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DIGIUNO : IL DIGIUNO PUO' SALVARTI LA VITA ( 2 parte ) - Il digiuno nelle malattie croniche

la prima parte : http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/digiuno-il-digiuno-puo-salvarti


Il digiuno nelle malattie croniche

`E uno sbaglio pensare che il digiuno, per quanto lungo possa essere, sia sufficiente

a liberare il corpo da tutte le sostanze tossiche accumulate. Una vita passata

ad accumulare tossine non pu`o essere sanata nel giro di poche settimane. Nelle

malattie quali il morbo di Parkinson, l’artrite, un tumore diffuso, ed altre condizioni

che richiedono molto tempo per svilupparsi, sono spesso necessari tre o pi`u

digiuni per ottenere dei miglioramenti.

La sinusite `e l’infiammazione delle cavit`a nasali. I nostri genitori l’avrebbero

denominata una formazione di catarro, ma la tendezza attuale `e di abbandonare

l’uso di una terminologia generale come la parola catarro e di adottare termini pi`u

specifici.

La sinusite pu`o essere acuta o cronica. Molti individui presentano un’infiammazione

in una o pi`u parti delle membrane mucose dei corpo, come se avessero

uno o pi`u “catarri”.

La definizione “infiammazione catarrale” varia a secondo della parte interessata,

ma il disturbo `e lo stesso e cos`ı la causa generale. L’abitudine di classificare

ogni infiammazione locale con un nome diverso, confonde sia il paziente che il

medico. Questo serve ad alimentare l’idea che esistano molte “malattie”.

Rispondendo a chi affermava che il digiuno diminuisce la resistenza alla ma-lattia, il dott. Weger sostiene

: ≪Ho visto molti casi di infezioni di diversa natura

guarire completamente durante un digiuno. Ad esempio, un caso avanzato di sinusite

che dopo cinque o sei dolorose operazioni, frontale, etmoidale, dell’antro,

dopo un trattamento formato da inalazioni due o tre volte alla settimana, durava

per un periodo da due a cinque anni, senza nessun miglioramento dei sintomi.

In genere, dopo tanto soffrire tali pazienti appaiono magri e depressi fisicamente

e mentalmente. Quando durante un digiuno si ristabiliscono completamente,

come accade nella maggioranza dei casi, non `e questa una prova sufficiente per

affermare che il digiuno in un modo o nell’altro aumenta le capacit`a dell’organismo

di superare le infezioni? Il discorso fatto sulla sinusite vale anche per gli altri

tipi di infezioni, come quelle situate in parti dove sarebbe impossibile intervenire

chirurgicamente≫.

Il ristabilimento della sinusite precedentemente descritto accade ugualmente

negli altri casi di infiammazione delle vie respiratorie, del sistema digestivo, di

quello genitourinario e di quelle parti del corpo rivestite da membrane mucose.

Cos`ı le otiti, le congiuntiviti, le gastriti, le duodeniti, le coliti, ecc., guariscono

durante il corso di un digiuno prolungato. Solo in casi relativamente rari si `e

dovuto ricorrere a due digiuni. La febbre da fieno e l’asma, entrambe appartenenti

alla stessa classe di “malattie”, vengono debellate dai poteri dell’organismo che si

rafforzano durante il digiuno.

La vasta esperienza che ha visto centinaia e centinaia di persone digiunare

durante un periodo di oltre centotrenta anni e coinvolgendo il lavoro di uomini

preoccupati dei loro simili, ha dimostrato che quando il sistema digestivo viene

alleggerito del suo lavoro, tutte le energie dell’organismo vengono trasferite agli

organi escretori, permettendo la loro piena utilizzazione, per liberare il corpo dagli

accumuli di sostanze tossiche.

Quello che il corpo riesce a fare da solo ristabilendo le normali funzioni quando

gli accumuli tossici sono stati eliminati `e avvenimento da rispettare e tenere in

grande considerazione.

 

Parlando dei casi di anemia perniciosa, Tilden afferma: ≪Un digiuno di due

settimane, in cui non si consuma nient’altro all’infuori di acqua, migliorer`a lo

stato della malattia, aumentando durante quel periodo i globuli del sangue, fino

ad un numero di cinquemila≫. In questi casi avviene un avvelenamento del tratto

digestivo e sembra che tale contaminazione del sangue con conseguente infezione

sia la causa dell’impossibilit`a di ristabilire la funzionalit`a degli organi.

Una simile contaminazione infettiva sembra presentarsi anche nei casi di cancro,

provocando l’anemia. Bisogna, comunque ricordare che chiunque soffra di

anemia non dovrebbe mai intraprendere un digiuno, a meno che non lo faccia sotto

la guida di un esperto. Ed ugualmente, anche nei casi di diabete, bisogna ricorrere

alla supervisione di un esperto. La persona diabetica pu`o digiunare senza perico-

lo, particolarmente se presenta problemi di eccesso di peso. Se si `e fatto uso di

insulina per lunghi periodi di tempo, allora non `e consigliabile digiunare.

Anche chi soffre del morbo di Bright pu`o digiunare senza pericolo. In entrambe

queste situazioni ed in tutte le malattie simili, pi`u importante del digiunare

`e correggere totalmente il “modus vivendi”. `E essenziale che si insegni a questi

pazienti la maniera pi`u corretta di mangiare e che questi riconoscano e rispettino i

propri limiti. Potranno sviluppare buone condizioni di salute, solo interrompendo

ogni abitudine malsana ed imparando le leggi che sono alla base di una giusta

alimentazione.

Capitolo 19

Il caso del raffreddore comune

Milioni di dollari sono stati impiegati nel tempo per scoprire quale sia il germe

o l’insieme di germi che causano il raffreddore. Tutti gli sforzi compiuti fino ad

ora sono solo serviti a creare confusione sui rimedi e sui vaccini da utilizzare nel

tentativo di prevenirlo.

Harold Deihs, medico all’Universit`a di Minnesota, sperimento su molte migliaia

di studenti ogni possibile rimedio al raffreddore approfondendo poi i risultati

ottenuti. Nessun rimedio si dimostro adatto.

Alcuni esperti del campo sostengono che il raffreddore viene provocato da

una panoplia di microbi, una specie di “cock tail di semi”. Altri affermano che `e

un virus o una serie di virus a scatenarne gli effetti. Sono stati identificati circa

un centinaio di virus che potrebbero giocare un ruolo nel provocare il raffreddore.

Poich`e gli sforzi attuali sembrano tutti convergere nel tentativo di scoprire un

vaccino per immunizzare i soggetti contro tali virus, `e ovvio che molti di questi

vaccini dovranno essere perfezionati. Sarebbe meglio imparare a vivere in maniera

tale da evitare il manifestarsi del raffreddore. L’organismo normale sviluppa un

proprio sistema protettivo. Non ha bisogno di aiuti dall’esterno.

 

`E stato affermato che il raffreddore `e molto diffuso, non perche sia un fenomeno

semplice, ma proprio perche `e complesso. Questo potrebbe essere un esempio

di quella confusione che circonda l’eziologia del raffreddore.

 

Il dott. Tilden sostiene che il raffreddore `e il sintomo prossimale di un complesso, il cui sintomo

distale `e il cancro o la tubercolosi o una qualsiasi malattia degenerativa mortale.

Tra i primi raffreddori dell’infanzia e la morte per cancro in eta media, vi `e

un’intera gamma di sintomi e complessi intermedi: raffeddori, tossi, mal di gola,

costipazione, diarrea, mal di testa, affaticamento, irritabilita, apprensione, agitazione,

insonnia, alito cattivo, lingua patinosa, e molti altri sintomi e cosiddette

malattie acute, le quali sono tutte crisi tossiemiche. Il soggetto non tossiemico

non potra mai sviluppare i sintomi di un raffreddore.

Le ragioni fondamentali delle cause del raffreddore furono presentate in chia-

ve comica, tuttavia vera, in versi pubblicati nel 1928 nell’American Journal of

Clinica] Medicine:

Il raffreddore non `e tale per me

`E il modo in cui la Natura mi vuol dire

Che recentemente ho mangiato

Non saggiamente, ma troppo bene.

Il naso chiuso vuol dire

Che ho troppo abbondato in

Bistecche di maiale, condite

Ed accompagnate da succulenti contorni. . .

O forse una meravigliosa bistecca,

Condita con aglio e salse piccanti

Ha costretto il mio fegato a farmi diventare

Una minaccia per la gente.

O forse `e stato un pezzo di formaggio,

O una fetta di torta calda e dolce,

Ecco perch`e il raffreddore non `e tale per me

`E

solo l’indicazione che ho mangiato troppo.

Gli Igienisti sostengono fermamente i pensieri espressi in questi versi. Non

solo si possono evitare i raffreddori imparando ad alimentarsi secondo i propri

limiti e conservando, in ogni modo, le proprie energie, ma con il digiuno ci si

pu`o liberare dal raffreddore.

Riempire a sazieta il paziente raffreddato serve solo

a prolungarne il decorso ed a farlo “degenerare in polmonite” o in qualcosa

di simile. Poche sono le persone che comprendono l’importanza di sospendere

l’alimentazione fino a che i sintomi non siano scomparsi.

In un articolo sul raffreddore comune, pubblicato in un giornale americano nel

dicembre dei 1962, il dott. Walter C. Alvarez, dottore in medicina ed editore della

rivista American Medicine, nonch`e scrittore di articoli, dichiarava: ≪Nel laboratorio

inglese di ricerca sul raffreddore, si e scoperto che andare in giro bagnati

anche se fa freddo non serve per causare un raffreddore≫.

Tali esperimenti non sono che una ripetizione di quelli condotti dagli igienisti

in questo paese nell’ultimo secolo e, mentre confermano le conclusioni a

cui essi arrivarono, non aggiungono niente di nuovo alle conoscenze gia acquisite.

Alvarez stesso afferma di non aver paura di raffreddarsi durante le stagioni

fredde.

Egli sostiene che i raffreddori sono “contagiosi”. Quello di cui ha paura `e

di entrare in un taxi con un uomo raffreddato. Pensa di potersi “prendere un

raffreddore” o che questo possa prenderlo in ogni circostanza. Poich`e esperienze

di questo genere non mi fanno mai “prendere un raffreddore”, mi domado perch`e,

egli, invece, ne presenti subito i sintomi se “esposto” a tali condizioni. Egli d`a

per scontato l’idea che, essere in buone condizioni, permetta al soggetto di evitare

raffreddori, ma le sue argomentazioni in materia sono piuttosto deboli.

In gioventu era solito prendersi quattro raffreddori all’anno – al tempo in cui

era un atleta, correva, nuotava ed era istruttore di ginnastica – nonostante ogni

mattina si immergesse in acqua fredda ed ogni sera corresse per tre o quattro

miglia.

A discapito delle sue affermazioni bisogna dire che le sue attivit`a non provavano

necessariamente che fosse in buone condizioni fisiche. La frequenza dei raffreddori

degli atleti `e famosa. Alvarez ha adottato un modo erroneo di ragionare,

tra l’altro molto comune, riguardo a ci`o che significa essere in buone condizioni.

C’`e chi afferma che un individuo tossiemico e pletorico possa essere in buone

condizioni. Alvarez afferma: ≪Ci viene detto di mangiare bene e di dormire in

abbondanza≫. Egli non condivide n`e mette in discussione tale consiglio. Vorrei

sottolineare per un attimo che di solito, per “mangiare bene” si intende eccedere

nel consumo dei cibi. Questo `e il modo sicuro per prendersi il raffreddore, non

per evitarlo.

Non escludo tuttavia che l’esposizione al freddo intenso possa contribuire nella

produzione dei raffreddori, come d’altronde non respingo l’idea che surriscaldarsi

fino a livelli eccessivi possa ugualmente scatenarne i sintomi. La prolungata

esposizione al freddo debilita e questo arresta l’eliminazione.

Gli individui gi`a debilitati e tossiemici, quando esposti a temperature fredde,

presentano un’eliminazione diminuita ulteriormente ed in genere ci`o `e sufficiente

a scatenare una crisi, in questo caso un raffreddore. Dovrebbe essere chiaro che se

si `e gi`a debilitati e tossiemici ogni fattore debilitante in piu arrestera ulteriormente

l’eliminazione, provocando sicuramente una crisi.

Cosa bisognerebbe fare al primo manifestarsi dei sintomi di un raffreddore?

Sospendere immediatamente l’alimentazione. Bere acqua non in grande quantit`a,

come viene generalmente consigliato, ma solo secondo gli stimoli della sete. In

verit`a sembra che minore sia la quantit`a d’acqua, pi`u rapido sia il ristabilimento.

Il digiuno non dovrebbe durare meno di ventiquattr’ore, forse due o tre giorni

secondo la gravit`a dei sintomi.

Dopo il digiuno, per i primi giorni, l’alimentazione deve essere leggera: arance

e pompelmo, senza zucchero a colazione; un’insalata verde a pranzo; e frutta

fresca di stagione a cena; dopo i primi due o tre giorni l’alimentazione dovrebbe

continuare ad essere leggera fino a che tutti i sintomi non siano spariti.

Durante il digiuno, il luogo migliore per il paziente `e il letto. Dovrebbe stare

comodo e al caldo ed avere, nella stanza, una buona ventilazione sia durante il

giorno che durante la notte. Si pu`o fare un bagno tiepido, non troppo caldo, n`e

troppo freddo. Se non `e possibile interrompere l’attivit`a lavorativa per mettersi a

letto, bisogna riposarsi il pi`u possibile e coricarsi presto la sera.

Seguendo tali consigli il raffreddore non si trasformer`a mai in polmonite. Prolungare

un raffreddore continuando a mangiare ed annullando i sintomi con le medicine,

pu`o provocare la morte. Il digiuno non “cura” il raffreddore. Si pu`o guarire

anche mangiando abbondantemente, bevendo in grande quantit`a, lavorando senza

sosta ed esponendosi al freddo. Molta gente ci riesce e ci `e sempre riuscita. Quello

che il digiuno pu`o fare `e alleviare i disturbi del raffreddore, abbreviarne la sua

durata e lasciare il paziente in condizioni assai migliori.

Capitolo 20

La sclerosi multipla

La vasta campagna per combattere gli effetti dannosi di questa malattia, e per

compiere ricerche sulle sue cause e su eventuali sistemi di cura, ha diffuso la sclerosi

multipla tra il pubblico. Nonostante cio esistevano alcune cause fondamentali

gia conosciute in termini di diete e di attivita del soggetto, ed anche dei metodi di

recupero per mezzo del digiuno.

Mi ricordo del caso di un optometrista il quale, a causa delle sue condizioni,

dovette abbandonare l’attivita cedendola ad un altro. Per alcuni anni era stato in

cura presso i migliori neurologi del paese e, cos`ı come gli era stato predetto agli

inizi della malattia, era peggiorato. I medici gli avevano detto in tutta franchezza

che non esistevano “cure” per la sclerosi multipla.

Era la verita, tuttavia, dopo otto settimane trascorse in un’istituzione igienistica,

ricominci`o a camminare da solo, torn`o a casa e riprese a lavorare.

Naturalmente, non era un uomo normale alla fine di questo periodo. `E troppo,

aspettarsi un recupero completo in un periodo di tempo cos`ı breve. Ma i suoi

miglioramenti erano talmente grandi da permettergli di tornare a casa e di riprendere

a lavorare. Questa `e una posizione sbagliata, specialmente nei casi di sclerosi

multipla, ma frequente nelle persone malate.

Molti pazienti appaiono soddisfatti e non si sforzano di tornare piu in salute,

una volta liberati dai sintomi pi`u gravi. Non mostrano desiderio di voler riconquistare

appieno la salute e sono convinti di poter badare a se stessi. Dopo aver,

inizialmente, compiuto diversi miglioramenti pensano di poter continuare da soli

senza l’aiuto della persona competente. In pochi casi questo pu`o accadere ma

generalmente non `e cos`ı. Solo nei casi controllati e seguiti, il digiuno puo portare

a risultati. Sclerosi significa indurimento. Indurimento di una parte in seguito ad

infiammazione. Nel sistema nervoso il termine denota una crescita eccessiva del

tessuto connettivo (iperplasia del tessuto connettivo) nel tessuto nervoso.

La sclerosi multipla, anche chiamata sclerosi a placche disseminate ed a volte

conosciuta come la malattia di Charcot, `e caratterizzata dall’indurimento (sclero-

si) di piccoli focolai di demializzazione, distribuiti nella sostanza bianca dell’encefalo

e del midollo spinale. Questi focolai possono essere molto piccoli o poco

piu grandi e sono sparsi irregolarmente.

 

Con l’autopsia si pu`o vedere che la guaina

protettiva dei nervi risulta danneggiata e le cellule nervose e le fibre si sono

fuse insieme. Ho voluto sottolineare che questo `e quello che ho osservato durante

un’autopsia, per il motivo che la malattia non inizia come sclerosi (indurimento),

ma come infiammazione.

Un uomo muore dopo aver sofferto di sclerosi multipla per quindici o venti

anni e viene ordinata l’autopsia. Il cervello ed il sistema nervoso vengono studiati

attentamente e vi vengono riscontrati dei cambiamenti. Ma questo `e tutto quello

che si puo stabilire. Quali erano le condizioni dei nervi, cinque, dieci o quindici

anni fa? Viene naturale pensare che se le condizioni dei nervi cinque o dieci

anni prima della morte fossero state uguali a quelle scoperte durante l’autopsia, il

soggetto sarebbe morto cinque o dieci anni prima.

La malattia viene definita “incurabile”. Puo protrarsi per anni prima che il

paziente muoia. Il punto finale, che provoca la morte, `e certamente irreversibile,

ma siamo sicuri che sia tale anche agli stadi iniziali della malattia? Lo stesso corso

della malattia sembrerebbe negare tale asserzione.

Allo stadio infiammatorio la malattia appare curabile.

Infatti, i recuperi spontanei possono durare settimane o persino anni. Una

volta manifestato l’indurimento, non sembrano esserci possibilita di regressione.

Il materiale grasso isolante, chiamato guaina mielinica, che riveste i nervi,

viene a mancare e questo sembra scatenare l’insolito comportamento. Alcuni nervi

svolgono il loro lavoro freneticamente, altri debolmente ed altri ancora sono

impossibilitati a farlo.

Non esistono due casi simili o uguali in quanto in ogni caso sono diverse le

parti di cervello e di sistema nervoso colpite. Nel paziente, lo sviluppo dell’indurimento

non `e lo stesso in ogni caso e non avviene alla stessa velocita in tutte

le parti colpite. Poich`e non esistono due casi identici, `e impossibile descrivere la

malattia in maniera assoluta.

Tra i sintomi principali di questa malattia troviamo la debolezza, movimenti

notevolmente scoordinati, scoordinazione delle estremita, piu marcata nelle braccia

rispetto alle gambe, e amenomania, che `e una forma di malattia mentale che

provoca allucinazioni. Inoltre, stati mentali anormali, difficolta di parola e movimenti

rapidi ed involontari degli occhi chiamati nistagmi, sono del tutto comuni.

Il tremore `e spasmodico, aumentato involontariamente dallo sforzo di contenerlo,

ma `e assente completamente durante il riposo ed il sonno.

La natura dei sintomi in ogni caso dipende dalla locazione e dalla gravita` dei

cambiamenti avvenuti nei tessuti nervosi. La perdita improvvisa della vista in un

occhio o un periodo di sovrapposizione delle immagini potrebbero rappresentare

l’inizio dei sintomi. Questi ultimi, in genere, passano in breve tempo e possono

non ripresentarsi per anni. Il paziente puo manifestare sensazioni particolari, formicolIl

o intorpidimenti in varie parti del corpo. Successivamente si verifica una

debolezza negli arti inferiori con difficolta di movimento. Possono manifestarsi

tremori, spasmi nelle gambe, difficolta di linguaggio e le mani possono diventare

inutili e perdere il tatto. Il tremore alle mani pu`o manifestarsi quando il soggetto

tenta di prendere qualche oggetto. Inoltre possono anche presentarsi dei problemi

al retto ed ai canali urinari.

Questi sintomi possono rimanere in forma leggera per diversi anni e possono

anche sparire del tutto e non ritornare per lunghi periodi di tempo. `E questa remissione

dei sintomi ad indicare che nella fase iniziale della malattia gli sviluppi

non sono irreversibili. La meta di questi pazienti `e ancora in grado di camminare

anche dopo venticinque anni di malattia, fatto che dimostra la lentezza di sviluppo

di questa condizione. Certamente in tutto questo tempo si puo trovare il modo di

agire costruttivamente.

Alcuni casi appaiono talmente lievi ed i sintomi cos`ı leggeri da non essere

diagnosticati come sclerosi per anni. La tendenza dei sintomi a sparire per un

periodo di tempo viene definita una delle caratteristiche fondamentali di questa

malattia; un’altra `e rappresentata dal carattere sporadico degli sviluppi sintomatici

e dell’indurimento.

Ho precedentemente affermato che non esistono due casi simili nei sintomi o

negli sviluppi, ogni caso `e a se stante; ma questo vale sia per la sclerosi multipla

sia per ogni altro tipo di malattia.

Non `e stato trovato nessun germe o virus da considerare la causa dello svilupparsi

della malattia, quindi si ammette liberamente che “le cause sono sconosciute”.

Tuttavia, si pensa che sia “probabilmente di origine infettiva”.

Nessun trattamento si `e dimostrato soddisfacente. Siccome questo accade in

molte malattie esso `e diventato quasi una regola. Come possono esistere dei trattamenti

soddisfacenti per una malattia, se le cause che la provocano sono ancora

sconosciute? La definizione standard `e la seguente: “Le cause della malattia

sono totalmente sconosciute . . . non esistono trattamenti specifici o efficienti. . . il

decorso `e molto lungo. . . il recupero totale `e molto raro ed improbabile”.

