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Categoria: "Progetti"

UN URLO ALL'UMANITA' : un monito per le genti. Insieme per la Terra il 22 dicembre alle ore 22

UN URLO ALL’UMANITÀ

Un urlo all’umanità, un monito per le genti.

Insieme per la Terra il 22 dicembre alle ore 22

 

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ” In realtà chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri. ( Nelson Mandela )

 

Bentornati umani o piacere di conoscervi, scriviamo a voi con onestà di intento e semplicità d’animo.

Nonostante le incomprensioni o gli insulti o i fanciulleschi entusiasmi da parte di molti, noi abbiamo continuato con tranquillità a divulgare quello che gli Alberi Maestri ci hanno insegnato in tutti questi anni di incontri e di dialoghi silenziosi.

Il 12 Novembre 2017, due nostri Alberi Maestri, durante una meditazione, ci hanno chiesto di “lanciare un Urlo all’umanità”, un monito per le genti. Ne siamo rimasti sorpresi e preoccupati. In 35 anni / 22 anni di frequentazione questo non era mai accaduto.

Chi siamo noi per fare questo? Perché continuare a ricevere insulti e sbeffeggiamenti ?

E chi siamo noi per non accogliere una richiesta da parte di chi ci ha donato tanto in insegnamenti e cure ? Non siamo forse coraggiosi ?

Si, “dialoghiamo con gli Alberi Maestri” e loro rispondono ( vedi dendroterapia ® energetica sul nostro sito ).

Dice Marcel Vogel che si può interagire con gli Alberi solo in uno stato di esaltazione dello spirito, come quello degli yogin ; poiché questo è successo, non vuol dire sentirsi chissà chi, siamo rimasti concentrati ed umili, ma come dice Guru Nanak, l’umiltà è piena di consapevolezza e di affidamento a Dio; quindi consapevolmente comprendiamo la necessità di affidarci per questo appello al nostro Divino Sé Superiore e alla Guida degli Alberi Maestri per lanciare quello che loro hanno chiamato “Urlo”.

Tre anni fa, il Grande Albero, ci aveva “avvisati” che sarebbero caduti tutti come birilli (lo abbiamo scritto anche ai nostri Allievi) e per molti di loro così è stato : da noi più di 1.500 alberi sono caduti in una sola notte e dalle notizie dei telegiornali e sul web abbiamo appreso che queste cadute erano avvenute in tutta Italia, troppe ed anomale. In ottobre anche la più grande quercia del nostro parco, di quasi 500 anni è caduta ed ora giace distesa al suolo, impressionando per la possanza del suo corpo a terra, oramai privo di vita.

Dunque, i nostri Maestri ci hanno chiesto di lanciare un urlo all’umanità, ma un urlo non è una mera invocazione, non è una richiesta edulcorata per non spaventare, un urlo è un urlo, ed in questo caso è un grido che squarcia l’aria, che impressiona, che immobilizza, che risuona a lungo nelle orecchie e nelle menti umane.

Un urlo è l’avviso di un pericolo che sta già manifestandosi, che nasce dalle viscere, risveglia paure e tensioni, è un lancinante lamento di dolore da parte della Terra e delle sue innocenti creature sottoposte a pressioni immani che non riescono più a sostenere né a trasmutare.

Così non utilizzeremo il “bla bla bla” dei soliti simposi sul clima, non utilizzeremo le parole di coloro che chiedono con prudenza di salvare questa o quella specie, non utilizzeremo le dure parole di coloro che giustificano o non ammettono che l’aria è piena di metalli pesanti, che le acque sono inquinate e le terre pure.

Il profitto è la chiave, così non ci invischieremo neppure in discorsi politici tesi a minimizzare o nascondere ai più quello che sta realmente accadendo. Non diremo a chi soffre per tutto questo, che le soluzioni arriveranno da sole o come vorrebbero in molti sentirsi dire, che va tutto bene.

E’ vero che vi sono molte persone che operano per il bene, ma non è sufficiente, infatti, come diceva Edmund Burke “perché il male trionfi, è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione”.

Quindi quello che dicono non è la verità, non è quello che sta realmente accadendo sul nostro pianeta : siamo in pieno caos e nel caos solo UN URLO può farci fermare, un monito che viene dalle nostre stesse viscere ed ora dalla Terra attraverso i suoi Alberi.

L’addormentamento indotto è così obbligato ad un risveglio, il cinismo ad una presa di coscienza.

L’Urlo sarà più forte e più forte per gli indifferenti che vivono la vita per se stessi, per loro tornaconto; ben presto essi stessi si accorgeranno che anche “cambiando spiaggia” la vita languirà egualmente.

La presa di coscienza, la consapevolezza del fatto che ci stiamo distruggendo, può indurci a reagire e far agire chi detiene il potere. E’ sollevare la testa e farla sollevare ad altri velocemente, come fanno già in molti accettando la possibilità di attacchi, di offese gratuite, di maldicenze o di incredulità che fanno male.

E’ una possibilità, non è affatto la certezza.

Eppure gli Alberi non ci hanno mai lasciato nell’afflizione. Infatti mentre “affermavano” che sarebbero caduti come birilli, ci incoraggiavano anche ad aspettare delle “Guide” che sarebbero venute per indicarci la strada ed uscire dal caos. Abbiamo sentore che esse arriveranno presto.

