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Il corpo umano come simbolo

Dalla testa ai piedi, il corpo umano esprime dimensioni simboliche.
Il corpo non è soltanto una macchina, le sue funzioni rivestono anche una dimensione simbolica, per cui, in certi casi, il disturbo fisico va letto come simbolo di un vissuto interiore, di una problematica relazionale, di un disagio esistenziale. 


La gola e la polarità deglutizione/rigetto esprimono l’accettazione o il rifiuto:

 

certe persone o certe situazioni non riusciamo a "mandarle giù". Il bambino che non riesce a rassegnarsi all’idea di andare all’asilo può avere attacchi di vomito alla mattina. Una ragazza, tanti anni fa, quando facevo psicoterapia, venne da me per un problema di agorafobia, ma accusava anche frequenti sensi di nausea e, in particolare, temeva di trovarsi a vomitare per strada, in mezzo alla gente. Nel colloquio, emerse che non sopportava di vivere con i suoceri, disse: "Non li posso mandare giù".

La ragazza, che aveva un accumulo di pianeti in 6ª, non lavorava e trasferiva il suo disagio relazionale nelle funzioni corporee. Risolse i problemi di agorafobia e di vaginismo tramite non solo la psicoterapia, ma anche grazie ad un’attività lavorativa che le permise di indirizzare in modo più proficuo la sua casa sesta.

 

 L’occhio è l’organo associato con la luce, quindi con la coscienza, con la conoscenza e la vigilanza. Disturbi agli occhi possono, forse, in qualche caso, indicare che la percezione della realtà obiettiva è offuscata da qualche problema interiore, ci sono alcune cose che non vogliamo vedere, qualcosa di cui fatichiamo a prendere coscienza. Oppure entriamo nelle problematiche dell’apparire e dell’essere.

Chiudere gli occhi agli stimoli esterni potrebbe significare guardare dentro di sé.


 L’intestino, gli escrementi, le funzioni di evacuazione sono un significativo mezzo per esprimere il dare e il trattenere, l’inibizione, la resistenza o la sottomissione al corpo e alle abitudini, il controllo e il rifiuto, l’opposizione, la testardaggine. Nella stitichezza, tratteniamo qualcosa che invece dovrebbe venire espulso, la volontà o la testardaggine si oppongono all’espulsione di qualcosa di nostro. Il trattenere potrebbe anche esprimere il controllo, il rifiuto di lasciarsi andare. Quando il bambino viene educato al controllo degli sfinteri, impara cosa sia la proprietà personale e la vendetta (il non fare contenta la madre, il non sottomettersi alle regole). Per la psicanalisi, le feci diventano, inconsciamente, simbolo del denaro e della proprietà personale. Il pianeta Plutone governa l’evacuazione, ma anche le finanze. Per Groddeck, le feci trattenute sono anche un segreto che si vuole tenere nascosto, nonostante l’impulso a rivelarlo, sono le rimozioni.


 L’apparato digerente, stomaco e intestino, è la parte del corpo più sensibile alle emozioni. In una buona percentuale di soggetti nevrotici, si trovano, accanto al disagio esistenziale, anche dei disturbi gastrointestinali. Del resto, la Luna concerne al tempo stesso le emozioni, la sensibilità, e anche l’alimentazione e la digestione.


 Le gambe, governate da Giove e Chirone, fanno riferimento al camminare, quindi alle possibilità di evoluzione, al percorso esistenziale della nostra vita. Problemi alle gambe potrebbero forse, in certi casi, segnalare che il soggetto non riesce ad evolvere, a cambiare, a muoversi, non sa quale percorso intraprendere.

 
La mano allude alle azioni, all’attività, al fare; problemi alle mani possono (a volte) esprimere sensi di colpa per azioni fatte o in procinto di fare, per intenzioni aggressive e via dicendo.

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Notte di natale
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La testa è la sede del controllo, del dominio, è il "capo" che decide il comportamento, con la ragione e la volontà. La testa è la sede dell’intelligenza o dell’errore, della ragione o della follia, per cui, a volte, il mal di testa esprime una tensione decisionale, oppure lo sforzo di reprimere le emozioni e gli istinti (per non "perdere la testa"), facendo valere la volontà e il dovere.

 

Il prurito, se non è dovuto a cause organiche, può essere segno di un’aggressività repressa, del fatto che il soggetto, invece di far del male ad un altro, graffia se stesso. 


Lo psicanalista Groddeck è stato uno dei primi a far luce su queste possibilità, le sue osservazioni, anche se vanno temprate, costituiscono ancora oggi uno stimolo vivace. Egli afferma: "La domanda: - a che scopo ? - è stata esclusa per troppo tempo dal nostro pensiero medico. Si ricerchi una buona volta a quale fine una persona si ammala di polmoni o di cuore... L’inconscio non parla soltanto in sogno, si esprime anche per mezzo di un gesto, nel corrugarsi della fronte, nel battere del cuore; così pure tramite il lieve ammonimento della diatesi dell’acido urico, dell’ipersensibilità del simpatico e, da ultimo, mediante la voce insistente della malattia" (Georg Groddeck, Il linguaggio dell’Es).


 La salute e la malattia appartengono a case e segni doppi, vergine 6ª e pesci 12ª. Nella malattia, troviamo una componente fisica e una componente psichica. Troviamo una causa e uno scopo.

 

Quasi sempre cerchiamo la causa: il fumo, il virus, la pressione alta, il colesterolo elevato. Al massimo, possiamo ammette una concausa psichica o psicosomatica, magari genericamente definita stress. 
L’uomo arrossisce per la vergogna, impallidisce per lo spavento, sente il cuore battere più forte nelle emozioni intense, per cui è risaputo che le emozioni hanno un’espressione fisica, corporea e quindi c’è un passaggio tra corpo e psiche. Più strano ed "eretico" appare l’atteggiamento di ricerca di uno scopo, di un fine. Quale fine vuole raggiungere il nostro inconscio, grazie alla malattia? Questa è sostanzialmente la domanda che si pone Groddeck. Non è tanto o soltanto il fatto che la malattia ci permette di evitare una responsabilità, di rimandare un impegno: in certi casi, la malattia ci salva, ci induce ad agire in un certo modo, ci obbliga ad interrompere il ritmo frenetico dei nostri impegni, costringendoci ad una pausa di riflessione.

 

Lo psicanalista "selvaggio" così racconta: "Da una ferita al ginocchio iniziò la metamorfosi della mia persona fisica, accompagnata da un mutamento del carattere che, da comunicativo, divenne singolarmente chiuso. Così mi fu imposto un ostacolo all’avventatezza, e una costrizione ad essere prudente".


 

Luigia Bressan: http://bressan.weebly.com/astrologia-e-corpo-umano.html

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