Non possiamo aspettarci un recupero totale se ignoriamo le cause che hanno

provocato la malattia. L’impossibilita di riconoscere le dannose influenze generali

nella vita e nell’ambiente, in cui vive il paziente, come le vere cause dei danni

funzionali ed organici, ci impedisce di individuare tali cause.

La ricerca delle cause specifiche `e quasi giunta al termine. `E arrivato il momento

in cui nelle abitudini di vita sbagliate bisogna riconoscere le cause dei danni

provocati all’organismo e dell’evoluzione delle malattie. Quando queste vengono

identificate ed eliminate, allora vi sara la possibilita di ristabilimento in migliaia

di soggetti che per il momento vengono considerati “incurabili”.

Non ho mai avuto l’opportunita di intervenire in un caso di sclerosi multipla

allo stadio iniziale, quindi posso solo immaginare che se a questi individui venisse

suggerito un programma igienistico al presentarsi dei sintomi, la percentuale dei

recuperi sarebbe senz’altro alta. Tutti i casi da me seguiti allo stadio avanzato,

pertanto non posso considerarli favorevoli.

Il fatto di essere riuscito a fare regredire la malattia in alcuni di questi casi,

considerati in condizioni disperate, da credito all’efficienza del programma

igienistico allo scopo di ristabilire normali condizioni funzionali e dei tessuti.

Rivediamo in generale l’azione del digiuno applicata ai casi di sclerosi multipla.

Il primo digiuno provoca un miglioramento globale nella salute dell’individuo

con conseguente miglioramento del controllo e dell’uso degli arti; spesso permette

ai pazienti confinati a letto, di alzarsi e camminare. Per prolungare tali effetti

nel tempo, dopo il digiuno, l’alimentazione deve essere appropriata ed il soggetto

deve svolgere una moderata attivita fisica ed esporsi ai raggi del sole.

Un secondo digiuno migliora ulteriormente il controllo e l’uso degli arti. In

casi simili ho impiegato un massimo di tre digiuni. Ognuno di questi ha migliorato

il controllo delle braccia e delle gambe facilitandone l’utilizzazione.

Dopo il digiuno `e necessario un periodo di riposo a letto, successivamente

consiglio un periodo o due di leggera attivita fisica del tipo che richiede un certo

impegno di qualit`a. Lo scopo di tali esercizi non `e tanto quello di aumentare le

dimensioni e la forza dei muscoli, quanto di migliorare le qualit`a individuali nel

compierli. Se si desidera, in un secondo momento, si potranno svolgere esercizi

pi`u pesanti ed impegnativi.

`E mia convinzione, che i bagni di sole giornalieri in questi casi sono di particolare

aiuto nel facilitare l’evoluzione della salute e del sistema nervoso. La dieta

deve essere a base di frutta e verdura fresche, con quantit`a moderate di grassi, zuccheri,

amidi e proteine. Io preferisco le proteine vegetali: noci e semi di girasole

sono ottimi in questi casi.

La cosa importante da ricordare `e che la sclerosi si sviluppa allo stadio iniziale

della malattia. In questi stadi iniziali probabilmente si puo ancora provocare un

ristabilimento, sempre ch`e le influenze dannose che caratterizzano la vita dell’individuo

vengano rimosse e che il sangue e i tessuti vengano liberati dagli accumuli

di sostanze tossiche.

`E nello stadio iniziale che il recupero pu`o o dovrebbe essere possibile, non

negli stadi avanzati quando sono gi`a avvenuti nelle strutture nervose dei cambiamenti

irreversibili. Il vecchio proverbio “un punto in tempo ne salva cento”, (nel

nostro caso: un’azione in tempo) pu` dimostrarsi valido.

Artrite: due o ventotto anni?

≪Due anni!≫ esclam`o un paziente quando gli fu detto che questo era il tempo

minimo necessario per guarire, per mezzo del digiuno ed altri metodi igienistici,

dall’artrite. ≪Sono malato da ventotto anni ormai. Non fa nessuna differenza per

me aspettare altri due anni≫.

Era un batteriologo che lavorava in un laboratorio e durante tutta la sua vita

si era preoccupato della sua salute solo superficialmente. Ogni giorno era in contatto

con i pi`u autorevoli esponenti in campo medico, cos`ı, all’apparire dei primi

sintomi dell’artrite, ottenne le cure migliori che la scienza medica potesse offrire.

Ma, come tutti sanno e come gli stessi medici ammettono, non esistono cure per

tale malattia. I palliativi, per alleviare i sintomi senza rimuovere le cause, rappresentano

la sola cosa che possono offrire, ma questi non prevengono il diffondersi

e l’intensificarsi della malattia.

Con il passare degli anni, la situazione peggior`o: articolazione dopo articolazione,

ogni parte del corpo fu colpita fino a che il paziente, curvo e deformato,

per poter camminare doveva appoggiarsi alle grucce o ad un bastone. Non poteva

girare la testa, era costantemente in preda a forti dolori. Queste erano le terribili

condizioni in cui si trovava quando si rivolse all’Igienista.

Gli fu detto che probabilmente alcune delle sue articolazioni erano anchilosate,

fuse, e che, se questa fosse stata la situazione reale, tali articolazioni sarebbero

rimaste cos`ı. Non esiste un sistema per slegare delle articolazioni anchilosate.

Queste rimangono ferme, inutilizzabili. Tuttavia, c’erano anche delle buone notizie

per lui: poteva essere liberato dal dolore. Poteva di nuovo tornare a godersi la

vita.

L’uomo si sottopose ad un digiuno di lunga durata, trentasei giorni. I miglioramenti

furono sorprendenti. Non aveva pi`u dolori, scomparvero i gonfiori da alcune

articolazioni, in altre si ridussero, lentamente riusc`ı a muovere delle articolazioni

che da tempo erano immobili.

Due anni non furono abbastanza. Quattro ne dovettero passare prima di poter

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migliorare completamente e nei limiti del possibile le condizioni di quest’uomo.

Durante tale periodo egli condusse un altro digiuno di molti giorni e diversi digiuni

pi`u brevi. La sua alimentazione, negli intervalli tra i digiuni, fu controllata

scrupolosamente; giornalmente si esponeva al sole e, dopo che diversi miglioramenti

erano gi`a stati compiuti, gli fu anche consigliato di svolgere dell’attivit`a

fisica.

Risultati: la spina spina dorsale `e tornata dritta, l’uso delle gambe e delle

braccia `e normale, pu`o girare la testa in ogni direzione, cammina in posizione

quasi eretta, non deve pi`u appoggiarsi a grucce o bastoni, non avverte dolori, `e

“l’immagine della salute” lavora ininterrottamente.

La sua salute `e rimasta in ottime condizioni senza riapparizioni di dolori o di

gonfiori; si sente talmente bene da aver allargato il suo campo di interessi, oltre

alla sua professione, anche alla politica, il che non `e certamente poco per un uomo.

Il suo caso era disperato, pertanto richiedeva un lungo periodo di recupero.

Consideriamo, a titolo di paragone, un caso meno grave, di durata inferiore,

dove le articolazioni apparivano meno infiammate ed anche i gonfiori erano ridotti:

Mrs. G. era la moglie di un preside di una scuola canadese, aveva quarant’anni.

La sua artrite si era sviluppata solo da pochi mesi ma era molto dolorosa ed impediva

i suoi movimenti. Il dottore che l’aveva in cura fu in grado di prescriverle

solo un sollievo temporaneo che consisteva in aspirine o cortisone da prendere per

il resto della vita. Le disse che probabilmente si sarebbe verificato un aumento del

dolore e che la malattia si sarebbe diffusa. La donna fece un viaggio in America

ed intraprese un digiuno. Il digiuno dur`o solo tre settimane, ma la liber`o dal dolore

e dall’infiammazione permettendole di muovere le articolazioni normalmente.

≪Le far`o una grossa pubblicit`a in Canada≫ disse all’Igienista che l’aveva seguita

durante il digiuno e dopo. Mantenne la promessa, ma la cosa importante

`e che, dopo tre anni, la donna non ripresent`o pi`u i sintomi dell’artrite. Dolori

e infiammazioni erano spariti per sempre. Il suo entusiasmo verso il digiuno in

particolare e verso le pratiche igienistiche in generale non conosce limiti.

Questi due casi possono essere considerati esempi di centinaia di altri casi

simili, di cui ho assistito al miglioramento e al recupero durante gli ultimi quarant’anni.

Non in tutti i casi si `e verificata la scomparsa permanente dei sintomi;

alcuni individui sono stati abbastanza stolti da ritornare alle loro sbagliate abitudini

di vita, ma sono stati anche in grado di annullare la ricomparsa dei sintomi

adottando di nuovo un buon comportamento fisico e capace di ristabilire le loro

buone condizioni di salute. Mantenersi in salute vuol dire fare molta attenzione ai

modi di vivere. Mangiare in maniera adeguata non richiede uno sforzo maggiore

rispetto al mangiare scriteriatamente. Bisogna respirare: respirare aria

pulita non richiede pi`u impegno e sforzo del respirare aria inquinata. Infatti, in

tutti i modi di vita, spesso si impiega meno tempo nel vivere correttamente che

non il contrario.

Perch`e prendere digestivi dopo ogni pasto quando si potrebbe mangiare in

maniera tale da sentirsi bene senza ricorrere ai medicinali? Perch`e prendere aspirine

per il mal di testa, quando si potrebbe vivere in maniera tale da evitarne il

disturbo? Perch`e prendere giornalmente lassativi, quando facilmente `e possibile

sviluppare un buon sistema digestivo? Un lettore intelligente non avr`a problemi

nel trovare le risposte a queste domande.

I disturbi dovrebbero significare qualcosa per gli individui ragionevoli. La

persona attenta dovrebbe vedere in ogni disturbo e dolore un segnale d’allarme

che, senza esitazione, dovrebbe fare eliminare ogni eccesso. Dovrebbe

prestare attenzione agli avvertimenti. La Natura `e la nostra maestra e se accettiamo

i suoi consigli ed osserviamo i suoi avvertimenti, ci garantiremo la salute e la

longevit`a.

A causa della sua natura dolorosa ed alla tendenza ad inabilitare completamente

chi ne soffre, l’artrite reumatoide `e una delle malattie pi`u serie e pi`u temute

dall’uomo. Sviluppandosi, come fa, nelle articolazioni, a meno che le sue cause

non vengano rimosse, in breve tempo rende il paziente invalido o semi-invalido.

Il dolore `e talmente forte e persistente da distruggere ogni tranquillit`a mentale,

impedendo il riposo ed il sonno. Nonostante si sviluppi pi`u frequentemente nei

climi freddi ed umidi, l’artrite si manifesta ovunque.

Si conoscono diversi tipi di artrite, ma elencarli non avrebbe senso. Se dovessimo

descrivere dettagliatamente ogni forma di questa malattia ci servirebbero

pagine e pagine per scrivere, sicuramente annoieremmo i lettori. Tutte queste manifestazioni

della malattia sono attribuibili alla stessa causa nascosta, e si possono

evitare eliminando tale causa.

Il dolore ed il gonfiore dei tessuti che circondano l’articolazione sono le caratteristiche

principali dello stadio iniziale dell’artrite. Appena si manifesta l’infiammazione,

si tende ad immobilizzare l’articolazione. I muscoli ed i legamenti

divengono tesi e contratti, lo stato di allerta che si sviluppa aumenta notevolmente

il dolore.

Coinvolgendo le articolazioni, e specialmente i tessuti circostanti, l’artrite nasconde

un problema pi`u complesso dei semplici dolori che potrebbero essere definiti

reumatismi, lombaggini o i cosiddetti reumatismi muscolari. Sviluppandosi,

come avviene frequentemente, nella cartilagine che riveste la parte finale dell’osso

coinvolto nell’articolazione, l’artrite pu`o causare la distruzione della cartilagine e

produrre delle deformit`a.

Se la causa non viene rimossa, le estremit`a nude dell’osso, in ultimo, si congiungeranno

(anchiloseranno) e l’articolazione apparr`a fissa ed inamovibile. Quando

avviene questa unione delle ossa, il dolore cessa, ma l’articolazione `e persa per

sempre.

L’artrite reumatoide non si sviluppa in un giorno. Una persona forte pu`o praticare

abitudini debilitanti per anni, prima che questa si manifesti. Tali persone,

– 107 –

dopo il primo manifestarsi dei sintomi, possono anche trascurarli fino a che questi

non provochino effetti deformanti. `E necessario sapere che l’artrite rappresenta il

punto finale di un processo patologico sviluppatosi in molti anni.

Prima dell’apparire delle infiammazioni, nelle articolazioni si accusano dolori

e disturbi, periodi di malessere, periodi di insonnia, di poco appetito, di indigestioni,

e di altri sintomi indicanti che qualcosa, nel nostro organismo, ha cessato di

funzionare nella giustamaniera. Finch`e continueremo a chiudere gli occhi di fronte

all’esistenza di sintomi “minori” e ci rifiuteremo di riconoscerli come segnali di

una condizione di malattia pi`u complessa, sar`a impossibile per noi compiere quei

cambiamenti di abitudini essenziali per la prevenzione dell’artrite.

Spesso accade che le persone che accusano vaghi dolori muscolari, leggeri

indurimenti delle articolazioni, “attacchi di neurite”, “attacchi” di lombaggine o di

sciatica, confondano il significato di questi segnali d’allarme. Alleviano i sintomi

con medicine, massaggi, bagni caldi, e perseverano in quelle abitudini che hanno

causato la situazione di danno.

L’eliminazione dei sintomi non ne rimuove le cause e non pu`o impedire l’ulteriore

sviluppo dello stato cronico e quello eventuale di invalidit`a.

Fondamentalmente la causa dell’artrite `e da riscontrarsi nella tossiemia. Questa

`e il risultato di una serie di abusi dell’organismo per ci`o che riguarda il mangiare,

il bere, gli stati emotivi, l’attivit`a sessuale, ed altre forme di attivit`a. Cominciare

dall’infanzia a mangiare troppo, prepara il terreno alla tossiemia. Nessuno

sa quante tossine siano coinvolte nelle cause dell’artrite. Possiamo dire che forse

centinaia o migliaia possono provocare la sua produzione.

Trascorreranno anni, prima che sar`a possibile isolare tutti gli amminoacidi

composti in grado di unirsi tra loro e con altri sottoprodotti delle proteine e dei

carboidrati. Possiamo asserire con sicurezza che nessuna sostanza tossica da sola

`e indipendentemente responsabile per l’evoluzione di una patologia complessa.

Come sperare, nel nostro stato attuale di ignoranza, di isolare ed analizzare

una particolare sostanza tossica, causa del cancro, del morbo di Bright o delle

malattie mentali? Si pu`o credibilmente asserire che le tossine responsabili di una

o tutte le malattie degeneratrici siano in qualche modo diverse tra loro? Il carattere

della malattia risultante da saturazione tossica `e determinato da fattori individuali

piuttosto che dal carattere delle tossine.

Io descrivo la causa dell’artrite come l’alterazione nutritiva in un soggetto tossiemico.

Non sembrano esistere dubbi sul fatto che l’irritazione primaria, causa

degli anormali cambiamenti nelle articolazioni, sia dovuta alla presenza nel sangue

e nella linfa di materiali tossici instabili per mesi ed anni. Le persone che

accusano tali disturbi sono in genere dei grandi mangioni, tenendo specialmente

ad eccedere in dolci ed amidi: pane, patate, torte e caramelle.

Le loro articolazioni sono dure e, alzandosi dal letto la mattina, presentano

delle difficolt`a a muoversi e camminare. Il segno di durezza sparisce con l’uso

– 108 –

degli arti, ma le articolazioni del ginocchio, della caviglia, dei gomiti e di altre

parti del corpo si indolenziscono maggiormente se usate. Non presentandosi altri

dolori o sintomi il paziente potrebbe pensare che la rigidit`a sia solamente locale.

Errate combinazioni alimentari, eccessi di amidi e di zuccheri, condimenti,

caff`e, te, liquori e tabacco rappresentano i fattori che preparano il terreno

per l’evoluzione dell’artrite. Se a questi si aggiunge ogni forma di attivita fisica

, il quadro `e completo. Con queste premesse l’artrite sembra svilupparsi solo

nelle diatesi o predisposizioni gottose, artritiche o reumatiche. Diatesi `e solo una

parola che rimane senza significato, a meno che, non si comprendano i fattori che

si nascondono dietro la predisposizione.

L’artrite reumatoide, distinta dall’artrite traumatica e tubercolare, rappresenta

uno stato nutritivo e deteriorato unito alla solita tossiemia. I depositi di calcio e la

formazione di calcoli che sono parte della malattia, indicano che l’alterazione

nutritiva `e simile, se non identica, a quella che provoca la formazione dei

calcoli biliari, renali, dell’indurimento delle arterie, dei depositi di calcio sulle

valvole del cuore, dei depositi nei piedi nei casi di gotta, e della formazione di

calcoli in altre parti del corpo.

Quando il deperimento e la tossiemia diminuiscono la resistenza del fisico,

una qualsiasi aggiunta di stress pu`o provocare una crisi artritica nel soggetto predisposto

allo sviluppo di tale malattia. Una malattia acuta, “un’infiammazione”,

un “focolaio di infezione”, un’indigestione, un pranzo abbondante, il freddo, il

bagnarsi, uno stato ansioso o uno stress emotivo, possono provocare una crisi.

Le cosiddette infezioni da ascessi ai denti o in qualche altra parte del corpo

dovrebbero essere identificate per quello che sono: “fonti secondarie di malattia”.

Aggiunte alla tossiemia ed alle putrefazioni intestinali, complicano le condizioni

del paziente. Ma non sono mai cause primarie.

A volte, accade che un paziente riesce a resistere alle altre cause di malattia

ma non a queste infezioni “secondarie”, cos`ı, quando la causa dell’infezione “secondaria”

viene rimossa, i sintomi scompaiono. Questo viene sbandierato dalla

scienza come un grande trionfo, ma il riapparire dei sintomi offusca tale vittoria.

Vi sono stati talmente tanti trattamenti per l’artrite che cercare di elencarli

tutti sarebbe una perdita di tempo. Dir`o soltanto che nessuno si `e dimostrato

efficiente. Massaggi, cure termali, fanghi, sali, saponi, bagni allo zolfo, bagni

bollenti, elettroterapia, impacchi, medicine, toccasani e sieri, hanno avuto tutti il

loro momento di gloria, ma sono svaniti nel nulla. Alcuni hanno fornito, in molti

casi, solo un sollievo temporaneo; nessuno di essi infatti, `e pi`u di un palliativo.

Per rimettersi in salute e rimanere tali, liberarsi dai reumatismi, dalla lombaggine,

dai reumatismi muscolari, dai reumatismi infiammatori, dalla gotta, dall’artrite

in qualsiasi forma questa possa presentarsi, il malato deve interrompere tutte

le abitudini nocive e riconoscere e rispettare i suoi limiti. Ogni abitudine di vita

normale mantiene sani, ogni abitudine anormale provoca malattie. Qui sta l’ori-

gine di ogni male. L’epilogo sar`a una malattia cronica e la morte prematura. Fino

a che non riconosceremo che i sintomi sono il risultato di una saturazione tossica

e non individueremo le cause dell’intossicazione, non potremo aiutare i malati se

non offrendo loro delle discutibili cure palliative. Chiunque offra al suo paziente

solo un anodino o un sedativo pu`o certamente fargli pi`u male che bene.

Per essere perfettamente efficiente, la cura dell’artrite dovrebbe essere indirizzata

alla rimozione delle cause della malattia. Somministrare medicine, che

siano aspirine o cortisone o altri tipi comunemente in uso per l’artrite, serve solo

a fornire al paziente brevi periodi di sollievo dal dolore, ma non serve a rimuovere

le cause. Nonostante la maggior parte delle medicine venga somministrata per

“allievare” il dolore, si sostiene che il cortisone attenui temporaneamente anche

alcuni degli altri sintomi, e che, senza superare la funzione palliativa, provoca una

condizione difficile da recuperare.

L’organismo possiede dei poteri di recupero straordinari e spesso riesce a ristabilire

un buono stato di salute a dispetto dei rimedi artificiali. Svolge una funzione

di recupero molto pi`u veloce ed assai migliore se le cause che hanno provocato la

malattia vengono eliminate. Bisogna fornire al corpo, per mezzo del digiuno,

l’opportunit`a di espellere gli accumuli di sostanze tossiche e successivamente

l’opportunit`a di modificare la chimica del sangue per mezzo di un cambiamento

pi `u o meno radicale nelle abitudini alimentari. Fatto questo, i risultati

saranno sorprendenti.

Rimuovendo gli effetti di una nutrizione pregiudicata non si ristabilisce l’equilibrio

nutritivo. Il concetto di intervenire sull’articolazione artritica e di asportare

i depositi di calcio, `e solo un altro palliativo. Anche se questo venisse fatto in maniera

eccellente, dopo poco tempo questi depositi di calcio prenderebbero il posto

di quelli asportati. Bisognerebbe di nuovo ripetere l’operazione.

Niente pi`u del digiuno pu`o alterare, con pi`u sicurezza e rapidit`a, lo stato di nutrizione

del corpo. Nessuna cosa di quello che abbiamo a nostra disposizione pu`o

azionare un pi`u rapido cambiamento nella chimica dell’organismo e, specialmente,

nelle sue secrezioni e nelle sostanze liquide. Il digiuno, ad esempio, attenua

i dolori dell’artrite pi`u efficientemente delle medicine e lo fa senza comportare

rischi.