Quando si parla di religiosità si pensa solo alle religioni strutturate ed ancora emergenti. In realtà, esse sono differenti anche se possono intersecarsi.

Prendere il buono e con integrità ovunque lo riconosciamo ci ha portato spesso ad essere etichettati e quindi allontanati, ma noi crediamo nella religiosità della vita, nella sacralità di ogni essere vivente che può essere rispettata ed accolta da ognuno.

Noi crediamo in Dio e nella sua meravigliosa creazione, pur senza definirci in una religione perché pensiamo che Dio sia di tutti.

La sacralità della vita là dove è andata perduta ha portato dolori e divisioni.

Così l’Urlo è stato lanciato da Madre Terra !

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Non occorre credere in quello che scriviamo, sarà sufficiente guardarsi attorno e percepire quell’urlo dagli elementi, dagli alberi, dagli animali, dalle pietre e dagli indifesi esseri umani che abbiamo portato nel caos.

Dopo l’urlo vi sarà un lungo silenzio … la trasmutazione avverrà attraverso la consapevolezza che ognuno dovrà fare ammenda da sé stesso, perdonarsi e perdonare ed agire di conseguenza con una rinnovata fiducia nei propri confronti e negli altri e nel cominciare a vivere rispettando l’ambiente laddove non lo facessimo.

Siamo più di quello che crediamo, uniti negli intenti possiamo fare la differenza.

La Terra ha bisogno di un SI, il nostro, come ci insegna la guarigione dell’Ho’oponopono : “mi dispiace, perdono, grazie, guariamo, ti amo“. Madre Terra ti dico SI, sto dalla tua parte !

I ricercatori di HeartMath e molti altri autorevoli scienziati citati da www.heartmath.org  credono che esista un rapporto fra il cuore umano e il campo magnetico terrestre, e sostengono che «un’intensa emozione collettiva possa esercitare un impatto misurabile sul campo geomagnetico della Terra». Siamo in sostanza, tutti interconnessi, come in una grande sinfonia di frequenze.

Allora perche’ non adoperarci insieme per un’invocazione collettiva?

Lo hanno già fatto, ma non erano abbastanza, non abbastanza il cambiamento; né ci sentiamo di garantire che questo nostro intento funzionerà, ma andare avanti è mantenere una promessa e fare la differenza.

Oggi la tecnologia è in grado di misurare l’impatto emozionale e sarebbe, dunque, interessante provare a sintonizzare nello stesso momento una grandissima parte della popolazione mondiale, su un’emozione positiva come quella di salvare il nostro Pianeta.

Già fatto ? Si come abbiamo già detto, ma eravamo pochi.

Semplicistico ? Forse.

Scritto con il cuore per amore ? Sicuro.

Difficilissimo da realizzare ? Certamente !

Dopo lo sgomento, il dispiacere, la comprensione e l’invocazione, dopo un puro intento e la sua realizzazione, l’urlo potrebbe diventare un URLO di GIOIA, l’inizio di una inversione di rotta.

Gli Alberi, la Terra e noi ce lo auguriamo vivamente poiché il tempo stringe.

Il 22 dicembre (#22dicembreinsiemeperlaterra) uniamoci insieme per una meditazione collettiva di soli 30 minuti dalle 22 alle 22,30 per aiutare la Madre Terra e tutte le sue innocenti creature :

  • Leggiamo le motivazioni e firmiamo la nostra presenza sulla pagina dell’evento creata su google + https://goo.gl/y9JTBn
  • indossiamo per andare al lavoro un capo di abbigliamento di colore blu come il nostro pianeta, magari con la scritta “sono amico della Terra” ; un piccolo gesto che almeno incuriosisce e potrebbe portare a riflettere ;
  • condividiamo i file di questa cartella gdrive https://goo.gl/hXtzhH ( ad esempio per stampare su carta riciclata le etichette di questo messaggio e distribuirle nel tuo quartiere o inviarle ad un amico per email perché le faccia girare );
  • poniamo una candela accesa davanti ad un finestra della nostra casa come simbolo di presenza e di luce per tutta la Terra e le sue creature;
  • dalle 22 alle 22,30 ripeteremo per tutto il tempo queste semplici parole pronunciate con consapevolezza come da guarigione dell’Ho’oponopono : “Madre Terra e tutte voi innocenti creature, ci dispiace, vi chiediamo scusa,  grazie, vi amiamo, guariamo”. (#madreterraperdonaci) (#madreterraguariamo)

 

Dice Mandela : La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ” In realtà chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri ed il nostro amore si espande. La prima lezione d’amore infatti è non chiedere amore, ma dare amore. Diventiamo donatori di amore ! (#donatoridiamore )

*

Diciamo noi : la nostra paura più profonda è la nostra mancanza di unità, la nostra speranza più profonda è la comunione delle anime, e per armonizzare le due vi è solo la consapevolezza e la compassione buddista, che lascia all’intelletto il suo potere e alla preghiera l’espansione di quel sentimento di amore così abusato verbalmente ma così potente nel donare, nell’aprire porte, e nell’indicare via d’uscita.

Ci inchiniamo con riverenza verso la sofferenza di molti, ci inchiniamo con gratitudine verso la Terra, la nostra Madre che ha sostenuto tutto e perdonato tutto rifiorendo continuamente ed ora che con un URLO ci chiede aiuto, sarebbe appropriato che fosse ascoltato, meditato, sostenuto e liberato per una vera e proficua riconciliazione. Affrettarci nel cambiamento.

