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Categoria: "Cure Naturali"

il sistema neuroendocrino e il sistema immunitario dialogano in continuazione per creare una sinergia indispensabile per la funzionalità di tutto il nostro organismo

Di Claudio Pagliara, medico oncologo

Il sistema nervoso ed il sistema endocrino, il cosiddetto sistema neuroendocrino, è quello preposto alla regolazione ed al coordinamento di tutte le unità funzionali presenti nel nostro organismo. È quindi facile capire che:
il sistema neuroendocrino ed il sistema immunitario dialogano in continuazione, al fine di creare una sinergia indispensabile per la funzionalità di tutto il nostro organismo”.

Questo spiega in buona parte il rapporto tra le nostre emozioni, i nostri stati d’animo e la funzionalità del sistema immunitario, sistema che svolge un ruolo vitale per la salute biologica del nostro corpo. Come meglio vedremo in seguito, si può dire che non esistono parole, pensieri, emozioni ed azioni che non si ripercuotano e non siano correlati con i processi biologici presenti in ogni cellula del nostro corpo. Esistono parole, pensieri, emozioni e comportamenti che guariscono e parole, pensieri, emozioni e comportamenti tossici, cioè causa di malattie.

“Uno stato d’animo felice crea cellule felici”.

Ricordo che, in occasione di un mio viaggio in India, la guida locale che ci accompagnava ci riferì che il Bindi, il segno sulla fronte presente su molti abitanti, indicava simbolicamente il sesto senso, l’occhio che guarda all’interno di ciascuno di noi. Solo che, molte volte, questo sesto senso, di cui tutti siamo dotati, è addormentato, è paralitico, perché non lo usiamo mai. Ciò che non si usa non si sviluppa e si addormenta. È solo con questo terzo occhio o, se si preferisce, con questo sesto senso che possiamo vedere ciò che è invisibile a tutti gli altri sensi; quest’abilità è indispensabile per sviluppare la capacità di controllo del mondo interno.

“Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso” . (Lev Nicolaevic Tolstoj)

È attraverso la sensibilizzazione e la sensibilità conseguente verso il mondo interno che possiamo avere informazioni di ritorno su ciò che accade dentro di noi e avere così la possibilità di sviluppare le capacità di controllo di questo meraviglioso pianeta interno; solo percorrendo questa strada, possiamo riuscire ad utilizzare in modo produttivo tutte le immense energie ivi presenti. È attraverso lo sviluppo di questa abilità che gli yogi riescono a controllare volontariamente le loro funzioni viscerali, fino ad entrare in uno stato di trance, a ridurre notevolmente il battito cardiaco, la frequenza respiratoria e perfino, come dimostrato da alcuni ricercatori (Anhand, China e Singh), a ridurre il consumo di ossigeno del loro corpo a livelli incredibili di soli 4,4 litri all’ora.

      Tutto è legato e coordinato in una dinamica di sistema, ogni parte è in rapporto con il tutto. Non devono, quindi, stupire alcuni esperimenti che dimostrano che il sistema immunitario sembra apprendere, come il sistema nervoso, attraverso i riflessi condizionati.

      Il dott. Herbert Spector, del National Institutes of health, ha effettuato un interessante esperimento, ha somministrato, in diverse occasioni, a dei ratti una sostanza che stimola il sistema immunitario aumentando, tra l’altro, anche il numero dei linfociti (cellule deputate alla difesa dell’organismo) e contemporaneamente, ogni volta, diffondeva nell’aria un odore di canfora. Aveva creato nel cervello dei ratti un’associazione tra la somministrazione della sostanza immunostimolante e l’innocuo odore di canfora. Dopo aver costituito questa salda associazione, ha esposto i ratti solo all’odore di canfora e, con grande sorpresa, notò un conseguente aumento del numero dei linfociti. Si era creato un riflesso condizionato positivo, ora bastava il solo odore di canfora, di per sé inattivo, ad aumentare le capacità di difesa dei ratti contro le malattie.

Fu fatto anche l’esperimento inverso da parte di ricercatori dell’Università di Rochester. Si somministrò sempre a dei ratti, ripetutamente, questa volta la ciclofosfamide, che riduce le capacità di difesa immunitaria dell’organismo, diminuendo anche il numero delle cellule immunitarie, insieme a della semplice acqua con saccarina, che di per sé non ha nessun effetto sul sistema immunitario. Una volta che si è costruita una salda associazione tra la somministrazione della ciclofosfamide e l’acqua con saccarina, si è somministrato solo quest’ultima e si è notato ugualmente una riduzione delle cellule del sistema immunitario.