Nei casi di artrite, la durata del digiuno deve dipendere dalle circostanze individuali,

ed anche in questo caso il consiglio di un esperto `e fondamentale.

`E

uso comune consigliare all’artritico di esercitare le articolazioni colpite per

evitare che si immobilizzino. Si sostiene che questo arresta lo sviluppo delle unioni

ossee e della anchilosi. Per quanta verit`a ci sia in questa affermazione, secondo

me l’attivit`a forzata tende ad aggravare l’infiammazione e ad intensificare il dolore.

`E

meglio tenere a riposo l’articolazione colpita, fino a che il digiuno non permetter`

a al corpo di eliminare i depositi, le infiltrazioni in essa presenti e sconfig-

gere infine l’infiammazione. In questo modo l’articolazione irrigidita migliorer`a

spontaneamente e potr`a venire usata senza dolore.

La maggior parte dei pazienti artritici che ha richiesto il mio aiuto si trovava

in stadi avanzati di questa malattia. Tutti avevano subito per mesi o anni le comuni

forme di trattamento, inclusa la rimozione di diversi “focolai d’infezione”,

tuttavia erano ancora sofferenti. In verit`a, la loro storia indicava che, con simili

trattamenti, erano progressivamente peggiorati. Avevano sofferto. Apparivano deformi.

Erano disperati. Perch`e? Ribadisco: la causa primaria della loro sofferenza

era stata ignorata.

Il recupero dell’artrite cronica `e di lenta evoluzione e passa da uno stadio di

malattia ad uno di dipendenza biochimica. Coinvolge molti fattori: et`a, peso,

gravit`a della malattia, il decorso, grado di distruzione dell’articolazione, livello

dell’anchilosi, precedenti abitudini alimentari e di vita, riserva di energia nervosa,

il carattere delle complicazioni riscontrate (quali una malattia di cuore), l’occupazione,

la disposizione e l’ambiente che circonda il paziente. Tutti questi fattori

determinano il grado di recupero possibile e la rapidit`a con cui questo pu`o

avvenire.

Il principale requisito per il ristabilimento `e la propensione e la determinazione

di seguire attentamente i consigli. Quelli che imbrogliano e che non osservano

le restrizioni e le regole, probabilmente falliranno nell’intento di ristabilire una

buona salute. La dieta dovrebbe comprendere il minimo indispensabile di

zuccheri e amidi. L’auto-controllo, l’abnegazione, l’insieme delle restrizioni,

una ferma determinazione di ristabilirsi, anche se le restrizioni possono apparire

a volte dure e a lungo andare scoraggianti, facilitano il recupero.

– 111 –

L’ ulcera peptica

† Caterina D. 1939-2007

Quando, il 28 luglio del 1939, William J. Mayo, medico, ultimo dei due fratelli

fondatori della famosa clinica Mayo, mor`ı, la stampa riport`o che la morte

era avvenuta a causa di un’acuta ulcera perforante, una malattia addominale che

egli era specializzato nel curare. Un giornale affermava: “Colpito subito dopo

essere tornato da una vacanza invernale al sud, il dott. Will si era sottoposto ad

un’operazione allo stomaco lo scorso aprile dalla quale non si era pi`u ripreso”.

Pochi anni dopo la morte del dott. Mayo, la sua clinica annuncio che per

l’ulcera l’operazione chirurgica non `e indicata. Le operazioni di ulcera vengono

ancora effettuate, ma non tanto spesso quanto prima.

Non `e cosa insolita per lo specialista morire della stessa malattia di cui

`e esperto. Il fatto che essi “facciano uso delle stesse medicine” dei pazienti

attesta la loro buona fede; ma il fatto che non riescano a proteggere se stessi

dalla morte significa che le loro conoscenze in merito non sono sufficienti. Per

quanto autorevole un chirurgo possa essere, pu`o non conoscere le cause dell’ulcera

peptica, dell’ispessimento del piloro, del tumore fibroide, dei calcoli biliari

o renali che asporta. Certamente `e una situazione non soddisfacente: senza la

conoscenza delle cause, lo specialista brancola nel buio.

I sintomi delle “malattie dello stomaco” sono molti e spesso non appaiono

chiari come un profano potrebbe immaginare.

`E

vero che esistono dei sintomi pi`u o meno “fissi” quando si parla di ulcera

allo stomaco: dolore, fragilit`a alla bocca dello stomaco, vomito ed emorragie,

ma questi potrebbero anche essere i sintomi di un tumore o di malattie meno

gravi. Perci`o diagnosticare l’ulcera dai sintomi `e molto difficile. Per confermare

i sospetti del medico si fanno radiografie ed esami fluoroscopici, ma solo in casi

eccezionali tali mezzi forniscono la diagnosi definitiva.

Il fatto `e che le radiografie spesso indicano la presenza di un’ulcera quando

questa non esiste e viceversa.

Chiamata erroneamente “la malattia del dirigente”, l’ulcera peptica uccide in

America 11.000 persone all’anno, a causa delle emorragie e delle complicazioni.

Sembra che 13 milioni di americani ne soffrano. Dubito che in quel paese vi siano

tanti dirigenti.

Abusi alimentari, di bevande, fumo, sesso, stress emotivo ed altre sono le

cause pi`u probabili.

 

Tilden sostiene: ≪La debilitazione a causa di abusi sessuali

provoca il rallentamento nella riproduzione dei tessuti. Le ulcere sono impossibilitate

a guarire; lentamente, ma inevitabilmente, le infezioni si propagano; le malattie

croniche sono incontrollabili≫. Chi eccede nell’attivita sessuale prepara

il terreno all’evoluzione di molte malattie.

Il concetto prevalente `e che l’ulcera peptica, cio`e l’ulcera della parte inferiore

dell’esofago, dello stomaco e della parte superiore del duodeno, sia dovuta all’azione

corrosiva che i succhi gastrici esercitano sulle pareti dello stomaco e del

tubo digestivo (per succhi gastrici si intendono l’acido idrocloridrico e la pepsina).

Man mano che il cibo viene trasportato sotto il duodeno, la bile e gli altri succhi

lo rendono alcalino, impedendo l’azione della pepsina e dell’acido idrocloridrico,

evitando cos`ı la formazione di ulcere peptiche sotto il duodeno.

Il concetto `e lungi dall’essere infallibile come molti credono. Chimicamente

la membrana dello stomaco non appare corrosiva. Da sempre i rivestimenti degli

organi sono stati in contatto con i succhi digestivi e questi hanno digerito le pi`u

pesanti sostanze proteiche che l’uomo abbia mai mangiato, senza per`o digerire

anche le delicate membrane dello stomaco, dell’esofago e del duodeno.

Affermare improvvisamente che gli acidi e la pepsina dello stomaco digeriscono

e corrodono le membrane di tali organi e non mettere in discussione questo

concetto, significa non voler comprendere le cause dell’ulcera peptica.

Si sostiene che nella chimica interna accade un qualcosa che provoca la sua

corrosione a causa dei succhi gastrici; alcuni attribuiscono tali cambiamenti agli

stress emotivi. Una volta che la membrana viene a mancare, come sostiene la

teoria, i succhi dello stomaco agiscono sui tessuti facendo s`ı che l’ulcera si estenda,

spesso corrodono le pareti dello stomaco o del duodeno (perforazione) con

risultati fatali.

`E

importante notare, a questo riguardo, che tale digestione considerata avvenimento

sicuro, `e un processo estremamente lento, che a volte impiega anni per

raggiungere il suo culmine. Tale autocorrosione non avviene in uno stomaco sano

per quanto grande possa essere la secrezione degli acidi. L’acido idrocloridrico

`e una secrezione normale delle ghiandole dello stomaco, necessario alla digestione

degli alimenti proteici. Non `e ragionevole pensare che possa contribuire allo

sviluppo di malattie. L’eccesso di secrezione di acido dovuto a cause sconosciute

potrebbe originare dei disturbi, ma non provocher`a mai la corrosione della mem-

– 113 –

brana che riveste lo stomaco. Potrebbe verificarsi un rigurgito dei contenuti dello

stomaco nell’esofago, ma questo non danneggia la membrana.

Le sofferenze prolungate nel tempo dai bruciori allo stomaco (frequenti tra

individui che eccedono in zuccheri e tra quelli che erroneamente associano

gli alimenti, e che bevono durante i pasti) possono causare, nella membrana

dell’esofago e dello stomaco, un’irritazione sufficiente a degenerare in infiammazione.

Comunque, fino a questo punto non si verificher`a la corrosione delle pareti

di tali organi. Gli acidi della decomposizione, derivanti da eccessi alimentari e da

alimentazione sbagliata, complicano l’ulcera gastrica e duodenale.

Quando in sede sperimentale si unisce alla parete gastrica un tessuto di un’altra

parte del corpo, esso non viene digerito e questo suggerisce il fatto che anche le

pareti del tubo digestivo non vengono corrose dai succhi gastrici. Ma un’ulteriore

ragione per dubitare sul ruolo dei succhi digestivi nella produzione dell’ulcera

peptica sta nel fatto che le ulcere si sviluppano in molte altre parti del corpo: naso,

cavit`a nasali, bocca, lingua, gola, colon, vescica, utero, cervice, vagina, cistifellea,

e sulla superficie del corpo, come l’ulcera varicosa, senza l’azione digestiva delle

secrezioni gastriche.

Nelle ulcere situate in queste parti si verifica una preliminare e persistente

infiammazione con indurimento e successiva rottura del tessuto. L’identificazione

dell’ulcera dell’esofago, dello stomaco e del duodeno, in seguito ad irritazione,

infiammazione cronica e ad indurimento, sembra essere certa quanto la sua

evoluzione dagli stati pre-ulcerosi in altre parti del corpo.

La casistica delle ulcere gastriche e duodenali rivela che molto presto nella vita

il paziente presenta l’irritazione e l’infiammazione gastro-intestinale. Il modo

di vivere e di alimentarsi che causa l’irritazione viene continuato ed intensificato,

ed i disturbi ricorrenti vengono alleviati dalle medicine fino a che il paziente passa

attraverso i gi`a menzionati stadi di evoluzione patologica: irritazione, infiammazione,

il graduale ispessimento dei tessuti mucosi e sotto-mucosi (indurimento)

ed infine, l’ulcerazione.

L’ispessimento ostruisce la circolazione arteriosa, riducendo l’ossigeno e le

sostanze nutritive, al punto che il tessuto cede fino alla formazione di un’apertura

o ulcera.

Il cancro pu`o rappresentare l’ultima fase di questa evoluzione. Pu`o essere

l’ultimo anello di una catena di sintomi iniziati con l’irritazione, passando poi,

all’infiammazione, all’ispessimento, al gonfiore (l’indurimento), all’ulcerazione

(formazione di ulcera) ed infine alla fungosit`a (cancro).

La stessa catena di cause ed effetti pu`o precedere entrambi i casi. Dovrebbe

essere chiaro che entrambe queste malattie, l’ulcera ed il cancro, rappresentano i

punti finali di un processo di evoluzione patologica iniziato in forma semplice e

divenuto pi`u complesso nel suo sviluppo. Ecco la ragione per cui la ricerca di una

causa specifica per il cancro si `e dimostrata deludente.

– 114 –

Tutti gli agenti cancerogeni scoperti fino ad ora sono tali solo in una determinata

percentuale di casi, cio`e in quelli in cui il terreno era stato preparato per lo

sviluppo di tale malattia. L’ulcera, come il cancro, `e l’anello finale di una catena

di sintomi che inizia molto prima dell’evoluzione dell’ulcera stessa. Ripetute

crisi di stomaco (gastriti) degenerano in ulcera. Questa si sviluppa in seguito a

ripetute crisi gastriche avvenute nell’infanzia, nell’adolescenza, nella giovinezza

e nella maturit`a. L’ulcera viene classificata come una malattia organica, il che

significa che sono avvenuti dei cambiamenti patologici nella struttura delle pareti

dell’organo affetto.

I cambiamenti organici sopravvengono sotto forma di degenerazione ed indurimento

vascolare (arterie e vene). Gli indurimenti provocano cambiamenti

vascolari ed in particolare l’asfissia dei tessuti.

L’ulcerazione sembra essere la degenerazione attiva dell’apoplessia cellulare;

il cancro `e la degenerazione passiva dell’asfissia cellulare. L’inizio di entrambe

queste forme di malattia `e l’irritazione. Tutte le forme croniche di infiammazione

iniziano sotto forma di irritazione e vengono a svilupparsi in ulcerazioni, poi se la

locazione favorisce la stasi (arresto del flusso sanguigno), seguiranno indurimento

e cancro.

Gli anelli principali in questa catena di evoluzione patologica sono l’indebolimento,

l’intossicazione, l’irritazione, l’infiammazione, l’indurimento, l’ulcerazione

e la fungosit`a. Quest’ultima `e il cancro. Perch`e il cancro deve essere

l’unico elemento sconosciuto in questa composizione patologica?

In concomitanza all’ulcera gastrica vi `e uno stato cronico di eccessiva acidit`a

dello stomaco, una condizione conosciuta come iperacidit`a gastrica. Si pensa

che l’eccessiva acidit`a dello stomaco sia una condizione puramente locale.

Tale iperacidit`a non viene riconosciuta come sintomatica delle condizioni del

paziente. Ecco perch`e i trattamenti sono sempre locali; mentre, se si riconoscesse

che la condizione locale `e solo un programma curativo pi`u razionale e sicuro si

potrebbe stabilire una cura.

Se l’infiammazione o l’irritazione gastrica continuano, e lo faranno se non

si eliminano la tossiemia e le sue cause, l’infiammazione si estender`a al dotto

biliare ed alla cistifellea fino ad arrivare al fegato stesso oppure pu`o interessare

il dotto pancreatico fino al pancreas. Se non si correggono il modo di vivere del

paziente e le condizioni generali del suo organismo l’infiammazione e l’irritazione

aumenteranno e si intensificheranno, provocando la diffusione della malattia da

membrana a membrana ed il sorgere, cos`ı di nuove anomalie.

L’alimentazione di chi soffre di ulcera `e un problema difficile da affrontare.

Non soltanto vi `e una grossa difficolt`a di digestione, ma si verifica anche

l’irritazione della superficie ulcerosa provocata dai diversi cibi.

Che vita se si `e ridotti a soddisfare le richieste di uno stomaco capriccioso! Nei

casi di ulcera peptica, a causa di una eccessiva secrezione di acido, `e abitudine

comune alimentare i pazienti con pasti ridotti e fequenti, composti di cibi

leggeri. Questi dobvrebbero consumare le sostanze acide e ridurre, per quanto

possibile, l’irritazione dell’ulcera.

Ma alimentare il paziente ogni tre o quattro ore, a volte di pi`u, a volte anche

durante la notte, significa sovralimentarlo. Ma `e lo stesso programma alimentare a

causare il prolungarsi dell’eccessiva secrezione ed a facilitare il perpetuarsi della

stessa situazione che si sta tentando di eliminare. Usare il cibo come palliativo

non `e sicuramente un corretto procedimento dietetico.

Vi sono tante diete diverse per chi soffre di ulcera e differenti trattamenti.

Ognuno ha i suoi sostenitori, ma i risultati sono ben lungi dall’essere soddisfacenti,

per il fatto che trascurano le cause. Diete a base di latte, di panna, di cibi leggeri,

pasti ridotti e frequenti, e simili programmi alimentari dovrebbero alleviare i

sintomi.

Queste diete provocano una minore irritazione immediata della superficie ulcerosa,

ma non rimuovono le cause, e per questo la salute non viene recuperata.

Non `e un programma alimentare valido e fallisce nel suo scopo in quanto aggrava

la situazione ed i sintomi che sono la causa dell’ulcera.

Anche le medicine vengono usate per alleviare i sintomi: antidolorifici, tranquillanti,

medicine per “curare lo stomaco” e contro l’acidita. Altri farmaci

impiegati sono solo intesi a fornire brevi periodi di sollievo dal dolore. Non rimuovono

le cause, pertanto non ristabiliscono buone condizioni di salute. Persino

il pi`u recente metodo di congelare le ghiandole dello stomaco `e solo un palliativo.

Danneggia il sistema digestivo del paziente, ma non elimina le cause dell’ulcera

peptica.

Gli interventi chirurgici contro l’ulcera peptica continuano ad essere praticati.

E sono ancora deludenti. Generalmente la parete dello stomaco nei casi di

ulcera gastrica `e irritata ed infiammata. In tale stato di infiammazione l’ulcera

si sviluppa nella parte pi`u colpita. Cio`e nella parte in cui `e avvenuto il maggiore

cambiamento patologico. La rimozione dell’ulcera non elimina l’infiammazione.

Ogni punto della superficie infiammata pu`o cedere formando un’altra ulcera.

Questo significa semplicemente che, rimuovendo un’ulcera, si prepara il campo

all’evoluzione di un’altra ulcera ed in questi casi la ripetizione `e una regola. La

ripetizione `e dovuta al fatto che la causa dell’ulcera non viene eliminata dall’operazione.

Infatti, anche se si asportasse lo stomaco, ma non la causa, in un’altra

parte del corpo la stessa causa svilupperebbe nuove situazioni patologiche. La

chirurgia non pu`o ristabilire un buono stato di salute. `E solo un mezzo per alleviare

i sintomi. L’anemia `e una conseguenza frequente della rimozione di una larga

porzione di stomaco.

La gastroenterostomia (formazione di una comunicazione tra lo stomaco e

l’intestino tenue, oltrepassando il piloro) `e un’operazione difficile praticata spesso

quando si sospettano l’ulcera e l’ispessimento del piloro. Dovrebbe essere

gratificante sapere che questa operazione non `e necessaria, sapere che l’ispessimento

del piloro, cos`ı, come quello della membrana nasale pu`o essere ridotto col

digiuno.

La paura e l’ansiet`a insieme all’insistenza del chirurgo che sostiene l’urgenza

dell’operazione, spinge molti pazienti a farsi operare. Spesso il chirurgo li intimidisce

descrivendo i danni che un ritardo potrebbe causare. Gli stessi danni

potrebbero essere riferiti da chi ha subito l’operazione.

Cos`ı, in seguito ad insistenze, si pratica l’intervento chirurgico che ha come

primo scopo, quello di alleviare i sintomi, ma che si trasforma poi, in continui

drenaggi e rimozioni di organi che non apportano alcun vero beneficio al paziente,

il quale al riapparire dei sintomi prova una grandissima delusione. Spesso tale

sensazione distrugge nel paziente ogni fiducia verso la medicina, ma purtroppo

questo avviene troppo tardi.

La condizione costituzionale prima della comparsa dell’ulcera peptica `e senz’altro

il fattore pi`u importante nella sua evoluzione. L’anemia frequentemente

osservata nei pazienti che soffrono di ulcera probabilmente non `e dovuta tanto

alla leggera perdita di sangue che si verifica nell’ulcera, quanto all’impossibilit`a

di “fabbricare” sangue in conseguenza alla deteriorata condizione nutritiva del

paziente.

Poich`e il danno nutritivo precede di gran lunga la situazione dell’ulcera, la

causa principale del danno non `e da attribuirsi ad essa. Ogni fattore nelle condizioni

del paziente, sia le patologie che precedono l’ulcera sia quelle concomitanti

o successive ad essa, indica l’esistenza di un deterioramento costituzionale

che forma le basi dell’ulcerazione. Ecco perch`e il trattamento locale di essa si

dimostra totalmente insufficiente.

Ogni ferita (sia esterna che interna all’organismo: la membrana che riveste il

tratto digestivo) guarir`a pi`u rapidamente se non disturbata. Non deve essere continuamente

irritata con manipolazioni, strofinamenti, contrazioni ed espansioni.

L’irritazione derivante da tali manipolazioni compromette il tessuto e causa

la perdita di sangue. La ferita guarir`a pi`u in fretta se lasciata a riposo. Questa

`e la ragione per cui il primo passo verso la giuarigione dell’ulcera peptica si

compie assicurando il riposo completo all’organo ulcerato. Niente pi`u del

digiuno pu`o fornire il riposo locale degli organi digestivi.

Anche l’irritazione della superficie dell’ulcera a causa dell’acidit`a gastrica ne

impedisce la guarigione. In presenza di tali irritazioni non si possono formare

tessuti nuovi. Poich`e il digiuno causa l’interruzione della secrezione di succhi

gastrici, che altrimenti inonderebbero la superficie ulcerosa, esso elimina l’irritazione.

In molti casi sono necessari solo tre giorni di digiuno per sospendere

la secrezione dei succhi gastrici. In seguito la piccola quantit`a di succhi

prodotti sar`a leggermente acida.

In questo modo il digiuno elimina solo tre fonti di irritazione locale: l’ir-

– 117 –

ritazione meccanica prodotta dalle particelle di cibo che vengono a trovarsi in

contatto con la superficie, l’irritazione derivante dalle contrazioni ed espansioni

delle pareti dello stomaco e dall’increspamento delle sue superfici nel ricevere

ed assimilare il cibo, e l’irritazione chimica provocata dai succhi gastrici acidi.

Con l’eliminazione di queste fonti di irritazione, la guarigione procede pi`u

velocemente.

Ma il digiuno presenta un altro effetto importante nel recupero della salute del

paziente che soffre di ulcera. ≪Poich`e `e facilmente dimostrabile – scriveva George

Weger, medico – che il modo pi`u rapido per distruggere l’acidit`a costituzionale e

ristabilire il livello normale di alcalinit`a `e rappresentato da un digiuno assoluto

condotto a letto, si pu`o affermare che il digiuno non serve solo ad uno scopo,

ma a tutti gli scopi≫. Egli consigliava di non interrompere il digiuno troppo

presto in quanto, cos`ı facendo, si potevano compromettere tutti i risultati. ≪Il

digiuno deve essere proseguito fino a che tutte le reazioni non indicheranno tutto

il completamento del rinnovamento relativo all’organismo≫.

