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Categoria: "Alimentazione"

ALIMENTI, ARRIVA LA APP CHE TIENE SOTTO CONTROLLO IL LIVELLO DEI CONTAMINANTI

Secondo l’European Food Safety Authority (Efsa), una elevata percentuale di cittadini europei, oltre il 52,9%, è esposta a livelli di contaminanti chimici attraverso la dieta che superano la dose settimanale massima consigliata.

Per tenere sotto controllo il livello dei contaminanti che assumiamo quotidianamente attraverso l’alimentazione, arriva una App: si chiama Ultrabio ed è stata ideata e progettata da Bioscience Research Center (BsRC). L’applicazione, disponibile gratuitamente per Android e iOS, calcola su base statistica la dose di contaminanti assunti, rapportandola al peso corporeo dell’utente e comparandola ai valori soglia di sicurezza indicati da Efsa su base settimanale.

Una innovazione nel panorama delle applicazioni legate al mondo della salute e dell’alimentazione, che permette all’utente di controllare la propria dieta regolando le assunzioni di alimenti considerati su base scientifica più critici e di mantenere la propria alimentazione sotto le soglie di rischio. "L’esposizione ai contaminanti può rappresentare un rischio concreto per la salute pubblica – spiega Monia Renzi, direttore generale di Bioscience Research Center – e, in particolare, un cofattore importante legato allo sviluppo sul lungo periodo di alcune patologie non trasmissibili quali disordini del sistema endocrino, con potenziali conseguenze sullo sviluppo e la fertilità, solo per fare alcuni esempi".

Ultrabio risponde alla crescente sensibilità dei consumatori verso gli aspetti salutistici dei cibi e alla domanda di reperire informazioni attendibili.

Si tratta di uno strumento di facile utilizzo, che consente di avere una stima delle dosi giornaliere e settimanali di contaminanti assunte, relazionate al limite ritenuto sicuro, in modo da poter correggere i propri comportamenti mantenendo l’alimentazione quotidiana sotto la soglia di rischio per sostanze chimiche potenzialmente pericolose per la salute, quali ad esempio mercurio, cadmio, piombo ed alcuni inquinanti organici persistenti. Parte importante del progetto è stato dedicato alla selezione dei dati di partenza, la scelta dei criteri per la valutazione dei dati e la creazione del database che permette il funzionamento della App Ultrabio.

“Il valore aggiunto di questa innovazione - spiega Renzi - è rappresentato dalla possibilità di tenere sotto controllo le abitudini alimentari critiche e di educare alla correzione, attraverso consigli e suggerimenti interattivi basati su dati oggettivi e su risultati della ricerca scientifica".

"Attualmente Ultrabio si basa su un cospicuo database di dati scientifici consolidati e validati relativi ai livelli di alcuni contaminanti chimici negli alimenti generici (es.

pasta di grano duro, tonno, lattuga, alimenti per lattanti), ma il nostro progetto - aggiunge - è quello di implementare questo strumento, inserendo nuovi contaminanti e prodotti commerciali singoli, una volta raccolto anche l’interesse delle aziende che operano nel settore agroalimentare”.

AdnKronos Salute

APP DA SCARICARE :

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.twinsapp.ultrabio

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LA SOIA FA BENE O FA MALE? LEGGETE E' IMPORTANTE!

….Una ricerca condotta in Gran Bretagna ha mostrato l’interruzione del ciclo mestruale nelle donne che hanno assunto 60 g di proteine di soia al giorno per un mese intero. Il ciclo è riapparso solamente 3 mesi dopo che la soia era stata eliminata dalla dieta. Questo ha fatto capire che bastano due bicchieri di latte di soia al giorno in un mese per modificare la sincronizzazione del ciclo mestruale femminile e causare ritardi o mancanza di ovulazione….

I TRATTAMENTI ALLA SOIA: LA SOIA PERCHE’ POSSA ESSERE CIBO PER GLI UMANI DEVE ESSERE MOLTO TRATTATA :Questi procedimenti elaborati e così «estremi» maltrattano la materia prima di partenza, procurando una serie di svantaggi, quale ad esempio la denaturazione della maggior parte delle proteine della soia a causa delle alte temperature che le rendono pressocché inutili. Anche la formazione di nitrosammine cancerogene durante il processo di essicazione, o il rilascio di alluminio nel corso del lavaggio acido in serbatoi composti di questo materiale, rappresentano effetti collaterali che abbiamo già ricordato. Segue, infine, l’aggiunta di additivi come aromi artificiali, dolcificanti, emulsionanti e conservanti per mascherare il forte e poco appetibile sapore di fagioli e conferire invece il sapore della carne o del latte….

