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LEUCEMIA : Una terapia cellulare efficace contro la leucemia cronica

La proteina che si accumula nel cervello di pazienti con Alzheimer potrebbe essere smaltita in modo più rapido intervenendo su due proteine chiave per il funzionamento della barriera ematoencefalica. Lo dimostra uno studio che apre interessanti prospettive terapeutiche per questa malattia neurodegenerativa

Due proteine fondamentali per la tenuta della barriera ematoencefalica potrebbero diventare  bersagli terapeutici per l'espulsione della proteina beta amiloide dal cervello. È questa la conclusione di un articolo pubblicato su "Science Advances" da Matthew Campbell del Trinity College di Dublino e colleghi di una collaborazione internazionale.

La beta amiloide è una proteina naturalmente presente nel sistema nervoso, ma un difetto nei meccanismi del suo smaltimento può portare alla formazione di grandi aggregati, la cosiddette placche amiloidi, caratteristiche della malattia di Alzheimer.

Scansione cerebrale sovrapposta a una piastra di Petri: le placche amiloidi sono un segno caratteristico della malattia di Alzheimer (© Rafe Swan/Corbis)

 

Questo problema di smaltimento è legato al funzionamento della barriera ematoencefalica, un efficiente sistema fisiologico che impedisce a sostanze tossiche e ad agenti patogeni di entrare nel cervello attraverso il flusso sanguigno. La funzione di filtro è svolta in particolare dall'endotelio dei vasi sanguigni, in cui le cellule endoteliali sono strettamente legate tra di loro dalle cosiddette giunzioni cellulari occludenti, che formano una trama che non può essere attraversata dalle molecole più grandi, tra cui la beta amiloide.

Campbell e colleghi hanno scoperto che questa barriera non è un limite assoluto per la beta amiloide: in particolare due proteine, note come claudina-5 e occludina, che partecipano alla struttura delle giunzioni occludenti, possono essere modificate per aprire gli spazi tra le cellule e permettere alla proteina beta amiloide un più agevole passaggio verso l'esterno del tessuto cerbrale.

I risultati dello studio dimostrano inoltre che la stessa beta amiloide ha una capacità indipendente di regolare la funzionalità di claudina-5 e occludina, e che questa capacità è alterata nei pazienti affetti da Alzheimer. In effetti,

le analisi post mortem dei tessuti di questi pazienti hanno rilevato un livello delle due proteine più basso del normale.

Il risultato apre interessanti prospettive terapeutiche per la malattia di Alzheimer, che potrebbero puntare a intervenire proprio sulle due proteine per ripristinare un corretto smaltimento della beta amiloide.

 

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Una terapia cellulare efficace contro la leucemia cronica

Linfociti T ingegnerizzati per dare la caccia ai linfociti B colpiti dalla leucemia linfatica cronica possono portare alla remissione completa o parziale di questo tumore del sangue. E' quanto emerge da un nuovo studio su 14 pazienti che dimostra le potenzialità della terapia cellulare personalizzata

medicina terapie immunologia

La sigla CT019 non dice nulla alla maggior parte delle persone: è una delle tante che si usano per denominare gli studi clinici. Eppure tra qualche tempo potrebbe essere ricordata perché associata a una pietra miliare dell'oncologia: il successo della prima terapia cellulare personalizzata per la leucemia linfatica cronica, ottenuto su otto dei 14 pazienti coinvolti.

Lo studio, descritto sulla rivista “Science Translational Medicine” da un gruppo di ricercatori medici dell'Università della Pennsylvania guidati da Carl H. June, è iniziato nell'estate del 2010 arruolando 14 soggetti che non avevano risposto alle terapie attualmente approvate negli Stati Uniti per quella malattia e che non erano candidabili al trapianto di midollo.

Microfotografia in falsi colori di un campione di sangue: si distinguono i globuli rossi (in rosso), i linfociti T (in giallo) e le piastrine (in verde) © Dennis Kunkel Microscopy, Inc./Visuals Unlimited/CorbisLa terapia cellulare del protocollo CTL019 è iniziata, grazie a una procedura simile alla dialisi, con la raccolta di linfociti T, che fanno parte del sistema immunitario. Queste cellule sono state successivamente riprogrammate in laboratorio perché fossero in grado di “dare la caccia” alle cellule tumorali in circolo nell'organismo dei pazienti: una capacità così specifica viene conferita ai linfociti T da uno speciale recettore, denominato recettore chimerico per l'antigene, progettato per avere come bersaglio la proteina CD19, posta sulla superficie dei linfociti B, le cellule colpite da leucemia linfatica cronica.

Dopo aver fortemente ridotto, grazie alla somministrazione di un farmaco chemioterapico, il numero dei linfociti T naturali rimasti nell'organismo, i linfociti T riprogrammati sono stati reinfusi nei pazienti.

Al termine del periodo di osservazione, quattro dei 14 pazienti, pari al 29 per cento, hanno ottenuto la completa remissione della malattia: uno è deceduto 21 mesi dopo la terapia

per un'infezione, mentre gli altri sono sopravvissuti senza segni di leucemia a 28, 52 e 53 mesi dall'infusione. Altri quattro pazienti hanno ottenuto una remissione parziale, con una risposta positiva per sette mesi in media: due sono deceduti per il progredire della leucemia e uno per un'embolia polmonare, mentre un ultimo paziente è rimasto vivo per 36 mesi dopo la terapia. Sei pazienti, infine, pari al 43 per cento del campione, non hanno risposto alla terapia, che è progredita entro un intervallo di tempo variabile tra uno e nove mesi: due di questi pazienti sono deceduti e gli altri quattro sono passati ad altri tipi di trattamento.

“Un dato estremamente importante emerso dallo studio è che nell'organismo dei pazienti che hanno raggiunto una remissione completa le cellule modificate sono rimaste per anni dopo l'infusione, senza alcun segno di cellule B normali o cancerose”, ha sottolineato June. “Ciò dimostra che almeno alcune delle cellule CTL019 mantengono la loro capacità di dare la caccia alle cellule cancerose per un lungo periodo di tempo”.

http://www.lescienze.it/news/2015/09/04/news/leucemia_linfatica_cronica_terapia_cellulare-2751637/

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