`E

anche importante sapere che il digiuno produce un ispessimento del rivestimento

del piloro, naturalmente prima che si sia formata la ferita nel tessuto.

Il digiuno non permette la rimozione del tessuto ferito. Poich`e esistono stadi di

evoluzione patologica che non possono essere guariti, `e la parte di discernimento

a rimuovere le cause della malattia e riportare i tessuti ad una condizione di

normalit`a prima che si siano formati dei cambiamenti irreversibili.

L’infiammazione al piloro migliorer`a rapidamente ed il paziente torner`a in salute

se le sue abitudini, in particolare quelli alimentari, verranno cambiate. Anche

se ho sottolineato l’importanza di correggere le abitudini alimentari, `e sottinteso

che questo vale per tutte le abitudini dannose.

Il ristabilimento dell’ulcera coinvolge assai di pi`u della semplice guarigione

temporanea della superficie ulcerosa. Le ulcere guariscono e poi riappaiono,

spesso diverse volte nell’arco di una vita. Frequentemente vengono asportate chirurgicamente,

ma poi si ripresentano. Il fatto che in molti casi dopo quattro o

cinque operazioni di ulcera gastrica questa si sia ripresentata, dimostra che l’operazione

chirurgica non ristabilisce buone condizioni di salute. Non rimuove la

causa e pertanto non permette un recupero spontaneo.

Il recupero della salute pu`o avvenire in un momento qualsiasi dell’evoluzione

patologica da me descritta, dall’irritazione iniziale all’ulcerazione inclusa,

ma quando si `e sviluppata la cachessia (sintomo indicante un cancro) la

condizione `e irreversibile.

– 118 –

L’ emicrania

≪So che i miei mal di testa sono dovuti a stitichezza – mi disse un giorno una

paziente che soffriva di emicranie – sono sicura che se potessi liberarmi dalla

stitichezza non soffrirei piu di mai di testa≫. Erano anni che soffriva ed in questo

periodo aveva provato ogni tipo di trattamento. Nonostante questo non aveva mai

ottenuto niente piu di brevi periodi di sollievo temporaneo.

Le dissi che la situazione era esattamente al contrario. Se si fosse liberata

del mal di testa, non avrebbe piu neanche presentato stitichezza.

 

A questa mia affermazione rispose: ≪Lei `e pazzo≫. Risposi io: ≪Lo so, ma anche lei lo `e≫.

Di nuovo chiese: ≪Cosa vuol dire?≫. Allora le spiegai che il mal di testa `e un

sintomo e che anche la stitichezza lo `e, e che i sintomi non si provocano a

vicenda, ma se lei avesse eliminato la causa che li scatenava, sarebbe riuscita

a liberarsi di entrambi nello stesso momento. Accetto questa mia spiegazione

logica del problema. Nessuno le aveva mai suggerito che per poter far cessare le

sofferenze avrebbe dovuto eliminare le cause.

Tutti avevano cercato di far fare ai

trattamenti quello che solo la rimozione delle cause poteva fare.

Condusse un digiuno relativamente breve per permettere al suo organismo

ostruito di espellere le sostanze tossiche e poi adotto un modo di vivere piu sano.

I mal di testa e la stitichezza passarono contemporaneamente.

 

Chiamata comunemente “mal di testa bilioso” o “mal di testa malato” l’emicrania

si definisce come “una cefalea periodica (dolore al capo) caratterizzata

dall’assenza di ogni lesione locale che potrebbe causare il dolore, particolari al

riguardo sono i sintomi visivi e psichici che possono accompagnarla”.

Le ricerche

mediche sostengono che l’emicrania sia di natura allergica e addirittura che “in

alcuni casi si pu`o dimostrare il suo carattere ereditario”.

Questa sindrome `e caratterizzata da mal di testa periodici, spesso da un solo

lato, accompagnati da nausee, e vari disturbi sensori, ed in particolare

disturbi agli occhi e agli orecchi. Pu`o verificarsi un’intolleranza alla luce e al

rumore, una grossa prostrazione e l’incapacit`a di concentrarsi mentalmente.

Poche, forse nessuna, delle altre malattie cosiddette funzionali sono accompagnate

da tanta sofferenza. Infatti, non `e raro che tali pazienti divengano farmacodipendenti

nella ricerca di alleviare i sintomi.

Walter C. Alvarez, medico, afferma che `e abitudine ricoverare questi pazienti

in ospedale e sottoporli ad ogni test scientifico che inevitabilmente da come

risultato: ≪Non `e stato trovato niente che possa essere considerato la causa dell’emicrania≫.

Questo accade perch`e a tutt’oggi le cause che provocano l’emicrania

sono ancora sconosciute.

Il dott. Weger, in relazione a tale malattia, osserva: ≪La teoria della tossiemia

puo essere applicata piu efficacemente all’emicrania che ad ogni altra malattia con

minore periodicita. Il pz e’ molto intossicato.

L’intossicazione comincia dal tratto digestivo, ed aggiunta al

precedente indebolimento ed alla tossiemia, provoca l’emicrania in quei soggetti

predisposti alla sua evoluzione.

Mi ricordo di una volta in cui dissi ad una donna che soffriva di emicrania che

avrebbe potuto sentirsi bene, non che avrebbe potuto essere “curata”, nel giro di

quattro o sei settimane. ≪Non posso credere alle sue parole – affermo – perche il

digiuno dovrebbe riuscire dove tanti altri sistemi hanno fallito?≫.

Molte volte in questi casi ho sentito le stesse parole. Naturalmente, quando i

mal di testa passarono, non ebbe piu ragione per non credere. Nella maggioranza

dei casi, a causa delle delusioni accumulate per anni, `e difficile poter far sperare a

questi pazienti di poter guarire dalle loro sofferenze. Sicuramente. i palliativi in

commercio non possono essere considerati dei validi aiuti.

L’ergotamina e gli altri “antidolorifici”, come l’eccesso di caffe, sono dannosi

e non rimuovono le cause.

Accade raramente che un paziente sofferente di emicrania, presenti mal di

testa ricorrenti dopo aver iniziato un programma igienistico. Infatti, si liberera

dalle sofferenze durante il digiuno e queste non si ripresenteranno neppure quando

sara il momento di riprendere l’alimentazione.

Vi sono casi di lunghe sofferenze in cui il sistema nervoso appare gravemente

danneggiato dai medicinali. In queste situazioni `e necessario un esteso

periodo di autodisciplina ed una forte determinazione nel seguire il programma

igienistico che, se osservato scupolosamente, riportera alla salute.

All’infuori di questi casi piuttosto infrequenti, ci si puo’ liberarei dalle emicranie

conducendo un digiuno di durata relativamente breve. Un

digiuno che va da dieci giorni a due settimane, sotto controllo di un esperto, sara

sufficiente nella maggioranza dei casi.

Anche la fase successiva, dopo avere interrotto il digiuno ed aver adottato delle

sane abitudini, dovrebbe essere seguita attentamente.

Capitolo 25

La pollinosi (febbre da fieno)

La donna era invalida. Doveva essere trasportata dal letto alla poltrona e viceversa.

Era troppo debole per compiere pi`u di due passi alla volta. Si lamentava di tutto,

compresa una febbre da fieno della quale soffriva ogni stagione da moltissimi anni.

Era il 1918 e tutto il mondo lottava per la democrazia. Ogni domenica il marito

la conduceva ad una lezione di catechismo. Doveva portare con s`e una sedia

ribaltabile da usare durante la lezione. Proprio ad una di queste lezioni incontr`o

un Igienista che la indusse a provare I’igienistica per tornare in salute. Per quanto

debole potesse essere, non condusse un solo digiuno, ma diversi.

Oggi, mentre scrivo la sua storia, questa donna ha raggiunto la cosiddetta terza

et`a: 73 anni. `E in buona salute. `E stata in grado di lavorare. Per oltre quarant’anni

non ha pi`u manifestato febbre da fieno. Per tutto questo tempo ha vissuto al sud

dove l’aria `e piena di pollini quasi in tutte le stagioni dell’anno.

Non ha pi`u allergie e mangia tutto quello che desidera. Tuttavia, questo `e

solo un caso tra mille di quelli che hanno sconfitto la pollinosi liberandosi dagli

accumuli di sostanze tossiche e correggendo le abitudini di vita.

Nella pollinosi, la membrana Schneideriana (una membrana mucosa) del naso

diviene notevolmente sensibile in conseguenza ad uno stato di irritazione cronica

(infiammazione) protratto nel tempo. Particelle di polvere, pulviscolo e polline,

aumentano l’irritazione, causano la secrezione, e congestionano la membrana. Lo

stato di irritazione ed infiammazione della membrana mucosa degli occhi, del naso

e della gola osservato nelle febbri da fieno `e solo l’espressione di quello che

precedentemente veniva chiamato catarro. Per dirla in parole povere: la condizione

di sensibilit`a di quelle membrane `e dovuta al fatto che sono malate: cio`e

infiammate.

Oggi, la febbre da fieno viene considerata un’allergia o comunque, una conseguenza

dell’allergia. La descrizione precisa di allergia non ha limiti molto

ben definiti. In generale essa viene descritta come “una condizione di sensibi-

– 122 –

lit`a esagerata ad una sostanza innocua nella maggioranza dei membri della stessa

specie”.

Tuttavia, mi sembra che definire l’allergia come una condizione di sensibilit`a

insolita voglia dire aggirare l’ostacolo, senza spiegare molto.

L’esperto si trincera dietro la brillante oscurit`a delle sue definizioni. Attualmente

si sostiene che l’allergia `e dovuta al fallimento di uno dei normali meccanismi

di difesa dell’organismo. Anche se questo fosse vero, non deve per`o trarci

in inganno sul fatto che i sintomi definiti come reazioni allergiche rappresentano

il segnale d’allarme per l’azionamento di un altro meccanismo di difesa. Se un

mezzo di difesa fallisce o si dimostra inadeguato, ve ne sono altri a disposizione

dell’organismo. Questo non pu`o trovarsi nei guai solo perch`e un meccanismo

difensivo non ha funzionato.

Qualsiasi possa essere la nostra opinione sull’allergia, bisogna ricordare che

non `e una condizione auto-provocata. Perch`e un uomo `e allergico e un altro no?

O, seguendo la teoria del fallimento del meccanismo di difesa, perch`e tale meccanismo

in un uomo si aziona e in un altro no? Per rispondere a queste domande

bisogna rifarsi alla causa fondamentale della malattia: la tossiemia.

Qual’`e la causa della pollinosi? `E un’infiammazione cronica delle cavit`a nasali

derivante da una pronunciata condizione tossiemica sviluppatasi per anni. La

tossiemia `e la causa fondamentale di tutte le infiammazioni delle membrane

che rivestono gli organi cavi del corpo. Finch`e si manterr`a uno stato tossiemico,

non si abbandoneranno le abitudini malsane e si continuer`a a sovralimentarsi, non

ci sar`a la possibilit`a di ristabilirsi dalla pollinosi. Ognuno pu`o verificare questa

affermazione su s`e stesso. Astenetevi dal cibo per un certo periodo di tempo ed

osserverete la liberazione delle cavit`a nasali e la scomparsa di altri sintomi caratteristici

della febbre da fieno. Non c’`e bisogno di passare la vita con le sofferenze

provocate dalla pollinosi. Bisogna tenere a mente che i pollini, il pelo degli animali,

e le altre sostanze cosiddette allergiche, sono normali elementi dell’ambiente in

cui vive l’uomo e che; quindi, la sua sensibilit`a a tali sostanze dev’essere dovuta

a qualcos’altro. Tali elementi sono fonti di disturbi allergici solo per chi `e malato.

Le persone in salute non sono allergiche.

Chi soffre di febbre da fieno si liberer`a dai suoi guai appena torna in salute.

Se manterr`a un alto livello di salute quei sintomi non si ripresenteranno. Esistono

numerosi modi per alleviare i sintomi della febbre da fieno, ma nessuno rimuove

la causa o ristabilisce la salute del paziente.

Ad ogni stagione egli deve farne uso, o `e costretto a nascondersi in qualche

luogo per non entrare in contatto con le sostanze che lo irritano. Questo `e uno

spreco di tempo e denaro.

Chi soffre di pollinosi dovrebbe intraprendere una vacanza: mettersi a letto ed

astenersi dal cibo. Questo sar`a meno dispendioso e pi`u efficiente. Una volta che

il paziente avr`a eliminato gli accumuli di sostanze tossiche i sintomi della febbre

– 123 –

da fieno scompariranno una volta per tutte. Il ritorno alle abitudini malsane e agli

eccessi alimentari causer`a il ripresentarsi dei sintomi.

La durata dei digiuno, nei casi di pollinosi `e in genere maggiore di quella

necessaria nei disturbi pi`u semplici. Oscilla da un minimo di dieci giorni a

quattro o anche cinque settimane. Le persone obese avranno bisogno di un

periodo di digiuno maggiore rispetto a quelle magre.

L’allergia, nella febbre da fieno, come il mal di testa nell’emicrania, non `e una

causa ma un sintomo.

La risposta ad entrambi i casi `e da riscontrarsi nelle disintossicazioni per

mezzo del digiuno, della purificazione e di sane abitudini di vita.

– 124 –

Capitolo 26

La pressione alta

Si sostiene che la pressione alta `e seconda all’indurimento delle arterie come causa

delle malattie cardiache nel nostro paese. La pressione alta a cui ci riferiamo

in questo caso `e quella forma di pressione sanguigna in aumento chiamata

ipertensione.

A causa di un rimpicciolimento delle arterie, la pressione aumenta appesantendo

il lavoro del cuore.

Per capire il concetto di pressione sanguigna immaginiamo un tubo di gomma

in cui scorre acqua. L’acqua passa attraverso il tubo ad una certa pressione. Se nel

tubo viene posto un ugello, in modo tale da ostruire il flusso dell’acqua, si provoca

un aumento della pressione. Se l’apertura dell’ugello viene ridotta, la pressione

aumenta ancora di pi`u. Pi`u piccola diventa l’apertura e maggiore `e la pressione.

La stessa cosa avviene nelle arterie, nel fenomeno chiamato ipertensione essenziale.

L’aorta, l’arteria pi`u grossa del corpo, pu`o essere paragonata al tronco

di un albero. Le arterie principali si diramano da essa e da questa si diramano le

altre, come i rami di un albero. La diramazione continua fino a che alcuni rami

appaiono talmente piccoli da poter essere paragonati ai virgulti degli alberi.

`E

proprio il restringimento di queste piccole arterie a provocare l’aumento

della pressione sanguigna. Lungi dall’essere una malattia della vecchiaia, l’ipertensione

viene spesso riscontrata in soggetti giovani, a volte addirittura nei

bambini.

Le statistiche riportano che attualmente in America vi sono cinque milioni di

persone affette da tale malattia. Poich`e gli standard riferiti alla pressione sanguigna

non possono essere considerati validi, `e probabile che gli Americani affetti da

ipertensione siano in numero maggiore a quello riportato dalle statistiche. Forse,

nella grande maggioranza dei casi, la pressione non raggiunge livelli abbastanza

alti da essere considerati pericolosi, ma la tendenza `e quella di aumentare con il

passare del tempo. Comunque, non dovrebbe mai essere trascurata. `E essenziale

riconoscere il fatto che la pressione alta `e l’anello finale di una catena di cause

– 125 –

ed effetti che iniziano presto nella vita di un paziente; le tensioni del mondo del

lavoro e gli affari personali affaticano il sistema nervoso.

L’eccessiva attivit`a sessuale `e una delle cause principali.

Eccessi di alimentazione, caff`e, t´e, tabacco, alcol e mancanza di tranquillit`a

sono tra le cause pi`u comuni. Anche il consumo di sale contribuisce alla sua

produzione, ma attribuire solo ad esso la pressione alta significa ignorare tutte le

altre influenze nella vita del paziente.

Si afferma che l’ipertensione sia la causa delle malattie cardiache, e che venga

provocata dai nervi.

Il fatto che anche le sostanze prodotte dai reni, dalle ghiandole surrenali, forse

dalle ghiandole pituitarie e tiroidee, possono provocare la pressione alta, indica

che la condizione `e pi`u seria di una semplice irritazione nervosa e che `e un sintomo

di uno stato generale relativo all’organismo. Se questo `e vero, il rimedio non

consister`a in un temporaneo e forzato abbassamento della pressione, ma in una

scrupolosa rimozione delle cause del danno provocato all’organismo.

Generalmente, il trattamento deprime il sistema nervoso. Le operazioni chirurgiche

di rimozione della ghiandola tiroidea e di porzioni del sistema nervoso

del simpatico, sono entrambe basate sulla convinzione che siano gli organi

del corpo la causa della malattia. Il fatto che negli animali non si manifesta mai

spontaneamente il fenomeno della pressione alta, ci fa capire che nell’ipertensione

dell’uomo `e coinvolto il sistema nervoso.

Medicine intese a deprimere il sistema nervoso, a rilassare il sistema arterioso

e a deprimere il cuore sono i mezzi pi`u comuni usati per ridurre la pressione

sanguigna nei casi di ipertensione. Non `e necessario sottolineare il fatto che tali

trattamenti non rimuovono le cause e, permettono l’abbassamento della pressione

solo fino a che le medicine verranno ingerite. In verit`a in molti casi, nonostante gli

effetti deprimenti delle medicine, la pressione tende a salire. I farmaci presentano

sempre degli effetti collaterali pericolosi, e si `e costantemente alla ricerca di tipi

meno dannosi. I trattamenti attualmente in uso non risultano soddisfacenti n`e per

il paziente, n`e per il medico.

Le cause molteplici rendono il trattamento specifico una tragedia. Un trattamento

deve avere tante sfaccettature quante ne ha la causa. Non avr`a senso, ad

esempio, interrompere l’abitudine del paziente di consumare sale e permettergli

di fumare. Per raggiungere risultati durevoli e sicuri, ogni elemento di cause deve

essere eliminato. Dobbiamo anche ricordarci che nei casi di pressione alta siamo

di fronte al sintomo di uno stato sistematico generale formatosi col passare degli

anni e frutto di molti antecedenti collegati tra loro.

Se vogliamo raggiungere la riduzione permanente della pressione dobbiamo

correggere totalmente l’anormalit`a relativa all’organismo. Un trattamento indirizzato

solo al sintomo non pu`o che fornire unicamente un breve sollievo.

La rapidit`a con cui il digiuno provoca la notevole riduzione della pressione

– 126 –

sanguigna indica l’importanza del riposo nel diminuire la tensione e l’eccitazione

relativa all’organismo. La riduzione pu`o essere talmente grande in poco tempo da

strabiliare il paziente. Man mano che le sostanze tossiche vengono eliminate il

sistema nervoso appare meno irritato, le funzioni dei reni, delle ghiandole surrenali,

pituitarie e tiroidee vengono ristabilite e la pressione ritorna a livelli normali,

addirittura inferiori, e tende a rimanere cos`ı anche dopo la ripresa dell’alimentazione.

Infatti, rimarr`a normale o quasi, fino a che il paziente vivr`a in maniera da

evitare un ulteriore sviluppo di tossiemia.

Tutto questo vuole dire che la riduzione della pressione ottenuta per mezzo del

digiuno, `e una riduzione naturale e non una condizione forzata. L’organismo non

viene danneggiato in questo modo come, invece, accade con la rimozione di una

ghiandola o di una parte del sistema nervoso. Se invece di eliminare gli organi

eliminassimo le cause, potremmo garantirci degli effetti pi`u durevoli e sicuri.

Come in tutte le altre situazioni, se le cause che hanno prodotto le condizioni

iniziali non vengono rimosse, i sintomi si ripresenteranno. Il digiuno `e un mezzo

per raggiungere e mantenere un modo di vita corretto.

– 127 –

Il digiuno e il cuore

In passato, i medici affermavano che se una persona dovesse trovarsi per sei giorni

senza cibo, il cuore subirebbe un collasso e la morte sopravverrebbe. In alcuni

circoli scientifici, nonostante molti esempi dimostrassero il contrario, si sosteneva

che il digiuno causava il collasso cardiaco; questo dur`o fino al famoso sciopero

della fame di Cork, nel 1920.

Protestando contro il loro arresto, avvenuto in seguito alla ribellione dei patrioti

irlandesi, Terence Mac Swiney, sindaco in Irlanda, ed i suoi compagni si

astennero da cibo per periodi di tempo che oscillarono tra i settanta ed i novantaquattro

giorni. Con i loro lunghi digiuni dimostrarono l’inesattezza della teoria

del “collasso cardiaco” per mancanza di cibo. Oggi, ci troviamo costretti a

riconoscere il fatto che il digiuno, invece, di indebolire il cuore, lo rinforza.

Altri digiunatori hanno dimostrato che l’uomo pu`o astenersi dal cibo per lunghi

periodi di tempo senza pericoli per la salute. I digiuni condotti dai primi

igienisti, dimostrarono l’ingannevolezza del concetto del collasso da digiuno

molti anni prima che questo venisse abbandonato dal mondo scientifico.

A tale riguardo, Hereward Carrington, medico, autore di Vitality, Fasting and

Nutrition, dichiara : ≪Che il cuore venga notevolmente rinforzato e rinvigorito dal

digiuno `e fuori da ogni dubbio. Secondo me il digiuno `e il mezzo migliore per

rafforzare un cuore debole, essendo l’unico mezzo adatto ad esso≫. Egli attribuiva

questi i miglioramenti a tre fattori fondamentali:

1. Al riposo, componente del digiuno.

2. Al miglioramento della circolazione sanguigna.

3. All’eliminazione degli “stimolanti” che i pazienti in generale, ed i sofferenti

di cuore in particolare, sono soliti consumare.