Noi siamo felici di essere dei terrestri,

così Madre Terra,

ci dispiace,

chiediamo scusa,

grazie,

ti amiamo, guariamo !


Grazie a voi per l’ascolto anche da parte degli Alberi,

Carmen ed Emmanuel

www.SpazioSacro.it

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IN ITALIA FIORISCONO LE SCUOLE A CASA E GLI ASILI NEL BOSCO

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Non sono pochi i genitori che oggi, nel nostro paese, dedicano tempo ed energie per offrire ai loro figli un’istruzione alternativa rispetto a quella proposta dalla scuola statale.


Si tratta di famiglie che rifiutano l'idea di una scuola rigidamente centrata sui contenuti e sulla didattica, che non aiuta i ragazzi a costruirsi un pensiero critico proprio e a capire quali sono i loro veri talenti. La convinzione fondante è che la scuola, più che formare futuri lavoratori e compratori, debba puntare ad una felicità democraticamente condivisa. Di conseguenza, si aspira ad un contesto scolastico più attento all'eterogeneità dell'essere umano, ai suoi ritmi personali, alle sue emozioni e ai suoi aspetti di unicità.

Pertanto, non trovando nel modello statale un'offerta valida, sempre più famiglie guardano altrove, oppure intraprendono la tortuosa strada del farsela da sé la scuola per i loro figli.


Consideriamo anche che quella di oggi è una società dove si sta molto poco insieme. Gli orari dei bambini e dei genitori non coincidono quasi mai, e anche questo contribuisce alla crescita di realtà alternative.

 

 

 

Secondo i dati Istat la percentuale dei bambini che frequentano la scuola pubblica e di quelli che frequentano la privata in Italia è rimasta tutto sommato invariata negli anni, mentre è in evidente crescita (anche se non facilmente quantificabile, secondo i dati del Miur) il numero di studenti che non frequentano alcuna scuola, i cosiddetti homeschoolers, ossia coloro che apprendono da casa, seguiti dai propri genitori o da tutors.

 

Stiamo parlando dell'educazione parentale, dove i bambini seguono i propri ritmi e imparano svolgendo le attività di tutti i giorni, spesso al di fuori di programmi ministeriali prefissati. Una scuola del fare, dove non si corre e si rispettano i ritmi naturali del crescere. I bambini, di norma, non frequentano né le medie né il liceo, mentre se decidono di studiare all’università, dovranno sostenere l’esame di terza media e la maturità.

 

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Un esempio? L'esperienza di Etain Addey (inglese ma umbra d’adozione), riportata nel suo libro 'Acque profonde' (Fiori Gialli), in cui la naturalista racconta la storia dei tre figli educati a casa (oggi tutti laureati, post-dottorati e con un'ottima occupazione).


Ma parliamo anche della “scuola nel bosco”, un progetto nato in Danimarca negli anni cinquanta e poi fiorito in Germania e oggi esportato in Italia.


Sono ancora poche le scuole materne e primarie di questo tipo da noi, ma il fenomeno è in netta crescita e desta molta curiosità. L'asilo nel bosco, ad Ostia Antica, vicino Roma ne è un ottimo esempio.

Una trentina di bambini, in un contesto di natura rigogliosa e selvaggia, con un orto molto ben organizzato, casette di legno, tanti animali, pranzo all'aperto. Quelli della primaria studiano dentro una delle case, seduti su dei cuscini con tavolini bassi. Tra le materie, l'“educazione emozionale”. Una scuola pubblica che vive di donazioni in tempo o denaro.

Una filosofia, questa, già condivisa nel '900 da Rudolf Steiner, che in Germania diede vita alle scuole Waldorf, chiuse durante il nazismo, e rifiorite negli anni settanta, e nel frattempo moltiplicatesi all’estero.

Oggi nel mondo esistono circa un migliaio di scuole steineriane e 1.700 asili e quello steineriano è il movimento laico di scuole indipendenti maggiormente diffuso nel mondo.

In Italia la prima scuola è stata quella di Milano negli anni '40 ed il fenomeno è oggi in aumento del 500 per cento, (dati del sito Educazione Waldorf). Ciò che caratterizza il metodo steineriano è il rispetto per il bisogno di meraviglia e di sacralità insito nel bambino e il considerare l’apprendimento come un processo che inizia nell’infanzia e si protende per tutta l’esistenza.

Un altro modello di pedagogia che tenta di mescolare varie esperienze, senza chiudersi nei metodi, è quello della cosiddetta scuola libertaria, alla base del famoso esperimento pedagogico di Alexander Neill, che nel 1921 fondò la Summerhill school in Inghilterra, tutt'oggi ancora in ottima salute e capostipite delle free school (circa 262) di tutto il mondo.

Scuole gestite dalla comunità e non dallo stato e che, di conseguenza, non seguono un modello didattico unico, ma proprie metodologie.