LEGGI TUTTO:

Le proprietà della soia oggi sono molto dibattute e oggetto di controversie. Fino a pochi decenni fa la soia era praticamente sconosciuta a noi consumatori italiani. Anche in Asia, dove la sua coltivazione ha avuto origine, inizialmente non veniva considerata adatta per l’alimentazione umana. Il suo principale utilizzo era come fertilizzante dei terreni; solamente con la messa a punto delle tecniche di fermentazione fu resa commestibile.

L’interesse per questo legume è cresciuto velocemente e ha raggiunto l’Occidente. Inizialmente solo il suo olio aveva un utilizzo industriale e per molto tempo le proteine che rimanevano dopo la sua estrazione furono date in pasto agli animali da allevamento. Con il progresso tecnologico è stato possibile trasformarle in cibo, poiché necessitano di diversi trattamenti prima di poter essere consumate.

Oggi la soia è una delle colture più importanti al mondo, per l’industria alimentare come per quella mangimistica, proprio per il suo contenuto in olio e per l’alta percentuale di proteine. L’interesse crescente nei confronti della soia come alimento in Occidente è dovuto al fatto che essa è percepita come uno dei capisaldi della dieta tradizionale dei popoli orientali, notoriamente tra i più longevi al mondo e soggetti a una minor incidenza di patologie.

La soia riscuote grandi consensi innanzitutto tra chi vuole seguire una dieta «salutista», come quella vegana e vegetariana, per i quali è un valido sostituto della carne. Oggi assistiamo a una vera e propria invasione di prodotti a base di soia nei nostri supermercati, soprattutto dopo che le moderne tecnologie hanno consentito di estrarre facilmente una proteina versatile e «plastica», da poter trasformare in qualsiasi cosa, aggirando i lunghi procedimenti tradizionali con cui è preparata nelle culture orientali.

In questo modo sono stati creati «nuovi» prodotti, concepiti per essere imitazioni della carne e degli altri alimenti di origine animale e promossi da aggressive strategie di marketing. 

Grazie al duro lavoro dei tecnologi alimentari è stato possibile camuffare il vero colore, il sapore e la consistenza delle proteine isolate dalla soia e migliorare le caratteristiche organolettiche dei prodotti derivati. In passato, infatti, uno dei  principali ostacoli a far accettare la soia ai palati occidentali era il suo retrogusto sgradevole, spesso oggetto di scherno e umorismo, come ci ricorda il detto: «Se in un magazzino ci fossero cereali e soia, i ratti mangerebbero i cereali e lascerebbero la soia».

Oggi la soia è un ingrediente presente in una vasta gamma di alimenti, in bella mostra tra i prodotti etichettati come «salutari», come la lecitina di soia.

Ma questi cibi innovativi possiedono davvero le stesse virtù positive della soia consumata dai popoli asiatici? Sembra
infatti che gli abitanti di Cina, Corea, Vietnam, Thailandia, Indonesia, Mongolia e perfino del Giappone non ne mangino poi così tanta, sicuramente non nelle modalità diffuse oggi in Occidente.

Recenti studi mostrano diversi lati oscuri della soia e fanno sorgere molti dubbi tra i medici e i nutrizionisti. La soia è davvero la panacea che molti dicono? La ricerca, in continua evoluzione, sta aprendo la strada a nuovi e interessanti scenari.

Fertilità, Ciclo mestruale e pubertà

L’idea che la soia colpisca la fertilità dell’uomo non è nuova e la ricerca in questo campo non si ferma. È stato già evidenziato che gli isoflavoni hanno gravi effetti negativi sulla salute di molti mammiferi, causando malattie della tiroide e del fegato e anche la sterilità. Questi dati sono particolarmente allarmanti per i neonati a cui vengano somministrati formulati per l’infanzia a base di soia, col rischio di provocare danni irreversibili al sistema endocrino: gli isoflavoni, infatti, possono modificare le condizioni della fertilità, perché interferiscono con gli ormoni sessuali.

Uno studio sui ratti ha mostrato l’influenza degli isoflavoni sullo sviluppo dei testicoli e nei ragazzi adolescenti è stato osservato un ritardo nella maturazione fisica e un mancato sviluppo degli organi sessuali. Al contrario, nelle ragazze alimentate con soia nella prima infanzia si è manifestata una pubertà precoce e lo sviluppo del seno prima degli 8 anni di età. Questo studio conclude che lo sviluppo della pubertà in questo caso è «fortemente legato all’eccessiva assunzione giornaliera di soia», oltre ad altri alimenti ricchi di fitoestrogeni, distruttori del sistema endocrino. 