Se consideriamo l’angina pectoris una malattia del cuore che si sviluppa dalla

stimolazione costante di tabacco, caff`e, t`e, combinazioni alimentari sbagliate

ed eccessi di carboidrati, e osserviamo gli effetti del digiuno in questi pazienti,

saremo sorpresi nel constatare la rapidit`a con cui il cuore supera le sue difficolt`a.

Gli individui che tendono a sovralimentarsi e ad eccedere in tutto, sono soggetti

ad l’angina pectoris. Il loro modo di vivere affatica costantemente il cuore.

Il riposo rappresenta la necessit`a pi`u immediata.

Durante gli ultimi venticinque anni, pi`u di cinquanta medicine e trattamenti

chirurgici sono stati proposti come rimedi all’angina pectoris. L’angina fu

considerata una malattia “auto-limitata”.

Come possiamo stabilire che il digiuno rappresenta un rimedio valido nei casi

di angina? Noi non sosteniamo che il digiuno sia una “cura”. Sosteniamo solo

che alleggerisce di molto il lavoro del cuore in maniera da permettere ad esso di

tornare ad una condizione normale pi`u rapidamente.

≪Il cuore `e certamente migliorato e ha rallentato i suoi battiti; non riesco pi`u

neanche a sentirlo≫. Era quello che un canadese non vedente mi stava raccontando.

Aveva condotto un digiuno di pochi giorni e da poco aveva ripreso ad

alimentarsi. Prima di iniziare il digiuno, mi aveva detto che da diverso tempo il

battito cardiaco era talmente forte da disturbarlo, specialmente durante la notte.

Niente pi`u del digiuno riesce a calmare un cuore che batte rapidamente ed un

sistema eccitato. Il riposo che esso provoca alleggerisce il lavoro del cuore e tale

organo si riposa. Con meno lavoro da svolgere il cuore pu`o ristabilirsi da solo.

Il digiuno, come gi`a affermato in precedenza, `e un periodo di riposo fisiologico.

Non esplica alcuna funzione, ma d`a l’opportunit`a al corpo di fare da solo

quello che in condizioni di super-attivit`a non pu`o fare.

In stato di astinenza esso pu`o svolgere i compiti che in condizione di saziet`a gli

sono vietati. Il miglioramento del cuore durante un digiuno `e talmente regolare

ed uniforme da dimostrare pienamente le affermazioni di Carrington. Esistono

naturalmente delle condizioni cardiache troppo avanzate senza nessuna possibilit`a

di miglioramento ed in questi casi il digiuno pu`o fare ben poco.

In centinaia di casi di malattie cardiache da me osservati durante digiuni di

diversa lunghezza, solo pochi non hanno sviluppato cuori rinforzati e rinvigoriti.

Molti, anche quelli considerati “incurabili”, sono tornati normali. Cuori accelerati

hanno rallentato la velocit`a, cuori stranamente lenti hanno acquistato velocit`a,

cuori deboli hanno aumentato la loro forza, cuori irregolari sono diventati normali

in tempo e frequenza, cuori che saltavano le pulsazioni (una su quattro) sono tornati

normali, ed altri sono stati i miglioramenti osservati nelle funzioni cardiache

(`e inutile dire che il digiuno non permette al cuore di rigenerare una valvola nuova

al posto di una distrutta).

Poich`e il digiuno alleggerisce il cuore da un grave peso, i miglioramenti non

dovrebbero sorprendere. Il cuore viene nutrito pi`u adeguatamente dalle riserve

nutritive del corpo, piuttosto che dai materiali provenienti giornalmente dal tratto

digestivo.

Il riposo fornito al cuore per mezzo del digiuno viene classificato in due modi

principali:

1. Una notevole diminuzione nel numero delle pulsazioni del cuore. Un cuore

che pulsa ottanta battiti al minuto scender`a a sessanta o anche meno battiti.

Se il cuore pulsa ad una velocit`a pi`u rapida di ottanta battute, il calo sar`a

ancora pi`u evidente.

Prendendo il primo caso delle ottanta pulsazioni al minuto con diminuzione

a sessanta, osserveremo un risparmio di venti pulsazioni al minuto con

diminuzione nella quantit`a di lavoro che il cuore deve svolgere.

Naturalmente poi, esistono le solite fluttuazioni della velocit`a cardiaca dovuti

agli sforzi e alle emozioni.

2. Un altro fattore del riposo `e la diminuzione della pressione sanguigna. Se

la pressione `e di 160 mm, rapidamente scender`a a 140, 130 fino a 115, e

rimarr`a a questi valori per tutta la durata del digiuno. Mi ricordo del caso

di una donna che aveva una pressione sistolica di 295 mm, in meno di due

settimane diminu`ı a 115 mm. Questo significa che il cuore svolgendo il suo

lavoro incontra una resistenza minore. Batte con minor forza. Pulsazioni

pi`u leggere e di numero inferiore forniscono riposo al cuore stanco e danneggiato.

In tali condizioni esso pu`o ristabilirsi ed in molti casi dichiarati

“incurabili”, questo `e avvenuto.

Le suddette fonti di riposo per il cuore, le considero primarie. Ve ne sono

altre che io chiamo secondarie. Tra queste al primo posto si trova il calare di

peso. Esso vale per gli individui grassi la cui costituzione `e tale da costringere il

cuore a lavorare con pi`u forza per permettere al sangue di circolare in una cos`ı

grande massa. Anche se la pressione diminuisce pi`u in fretta rispetto al calo di

peso, questo fattore allevia il cuore da un grosso fardello. Ogni grammo perso

alleggerisce il cuore dalle fatiche che era costretto a fare.

Un altro fattore da considerare `e che negli scompensi l’abbassamento nella

velocit`a di pulsazione non `e immediato e rapido come nei casi di digiuno

ordinario.

Lo scompenso `e l’incapacit`a del cuore di mantenere una circolazione adeguata.

Viene caratterizzata da difficolt`a respiratorie (dispnea), da pallore livido delle

labbra e delle dita (cianosi), da contrazioni cardiache rapide ma deboli, da minore

escrezione urinaria che, nei casi gravi, accumula liquidi nei tessuti: edema,

idropisia, anasarca.

Il cuore gi`a indebolito, con l’aumento di lavoro provocato dall’accumulo di

liquidi, si trova in difficolt`a. La massa di lavoro comincia a divenire intollerabile

e lentamente esso si indebolisce sotto tale fardello. Man mano che il cuore

– 130 –

si indebolisce l’idropisia aumenta e conseguentemente anche il lavoro del cuore

aumenta. Si stabilisce un circolo vizioso dal quale `e difficile evadere.

Un’altra fonte di edema risiede nel sale comune da cucina (cloruro di sodio).

Questo tipo di sale `e inutilizzabile e velenoso. Viene eliminato con difficolt`

a, pertanto tende ad accumularsi nei tessuti della superficie, appena sotto

la pelle; nelle cavit`a in cui si deposita, insieme all’acqua che lo diluisce, forma

acqua salmastra. Tale edema provocato dal sale, e a volte talmente evidente

da venire individuato immediatamente (a volte per`o rimane nascosto), affatica il

cuore ed i reni.

L’organismo del paziente a digiuno `e in grado di riportare in circolazione il

sale e l’acqua che successivamente verranno espulsi. Generalmente in tali casi

avviene una notevole escrezione urinaria di cloruro di sodio, a volte fino a 78

grammi di sale al giorno. Delle attente osservazioni biochimiche hanno dimostrato

che il digiuno provoca un notevole aumento nell’escrezione di cloruro di sodio,

anche nei casi in cui l’escrezione urinaria appare ridotta.

Poich`e durante il digiuno la quantit`a di cloruro di sodio nel sangue rimane

inalterata, si deduce che il sale espulso proviene dall’edema.

Il primo passo nell’escrezione degli accumuli di acqua salata consiste nel permettere

il ritorno in circolazione di acqua e sale. Il digiuno facilita l’assorbimento

dei liquidi dai tessuti e la loro successiva escrezione. Quando con il digiuno si

interrompe l’assunzione giornaliera di sale, si permette all’organismo di ritirare

l’acqua e il cloruro di sodio dai tessuti edematosi. L’edema nascosto e l’idropisia

scompaiono rapidamente.

Il principio di alleggerire il lavoro del sistema circolatorio ed in particolare del

cuore con la diminuzione della quantit`a di cibo consumata e l’eliminazione del

sale dalla dieta, tocca il suo apice quando il malato di cuore si sottopone a digiuno.

Spesso `e necessario persino ridurre la quantit`a di acqua ingerita giornalmente. `E

necessaria la riduzione di acqua specialmente nei casi di edema molto evidenziati

per facilitare l’escrezione del liquido dai tessuti.

Negli scompensi cardiaci, spesso si verifica la stasi renale, arresto del flusso

sanguigno che danneggia la funzione dei reni. Il digiuno sembra provocare un

miglioramento immediato in questa funzione, al punto di aumentare istantaneamente

l’eliminazione. Sulla questione del consumo di acqua in queste condizioni

vi sono punti di vista discordi: alcuni sostenitori del digiuno affermano che si

pu`o consumare tutta l’acqua che si vuole, basandosi sul concetto che i reni funzionano

meglio in presenza di molta acqua; altri sostengono che l’assunzione di

grandi quantit`a d’acqua rallenta l’escrezione degli accumuli edematosi. Secondo

me bisogna limitare il consumo di acqua.

Il cuore, per mezzo dell’aumentata escrezione dei reni appare molto alleggerito

di acqua e cloruro di sodio, perch`e l’edema risulta ridotto o eliminato.

Qualcuno sostiene inoltre che il digiuno pu`o influenzare beneficamente alcuni

centri vaso-motori (i centri nervosi che controllano la circolazione) causando un

miglioramento nella condizione del cuore e delle arterie.

Naturalmente sarebbe sbagliato affermare che l’escrezione di acqua e cloruro

di sodio, negli stati di idropisia, possa considerarsi la causa unica della sparizione

dei sintomi. Il concomitante miglioramento generale della condizione cardiaca

e circolatoria deve essere tenuto in considerazione, ma c’`e ragione di pensare

che l’aumento di escrezione urinaria e l’assorbimento dai tessuti di acqua e sale

siano dovuti, in grande misura, al miglioramento dell’azione circolatoria generale;

miglioramento che tende a rimanere tale anche dopo il ritorno all’alimentazione.

Un medico italiano, Giorgio Dagnini, studi`o i risultati provocati dal digiuno

in sedici casi di scompensi cardiaci e present`o il rapporto dettagliato delle sue

osservazioni all’Istituto Generale di Medicina Terapeutica dell’Universit`a di Modena.

Devo ringraziare un medico americano, anche lui interessato alla materia,

per essersi occupato della traduzione in lingua inglese dello scritto.

Di questi sedici casi, alcuni dei quali erano stati precedentemente indicati come

“refrattari alla terapia a base di medicinali per il cuore”, Dagnini constat`o il

grave stato di scompenso cardiaco. Oltre al digiuno, i pazienti furono fatti riposare

a letto e fu loro permesso di bere acqua a volont`a, ma non furono somministrati

farmaci. Dodici tra loro soffrivano di edema delle cavit`a seriose; i rimanenti

quattro non presentavano edema.

Nei dodici pazienti edematosi le diagnosi cliniche furono sclerosi miocardica

(indurimento del muscolo cardiaco) in sei casi; stenosi mitrale in due casi (rimpicciolimento

o restringimento della valvola mitrale cardiaca); stenosi mitrale ed

aortica (stenosi della valvola mitrale ed aortica) in un caso; insufficienza mitralica

(incapacit`a a chiudersi della valvola mitralica) in un caso; ipertensione maligna e

asma cardiaca in un caso; ipertensione e malattia cardiovascolare, fibrillazione e

sclerosi miocardica in un caso.

Entrambi i sessi erano coinvolti e le et`a oscillavano tra i 24 ed i 75 anni. Il

digiuno dur`o da cinque giorni (i pi`u brevi) a sette (i pi`u lunghi). Del gruppo

non-edematoso, tre avevano la stenosi mitrale ed uno l’ipertensione con sclerosi

miocardica.

Solo un uomo ne faceva parte. Il pi`u giovane del gruppo aveva 38 anni, il pi`u

vecchio 64; questi pazienti digiunarono per sette giorni.

Tutti i digiuni in questi casi dimalattie cardiache furono brevi, tuttaviaDagnini

afferm`o: ≪`E stato osservato che i pazienti cardiaci trattati con il digiuno mostrano

un’aumentata escrezione urinaria ed un rapido riassorbimento del fluido

edematico e delle seriose peritoneale e pleurale≫. Nel gruppo non-edematoso,

l’escrezione di cloruro di sodio apparve “normale”. Questo pu`o indicare che l’edema

negli altri casi poteva essere il risultato tanto di un consumo di sale quanto

di una debolezza cardiaca. Tra i dodici pazienti edematosi, vorrei citare solo un

– 132 –

caso per descrivere gli sviluppi che si presentano quando un paziente cardiaco

viene sottoposto a digiuno.

Il soggetto era un ragazzo di 24 anni a cui era stata diagnosticata una stenosi

mitrale. Era in condizioni gravi, con un danno serio alla regione destra del

cuore. Il cuore appariva ingrossato fino all’osso iliaco. Aveva siero nella pleura,

un edema nelle estremit`a inferiori e difficolt`a di respirazione. Prima di essere accettato

all’istituto, questo paziente era stato sottoposto ai soliti trattamenti con i

medicinali per il cuore.

All’istituto, invece, fu sottoposto ad un digiuno di sette giorni. Gi`a dal terzo

giorno apparvero i miglioramenti. Il fegato si restrinse alla sorprendente

velocit`a di due centimetri al giorno. Il liquido edemico venne riassorbito rapidamente.

Alla fine del settimo giorno il fegato era di tre centimetri sotto le costole

e l’edema generalizzato era scomparso.

Si manifest`o un notevole miglioramento della sierosa pleurale. L’escrezione

urinaria fu significante in questo caso. A 250 cc all’inizio, aument`o rapidamente

ed al quinto giorno raggiunse la quota di 3700 cc, la media, da quel momento

in poi, fu di 2000 cc. In questo caso la diuresi facilit`o la rimozione dell’edema.

L’osservazione di Dagnini che il digiuno `e benefico in molti casi di scompensi

cardiaci merita, quindi, ogni considerazione.

Egli sostiene che: ≪Tutti i diversi effetti si sommano potenziandosi e danno

come risultato il ristabilimento di una funzione cardiovascolare normale o quasi≫.

Purtroppo i suoi digiuni furono di durata troppo breve per poter completare i risultati,

ed egli non fu in grado di descrivere le fasi successive: in cosa consistesse

l’alimentazione dei pazienti in seguito all’interruzione del digiuno, quali attivit`a

fisiche svolgessero, quali sviluppi si verificarono successivamente. Ma le sue osservazioni,

per quanto limitate, sono sufficienti a stabilire gli effetti benefici del

digiuno in una grande gamma di anormalit`a cardiache.

Un individuo intelligente praticher`a il digiuno molto prima che le sue condizioni

cardiache raggiungano gli stadi descritti da Dagnini. Nonostante i benefici

ottenuti, non vi `e dubbio che questi fossero casi finali le cui condizioni non

avrebbero certo fatto sperare un ristabilimento.

Il digiuno dovrebbe essere attuato quando ancora esiste la possibilit`a di un

recupero spontaneo.

Non credo sia necessario ripetere che `e molto importante che questa pratica

venga seguita da un esperto. Nessun malato di cuore dovrebbe tentare il digiuno

da solo.

Le coliti

La colite `e l’infiammazione del colon.

Per comprendere la funzione del colon, esaminiamo una breve descrizione fisiologica.

Anatomicamente il colon dell’uomo `e diviso in tre sezioni: ascendente,

trasversa e discendente. Inizia con un sacchetto chiuso, il cieco, dove termina

l’intestino crasso. L’appendice vermiforme `e attaccata al cieco. Immediatamente

sopra all’appendice, il cieco riceve l’intestino crasso, quasi ad angolo retto.

La parte superiore del cieco si incorpora nella parte iniziale della porzione

ascendente di colon. Questa passa sulla destra in un punto vicino al fegato, dove

forma un angolo (flessura destra) e dove inizia la seconda porzione, il colon

trasverso.

Quest’ultimo passa con una leggera curva lungo il fianco sinistro dell’addome

dove forma un altro angolo (flessura sinistra). Sotto la milza il colon diventa

discendente, si immette nella flessura sigmoide e gira irregolarmente verso il basso

formando una specie di “S”. Tra la parte finale dell’intestino crasso (ileo) ed il

cieco, vi `e una valvola formata da unmuscolo sfintere e conosciuta come la valvola

ileo-ciecale. Il retto viene chiuso da un’altra valvola (lo sfintere rettale).

La funzione del colon `e di trasportare i residui digestivi in alto verso il cieco,

attraverso il colon trasverso, ed in basso attraverso il sigmoide al retto, e quindi,

al mondo esterno. La digestione viene completata nell’intestino crasso ed `e l`ı che

le porzioni digerite di cibo vengono assorbite. Piccole quantit`a d’acqua possono

venire assorbite dal colon, ma `e l’intestino crasso quello adatto all’assorbimento

degli alimenti. Sembra che non avvenga nessun assorbimento di tossine nel

colon.

Esso, come tutto il resto del tratto alimentare, `e ricoperto da una membrana

chiamata rivestimento mucoso. L’irritazione o l’infiammazione del colon viene

definita colite o colonite. Indicata da molti esperti come la malattia pi`u comune

degli uomini civili, la colite `e molto rara tra le popolazioni incivilizzate.

La stitichezza`e probabilmente il sintomo piu fastidioso della colite, anche se spesso

si alterna a diarrea. Se la colite `e acuta (diarrea) potrebbe esserci muco nella sostanza

escreta. Tutte le forme di coliti trattate in questo capitolo sono classificate

come “coliti mucose”.

Nei casi di colite `e frequente una condizione di spasmo nel colon, specialmente

se il caso `e abbastanza serio. Spesso si verifica anche un avvelenamento

del colon trasverso, l’enteroptosi. Il colon pu`o avvallarsi anche in assenza di colite

e la colite pu`o presentarsi senza il manifestarsi dell’avvallamento, ma quasi

certamente la colite spastica include entrambe le situazioni. `E tuttavia, sbagliato

attribuire alla stitichezza spastica la causa della colite mucosa. Sostenere tale

punto di vista sarebbe tanto illogico quanto attribuire alla colite le cause della

stitichezza spastica.

Nelle coliti croniche l’infiammazione pi`u evidenziata potrebbe essere situata

in diverse parti del colon e da questo derivano le varie denominazioni come

sigmoidite, proctite, ecc.

La condizione pu`o rimanere oscura per lunghi periodi di tempo, ed il soggetto

pu`o essere conscio solo dei disturbi addominali che attribuisce semplicemente alla

stitichezza o a formazioni di gas nello stomaco. Quando nelle feci appare il muco,

la condizione `e gi`a avanzata. Man mano che la colite si intensifica, il muco nelle

feci pu`o apparire di consistenza gelatinosa, oppure le feci possono essere ricoperte

di muco con striature di sangue. A questo punto si `e senza dubbio in presenza di

una colite.

Non intendo in questa sede trattare tutte le variazioni originatesi dall’immagine

comune della colite. Queste possono anche manifestarsi, ma a scopi pratici

appaiono di poca importanza. Poich`e il colon `e diviso in sezioni, `e possibile riscontrare

forme particolari di colite come la proctite, sigmoidite ed altre, ma la

cosiddetta malattia `e la stessa in ciascun caso.

Consideriamo le due suddette “malattie”. Non esiste una reale divisione tra

il sigmoide e il retto. Se si riesce ad immaginare come un capello potrebbe dividere

queste due sezioni continue del colon, non dovrebbe essere difficile considerare

folle il denominare l’infiammazione sviluppatasi da un lato sigmoide, e

se si estende solo in un centimetro oltre la membrana di rivestimento del retto,

chiamarla proctite. Sarebbe come chiamare i foruncoli della guancia destra in un

modo e quelli della guancia sinistra in un altro.

Creiamo lo stesso stato confusionale nel classificare le infiammazioni secondo

la parte in cui si sviluppano. L’infiammazione della membrana di rivestimento

del naso `e una rinite, l’infiammazione della membrana di rivestimento delle cavit`a

nasali `e una sinusite, l’infiammazione del dotto bronchiale `e una bronchite; ora

questi non sono altro che nomi differenti attribuiti ad una stessa condizione che si

manifesta in parti diverse. La gastrite `e la stessa infiammazione che si sviluppa

nella membrana dello stomaco. Classificare queste infiammazioni locali con nomi

diversi serve solo a creare confusione.

Spesso `e molto difficile diagnosticare correttamente la forma di colite che ha

colpito un paziente e scoprire la posizione dell’infiammazione.

La capacit`a di diagnosticare non indica una familiarita con la causa.

In questa sede siamo pi`u interessati a scoprire la causa dei disturbi del paziente

che individuare quale sezione del colon sia irritata o spastica. I sintomi delle coliti

sono uguali nel genere, ma differiscono nella posizione e nella intensit`a. Un fatto

importante da sottolineare `e che ogni caso che presenta il marchio della cronicit`a

ha un complesso “del colon”; cio`e una psicosi negativa o depressiva.

