mente. Se la storia fosse stata vera, avrei dovuto saperne di più. Avevo sempre inteso la "responsabilità totale" nel senso che sono responsabile di ciò che penso e faccio. Quanto va oltre a ciò, è fuori dalla mia portata.
Penso che la maggior parte della gente pensi alla responsabilità totale in questi termini. Siamo responsabili di ciò che facciamo, non di ciò che fa una qualunque altra persona. Il terapeuta Hawaiano che curava quelle persone malate di mente mi avrebbe insegnato una nuova prospettiva avanzata riguardo alla responsabilità totale.
Il suo nome è Dr. Ihaleakala Hew Len. Abbiamo trascorso circa un'ora a parlare, durante la nostra prima telefonata. Gli chiesi di raccontarmi la storia completa del suo lavoro come terapeuta. Mi spiegò che aveva lavorato al Hawaii State Hospital per quattro anni. Quel reparto dove tenevano i pazzi criminali era pericoloso. Gli psicologi si dimettevano dopo un mese. I dipendenti si davano spesso per malati o si dimettevano direttamente. La gente attraversava il reparto con le spalle al muro, nel timore di essere attaccata dai pazienti. Non era un luogo piacevole in cui vivere, lavorare, o da visitare.Il Dr. Len mi disse di non aver mai visto i pazienti.
Concordò di avere un ufficio e passare in rassegna le loro cartelle.
Mentre guardava le loro cartelle, lavorava su sé stesso.
Mentre lavorava su se stesso, I pazienti iniziavano a guarire. Dopo alcuni mesi, ai pazienti che dovevano essere legati, era concesso di camminare liberamente, mi disse. Altri, a cui venivano somministrate grandi quantità di farmaci, smettevano di prendere farmaci.
E quelli che non avevano speranze di essere rilasciati, venivano liberati.
Ero sgomento. Non solo, continuò, i dipendenti iniziarono a venire al lavoro volentieri. L'assenteismo ed il continuo ricambio di dipendenti ebbero termine. Ci ritrovammo con più personale del necessario, perché i pazienti venivano dimessi, e tutti i dipendenti si presentavano al lavoro.
Oggi, quel reparto è chiuso.
A quel punto, feci la domanda da un milione di dollari: Cosa facevi dentro di te, che causava il cambiamento di quelle persone? - Curavo semplicemente la parte di me che le aveva create, disse.
Non capivo. Il Dr. Len spiegò che responsabilità totale per la propria vita significa che tutto nella tua vita, semplicemente perché è nella tua vita, è tua responsabilità. Letteralmente, il mondo intero è una tua creazione. E' dura da digerire! Essere responsabile di ciò che dico o faccio è una cosa. Essere responsabile di ciò che dice o fa chiunque altro nella mia vita è un'altra!
Tuttavia, la verità è questa: se ti assumi la completa responsabilità della tua vita, allora tutto ciò che vedi, senti, assaggi, tocchi, o sperimenti in qualche modo è tua responsabilità, perché è nella tua vita. Ciò significa che l'attività terrorista, il presidente, l'economia, qualunque cosa sperimenti e non ti piace è in attesa che tu la guarisca.
Non esiste, in un certo senso, se non come proiezione da dentro di te. Il problema non è nella cosa stessa, ma in te, e per cambiarla, devi cambiare te stesso. So che è duro da comprendere, accettare, e vivere concretamente. Il biasimo è molto più facile della responsabilità totale, ma, mentre parlavo col Dr. Len, iniziai a rendermi conto che guarire, per lui e nell'Ho 'oponopono, significa amare te stesso.
Se vuoi migliorare la tua vita, devi guarire la tua vita. Se vuoi curare qualcuno anche un criminale malato di mente lo fai guarendo te stesso.
Chiesi al Dr. Len come facesse a curare sé stesso. Cosa faceva, esattamente, quando guardava le cartelle di quei pazienti?
Continuavo semplicemente a dire Mi dispiace; e Ti voglio bene più e più volte, spiegò.
Tutto qui?
Tutto qui.
Salta fuori che amare sé stessi è il miglior modo di migliorarsi, e mentre migliori te stesso, migliori il mondo.
Ecco un rapido esempio di come funziona: un giorno, qualcuno mi ha mandato un e- mail che mi ha stravolto. In passato avrei affrontato la situazione lavorando sui miei tasti emotivi dolenti, o cercando di ragionare con la persona che aveva mandato il brutto messaggio.
Questa volta, decisi di tentare il metodo del Dr. Len. Continuai a dire in silenzio: Mi dispiace e Ti voglio bene. Non lo dicevo a qualcuno in particolare. Stavo semplicemente evocando lo spirito dell'amore affinché guarisse, dentro di me, ciò che stava creando la circostanza esterna. Dopo un'ora ricevetti un e-mail dalla stessa persona. Si scusò per il suo precedente messaggio.
Non compii alcuna azione esterna per ricevere quelle scuse. Non gli avevo nemmeno risposto. Tuttavia, dicendo Ti voglio bene in qualche modo curai dentro di me ciò che lo stava creando.
In seguito seguii un seminario condotto dal Dr. Len, che ora ha 70 anni, è considerato uno sciamano benevolo, e vive una vita appartata.