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Il sistema immunitario è, quindi, capace di apprendere attraverso i riflessi condizionati.

Per avere una mente sana è importante avere un corpo sano, ciò perché i pensieri, le emozioni ed i comportamenti risentono della funzionalità delle strutture anatomiche del sistema nervoso, che a loro volta risentono della funzionalità degli altri organi del nostro corpo, e tutti questi risentono dell’ambiente di vita e di lavoro.

Questa verità ci indica che bisogna guarire il corpo per guarire la mente. Però è anche vero che, per avere un corpo sano, è importante e strategicamente determinante avere i giusti pensieri, le giuste emozioni ed i giusti comportamenti, ed è quindi essenziale avere una mente sana. Bisogna, in questo caso, guarire la mente per guarire il corpo.

“La persona più felice è quella che ha i pensieri più interessanti”. (Timothy Dwight)

I bravi ammaestratori sanno che devono usare solo i premi e mai le punizioni, se vogliono raggiungere i loro obiettivi. È bene ricordarsi sempre che:
“Il piacere è molto più potente nell’imprimere dei comportamenti che il dolore ad annullarli”. (Edward Lee Thorndike)

È stato ampiamente dimostrato che i premi sono sempre più efficaci delle punizioni nel promuovere i giusti comportamenti; consequenzialmente dobbiamo imparare, sia a livello individuale che sociale, ad usare soprattutto i premi per promuovere i comportamenti funzionali alla realizzazione di un individuo felice e di una società sana.

Molti nostri comportamenti vengono di fatto modellati dal caso, dalle circostanze e, non raramente, da persone sbagliate che, inconsciamente o deliberatamente, pianificano il nostro comportamento, per fini che non sono certamente nostri e che, comunque, non sono assolutamente funzionali alla loro ed alla nostra salute.
Con questa forma di apprendimento è possibile insegnare od imparare anche a controllare, a piacimento, la maggioranza delle nostre funzioni viscerali, dette, in modo in parte improprio (per i motivi che vedremo), involontarie.

Estratti dal libro “La via della guarigione” di Claudio Pagliara

www.claudiopagliara.it 

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La fioritura autunnale dell'edera, una risorsa per gli insetti

La fioritura autunnale dell'edera, una risorsa per gli insetti
 

L'edera ha qualcosa che mi attira inspiegabilmente: in fondo è una pianta comune, per di più velenosa, ma la trovo bellissima, con le sue foglie lucide e forti. Quando faccio lezione di botanica ai ragazzi questa pianta è una miniera di esempi pratici per comprendere i termini botanici, gli adattamenti delle piante ed i rapporti tra esseri viventi.  In  più è difficilissimo ucciderla.

La prima domanda che faccio di solito è: l'edera è una pianta parassita? Naturalmente la risposta è sempre "si, certo!"...in realtà se l'edera fosse una pianta parassita, come potrebbe crescere sui muri? Sono un po' duri da digerire anche per lei. Quindi siamo di fronte ad una liana, una delle poche in Italia (l'altra è la Clematis vitalba), e ad una pianta epifita, non parassita.

 

Questa pianta utilizza le altre come scala e supporto per esporre più parti possibile alla luce del sole. Certo, con le sue radici aeree approfitta anche dell'umidità che trova sul suo appoggio, vivente o inerte che sia, ma il nutrimento arriva alle foglie, e a tutta la pianta, dalle radici ben ancorate nel terreno. Anche se sembra immortale dunque, se il fusto viene tagliato alla base eliminando le radici, pian piano si essiccherà anche ai piani alti, resistendo però molto a lungo grazie all'igroscopicità delle radici aeree. Se si osserva bene la pianta si noteranno due forme di foglie differenti: una a forma i cuore (cuoriforme), di solito dove batte meglio il sole, l'altra a forma di zampa d'anatra (palmata), le foglie più grandi e spesse che di solito troviamo nelle zone meno soleggiate. siamo di fronte ad un caso di dimorfismo fogliare, ed a quelle che vengono chiamate "foglie di sole" e "foglie d'ombra".