 

http://www.lasaluteinpillole.it/news_salute/in-italia-fioriscono-le-scuole-a-casa-e-gli-asili-nel-bosco.asp

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FIABE e FIORI DI BACH : racconti per bambini della NUOVA ERA

IL BRUCO e LA FARFALLA è un libro dedicato a tutte le mamme che vogliono aiutare i loro bambini attraverso la conoscenza e l’utilizzo dei fiori di Bach. Un percorso gradevole attraverso le fiabe , che possono essere raccontate in qualsiasi momento al proprio bambino aiutandolo nella sua fantasia , associandole ad ogni singolo fiore. “Un bambino felice e sorridente!!” è il fiore più bello del vostro giardino. MARA RIGANTI autrice di favole per bambini. Ha scritto diversi libri. PINUCCIA CERIANI naturopata, floriterapeuta, insegnante di massaggio infantile. Tiene corsi per genitori con i loro bambini negli asili nido. Si occupa di naturopatia pediatrica.

AUTORI :

MARA RIGANTI
autrice di favole per bambini. Ha scritto diversi libri.

PINUCCIA CERIANI
naturopata, floriterapeuta, insegnante di massaggio infantile.
Tiene corsi per genitori con i loro bambini negli asili nido. Si occupa di naturopatia pediatrica.

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Una nuova visione e teoria del rapporto Mente-Corpo. Intervista a Gioacchino Pagliaro, direttore dell'UOC. di Psicologia Clinica Ospedaliera dell'AUSL di Bologna

Le frontiere della medicina quantistica

Il professor Gioacchino Pagliaro ci spiega come le conoscenze della nuova fisica stanno scardinando, in medicina, la concezione causale-meccanicistica del corpo, per dare spazio a una nuova visione e teoria del rapporto Mente-Corpo.

Che cos’è la medicina quantistica? E la PNEI? Cosa sappiamo dell’influenza della mente e della spiritualità nei progressi di cura e guarigione?

È vero che se concentriamo la nostra atten- zione su una persona sofferente, attraverso la meditazione e la preghiera intese in senso lato, possiamo favorirne la guarigione?

È vero che su questo si stanno compiendo studi scientifici?

Il professor Gioacchino Pagliaro, direttore dell’UOC. di Psicologia Clinica Ospedaliera dell’AUSL di Bologna risponde e traccia, in questa articolata intervista, l’innovativo scenario delle possi- bilità di intervento offerte dalla medicina energetica o quantistica.

 

Le sensazionali scoperte della fisica quantistica stan- no lentamente facendosi spazio nella cultura umana occidentale e nei suoi vari ambiti e applicazioni. Anche la medicina è stata interessata da questo feno- meno?

I primi decenni del secolo scorso sono stati caratterizzati da incredibili cambiamenti in ambito scientifico, prodotti dalle teorie di alcuni fisici che hanno creato le premesse per un vero e proprio cambio di paradigma. La portata di questi cambiamenti equivale a quella di una vera e propria rivoluzione che ha messo in crisi, ridimensionato, modi- ficato e sostituito i precedenti fondamenti della fisica. La teoria della relatività e gli sviluppi della fisica quanti- stica hanno cambiato la concezione della realtà e dell’u- niverso, aprendo una grande contraddizione tra le loro

52 immediate applicazioni in ambito tecnologico e la loro

mancata applicazione nell’ambito delle scienze umane. La contraddizione consiste nel fatto che mentre tali teo- rie hanno contribuito a creare un grande sviluppo nella tecnologia, basti pensare all’evoluzione dei computer, della telefonia, della tecnologia sanitaria (TAC, RM, PET), prevalentemente dovuto all’applicazione della fisica quantistica, nelle scienze umane si deve arrivare agli ultimi due decenni del secolo scorso per ritrovare alcune pionieristiche utilizzazioni delle teorie quantisti- che in biologia, in medicina e in psicologia.

Questa contraddizione può esser spiegata con il pesante condizionamento che il modello causalistico e determi- nistico della fisica ha svolto in 400 anni di storia, con- solidando un pensiero acritico nei confronti dei concetti di oggettività, di certezza, di evidenza scientifica, riferiti alla visione della vita, della malattia, della cura e della salute. È come se le scienze umane avessero considerato la teoria della relatività e la fisica quantistica come teorie a loro estranee.

Come dicevo solo intorno agli anni Settanta, la medici- na, la biologia e la psicologia hanno iniziato cautamen- te, e tra molte resistenze, a confrontarsi con alcuni dei nuovi princìpi teorici. Infatti, ancora oggi si può dire che le scienze umane siano state appena lambite da questa rivoluzione e, nonostante si inizi a parlare di medicina quantistica, le discipline delle scienze umane continua- no a restare in gran parte arroccate alle posizioni mec- canomorfiche. Anzi, più precisamente a un modello meccanomorfico evoluto, il modello bio-psico-sociale, che oggi incontra un grande consenso e viene da taluni erroneamente confuso con il modello olistico.

Il modello bio-psico-sociale in realtà include alcuni ele- menti teorici innovativi (vedi dimensione psicologica, sociale, sistemica dell’individuo), ma non destruttu- ranti la tradizionale concezione della malattia e della cura che, in tal modo, pur arricchendo l’interpretazione dell’uomo, mantengono la sopravvivenza del paradigma materialista. Il fatto che la materia sia costituita da ener-

gia sottile, che sembra configurarsi sotto forma di informazione, pare che, ancora oggi, abbia influenzato solo in minima parte la concezione biologistica dell’essere umano. Indicativo è anche il fatto che le teorie filosofi- che, sociologiche, psicologiche, nelle loro formulazioni più vicine a queste nuove posizioni teoriche, non hanno avuto grande fortuna. Sarà solo la coraggiosa ricerca che si svilupperà intorno agli anni Ottanta in alcune delle più prestigiose facoltà di medicina e psicologia delle Uni- versità degli USA, che consentirà alle scienze umane alcuni concreti collegamenti con la fisica quantistica, introducendo nuove concezioni teoriche come: medici- na energetica e quantistica, valenza mentale e spirituale della cura.