Una ricerca condotta in Gran Bretagna ha mostrato l’interruzione del ciclo mestruale nelle donne che hanno assunto 60 g di proteine di soia al giorno per un mese intero. Il ciclo è riapparso solamente 3 mesi dopo che la soia era stata eliminata dalla dieta. Questo ha fatto capire che bastano due bicchieri di latte di soia al giorno in un mese per modificare la sincronizzazione del ciclo mestruale femminile e causare ritardi o mancanza di ovulazione.

I trattamenti della soia

Per poter creare i vari alimenti a base di soia, un impasto liquido di fagioli di soia viene mescolato in grandi impianti industriali con una soluzione alcalina, fatto precipitare, separato con un lavaggio acido e neutralizzato in una soluzione alcalina. I cagli vengono così vaporizzati e asciugati ad alte temperature, quindi segue il trattamento di estrusione ad alta pressione e alta temperatura. Questi procedimenti elaborati e così «estremi» maltrattano la materia prima di partenza, procurando una serie di svantaggi, quale ad esempio la denaturazione della maggior parte delle proteine della soia a causa delle alte temperature che le rendono pressocché inutili. Anche la formazione di nitrosammine cancerogene durante il processo di essicazione, o il rilascio di alluminio nel corso del lavaggio acido in serbatoi composti di questo materiale, rappresentano effetti collaterali che abbiamo già ricordato. Segue, infine, l’aggiunta di additivi come aromi artificiali, dolcificanti, emulsionanti e conservanti per mascherare il forte e poco appetibile sapore di fagioli e conferire invece il piu’ piacevole sapore della carne o del latte.

I prodotti a base di soia vengono così venduti soprattutto a quella fascia di popolazione, sempre più numerosa, che esclude i prodotti di origine animale dalla propria dieta, ma senza rinunciare ad avere nel piatto un qualcosa che assomigli all’alimento che rifiuta, sia nell’aspetto che nel gusto. Strategie di marketing e una pubblicità massiccia, che sottolinea tutti i possibili vantaggi che i vari prodotti apportano alla salute, fanno in modo che questi vengano venduti anche a caro prezzo. Se ne esaltano le virtù miracolose e si fa leva sul fatto che la soia fa parte della dieta tradizionale degli orientali.

Ma, come abbiamo avuto modo di renderci conto finora, in realtà le cose non stanno proprio così: le modalità di consumo della soia in Oriente non sono le stesse dell’Occidente. I prodotti tradizionali orientali sono fermentati, sono ottenuti con metodi semplici e soprattutto vengono consumati in piccole porzioni, insieme ai prodotti di origine animale. I prodotti attuali invece sono processati, il che compromette le proprietà nutrizionali. In molti di essi vengono perse componenti importanti, come amminoacidi essenziali, degradati dalle alte temperature, si denaturano vitamine, si ossidano acidi grassi polinsaturi, o come nel caso del latte di soia, la fibra viene totalmente scartata.

Estratti dal libro La Soia: fa Bene o fa Male? di Susanna Bramante

Senza contare che le colture di soia hanno distrutto meta’ delle foreste ammazzoniche: via gli alberi per i campi di soia cosi’ richiesti dal mercato !

 

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Rosso e' buono. Un semaforo nel cervello guida le scelte sul cibo

Comunicato stampa - Se è rosso allora “via libera, abbuffati”, se è verde “hmm, no, lascia stare”: un semaforo “al contrario” nel nostro cervello ci guida quando dobbiamo decidere se mangiare o non mangiare qualcosa. Lo dice uno studio della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports, secondo cui la visione, il senso principale che ci guida nelle scelte alimentari, per valutare l’apporto calorico dei cibi si basa su un “codice colore”