Mi ha detto che mentre miglioro me stesso, la vibrazione del mio libro s'innalza, ed ognuno lo sentirà leggendolo. In breve, mentre miglioro, migliorano i miei lettori. E per quanto riguarda i libri già venduti, là fuori, chiesi? Non sono là fuori, spiegò, dischiudendo nuovamente la mia mente con la sua saggezza mistica. Sono ancora dentro di te.
In breve, non c'è nessuno là fuori. Ci vorrebbe un intero libro intero per spiegare questa tecnica avanzata con la profondità che merita. Basti dire che quando vuoi migliorare qualcosa nella tua vita, c'è un solo luogo in cui guardare: dentro di te. Quando guardi, fallo con amore.

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Un abbraccio di luce,
lo Sciamanoverde

TRATTO DAL BLOG DI AMICISPIRITUALI
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IL NEURONE CERCA DIO : una ipotesi secondo la quale la pulsione religiosa affonda le sue radici nella biologia cerebrale

Fanno discutere le ricerche di due scienziati americani: la pulsione religiosa affonda le sue radici nella biologia cerebrale.
Al paziente che gli sottoponeva la relazione d'accompagnamento ai referti d'un esame un luminare della chirurgia rispose: "I radiologi si limitino a scattare le fotografie, a interpretarle ci penso io". Il professore sprezzante dimenticava quanto fondamentale sia la diagnostica per la medicina moderna, ma era nel giusto rivendicando il proprio ruolo. Il caso nato attorno al libro di Andrew Newberg e Eugene d'Aquili appena tradotto in italiano (Dio nel cervello, Mondadori, pp.210, euro 15,80) è tutto in quell'aneddoto. Newberg è docente di radiologia (con ampio curriculum in altre discipline) all'università della Pennsylvania, d'Aquili - scomparso nel 1998 - era uno psichiatra. Insieme si sono dedicati alla ricerca delle basi neurofisiologiche dell'esperienza religiosa, un filone nato agli inizi degli anni '90 negli Stati Uniti. È stato il loro testo divulgativo (scritto con il giornalista Vince Rause) ad accendere due inverni fa in America un ampio dibattito che è subito rimbalzato anche da noi. Viste certe interpretazioni di stampa - tutte in chiave di riduzione materialistica del sacro e della divinità -, è interessante poter ora accostare il volume in forma integrale. I due autori prendono come punto di partenza un esperimento da loro condotto (il vero cuore dell'opera): a un fervente buddhista in intensa meditazione "tibetana" viene iniettato un composto radioattivo che permette - attraverso la tomografia computerizzata a emissioni di fotoni singoli - di visualizzare con estrema precisione l'afflusso di sangue alle diverse aree del cervello. Sapendo che un accresciuta irrorazione è correlata a un aumento dell'attività cerebrale, si possono localizzare le zone interessate al "picco mistico". La procedura è stata ripetuta su altri seguaci dello zen e un gruppo di suore francescane in preghiera. Emerge che la meditazione induce un'attivazione particolare dell'area associativa dell'attenzione, mentre all'area associativa dell'orientamento non giungono più i dati sensoriali, sicché la funzione di definizione del sé e della sue relazioni con il mondo fisico viene meno, e si ha la sensazione di trascendenza, di unità con una realtà superiore e infinita. Le