Dimorfismo fogliare

 

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I fiori sono piccoli e poco vistosi, hanno i petali verdi e lunghi stami.

 

Cliccando qui trovate delle belle immagini al microscopio elettronico del polline di questa pianta. Data la fioritura autunnale, questa pianta è anche una delle ultime ad essere bottinata dalle api prima del riposo invernale, quindi nella smielatura degli ultimi favi ci dovrebbe essere una buona qualtità di miele di edera.

In una foresta naturale, è normale che ci siano liane che si arrampicano sugli alberi, alberi anziani, che per il troppo peso cadono a terra (e in parte devono il favore a queste ultime), ma non è nulla di grave, anzi, è una cosa importante.  Gli alberi caduti si decomporranno e lasceranno il posto a giovani virgulti che altrimenti non sarebbero riusciti a crescere. In città, la cosa diventa un  po' più pericolosa, e per questo si tende ad eliminare l'edera dagli alberi per evitare spiacevoli incidenti.

 

Nella galleria fotografica troverete foto scattate a dicembre inoltrato, e non si tratta più di fiori, ma di frutti immaturi, che probabilmete erano ricoperti da qualche liquido zuccherino che attirava gli ultimi coraggiosi insetti.  I frutti li ho trovati maturi verso metà gennaio, e sono di un bel colore blu scuro, quasi nero. Sono bacche molto velenose, come tutta la pianta, e non vanno assaggiate, anche se la pianta viene utilizzata per medicamenti casalinghi ad uso interno: l'infuso di foglie essiccate ha proprietà espettoranti e veniva usato per curare la tosse. Io non mi sento di utilizzarla per uso interno e non lo consiglio: le preparazioni erboristiche sono più sicure. Si può utilizzare il decotto per lavare i capelli e renderli scuri e lucidi, una tintura naturale. Qui trovate una scheda completa dei prodotti erboristici fatti con questa pianta.

 

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Salute: l'indagine, tra selfie e social: adolescenti da 7 a 13 ore sul web

Salute: l'indagine, tra selfie e social adolescenti da 7 a 13 ore sul web

Difficile vedere un teenager senza telefonino in mano.

E ora la conferma arriva da un'indagine, secondo cui tra selfie e social i nostri figli passano in media 7 ore al giorno sul web, ma c'è anche chi arriva a 13 ore.

I dati sono stati raccolti dall'Osservatorio sulle tendenze e comportamenti degli adolescenti, presieduto da Maura Manca, psicoterapeuta e direttore di AdoleScienza.it, su un campione composto da circa 7.000 adolescenti di tra i 13 ei 18 anni di 11 città campione in tutta Italia, dal Nord al Sud.

Ebbene, il 95% degli adolescenti ha almeno un profilo sui social network, fino alla gestione parallela di 5-6 profili e di 2-3 App di messaggistica istantanea.

Calcolando che ormai la maggior parte degli adolescenti possiede uno smartphone di ultima generazione, il 50% anche un tablet, spesso collegati alla smart-tv, i ragazzi hanno un accesso estremamente facilitato e soprattutto continuativo alla Rete.

I giovani infatti dichiarano di passare in media 7 ore della loro giornata con lo smartphone in mano, fino a un massimo di 13 ore extrascolastiche.

E il 71,5% lo utilizza anche durante l'orario scolastico.

Questi adolescenti tengono a portata di mano il telefono quasi tutto il giorno e il 12%, oltre un ragazzo su 10, si sveglia durante la notte per leggere le notifiche e i messaggi.

Il 64%, poi, ha paura che si scarichi il cellulare o che non prenda fuori casa e questa condizione nel 32% genera ansia, rabbia e fastidio.

"Si chiama nomofobia - spiegano gli autori dell'indagine - e deriva da 'no mobile' e fobia, ossia la paura di rimanere senza connessione".

Uno dei dati più allarmanti è che l'11% ha anche un profilo finto che nessuno conosce o che conoscono solo in pochi amici, non genitori, con cui si addentra nei meandri più nascosti della Rete e non è minimamente controllabile. L'aspetto che caratterizza gli adolescenti di oggi sono i selfie: mediamente i ragazzi ne scattano in media tra i 3 e gli 8 al giorno, con punte massime di 100.

Il 31% degli adolescenti si fa i selfie per ricordo, l'11% per noia e l'8,5% per ridere.