neuroscienzevisionealimentazione
Trieste 14 novembre 2016 - “Secondo alcune teorie il nostro sistema visivo si è evoluto per identificare facilmente bacche, frutta e verdura particolarmente nutrienti nel mezzo del fogliame della giungla”, spiega Raffaella Rumiati, neuroscienziata della SISSA e coordinatrice del nuovo studio. Il sistema visivo umano è tricromatico: nella retina, l’organo fotosensibile dell’occhio, ci sono tre classi di fotorecettori (coni) sintonizzate preferenzialmente su tre diverse bande dello spettro visivo. Questo implica che possiamo vedere un gran numero di colori (più degli animali monocromatici e dicromatici, meno di quelli che hanno 4 o addirittura 5, e più, tipi di fotorecettore). “In particolare siamo molto efficienti nel distinguere il rosso dal verde” precisa Rumiati.  La raffinatezza raggiunta da questo nostro senso testimonia il fatto che siamo “animali visivi”, a differenza di altri, come il cane, che  per esempio dipendono principalmente dall’olfatto. “È soprattutto il colore degli alimenti a guidarci e i nostri esperimenti finalmente mostrano come”, spiega Rumiati. “Finora infatti gli studi su questo argomento sono stati davvero pochi”.
 
Cosa cerchiamo in un cibo? Che sia nutriente, ovviamente, cioè che abbia un alto contenuto calorico (e anche proteico). “Nei cibi naturali, non processati, il colore è un buon predittore dell’apporto calorico” spiega Francesco Foroni, ricercatore della SISSA e primo autore della ricerca. “Più un cibo non processato tende al rosso più è probabile che sia nutriente, mentre quelli verdi tendono a essere poco calorici”. Il nostro sistema visivo si è evidentemente adattato a questa regolarità . “I partecipanti ai nostri esperimenti valutano come più ‘stimolanti’ e calorici i cibi il cui colore tende 
al rosso, mentre accade il contrario per quelli verdi”, continua Giulio Pergola, ricercatore all’Università di Bari fra gli autori della ricerca. “Questo risulta vero anche per i cibi processati, cioè quelli cotti, dove il colore perde la sua efficacia come indicatore delle calorie”.
 
In realtà, la letteratura scientifica mostra chiaramente che i cibi cotti vengono sempre preferiti a quelli naturali e l’effetto si osserva anche in specie diverse da quella umana. “I cibi cotti sono sempre preferiti perché rispetto a quelli naturali, a parità di quantità, offrono più nutrimento”, spiega Rumiati. “Nel caso del cibo cotto però la dominanza rosso/verde non offre più un’informazione affidabile, quindi si potrebbe pensare che il cervello non applichi questa regola ai cibi processati. Questo però non è vero e dunque ci suggerisce la presenza di meccanismi evolutivi molto antichi, precedenti all’introduzione della cottura”.
 
Un ulteriore dato a favore di quest’ipotesi è che il codice colore, negli esperimenti di Rumiati e colleghi, non entra in funzione per oggetti diversi dal cibo: “La preferenza del rosso sul verde non si osserva con oggetti non commestibili”, spiega Rumiati. “Questo significa che il codice colore del sistema visivo si attiva, correttamente, solo con gli stimoli alimentari”.
 
Un semaforo per un’alimentazione più sana
L’osservazione dell’esistenza di questo effetto, oltre ad approfondire le conoscenze sul sistema visivo, offre prospettive interessanti su molti fronti, dal marketing del cibo al trattamento dei disturbi alimentari, quindi con una importante ricaduta sulla gestione della salute pubblica. “Molto si sta facendo oggi per incentivare un’alimentazione più sana”, commenta Rumiati, “per esempio cercando di convincere il pubblico ad assumere meno cibi ipercalorici”. In alcuni paesi si è addirittura proposto di bandire certi tipi di alimenti, come le bibite gassate, e altri cibi molto grassi. In alcuni casi si sono introdotti dei disclaimer sulle confezioni, come si è già fatto per le sigarette. Forse anche il colore dei cibi potrebbe essere usato in questo senso, magari con colorazioni artificiali”.

http://www.lescienze.it/lanci/2016/11/14/news/sissa_rosso_e_buono_un_semaforo_nel_cervello_guida_le_scelte_sul_cibo-3309910/?ref=nl-Le-Scienze_18-11-2016

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Autunno: 16 cibi per rafforzare le difese immunitarie

In questo periodo, le giornate sono più corte, più fredde, più umide, tutte condizioni che mettono a dura prova il nostro umore e anche il nostro organismo. Per aiutare l’adattamento del corpo e delle difese immunitarie a questo cambio di temperature, è necessario intervenire dall’interno, attraverso l’alimentazione.

E cosa c’è di meglio dei supercibi autunnali?!! Ecco frutta e verdura di stagione che ci aiutano a essere PIU’ in  salute!