punte corrispondono alle esperienze mistiche in senso proprio; i livelli intermedi sono innescati anche dalle azioni ritmiche dei riti o da situazioni e condizioni particolari. Vi è quindi una base neurale alle esperienze religiose e, probabilmente, una predisposizione innata del cervello, frutto dell'evoluzione. Fin qui la scienza sperimentale. Poi parte la spericolata ricostruzione antropologica, filosofica, teologica di Newberg: "Dio è stato scoperto durante un'esperienza mistica o spirituale che la coscienza umana ha potuto vivere grazie ai meccanismi della trascendenza inscritti nel cervello". Seguono il mito, costruzione volta a ridurre l'ansia dell'uomo primitivo di fronte alla prospettiva della morte; il rito, azioni codificate che inducono le sensazioni della divinità; e la religione, che contribuisce in vari modi al benessere individuale e al progresso della società. Conclusione: Dio non se ne andrà (titolo originale), perché è nel cervello. L'autore però non è il materialista che sembra. Infatti oscilla tra la semplice descrizione empirica e l'ipotesi che l'"essere unitario assoluto", un po' new age e ben lontano dal Dio personale, esista realmente. La neuroteologia, di cui è in uscita una summa firmata da tutti i principali ricercatori (NeuroTheology, University Press, California), è una sfida affascinante che ci dice qualcosa in più sull'uomo ma che non può (ancora) pretendere di svelarne i misteri. Il libro di Newberg e d'Aquili va quindi letto con l'avvertenza data dal chirurgo. Le ingenuità sul rapporto tra mente e cervello, tra rappresentazioni e mondo esterno, alcuni erronei presupposti (l'esperienza in prima persona è vera e reale per definizione) e le semplificazioni evoluzionistiche sono da attribuire a scarso rigore e indebite letture dell'esperimento. Che mostra - e non è poco - la localizzazione fisica di alcuni eventi mentali e il meccanismo neurale correlato che "spiega" l'insorgere dell'esperienza spirituale. Correlazione è la parola chiave, poiché ogni evento mentale ha come condizione necessaria il cervello (senza saremmo semplicemente morti); resta invece aperta la questione circa il determinismo del cervello sulla mente. Né va dimenticato che la fusione mistica è solo una parte del fatto religioso. Come alla fine ammette Newberg, la scienza non può stabilire se il pensiero di Dio si riferisca a un'entità esistente oppure si a solo uno stato elettrochimico nella nostre teste. A questo proposito un piccolo biasimo va pure all'editore che, in quarta di copertina, pone due lusinghieri giudizi di monsignor Elio Sgreccia e del Nobel Rita Levi Montalcini, tratti - ahinoi - da vecchi articoli di giornale in cui gli intervistati premettevano di non aver letto il libro, né di averne mai sentito parlare precedentemente.

 

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Fonte: La Repubblica e Le Scienze

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IL CERVELLO IN ESTASI di Rudiger Braun : la capacita' di cadere in trance e' una reazione umana normale quanto, per esempio, il sonno

Stato di trance: una particolare condizione tra il sonno e la veglia, tra l’attività e il riposo, nella quale la percezione del corpo si confonde e il tempo sembra dilatarsi.