Attualmente si parla molto di Psiconeuroendocri- noimmunologia (PNEI) di che cosa si tratta e come si inscrive in questo cambiamento in atto nel paradig- ma medico-scientifico?

Un contributo molto importante a questa svolta verso una visione olistica in ambito sanitario, che sta accele- rando l’incontro fra le scienze umane e la fisica quan- tistica, è stato dato dalla Psiconeuroendocrinoimmuno- logia (PNEI). La Pnei, che molti confondono per una disciplina medica, è in realtà un ambito di ricerca e di applicazione clinica che nasce dagli studi in chiave bio- logica dello stress, condotti dallo psicologo H. Selye e dalle grandi intuizioni e teorie mediche della medicina di W. Cannon.

La PNEI nasce e si consolida all’interno di una nuova, quanto coraggiosa, teoria biologica, la quale consentirà lo sviluppo di una nuova concezione del Sistema Immu- nitario, del Sistema Nervoso, del Sistema Endocrino. L’uomo per la PNEI non è più paragonabile a una mac- china, a un insieme di organi, sistemi ed apparati auto- nomi, ma a un sistema interagente, in cui nulla all’in- terno dell’organismo è più separabile ed è in costante interazione con l’ambiente esterno.

Lo stress assume con la PNEI una grande importanza e diviene una complessa e promettente chiave interpreta- tiva per la malattia. Infatti consentirà di mettere in luce

la reazione di adattamento che si instaura tra l’organismo e l’ambiente esterno, tra i processi cognitivi colle- gati a queste relazioni e quelli biochi- mici e ormonali. Da qui l’importanza di tutti i processi psicologici nell’in- fluenzare l’omeostasi dell’organi- smo, in modo negativo, indebolen- dolo e favorendo l’insorgenza della malattia, o in modo positivo, raffor- zandolo e aiutandolo nel recupero o nel mantenimento della salute.

L’organismo umano viene concepito

come una totalità interagente con l’ambiente, e in quan-

to tale si sostituisce l’analogia dell’organismo-macchina con quella dell’organismo-sistema percorso da informa- zione. Questo passaggio rappresenta un fondamentale cambiamento nel mondo biologico, medico e psicolo- gico.

Cambia la concezione dell’uomo che non è più conside- rato come un’entità separata e passiva, ma interagente con gli altri individui e con l’ambiente sociale.

Cambia la concezione della malattia non più intesa solo come alterazione o lesione, come incidente biochimico o traumatico, ma come processo intimamente connesso alle interazioni individuo-ambiente e ai processi psico- logici, emozionali conseguenti.

Cambia la concezione della cura dove la modificazio- ne degli stati e degli atteggiamenti mentali, unitamente a specifiche pratiche di consapevolezza, svolgono nei confronti della sofferenza un’importante azione di cura e, in ambito medico, contribuiscono a rendere l’inter- vento farmacologico più efficace. La PNEI contribuisce allo sviluppo di una Medicina Integrata che vede l’in- tegrazione delle migliori cure farmacologiche/mediche con le metodiche derivanti dalle Medicine Non Conven- zionali. Il modello più innovativo di PNEI a cui stanno lavorando da oltre vent’anni numerosi ricercatori e cli- nici è quello che si potrebbe definire PNEI Quantistica. La PNEI Quantistica prevede, oltre all’integrazione del modello biomedico con le medicine non convenziona- li, anche l’integrazione con i processi quantistici della mente e della realtà di cui siamo parte. In tal senso si occupa a livello quantistico dei processi energetici che caratterizzano la relazione terapeutica tra il curante e il paziente.

La PNEI Quantistica rappresenta anche il superamento della visione psicosomatica e, coerentemente con l’as- sunto che ritiene la materia una forma di energia, supera la dicotomia tra la mente e il corpo, e il loro reciproco influenzamento tra entità separate. Nella PNEI Quanti- stica, la Mente e il Corpo sono la stessa entità che si esprime in due dimensioni diverse e che, secondo la teoria di Bohm, appartengono rispettivamente all’ordine implicato e all’ordine esplicato della realtà. Allo scopo di diffondere questa concezione innovativa della PNEI, abbiamo costituito quattro anni fa l’Associazione Inter- nazionale di Ricerca sull’Entanglement in Medicina e in Psicologia (AIREMP), e operiamo professionalmente per diffondere l’Entanglement nei processi di cura e nel mantenimento della salute.

Bene, ma che cos’è l’Entanglement in Medicina?

54 Il termine Entanglement, come è noto, significa “intreccio

inseparabile” e sta a indicare un preciso fenomeno sco- perto a livello sub-atomico, che successivamente è stato riscontrato anche come esistente nella realtà macroscopi- ca. L’Entanglement è utilizzato anche per indicare quella particolare posizione teorica della fisica quantistica che considera la realtà come caratterizzata da:

a) interconnessione e interdipendenza tra tutti i processi che la compongono;

b) fenomeni non locali di comunicazione e interazione, quindi non legati alla classica concezione spazio- temporale, pertanto non spiegabili con le leggi del casualismo lineare;

c) una dimensione energetico-informazionale che è la natura di ogni manifestazione materiale;

d) una forma di intelligenza sottile che la sottende (Campo Energeti- co Universale, Campo Akashico, Coscienza Cosmica, Mente….).