Mele

Tra i cibi di questo periodo non possiamo non menzionare le mele. Sono ricche di antiossidanti, hanno un ottimo corredo nutrizionale, e sono in grado di riequilibrare la flora batterica intestinale. E, si sa, un intestino sano significa anche un sistema immunitario sano. Anche la quercitina e lo zinco partecipano al potenziamento delle difese immunitarie. Gli scienziati poi lo hanno confermato: mangiare una mela al giorno può prevenire o ritardare circa 8.500 decessi all’anno tra gli adulti di età superiore ai 50 anni.

Cavoletti di Bruxelles

Se cucinate in modo corretto, queste verdure hanno un ottimo sapore. Sono un’ottima fonte di vitamina K, acido folico, ferro, antiossidanti e sono utili nella prevenzione dei tumori.

Pastinaca

La pastinaca assomiglia molto alle carote, ma ha un colore più chiaro e soprattutto è più dolce. Ha un elevato contenuto di fitonutrienti, vitamine, minerali e fibre contenute nelle sue radici. È inoltre una buona fonte di vitamina C e di molte vitamine del gruppo B. Tra i minerali in essa contenuti troviamo: ferro, rame, potassio, manganese e magnesio.

Pere

Ne esistono diversi tipi, che possono essere raccolti in diversi periodi dell’anno, anche in autunno. Dal sapore dolce e succoso le pere sono un eccellente frutto autunnale. Fanno bene alle ossa, al cervello, contengono fibre che regolarizzano l’intestino.  Contengono anche acido folico e magnesio: hanno ciò che serve per svolgere un’azione antispastica e protettiva della flora intestinale.

Cavolfiore

È uno degli alimenti migliori di questo periodo, dalle proprietà antitumorali, antinfiammatorie e utili a sostenere l’attività del sistema immunitario. I suoi fitonutrienti, inoltre, possono abbassare il colesterolo. Sono un’ottima fonte di vitamina C.

Zucca

Bella, colorata ed estremamente versatile, la zucca è uno dei supercibi di questa stagione più conosciuto e utilizzato nelle nostre case. È un alimento ricco di potassio, fibre, betacarotene e una buona fonte di vitamine del gruppo B.

Contiene inoltre un’ottima quantità di sali minerali, grassi sani, proteine e fibre. I suoi semi, inoltre, sono un ottimo spuntino, sano e leggero.

Patate dolci

Le patate dolci sono un’ottima fonte di vitamina A e di ferro. Sono inoltre un buon antinfiammatorio e poi…sono buonissime!

Rape

Tenere e colorate, queste verdure sono facili da cucinare e ricche di nutrienti essenziali. Sono una buona fonte di vitamina C, A, K e acido folico.

Melograni

Tra i supercibi autunnali non possiamo non includere il frutto del melograno. Dal sapore acidulo questo alimento ha una forte azione antiossidante. fornisce sali minerali e vitamine al nostro organismo. Inoltre, protegge dalle patologie cardiovascolari.

kiwi

Dall’altissimo contenuto di vitamina C, che rafforza il sistema immunitario, il kiwi protegge gli occhi e aumenta buonumore ed energia.

Pompelmo

Il pompelmo è un frutto aspro, ma è anche un alimento salva-cuore, ci aiuta a bruciare i grassi ed è ricco di vitamina C. È una buona fonte di licopene e pectina e aiuta a proteggere il cuore, migliorando la circolazione.

Mandarini

Piccoli e dolci sono succosi e piacevoli da mangiare. Contengono una buona quantità di vitamina C e betacarotene e il loro profumo ci mette di buonumore!

Castagne

Considerate per lungo tempo il “cibo dei poveri” racchiudono numerose proprietà e sostanze nutritive. La loro prima azione è quella rimineralizzante e rivitalizzante: le castagne sono infatti considerate un prezioso alleato utile a fornire la carica energetica che ci serve per superare l’autunno. Contengono vitamina B3 per il sistema nervoso e un buon quantitativo di potassio.

Porri

I porri sono utili per combattere il sovrappeso e contengono sostanze azotate che hanno una potente azione diuretica. Sono una buona fonte di potassio, manganese e silicio che stimolano il ricambio cellulare e la funzionalità renale.