Il 15,5% condivide tutti i selfie sui social network e su WhatsApp, soprattutto le femmine.

Circa un adolescente su 10, inoltre, fa selfie pericolosi in cui mette potenzialmente a repentaglio la propria vita, soprattutto i maschi. Il 18% ha partecipato a una moda a catena sui social e il 50% è stato nominato, ossia chiamato in causa in una di queste catene.

Per lo più si tratta di sfide "alcoliche, tra cui bere ingenti quantità di alcol in pochissimo tempo e nei luoghi o posizioni più improbabili".

Con selfie mentre si vomita o in condizioni vicine all'intossicazione alcolica.

A queste si aggiungono le mode in cui il corpo e la magrezza hanno un ruolo centrale (Thigh Gap, Bikini Bridge, Sfida della clavicola, Belly Slot (fessura nella pancia) e Belly Button, far girare braccio dietro la schiena fino a toccarsi l'ombelico).

Ormai il numero di follower, di 'mi piace' e di commenti positivi condiziona l'autostima e l’emotività di molti ragazzi: secondo il 55% è importante il numero di like che si ottengono sui social e il 17,5% li conta, guarda chi li mette, quando e si fa condizionare.

Il 94% utilizza Internet per parlare con gli amici, il 58% per noia, il 56% per studiare, il 69% per guardare film in streaming e ascoltare musica, il 44% per giocare online, il 24% per guardare i siti porno e il 6,4% per il sexting.

Fra le insidie "il cyberbullismo di cui è vittima il 6,3% degli adolescenti (il 18,6% dichiara di subire episodi di bullismo tradizionale), il sesso online attraverso WhatsApp e il grooming".

Il 29% degli adolescenti ha paura di essere contattato da qualcuno con l'intenzione di adescarlo.

Un aspetto di cui si parla poco, ma che è in netta espansione, è legato alla diffusione del gioco d'azzardo online e delle scommesse online soprattutto tra i più piccoli.

Parliamo di quel 12,5% degli adolescenti che gioca d'azzardo online.

Sta poi "prendendo piede tra gli adolescenti la vendetta pornografica, ossia il pubblicare questo tipo di contenuti dopo essere stati lasciati o traditi, appunto per vendicarsi".

I numeri sono ancora bassi: l'1,1% dichiara di aver subito questo tipo di comportamenti, ma è un fenomeno "in netta espansione", tant'è che il 4% dichiara di essere stato minacciato della pubblicazione di una propria foto intima.

Tantissimi adolescenti, soprattutto femmine, vengono ricattati della pubblicazione di foto che li ritraggono in posizioni e atteggiamenti sexy, in cambio di favori sessuali.

"Alcune ragazze ricattano i maschi in cambio di beni materiali, in genere soldi o ricariche e accessori per il telefonino".

E ancora: "Il 10% degli adolescenti (un ragazzo su 10) ha fatto selfie intimi o senza i vestiti e il 3% pubblica queste foto intime sui social network per mettersi in mostra.

Il 2% dichiara di aver fatto sesso davanti ad una webcam".

E i genitori? Il 94% non controlla il cellulare dei figli o i movimenti che fanno nella Rete.

 

http://www.lasaluteinpillole.it/salute.asp?id=31180

 

 

 

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I FIORI DI BACH PER I DISTURBI DA ATTACCO DI PANICO

Roke Rose, Aspen, Mimulus e Cherry Plum;

Rock Rose ha giustamente paura in quanto la situazione in cui si trova presenta dei pericoli reali (incidenti, ecc.)
Aspen ha delle paure vaghe ed indefinibili di cui non parla (malocchio, fantasmi, voci, presagi, sensazioni, ecc.)
Mimulus prova ansie esagerate per cose che agli altri non fanno paura, oppure è agitato o nervoso perché deve affrontare situazioni impegnative
Cherry Plum, per chi ha perso il controllo delle proprie emozioni, per chi grida o è in preda a una crisi isterica

 

Il Disturbo da Attacchi di Panico

Il disturbo di attacco di panico consiste in un’angoscia
intensissima della durata di pochi minuti, insorta in maniera improvvisa, con totale coinvolgimento psichico e somatico.

E’ accompagnata da marcati sintomi neurovegetativi quali tachicardia, dispnea, vertigini, soffocamento, tremori, nodo alla gola.
Spesso, il paziente, dominato dalla paura di perdere il controllo e/o svenire e/o morire, si reca al Pronto Soccorso.