In tal senso l’Entanglement è la struttura teorico scientifica della nuova visione della realtà e dell’uo- mo, che trova riscontri nelle recenti teorie biologiche sui campi morfici di Rupert Sheldrake, nei concetti di risonanza, di informazione, di fre- quenze e di riconversione dell’infor- mazione a livello cellulare.

La teoria dell’Entanglement rico- nosce un ruolo di particolare rile- vanza alla Mente e alle sue capacità di influenzare la realtà circostante attraverso l’energia/informazione degli atteggiamenti mentali, delle intenzioni e dei sistemi di credenze. Nella PNEI Quantistica l’uomo viene considerato come un’unità processuale, dove la mente biogra- fica (la mente di cui siamo coscienti che si esprime nella nostra vita quo- tidiana), e il corpo sono un tutt’uno e quindi l’espressione, sul piano espli- cato (percepibile) della realtà, della Mente; intendendo con tale termine quell’Intelligenza che sottende ogni

forma, entità e processo della realtà che esiste intorno a noi. L’uomo è pervaso da questa energia/informazione della Mente ed è caratterizzato dall’interconnessione e dall’interdipendenza in una condizione di inseparabilità con il Tutto. È Entangled con le dimensioni energetiche e spirituali della Mente.

 

In Italia lei è stato il primo a proporre la meditazio- ne nel Servizio Sanitario Nazionale proponendo un percorso molto innovativo all’ospedale in cui lavo

ra. Infatti ha introdotto, all’ospedale Bellaria di Bologna un progetto, per pazienti oncologici, basato sull’integrazione dell’informazione medica con la pratica meditativa; dopo il Protocollo di C. Simon- ton, molti lo ritengono come uno degli interventi più innovativi ed efficaci nell’aiutare psicologicamente il paziente oncologico. Ce ne vuol parlare? E vuol dirci che risultati ottiene?

Nel 1992 nell’ASL di Chiavenna (Sondrio) presso il Centro di Psicologia Clinica e Psicoterapia ho iniziato a utilizzare la meditazione in forma sperimentale in ambi- to psicologico. Collegandomi alla letteratura scientifica esistente, la meditazione è stata utilizzata su un piccolo gruppo di pazienti con disturbi d’ansia e di depressione, offertisi come volontari, ed è stato interessante vedere come la pratica meditativa si dimostrava particolarmen- te efficace nel trattamento di quei disturbi.

L’esperienza vera e propria si è sviluppata nel 2003 introducendo la meditazione nell’AUSL di Bologna, utilizzandola inizialmente in sessioni di gruppo per la gestione dello stress e per la prevenzione del burn-out e successivamente presso l’Ospedale Bellaria nel trat- tamento dei disturbi psicopatologici reattivi alla patolo

gia tumorale. Attualmente, sulla scorta delle importanti evidenze scientifiche di efficacia che sono emerse dagli studi svolti negli ultimi quarant’anni, la meditazio- ne viene utilizzata nella Unità Operativa di Psicologia Ospedaliera per la gestione dello stress dei pazienti e dei famigliari, per trattare le problematiche psicopato- logiche reattive alla patologia organica e con i pazienti cardiopatici per le benefiche ricadute a livello cardio- vascolare.

Da due anni sono state attivate alcune interessanti espe- rienze in ambito neurologico con pazienti in fase iniziale di sclerosi e di atassia. Le principali evidenze scientifi- che sull’efficacia della meditazione, oltre al trattamento dei disturbi psicologici e psicopatologici sopra citati, riguardano anche le importanti azioni di contenimento della nausea, della fatica, del vomito in quanto effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia. Inoltre la

meditazione, essendosi dimostrata efficace nell’allevia- re il dolore, la usiamo spesso come importante integra- zione del trattamento farmacologico.

È evidente che la meditazione nei disturbi psicologici si configura in molti casi come una vera e propria pratica di cura a sé stante. Cosa che invece non si può sostene- re nell’ambito delle patologie organiche, che richiedo- no prima di tutto il trattamento medico più appropriato e solo secondariamente la meditazione, che si viene a configurare come una pratica integrativa che ha l’obiet- tivo di trattare la problematica psicologica connessa alla patologia, di riattivare il riequilibrio energetico della persona, di rendere il paziente più aderente alle cure mediche per potenziarne l’effetto.

La meditazione in ambito ospedaliero può diventare il punto centrale dell’integrazione tra le attività psicolo- giche e mediche. Il progetto ArmoniosaMente, realiz- zato nella nostra AUSL è l’esempio concreto di questa integrazione. Partendo dal dato che da anni numerose ricerche hanno messo in luce che un paziente informato sul percorso di cura ottiene migliori effetti, ho creato in collaborazione con gli specialisti medici dell’AUSL il progetto denominato ArmoniosaMente.

ArmoniosaMente si basa su questi

 

Attualmente la meditazione inizia

a essere utilizzata, anche se non in maniera sistematica, in diverse realtà sanitarie, che vanno dai Consultori ai Servizi

di Salute Mentale

 

due importanti aspetti: la corretta informazione sanitaria sul percorso di cura e sugli stili di vita e le prati- che meditative.