Che si chiamino sacerdoti, guaritori, sciamani o guru, quasi in ogni società umana esistono individui che praticano l’immersione nel misterioso regno degli spiriti. La trance consente loro di entrare in un presunto “altro mondo”, dove questi maestri dell’estasi sperano di poter trovare consiglio, guarigione o la comunione con una potenza superiore.

Spiriti, danze selvagge, ritmi di tamburi, droghe psicoattive: come possono queste attività avere una capacità di guarigione? Non ci si stupisce che la scienza moderna abbia giudicato per lungo tempo i ritmi di trance come superstizioni da primitivi. (…)

Nel frattempo, però, la valutazione di questi soggetti è profondamente cambiata.

Uno studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità ha certificato che le tecniche di trance delle etnomedicine hanno nei confronti delle malattie psicosomatiche una capacità curativa pressoché uguale a quella della medicina classica.

Alcuni scienziati come Wielant Machleidt, professore di psichiatria sociale ad Hannover, vedono nei riti di trance l’origine delle psicoterapie (…).

Secondo Dieter Vailt, direttore dell’Istituto per la sociobiologia e la terapia del comportamento dell’Università di Giessen, in Germania, nonché coordinatore del gruppo di ricerca, “la capacità di cadere in trance è una reazione umana normale quanto, per esempio, il sonno”. La coscienza è una facoltà non certo rigidamente strutturata, ma altamente dinamica (…).

Molte culture hanno sfruttato queste particolari condizioni di coscienza (…).Gli indigeni messicani utilizzano la mescalina, un allucinogeno che viene estratto dal pejote. In Africa la trance viene evocata principalmente con musica e danze ritmiche. I monaci tibetani, invece, si immergono nella meditazione e nell’assenza di movimento: si concentrano sulla ripetizione monotona di poche parole e praticano una particolare tecnica di respirazione per abbassare i livelli di anidride carbonica nel sangue. Ciò può condurre a una condizione estatica prossima alla perdita di coscienza.

(…) Un altro aspetto caratteristico è anche la sensazione di perdita di controllo di se stessi. Allo stesso modo, cambia anche l’idea di essere in sé. Quanto più è profonda la trance, tanto più si confondono i confini tra soggetto e oggetto, tra interno ed esterno, tra Io e ambiente. I praticanti della trance riferiscono di sentirsi dilatati fino a confondersi con l’ambiente. Occasionalmente in questa condizione si percepiscono anche colori intensi e suoni o persino scene complesse.

Dier Vailt e il suo collega Ulrich Ott si occuparono principalmente degli effetti fisiologici delle danze e dei ritmi di tamburo che sono in grado di indurre la trance (…), hanno messo a punto una poltrona controllata elettronicamente sulla quale i soggetti venivano fatti oscillare avanti e indietro, con questo apparecchio hanno cercato di scoprire come agisce sul cervello un semplice movimento del corpo. I partecipanti allo studio venivano invitati a lasciarsi andare ma rimanere svegli e ad aprire spesso gli occhi. (…).

Già dopo pochi minuti, l’attività cerebrale dei partecipanti cambiava in modo marcato: mentre nel caso dei soggetti svegli e con gli occhi aperti prevalgono onde cerebrali con frequenza compresa tra 14 e 32 Herz -le cosiddette onde beta- nel caso dei partecipanti sulla poltrona le oscillazioni elettriche rallentavano fino a valori tra 3 e 7 Herz.

Queste “onde theta” si producono principalmente durante l’addormentamento e indicano che l’attenzione viene meno. Molti soggetti del test riferiscono che (…) erano piacevolmente scivolati nel mondo dell’immaginazione e avevano quasi dimenticato dove si trovassero.

(…) Alcuni ritmi, inoltre, sono particolarmente adatti a determinare condizione di coscienza alterata. Così, non deve sorprendere che nei rituali con danze o suoni di tamburo esistenti in varie parti del mondo i ritmi di trance siano molto simili (..), è in particolare un ritmo di tamburo monotono e regolare di quattro pulsazioni e mezzo a portare il cervello dalla zona delle onde beta a quella delle onda theta. Questo ritmo corrisponde esattamente a quello con cui molti sciamani introducono la loro trance, ma è anche la stessa frequenza con cui oscillano le onde cerebrali nella condizione theta. In questo caso il cervello sembra realmente sincronizzarsi con i battiti del tamburo.