Le persone malate o sofferenti, raramente appaiono felici ed allegre. Ansiet`a,

apprensione e conseguente depressione rappresentano la regola nelle malattie. `E

quasi impossibile rimanere mentalmente o emotivamente indifferenti al dolore

fisico. Un certo grado di autocommiserazione trova alloggio anche nelle menti

dei pi`u stoici. Se consideriamo la natura della colite ci accorgeremo che non `e

sorprendente il fatto che il malato diventi depresso o ansioso. Molti neurotici o

psicotici sono tali solo in conseguenza a coliti di lunga durata. Nel 95% dei casi

di colite cronica, la stitichezza `e una caratteristica dominante. In genere continua

per anni, durante i quali il malato prova ogni lassativo, purgante, t´e, olio, clistere,

irrigazione, ed altri mezzi di sicuro “sollievo”, senza mai rendersi conto che la

stitichezza `e solo un sintomo. Nonostante tali mezzi possano forse fornire un

sollievo temporaneo nel tempo non fanno altro che aggravare la situazione.

Tutti i malati di colite soffrono di indigestione gastrica ed intestinale, nonch`

e di gas nell’intestino, con pi `u o meno dolore. Accusano sempre un senso di

saziet`a o di malessere. Spesso in questi casi si manifestano mal di testa acuti ed

intermittenti. Molti pazienti accusano una sensazione di rigidezza e tensione, adddirittura

dolore, nei muscoli del collo, con dolore appena sotto l’articolazione tra

il collo e la testa.

Frequentemente descrivono i loro sintomi come “una sensazione di rigidit`a”.

La maggioranza di questi casi `e anemica e dissemica. Sono magri e denutriti

anche se la colite non `e assolutamente limitata a tali soggetti. La lingua `e spesso

bianca, il sapore cattivo e cos`ı l’alito.

Pu`o manifestarsi una sensazione di strematezza, con mancanza di entusiasmi

ed ambizioni. Immediatamente dopo l’espulsione dal colon di un grande accumulo

di muco pu`o manifestarsi la nausea. A questo segue invariabilmente una

sensazione di sollievo.

Nei casi di colite, l’aspetto `e misero, l’espressione facciale ansiosa, apatica.

Il paziente pu`o apparire molto nervoso, irritabile, eccitabile, pu`o anche

cadere in stati di isterismo o di melanconia.

Non sono solo un fastidio per s`e stessi, ma lo sono anche per gli altri. Nei casi

a lungo decorso l’intera attenzione del paziente si concentra sul suo stato fisico.

Molti malati di colite si abituano all’uso continuo di medicinali. Provano di tutto

nella speranza di trovare il rimedio alle loro sofferenze. Esauriscono la lista di

– 136 –

lassativi, tonici e digestivi. Passano da un medico ad un altro, e questi studiano

i loro sintomi e confondono le loro idee. Clisteri, irrigazioni, diete, e psichiatri,

vengono tentati invano. Alcuni si mettono a studiare l’anatomia, la fisiologia e gli

alimenti arricchendo il proprio vocabolario di parole spesso prive di significato.

`E

stato pi`u volte sostenuto che i tipi pi`u leggeri di malattie mentali si originano

dalle infiammazioni al colon. O per lo meno che i casi mentali tenuti nascosti sviluppano

spesso coliti. Tali casi rendono chiaro il fatto che le reazioni mentali alla

colite sono realt`a e non fantasie. Un esperto in materia, asserisce che l’irritazione

cronica al colon forma le basi di disturbi mentali e fisici pi`u di ogni altra anormalit`

a funzionale. La cosa pi`u importante nel trattare i malati di colite `e di ignorare

i sintomi e le manifestazioni pi`u acute, concentrando l’attenzione sulla rimozione

delle cause della sofferenza. Siamo convinti che lo sviluppo della colite `e concomitante

alla ritenzione di sostanze tossiche ed al loro accumularsi nel sangue e

nella linfa. Il mezzo che riuscir`a a liberare il corpo da tali sostanze rappresenter`a

la cura adeguata per chi soffre di colite. La mente del paziente e di chi si occupa

della sua guarigione deve essere liberata dal fantasma dei sintomi locali. I disturbi

possono essere notevolmente ridotti in quanto il muco, il gas, la spasticit`a, la stitichezza

e l’irritabilit`a nervosa, n`e singolarmente, n`e collettivamente rappresentano

la causa della malattia.

Non ci si pu`o attendere un ristabilimento senza un periodo prolungato di riposo

assoluto, lontano da amici e parenti e dai debilitanti fattori ambientali. Il riposo

fisico significa stare a letto. Significa cessare ogni attivit`a e rilassarsi. Il riposo

mentale richiede tranquillit`a. Esso vuol dire eliminare le preoccupazioni, le paure,

l’ansiet`a e le emozioni deprimenti. Il riposo sensorio richiede quiete e liberazione

dalle eccitazioni sensorie. Il riposo fisiologico pu`o essere ottenuto solo con l’astinenza

dal cibo. Il digiuno provoca il rilassamento dell’intestino e dello stomaco

spastico.

Il digiuno `e di gran lunga pi`u indicato delle diete. Il digiuno aumenta quella

parte di metabolismo che elimina le sostanze di rifiuto e ringiovanisce i nervi

affaticati e le stutture cellulari. Permette al corpo di stabilire, a suo modo, una

normale chimica sanguigna. Un uomo non pu`o sapere quali siano i processi con

cui ristabilire la giusta chimica nel sangue. Nessuno pu`o riprodurre o imitare i

modi con cui l’organismo riesce ad eliminare e ristabilire l’equilibrio nel sangue.

L’irritazione provocata nell’intestino dalla continua assunzione di medicinali

aumenta le sofferenze del paziente, e peggiora la condizione. I clisteri

indicativi sono altamente irritanti. I clisteri contengono saponate, melasse ed altre

sostanze nocive.

`E

importante sapere che la colite `e solo una parte dell’irritazione e dell’infiammazione

generale delle superfici mucose dell’organismo (pochi anni fa sarebbe

stata definita come catarro) e ci`o che liberer`a il paziente dalla colite, nello stesso

– 137 –

tempo, lo liberer`a anche dalle irritazioni in altre parti del corpo: naso e gola, utero

e vescica, ed altre.

La frequente condizione definita diarrea `e semplicemente una colite di breve

durata. Nella maggioranza dei casi non `e grave e dura uno o due giorni (a volte

pi`u); `e abitudine comune ignorare le condizioni del colon e ricorrere a metodi

artificiali per sopprimere la diarrea. Spesso, la condizione non `e niente di pi`u

di una irritazione temporanea degli intestini causata dalla fermentazione dei

cibi. Vale specialmente se sono i bambini a presentarla. Crisi ripetute di questo

genere tendono ad evolversi in coliti croniche.

Gi`a nel 1918, Richard G. Cabot, medico alla Scuola di Medicina dell’Universit`

a di Harvard ed all’Ospedale Generale del Massachussets, scriveva nel suo

libro A Layman’s Handbook of Medicine: ≪Come regola, la semplice diarrea o la

colite acuta, negli adulti, guarisce in una settimana o dieci giorni. Le cure sono

il riposo, il calore e il digiuno≫. Tutto ci`o `e indicato sia per gli adulti che per i

bambini, anche se secondo lui una purga al presentarsi della diarrea aiuterebbe.

La cosa importante da osservare `e il riconoscimento del valore del digiuno nei casi

di diarrea.

Sento il dovere di chiarire che una settimana o dieci giorni costituiscono un

tempo maggiore a quello necessario per la cessazione di tale sintomo quando si

intraprende il digiuno al primo apparire della diarrea. In genere, due o tre giorni

sono sufficienti.

La psoriasi e gli eczemi

Uno studente di circa vent’anni, con tutte le ambizioni e le speranze tipiche di

quegli anni, si trovo costretto ad affrontare una situazione apparentemente disperata.

Tutto il suo corpo, compresi gli arti ed il viso, era coperto da una massa di

eruzioni squamose. Il nome scientifico di questo problema della pelle `e psoriasi.

Ne soffriva da molti anni; anche le palpebre e le labbra apparivano nello stesso

stato. Aveva provato ogni possibile “cura” senza trarne alcun beneficio. Radiografie,

pomate e cortisone, avevano procurato tutte nelle migliori delle ipotesi, solo

un sollievo temporaneo. I medici dichiararono: ≪Stiamo facendo il possibile. Il

problema `e che non esiste una cura specifica≫.

Anno dopo anno questo paziente si affido alle cure degli specialisti della pelle,

chiamati anche dermatologi, ma i loro trattamenti non fecero altro che aggravare

l’irritazione.

Allora il soggetto rivolse una domanda che esulava dal campo medico:

≪Pensate che il digiuno possa aiutarmi?≫. La risposta fu: ≪Forse≫. Entro in

un istituto che trattava i pazienti con il metodo del digiuno ed altri sistemi nutrizionali.

Lo sottoposero a digiuno ed a bagni solari giornalieri. In tali condizioni

`e facile osservare il progressivo scomparire della malattia ed il ristabilirsi della

pelle. In poche settimane la pelle del ragazzo appariva pulita. Poteva di nuovo

guardarsi allo specchio; poteva affrontare la vita con allegria.

La pelle umana, il piu grosso organo del corpo `e da paragonare al fegato ed

al cervello per la quantit`a e la versatilit`a delle sue funzioni. Organo altamente

complesso contenente nervi, vasi sanguigni, ghiandole, cellule pigmentali e grasso,

questa struttura impermeabile e resistente ai gas ricopre il corpo come fosse

una busta e si viene a trovare tra i delicati organi interni e l’ambiente esterno. `E il

radiatore ed il condizionatore d’aria del corpo che regola, per mezzo del sudore,

la temperatura ed il normale equilibrio dell’acqua.

In leggera misura, serve ad alimentare le sostanze di rifiuto. La sua pigmentazione

protegge contro gli eccessi dei raggi solari. Utilizzando il sole, produce

vitamina D. Immagazzina sangue e grasso ed `e il pi`u grande organo di senso del

corpo; le estremit`a nervose in essa presenti, ci permettono di avvertire il calore, il

freddo, la pressione e tutte le sensazioni percepibili per mezzo dei polpastrelli.

La pelle, sfruttata comunemente in modi diversi, rappresenta essenzialmente

un organo vitale. `E soggetta a molte “malattie” di cui la maggioranza sono

infiammazioni dette “dermatiti”.

La pelle viene alimentata dal sangue, non da forme esterne di alimentazione.

All’infuori del sangue non esistono altri nutrimenti per la pelle. Essendo l’involucro

protettivo del corpo, viene in contatto con molte sostanze esterne, spesso

nocive, e danneggiata in moltissimi modi. Fortunatamente i suoi poteri di autoguarigione

sono notevoli, cos`ı sono pochi i danneggiamenti che lasciano tracce

permanenti. La maggior parte delle malattie della pelle sono dovute a cause

relative all’organismo. E di queste dovremmo preoccuparci.

Le dermatiti possono apparire in miriadi di forme, diagnosticate come eczemi,

psoriasi, dermatosi e moltissime altre. Le diagnosi e le secrezioni rappresentano

spesso le variazioni di una stessa condizione. I dermatologi che utilizzano solo

pomate o “rimedi” interni non curano le infiammazioni.

Molti casi sono il risultato di uno stato di tossiemia generale; molti altri

sono il risultato dell’assunzione prolungata di farmaci quali arsenico, mercurio,

iodio, potassio, ecc. Alcune irritazioni vengono provocate dai vaccini, dai

sieri e da altri farmaci. In tutti questi casi il recupero dipende dalla rimozione

della causa; nessuna pomata pu`o farlo.

Spesso i dermatologi sconsigliano, nelle eruzioni cutanee, l’uso di acqua e sapone,

in quanto sostengono che possano aggravare la condizione. In effetti il sapone

puo aggravarla, ma l’acqua sicuramente no. In verita, la pulizia `e indispensabile

in queste condizioni e non lavarsi puo intensificare il problema.

In tutte le eruzioni cutanee, anche nelle peggiori forme di eczema, io consiglio

lavaggi frequenti con acqua tiepida. Pu`o sembrare strano, ma in molti casi la

pulizia `e l’unico mezzo per permettere al paziente di guarire. Pochi bagni e la

malattia della pelle scompare. Bisogna ricordarsi delle sette immersioni nel fiume

Giordano di cui si parla nella Bibbia.

In tutte le eruzioni cutanee la dieta merita la pi`u alta considerazione. Quasi

certamente i soggetti che presentano tale malattia eccedono nell’alimentazione.

Generalmente le loro diete abbondano di amidi e zuccheri. In molti casi le

combinazioni alimentari sono tali da provocare indigestioni. Vi `e l’abitudine

di consumare insieme proteine e amidi.

Spesso questo `e sufficiente per causare indigestione e per provocare l’infiammazione

della pelle. Anche nei casi di assunzione prolungata di farmaci bisogna

stare attenti: molti causano eruzioni cutanee. L’acne da bromuro `e un esempio

comune. Il bromuro viene somministrato in molte condizioni ed `e presente in vari

tipi di medicine consumate regolarmente.

La psoriasi `e caratterizzata da piccole bolle, elevate di poco rispetto alla su-

perficie e coperte di una sostanza scagliosa che si spella, specialmente alle alte

temperature, lasciando la superficie arrossata ed irritata, e la pelle inspessita.

Le bolle possono essere di grandezza simile ad una moneta da dieci lire o

ad una pesca. Si sviluppano sul volto e le rasature le peggiorano. Sono spesso

molto umilianti per quelli in cui la malattia si sviluppa in parti visibili del corpo.

Mi ricordo di una ragazza la cui psoriasi era nascosta sotto i vestiti, ma appariva

evidentissima quando la giovane indossava un costume da bagno. Poich`e era una

buona nuotatrice, fu costretta ad abbandonare tale sport a causa dell’umiliazione

che la sua condizione le provocava.

La malattia pu`o diffondersi in molte parti del corpo. Nelle estremit`a inferiori

le gambe possono apparire coperte completamente. In alcuni casi le scaglie secche

si staccano al solo sfiorare della parte. La psoriasi `e una malattia persistente ed i

pazienti ne soffrono per anni. Pu`o svilupparsi nella parte superiore delle braccia,

vicino ai gomiti, o pu`o anche ricoprire il corpo intero. Tende a migliorare in estate

e a peggiorare durante i mesi invernali.

Tende anche a riapparire dopo che la pelle sembra guarita. Infatti, sembra che

per guarire completamente da questa malattia occorra un lungo periodo di tempo.

Lievi eccessi alimentari o alcolici possono causare il ripresentarsi della malattia.

Pertanto `e indispensabile che il malato di psoriasi viva in maniera sana per evitare

questa ricorrenza. Poich`e un’alimentazione sbagliata sembra peggiorare la

situazione, `e particolarmente importante controllare le proprie abitudini alimentari.

Spesso, se l’eruzione tende a ripresentarsi, pu`o apparire necessario un breve

digiuno.

L’eczema pu`o svilupparsi su ogni superficie del corpo, ma sembra pi `u frequente

sui gomiti, tra le dita e sui polsi, dietro e sugli orecchi, sull’ano e sui

genitali. Spesso si sviluppa sul viso e sull’addome. La pelle tende ad ingrossarsi

ed a spaccarsi; a causa del notevole prurito che l’accompagna, il paziente si

gratta peggiorando ancor di pi`u la situazione. Specialmente le parti dei gomiti,

delle ginocchia e delle caviglie pruderanno e bruceranno pi`u di tutto il resto del

corpo. L’alimentazione sbagliata gioca un ruolo dominante nella produzione e

nel mantenimento di questa infiammazione della pelle. `E essenziale in questi casi

che un digiuno preliminare sia seguito da una dieta adeguata. Il digiuno accelera

la guarigione dell’eczema. Tale malattia viene spesso osservata nei bambini nei

quali appare pi`u persistente che negli adulti. Il digiuno del bambino deve essere

condotto sotto il pi`u attento controllo di un esperto.

Spesso non sono necessari digiuni lunghi, a meno che le condizioni non siano

particolarmente gravi. In alcuni casi, una serie di digiuni brevi, intervallati da

un’alimentazione adeguata, si dimostrer`a appropriata.

Il paziente deve a tutti i costi non grattarsi, ed evitare di coprire la superficie

colpita, in quanto entrambi questi fattori tendono ad aggravare la condizione.

La pulizia `e il modo migliore per prevenire il prurito. Lavaggi frequenti

con acqua tiepida sono essenziali. Molte volte, la pulizia `e l’unico mezzo per

raggiungere un recupero completo.

L’allargamento della prostata

La prostata `e una ghiandola ausiliaria degli organi riproduttivi maschili. `E situata

nella cavit`a pelvica, subito al di sotto della vescica ed immediatamente al di sopra

del diaframma uro-genitale. La ghiandola prostatica secerne un liquido che

viene emesso insieme allo sperma dopo che raggiunge l’uretra. A causa della sua

posizione vicino all’uretra; l’allargamento di tale ghiandola provoca pi`u o meno

l’arresto del flusso di urina.

L’ingrossamento della prostata `e molto comune tra gli uomini al di sopra dei

trentacinque anni di et`a. Per ogni donna che soffre di malattie dell’utero, vi `e

un uomo che presenta l’ingrossamento della prostata, l’irritazione, l’infiammazione

e l’ulcerazione dell’ uretra e del collo della vescica. In molti uomini sopra

i cinquant’anni si presenta l’ulcerazione della porzione uretrale della ghiandola

prostatica.

Queste condizioni possono essere fonti di molti disturbi e sofferenze nell’uomo.

`E

una causa comune di ritenzione dell’urina e di ostruzione della vescica e

spesso, provoca disturbi alla schiena, al bacino e alle gambe, altre volte provoca

anche lombaggine e sciatica. L’irritazione derivante dalla ritenzione dell’urina

porta alla cistite (infiammazione della vescica) e persino all’ulcerazione della

vescica o del collo di questa.

Infatti, non `e esagerato affermare che la malattia della prostata, e la sua influenza

sugli organi circostanti, causa pi`u della met`a dei disturbi degli uomini

oltre i cinquant’anni. Molte malattie degli uomini pi`u anziani, trattate sempre

senza ottenere risultati, non sono che riflessi di malattie genitourinarie, tra cui la

prostatite,o infiammazione della prostata, rappresenta la malattia primaria.

L’ingrossamento della prostata pu`o iniziare presto, a trentacinque anni, o tardi,

dopo i settanta. Gli uomini grassi che conducono vita sedentaria sono pi`u soggetti

a tale malattia, in quanto sia il grasso, sia la vita sedentaria influiscono sulla

circolazione pelvica, e la stasi sanguigna cos`ı provocata `e forse la causa principa-

le dell’ingrossamento della prostata. Tuttavia, gli uomini magri o che svolgono

attivit`a fisica non ne sono immuni.

L’ingrossamento della prostata d`a come risultato la ritenzione di una parte di

ogni minzione: l’urina residua. La pressione esercitata dall’ingrossamento sull’uretra

e sulla bocca della vescica, impedisce il completo svuotamento di quest’ultima.

Il lieve allargamento della prostata causa una leggera ritenzione. Se

l’ingrossamento aumenta, anche la quantit`a di urina ritenuta appare aumentata.

Uno dei disturbi degli uomini oltre i cinquant’anni `e la minzione lenta, accompagnata

dalla crescente ostruzione del flusso di urina. A cinquantacinque o a

sessant’anni si manifesta una piccola ritenzione di urina, il che vuol dire che dopo

l’escrezione, ne rimarr`a sempre una piccola quantit`a nella vescica. L’incapacit`a

della vescica di svuotarsi aumenta lentamente. Nello stesso tempo aumenta anche

la quantit`a di urina ritenuta. L’urina ritenuta avvelena la vescica e, con il tempo,

l’intero sistema, causando molti disturbi o sofferenze, a volte persino la morte.

Man mano che la prostata si ingrossa, il suo peso spinge in gi`u la vescica rendendo

pi`u difficile il suo svuotamento. Con l’aumento della ritenzione, la vescica

diviene pi`u sensibile e si accrescono le difficolt`a di minzione. La cistite, l’infiammazione

della membrana che riveste la vescica (infiammazione provocata dall’urina

residua, forzatamente ritenuta a causa dell’ingrossamento della prostata) `e abbastanza

comune tra gli uomini anziani. Anche l’uretrite, ovvero l’infiammazione

della membrana che riveste l’uretra, `e un risultato dell’irritazione.

Le membrane, queste pellicole sottili che rivestono la vescica e l’uretra, sono

mucose e ricordano le membrane del naso, della bocca e della gola. Ecco perch`e,

quando risultano infiammate, si ha un’eccessiva secrezione di muco o di quella

sostanza che comunemente viene denominata “catarro”.

L’infiammazione continua del collo della vescica provoca una ulcerazione

con leggera emorragia; ecco spiegata la presenza di sangue che osservata,

comunque, non `e troppo frequente.

Raramente il cancro si manifesta in questa condizione. Quando il tessuto irritato

si indurisce ha compiuto il primo passo verso il cancro. Il cancro alla prostata

non `e raro, ma non `e comune se paragonato ai numerosi casi di prostata ingrossata.

I medici affermano che la causa della prostatite `e sconosciuta. `E un’altra conseguenza

di un modo di vita sbagliato. Gli eccessi alimentari, alcolici e sessuali

sembrano essere la causa pi`u comune. Poich`e queste fasi della vita vengono quasi

sempre ignorate, la condizione del paziente tende a peggiorare.

Ricordo una conversazione avuta con un malato di prostata circa tre anni fa.

Dopo avermi descritto i suoi sintomi ed i trattamenti a cui era stato sottoposto,

egli aggiunse: ≪Mangio come un lupo≫. Il suo medico non gli aveva parlato

dell’alimentazione, si era limitato ad alleviare i suoi disturbi con medicine e

radiografie.