Il particolare disorientamento esistenziale della persona che si ammala di tumore, con il conse- guente corredo di disturbi psicopa- tologici, fa emergere l’importanza di una corretta informazione sugli iter di cura e della meditazione, allo scopo di creare una forte adesione del paziente alle cure mediche

ArmoniosaMente è organizzato con gruppi omogenei di pazienti, fino a un massimo di 15 e, a seconda del settore, oncologico, cardiologico o neurologico, l’infor- mazione sanitaria vedrà coinvolti gli specialisti del per- corso di cura della specifica patologia.

Ad esempio nel caso di ArmoniosaMente rivolto a donne con tumore alla mammella sono coinvolti tutti i medici del Percorso di cura di questa patologia. Ogni gruppo seguirà 11 incontri a cadenza settimanale della durata di due ore ciascuno. I primi sei incontri riguar- dano la parte informativa sull’iter di cura e sul corretto stile di vita. In questo caso il primo incontro è tenuto dal senologo che si confronta con le pazienti nel pre- sentare il suo ambito di competenza, il secondo è tenuto dal chirurgo che presenta alle donne le varie tipologie

di intervento chirurgico, il terzo dall’oncologo che illu- 55

stra i tipi di trattamento, il quarto dalla radioterapista che

presenta l’importanza di questi trattamenti, il quinto dal dietologo e dalle dietiste che parlano del ruolo dell’a- limentazione nel paziente oncologico, il sesto e ultimo incontro è condotto dal medico specialista dello sport che spiega l’importanza di una equilibrata attività moto- ria nel mantenimento della salute. In ognuno di questi incontri le pazienti hanno la possibilità di confrontarsi con lo specialista, acquisendo maggiore consapevolezza e capacità di controllo su quello che stanno e dovranno affrontare. Nei restanti 5 incontri, le pazienti avranno modo di apprendere in gruppo una pratica meditativa della tradizione tibetana, che prevede delle specifiche visualizzazioni finalizzate non solo al trattamento dei disturbi psicologici, ma anche dello stress per aiutare il Sistema Immunitario. I benefici di ArmoniosaMente, emergono dall’esperienza di oltre 1500 pazienti trattati nel corso di questi anni.

 

L’esperienza che lei sta portando avanti presso l’o- spedale Bellaria di Bologna, viene condivisa e diffu- sa ad altre realtà ospedaliere italiane? C’è interesse

da parte di altre ASL verso gli importanti risultati da voi ottenuti e le pratiche di integrazione di tera- pie non convenzionali in oncologia così come in altri ambiti?

Attualmente la meditazione inizia a essere utilizzata, anche se non in maniera sistematica, in diverse realtà sanitarie, che vanno dai Consultori ai Servizi di Salute Mentale. Significative sono le esperienze sperimenta- li che vengono condotte in alcune Aziende Ospedaliere del Piemonte, della Lombardia e della Toscana. Il dato interessante è la crescita della domanda di formazione prevalentemente richiesta da psicoterapeuti, oncologi e cardiologi. La UOC di Psicologia Ospedaliera del Dipar- timento Oncologico dell’Ospedale Bellaria dell’AUSL di Bologna organizza da 6 anni, con crediti ECM, un appo- sito Corso di Formazione, di 140 ore, finalizzato all’in- segnamento del Protocollo ArmoniosaMente in ambito oncologico, cardiologico e neurologico.

 

Le sue parole e la descrizione di ciò che state spe- rimentando mi ha fatto fare un’immediata associa

zione mentale con la preghiera. Pregare per persone ammalate, sofferenti o in difficoltà è pratica abituale per molte persone...

La meditazione nella sua matrice, è, e resta prima di tutto, una pratica spirituale a cui sia il laico che il creden- te di qualunque religione si puo’ avvicinare, in quanto non richiede alcun cambiamento di religione, ideologia o convinzione. La meditazione tibetana che utilizziamo a Bologna, pur restando coerente nella struttura a quella originale, non presenta ovviamente alcun legame o rife- rimento a pratiche religiose. Pertanto la meditazione che si usa in ambito sanitario non è una forma di preghiera e non ha alcun collegamento con essa. La meditazione nella medicina tibetana è prima di tutto una pratica di cura e di evoluzione personale e in quanto tale è stata studiata scientificamente da un punto di vista medico e psicologico. L’associazione che alcuni fanno tra la meditazione e la preghiera, non è del tutto impropria, perché alcune ricerche hanno dimostrato che in svaria- ti casi la preghiera può svolgere un’azione terapeutica. L’aspetto a mio avviso più interessante di questi studi consiste nella cosiddetta azione a distanza della preghie- ra nei confronti di pazienti.

Per comprendere meglio questo aspetto non locale di un effetto a distanza, la UOC di Psicologia Ospedaliera dell’AUSL di Bologna, in collaborazione con il Dipar- timento Oncologico e in particolare con l’ Unità Opera- tiva di Oncologia, ha svolto una ricerca approvata dal Comitato Etico, per verificare l’efficacia di un’azione a distanza, su un gruppo di pazienti oncologici attraverso una pratica meditativa molto nota nella tradizione Tibe- tana, denominata Tong-Len. Questa pratica consiste nel meditare sulla sofferenza propria o di altre persone, in questo caso per dei pazienti, utilizzando la compassio- ne, per aiutarli a liberarsi dalla sofferenza. Il Tong-Len in Occidente non è molto noto, nonostante sia utilizzato da alcuni anni diversi ospedali degli USA e del Nord Europa e va anche detto che l’unico studio scientifico attualmente esistente è stato condotto lo scorso anno dalla Scuola di Medicina della Stanford University.