Questa tensione ostacola pensiero ed azione: l’individuo appare come paralizzato, preda di un timore immotivato, sente di non avere vie di fuga ed ha un’oppressiva fame d’aria.
Coloro che manifestano questi attacchi ricorrenti, arrivano presto a sviluppare un’intensa ansia anticipatoria e comportamenti fobici, evitanti, spunti ipocondriaci, centrati sulla convinzione di essere affetti da una malattia organica non ancora diagnosticata.

– Si struttura, così, una paura della paura, uno stato sub-continuo di apprensione ed allarme, una depressione più o meno mascherata.  

L’attacco di panico è l’attacco di Pan, la conseguente resistenza umana al fluire dell’istinto, della forza vitale prima chequesta si trasformi in coscienza e consapevolezza.I pazienti che soffrono di attacchi di panico sono spesso caratterizzati da scarsa differenziazione, permanenza di aspetti fusionali con insufficiente definizione di confini e sensazione di intrappolamento, ostilità, vergogna e forte angoscia di separazione.
Nell’attacco di panico si attiva, attraverso i centri del respiro,un erroneo segnale di mancanza d’aria che si connette ad un dilagante vissuto di incontrollabilità.
Alcuni pazienti presentano prevalenza di manifestazioni somatiche, soprattutto coloro che tendono a negare ogni dimensione psicoemotiva ed altri, viceversa, mostrano crisi di maggiore mentalizzazione.
In entrambi i casi si rilevano contenuti psichici conflittuali fra dipendenza ed indipendenza, accompagnati da angoscia di separazione.
Questa sensibilità alla separazione produce – in taluni – un comportamento di eccessivo attaccamento agli altri; in altri un vissuto di soffocamento che induce un bisogno di anarchica indipendenza.
I pazienti sollecitati a parlare dei genitori, li descrivono come critici, controllanti, talora aggressivi e rabbiosi. Questi pazienti appaiono come dipendenti, introversi, chiusi, paurosi, evitanti ed assertivi con frequenti inibizioni nel comportamento sociale e sentimenti cronici di vergogna.

 

E’ indiscutibile in loro una scarsa attitudine alriconoscimento di emozioni e sentimenti, della connessione tra insorgenza del disturbo di panico ed eventi vitali. Spesso, questi pazienti sono del tutto assenti quanto a linguaggio emozionale ed esprimono, quindi, ogni messaggio con il corpo.
E’ come se il soma – inteso come memoria biologica – fosse distaccato da ogni accompagnamento affettivo consapevole.
Per comprendere il disturbo di attacco di panico dobbiamo afferrare Pan come natura e, perché ciò sia possibile, è necessario essere afferrati dalla natura. Questi pazienti oppongono resistenza e la natura diventa minacciosa. 
E’ la parte spontanea che rivendica per sé il tutto, proprio quando, inascoltata, viene messa da parte.
Nella crisi di panico, quella parte si rivela come tutto e riunisce improvvisamente, con malessere da shock, tutti i frammenti divisi della coscienza.
E’ l’unità organica del sé che cerca, attraverso la sofferenza, di riprendere gli spazi occupati da una personalità troppo assorbita nei giochi dell’ego.
La personalità di questi pazienti è sfuggente affinché sia possibile un inseguimento; sfugge per scindere, disgiungere, omettere.
A questo punto interviene Pan per riportare equilibrio: lo fa attraverso un blocco, una resa obbligata che cerca di ricondurre all’armonia, attenuando i tratti tirannici dell’ego. Ecco Pan che ricompone nel sé ciò che l’Io ha sparso.

La cura – per il Dr. E. Bach – non è possibile se il paziente non chiarifica al proprio interno le condizioni psico-emozionali, testimoni della distanza della propria personalità dal sé superiore e connesse alla propria sofferenza.
Solo il riconoscimento di questi aspetti consente una cura efficace. Non è possibile alleviare il dolore senza, parallelamente, aumentare la coscienza del malato.
Questa variazione coscienziale comporta non solo attenuazione-eliminazione dei fondamenti della malattia, ma la possibilità di avviare un processo di evoluzione.
In questi soggetti, emerge imperioso il conflitto tra il permanente, l’essenziale dell’anima e l’immanente, il transitorio dell’io, della personalità.
Eppure la dinamica della vita, del rapporto tra stato di salute e di malattia, il continuum di quella relazione, si offrono alla possibilità di un allargamento della consapevolezza.
– La vita – per Bach – è come un giorno di scuola, in cui si può imparare a uscire dal conflitto che genera la malattia.
– Qual è la lezione da imparare dagli attacchi di panico?
Attraverso i sintomi, il paziente fa esperienza di uno svelamento dell’essere, delle proprie parti oscure e rifiutate. Parti che scollegano il sé dalla personalità, parti che, viceversa, possono essere riconosciute ed
integrate, non solo per uscire dal sintomo, ma per crescere.
Spesso, vi è lotta conflittuale tra volontà di trasformazione e di conservazione.