Nessun palliativo soddisfacente `e stato ancora scoperto per le malattie prosta-

– 147 –

tiche. Le operazioni che rimuovono la ghiandola o la parte di essa, le iniezioni

per tentare di rimpicciolirla e gli altri trattamenti si sono tutti rivelati insufficienti.

Perch`e? Perch`e non esistono trattamenti che agiscano da antidoti contro un modo

di vita sbagliato. Un modo di vita che provoca l’ingrossamento, anche detto

ipertrofia, della prostata, non pu`o essere curato dai medicinali e dalla chirurgia. `E

necessario correggere tale modo.

Quando si presentano l’ingrossamento della prostata e la stranguria (perdita

dell’urina a gocce), con dolori ed altri disturbi, un buon chirurgo pu`o porre fine

alle miserie del paziente, per sempre. Migliaia di pazienti sono morti in seguito

ad operazioni alla prostata. Affinch`e un’operazione alla prostata possa

considerarsi di esito positivo, `e necessario un perfetto drenaggio e questo non `e

possibile.

Ecco perch`e quando un chirurgo asserisce: ≪L’operazione `e semplice,

sar`a fuori in pochi giorni≫ sarebbe buona norma chiedergli: ≪Fuori, dove?≫.

Spesso fuori significa al cimitero.

Al giorno d’oggi i chirurghi migliori preferiscono non rimuovere la prostata

. A tale riguardo Walter C. Alvarez afferma: ≪Mi farei fare solo un tipo di operazione,

quella uretrale, che viene praticata per mezzo di un tubo legato, passato

attraverso l’uretra. L’unica difficolt`a di questa operazione `e che richiede una grossa

capacit`a e, quando l’urologo ha rimosso una grossa parte di tessuto prostatico,

egli deve essere in grado di operare con rapidit`a≫.

Per quanta capacit`a possano avere e per quanto veloci possano essere `e sempre

un palliativo. Non rimuove la causa, non ristabilisce la salute. Quando la causa

viene lasciata inalterata, continua a provocare danni.

Tempo fa le operazioni alla prostata erano pi`u frequenti. Questo `e dovuto

all’alta percentuale di decessi che sembra oscillare intorno al 25% ed alle

conseguenze della malattia.

Chi subisce un’operazione alla prostata e riesce a superarla non ha fatto i conti

con la natura. Infatti, la chirurgia `e quasi una garanzia che questo individuo

non torner`a in condizioni normali.

Una prostata danneggiata `e il risultato di abitudini continuate che solo un uomo

che non rispetta se stesso seguir`a a praticare. Alle conseguenze di queste

cattive abitudini relative all’organismo e non puramente locali, la chirurgia non

pu`o che fornire un sollievo temporaneo.

La chirurgia della prostata `e una scusa per permettere all’uomo ignorante di

trascurare, con le sue abitudini fisiche e mentali, le leggi biologiche. L’abbandono

di tali abitudini permetter`a al paziente di ristabilirsi, purch`e questo sia fatto in

tempo. La prostatite avanzata `e una condizione che pu`o essere guarita solo in una

piccola percentuale di casi, ma i soggetti colpiti possono imparare a vivere in maniera

da prolungare la durata della vita. Una volta che la prostata si `e ingrossata,

sembra esserci una forte tendenza, in seguito persino alla pi`u lieve sollecitazione,

al suo ulteriore ingrossamento. Anche quando `e tornata a dimensioni normali, se

il paziente non adotta un modo di vivere pi`u sano, pu`o riallargarsi.

Ho visto prostate della grandezza di una palla da baseball e pi`u o meno della

stessa durezza; casi in cui si `e dovuto ricorrere all’uso di un catetere (uno strumento

usato per permettere l’emissione di urina) perch`e il passaggio dell’urina

risultava molto doloroso. L’ingrossamento torn`o a dimensioni quasi normali in

una settimana, l’indurimento si dissolse, e la minzione torn`o normale. Di solito,

comunque, `e necessario pi`u tempo per ridurre la prostata.

In alcuni casi sembra impossibile ridurre l’intero ingrossamento, ma esso pu`o

essere ridotto abbastanza da permettere all’urina di fluire liberamente; i disturbi

alla schiena, al bacino e alle gambe ( a volte anche la lombaggine e la sciatica,

che comunque non sono sempre presenti) scompaiono. Questo viene raggiunto

quando si abbandonano le abitudini debilitanti, quando il paziente viene messo a

letto e l’alimentazione viene sospesa.

Gli uomini che presentano l’ingrossamento della prostata devono spesso alzarsi

di notte per emettere l’urina. La vescica irritata non ritiene l’urina normalmente.

Le passeggiate notturne disturbano il sonno ed aumentano lo stato di debilitazione.

Ho visto pazienti costretti ad alzarsi quindici o venti volte ogni notte, poi,

dopo alcuni giorni di digiuno, li ho visti dormire per tredici ore di seguito

senza sentire il bisogno di alzarsi. Uomini con grosse difficolt`a urinarie hanno

riacquistato le loro normali funzioni fisiologiche, come quando erano ragazzi.

Solo in una piccola percentuale di casi il miglioramento `e permanente. Ho

visto molte circostanze in cui l’ingrossamento si ripresentava dopo due o tre settimane.

La sovralimentazione provoca un rapido riallargamento della prostata.

L’eccitazione nervosa, il super lavoro, l’eccessiva attivit`a sessuale, e molti altri

abusi nocivi fanno lo stesso. T`e, caff`e, tabacco, alcol ed altri stimolanti causano

la ricomparsa dell’ingrossamento.

In questi casi, se il modo di vivere non viene cambiato, il digiuno apporta solo

un sollievo temporaneo. L’ingrossamento della prostata pu`o essere ridotto con

un digiuno, ma questo non significa aver recuperato la salute. Un digiuno breve

la ridurr`a solo di poco. Faciliter`a la minzione ed alliever`a alcuni disturbi, ma in

poco tempo il problema si ripresenter`a pi`u grave di prima se non si effettueranno

cambiamenti radicali nel modo di vivere.

Il digiuno pu`o essere utilizzato come mezzo per controllare l’ingrossamento in

quei casi in cui non pu`o essere eliminato completamente. Se gli abusi alimentari

o di qualsiasi altro genere hanno provocato l’ingrossamento della prostata, in genere

un digiuno di pochi giorni sar`a sufficiente a ristabilire un flusso normale

di urina e ad eliminare i disturbi e le difficolt`a.

In caso di bisogno il digiuno pu`o essere ripetuto. Tuttavia, nessun digiuno sar`a

mai sufficiente a compensare i danni di una vita passata in maniera sregolata. Se

il modo di vivere non viene cambiato, esso sar`a solo un leggero palliativo.

Il morbo di Parkinson

Una donna di circa quarant’anni arriv`o ad un istituto igienistico dopo aver sofferto

del morbo di Parkinson per sei anni. Abitava in Costa Rica, suo marito era un

austriaco che si occupava di importazioni. All’apparire dei primi sintomi consult`o

un medico. Dopo che i medici locali avevano tentato di riportarla in salute, il

marito la condusse a Vienna, dove fu sottoposta alle cure migliori che l’Europa

potesse offrirle.

Due annni pi`u tardi fu portata a New York e di nuovo curata dai migliori

specialisti. Dopo sei anni di cure, con nessun risultato se non quello di peggiorare

le sue condizioni, fu condotta in un istituto igienistico.

Qui fu messa a letto e sottoposta a digiuno. Man mano che questo segu`ı, riacquist`

o il controllo degli arti. Dopo un digiuno di trenta giorni le fu permesso di

tornare a mangiare. Immediatamente il tremore ritorn`o, ma non ai livelli precedenti

al digiuno. I risultati furono gli stessi con la differenza che il tremore, in

seguito al secondo digiuno, era inferiore a quello riscontrato dopo il primo.

Dopo un altro periodo di alimentazione, fu sottoposta al terzo digiuno. Il

tremore scomparve. Da quel momento in poi, per dieci anni, il tremore non si

present`o pi`u; l’Igienista continuava a seguirla. Il periodo di tempo totale in cui

ricevette effettive cure igienistiche, fu di nove mesi.

Gli sviluppi in questi casi sono tipici, il recupero non `e sempre una regola.

Non tutti i casi si ristabiliscono completamente; infatti questo accade di rado. La

regola `e che la maggioranza dei casi compie progressi sufficienti per tornare a

livelli di quasi normalit`a, ma una parte di tremore rimane.

Pochi, agli stadi finali della malattia, non migliorano. `E corretto affermare

che sia i casi che si ristabiliscono completamente, sia quelli che non compiono

miglioramenti sono ugualmente rari. In entrambi i casi la ragione `e la stessa: le

cure igienistiche vengono intraprese troppo tardi. `E raro che unmalato dimorbo di

Parkinson si sottoponga a cure igienistiche al comparire dei primi sintomi. Infatti,

non ne ho mai incontrato uno che lo abbia fatto.

La paralisi agitans, conosciuta anche come morbo di Parkinson, prende il nome

dal dott. James Parkinson, inglese, che descrisse la malattia per la prima volta

nel 1817. In genere si sviluppa in et`a avanzata, dopo i cinquant’anni. `E leggermente

pi`u comune negli uomini che nelle donne, ed `e caratterizzata da una rigidit`a

dei muscoli, che causa l’azione ritardata dei muscoli volontari, e da un tremore pi`u

evidente quando il paziente `e seduto; questo `e quasi inesistente se il paziente `e attivo.

La descrizione di un caso avanzato di questa malattia `e la seguente: ‘Tremore

degli arti, rigidit`a dei muscoli, lentezza anormale di movimenti, occhi fissi senza

battito di ciglia, espressione facciale costante, salivazione dalla bocca”.

I tremori sono il risultato della contrazione e del rilassamento alternato dei muscoli

opposti. Non sono limitati solo alla paralisi agitans, ma si presentano anche

nelle malattie veneree, nell’alcolismo cronico, nel delirio tremens, nei pazienti

drogati e in altre forme di avvelenamento. Possono essere osservati anche nei casi

di astenia nervosa, di debiltazione, senilit`a, arteriosclerosi, isterismo, paresi, ecc.

Colpendo di solito le mani ed i piedi, il tremore della senilit`a `e estremamente

lieve. Nella paralisi agitans `e ritmico e regolare e persiste anche durante la notte.

La paralisi agitans inizia leggermente da un’estremit`a, in genere da una mano

e da un braccio, e progredisce gradualmente con tremore e debolezza. All’inizio

il tremore pu`o essere controllato con la volont`a, ma la malattia gradualmente si

estende fino a colpire un lato intero sfuggendo al controllo.

Negli stati avanzati, si manifesta l’ottusit`a della mente, la salivazione, la tendenza

a buttarsi in avanti (la camminata propulsiva), l’impossibilit`a di arrestare il

movimento delle dita. Nei muscoli affetti si verifica la progressiva perdita di forza,

una rigidit`a moderata, un’alternarsi dell’andatura, ed a volte scompensi mentali.

Nei casi avanzati la lingua e il mento possono apparire tremuli. Raramente si verifica

la perdita della parola. Alcuni pazienti peggiorano notevolmente in stati di

eccitazione ed il tremore diviene tale da farli letteralmente saltare.

Spesso, il tremore `e il sintomo meno importante per la riuscita della diagnosi.

Un paziente pu`o recarsi dal medico per l’ipertensione, problemi digestivi, artrite,

con rigidit`a degli arti, in cui il tremore si `e presentato solo dopo la sparizione

della condizione artritica. L’artrite aveva mascherato la paralisi agitans. Il morbo

di Wilson assomiglia talmente al morbo di Parkinson che `e molto difficile poterli

distinguere. Nel morbo di Wilson vi `e anche l’ingrossamento e la sclerosi del

fegato. In generale, il morbo di Wilson appare meno favorevole della paralisi

agitans. `E molto pi`u raro.

Una donna che ho seguito personalmente per tre mesi ha compiuto in tale

periodo dei notevoli progressi. Per sette anni era stata impossibilitata a scrivere,

tanto era il tremore delle mani e delle braccia.

Dopo due settimane di digiuno poteva scrivere e poteva stringere le mani. Con

l’interruzione del digiuno si ripresent`o il tremore, ma non era cos`ı forte da poterle

impedire di scrivere. Non si intraprese nessun altro digiuno e il caso si concluse

cos`ı.

La paralisi agitans `e definita come “una malattia nervosa di origine sconosciuta”.

La sua causa `e “completamente sconosciuta”. Gli studi sui cambiamenti

avvenuti nel cervello e nei nervi, sono stati sempre condotti dopo il decesso del

paziente, pertanto le scoperte rappresentano solo la condizione finale, invece che

descrivere lo stato di queste strutture alla prima apparizione dei sintomi.

Dopo il primo manifestarsi dei sintomi, i pazienti spesso vivono per venti o pi`u

anni, e questo dimostra il lento progredire della malattia. Sicuramente i cambiamenti

nel tessuto del cervello e dei nervi alla fine di questo periodo non possono

indicare la condizione dei tessuti come era vent’anni prima.

Non `e sufficiente affermare che a volte il sistema nervoso si consuma prematuramente;

`e essenziale scoprire le cause del prematuro consumo del cervello e

dei nervi. Qual’`e la causa? Nelle et`a pi`u avanzate la paralisi agitans sembra essere

il risultato dell’indurimento delle arterie che alimentano le cellule nervose alla

base del cervello e che svolgono un ruolo importante nel controllare i muscoli dei

movimenti volontari.

Pu`o svilupparsi anche presto nella vita, come conseguenza della degenerazione

delle cellule nervose stesse. In pochi casi si presenta come conseguenza di

danneggiamenti alla testa.

Il tremore viene spesso osservato in uomini profondamente debilitati, specialmente

se oltre i sessanta anni; uomini in cui l’indurimento delle arterie `e

avanzato.

Sembra che le cause delle forti debilitazioni e dell’indurimento dei tessuti siano

le ragioni che spiegano la paralisi agitans. Tra questi, gli abusi sessuali sono

di notevole importanza. L’indebolimento viene causato dagli abusi di lavoro e

di piacere. L’ambizione e la necessit`a possono spingere un uomo ad eccedere

nel suo lavoro. Il desiderio di arricchirsi, di avere denaro da spendere, `e la forza

motrice nella vita di molte persone. Sovralimentazione, eccessi sessuali, stress

emotivi,mancanza di sonno e di riposo, questi ed altri fattori debilitanti provocano

nell’uomo una condizione di affaticamento nervoso. L’intossicazione da manganese

provoca tremori e sembra che l’irritazione spinale, osservata nelle curvature

spinali, faccia parte di questi casi. Si sostiene che in passato il tremore era una

conseguenza dell’encefalite letargica, una malattia molto rara al giorno d’oggi, o

della vaccinazione contro il vaiolo. Le autorit`a mediche affermano che non esistono

cure per la paralisi agitans. In linea generale, sono d’accordo con questa

affermazione. Ma ho assistito a dei recuperi senza l’aiuto di medicine, farmaci

o interventi chirurgici, e ho visto molti casi migliorare notevolmente in poche

settimane o pochi mesi, pertanto sono convinto che la maggioranza dei casi potrebbe

ristabilirsi se al primo apparire dei sintomi si intraprendessero delle cure

appropriate.

Non ho mai seguito un caso dall’inizio, i miei casi erano sempre avanzati ed

avevano gi`a subito trattamenti a base di farmaci per anni. I farmaci utilizzati per

controllare i tremori danneggiano ulteriormente il cervello ed i nervi.

I casi provocati da danni alla testa (casi traumatici) e da encefalite letargica

sono meno favorevoli, ma nei casi non traumatici si possono ottenere risultati

eccellenti in breve tempo. Il recupero completo, dove possibile, `e una questione

di mesi o addirittura anni.

Non `e raro osservare la cessazione dei tremori durante il primo digiuno e vederli

poi riapparire con la ripresa dell’alimentazione. Il tremore `e pi`u leggero

quando riappare dopo un digiuno. Un secondo digiuno produce gli stessi risultati,

il tremore `e minore. Un terzo digiuno a volte `e sufficiente per raggiungere il recupero

completo. A volte `e necessario condurre un quarto o addirittura un quinto

digiuno.

`E

impossibile, specialmente nei soggetti pi`u giovani, stabilire la percentuale

dei casi che pu`o effettuare un recupero completo; in genere, negli individui sopra

i settanta anni `e difficile osservare miglioramenti sorprendenti, in quanto tali persone

hanno probabilmente manifestato la malattia molto tempo prima. L’alimentazione

tra i digiuni, in questi casi, dovrebbe essere limitata. La dieta dovrebbe

essere composta maggiormente di frutta e verdura (preferibilmente cruda) fresca,

con noci o latte intero come fonti proteiche. Pane, cibi animali, sale, condimenti,

caff`e, t`e, cacao, e bevande simili dovrebbero essere eliminati completamente.

Anche alcol e tabacco dovrebbero essere eliminati. Il sonno e il riposo sono

particolarmente importanti. I bagni di sole sono benefici, ma non prolungati al

punto da debilitare. `E mia abitudine consigliare a questi pazienti di fare una leggera

attivit`a fisica, movimenti di capacit`a piuttosto che di forza, quando sospendono

il digiuno.

– 156 –

La nefrite

≪Sua figlia ha ancora sei settimane di vita. Non c’`e niente altro che noi possiamo

fare≫. Furono le parole di unmedico che, con altrimedici, aveva appena terminato

un consulto. Il fatto accadeva in un moderno ospedale.

La bambina di nove anni di cui si parlava, soffriva di nefrite. Era in ospedale

da due settimane ed era gonfia d’acqua dalla testa ai piedi (idropisia), uno sviluppo

caratteristico degli stadi avanzati di questa malattia. Secondo quello che i medici

avevano detto, la bambina non aveva speranze.

I genitori, tuttavia, non volevano abbandonare le speranze. La gente spesso

non accetta le sentenze di morte. La madre sugger`ı di togliere la bambina dall’ospedale

e di portarla da qualche altra parte. ≪Siete liberi di portare la bambina

dove volete. Noi non possiamo fare altro≫.

La ragazza usc`ı dall’ospedale, ma fu. impossibile trovare un altro medico che

si occupasse del caso.

Decisero allora di rivolgersi ad un’istituzione igienistica. Arrivati l`ı, il padre

present`o il caso disperato di sua figlia, al direttore.

≪Non posso prometterle niente – disse l’igienista – ma faremo del nostro meglio≫.

Dopo essersi fatto raccontare nei dettagli il decorso ed i sintomi della

malattia, egli afferm`o: ≪Le daremo la possibilit`a di ristabilirsi. Credo che possa

farcela≫.

La bambina fu messa a letto e l’alimentazione fu sospesa. Le fu permesso

di bere acqua, anche se in piccole quantit`a. La stessa notte l’edema cominci`o a

diminuire. Fu eliminato attraverso l’urina e le feci piuttosto liquide, e dopo alcuni

giorni parte della sostanza solida contenuta fu espulsa attraverso delle eruzioni

cutanee. In breve tempo i polsi e le caviglie, che avevano raggiunte dimensioni

spaventose, tornarono normali. La bambina che prima appariva gonfia come un

pallone era tornata ad essere “pelle ed ossa”.

Dopo due settimane di digiuno fu ripresa l’alimentazione. All’inizio la piccola

fu alimentata con frutta e verdure fresche; amidi, zuccheri e proteine furono

– 157 –

aggiunti in un secondo tempo. Da questo momento in poi i suoi progressi, anche

se lenti, furono soddisfacenti. Dopo nove mesi fu dimessa.

Trascorsi diversi anni la bambina, ormai donna e sposata, torn`o per una visita

nell’istituto igienistico: era in ottima salute. I suoi reni non avevano pi`u presentato

problemi; in verit`a, non era stata pi`u affetta da nessun genere di disturbo.

Si pu`o affermare che un recupero cos`ı rappresenta la regola? No. La maggioranza

dei casi di nefrite o morbo di Bright, avviene in uomini e donne in

et`a avanzata dove il livello di deterioramento dei reni `e maggiore di quello presentato

dalla bambina; i recuperi, quando avvengono, sono molto lenti. Tuttavia,

questo caso rivela il fatto che la morte non sempre `e inevitabile. Rivela i magnifici

progressi che l’organismo pu`o compiere da solo quando gli viene data la possibilit`

a. La bambina non sub`ı un “trattamento” per tornare in salute; ella comp`ı un

recupero spontaneo senza l’aiuto di risorse terapeutiche.

Richard Bright, medico inglese divenuto famoso nella prima met`a del diciannovesimo

secolo, not`o che l’ultimo tipo di malattia comune a molti uomini consisteva

nella presenza di albumina nelle urine o nell’intossicazione uremica. Studi`o

le condizioni dei reni in questi casi e scopr`ı che il loro stato di degenerazione era

la causa dei sintomi. Nonostante tale condizione venga tecnicamente chiamata

nefrite (infiammazione dei reni), per lungo tempo fu denominata morbo di Bright,

dall’uomo che la scopr`ı.

Da un punto di vista pratico, non ci interessano molto i cambiamenti degenerativi

che sono avvenuti nei reni quando nella urina appaiono quantit`a di albumina

o di sangue, o quando si verifica la soppressione dell’urina. Se ci troviamo

di fronte ad un avvelenamento uremico, invece di preoccuparci dei cambiamenti

nei reni, il nostro pensiero va alle abitudini di vita del paziente. Un modo di vita

sbagliato pu`o avere provocato la degenerazione dei reni e di tanti altri organi.

Poche sono le malattie che spaventano il paziente tanto quanto il morbo di

Bright cronico. Non esistono, tuttavia,malattie croniche che migliorino altrettanto

rapidamente in conseguenza di un digiuno unito ad appropriate cure igienistiche.