Broccoli

Che dire di più dei broccoli che già non sappiamo? Rinforzano il sistema immunitario e favoriscono la riduzione della ritenzione idrica, sono un’ottima fonte di nutrienti, sali minerali, vitamine e svolgono un’importante azione antitumorale. Al link potete approfondire come consumarli per mantenere intatta la loro capacità di combattere il cancro: http://ambientebio.it/come-cucinare-i-broccoli-per-conservare-le-loro-proprieta-antitumorali/

Mandorle

Energetiche, nutrienti, sane, le mandorle sono uno dei supercibi per eccellenza. Sono ricche di acidi grassi omega 6 e di magnesio. Mangiarle aiuta inoltre a ridurre ansia e nervosismo. La presenza del triptofano serve ad attenuare le sindromi premestruali, inoltre, ritardano l’invecchiamento e ci danno la carica di energia!

Baci

carmen

 

By Agnese Tondelli on 19 novembre 2015

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I SUGHI D'UVA: LA RICETTA DELLA NONNA SENZA GLUTINE

Cresco la mia uva in montagna, sopra gli 800m. ed il mio giardino è un piccolo ecosistema brulicante di insetti, uccelli e altri animaletti.Come ogni anno dalle mie 5 piante di vite ottengo abbastanza uva da farmi trascorrere notti insonni, a pigiarla e trasformarla in mosto, per poi preparare isughi, che ogni autunno mia nonna faceva andando a cercare in campagna l'uva ancellotta, nerissima e dolcissima,perché dovevano risultare di un bel colore viola scuro...

La ricetta di mia nonna era di un cucchiaio di farina per ogni bicchiere di mosto.  Io preferisco utilizzare l'amido di mais, che è senza glutine e da una bella consistenza cremosa. 

La dose migliore per me è utilizzare 100 g di amido di mais per 1l e mezzo di mosto.

Procedimento

Fare il mosto

Prendetevi un po' di tempo e di pazienza, il mostro va lavorato in fretta, altrimenti fermenta. Potete conservarlo in frigo qualche giorno dopo averlo schiumato, ma non di più. Per conservarlo tutto l'inverno ricordo che mia nonna metteva mezza bustina di lievito chimico in un bottiglione da 5 o 6 litri, diceva che così la bottiglia non scoppiava....qualcuna ogni tanto esplodeva ugualmente, fate attenzione... Se comprate il mosto in cantina sarà sicuramente viola scuro e sarà tutto più veloce. 

 

Lavate i grappoli di uva e schiacciateli prima passandoli al setaccio, poi di nuovo schiacciando le bucce e ciò che rimane torcetelo in un telo di lino sottile, in modo da  ottenere tutto il succo e i pigmenti viola contenuti nelle bucce. Altrimenti vengono pallidi. Il mosto così ottenuto va filtrato e portato ad ebollizione. Man mano che si forma una schiuma marroncina in superficie, raccoglietela con la schiumarola e buttatela. Se saltate questo passaggio, per quanto filtriate bene il mosto, i sughi avranno un retrogusto allappante e poco piacevole, che rovina anche l'uva migliore. Continuare a bollire a fuoco dolce fino a quando non terminerà la produzione di schiuma. Lasciare raffreddare. 

 

Fare i sughi

Prima stemperare la maizena con poco mosto in modo da non creare grumi  e una volta ottenuta una crema liscia si può unire, mescolando, al resto del liquido. Io ho trasferito il tutto in una pentola antiaderente prima di accendere un bel fuoco vivace e mescolare continuamente e a velocità sostenuta, sempre nella stessa direzione, attendendo il magico momento in cui il liquido inizia a trasformarsi in una crema. Ci vorrà un po' di pazienza, ma il miracolo avviene sempre!

Lascio sempre arrivare al bollore, ma si può anche spegnere il fuoco non appena la crema resta attaccata al cucchiaio e si è addensata. Quando i sughi sono ancora caldissimi vanno trasferiti nei piatti o in bicchieri di vetro, prima che si solidifichino. Mia nonna li ha sempre scodellati su piatti poco fondi, in modo da distribuire uno strato di questa specie di gelatina nella maggior superficie possibile, lasciandoli asciugare prima di consumarli,  perché il buono dei sughi è soprattutto la pellicina lucida che si forma sulla superficie e i microfunghetti croccanti, che la colonizzano dopo qualche giorno. I sughi "fioriscono" di una sottile muffa che ha l'aspetto di piccoli cristalli aghiformi bianchissimi. La muffa cristallina è commestibile, se invece non li lasciate all'aria ad essiccare e li conservate in frigo, o in un luogo umido, possono nascere colonie di muffe differenti, che vanno eliminate in fretta, pena gettare il tutto. 

Con i chicchi d'uva e la pasta di pane potete fare una buonissima focaccia dolce, che sa di autunno.

 

Buon appetito!

Isy di

www.greenme.it

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