Secondo Bach, come detto, la risoluzione del conflitto consiste nell’avvicinare la personalità al piano di vita che l’Anima ha stabilito  per noi.
Fra le forze profonde negative che Bach indica come conflittuali e responsabili della sofferenza (orgoglio, odio, invidia), per gli attacchi di panico è fondamentale quella rappresentata dall’ignoranza: proprio questa va riconosciuta e smascherata.
Il panico esprime simbolicamente il non riconoscere e il non riconoscersi, l’abisso dell’ignoranza ed il perdersi nell’angoscia di separazione.
Per Bach, la risoluzione degli attacchi di panico implica:
a) alleviamento della sofferenza;
b)allargamento della condizione coscienziale come percezione del significato di sintomo e del cammino da percorrere;
c) all’interno di una storia individuale, la connessione del sintomo patologico con un’esperienza totale di vita in cui l’individuo si progetta.

Individuare i fiori significa cercare di vedere con gli occhi del paziente, provando a scorgere i difetti fondamentali dietro cui si nascondono le virtù opposte.
Molti pazienti sofferenti di crisi di panico non sono in grado di aprirsi all’ignoto, al non noto, di abbandonarsi alla speranza/certezza di una nuova identità.
Il panico rappresenta una resistenza al cambiamento, una resistenza a crescere. Ogni cambiamento, ogni crescita implica una crisi, ogni crisi è terremoto interno ed ogni terremoto è una minaccia.

Eppure, solo nella morte della vecchia identità, in un continuo  rigenerarsi, può nascerne un’altra, come in un nuovo battesimo.

 i fiori:

Rock Rose consente una destrutturazione-rinascita, aiuta a non confondere l’identità con l’io vincolante, a non temere i sentimenti interni e la perdita del vecchioio e, in questo senso, a non temere la morte.Aiuta a liberarsi dai vestiti senza rimanere nudi.
E’ questa la lezione che l’anima pone per essere appresa.
Rock Rose è scoperta panica dell’essere, è distacco dalle contingenze, dai ruoli, è avvicinarsi al “chi sono io?”, è l’eliminazione degli strati di cipolla, dell’io inibente, che hanno fuorviato e favorito una definizione secondaria dell’essere.
L’ignoranza, secondo Bach, non è mancanza di conoscenza, ma incapacità di apprendere, è il negarsi di vedere la verità quando se ne offre l’opportunità.
La virtù di Rock Rose è quella di non temere l’esperienza del cambiamento che conduce ad apprendere.

 

Anche Cherry Plum consente di affrontare l’ignoto, senza paura di perdere il controllo: favorisce l’apertura della coscienza verso le parti più oscure. Si possono osservare queste parti, basta guardare dentro e l’ombra non fa più paura, aumenta la fiducia nell’intuizione e la sensazione che è la vita stessa che si occupa di ciò che viene avviato a realizzazione.

Star of Bethlehem consente l’elaborazione dello shock panico, favorisce la connessione e ripara la lacerazione della scissione attraverso la rivivificazione.
Non è possibile una rinascita senza un superamento; così l’elaborazionedi ogni perdita è più importante della sua sostituzione.

Ciò è possibile chiudendo i buchi da cui si disperde l’energia. Nella reiterazione degli attacchi di panico, si reiterano le emozioni, come messaggi non compresi che vengono ripetuti.
La malattia del panico è simbolo che esprime un messaggio personale: quello di illuminare zone d’ombra di sé stessi, nella totalità
di sé stessi.

-Appunti tratti da:
MONTENERO P. – La Floriterapia di Bach nel disturbo di
attacco di panico.
 La Med. Biol., 2006/3; 31-36.

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