Ma allora come fa un movimento ritmico, come l’oscillazione o la danza, a influenzare l’attività del cervello? I ricercatori di Giessen ritengono di poter rispondere alla domanda: i movimenti oscillatori spostano il sangue nel corpo del soggetto, attivando particolari misuratori di pressione nella carotide -i cosiddetti barocettori- che regolano l’afflusso di sangue al cervello in base alla situazione. Nella posizione a “testa in basso”, essi rallentano il battito cardiaco, in quella “testa in alto” lo accelerano il battito si sincronizza anche con il ritmo di dondolamento. In seguito la respirazione si adatta al ritmo e diventa più profonda e regolare. Dieter Vaitl ritiene che dopo un certo tempo questa sincronizzazione dell’organismo sui barocettori faccia sprofondare il cervello in uno stato di semi-incoscienza.

(…) Secondo la tecnica della tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli (SPECT) Andrew Newberg, dell’Università della Pennsylvania, sottoponendo a indagini buddisti e suore cattoliche con decenni di esperienza nella meditazione ha rilevato che nel lobo parietale destro, che presiede alla capacità di orientamento spazio-temporale, l’attività delle cellule nervose è fortemente diminuita.

(…) Quando, durante la trance, si riduce l’attività dei lobi parietali, commenta Newberg, si perde la capacità di percezione del proprio corpo. (…). Inoltre la meditazione accentua l’attività del sistema limbico, (…) questa correlazione chiarisce le emozioni forti provate durante le esperienze estatiche e, secondo Newberg, rappresenta anche lo stimolo per indagare simili condizioni.

(…) Per produrre estasi o trance devono essere ugualmente attive diverse aree del cervello.

Fonte: Rudiger Braun
-biologo e giornalista freelance ad Amburgo-
Mente e Cervello-n°4 anno I luglio-agosto 2003
RIPORTATO DA : http://www.sigmasophy.com

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Guarigione spontanea attraverso la fiducia? Nuove scoperte della fisica e della biologia

Nuove scoperte suggeriscono che la risposta a questa domanda può essere un sonoro “Sì!”. La chiave di questi miracoli risiede nelle nuove scoperte della fisica e della biologia, e nel legame mancante che le connette alla nostra vita!

Tendiamo a condurre la nostra esistenza in base a ciò che pensiamo del mondo, di noi stessi, delle nostre capacità e dei nostri limiti. Con poche eccezioni, queste convinzioni vengono da ciò che la scienza, la storia, la religione e altre persone ci dicono. Storicamente, ci è stato insegnato che siamo un “incidente” evolutivo, ovvero osservatori passivi dell’universo, di durata limitata e con poca incidenza sull’ambiente. E se quelle convinzioni fossero errate?


Cosa accadrebbe se fossimo limitati solo finché non cambiassimo il modo in cui ci vediamo nel mondo? Come saremmo diversi se scoprissimo di essere nati con il potere di scegliere il nostro rapporto con la longevità, la salute e la vita stessa? Una scoperta tanto radicale cambierebbe completamente il nostro modo di vedere noi stessi! Ma questo è esattamente ciò che le ultime scoperte ci stanno mostrando. Nei primi anni del ventunesimo secolo, alcune scoperte hanno trasformato il nostro paradigma dimostrando che:

-Non siamo limitati dalle leggi della fisica, così come oggi le conosciamo!
-Non siamo limitati dalle leggi della biologia, così come oggi le conosciamo!
-Il DNA della vita è un codice che può essere cambiato a piacimento!