La ricerca che abbiamo appena concluso a Bologna sul

Tong-Len non segue la modalità uti- lizzata alla Stanford University, che ha osservato con indagini di neuro- imaging cosa accade nei meditatori che utilizzano questa pratica, ma ha creato un gruppo di meditatori con il compito di meditare a distanza per dei pazienti seguiti oncologica- mente all’Ospedale Bellaria, seppur totalmente sconosciuti al gruppo di meditatori.

Questa modalità rende la ricerca

dell’AUSL di Bologna come la prima ricerca al mondo

sul Tong-Len praticato con queste caratteristiche.

Gli obiettivi della ricerca consistono nell’andare a veri- ficare l’efficacia di questa pratica, per un suo eventuale utilizzo sperimentale e per fare questo sono stati monito- rati i linfociti, i neutrofili, i valori pressori e da un punto di vista psicologico l’ansia, lo stress e la depressione.

A distanza di 3 o 5 anni dalla conclusione della ricerca si andrà a vedere nel registro dei tumori che cosa sarà successo nella vita di questi pazienti. La ricerca preve- deva un campione di 80 pazienti, di questi 80 in manie- ra randomizzata ne sono stati scelti 40 e gli altri hanno formato il gruppo di controllo. Attualmente l’UOC di Epidemiologia e Prevenzione sta elaborando tutti i dati. Gli esiti della ricerca saranno presentati in un congresso che prevediamo di organizzare come AUSL di Bologna tra marzo e aprile del corrente anno Grazie professor Pagliaro, da parte di tutta la reda- zione per questo innovativo approccio alla malattia e per la grande umanità che dimostrate verso i pazienti.

A cura di Romina Alessandri

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La nuova bibbia degli psichiatri : DSM-5

Verrà pubblicato il prossimo maggio, ma l’importante è che sia stato approvato. Il DSM-5 è già una realtà, quel Manuale Diagnostico e Statistico delle malattie mentali, quinta edizione, cui l’Associazione degli psichiatri americani (Apa) stava lavorando teoricamente dal 1999 , in realtà dal 2006 quando fu nominato capo della task forcelo psichiatra David J. Kupfer. La data della presentazione ufficiale è stata scelta in coincidenza con il congresso annuale dell’American Psychiatric Association a San Francisco, in California, 18-22 maggio 2013.

LA SVOLTA DEL 1980- C’è molta attesa per questa quinta edizione poiché dovrebbe trattarsi diuna profonda revisione dopo 30 anni, a far data dal “rivoluzionario” DSM-III del 1980 che segnò una svolta epocale nella disciplina, conquistando al volume  il titolo di “bibbia degli psichiatri” in tutto il mondo.

Fu la scelta, allora, di sposare in pieno il metodo scientifico descrittivo e un linguaggio capace di accomunare specialisti dei più diversi contesti geografici e culturali. Come ha dichiarato il presidente dell’Apa, Dilip Jeste, le prime due edizioni del Manuale, 1952 e 1968, «erano sostanzialmente influenzate dalle teorie psicoanalitiche». Indimostrabili.

Per ora è ancora in vigore la quarta edizione del 1994, poi rivista nel 2000 (DSM-4R). Come ogni volta, anche per passare al n. 5 è stata coinvolta un’ampia task force internazionale costituita di 1.500 esperti tra psichiatri, psicologi, assistenti sociali, infermieri psichiatrici, pediatri, neurologi, appartenenti a 39 Paesi.

«Tra le modifiche nel nuovo testo», commenta lo psichiatra Giovanni Battista Cassano, professore emerito dell’Università di Pisa, «alcune rilevanti sul disturbo bipolare, di cui sono state considerate le patologie sottosoglia. Il disturbo ossessivo-compulsivo è stato tolto dai disturbi d’ansia, è meglio definito l’autismo con tutto il suo “spettro”».

UN LINGUAGGIO COMUNE - Ma, soprattutto, al professore preme difendere il Manuale dalle polemiche. «Ci sono sempre state, e feroci, dall’uscita della III edizione nel 1980. E anche oggi ci saranno. Invece il DSM è un prodotto ineguagliabile e quando sono stati fatti tentativi da opporgli per sostituirlo le proposte non sono state accettate. Così è per il manuale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, lo ICD-10, la Classificazione internazionale dei disturbi giunto alla decima edizione: da un punto di vista scientifico, è generico e vago».

Continua Cassano: «Il DSM puntava all’affidabilità per cui un numero sempre maggiore di clinici potesse fare diagnosi uguali e comunicarsele con un linguaggio comprensibile perché comune. Così il Manuale nasce per finalità diagnostiche epidemiologiche, cioè per studiare l’incidenza dei disturbi psichiatrici nella popolazione, poi è stato allargato  alla diagnosi clinica e a fini terapeutici o medico-legali e alla ricerca. Grande suo merito è aver promosso un progresso enorme nel riconoscimento dei disturbi mentali».

Serena Zoli

https://www.fondazioneveronesi.it/articoli/neuroscienze/la-nuova-bibbia-degli-psichiatri

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