I cambiamenti nelle abitudini di vita devono essere compiuti prima che i reni

abbiano raggiunto una condizione irreversibile.

La ragione della paura che circonda la nefrite `e che la causa della malattia non

pu`o essere rimossa.

La nefrite, o morbo di Bright, non si presenta in forma acuta n`e cronica in

quegli individui che vivono in maniera sana. `E la malattia di chi soffre di fegato.

Molti farmaci producono un’infiammazione nei reni e quelli che ne fanno largo

uso pagheranno per la loro stoltezza sviluppando una serie di cambiamenti renali

degenerativi che accorcer`a la durata delle loro vite.

`E

ben risaputo che avere dei reni in perfette condizioni `e cosa molto rara negli

adulti. Molte persone che muoiono di altre malattie sono state portate in queste

condizioni dallo stato danneggiato dei reni.

– 158 –

Il digiuno in queste condizioni, non deve necessariamente essere di lunga durata.

Dieci giorni, due settimane o al massimo tre, sono in genere sufficienti.

Con il digiuno la condizione dei reni migliora rapidamente. L’albumina sparisce

dall’urina e cos`ı le tracce di sangue. I sintomi dell’intossicazione uremica (mal

di testa, vertigini, minzione frequente e copiosa, emissione di urina a letto, urina

soppressa o insufficiente) cessano in breve tempo. L’urina torna ad essere normale

nel colore e nell’odore ed anche l’emissione ritorna normale. La rigenerazione dei

reni dopo l’interruzione del digiuno sar`a pi`u completa e pi`u rapida se si adotter`a

una dieta leggera composta di frutta e verdura fresca e di piccole quantit`a di cibi

poco pi`u pesanti.

Aglio, cipolle, cipolline, senape, ravanelli ed altri alimenti simili contenenti

olio di senape, che irrita i reni, dovrebbero essere esclusi dalla dieta. Carne,

estratti di carne, bevande alcoliche, t`e, caff`e e cioccolato non sono indicati per chi

possiede reni danneggiati. Bere acqua in quantit`a eccessive non serve a niente.

Date ai reni la possibilit`a di guarire da soli e non sarete delusi.

– 159 –

Capitolo 34

I calcoli biliari

La colelitiasi `e il termine applicato alla formazione di calcoli nella bile, nella

vescica e nel dotto biliare. Questi derivano parzialmente o interamente dagli elementi

che costituiscono la bile, tra cui il principale `e il colesterolo che precipita

in forma cristallina e si unisce al muco condensato.

Nonostante i calcoli siano fonte di molti disturbi e nel loro passaggio causino

molti dolori, spesso la loro presenza viene ignorata e l’uomo pu`o vivere, o morire

di un’altra malattia, senza neanche sapere di averli. A volte vengono scoperti

durante le autopsie.

Alcuni uomini presentano la cosiddetta diatesi lietica, cio`e la tendenza a formare

accumuli nella forma di calcoli ai reni, alla vescica o alla bile. I calcoli

possono formarsi in ogni parte del corpo: nel pancreas, nei muscoli, nelle palpebre

degli occhi, nelle valvole del cuore, intorno al cuore, nelle arterie. I calcoli

biliari sembrano formarsi pi`u facilmente nei soggetti obesi rispetto a quelli magri,

forse perch`e i soggetti obesi eccedono maggiormente nell’alimentazione.

La colica epatica `e costituita da forti dolori nell’addome, nella regione del

fegato o della cistifellea occasionati dal passaggio di un calcolo. I calcoli possono

essere piccoli abbastanza da riuscire a passare attraverso il dotto biliare, nel

qual caso vengono espulsi senza che il paziente se ne accorga, o possono essere

grandi al punto da non riuscire a passare nel dotto biliare. I calcoli di dimensioni

intermedie passano con difficolt`a e causano forti dolori che si manifestano

immediatamente, non appena il calcolo inizia a passare dalla cistifellea al dotto

cistico. Questi dolori di carattere agonizzante, vengono trasmessi in varie parti

dell’addome e del petto, e spesso vengono avvertiti anche nella spalla destra.

L’ostruzione di un dotto da parte di un calcolo pu`o anche causare sintomi

minori. La stessa malattia della cistifellea pu`o essere causata dalla presenza di

calcoli. Se il dotto viene ostruito da un calcolo appare itterizia, parossismi di

dolore, con febbre e brividi periodici. Tale condizione pu`o durare per mesi o

anni. Antidolorifici ed operazioni chirurgiche sono i modi pi`u comuni per trattare

– 160 –

questa condizione, ma non rimuovono le cause. Rimuovere un calcolo alla bile ed

affermare che il paziente `e guarito significa affermare che il calcolo `e una causa.

Il fatto di non rimuovere le cause porta alla formazione di altri calcoli. Purtroppo

si sostiene di non conoscere la causa dei calcoli biliari, cos`ı l’operazione

lascia il paziente ancora malato.

Qual’`e il problema delle persone che manifestano le calcolosi biliari? Esse

presentano uno stato generale di infiammazione ed irritazione del tratto digestivo,

comprese la cistifellea e il fegato, che danneggia la digestione. Sono

debilitate e tossiemiche. La bile non appare di costituzione normale e questo

permette la precipitazione dei suoi contenuti minerali. Si sviluppa un danno funzionale

nel fegato. Questo persiste fino a che si manifesta un’alterazione della

secrezione normale (bile) sufficiente a non far trattenere gli elementi minerali, ma

a farli precipitare con conseguente formazione di calcoli. I calcoli biliari e renali

sono fondamentalmente uguali. I sintomi variano secondo l’organo colpito. Gli

organi conferiscono individualit`a ai sintomi. L’alimentazione sbagliata, l’eccesso

di carboidrati, la mancanza di esercizio sono le cause principali che portano all’irritazione

gastrointestinale e biliare oltre che alla formazione di calcoli. Questi

non si presentano negli individui sani, ma in quelli con una salute danneggiata da

anni di abitudini malsane. Nessuno presenterebbe calcoli biliari se le abitudini di

vita fossero sempre sane.

C’`e solo un modo per tornare in salute, quello di rimuovere tutte le cause della

malattia e di riportare il fegato in buona salute; fatto questo la bile distrugger`a i

calcoli. La cura pi`u adatta `e quella di mettersi a letto e riposare, tenendo i piedi al

caldo e astenendosi dal mangiare fino al naturale ripresentarsi degli stimoli della

fame.

Quando si riprende ad alimentarsi, la dieta dovrebbe essere a base di frutta e

verdura fresche per una o due settimane. Ricominciando ad alimentarsi normalmente,

le combinazioni tra i cibi dovrebbero essere appropriate. Mangiare

amidi e proteine insieme provoca irritazione gastro-intestinale.

Non credo sia necessario operare la calcolosi biliare. Non si ristabilisce una

nutrizione normale solo rimuovendo un effetto del danno nutritivo. L’esercito di

soggetti ancora malati in seguito ad operazioni `e la testimonianza del fatto che la

chirurgia non pu`o fare ritrovare la salute. Si rimuovono troppi organi quando

questi potrebbero essere salvati depurandoli per mezzo del digiuno.

Invece di purificare chirurgicamente la cistifellea, il digiuno pu`o farlo lasciandola

intatta.

Il paziente non ritrova la salute quando i suoi calcoli biliari sono stati rimossi.

L’individuo intelligente sa di essere ancora malato e che molti dei vecchi sintomi,

aggiunti a qualcun’altro nuovo, si ripresenteranno presto. Lo scopo di curare

appropriatamente chi soffre di calcoli alla bile `e quello di ristabilire la funzione

– 161 –

del fegato per permettere alla chimica della bile di tornare normale e di cessare la

precipitazione dei minerali, evitando la formazione di calcoli.

In poche settimane una bile normale distrugger`a i calcoli gi`a esistenti;

mentre i residui passeranno nell’intestino e verranno espulsi. Poich`e il fegato

non pu`o raggiungere una condizione ottimale a meno che l’intero organismo torni

normale, un trattamento inteso solo alla sua guarigione, non porter`a risultati. `E

necessario una purificazione generale relativa all’organismo.

Il modo migliore per concludere questo capitolo `e di riportare le parole di

Geo. S. Weger, medico, esperto di calcolosi biliari sia come medico che come

Igienista: ≪Con assistenza adeguata la chimica del corpo pu`o disintegrare i calcoli

senza troppo dolore. Abbiamo trattato molti casi e raramente siamo dovuti

ricorrere agli interventi chirurgici. Con il digiuno questa disintegrazione avviene

molto rapidamente. I pazienti che hanno subito trattamenti precedenti,

dall’ottavo al decimo giorno di digiuno spesso presentano delle coliche epatiche.

In tali pazienti non si `e mai sospettata la presenza di calcoli alla bile. Questo

vale anche per i calcoli ai reni. Nessun trattamento, negli attacchi frequenti,

`e migliore di una dieta a base di frutta fresca, insalate verdi e verdure cotte

non contenenti amidi. I pazienti che seguiranno diete simili e che praticheranno

dell’esercizio fisico non presenteranno sintomi. In molti casi, se il calcolo biliare

ha le dimensioni di un’oliva, esso si ammorbidir`a e verr`a eliminato senza il bisogno

di un intervento chirurgico. Le eccezioni sono costituite da quelle persone

che appaiono talmente debilitate da non possedere le energie per permettere alla

natura di ristabilire il suo equilibrio≫.

≪Il medico deve essere molto attento nel determinare il decorso appropriato

di un caso. Il processo di recupero pu`o apparire lento ma `e stupendamente rapido

se paragonato al tempo necessario per la formazione dei calcoli. Anche se molti

casi possono migliorare e guarire con il digiuno e le diete adeguate, bisogna ricordare

che l’atrofia e la malattia della cistifellea sono il risultato di processi di

lunga durata. Senza dover ricorrere a rimedi artificiali la percentuale dei nostri

miglioramenti appare molto elevata. Bisogna ricordare che l’intervento chirurgico

non rimuove le cause dei calcoli e non previene il loro riformarsi. Pertanto una

giusta dieta ed altre misure igienistiche sono necessarie tanto dopo un’operazione

quanto prima≫.

– 162 –

Il tumore alla mammella

Una bellissima donna, dalla figura perfetta, appena sposata, da circa quattro mesi

si preoccupava di un ingrossamento alla mammella sinistra: una protuberanza

grossa quasi quanto una palla da biliardo. Per paura non aveva consultato un

medico.

Era il 1927, l’anno in cui negli Stati Uniti, per la prima volta, si dedic`o una settimana

ai problemi del cancro. Sui giornali di New York ogni giorno apparivano

articoli sul cancro, i medici consigliavano alla gente di farsi controllare. Protuberanze,

grumi, noduli, perdite di sangue e calo di peso erano i sintomi indicativi

della presenza di un cancro. La propaganda si proponeva di spaventare l’opinione

pubblica.

La donna, che abitava a White Plans, New York, era terrorizzata. Consult`o

un medico e questi le disse che aveva un cancro e che il seno doveva essere rimosso

immediatamente. La donna non voleva apparire sfigurata, quindi, consult`o

un altro medico, ma ebbe la stessa diagnosi con l’identica urgenza dell’intervento

chirurgico. Un terzo medico conferm`o le diagnosi precedenti. Anche per il

quarto medico consultato, la risposta fu la stessa: Il seno deve essere rimosso

immediatamente.

Ma esisteva un giornale a New York che non terrorizzava le persone, era

il New York Evening Graphic, spesso contestato per molte ragioni. Io scivevo

degli articoli per questo giornale che si rifiutava di alimentare il clima di terrore.

Dedicai una colonna alla propaganda sul cancro sottolineando il fatto che molte

persone che non presentavano questamalattia venivano lo stesso consigliate a farsi

operare. Il programma della paura era per me un crimine contro il benessere e

la salute del pubblico.

La donna lesse il mio articolo e prese un appuntamento con me. Alle otto di

un venerd`ı pomeriggio era nel mio studio. Le esaminai il seno, scoprendo che

non si trattava di cancro ma dell’ingrossamento di una ghiandola. Le consigliai

di digiunare ed ella segu`ı il mio consiglio. Le dissi di ritornare da me il luned`ı

– 163 –

successivo. Quando torn`o era felice, sorrideva, la invitai a sedersi e a raccontarmi

che cosa era successo nel frattempo.

La storia era semplice, ne ho sentite altre simili durante gli anni della mia

professione: ≪Quando mi sono svegliata questa mattina, non ho avvertito il dolore

alla mammella. Per tutto il giorno il dolore `e stato assente. Nel pomeriggio,

verso le cinque, prima di farmi un bagno ho detto a mia sorella: vorrei palpare

la mammella per sentire se c’`e ancora il nodulo, ma ho paura. . . Mia sorella mi

ha detto di non fare la bambina e di affrontare la realt`a. Con la palpazione ho

scoperto che il nodulo era scomparso≫.

Ascoltai la storia molto attentamente, poi le esaminai il seno e non trovai traccia

della protuberanza. La donna continu`o le mie cure per ancora due settimane.

Occasionalmente, nei tredici anni successivi a questo episodio, ho avuto contatti

con questa donna: i noduli non si sono mai pi`u manifestati. Molti sono stati

i casi simili da me curati. Il caso che ho appena esposto riguardava uno di quei

“tumori” che possono scomparire in tre giorni.

Ho assistito a molti recuperi in una settimana o due. A volte il tempo `e pi`u

lungo: tre o sei settimane. Sono sicuro che molti sono i casi di cancro che vengono

operati per la rimozione del nodulo o per la rimozione della mammella. Ho visto

persone riconoscere la differenza tra cancro e diagnosi di cancro .

Non ho mai visto per`o, un caso di cancro sicuro tornare in salute, a prescindere

dalla cura impiegata. `E mia convinzione che il cancro sia una patologia

irreversibile e che l’unico rimedio sia la prevenzione. Sono sicuro che pu`o essere

prevenuto e questo avviene con sane abitudini di vita.

Voglio sottolineare che le quattro diagnosi fatte alla donna del caso precedente,

furono tutte senza biopsia, cio`e senza l’esame istologico del tessuto. I medici

suggerirono l’operazione solo in base ad un sospetto.

La biopsia `e lungi dall’essere infallibile, spesso indica il cancro dove questo

non esiste, ma `e senz’altro pi`u accurata della semplice palpazione. La diagnosi

di quei medici si basava solo su un sospetto, o forse non volevano andare contro la

propaganda. Comunque, furono tutti d’accordo nell’affermare che la donna aveva

il tumore alla mammella e che l’intervento chirurgico appariva necessario.

Fortunatamente per le donne, non tutti i noduli al seno sono tumori. La

maggioranza di questi scompare correggendo le abitudini di vita. Nello stesso

modo in cui il digiuno favorisce l’utilizzazione degli eccessi di grasso, esso permette

l’eliminazione, per mezzo dell’autolisi, dei tumori (neoplasmi) ed impiega

gli elementi nutritivi in essi contenuti per nutrire i tessuti principali.

Nello stesso modo vengono assorbiti i rigonfiamenti edematici, i depositi e

le infiltrazioni; le porzioni inutili vengono eliminate. Per poter comprendere ci`o,

il lettore deve sapere che i tumori sono composti dello stesso tipo di tessuto che

forma le altre parti del corpo. I tumori vengono classificati secondo la loro composizione:

un tumore grasso `e un lipoma, uno muscolare `e un mioma, uno nervoso

`e un neuroma, uno osseo `e un osteoma, l’epitelioma `e composto di tessuto epiteliale,

il fibroma `e composto di tessuto fibroso, ecc. Per questo motivo, quando

i tumori vengono eliminati, i tessuti che li compongono forniscono un materiale

nutritivo.

Ad una donna fu diagnosticato un tumore fibroide nell’utero della grandezza

di un limone. L’operazione era indispensabile. Significava la rimozione dell’utero

e forse anche delle ovaie.

Questo non ristabilisce la salute, la donna rimarrebbe malata poich´e la chirurgia

non rimuove le cause e non esclude una successiva ricomparsa del tumore;

inoltre le si arrecherebbero enormi danni psicologici, perch`e asportare le ovaie `e

come asportare il cervello.

La paziente rifiut`o di farsi operare e ricorse al digiuno: in breve tempo il

tumore fu riassorbito.

Un caso che mi stava particolarmente a cuore era quello di una donna che presentava

un fibroma uterino della grandezza di un pompelmo. In ventotto ore provocammo

il riassorbimento completo del tumore. Fu un tempo di assorbimento

incredibilmente veloce; mai pi`u ne ho rivisto uno uguale.

Con il digiuno ho osservato tumori alla mammella, all’utero, all’addome,

riassorbirsi, rapidamente o lentamente. Un uomo a cui era stato diagnosticato,

con l’esame istologico, un gigantesco sarcoma cellulare nella parte inferiore destra

dell’addome, in sette giorni di digiuno lo elimin`o completamente. Non aveva un

cancro, ma una diagnosi.

Per ragioni sconosciute, alcuni tumori non vengono influenzati dal digiuno

mentre altri s`ı. Sono riuscito a salvare centinaia di donne dalle operazioni al seno

e all’utero.

La persona che riesce a comprendere come con il digiuno sia possibile calare

di peso, non dovrebbe avere difficolt`a nel comprendere come il corpo possa

liberarsi da solo, degli accumuli di materiale strutturale durante un’astinenza da

cibo.

Nello stesso modo in cui il grasso pu`o essere eliminato per autolisi, ed utilizzato

per nutrire i tessuti principali in assenza di alimentazione, anche altri tessuti

possono essere impiegati allo stesso scopo. Tessuti muscolari, ghiandolari o di

altro genere possono fornire il nutrimento a quelli pi`u importanti, cio`e a quelli che

devono svolgere le funzioni pi`u essenziali.

Nella stessa maniera, i tessuti che formano un tumore (neoplasma) vengono

digeriti ed assorbiti, le parti utilizzabili vengono impiegate per nutrire i tessuti

essenziali, e le parti inutili vengono eliminate dall’organismo.

– 165 –

Conclusione

Quello che ho voluto affermare in questo libro `e che l’organismo possiede la capacit`

a di auto-guarire, se gli viene offerta la possibilit`a di farlo. Il digiuno `e un

modo per purificare il fisico e per riposare gli organi, spesso sovraffollati dalle

nostre abitudini di vita, in particolare quelle alimentari.

Ho affermato che `e saggio digiunare, riposare, vivere in tranquillit`a, stabilire

abitudini di vita sane; che `e saggio riconoscere gli effetti tossici provocati da

eccessi alimentari, stress emotivi, abusi alcolici; che `e saggio, quindi, evitare i veleni

che troppi di noi abitualmente immettono nel proprio organismo, nella propria

mente.

Questo libro non contiene principi medici e neanche sostiene che il digiuno

sia una cura. Il digiuno `e solo un modo di riposare il corpo, questo complesso e

tremendo organismo, e di dare ad esso l’opportunit`a di compiere da solo il ritorno

alla salute, senza stress o interruzioni, nella calma e nella pace pi`u assoluta.

– 171 –

Come dovremmo vivere?

Herbert M. Shelton pose questa domanda nella sua grandiosa opera “La vita

umana: sue filosofie e leggi” (1928). Quanto segue `e tratto dalla sua risposta.

 

1. Coltiva equilibrio e coraggio.

Non sforzarti di vedere il mondo attraverso una lente rosa. . . impara, invece

a prendere gioia e dolore, fortuna e sfortuna con la stessa identica calma ed

equilibrio.

2. Esercitati quotidianamente.

Esercitati giornalmente all’aria aperta ed al sole e quanto piu spesso `e possibile

sottoforma di gioco.

3. Assicurati molto riposo e sonno ogni giorno. Impara ad andare a letto presto

la sera.

4. Mantieniti pulito.

Ci`o vale sia per il corpo che per la mente.

5. Respira aria pura.

Tieni aperte le tue finestre e vai fuori piu spesso che puoi.

6. Assicurati quanto piu sole ti `e possibile.

Il tuo corpo nudo o tanto quanto te lo permettono le circostanze, dovrebbe

essere esposto ai diretti raggi dei sole nel mattino o nel tardo pomeriggio

quando non fa eccessivamente caldo.

7. Mangia moderatamente cibi sani.

8. Sii moderato nel vestirti.

Meno vestiti uno indossa, piu sano sara.

9. Creati un interesse nella vita.

Un vita senza interessi porta ad una morte prematura.

10. Creati una casa.

11. Evita tutte le cattive abitudini.

12. Evita tutti gli eccessi sessuali.

13. Evita ogni genere di eccesso.

Costruisci la tua vita sulla preservazione dell’energia, non sulla sua dissipazione.

Non sprecare le tue forze in cose inutili e senza scopo.

14. Non diventare unilaterale nel tuo modo di vivere.

≪Non puoi assolutamente diventare forte o rimanere tale solo attraverso l’esercizio,

la dieta, il riposo o il sonno. L’aria pura ed il sole di per s`e non sono sufficienti.

Non pensare che solo attraverso una respirazione corretta puoi raggiungere

il massimo. Tutte queste cose sono buone, ma la vita lo `e piu dell’esercizio, del

cibo o del bere; pi`u del pensiero, del riposo o del sonno. Essa `e tutto questo e

anche piu. La vita deve essere vissuta nella sua integrita≫.

≪Non pensare che tu sia un’eccezione alle leggi della vita. Non esistono

eccezioni!≫

– Herbert M. Shelton –

http://risveglio.myblog.it/wp-content/uploads/sites/245753/2014/07/Herbert-M.-Shelton-Il-digiuno-pu%C3%B2-salvarvi-la-vita.pdf

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