Le implicazioni di queste scoperte sono vaste, profonde e, per taluni, un po’ inquietanti. Esse dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che siamo capaci di cambiare il corso della nostra vita, del nostro mondo e anche della realtà, se lo vogliamo. Sono queste facoltà apparentemente miracolose che rendono possibile la guarigione dal cancro e dall’AIDS, che permettono di avere una vita più lunga e che consentono di creare gioia, abbondanza e molto altro.


Nel 1944 Max Planck, il padre della teoria quantistica, scioccò il mondo intero affermando che esiste una “matrice” di energia che fornisce il programma del nostro mondo fisico. È in questo luogo di pura energia che ogni cosa ha inizio: la nascita delle stelle, il DNA della vita, le nostre relazioni più profonde, la pace tra le nazioni, la nostra guarigione personale etc. La prova sperimentale che la matrice di Planck – La MatrixDivina – è reale, oggi fornisce il legame mancante che salda le nostre esperienze spirituali dell’immaginazione, della preghiera e della fede ai miracoli che vediamo nel mondo intorno a noi.


Attraverso la connessione che unisce tutte le cose, gli scienziati hanno dimostrato che la “materia” di cui è composto l’universo – onde e particelle di energia – risponde e si adatta alle nostre aspettative, giudizi e convinzioni sul nostro mondo. In un mondo in cui un campo intelligente di energia collega ogni cosa, dalla pace globale alla guarigione personale, quello che in passato poteva sembrare miracoloso o frutto di fantasia diventa improvvisamente una possibilità della nostra vita.


C’è un inconveniente, però. Il nostro potere di cambiare il corpo e il mondo è assopito fin quando non lo risvegliamo. La chiave per risvegliare questa straordinaria facoltà è operare un piccolo cambiamento nel modo in cui vediamo noi stessi dentro l’universo. Noi dobbiamo vederci come parti del tutto, anziché come entità separate. E non dobbiamo semplicemente pensare questo, dobbiamo anche sentirci parte di tutto ciò che sperimentiamo. Se operiamo questo piccolo mutamento percettivo, abbiamo accesso alla forza più potente che esiste nell’universo e otteniamo la chiave per risolvere perfino le situazioni apparentemente impossibili della nostra vita.


Con questa connessione in mente, dobbiamo cominciare a guardare al nostro rapporto con la vita, la famiglia e persino le conoscenze casuali da un nuovo, straordinario punto di vista. Tutte le esperienze della nostra vita – belle, brutte, giuste, sbagliate, luminose, meravigliose, orribili o dolorose – non possono più essere liquidate come semplici eventi casuali. Chiaramente, la chiave per la guarigione, la pace, l’abbondanza e le esperienze, le carriere e le relazioni che ci rendono felici, sta nel capire quanto siamo connessi a tutto ciò che fa parte della nostra realtà. E la nostra comprensione si basa sulle nostre convinzioni.


Sembra logico sostenere che per cambiare la nostra vita dobbiamo cambiare quello che crediamo di noi stessi e del nostro mondo. Da più di venti anni Gregg Braden, già programmatore informatico aerospaziale, sta cercando di capire come ottenere ciò. Dai remoti monasteri dell’Egitto, del Perù e del Tibet, ai testi dimenticati che la Chiesa Cristiana delle origini ha nascosto, il segreto per curare le nostre credenze erronee è contenuto nei «linguaggi cifrati» delle antiche, venerande tradizioni. Esso è confermato dalla scienza di oggi.


Gregg Braden è stato definito un autore best seller dal New York Times. È uno scienziato e un visionario che per il suo lavoro di esploratore del ruolo della spiritualità nella scienza ha partecipato a molte conferenze internazionali e inchieste giornalistiche. Già progettista informatico aerospaziale per la Martin Marietta Aerospace e supervisore delle operazioni tecniche per Cisco System, Braden è oggi noto soprattutto per i suoi tentativi di collegare la saggezza del passato alla scienza e la pace del nostro futuro.



Articolo tratto da *Scienza e Conoscenza*
FONTE :
http://www.scienzaeconoscenza.it/

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